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Newsletter 47 / 25.2.2008


Alimentazione e tumori
Le religioni “abramitiche” unite dall’extravergine d’oliva
Maltempo: danni su piante in fiore
Riconoscimento DOP per la tinca gobba dorata del Pianalto di Poirino
Radicchio: nel Veneto la metà della produzione
Sicurezza alimentare, insediato il Cnsa


Alimentazione e tumori
E’ stato stimato che circa il 30 % di tutte le forme di tumore nei Paesi industrializzati siano ricollegabili a fattori alimentari, collocando la dieta al secondo posto dopo il tabagismo fra le cause di cancro prevedibili. Per fare il punto della situazione la S.I.S.A. (Società Italiana Scienza dell’Alimentazione) e la L.I.L.T. (Lega Italiana Lotta contro i Tumori) hanno dedicato una giornata di studi al Palazzo della Cultura di Latina.
Aldo Raimondi (Università di Trieste) ed Ernesto Coletta (Direttivo SISA) hanno evidenziato i progressi compiuti negli ultimi 20 anni dall’oncologia sotto l’aspetto diagnostico e terapeutico.Di tutti i fattori nutrizionali che si sono dimostrati associati ad un maggior rischio di cancro, quello più solidamente dimostrato è il sovrappeso: le persone obese sono maggiormente colpite da tumore alla mammella, endometrio, rene, esofago, pancreas, cistifellea. Di qui la raccomandazione di mantenere il peso corporeo in un intervallo accettabile secondo l’Indice di Massa Corporea, di praticare uno stile di vita fisicamente attivo, e una dieta equilibrata e varia. L’assunzione elevata e continua di complessi vitaminici e minerali non determina effetti protettivi nei confronti di rischi tumorali, mentre una limitazione di alimenti ad alta densità calorica (zuccheri e grassi) e un’ampia presenza di cibi di provenienza vegetale rappresenta un suggerimento convalidato dalle attuali conoscenze: in questi cibi la presenza di antiossidanti (in particolare licopene, isotiocianati, composti solforati,beta-carotene) è stata dimostrata valida per proteggere i nostri geni da mutazioni che trasformano le cellule sane in cellule tumorali.
Francesco Nicastro (Università di Bari) ha sottolineato l’importanza della sicurezza alimentare (assenza di aflatossine, additivi sospetti) per impedire la degenerazione cellulare. L’impiego di olii vegetali nella mangimistica e la composizione floristica del pascolo possono portare ad un aumento degli omega-3 e del CLA (acido linoleico coniugato), un acido grasso che può interferire positivamente nel processo di cancerogenesi.
Le misure preventive devono essere applicate soprattutto sulla popolazione giovanile, tenuto conto dell’eccesso ponderale (24-36 %) segnalato nella popolazione in età scolare (Indagini alimentari svolte da LILT nel Lazio da Elio Veltri-Oncologo Osp.Gaeta).
Pietro Antonio Migliaccio (Università di Roma) ha annunciato l’uscita del volume “L’alimentazione e il bambino con patologia oncologica” che sarà inviato ai Centri di Oncologia Pediatrica e potrà essere richiesto (alla sede RAI di Roma-Segretariato Sociale) dai soggetti interessati a questo importante problema.
Renzo Pellati – ASA - renzo.pellati@tin.it
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Le religioni “abramitiche” unite dall’extravergine d’oliva
L’extravergine d’oliva unisce le religioni monoteiste del Mediterraneo. Per il cristianesimo, la religione islamica e quella ebraica l’olio rappresenta, oltre che un alimento irrinunciabile, un simbolo dai mille significati. Di olio e sacro se ne è parlato ieri 17 febbraio nel corso della XII Settimana nazionale dell’olio- Le stagioni dell’olio, organizzata dall’Enoteca Italiana, all’interno di un convegno che si è tenuto al Teatro Gori di Serre di Rapolano.
“Sia l’olio che le religioni hanno segnato la storia dell’uomo – ha sottolineato Claudio Galletti, presidente dell’Enoteca Italiana. Non vogliamo certo suggerire alle grandi diplomazie quale deve essere la strada del dialogo. Ma il dialogo è il padre della tolleranza e della comprensione, e l’olio è comunque è un prodotto che accomuna i popoli di queste religioni. Ed oggi rappresenta ancora molto nel sacro e nei riti devozionali. Non crediamo dunque che si tratti di un’iniziativa fuori luogo, ma è appropriata, anche se in misura minima, perché va nella direzione del dialogo”.
Così grazie all’extravergine d’oliva, protagonista della kermesse dell’Enoteca Italiana, le tre le religioni abramitiche – cristianesimo, islam e ebraismo – sono un po’ più vicine. Come è stato l’olio nelle sue tre funzioni principali, come alimento, luce e religione, accomuna i popoli dell’area mediterranea e le sue religioni. E nelle tre religioni emerge l’utilizzo “regale, profetico e sacerdotale” dell’olio d’oliva. Dalla nascita alla morte: “Basti pensare che nella religione cristiana – ha ricordato Padre Celso Bidin, monaco dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore – l’olio d’oliva ci accompagna dal battesimo, fino all’estrema unzione, passando per tutti i sacramenti. E se guardiamo la storia il Cristianesimo è un po’ come l’innesto che si fa ad un olivo”.
Particolare poi il rapporto fra padre Bidin e l’extravregine: per oltre venti anni ha gestito la coltivazione dei 4500 olivi di Monte Oliveto e il frantoio. Fra la religione ebraica e l’olio d’oliva c’è un rapporto particolare: nella bibbia viene nominato 100 volte l’olivo e 140 volte l’olio. “Nella cultura ebraica – ha affermato Oreste Bisazza Terracini, presidente dell’Associazione mondiale giuristi ebrei e Governatore dell’Università di Gerusalemme - l’olio ha avuto la stessa importanza che ha avuto per altre componenti etniche e culturali che si sono sviluppati nel Mediterraneo”. Fra cui l’utilizzo per l’illuminazione degli ambienti, e gli aspetti collegati con la ritualità e legato all’alimentazione. Punti in comune con le altre religioni anche per l’islamismo come ha aggiunto David Napolitano, architetto della Comunità religiosa islamica. Insomma sono la natura e l’ambiente, in questo caso il Mediterraneo, a plasmare le abitudini dei popoli e, probabilmente, anche le ritualità delle religioni.
Marzia Morganti Tempestini - sienanews@iol.it
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Maltempo: danni su piante in fiore
L'arrivo del maltempo con l’ondata di gelo, forte vento e abbassamento delle temperature fino a dieci gradi rischia di provocare gravi danni nelle campagne dove sono in già in fiore le piante di mandorlo e pesco e le verdure sono maturate precocemente per effetto del mese di gennaio 2008 che si è posizionato al sesto posto tra i mesi di gennaio piu' caldi degli ultimi duecento anni. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare l'allarme meteo lanciato dalla Protezione civile sull'ondata di freddo determinata da aria artica in arrivo dalle regioni dell'Europa settentrionale. A causa del caldo record di gennaio in molte ragioni come la Puglia - riferisce la Coldiretti - sono già in campo ortaggi la cui maturazione era prevista tra febbraio e marzo con una sovrapposizione delle diverse raccolte di cime di rapa, broccoli e bietole, che potrebbero essere colpite dal maltempo. Se l'abbassamento delle temperature non sarà eccessivo e cadrà la pioggia gradualmente, l'acqua sarà accolta con favore nelle campagne perché in questa stagione - precisa la Coldiretti - è necessaria per il ripristino delle riserve idriche indispensabili per affrontare la primavera e l'estate quando le colture avranno bisogno di irrigazione. In molte regioni italiane è infatti già scattato - conclude la Coldiretti - l’allarme siccità poiché tutti i grandi laghi del nord si trovano ben al di sotto delle medie stagionali mentre nelle aree meridionali sono a “secco” i grandi invasi con situazioni piu' gravi in Basilicata e Puglia.
www.coldiretti.it
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Riconoscimento DOP per la tinca gobba dorata del Pianalto di Poirino
Via libera della Commissione Europea all'iscrizione della Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino nel Registro europeo delle Denominazioni d’Origine Protetta (D.O.P.). La nuova denominazione va ad aggiungersi alla lista di circa 750 prodotti già protetti dalla legislazione europea con le DOP, le IGP (Indicazioni Geografiche Protette) e le Specialità Alimentari Tutelate: una lista in cui l’Italia è ai primi posti per numero di prodotti inseriti. La Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino è allevata in laghetti di origine naturale ed è apprezzata per le carni delicate, sode e non grasse. La Provincia di Torino l’ha inserita da alcuni anni nel proprio “Paniere dei prodotti tipici”. Altri quattro prodotti del “Paniere” sono attualmente in attesa dell’ambito riconoscimemto dell’Unione Europea: il Sarass del Fen e la Menta di Pancalieri (per la DOP), il Grissino Stirato Torinese e il Rubatà del Chierese (per Ia IGP). Il Marrone della Valsusa ha invece ottenuto la IGP nel 2007.
Poirino è posta al centro di un vasto altopiano di terre argillose disseminato di laghetti di origine naturale (le “peschiere”). Si tratta di pescosi specchi d'acqua che hanno rappresentato per secoli una risorsa alimentare ed economica fondamentale per il sostentamento delle comunità. In particolare, una pregiata varietà di Tinca Gobba Dorata ha trovato nelle acque basse, calde e limacciose del Pianalto di Poirino (che comprende 24 Comuni delle Province di Torino, Asti e Cuneo), il proprio habitat ideale, nutrendosi di piccoli invertebrati e mostrando una notevole prolificità. Apprezzate per le carni delicate, sode, non grasse e dal gusto pulito (conferito dai fondali d'argilla rossa), le tinche venivano tradizionalmente catturate in primavera per avere proteine fresche dopo i mesi invernali e per ridurre l'eccesso dell'imminente riproduzione. All'inizio dell'autunno le si preparava (e le si prepara ancora) in carpione. Le mutate pratiche agricole e zootecniche hanno ridotto drasticamente il numero dei bacini abitati dalle tinche ed è per questo che oggi l'Associazione dei Produttori della Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino si adopera per migliorare, incrementare e valorizzare questa varietà ittica attraverso la selezione dei riproduttori, la produzione di novellame, la riattivazione degli stagni dismessi, la strutturazione di nuovi stagni, la selezione degli alimenti e la messa a punto di mirate tecnologie acquacolturali che sposino le metodologie tradizionali. Oltre a far parte del Paniere, la Tinca dorata è stata adottata da Slow Food come uno dei Presidi del territorio della provincia di Torino.
Associazione Produttori della Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino - www.favari.com/tinca
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Radicchio: nel Veneto la metà della produzione
Il primato assoluto nella produzione di radicchio in Italia spetta al Veneto, regione che da sola rappresenta il 54% della produzione nazionale con un totale di 142.870 tonnellate (dati ISTAT, 2006) e una superficie coltivata di circa 17 mila ettari (ISTAT). La Regione Veneto può inoltre vantare produzioni di qualità quali: il Radicchio Rosso di Verona IGP (in corso di certificazione), il Radicchio Rosso di Treviso IGP, il Radicchio Rosso di Chioggia IGP (in corso di certificazione) e il Radicchio Variegato di Castelfranco IGP.
Al secondo posto, con il 14% della produzione nazionale di radicchio, si colloca la regione Puglia (37.398 tonnellate - dati ISTAT), seguita dalla Regione Abruzzo con il 10% (27.274 tonnellate - dati ISTAT).
La produzione complessiva del radicchio in Italia è di 267.681 tonnellate: rappresenta il 32% della produzione totale nazionale di insalate, preceduta solo dalla lattuga con il 42%.
La produzione più rilevante di radicchio nella Regione Veneto è concentrata nella provincia di Venezia, che con 52.395 tonnellate, rappresenta il 37% del quantitativo regionale totale. La provincia di Padova si colloca al secondo posto, con il 22% della produzione regionale, mentre la provincia di Verona con il 18%, si colloca al terzo posto.
Secondo i più recenti dati diffusi da Ismea gli acquisti di Radicchi ammontano a quasi 34.000 tonnellate con prevalenza del Radicchio di Chioggia seguito dal Verona e dal Radicchio IGP di Treviso. Quest'ultimo con circa 7.000 tonnellate, rappresenta un quinto dei Radicchi comprati in Italia ed è l'ortaggio a denominazione di origine più consumato nel nostro Paese.
Le vendite di Radicchio sono prevalente concentrate nell'Italia nord orientale, anche se negli ultime mesi il mercato interno si sta consolidando ed espandendo.
Anche all'estero la situazione è positiva, tanto che il Radicchio di Treviso IGP sta registrando crescite a due cifre delle quantità esportate; tale crescita è dovuta soprattutto alla scelta fatta dai produttori di allearsi e organizzarsi in modo forte e competitivo, orientandosi sulla filiera corta.
www.unaproa.com
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Sicurezza alimentare, insediato il Cnsa
Il 19 febbraio si è insediato il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare (Cnsa). Le sue funzioni sono state determinate dal Decreto ministeriale del 26 luglio 2007, recante l'organizzazione delle funzioni di cui al regolamento 18 gennaio 2002 n. 178, del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di valutazione del rischio della catena alimentare.
Il Cnsa ha eletto all'unanimità Aldo Grasselli, medico veterinario e presidente della Società italiana di medicina veterinaria preventiva, come presidente
Il Cnsa, spiega ancora la nota, formula pareri scientifici, su richiesta del Comitato strategico di indirizzo, delle Amministrazioni centrali e delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano. Le richieste di parere saranno inoltrate al Comitato per il tramite del Segretariato nazionale della valutazione del rischio della catena alimentare, che è responsabile del coordinamento dei processi di valutazione del rischio.
Il Cnsa sarà affiancato dalla Consulta delle Associazioni dei consumatori e dei produttori in materia di sicurezza alimentare che è collocata presso il Segretariato nazionale della valutazione del rischio della catena alimentare (Snura) del Ministero della salute.
Il Segretariato svolgerà anche le funzioni di coordinamento con il Comitato di indirizzo politico strategico, che adotta il programma di lavoro annuale e pluriennale, definisce le priorità d'intervento e definisce le linee generali di comunicazione.
In occasione dell'insediamento del Cnsa il ministro della Salute , prosegue il comunicato, ripercorrendo il faticoso percorso che ha portato alla sua nascita, ha voluto sottolineare l'importanza centrale che tale organismo svolgerà nei processi di valutazione del rischio e i delicatissimi compiti che lo attendono. E proprio per queste ragioni ha voluto ricordare che sono stati chiamati a farne parte i rappresentanti più alti del mondo della scienza italiana:
"Da essi il Paese si attende molto poiché la sicurezza degli alimenti e la tutela dell'interesse della salute sono fonte di crescente preoccupazione per i cittadini e i produttori, occorre, allora, far si che la fiducia dei consumatori e delle controparti commerciali sia garantita attraverso atti, interventi, misure aperti, trasparenti e non discriminatorie.
Fanno parte del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare: Aldo Grasselli (presidente,
Società italiana di medicina veterinaria preventiva), Bartolomeo Biolatti (Università degli studi di Torino) Luigi Ceci (Università degli Studi di Bari), Maria Luisa Cortesi (Università degli studi di Napoli), Andrea Formigoni ( Università degli studi di Bologna), Augusto Marinelli (Università degli studi di Firenze, Adriana Ianieri (Università degli studi di Parma) Luciana Avigliano (Università degli studi di Tor Vergata - Roma), Antonio Muscio (Università degli studi di Foggia), Candido Paglione(veterinario Azienda sanitaria regionale del Molise), Rodolfo Paletti (Università degli studi di Milano), Gianfranco Piva (Università Cattolica di Piacenza), Giorgio Poli (Università degli studi di Milano), Giorgio Rondini (Università degli Studi di Pavia), Giuseppe Rotilio (Università degli studi di Tor Vergata - Roma), Ferdinando Svizzera (Università degli Studi di Padova), Gianni Tamino (Università degli studi di Padova) Marcello Ticca (esperto di Nutrizione umana e alimentazione).
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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