ASA Associazione Stampa Agroalimentare

Newsletter 405
/ 21.12.2015

In prossimità delle festività, vi giunga l’augurio più caro di un Felice Natale e di un 2016 pieno di serenità e benessere!
La nostra newsletter si ferma e riprenderà regolarmente Lunedì 11 gennaio 2016.


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Unesco: Parma proclamata città creativa per la gastronomia

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che Parma è stata ufficialmente proclamata dall'Unesco 'città creativa per la gastronomia'. È la prima volta che una città italiana ottiene questo prestigioso riconoscimento che l'Unesco assegna a quelle città che dimostrano doti uniche nella creatività agroalimentare. 
"Sono particolarmente soddisfatto di questo risultato - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - La visibilità dell'Unesco e delle sue città creative aiuterà non solo Parma ma tutto l'agroalimentare italiano per contrastare anche quei fenomeni di Italian sounding che fanno delle nostre produzioni tipiche le più imitate al mondo. L'Unesco oggi ha riconosciuto che il cibo non è solo un prodotto commerciale ma il simbolo di una comunità, il risultato di un processo identitario che dimostra la nostra creatività, anche in questo campo. Nessuno potrà replicare la capacità di chi il cibo lo produce e lo rende unico al mondo".
Il negoziato, guidato dal prof. Pierluigi Petrillo, conferma l'impegno del Ministero dell'Agricoltura in ambito Unesco: pochi giorni fa ricorreva il primo anniversario dell'iscrizione della pratica agricola della vite ad alberello di Pantelleria nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell'Unesco, la prima pratica agricola al mondo ad ottenere questo risultato. E sempre lo scorso anno è stata ottenuta l'iscrizione nella Lista dei patrimoni culturali materiali dell'Unesco del primo paesaggio vitivinicolo, quello delle Langhe-Roero e Monferrato. Parma è la prima città italiana ad ottenere questo riconoscimento.
www.politicheagricole.it



Clima: accordo nell’anno più caldo di sempre

“Il mondo si è fermato sull’orlo del precipizio con il 2015 che si appresta a conquistare il primo posto degli anni più caldi di sempre, alla testa di una classifica che vede peraltro tutti e dieci gli anni più caldi della storia successivi al 2000". E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare il testo dell’accordo alla conferenza Onu sul clima di Parigi di fronte alla tendenza evidente al surriscaldamento. Nel 2015 i mesi di febbraio, marzo, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre hanno infatti fatto registrare il record nella temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani, secondo le elaborazioni Coldiretti sulla banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre che rileva le temperature sul pianeta dal 1880. Mancano ancora il dato ufficiale mondiale di novembre che tuttavia negli Stati Uniti è stato il più bollente di sempre e – continua la Coldiretti - quello di dicembre. Il 2015 molto probabilmente supererà quindi il 2014 che è stato fino ad ora in testa alla classifica degli anni con la temperatura più elevata davanti al 2010 che - continua la Coldiretti - è seguito dal 2005 e dal 1998 e poi a pari merito dal 2013 e dal 2003 e a seguire il 2002, il 2006 e il 2009. La tendenza al cambiamento climatico è evidente anche in Italia, dove le anomalie dell’autunno sono facilmente percepibili in questi giorni dopo una estate 2015 che si è classificata al terzo posto delle più calde di sempre. Peraltro il 2014 – ricorda la Coldiretti – è stato l’anno più caldo da quando esistono i rilevamenti climatici per l’Italia nel 1880, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr. L’anno scorso - sottolinea la Coldiretti - si è registrata una temperatura superiore di 1,45 gradi rispetto alla media ma che l’Italia abbia la febbre è confermato dal fatto che anche nella Penisola ben nove dei dieci anni più caldi che sono successivi al 2000. Dopo il 2014 - conclude la Coldiretti - ci sono il 2003, 2007, 2012, 2001, poi il 1994, 2009, 2011, 2000, 2008.

www.coldiretti.it




Redditi agricoli, calano in Ue ma in Italia crescono dell'8,7% 

Nell’anno di Expo il reddito reale per lavoratore degli agricoltori europei è diminuito del 4,3% ma in Italia si registra in netta controtendenza un aumento medio dell’8,7%, anche se permangono aree di grave crisi, dal latte alla carne fino ai cereali, dove i ricavi non coprono neanche i costi di produzione. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti riunita in Assemblea Nazionale a Roma, su dati Eurostat relativi al 2015 dai quali si evidenzia che l’Italia batte nettamente la Germania che si trova al fondo della classifica europea con una riduzione record del 37,6% nei redditi agricoli.

Con un aumento record del 26,1% del reddito reale di chi lavora in agricoltura negli ultimi 5 anni), l’Italia si classifica al primo posto a livello europeo mentre in fondo si posizionano la Germania (-35,3%) e la Finlandia (-53,7%) nel periodo 2010-2015. A condizionare i bilanci delle aziende agricole è anche il modello di sviluppo con risultati più positivi per chi ha scelto di puntare sulla distintività e sulla multifunzionalità dell’agricoltura come l’Italia che è il paese leader in Europa per prodotti a denominazioni riconosciuti, imprese orientate al biologico ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), quota inferiore di quasi 4 volte rispetto alla media europea (1,4%).  

Il modello produttivo dell’agricoltura italiana è campione anche nella produzione di valore aggiunto per ettaro che è più del doppio della media UE-27, il triplo del Regno Unito, il doppio di Spagna e Germania, e il 70% in più dei cugini francesi. Senza dimenticare il grande sforzo di rinnovamento dell’agricoltura italiana dove una impresa su tre è nata negli ultimi dieci anni con una decisa tendenza alla multifunzionalità, dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche le attività ricreative come la cura dell’orto e i corsi di cucina in campagna, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili.

“Dall’analisi esce confermata la strategicità del settore agricolo a sostegno della ripresa del Paese ma anche la permanenza di grandi distorsioni con i prodotti della terra sottopagati dove è presente un forte squilibrio del potere contrattuale dal campo alla tavola” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “l’obiettivo del nuovo anno dovrà essere quello di garantire la trasparenza dell’informazione ai consumatori con l’obbligo di indicare la provenienza di tutti i prodotti alimentare per fare in modo che il valore conquistato dal Made in Italy sui mercati si trasferisca alle imprese agricole”.

www.ilpuntocoldiretti.it




Il Prosecco traina l’export di vino italiano negli Stati Uniti

Gli americani bevono più vino italiano ma la pagano meno. Nei primi dieci mesi del 2015 l’export di vino italiano negli Usa è aumentato del 4,5% in quantità ma con una flessione del 2,2% a valore i vini italiani. Il dato è complessivamente positivo, considerato che il mercato a stelle e strisce è fermo, come sottolinea l’Italian Wine & Food Institute.

Fra i principali paesi concorrenti dell’Italia perdono terreno, nei primi dieci mesi dell’anno in corso, l’Australia (-0,5%), l’Argentina (-15,2%), il Cile (-3,7%), la Spagna (-2,1%), la Germania (-4,1%) e il Sud Africa (-8,1%). Migliorano invece le posizioni la Francia (+11%), la Nuova Zelanda (+10%) ed il Portogallo (+ 16,9%).

Complessivamente le importazioni di vini italiani sono ammontate a 2,16 milioni di ettolitri, per un valore di 1,1 miliardi di dollari. Ma è il Prosecco a trainare l’export italiano di vino negli Usa: infatti, gli spumanti dall’Italia sono balzati dell’11,9% in quantità e del 15,2% a valore. Nello stesso periodo, le importazioni vinicole negli Usa sono calate dello 0,1% in quantità e dell’1,2% a valore.

http://emanuelescarci.blog.ilsole24ore.com


Agricoltori italiani sempre più a loro agio con le nuove tecnologie

L'agricoltura italiana si fa sempre più tecnologica e diventa 2.0. È quanto emerge da uno studio presentato da Image Line, azienda specializzata nei servizi informatici per le aziende agricole, e Nomisma secondo cui i "contadini" del Paese sarebbero sempre più a loro agio con l'utilizzo di Internet, smartphone e tablet.

Gli agricoltori, infatti, vedono le nuove tecnologie anche come mezzo per dialogare con il consumatore e raccontare direttamente la storia dei propri prodotti e delle attività connesse che realizzano come agriturismo e fattorie didattiche.

Il quadro delineato da Nomisma sancisce così che il 61% dei lavoratori del settore primario utilizza quotidianamente Internet per le proprie attività, mentre il 95,6% utilizza pagine web e banche dati online a supporto della gestione della gestione dell'azienda agricola. Tra questi il 35,2% lo fa per avere informazioni meteo, mentre l'11,2% si tiene aggiornato sui prezzi dei prodotti agricoli. Il 20,4% degli agricoltori ha inoltre un proprio sito web e di questi il 26,4% consente al consumatore di acquistare prodotti online. Il 43% degli agricoltori, infatti, è interessato ai droni mentre il 2,1% già li impiega per migliorare la propria attività.
www.fastweb.it



I viaggi degli italiani nel 2016: aumentano i budget e la ricerca di nuove mete

La felicità non dipende dal possesso di beni, ma dalla possibilità di viaggiare. A dirlo non è un agente di viaggi ma Thomas Gilovich, il professore di psicologia della Cornell University che studia la correlazione tra soldi e felicità. Secondo Gilovich “Le nostre esperienze sono una parte importantissima di noi, molto più dei beni materiali". E gli italiani sembrano essere d’accordo.
Nonostante il clima di incertezza economica, infatti, l’anno prossimo il 68% degli italiani manterrà invariato o aumenterà il budget destinato ai viaggi. E c’è chi farà di più: un italiano su 5 è disposto a incrementare in maniera significativa la spesa per i viaggi anche a costo di di rinunciare a qualcosa. La spesa media si attesterà sui 3.400 euro, cifra che pur se lontana dai 9.400 euro stanziati dagli australiani, è comunque in crescita rispetto al 2015.
A indicare che i viaggi sono sempre più uno strumento di gratificazione è TripBarometer, lo studio condotto da TripAdvisor coinvolgendo 44mila viaggiatori e albergatori di tutto il mondo fra cui 3mila italiani. Secondo l’indagine l'anno prossimo la quasi totalità degli italiani il 93%, farà un viaggio entro i confini nazionali e una buona fetta, il 63%, vorrebbe fare del viaggio una vera e propria esperienza che dia emozioni nuove. Per esempio, il 17% ha in programma di provare per la prima volta una vacanza all’insegna del benessere e il 16% sta pianificando la sua prima crociera.
La voglia di novità fa aumentare anche l’appeal dei viaggi-avventura. Il 12% sta organizzando per la prima volta un safari o un tour in una riserva naturale e il 10% pensa a viaggi che prevedano la possibilità di praticare sport e discipline ad alto tasso di adrenalina come l’alpinismo e il rafting.
www.eventreport.it


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