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Newsletter 43 / 28.1.2008


Albergatori all’esame qualità
Dal CdM norme per l'unicità del patrimonio italiano
Frutta Snack, un patto tra salute e produzione agricola
Spesa in campagna per 7 Italiani su 10. E 2 su 3 non comprano Ogm
Dalla terra al marchio... così cambia il mondo del vino
Programmazione dello sviluppo rurale 2007-2013


Albergatori all’esame qualità
Pulizia decisamente buona, molto buono l’impatto estetico delle strutture in termini di facciate, parcheggi e spazi comuni. Buone performance anche per quanto riguarda colazione e ristorante. Sono alcuni dei risultati emersi dal progetto interregionale “Valutazione e monitoraggio della qualità delle imprese alberghiere”, al termine di un anno di lavoro insieme alle 42 aziende alberghiere (dal piccolo hotel di montagna a conduzione familiare fino ai 5 stelle di lusso) che hanno aderito alla sperimentazione promossa dalla Regione Piemonte, Assessorato al Turismo, con le due Province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, - la collaborazione di Federalberghi e dell’Associazione dei Piccoli Alberghi Tipici dell’Ospitalità di Montagna. Dei 42 alberghi partecipanti 32 hanno sede nella provincia di Verbania e 10 in quella di Novara.
Il modello di valutazione adottato si è basato su 2 strumenti:
1. un ciclo di corsi di formazione sugli standard della qualità e sulle “best practice” dell’hotellerie internazionale
1. il “mystery client” per una valutazione in incognito
Ai corsi di formazione tematici hanno aderito 18 strutture, con la partecipazione ai corsi di figure professionali diverse (dal Direttore d’albergo o proprietario, al Responsabile Vendite, al capo Ricevimento, fino al cuoco), mentre alle incursioni del cliente misterioso hanno aderito 28 aziende alberghiere, soprattutto hotel da 3 a 5 stelle. Quest’ultima modalità di valutazione prevedeva una check list di 722 requisiti suddivisi su 16 aspetti: accessibilità, posizione e sito web, prenotazione, facciata, ingresso, parcheggio, ricevimento, consegna camera, reception, entrata, hall e spazi comuni, soggiorno e servizi offerti, strutture e servizi congressuali, prima colazione, camere, bagni, ristorante, sicurezza, gestione reclami, cultura, tradizioni locali e promozione del territorio, sensibilità ambientale, partenza. Analizzando alcuni di questi aspetti su una scala di valutazione da 0 a 100 quelli migliori risultano:
- La Pulizia: punteggio medio di 85/100 nei 3 stelle, 86/100 nei 4 stelle e 82/100 nei 5 stelle. Casi d’eccellenza fino a 98/100.
- Facciata, Ingresso, Parcheggio: punteggio medio di oltre 87/100 e gli Spazi comuni oltre 83/100, a testimonianza che gli interventi migliorativi di ristrutturazione e manutenzione apportati, sono stati efficaci.
- Partenza: punteggio medio di oltre 87/100
- Ristorante: punteggio medio di oltre 84/100, punta massima 95/100
- Breakfast: punteggio medio di oltre 83/100, con punta massima 95/100
- Camere:punteggio medio di 75/100
- Bagni: punteggio medio di 81/100
Gli aspetti più carenti riguardano, invece:
- Ambiente: punteggio medio 43/100
- la gestione dei Reclami: punteggio medio poco oltre 69/100
- il momento della Prenotazione: punteggio medio 69/100
Migliorabili anche gli aspetti relativi al Congressuale.
In generale, è stata riscontrata una notevole variabilità di punteggio tra un albergo e l’altro. Prestazioni, quindi, a volte molto distanti tra loro in termini di qualità. Ad ogni albergo che si è sottoposto alla visita del mystery client, è stato consegnato un report, con la descrizione dei punti di forza e debolezza riscontrati. I punteggi medi abbastanza elevati della check list testimoniano, comunque, buone prestazioni e, in alcuni casi, si è molto vicini all’eccellenza. “Siamo molto soddisfatti, in particolare della partecipazione motivata di coloro che hanno accettato di mettere in discussione la propria professionalità, dimostrando di essere già sulla strada giusta per farla crescere– ha dichiarato Giuliana Manica, assessore al Turismo, Sport e Pari Opportunità - Lo spirito del progetto non è quello di giudicare, ma di fornire strumenti ed elementi utili al miglioramento di un aspetto fondamentale allo sviluppo del turismo come la qualità dell’offerta ricettiva. Dopo questa prima sperimentazione proseguiremo, allargando e consolidando il progetto, con corsi di formazione, sugli aspetti più carenti, ma anche su nuovi temi come il marketing e l’ospitalità a persone con disabilità.” Gigi Pellissier – ASA
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Dal CdM norme per l'unicità del patrimonio italiano
Nella seduta del 25 gennaio il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge comunitaria 2008 nell'ambito del quale l'articolo 10 è di interesse del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. L'articolo 10 infatti dispone una migliore definizione della produzione dei due vini "Chianti" e "Chianti classico", i cui relativi disciplinari sono autonomi e separati. Infatti, la norma introdotta, apporta una modifica alla legge 164/92 (art.5) al fine di chiarire che nella zona riservata al vino "Chianti classico" non si possono né impiantare né iscrivere all'albo vigneti "chianti docg". "Vogliamo difendere la specificità delle denominazioni di origine, che sono parte integrante delle politiche per la competitività del nostro agroalimentare di qualità - ha spiegato il ministro De Castro -. Con questa norma si intende chiarire e definire con maggior precisione il confine tra produzioni a vocazione diversa". Sempre il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare un decreto legislativo che apporta modifiche e integrazioni al Codice dei beni culturali e del paesaggio. All'interno del provvedimento, di interesse del Mipaaf è l'art.137 che disciplina la procedura a carico delle Regioni per costituire apposite commissioni cui affidare il compito di formulare proposte di dichiarazione di notevole interesse pubblico paesaggistico. Laddove tali proposte riguardino filari, alberate ed alberi monumentali, sono chiamati a far parte di queste commissioni rappresentanti del Corpo Forestale dello Stato, unitamente a rappresentanti degli Atenei e di tutte le Istituzioni che hanno come fine statutario la tutela del paesaggio.
"Si tratta di un passo fondamentale per il riconoscimento del valore paesaggistico degli alberi monumentali italiani - ha sottolineato De Castro - . La presenza nelle commissioni del Corpo forestale dello Stato ha dunque lo scopo primario di garantire, valorizzare e tutelare l'unicità e la conservazione di questi imprescindibili beni". www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Frutta Snack, un patto tra salute e produzione agricola
Ha come obiettivo quello di indirizzare i giovani verso un più consistente consumo di frutta e verdura e dare loro l’opportunità di metter in pratica uno stile alimentare più sano, ma contribuisce anche a dare stimolo alla produzione ortofrutticola italiana da diversi anni attanagliata da una crisi produttiva e di consumi che solo in questo ultimo anno ha registrato una leggera schiarita. Il suo nome è Frutta Snack, progetto sperimentale di educazione al gusto, alla salute ed al benessere rivolto agli studenti delle scuole superiori messo in atto dalla Centrale di Cesena con il finanziamento di due Ministeri, il Ministero della Salute e il Ministero della Pubblica Istruzione. Frutta Snack, cogliendo gli indirizzi che emergono con sempre maggiore definizione da stili di vita che portano con frequenza ai pasti fuori casa, sta testando - attraverso una sperimentazione che coinvolge 82 mila studenti distribuiti in oltre 2 mila classi, di 61 istituti secondari per un totale di 82 plessi scolastici di Bologna, Roma e Bari - il gradimento e la fruibilità di confezioni di frutta fresca già pronta al consumo e disponibile attraverso distributori automatici collocati nelle scuole.
La sperimentazione, attuata attraverso i progetti pilota delle tre regioni prescelte in rappresentanza di nord, centro e sud Italia (Emilia-Romagna, Lazio, Puglia) sta già fornendo risultati sorprendenti. Si dimostra intenso l’interesse dei ragazzi verso il consumo di ortofrutta pronta al consumo, in un contesto dove più difficile può risultare il consumo “convenzionale” di ortofrutta, ed efficace risulta l’azione educativa del progetto. Contrariamente ai programmi di educazione alimentare basati essenzialmente sull’informazione di ciò che è più salutare (informazioni ormai ampiamente divulgate ed acquisite dai più), Frutta Snack, colloca il prodotto a portata di mano del potenziale consumatore. Tanto che gli osservatori del settore “alimentazione&benessere” non esitano ad evidenziare un “Modello Frutta Snack” come valido veicolo per la creazione di una nuova cultura alimentare e per lo sviluppo dei consumi di ortofrutta a difesa del produttore, del consumatore e della salute in specifici contesti aggregativi. «La sperimentazione in attuazione nelle scuole -informa Romeo Lombardi, presidente della Centrale di Cesena- è propedeutica ad una diffusa replicabilità del progetto in altri contesti, come i luoghi di lavoro, le mense, gli uffici della Pubblica Amministrazione, la ristorazione collettivi». «Sono orgoglioso -gli ha fatto eco, in una recente occasione di presentazione dei dati nella provincia di Bologna, l’assessore regionale all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni- che questa sperimentazione nazionale parta proprio dalla regione Emilia-Romagna, da sempre antesignana nell’attuazione di un’agricoltura all’avanguardia. Ci auguriamo che Frutta Snack contribuisca a far sì che il consumo sistematico di frutta e verdura esca dalla sperimentazione per diventare un’abitudine». Centrale Sperimentazioni e Servizi Agro-ambientali - segreteria@centralecesena.it
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Spesa in campagna per 7 Italiani su 10. E 2 su 3 non comprano Ogm
Di fronte al caro prezzi si riducono i consumi per i canali di vendita tradizionali mentre aumentano quelli che consentono di tagliare le intermediazioni e garantire la qualità e genuinità del prodotto come gli acquisti diretti dagli agricoltori con una valore della spesa in “campagna” che nel 2007 hanno raggiunto il fatturato record di 2,5 miliardi di Euro. E' quanto afferma la Coldiretti in occasione della divulgazione dei dati Istat sul commercio al dettaglio e del rapporto Eurispes dal quale emerge tra l'altro che secondo il 94,5 per cento degli italiani c'è stato un aumento dei prezzi degli alimentari. Durante il 2007, sette italiani su dieci hanno fatto almeno una volta acquisti direttamente dal produttore agricolo giudicandoli in maggioranza convenienti con un risparmio atteso del 30 per cento anche se - precisa la Coldiretti - accanto alla ricerca del risparmio è stata sopratutto la qualità e la freschezza dei prodotti acquistati a spingere il trend positivo. Nel 2007 sono saliti a 57.530, con un aumento boom del 48 per cento rispetto al 2001, i frantoi, le cantine, le malghe e le cascine dove è possibile comperare direttamente, secondo il rapporto dell'Osservatorio sulla vendita diretta delle aziende agricole promosso da Coldiretti e Agri2000. E i prodotti maggiormente acquistati - continua la Coldiretti - sono nell'ordine la frutta e verdura (il 28 per cento), il vino (il 37 per cento), l'olio (il 20 per cento), i formaggi (l'11 per cento), le carni e i salumi (l'8 per cento) e il miele (il 3 per cento). Per consentire di meglio individuare le aziende agricole dove è possibile acquistare direttamente dal sito www.coldiretti.it è possibile collegarsi a www.campagnamica.it con il motore di ricerca “In viaggio per Fattorie e Cantine” che consente di individuare nel proprio comune, provincia o regione la piu' ampia gamma di aziende agricole che vendono direttamente selezionando anche le categorie di prodotto desiderate ed eventualmente anche le specialità garantite da marchio. On line anche l'elenco di centinaia di distributori di latte fresco istallati nelle aziende agricole in cui è possibile risparmiare oltre il 30 per cento. Contro gli aumenti record nel 2008 debuttano anche in Italia i mercati esclusivi degli agricoltori, i cosiddetti farmer market, dove è possibile fare la spesa direttamente senza intermediazioni per combattere la moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola, grazie all'entrata in vigore del Decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.301 del 29 dicembre 2007 e fortemente sostenuto dalla mobilitazione della Coldiretti. A partire dal 2008, tutti i Comuni hanno la possibilità di avviare mercati gestiti dagli agricoltori localizzati anche in zone centrali e con frequenza giornaliera, settimanale o mensile a seconda delle esigenze locali e secondo le stime dell'Osservatorio sulle vendite dirette promosso dalla Coldiretti, potrebbero essere aperti mercati degli agricoltori in 400 città con la partecipazione esclusiva di 8mila aziende agricole in grado di offrire prodotti alimentari con la migliore convenienza nel rapporto tra prezzi e qualità. Esperienze positive promosse dalla Coldiretti sono già attive a Taranto in pieno centro città, a Bari, a Potenza, in Toscana in provincia di Pistoia nel comune di Marliana e a Montevarchi in provincia di Arezzo, a Monselice in provincia di Padova, a Trento e a Torino dove è funzionante l'“Oasi dei prodotti tipici della campagna piemontese” stabilmente la prima domenica di ogni mese (esclusi gennaio, luglio, agosto) in piazza Palazzo di Città. Ugualmente interessante l’inchiesta che svela altre tendenze negli acquisti degli Italiani. Due su tre hanno acquistato cibi garantiti per l'assenza di organismi geneticamente modificati (Ogm free) con un aumento del 10 per cento rispetto all'anno precedente. È quanto emerge dall'Indagine COLDIRETTI-SWG “Le opinioni di italiani e europei sull'alimentazione” dalla quale si evidenzia peraltro che sono soprattutto i giovani sotto i 34 anni (75 per cento) e i laureati (78 per cento) a scegliere i cibi garantiti in etichetta per l'assenza di Ogm. Si tratta della conferma - sottolinea la Coldiretti - che tra i consumatori italiani prevale un atteggiamento di ostilità per i prodotti alimentari contenenti Organismi geneticamente Modificati (OGM) con un'ampia maggioranza che ritiene che siano meno salutari rispetto ai prodotti tradizionali (57 per cento), diffida della loro artificialità (61 per cento), temendo conseguenze dannose per la salute, e non ravvisa in essi un maggior potere nutrizionale (60 per cento). Un orientamento che tende a consolidarsi nel tempo e che dimostra - conclude la Coldiretti - come la crescente opposizione al biotech nel piatto in Italia ed in Europa non sia il frutto di una scelta ideologica ma economica a tutela dell'impresa per una agricoltura che guarda al mercato e risponde alle domande dei cittadini, che chiedono di consumare alimenti di qualità, non omologati e con un forte legame territoriale. www.coldiretti.it
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Dalla terra al marchio... così cambia il mondo del vino
Declino dei consumi nei paesi tradizionali del vino, Francia e Italia, sviluppo dei mercati di consumo emergenti, il vino con un’immagine più salutare rispetto ad altre bevande alcoliche, l’invecchiamento della popolazione nei mercati maturi del vino, interesse crescente dei consumatori per la buona cucina, crescita dei redditi dei consumatori, queste la ragioni che sostengono il crescente consumo del vino, che nel 2006 è pari a 24,3 miliardi di litri, ovvero 3,7 pro capite. È quanto emerge dalla ricerca “I trend dei consumi del vino su scala mondiale” realizzata da Datamonitor, società inglese di ricerche e business information, e presentata ad Asti nel corso convegno “Land or Brand: il ruolo della tutela nella prospettiva mondiale della produzione e del consumo del vino”, organizzato in occasione del 75º anniversario dalla fondazione del Consorzio per la Tutela dell’Asti Docg.Una tendenza di crescita destinata a proseguire nel prossimo decennio sino a raggiungere gli oltre 27 miliardi di euro, cui contribuiranno in modo significativo i vini del nuovo mondo. Sono loro infatti che hanno avvicinato il vino ai consumatori più giovani a discapito del birra. Vini con un prezzo medio e con una disponibilità continuativa. Nel Regno Unito per esempio già oggi la popolarità dei vini australiani ha sorpassato quella dei vini francesi.Dal punto di vista della produzione l’Europa rimane il principale produttore con 18 miliardi di litri prodotti ogni anno, anche se decresce e già registra eccedenze. India e Cina si affacciano e registrano oggi volumi limitati (un terzo della produzione attuale della Francia). Tuttavia, la richiesta di vino europeo può trovare la sua opportunità di crescita proprio in questi paesi emergenti, dove è vissuto come prodotto aspirazionale. Per l’Italia, gioca inoltre a favore la continua grande diffusione della ristorazione italiana, superiore a quella francese. Ogni hotel a 5 stelle che apre in Asia, ha un ristorante italiano.I fattori che potrebbero invece inibire la produzione e i consumi del vino sono, da un lato il cambiamento climatico, i cui effetti potrebbero provocare una riduzione delle aree a produzione vinicola di oltre il 50% e l’andamento dell’economia globale. Il vino è infatti considerato nei mercati emergenti un prodotto di lusso ed è legato alla crescita del pil. Un altro evento a favore della crescita dei consumi è la diffusione di internet per l’acquisto del vino. Negli Stati Uniti, dove il vino sta acquisendo sempre più popolarità e consumatori, il 17% dei consumatori ha acquistato il vino direttamente dalle cantine grazie a internet. La chiave per aprire i nuovi mercati è l’educazione del consumatore e un marketing mirato. Cresce la domanda di autenticità e il desiderio di capire la storia che sta dietro al marchio che viene scelto. I consumatori vogliono un linguaggio personalizzato e prodotti che abbiano una storia da raccontare. L’informazione e il turismo enogastronomico saranno fondamentali per differenziare i prodotti di qualità da quelli di massa. Nel Regno Unito o negli Stati Uniti, per esempio, il 25% dei consumatori quando si recano al ristorante scelgono il vino della casa perché non comprendono le descrizioni dei vini nelle liste. I 2/3 non comprendono il termine “corpo pieno” o il significato di Doc o dell’annata. L’80% del turismo della Napa Valley è associato al vino, nonostante rappresenti solo il 4% della produzione e il 25% delle vendite dei vini californiani.Infine, sono i valori di autenticità e massima qualità che guidano la crescita del mercato del vino. I produttori del nuovo mondo si stanno concentrando su marchi di alta qualità, pur se continuano ad essere visti con assenza di autenticità. Qui sta il vantaggio competitivo del vecchio mondo, dei vini francesi e italiani, che continuano a essere percepiti come i vini di migliore qualità.
E il record dei consumi riscontrato in Germania può considerarsi una conferma di questi cambiamenti. Secondo i dati resi noti dal Deutsches Weininstitut (Dwi), nella campagna vitivinicola agosto 2006-luglio 2007, il consumo pro-capite di vino (esclusi gli spumanti), è balzato a 20,6 litri, portando il totale a 16,9 milioni di ettolitri, livello mai raggiunto prima nel Paese.L’aumento, rispetto allo stesso periodo della campagna precedente, è di circa mezzo litro a persona in media, che sale a 2,5 rispetto al decennio precedente. Considerando anche gli spumanti, rimasti stabili a circa 3,7 litri pro-capite, il totale dei consumi tedeschi sale a 20 milioni di ettolitri, ovvero 24,3 litri in media a testa.Con questo livello di consumi la Germania si colloca nel mondo al quarto posto dopo la Francia (33 milioni di hl), l’Italia (28 milioni) e gli Stati Uniti (24). I prodotti di importazione rappresentano oltre il 55 % del mercato, anche se gran parte della crescita è attribuita dall’istituto al sempre più forte appeal esercitato dai vini nazionali, mentre a livello di modalità di consumo, il fuori casa pesa per circa il 20% del totale, contro l’80% del canale domestico. Ernesto Majocchi - www.focuswine.it
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Programmazione dello sviluppo rurale 2007-2013
Il comitato per lo sviluppo rurale (composto di rappresentanti dei 27 Stati membri) si è pronunciato a favore di una serie di programmi di sviluppo rurale presentati dalla Danimarca, dalla Scozia, dalla Francia (Guadalupa) e dall'Italia (Valle d'Aosta, Puglia, Sicilia e Basilicata) per il periodo di programmazione finanziaria 2007-2013. Si tratta di programmi intesi a sostenere le infrastrutture, creare nuove fonti di reddito per le regioni rurali, promuovere la crescita e combattere la disoccupazione. La Commissione procederà all'adozione formale di questi programmi nelle prossime settimane. "L'adozione di questi programmi di sviluppo rurale è vitale per il futuro delle zone rurali. Questi fondi contribuiscono non solo alla diversificazione del settore agricolo, ma sono destinati anche a finanziare importanti progetti ambientali e a creare lavoro in settori diversi dall'agricoltura" ha dichiarato Mariann Fischer Boel, Commissaria europea per l'agricoltura e lo sviluppo rurale.
Nell'ambito della radicale riforma della Politica agricola comune (PAC) avviata nel 2003 anche la politica di sviluppo rurale è stata oggetto di revisione. La Commissione, dopo aver condotto un'analisi approfondita della politica di sviluppo rurale comprendente una "valutazione di impatto estesa" della futura politica dello sviluppo rurale, aveva presentato una proposta nel luglio 2004. Il Consiglio ha adottato nel settembre 2005 le disposizioni relative ad una nuova politica di sviluppo rurale per il periodo 2007-2013[2], ispirata ai principi della continuità e del cambiamento. La nuova normativa continua ad offrire una serie di misure per le quali gli Stati membri possono ottenere finanziamenti comunitari nell'ambito di programmi integrati di sviluppo rurale. Cambia però la maniera in cui sono elaborati i programmi, con un accento più forte sui contenuti strategici e sullo sviluppo sostenibile delle aree rurali. Per la futura politica dello sviluppo rurale sono stati perciò definiti i tre settori centrali di intervento seguenti (i cosiddetti assi):
- miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale,
- sostegno alla gestione del territorio e al miglioramento dell'ambiente,
- miglioramento della qualità di vita e promozione della diversificazione delle attività economiche.
http://ec.europa.eu/agriculture/rurdev/index_it.htm
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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