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Olio: l’etichetta
per riconoscere il vero made in Italy
A Kiev
il supermarket del vino più grande d'Europa
Online
i paesaggi dello champagne
A Chianciano
Terme il Parlamento di Terra Madre Toscana
La “febbre
dei saldi” contagia anche gli enoappassionati
Una nuova
cucina per l’Europa?

Olio:
l’etichetta per riconoscere il vero made in Italy
E'
ora possibile essere sicuri di acquistare olio ottenuto esclusivamente
da olive italiane scegliendo uno dei 38 extravergini a denominazione
di origine (Dop) nazionali, acquistando direttamente nelle aziende
agricole, o verificando attentamente che sulle etichette ci sia
scritto il luogo di origine delle olive come “da olive raccolte
in Italia”, “da olive coltivate in Italia”, “da
olive prodotte in Italia”, “100% olive italiane”
o addirittura il nome dell'azienda agricola e non solo il luogo
dello stabilimento di confezionamento dell'olio. E' quanto afferma
la Coldiretti in occasione della storica entrata in vigore del Decreto
recante “Norme in materia di indicazioni obbligatorie nell'etichetta
dell'olio vergine ed extravergine” scaduto il termine di novanta
giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale N.243 del 18
ottobre previsto per l'entrata in vigore. Sul provvedimento, sostenuto
con la mobilitazione dalla Coldiretti, che introduce l'etichetta
Made in Italy sull'extravergine per combattere frodi e inganni,
occorre attivare immediatamente un sistema di controlli negli stabilimenti
per assicurare che tutti gli oli etichettati dopo il 17 gennaio
rispettino le condizioni fissate dal Decreto che - sottolinea la
Coldiretti - prevede che sulle confezioni di vergine ed extravergine
siano indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono
state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato
estratto l'olio, mentre se le olive sono state prodotte in più
paesi, questi andranno tutti indicati in ordine di quantità
decrescente, con la possibilità di multe fino a 9.500 euro
per i trasgressori di ogni singola violazione.
Se l'extravergine in vendita nei prossimi giorni non riporterà
queste indicazioni può significare - precisa la Coldiretti
- che si tratta di olio straniero o ottenuto da miscugli di olive
con origine anche diversa da quella nazionale. L'assenza di indicazioni
sull'origine delle olive può invece significare due cose:
o il mancato rispetto della legge o il fatto che si tratta di olio
imbottigliato prima del 17 gennaio per il quale il decreto concede
la possibilità di 18 mesi di tempo per la commercializzazione.
L'obbligo di indicare l'origine delle olive impiegate in etichetta
previsto dal decreto è - sottolinea la Coldiretti - un contributo
alla trasparenza se si considera che si è verificato nel
2007 un aumento record del 25 per cento degli arrivi di olio di
oliva estero proveniente soprattutto da Spagna, Tunisia e Grecia,
secondo i dati Istat dei primi nove mesi, mentre la produzione nazionale
è stimata in calo del 15 per cento rispetto all'anno precedente
su valori di poco superiori ai 5 milioni di quintali, secondo le
stime della Coldiretti. Di fatto, fino ad ora, quasi Ia metà
dell'olio “italiano” venduto sul territorio nazionale
- spiega la Coldiretti - è spremuto da olive di cui non si
conosce la provenienza che, grazie al provvedimento, dovrà
invece essere indicata in etichetta. “L'entrata in vigore
del provvedimento è un momento molto atteso dalla Coldiretti
che, assieme alle associazioni dei consumatori, ha raccolto un milione
e mezzo di firme per una iniziativa di legge popolare su questo
obiettivo” afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini
nel sottolineare che “vigileremo per garantire una corretta
applicazione del provvedimento e per impedire ritardi ed omissioni
che danneggiano le imprese ed in consumatori”. www.coldiretti.it
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A
Kiev il supermarket del vino più grande d'Europa
“Apre
a Kiev il più grande supermarket del vino d’Europa”.
Si chiama “Good Wine” e ad annunciarlo con non poco
clamore, secondo una notizia pubblicata sul quotidiano ucraino “Kyiv
Post”, sono i due proprietari, tali Dmitry Krimsky e Vladimir
Shapovalov, che nel centro della capitale, esattamente al numero
9 della via Mechnikova, hanno insediato un punto vendita di ben
1.200 metri quadrati dedicati solo ed esclusivamente al vino.?“L’idea
– spiega Krimsky – è quella di fare del nostro
supermercato un punto di riferimento per clienti della media e alta
classe, offrendo loro prodotti di qualità a un prezzo decisamente
buono”.?Sono più di 3.000 le etichette a scaffale,
comprese tra un prezzo minimo di 6 dollari a uno massimo che oscilla
tra 20 e 40, al motto di “business da alti volumi e non da
alti prezzi”. Proprio per via di questa scelta, i ritorni
sull’investimento sono attesi non prima dei prossimi cinque-sei
mesi.?I vini selezionati, forniti da importatori ucraini per il
65% dello stock (ma presto l’obiettivo sarà quello
di importare direttamente per ridurre i prezzi), provengono principalmente
da Italia e Francia, ma una buona fetta è riservata anche
ad australiani, cileni e sudafricani, mentre vini ucraini, georgiani
e moldavi per ora sono esclusi, “fino a quando – spiega
il titolare – non avranno raggiunto uno standard di qualità
adatto al nostro negozio”.?Al supermarket intanto verranno
presto affiancati un wine bar e una sala degustazione, mentre il
progetto futuro dei due soci è quello di aprirne altri lungo
le grandi arterie di comunicazione attorno alla capitale.?Secondo
le ultime stime, le vendite di vino in Ucraina sono salite del 30%
nell’anno appena trascorso, nonostante viga un sistema di
accise molto pesante, pari a 3 dollari per litro, che avvantaggia
i prodotti locali. Ma Krimsky non si scoraggia: “L’entrata
del Paese nella Wto farà scendere di molto le accise all’import,
con un ritorno vantaggioso per i vini esteri di qualità”.?Un’ultima
annotazione riguarda le performance del vino italiano sul mercato
ucraino: dal 2001 al 2006 le esportazioni sono salite del 251%,
a 2.125 ettolitri, per un valore passato da 210.000 a 1,1 milioni
di euro (+441%). Nel periodo gennaio-settembre 2007 il boom dei
vini italiani è continuato, con un valore che in soli nove
mesi ha superato l’intero introito del 2006, a 2.056.760 euro,
e una crescita rispetto al corrispondente periodo dell’anno
precedente del 188%. Carlo Flamini. www.focuswine.it
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Online
i paesaggi dello champagne
Dall’11
gennaio oggi è possibile seguire online il percorso della
candidatura dei “Paesaggi dello Champagne” a Patrimonio
mondiale dell'UNESCO. Basta collegarsi al sito internet www.paysagesduchampagne.fr
per lasciarsi rapire dalle immagini meravigliose di un territorio
che costituisce una realtà unica al mondo. A testimonianza
del legame particolare che unisce gli abitanti della Champagne alla
loro terra scorrono sullo schermo paesaggi incantevoli colti dall'obiettivo
fotografico nei colori delle diverse stagioni, cantine secolari
scavate nel gesso, maison, e ancora distese di vigneti a perdita
d'occhio. Queste le immagini della Champagne raccolte nel sito internet
che saranno i veri punti di forza del dossier di candidatura.
La sezione “Agenda” del sito propone ai navigatori di
seguire passo dopo passo il percorso di accettazione della candidatura
che, in caso di esito positivo, si concluderà a luglio 2010
con l'iscrizione della Champagne alla lista del Patrimonio mondiale
dell'UNESCO. Per chi volesse saperne di più, la sezione “En
savoir plus” racchiude i motivi che hanno portato alla candidatura,
in primis la valorizzazione e la preservazione della ricchezza paesaggistica,
oltre a spiegazioni sugli obblighi e i vantaggi dell'iscrizione
che porterebbe la Champagne sotto la protezione della comunità
internazionale.
Il Patrimonio Mondiale dell’Unesco protegge e valorizza i
siti del pianeta ritenuti particolarmente pregevoli per caratteristiche
naturali e culturali. L'elenco ufficiale ne annovera attualmente
851 distribuiti in 141 paesi. Fra gli altri si ricorda Mont Saint-Michel,
il castello di Versailles, ma anche i templi di Angkor in Cambogia,
il parco di Yellowstone negli Stati Uniti o ancora paesaggi viticoli
di pregio da un punto di vista culturale, come la giurisdizione
di Saint-Emilion, la regione dell'Haut Douro in Portogallo ecc.
Centro Informazioni Champagne - champagne@haikurp.it.
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A
Chianciano Terme il Parlamento di Terra Madre Toscana
Lo
scorso fine settimana si è tenuto a Chianciano Terme la prima
assemblea di Terra Madre Toscana. L’incontro rappresenta un’ulteriore
importante tappa di un percorso di costruzione della rete di Terra
Madre Toscana intrapreso da Slow Food Toscana insieme alla Fondazione
Slow Food per la Biodiversità, alla Regione Toscana e a Ucodep.
In questi due giorni di confronto, tutti i soggetti coinvolti (produttori
dei Presìdi Slow Food e delle Comunità del cibo, le
Condotte Slow Food con i soci e i fiduciari, associazioni ed enti
pubblici) sono stati chiamati a discutere un documento che definirà
principi, obiettivi e modalità di attuazione della rete e
le linee guida di come in concreto la rete dovrà agire. A
Chianciano si è lavorato per la nascita di una rete permanente
tra quanti in Toscana, a vari livelli (produttori, enti locali,
scuole e agenzie formative, ristoratori, trasformatori e commercianti,
mondo dell’associazionismo), sono impegnati ad affermare i
principi della democrazia, della giustizia, della responsabilità
e della qualità alimentare.
Le tappe precedenti sono state l’assemblea al Castello di
Poppi (Ar) e la manifestazione Terra Madre Toscana – Il giusto
gusto (ottobre-novembre 2006), in occasione della quale 25 comunità
del cibo (contadini, allevatori e pescatori di 15 Paesi, dal Vietnam
all’Ecuador, dallo Sri Lanka all’Ungheria, dal Guatemala
alla Bosnia), ospitate per cinque giorni in una trentina di comuni
della regione, hanno lavorato alla costruzione di Rete di Terra
Madre Toscana. Alcune importanti iniziative sono già state
avviate; per citarne alcune: il progetto di formazione e assistenza
tecnica svolto dai pescatori di Orbetello e rivolto alle donne Imraguen
del Presidio della bottarga in Mauritania e quello delle donne del
Presidio del pollo del Valdarno per le donne cilene del Presidio
della gallina dalle uova azzurre; la rete dei piccoli produttori
di caffé di qualità nel Centro America; i mercati
della terra in Libano che collaboreranno con i mercati toscani;
il progetto regionale sulla filiera corta; il Presidio formaggio
nel sacco in Bosnia Erzegovina. Nel 2006, con i rappresentanti delle
comunità del cibo di tutto il mondo, è gia stata siglata
la Carta di intenti per un percorso comune che ha sancito un impegno
congiunto per lo sviluppo e la salvaguardia dell’identità
agroalimentare e sociale in Toscana e nel mondo. press@slowfood.it
[Indice]

La
“febbre dei saldi” contagia anche gli enoappassionati
Non
solo ragazze e signore a caccia del grande affare: la "febbre
dei saldi" contagia anche gli eno-appassionati: il 61% degli
amanti del buon bere si lascia tentare qualche volta dalle bottiglie
in offerta al supermercato, secondo un sondaggio lanciato da www.winenews.it,
uno dei siti del vino più cliccati sul web, e Vinitaly, la
più importante fiera dell'enologia nazionale. L'analisi,
che traccia lo stato dell'arte del vino tra offerte e promozioni,
evidenzia che saltuariamente gli amanti del buon bere sono attirati
dalle bottiglie a prezzo ribassato. Una propensione all'acquisto
di tipo orizzontale, che fa mixare grandi marchi ed etichette cheap,
curiosità enologiche e brand affermati (atteggiamento "onnivoro"
comune a molti altri settori, come quello della moda, in cui è
sempre più diffusa l'abitudine di mescolare griffe, abiti
vintage ed acquisti ai grandi magazzini). In particolare, vincono
le proposte dei supermercati: il 61% degli eno-appassionati afferma
di approfittarne qualche volta, il 13% spesso, il 26% mai. Leggermente
diverso il feed-back alle promozioni in enoteca: al 40% degli eno-appassionati
non capita mai di acquistare bottiglie scontate (anche perché
qui è più raro imbattersi in offerte), al 52% capita
qualche volta e all'8% capita spesso.
Quali etichette vengono acquistate tra quelle in offerta? Gli enonauti
si orientano soprattutto verso le novità di mercato o i vini
mai provati (52% delle risposte): tra gli scaffali sempre più
affollati di proposte è facile lasciarsi tentare da qualcosa
di nuovo, senza il rimorso di aver speso troppo se poi si scopre
che non piace. I più "conservatori" preferiscono
andare sul sicuro, e scelgono esclusivamente marchi conosciuti (38%
delle risposte). Solo il 10% degli eno-appassionati privilegia etichette
straniere, a dimostrazione che tra gli intenditori di casa nostra
faticano ancora a sfondare vini made in California, Australia o
Cile.
Tanti i motivi che spingono gli enoappassionati a mettere nel carrello
bottiglie in offerta: vince, in primis, la curiosità di provare
nuove etichette (43%). Un'altra molla importante che sprona verso
gli sconti è la possibilità di acquistare grandi vini
a prezzi ragionevoli (41% delle risposte). Eventualità piuttosto
rara, ma quando capita gli enonauti ne approfittano volentieri:
come dire di no ad un noto Amarone o a un celebre Barolo ribassati?
Solo il 16% ammette il puro e semplice desiderio di risparmiare.
Tra gli eno-appassionati c'è, infatti, chi sottolinea di
bere vino ad ogni pasto e quindi di approfittare spesso dei prodotti
in promozione, privilegiando quelli dal buon rapporto qualità/prezzo.
Secondo il parere della maggioranza degli enonauti (56%), le offerte
promozionali di vino nei supermercati e nelle enoteche, negli ultimi
tempi, sono rimaste stazionarie: il 35% pensa invece che siano aumentate,
complici i consumi di vino in caduta libera; solo il 9% degli enonauti
ritiene che le offerte siano diminuite.
Ma alla fine i "saldi" del vino sono considerati in chiave
positiva o negativa? Qui il mondo degli enonauti sembra spaccarsi
in due: da una parte, c'è chi afferma che il vino è
uno di quei prodotti che non dovrebbero mai assolutamente essere
"svenduti", dall'altra, c'è chi sostiene che le
offerte e le promozioni di bottiglie dovrebbero aumentare - per
invogliare all'acquisto in un momento di grave stallo per i consumi
di vino, giunti al minimo storico. E se in Francia il Ministro dell'Economia
ha proposto l'idea di liberalizzare i saldi rendendoli possibili
tutto l'anno, in Italia non sono state ancora studiate soluzioni
serie e strutturate per rilanciare i consumi. www.winenews.it
[Indice]

Una
nuova cucina per l’Europa?
Gli
europei potranno gustare nuove prelibatezze se andrà in porto
il progetto di introdurre nuovi ingredienti innovativi sugli scaffali
dei supermercati e nella cucina europea. Ingredienti prodotti con
tecniche nuove e alimenti non tradizionalmente consumati in Europa:
questo l’oggetto della nuova proposta della Commissione europea
intesa a stimolare l'innovazione nel settore alimentare. Secondo
Markos Kyprianou, commissario per la Salute, le nuove norme “offriranno
ai consumatori la possibilità di provare i prodotti alimentari
più recenti e creeranno condizioni favorevoli per l’industria
alimentare in Europa”. Norme UE sui nuovi prodotti alimentari
English esistono già, ma la nuova proposta le renderebbe
più efficienti e pratiche. Sulla base dell’esperienza
acquisita nell’applicare le regole esistenti, si è
voluto tener conto degli ultimi sviluppi della tecnologia e dei
pareri scientifici. Per semplificare le procedure, la valutazione
e l’autorizzazione dei nuovi prodotti alimentari sarebbero
centralizzate e affidate all’Autorità europea per la
sicurezza alimentare (EFSA). Oggi, la valutazione iniziale è
effettuata invece a livello nazionale. I prodotti dichiarati sicuri
potrebbero quindi essere autorizzati in tutta l'UE, con una procedura
più rapida, più trasparente e più uniforme.
Gli alimenti già diffusi fuori dell’UE ma non ancora
consumati in Europa potranno essere commercializzati già
5 mesi dopo la prima notifica, una volta dimostrato che sono sicuri.
Un esempio di nuovo ingrediente è rappresentato da un olio
ricco di DHA, ossia di acido docosaesaenoico, da impiegare nei prodotti
lattiero-caseari e nei sostituti del latte per le persone che soffrono
di intolleranza al lattosio. Lo si può anche utilizzare nei
grassi da spalmare, nei cereali per la colazione, negli integratori
alimentari e nei cibi dietetici. http://ec.europa.eu
[Indice]
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore

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