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Newsletter 42 / 21.1.2008


Olio: l’etichetta per riconoscere il vero made in Italy
A Kiev il supermarket del vino più grande d'Europa
Online i paesaggi dello champagne
A Chianciano Terme il Parlamento di Terra Madre Toscana
La “febbre dei saldi” contagia anche gli enoappassionati
Una nuova cucina per l’Europa?


Olio: l’etichetta per riconoscere il vero made in Italy
E' ora possibile essere sicuri di acquistare olio ottenuto esclusivamente da olive italiane scegliendo uno dei 38 extravergini a denominazione di origine (Dop) nazionali, acquistando direttamente nelle aziende agricole, o verificando attentamente che sulle etichette ci sia scritto il luogo di origine delle olive come “da olive raccolte in Italia”, “da olive coltivate in Italia”, “da olive prodotte in Italia”, “100% olive italiane” o addirittura il nome dell'azienda agricola e non solo il luogo dello stabilimento di confezionamento dell'olio. E' quanto afferma la Coldiretti in occasione della storica entrata in vigore del Decreto recante “Norme in materia di indicazioni obbligatorie nell'etichetta dell'olio vergine ed extravergine” scaduto il termine di novanta giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale N.243 del 18 ottobre previsto per l'entrata in vigore. Sul provvedimento, sostenuto con la mobilitazione dalla Coldiretti, che introduce l'etichetta Made in Italy sull'extravergine per combattere frodi e inganni, occorre attivare immediatamente un sistema di controlli negli stabilimenti per assicurare che tutti gli oli etichettati dopo il 17 gennaio rispettino le condizioni fissate dal Decreto che - sottolinea la Coldiretti - prevede che sulle confezioni di vergine ed extravergine siano indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato estratto l'olio, mentre se le olive sono state prodotte in più paesi, questi andranno tutti indicati in ordine di quantità decrescente, con la possibilità di multe fino a 9.500 euro per i trasgressori di ogni singola violazione.
Se l'extravergine in vendita nei prossimi giorni non riporterà queste indicazioni può significare - precisa la Coldiretti - che si tratta di olio straniero o ottenuto da miscugli di olive con origine anche diversa da quella nazionale. L'assenza di indicazioni sull'origine delle olive può invece significare due cose: o il mancato rispetto della legge o il fatto che si tratta di olio imbottigliato prima del 17 gennaio per il quale il decreto concede la possibilità di 18 mesi di tempo per la commercializzazione. L'obbligo di indicare l'origine delle olive impiegate in etichetta previsto dal decreto è - sottolinea la Coldiretti - un contributo alla trasparenza se si considera che si è verificato nel 2007 un aumento record del 25 per cento degli arrivi di olio di oliva estero proveniente soprattutto da Spagna, Tunisia e Grecia, secondo i dati Istat dei primi nove mesi, mentre la produzione nazionale è stimata in calo del 15 per cento rispetto all'anno precedente su valori di poco superiori ai 5 milioni di quintali, secondo le stime della Coldiretti. Di fatto, fino ad ora, quasi Ia metà dell'olio “italiano” venduto sul territorio nazionale - spiega la Coldiretti - è spremuto da olive di cui non si conosce la provenienza che, grazie al provvedimento, dovrà invece essere indicata in etichetta. “L'entrata in vigore del provvedimento è un momento molto atteso dalla Coldiretti che, assieme alle associazioni dei consumatori, ha raccolto un milione e mezzo di firme per una iniziativa di legge popolare su questo obiettivo” afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “vigileremo per garantire una corretta applicazione del provvedimento e per impedire ritardi ed omissioni che danneggiano le imprese ed in consumatori”. www.coldiretti.it
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A Kiev il supermarket del vino più grande d'Europa
“Apre a Kiev il più grande supermarket del vino d’Europa”. Si chiama “Good Wine” e ad annunciarlo con non poco clamore, secondo una notizia pubblicata sul quotidiano ucraino “Kyiv Post”, sono i due proprietari, tali Dmitry Krimsky e Vladimir Shapovalov, che nel centro della capitale, esattamente al numero 9 della via Mechnikova, hanno insediato un punto vendita di ben 1.200 metri quadrati dedicati solo ed esclusivamente al vino.?“L’idea – spiega Krimsky – è quella di fare del nostro supermercato un punto di riferimento per clienti della media e alta classe, offrendo loro prodotti di qualità a un prezzo decisamente buono”.?Sono più di 3.000 le etichette a scaffale, comprese tra un prezzo minimo di 6 dollari a uno massimo che oscilla tra 20 e 40, al motto di “business da alti volumi e non da alti prezzi”. Proprio per via di questa scelta, i ritorni sull’investimento sono attesi non prima dei prossimi cinque-sei mesi.?I vini selezionati, forniti da importatori ucraini per il 65% dello stock (ma presto l’obiettivo sarà quello di importare direttamente per ridurre i prezzi), provengono principalmente da Italia e Francia, ma una buona fetta è riservata anche ad australiani, cileni e sudafricani, mentre vini ucraini, georgiani e moldavi per ora sono esclusi, “fino a quando – spiega il titolare – non avranno raggiunto uno standard di qualità adatto al nostro negozio”.?Al supermarket intanto verranno presto affiancati un wine bar e una sala degustazione, mentre il progetto futuro dei due soci è quello di aprirne altri lungo le grandi arterie di comunicazione attorno alla capitale.?Secondo le ultime stime, le vendite di vino in Ucraina sono salite del 30% nell’anno appena trascorso, nonostante viga un sistema di accise molto pesante, pari a 3 dollari per litro, che avvantaggia i prodotti locali. Ma Krimsky non si scoraggia: “L’entrata del Paese nella Wto farà scendere di molto le accise all’import, con un ritorno vantaggioso per i vini esteri di qualità”.?Un’ultima annotazione riguarda le performance del vino italiano sul mercato ucraino: dal 2001 al 2006 le esportazioni sono salite del 251%, a 2.125 ettolitri, per un valore passato da 210.000 a 1,1 milioni di euro (+441%). Nel periodo gennaio-settembre 2007 il boom dei vini italiani è continuato, con un valore che in soli nove mesi ha superato l’intero introito del 2006, a 2.056.760 euro, e una crescita rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente del 188%. Carlo Flamini. www.focuswine.it
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Online i paesaggi dello champagne
Dall’11 gennaio oggi è possibile seguire online il percorso della candidatura dei “Paesaggi dello Champagne” a Patrimonio mondiale dell'UNESCO. Basta collegarsi al sito internet www.paysagesduchampagne.fr per lasciarsi rapire dalle immagini meravigliose di un territorio che costituisce una realtà unica al mondo. A testimonianza del legame particolare che unisce gli abitanti della Champagne alla loro terra scorrono sullo schermo paesaggi incantevoli colti dall'obiettivo fotografico nei colori delle diverse stagioni, cantine secolari scavate nel gesso, maison, e ancora distese di vigneti a perdita d'occhio. Queste le immagini della Champagne raccolte nel sito internet che saranno i veri punti di forza del dossier di candidatura.
La sezione “Agenda” del sito propone ai navigatori di seguire passo dopo passo il percorso di accettazione della candidatura che, in caso di esito positivo, si concluderà a luglio 2010 con l'iscrizione della Champagne alla lista del Patrimonio mondiale dell'UNESCO. Per chi volesse saperne di più, la sezione “En savoir plus” racchiude i motivi che hanno portato alla candidatura, in primis la valorizzazione e la preservazione della ricchezza paesaggistica, oltre a spiegazioni sugli obblighi e i vantaggi dell'iscrizione che porterebbe la Champagne sotto la protezione della comunità internazionale.
Il Patrimonio Mondiale dell’Unesco protegge e valorizza i siti del pianeta ritenuti particolarmente pregevoli per caratteristiche naturali e culturali. L'elenco ufficiale ne annovera attualmente 851 distribuiti in 141 paesi. Fra gli altri si ricorda Mont Saint-Michel, il castello di Versailles, ma anche i templi di Angkor in Cambogia, il parco di Yellowstone negli Stati Uniti o ancora paesaggi viticoli di pregio da un punto di vista culturale, come la giurisdizione di Saint-Emilion, la regione dell'Haut Douro in Portogallo ecc. Centro Informazioni Champagne - champagne@haikurp.it.
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A Chianciano Terme il Parlamento di Terra Madre Toscana
Lo scorso fine settimana si è tenuto a Chianciano Terme la prima assemblea di Terra Madre Toscana. L’incontro rappresenta un’ulteriore importante tappa di un percorso di costruzione della rete di Terra Madre Toscana intrapreso da Slow Food Toscana insieme alla Fondazione Slow Food per la Biodiversità, alla Regione Toscana e a Ucodep. In questi due giorni di confronto, tutti i soggetti coinvolti (produttori dei Presìdi Slow Food e delle Comunità del cibo, le Condotte Slow Food con i soci e i fiduciari, associazioni ed enti pubblici) sono stati chiamati a discutere un documento che definirà principi, obiettivi e modalità di attuazione della rete e le linee guida di come in concreto la rete dovrà agire. A Chianciano si è lavorato per la nascita di una rete permanente tra quanti in Toscana, a vari livelli (produttori, enti locali, scuole e agenzie formative, ristoratori, trasformatori e commercianti, mondo dell’associazionismo), sono impegnati ad affermare i principi della democrazia, della giustizia, della responsabilità e della qualità alimentare.
Le tappe precedenti sono state l’assemblea al Castello di Poppi (Ar) e la manifestazione Terra Madre Toscana – Il giusto gusto (ottobre-novembre 2006), in occasione della quale 25 comunità del cibo (contadini, allevatori e pescatori di 15 Paesi, dal Vietnam all’Ecuador, dallo Sri Lanka all’Ungheria, dal Guatemala alla Bosnia), ospitate per cinque giorni in una trentina di comuni della regione, hanno lavorato alla costruzione di Rete di Terra Madre Toscana. Alcune importanti iniziative sono già state avviate; per citarne alcune: il progetto di formazione e assistenza tecnica svolto dai pescatori di Orbetello e rivolto alle donne Imraguen del Presidio della bottarga in Mauritania e quello delle donne del Presidio del pollo del Valdarno per le donne cilene del Presidio della gallina dalle uova azzurre; la rete dei piccoli produttori di caffé di qualità nel Centro America; i mercati della terra in Libano che collaboreranno con i mercati toscani; il progetto regionale sulla filiera corta; il Presidio formaggio nel sacco in Bosnia Erzegovina. Nel 2006, con i rappresentanti delle comunità del cibo di tutto il mondo, è gia stata siglata la Carta di intenti per un percorso comune che ha sancito un impegno congiunto per lo sviluppo e la salvaguardia dell’identità agroalimentare e sociale in Toscana e nel mondo. press@slowfood.it
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La “febbre dei saldi” contagia anche gli enoappassionati
Non solo ragazze e signore a caccia del grande affare: la "febbre dei saldi" contagia anche gli eno-appassionati: il 61% degli amanti del buon bere si lascia tentare qualche volta dalle bottiglie in offerta al supermercato, secondo un sondaggio lanciato da www.winenews.it, uno dei siti del vino più cliccati sul web, e Vinitaly, la più importante fiera dell'enologia nazionale. L'analisi, che traccia lo stato dell'arte del vino tra offerte e promozioni, evidenzia che saltuariamente gli amanti del buon bere sono attirati dalle bottiglie a prezzo ribassato. Una propensione all'acquisto di tipo orizzontale, che fa mixare grandi marchi ed etichette cheap, curiosità enologiche e brand affermati (atteggiamento "onnivoro" comune a molti altri settori, come quello della moda, in cui è sempre più diffusa l'abitudine di mescolare griffe, abiti vintage ed acquisti ai grandi magazzini). In particolare, vincono le proposte dei supermercati: il 61% degli eno-appassionati afferma di approfittarne qualche volta, il 13% spesso, il 26% mai. Leggermente diverso il feed-back alle promozioni in enoteca: al 40% degli eno-appassionati non capita mai di acquistare bottiglie scontate (anche perché qui è più raro imbattersi in offerte), al 52% capita qualche volta e all'8% capita spesso.
Quali etichette vengono acquistate tra quelle in offerta? Gli enonauti si orientano soprattutto verso le novità di mercato o i vini mai provati (52% delle risposte): tra gli scaffali sempre più affollati di proposte è facile lasciarsi tentare da qualcosa di nuovo, senza il rimorso di aver speso troppo se poi si scopre che non piace. I più "conservatori" preferiscono andare sul sicuro, e scelgono esclusivamente marchi conosciuti (38% delle risposte). Solo il 10% degli eno-appassionati privilegia etichette straniere, a dimostrazione che tra gli intenditori di casa nostra faticano ancora a sfondare vini made in California, Australia o Cile.
Tanti i motivi che spingono gli enoappassionati a mettere nel carrello bottiglie in offerta: vince, in primis, la curiosità di provare nuove etichette (43%). Un'altra molla importante che sprona verso gli sconti è la possibilità di acquistare grandi vini a prezzi ragionevoli (41% delle risposte). Eventualità piuttosto rara, ma quando capita gli enonauti ne approfittano volentieri: come dire di no ad un noto Amarone o a un celebre Barolo ribassati? Solo il 16% ammette il puro e semplice desiderio di risparmiare. Tra gli eno-appassionati c'è, infatti, chi sottolinea di bere vino ad ogni pasto e quindi di approfittare spesso dei prodotti in promozione, privilegiando quelli dal buon rapporto qualità/prezzo. Secondo il parere della maggioranza degli enonauti (56%), le offerte promozionali di vino nei supermercati e nelle enoteche, negli ultimi tempi, sono rimaste stazionarie: il 35% pensa invece che siano aumentate, complici i consumi di vino in caduta libera; solo il 9% degli enonauti ritiene che le offerte siano diminuite.
Ma alla fine i "saldi" del vino sono considerati in chiave positiva o negativa? Qui il mondo degli enonauti sembra spaccarsi in due: da una parte, c'è chi afferma che il vino è uno di quei prodotti che non dovrebbero mai assolutamente essere "svenduti", dall'altra, c'è chi sostiene che le offerte e le promozioni di bottiglie dovrebbero aumentare - per invogliare all'acquisto in un momento di grave stallo per i consumi di vino, giunti al minimo storico. E se in Francia il Ministro dell'Economia ha proposto l'idea di liberalizzare i saldi rendendoli possibili tutto l'anno, in Italia non sono state ancora studiate soluzioni serie e strutturate per rilanciare i consumi. www.winenews.it
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Una nuova cucina per l’Europa?
Gli europei potranno gustare nuove prelibatezze se andrà in porto il progetto di introdurre nuovi ingredienti innovativi sugli scaffali dei supermercati e nella cucina europea. Ingredienti prodotti con tecniche nuove e alimenti non tradizionalmente consumati in Europa: questo l’oggetto della nuova proposta della Commissione europea intesa a stimolare l'innovazione nel settore alimentare. Secondo Markos Kyprianou, commissario per la Salute, le nuove norme “offriranno ai consumatori la possibilità di provare i prodotti alimentari più recenti e creeranno condizioni favorevoli per l’industria alimentare in Europa”. Norme UE sui nuovi prodotti alimentari English esistono già, ma la nuova proposta le renderebbe più efficienti e pratiche. Sulla base dell’esperienza acquisita nell’applicare le regole esistenti, si è voluto tener conto degli ultimi sviluppi della tecnologia e dei pareri scientifici. Per semplificare le procedure, la valutazione e l’autorizzazione dei nuovi prodotti alimentari sarebbero centralizzate e affidate all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Oggi, la valutazione iniziale è effettuata invece a livello nazionale. I prodotti dichiarati sicuri potrebbero quindi essere autorizzati in tutta l'UE, con una procedura più rapida, più trasparente e più uniforme. Gli alimenti già diffusi fuori dell’UE ma non ancora consumati in Europa potranno essere commercializzati già 5 mesi dopo la prima notifica, una volta dimostrato che sono sicuri. Un esempio di nuovo ingrediente è rappresentato da un olio ricco di DHA, ossia di acido docosaesaenoico, da impiegare nei prodotti lattiero-caseari e nei sostituti del latte per le persone che soffrono di intolleranza al lattosio. Lo si può anche utilizzare nei grassi da spalmare, nei cereali per la colazione, negli integratori alimentari e nei cibi dietetici. http://ec.europa.eu
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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