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Albergatori
all’esame qualità
Dal CdM
norme per l'unicità del patrimonio italiano
Frutta
Snack, un patto tra salute e produzione agricola
Spesa in
campagna per 7 Italiani su 10. E 2 su 3 non comprano Ogm
Dalla terra
al marchio... così cambia il mondo del vino
Programmazione
dello sviluppo rurale 2007-2013

Albergatori
all’esame qualità
Pulizia
decisamente buona, molto buono l’impatto estetico delle strutture
in termini di facciate, parcheggi e spazi comuni. Buone performance
anche per quanto riguarda colazione e ristorante. Sono alcuni dei
risultati emersi dal progetto interregionale “Valutazione
e monitoraggio della qualità delle imprese alberghiere”,
al termine di un anno di lavoro insieme alle 42 aziende alberghiere
(dal piccolo hotel di montagna a conduzione familiare fino ai 5
stelle di lusso) che hanno aderito alla sperimentazione promossa
dalla Regione Piemonte, Assessorato al Turismo, con le due Province
di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, - la collaborazione di Federalberghi
e dell’Associazione dei Piccoli Alberghi Tipici dell’Ospitalità
di Montagna. Dei 42 alberghi partecipanti 32 hanno sede nella provincia
di Verbania e 10 in quella di Novara.
Il modello di valutazione adottato si è basato su 2 strumenti:
1. un ciclo di corsi di formazione sugli standard della qualità
e sulle “best practice” dell’hotellerie internazionale
1. il “mystery client” per una valutazione in incognito
Ai corsi di formazione tematici hanno aderito 18 strutture, con
la partecipazione ai corsi di figure professionali diverse (dal
Direttore d’albergo o proprietario, al Responsabile Vendite,
al capo Ricevimento, fino al cuoco), mentre alle incursioni del
cliente misterioso hanno aderito 28 aziende alberghiere, soprattutto
hotel da 3 a 5 stelle. Quest’ultima modalità di valutazione
prevedeva una check list di 722 requisiti suddivisi su 16 aspetti:
accessibilità, posizione e sito web, prenotazione, facciata,
ingresso, parcheggio, ricevimento, consegna camera, reception, entrata,
hall e spazi comuni, soggiorno e servizi offerti, strutture e servizi
congressuali, prima colazione, camere, bagni, ristorante, sicurezza,
gestione reclami, cultura, tradizioni locali e promozione del territorio,
sensibilità ambientale, partenza. Analizzando alcuni di questi
aspetti su una scala di valutazione da 0 a 100 quelli migliori risultano:
- La Pulizia: punteggio medio di 85/100 nei 3 stelle, 86/100 nei
4 stelle e 82/100 nei 5 stelle. Casi d’eccellenza fino a 98/100.
- Facciata, Ingresso, Parcheggio: punteggio medio di oltre 87/100
e gli Spazi comuni oltre 83/100, a testimonianza che gli interventi
migliorativi di ristrutturazione e manutenzione apportati, sono
stati efficaci.
- Partenza: punteggio medio di oltre 87/100
- Ristorante: punteggio medio di oltre 84/100, punta massima 95/100
- Breakfast: punteggio medio di oltre 83/100, con punta massima
95/100
- Camere:punteggio medio di 75/100
- Bagni: punteggio medio di 81/100
Gli aspetti più carenti riguardano, invece:
- Ambiente: punteggio medio 43/100
- la gestione dei Reclami: punteggio medio poco oltre 69/100
- il momento della Prenotazione: punteggio medio 69/100
Migliorabili anche gli aspetti relativi al Congressuale.
In generale, è stata riscontrata una notevole variabilità
di punteggio tra un albergo e l’altro. Prestazioni, quindi,
a volte molto distanti tra loro in termini di qualità. Ad
ogni albergo che si è sottoposto alla visita del mystery
client, è stato consegnato un report, con la descrizione
dei punti di forza e debolezza riscontrati. I punteggi medi abbastanza
elevati della check list testimoniano, comunque, buone prestazioni
e, in alcuni casi, si è molto vicini all’eccellenza.
“Siamo molto soddisfatti, in particolare della partecipazione
motivata di coloro che hanno accettato di mettere in discussione
la propria professionalità, dimostrando di essere già
sulla strada giusta per farla crescere– ha dichiarato Giuliana
Manica, assessore al Turismo, Sport e Pari Opportunità -
Lo spirito del progetto non è quello di giudicare, ma di
fornire strumenti ed elementi utili al miglioramento di un aspetto
fondamentale allo sviluppo del turismo come la qualità dell’offerta
ricettiva. Dopo questa prima sperimentazione proseguiremo, allargando
e consolidando il progetto, con corsi di formazione, sugli aspetti
più carenti, ma anche su nuovi temi come il marketing e l’ospitalità
a persone con disabilità.” Gigi Pellissier –
ASA
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Dal
CdM norme per l'unicità del patrimonio italiano
Nella
seduta del 25 gennaio il Consiglio dei Ministri ha approvato il
disegno di legge comunitaria 2008 nell'ambito del quale l'articolo
10 è di interesse del Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali. L'articolo 10 infatti dispone una migliore
definizione della produzione dei due vini "Chianti" e
"Chianti classico", i cui relativi disciplinari sono autonomi
e separati. Infatti, la norma introdotta, apporta una modifica alla
legge 164/92 (art.5) al fine di chiarire che nella zona riservata
al vino "Chianti classico" non si possono né impiantare
né iscrivere all'albo vigneti "chianti docg". "Vogliamo
difendere la specificità delle denominazioni di origine,
che sono parte integrante delle politiche per la competitività
del nostro agroalimentare di qualità - ha spiegato il ministro
De Castro -. Con questa norma si intende chiarire e definire con
maggior precisione il confine tra produzioni a vocazione diversa".
Sempre il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare
un decreto legislativo che apporta modifiche e integrazioni al Codice
dei beni culturali e del paesaggio. All'interno del provvedimento,
di interesse del Mipaaf è l'art.137 che disciplina la procedura
a carico delle Regioni per costituire apposite commissioni cui affidare
il compito di formulare proposte di dichiarazione di notevole interesse
pubblico paesaggistico. Laddove tali proposte riguardino filari,
alberate ed alberi monumentali, sono chiamati a far parte di queste
commissioni rappresentanti del Corpo Forestale dello Stato, unitamente
a rappresentanti degli Atenei e di tutte le Istituzioni che hanno
come fine statutario la tutela del paesaggio.
"Si tratta di un passo fondamentale per il riconoscimento del
valore paesaggistico degli alberi monumentali italiani - ha sottolineato
De Castro - . La presenza nelle commissioni del Corpo forestale
dello Stato ha dunque lo scopo primario di garantire, valorizzare
e tutelare l'unicità e la conservazione di questi imprescindibili
beni". www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Frutta
Snack, un patto tra salute e produzione agricola
Ha
come obiettivo quello di indirizzare i giovani verso un più
consistente consumo di frutta e verdura e dare loro l’opportunità
di metter in pratica uno stile alimentare più sano, ma contribuisce
anche a dare stimolo alla produzione ortofrutticola italiana da
diversi anni attanagliata da una crisi produttiva e di consumi che
solo in questo ultimo anno ha registrato una leggera schiarita.
Il suo nome è Frutta Snack, progetto sperimentale di educazione
al gusto, alla salute ed al benessere rivolto agli studenti delle
scuole superiori messo in atto dalla Centrale di Cesena con il finanziamento
di due Ministeri, il Ministero della Salute e il Ministero della
Pubblica Istruzione. Frutta Snack, cogliendo gli indirizzi che emergono
con sempre maggiore definizione da stili di vita che portano con
frequenza ai pasti fuori casa, sta testando - attraverso una sperimentazione
che coinvolge 82 mila studenti distribuiti in oltre 2 mila classi,
di 61 istituti secondari per un totale di 82 plessi scolastici di
Bologna, Roma e Bari - il gradimento e la fruibilità di confezioni
di frutta fresca già pronta al consumo e disponibile attraverso
distributori automatici collocati nelle scuole.
La sperimentazione, attuata attraverso i progetti pilota delle tre
regioni prescelte in rappresentanza di nord, centro e sud Italia
(Emilia-Romagna, Lazio, Puglia) sta già fornendo risultati
sorprendenti. Si dimostra intenso l’interesse dei ragazzi
verso il consumo di ortofrutta pronta al consumo, in un contesto
dove più difficile può risultare il consumo “convenzionale”
di ortofrutta, ed efficace risulta l’azione educativa del
progetto. Contrariamente ai programmi di educazione alimentare basati
essenzialmente sull’informazione di ciò che è
più salutare (informazioni ormai ampiamente divulgate ed
acquisite dai più), Frutta Snack, colloca il prodotto a portata
di mano del potenziale consumatore. Tanto che gli osservatori del
settore “alimentazione&benessere” non esitano ad
evidenziare un “Modello Frutta Snack” come valido veicolo
per la creazione di una nuova cultura alimentare e per lo sviluppo
dei consumi di ortofrutta a difesa del produttore, del consumatore
e della salute in specifici contesti aggregativi. «La sperimentazione
in attuazione nelle scuole -informa Romeo Lombardi, presidente della
Centrale di Cesena- è propedeutica ad una diffusa replicabilità
del progetto in altri contesti, come i luoghi di lavoro, le mense,
gli uffici della Pubblica Amministrazione, la ristorazione collettivi».
«Sono orgoglioso -gli ha fatto eco, in una recente occasione
di presentazione dei dati nella provincia di Bologna, l’assessore
regionale all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna Tiberio
Rabboni- che questa sperimentazione nazionale parta proprio dalla
regione Emilia-Romagna, da sempre antesignana nell’attuazione
di un’agricoltura all’avanguardia. Ci auguriamo che
Frutta Snack contribuisca a far sì che il consumo sistematico
di frutta e verdura esca dalla sperimentazione per diventare un’abitudine».
Centrale Sperimentazioni e Servizi Agro-ambientali - segreteria@centralecesena.it
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Spesa
in campagna per 7 Italiani su 10. E 2 su 3 non comprano Ogm
Di
fronte al caro prezzi si riducono i consumi per i canali di vendita
tradizionali mentre aumentano quelli che consentono di tagliare
le intermediazioni e garantire la qualità e genuinità
del prodotto come gli acquisti diretti dagli agricoltori con una
valore della spesa in “campagna” che nel 2007 hanno
raggiunto il fatturato record di 2,5 miliardi di Euro. E' quanto
afferma la Coldiretti in occasione della divulgazione dei dati Istat
sul commercio al dettaglio e del rapporto Eurispes dal quale emerge
tra l'altro che secondo il 94,5 per cento degli italiani c'è
stato un aumento dei prezzi degli alimentari. Durante il 2007, sette
italiani su dieci hanno fatto almeno una volta acquisti direttamente
dal produttore agricolo giudicandoli in maggioranza convenienti
con un risparmio atteso del 30 per cento anche se - precisa la Coldiretti
- accanto alla ricerca del risparmio è stata sopratutto la
qualità e la freschezza dei prodotti acquistati a spingere
il trend positivo. Nel 2007 sono saliti a 57.530, con un aumento
boom del 48 per cento rispetto al 2001, i frantoi, le cantine, le
malghe e le cascine dove è possibile comperare direttamente,
secondo il rapporto dell'Osservatorio sulla vendita diretta delle
aziende agricole promosso da Coldiretti e Agri2000. E i prodotti
maggiormente acquistati - continua la Coldiretti - sono nell'ordine
la frutta e verdura (il 28 per cento), il vino (il 37 per cento),
l'olio (il 20 per cento), i formaggi (l'11 per cento), le carni
e i salumi (l'8 per cento) e il miele (il 3 per cento). Per consentire
di meglio individuare le aziende agricole dove è possibile
acquistare direttamente dal sito www.coldiretti.it è possibile
collegarsi a www.campagnamica.it con il motore di ricerca “In
viaggio per Fattorie e Cantine” che consente di individuare
nel proprio comune, provincia o regione la piu' ampia gamma di aziende
agricole che vendono direttamente selezionando anche le categorie
di prodotto desiderate ed eventualmente anche le specialità
garantite da marchio. On line anche l'elenco di centinaia di distributori
di latte fresco istallati nelle aziende agricole in cui è
possibile risparmiare oltre il 30 per cento. Contro gli aumenti
record nel 2008 debuttano anche in Italia i mercati esclusivi degli
agricoltori, i cosiddetti farmer market, dove è possibile
fare la spesa direttamente senza intermediazioni per combattere
la moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola, grazie all'entrata
in vigore del Decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.301
del 29 dicembre 2007 e fortemente sostenuto dalla mobilitazione
della Coldiretti. A partire dal 2008, tutti i Comuni hanno la possibilità
di avviare mercati gestiti dagli agricoltori localizzati anche in
zone centrali e con frequenza giornaliera, settimanale o mensile
a seconda delle esigenze locali e secondo le stime dell'Osservatorio
sulle vendite dirette promosso dalla Coldiretti, potrebbero essere
aperti mercati degli agricoltori in 400 città con la partecipazione
esclusiva di 8mila aziende agricole in grado di offrire prodotti
alimentari con la migliore convenienza nel rapporto tra prezzi e
qualità. Esperienze positive promosse dalla Coldiretti sono
già attive a Taranto in pieno centro città, a Bari,
a Potenza, in Toscana in provincia di Pistoia nel comune di Marliana
e a Montevarchi in provincia di Arezzo, a Monselice in provincia
di Padova, a Trento e a Torino dove è funzionante l'“Oasi
dei prodotti tipici della campagna piemontese” stabilmente
la prima domenica di ogni mese (esclusi gennaio, luglio, agosto)
in piazza Palazzo di Città. Ugualmente interessante l’inchiesta
che svela altre tendenze negli acquisti degli Italiani. Due su tre
hanno acquistato cibi garantiti per l'assenza di organismi geneticamente
modificati (Ogm free) con un aumento del 10 per cento rispetto all'anno
precedente. È quanto emerge dall'Indagine COLDIRETTI-SWG
“Le opinioni di italiani e europei sull'alimentazione”
dalla quale si evidenzia peraltro che sono soprattutto i giovani
sotto i 34 anni (75 per cento) e i laureati (78 per cento) a scegliere
i cibi garantiti in etichetta per l'assenza di Ogm. Si tratta della
conferma - sottolinea la Coldiretti - che tra i consumatori italiani
prevale un atteggiamento di ostilità per i prodotti alimentari
contenenti Organismi geneticamente Modificati (OGM) con un'ampia
maggioranza che ritiene che siano meno salutari rispetto ai prodotti
tradizionali (57 per cento), diffida della loro artificialità
(61 per cento), temendo conseguenze dannose per la salute, e non
ravvisa in essi un maggior potere nutrizionale (60 per cento). Un
orientamento che tende a consolidarsi nel tempo e che dimostra -
conclude la Coldiretti - come la crescente opposizione al biotech
nel piatto in Italia ed in Europa non sia il frutto di una scelta
ideologica ma economica a tutela dell'impresa per una agricoltura
che guarda al mercato e risponde alle domande dei cittadini, che
chiedono di consumare alimenti di qualità, non omologati
e con un forte legame territoriale. www.coldiretti.it
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Dalla
terra al marchio... così cambia il mondo del vino
Declino
dei consumi nei paesi tradizionali del vino, Francia e Italia, sviluppo
dei mercati di consumo emergenti, il vino con un’immagine
più salutare rispetto ad altre bevande alcoliche, l’invecchiamento
della popolazione nei mercati maturi del vino, interesse crescente
dei consumatori per la buona cucina, crescita dei redditi dei consumatori,
queste la ragioni che sostengono il crescente consumo del vino,
che nel 2006 è pari a 24,3 miliardi di litri, ovvero 3,7
pro capite. È quanto emerge dalla ricerca “I trend
dei consumi del vino su scala mondiale” realizzata da Datamonitor,
società inglese di ricerche e business information, e presentata
ad Asti nel corso convegno “Land or Brand: il ruolo della
tutela nella prospettiva mondiale della produzione e del consumo
del vino”, organizzato in occasione del 75º anniversario
dalla fondazione del Consorzio per la Tutela dell’Asti Docg.Una
tendenza di crescita destinata a proseguire nel prossimo decennio
sino a raggiungere gli oltre 27 miliardi di euro, cui contribuiranno
in modo significativo i vini del nuovo mondo. Sono loro infatti
che hanno avvicinato il vino ai consumatori più giovani a
discapito del birra. Vini con un prezzo medio e con una disponibilità
continuativa. Nel Regno Unito per esempio già oggi la popolarità
dei vini australiani ha sorpassato quella dei vini francesi.Dal
punto di vista della produzione l’Europa rimane il principale
produttore con 18 miliardi di litri prodotti ogni anno, anche se
decresce e già registra eccedenze. India e Cina si affacciano
e registrano oggi volumi limitati (un terzo della produzione attuale
della Francia). Tuttavia, la richiesta di vino europeo può
trovare la sua opportunità di crescita proprio in questi
paesi emergenti, dove è vissuto come prodotto aspirazionale.
Per l’Italia, gioca inoltre a favore la continua grande diffusione
della ristorazione italiana, superiore a quella francese. Ogni hotel
a 5 stelle che apre in Asia, ha un ristorante italiano.I fattori
che potrebbero invece inibire la produzione e i consumi del vino
sono, da un lato il cambiamento climatico, i cui effetti potrebbero
provocare una riduzione delle aree a produzione vinicola di oltre
il 50% e l’andamento dell’economia globale. Il vino
è infatti considerato nei mercati emergenti un prodotto di
lusso ed è legato alla crescita del pil. Un altro evento
a favore della crescita dei consumi è la diffusione di internet
per l’acquisto del vino. Negli Stati Uniti, dove il vino sta
acquisendo sempre più popolarità e consumatori, il
17% dei consumatori ha acquistato il vino direttamente dalle cantine
grazie a internet. La chiave per aprire i nuovi mercati è
l’educazione del consumatore e un marketing mirato. Cresce
la domanda di autenticità e il desiderio di capire la storia
che sta dietro al marchio che viene scelto. I consumatori vogliono
un linguaggio personalizzato e prodotti che abbiano una storia da
raccontare. L’informazione e il turismo enogastronomico saranno
fondamentali per differenziare i prodotti di qualità da quelli
di massa. Nel Regno Unito o negli Stati Uniti, per esempio, il 25%
dei consumatori quando si recano al ristorante scelgono il vino
della casa perché non comprendono le descrizioni dei vini
nelle liste. I 2/3 non comprendono il termine “corpo pieno”
o il significato di Doc o dell’annata. L’80% del turismo
della Napa Valley è associato al vino, nonostante rappresenti
solo il 4% della produzione e il 25% delle vendite dei vini californiani.Infine,
sono i valori di autenticità e massima qualità che
guidano la crescita del mercato del vino. I produttori del nuovo
mondo si stanno concentrando su marchi di alta qualità, pur
se continuano ad essere visti con assenza di autenticità.
Qui sta il vantaggio competitivo del vecchio mondo, dei vini francesi
e italiani, che continuano a essere percepiti come i vini di migliore
qualità.
E il record dei consumi riscontrato in Germania può considerarsi
una conferma di questi cambiamenti. Secondo i dati resi noti dal
Deutsches Weininstitut (Dwi), nella campagna vitivinicola agosto
2006-luglio 2007, il consumo pro-capite di vino (esclusi gli spumanti),
è balzato a 20,6 litri, portando il totale a 16,9 milioni
di ettolitri, livello mai raggiunto prima nel Paese.L’aumento,
rispetto allo stesso periodo della campagna precedente, è
di circa mezzo litro a persona in media, che sale a 2,5 rispetto
al decennio precedente. Considerando anche gli spumanti, rimasti
stabili a circa 3,7 litri pro-capite, il totale dei consumi tedeschi
sale a 20 milioni di ettolitri, ovvero 24,3 litri in media a testa.Con
questo livello di consumi la Germania si colloca nel mondo al quarto
posto dopo la Francia (33 milioni di hl), l’Italia (28 milioni)
e gli Stati Uniti (24). I prodotti di importazione rappresentano
oltre il 55 % del mercato, anche se gran parte della crescita è
attribuita dall’istituto al sempre più forte appeal
esercitato dai vini nazionali, mentre a livello di modalità
di consumo, il fuori casa pesa per circa il 20% del totale, contro
l’80% del canale domestico. Ernesto Majocchi - www.focuswine.it
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Programmazione
dello sviluppo rurale 2007-2013
Il
comitato per lo sviluppo rurale (composto di rappresentanti dei
27 Stati membri) si è pronunciato a favore di una serie di
programmi di sviluppo rurale presentati dalla Danimarca, dalla Scozia,
dalla Francia (Guadalupa) e dall'Italia (Valle d'Aosta, Puglia,
Sicilia e Basilicata) per il periodo di programmazione finanziaria
2007-2013. Si tratta di programmi intesi a sostenere le infrastrutture,
creare nuove fonti di reddito per le regioni rurali, promuovere
la crescita e combattere la disoccupazione. La Commissione procederà
all'adozione formale di questi programmi nelle prossime settimane.
"L'adozione di questi programmi di sviluppo rurale è
vitale per il futuro delle zone rurali. Questi fondi contribuiscono
non solo alla diversificazione del settore agricolo, ma sono destinati
anche a finanziare importanti progetti ambientali e a creare lavoro
in settori diversi dall'agricoltura" ha dichiarato Mariann
Fischer Boel, Commissaria europea per l'agricoltura e lo sviluppo
rurale.
Nell'ambito della radicale riforma della Politica agricola comune
(PAC) avviata nel 2003 anche la politica di sviluppo rurale è
stata oggetto di revisione. La Commissione, dopo aver condotto un'analisi
approfondita della politica di sviluppo rurale comprendente una
"valutazione di impatto estesa" della futura politica
dello sviluppo rurale, aveva presentato una proposta nel luglio
2004. Il Consiglio ha adottato nel settembre 2005 le disposizioni
relative ad una nuova politica di sviluppo rurale per il periodo
2007-2013[2], ispirata ai principi della continuità e del
cambiamento. La nuova normativa continua ad offrire una serie di
misure per le quali gli Stati membri possono ottenere finanziamenti
comunitari nell'ambito di programmi integrati di sviluppo rurale.
Cambia però la maniera in cui sono elaborati i programmi,
con un accento più forte sui contenuti strategici e sullo
sviluppo sostenibile delle aree rurali. Per la futura politica dello
sviluppo rurale sono stati perciò definiti i tre settori
centrali di intervento seguenti (i cosiddetti assi):
- miglioramento della competitività del settore agricolo
e forestale,
- sostegno alla gestione del territorio e al miglioramento dell'ambiente,
- miglioramento della qualità di vita e promozione della
diversificazione delle attività economiche.
http://ec.europa.eu/agriculture/rurdev/index_it.htm
[Indice]
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore

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