ASA Associazione Stampa Agroalimentare


Newsletter 393
/ 28.09.2015



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Agricoltura sociale e microcredito centrali per il nuovo modello di sviluppo

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che si è svolto ad Expo il convegno internazionale 'Agricoltura sociale e microcredito'. All'appuntamento hanno preso parte, tra gli altri, l'ex Presidente dell'Uruguay, Josè Mujica, il ministro Maurizio Martina, il vice ministro Andrea Olivero, diversi esponenti parlamentari e i rappresentanti di tutte le organizzazioni agricole. 
"Agricoltura sociale e microcredito  - ha dichiarato il Ministro Martina - sono strumenti concreti di inclusione e di cittadinanza, per questo abbiamo voluto organizzare questo appuntamento in Expo valorizzando il grande lavoro fatto dai tantissimi operatori di questo mondo. Questo modello, oltre a rafforzare le opportunità di crescita delle aziende agricole, contribuisce allo sviluppo sostenibile dei nostri territori. Con l'approvazione in via definitiva della legge sull'Agricoltura sociale dello scorso 5 agosto abbiamo fatto un passo avanti importante, dobbiamo ora rafforzare il lavoro su questo fronte. Parliamo di un'esperienza che è centrale per la costruzione di un modello di società più equa e giusta. Una pratica che riguarda anche e soprattutto i Paesi in via di sviluppo, dove costituisce un elemento decisivo anche della lotta alla fame. Come ricordato bene dall'ex Presidente Mujica è necessario lavorare per sostenere l'agricoltura famigliare, per aiutare i piccoli produttori con tecnologie e innovazioni efficaci. Sono questi i temi che abbiamo affrontato anche nella Carta di Milano, l'atto d'impegno che rappresenta il nostro contributo al dibattito mondiale sul diritto al cibo. Questa settimana a New York saranno discussi dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite gli Obiettivi del Millennio: in quell'occasione presenteremo la Carta per contribuire alla costruzione della generazione Fame zero".
"Siamo orgogliosi - ha dichiarato il vice Ministro Andrea Olivero - di aver organizzato questa giornata: l'agricoltura sociale è centrale per Expo e per il futuro che vogliamo. La ripresa dell'economia passa anche, se non soprattutto, dal settore agricolo. Vogliamo una ripresa di qualità, che sia solidale ed inclusiva, che riguardi il maggior numero di persone e che sia sostenibile e durevole, come ci ha indicato l'ex presidente Mujica. L'agricoltura sociale valorizza un aspetto antico che si dota di mezzi moderni per sostenere e accompagnare i territori, in modo particolare quelli definiti marginali, e il loro tessuto sociale. Inserimenti lavorativi di persone svantaggiate, fattorie didattiche, agri-nido e agri-asilo: esistono tanti modi per concepire la multifunzionalità anche in ambito sociale. E quest'ultima - la multifunzionalità delle imprese agricole - è e deve sempre più essere la chiave di volta per l'agricoltura italiana. Ed è per questo che va sostenuta in modo deciso, riconoscendo e valorizzando le esperienze nate dalla società civile, anche attraverso il microcredito con formule innovative".
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Triplica export birra made in Italy in 10 anni, è boom

Volano le esportazioni di birra italiana all’estero che sono praticamente triplicate negli ultimi dieci anni con un aumento record del 28 per cento in quantità nel primo semestre 2015 rispetto allo stesso periodo anno precedente. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata in occasione della giornata ufficiale dedicata alla bevanda alcolica più consumata nel mondo ad Expo dove, nel padiglione No farmers No party all’ingresso del Cardo Sud, è stata aperta una speciale mostra dedicata all'innovazione della birra Made in Italy. 
Numerosi sono gli esempi innovativi della produzione nazionale presenti al Padiglione Coldiretti. Se la birra piemontese aromatizzata alla canapa - sottolinea la Coldiretti - è di colore rosso rubino intenso e ha un deciso aroma di miscele di malti d'orzo con spiccata sensazione floreale e gusto pronunciato, quella pugliese al carciofo è di colore giallo paglierino con intensi profumi che molto ricordano il prestigioso Igp brindisino e gli agrumi, con un retrogusto piacevolmente amarognolo. Tutta la freschezza delle visciole nella fruttata birra marchigiana aromatizzata con questa ciliegia acida, una birra adatta per l’aperitivo, quasi una bollicina con sentori di luppolo malto d’orzo e visciola. E infine, passando dalla pregiata birra biologica doppio malto trevigiana che si esalta con il gusto del radicchio rosso tardivo Igp, si arriva alla birra bionda al riso, realizzata da un’azienda veronese che con il riso ha realizzato decine di preparazioni e che ha inteso offrire una proposta alcoolica alternativa ai grandi vini Doc scaligeri. 
Anche grazie a queste innovazioni la birra italiana - continua la Coldiretti - va forte all’estero e conquista i paesi nordici, dalla Germania (+37 per cento), alla Svezia (+5 per cento), fino ai pub della Gran Bretagna (+3 per cento), nel primo semestre del 2015 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
A sostenere le esportazioni - sottolinea la Coldiretti - è infatti anche il boom nella produzione artigianale di birre Made in Italy che, quando sono l’evoluzione di aziende agricole, rappresentano l'autentica espressione del Made in Italy. Ha raggiunto il record di 30 milioni di litri la produzione annuale di birra artigianale in Italia dove in netta controtendenza alla crisi si contano circa 600 microbirrifici nel 2014, rispetto alla trentina censiti dieci anni fa.
Oltre a contribuire all’economia, la birra artigianale rappresenta anche – prosegue la Coldiretti - una forte spinta all’occupazione soprattutto tra gli under 35 che sono i più attivi nel settore con profonde innovazioni che - sottolinea la Coldiretti - vanno dalla certificazione dell’origine a chilometri zero al legame diretto con le aziende agricole, ma anche la produzione di specialità altamente distintive o forme distributive innovative come i brewpub o i mercati degli agricoltori di Campagna Amica. 
Una offerta variegata in grado di soddisfare gli otre 30 milioni di appassionati consumatori di birra presenti in Italia dove tuttavia il consumo pro capite e di 29 litri, molto poco rispetto a Paesi come la Repubblica Ceca con 144 litri pro capite, l'Austria 107,8, la Germania 105, l'Irlanda 85,6, il Lussemburgo 85 o la Spagna 82. 
A garantire la produzione italiana di birra ci sono le coltivazioni nazionali di orzo con una produzione di circa 860.000 tonnellate nel 2014 su una superficie complessiva investita di circa 226.000 ettari. Per quanto concerne la produzione di birra, la filiera cerealicola unitamente al Ministero delle Politiche Agricole ipotizza un impegno annuo di granella di orzo pari a circa 90.000 tonnellate. Da tempo Coldiretti ha stimolato, perseguito ed avviato la politica delle filiere corte del “Made in Italy” agroalimentare, nel senso che il produttore partecipa, attraverso le sue forme associate fino alla gestione del prodotto finito sul mercato. Contestualmente, si sta potenziando su tutto il territorio nazionale la rete distributiva di “Campagna Amica” presso la quale il consumatore trova i prodotti firmati direttamente dal produttore in una sorta di vera tracciabilità. Tale politica ha stimolato anche la nascita di iniziative progettuali nel segmento della birra artigianale o agricola avviando una nuova imprenditorialità costruita con l’impiego dell’orzo aziendale in un contesto produttivo a ciclo chiuso garantito dallo stesso agricoltore. In questa situazione di grande dinamicità, a supporto della trasparenza dell’informazione dei consumatori, è però necessario - conclude la Coldiretti - qualificare le produzioni nazionali con l’indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine, per evitare che vengano spacciati come Made in Italy produzioni straniere.

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Finisce terza estate più calda da 2 secoli

L’autunno inizia con un’ondata di maltempo accompagnata da un forte abbassamento delle temperature in Italia, dove l’estate climatologica si classifica al terzo posto e sale sul podio delle più calde dal 1800 con una temperatura media superiore di 2,3 gradi centigradi rispetto al periodo di riferimento 1971-2000. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione dell’inizio ufficiale dell’autunno 2015, sulla base dei dati Isac Cnr. Si conferma - sottolinea la Coldiretti - la tendenza ai cambiamenti climatici anche in Italia dove l’estate più calda si è verificata nel 2003 con al secondo il 2012 ma è significativo il fatto che le dieci temperature estive più alte si concentrano negli anni successivi al 2000. Un andamento in linea con quanto sta avvenendo a livello mondiale dove l’estate 2015 si è classificata addirittura come la più calda di sempre con una temperatura combinata della terra e della superficie degli oceani superiore di 0,85 gradi alla media del ventesimo secolo secondo elaborazioni Coldiretti su dati del NOAA. National Oceanic and Atmospheric Administration, che rileva le temperature dal 1880. “Un segnale molto chiaro in vista del vertice Onu previsto a Parigi sul clima a dicembre dal quale si attendono impegni significativi ed urgenti”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

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Non solo cibo, ma anche impegno solidale

Può cominciare dalla cura dell'orto o da un corso di panificazione il riscatto sociale e il reinserimento lavorativo di persone disabili o svantaggiate. Perché l'azienda agricola non è più sinonimo solo di cibo, campagna, paesaggio rurale: oggi vuol dire anche welfare, uno spazio solidale dove le fasce deboli della popolazione possono costruire nuove relazioni sociali, fare terapia con gli animali o con le piante, ritagliarsi un posto nuovo nel mercato del lavoro. L'approvazione definitiva della legge nazionale sull'agricoltura sociale, poco più di un mese fa, ha finalmente riconosciuto giuridicamente le tante esperienze di eccellenza, spesso volontarie e autogestite, di chi ha saputo coniugare l'imprenditorialità agricola con la responsabilità sociale. E ora diventa l'occasione per dare un forte impulso alla crescita del settore, anche con il sostegno di Psr e dei fondi Sie. E' quanto emerge dall'iniziativa "L'agricoltura sociale è legge: una vera opportunità per l'intera società" che la Cia-Confederazione italiana agricoltori ha organizzato a Roma, presso l'Auditorium "Giuseppe Avolio".

"La buona agricoltura svolge da sempre una rilevante funzione sociale: oltre a latte, vino e frutta, produce welfare ‘rigenerativo' -ha spiegato il presidente nazionale della Cia Dino Scanavino - dando nuova vita e nuove risorse al rapporto tra città e campagna e diventando un soggetto attivo nell'erogazione di servizi al pubblico".

L'Italia oggi si colloca ai primi posti dello scenario europeo con oltre 1.000 progetti e pratiche di agricoltura sociale all'attivo. Tantissime aziende associate alla Cia hanno già avviato e sperimentato questo nuovo modo di fare agricoltura, promuovendo l'offerta di servizi assistenziali e occupazionali a vantaggio di soggetti deboli (portatori di handicap, tossicodipendenti, detenuti, anziani, bambini) e di aree fragili (montagne e centri isolati) in collaborazione con istituzioni pubbliche e con il vasto mondo del Terzo settore.

L'agricoltura sociale, dunque, cresce nei numeri, contando oltre 4 mila addetti su tutto il territorio nazionale e toccando un valore della produzione di 200 milioni di euro. Dati incoraggianti che ora l'approvazione della legge può solo accelerare.

"Si tratta di un'importante novità nel panorama giuridico agricolo -ha sottolineato Scanavino- che apre nuovi spazi di valorizzazione per le imprese e consolida il rapporto tra le nuove funzioni pubbliche e sociali svolte da agricoltura e cittadini. La sua approvazione è fondamentale e la Cia l'ha fortemente sostenuta, perché una legge nazionale stabilisce delle definizioni, crea un linguaggio, pone limiti, mette a punto strumenti, favorisce una strategia condivisa, orienta l'attività legislativa delle Regioni". Ora infatti, ha continuato il presidente della Confederazione, "bisogna subito approfittare della legge nazionale per mettere a punto le leggi regionali, magari prendendo a riferimento le cose buone scritte da quelle Regioni che hanno già legiferato" nonché "sostenere i vari assessorati regionali all'Agricoltura a essere i veri protagonisti e non demandare ad altri".

Ma con questa iniziativa, la Cia vuole anche evidenziare il suo impegno nel settore e lavorare per il rafforzamento del Forum dell'agricoltura sociale, aderendo ai diversi forum regionali e facendo aderire le proprie aziende. "Vogliamo accrescere e promuovere sul territorio la partecipazione attiva della Cia al Forum -ha evidenziato Scanavino-. Perché l'agricoltura sociale è un processo plurale, radicato nei luoghi e sulla base dei bisogni delle comunità locali. La fattoria sociale non è mai un'esperienza isolata, ma sempre un sistema territoriale che coinvolge aziende agricole, cooperative sociali, strutture sanitarie, enti locali, famiglie".

Soprattutto la Confederazione italiana agricoltori vuole essere parte propositiva con le Regioni nella predisposizione dei Psr, nella realizzazione di programmi finalizzati allo sviluppo della multifunzionalità delle imprese agricole e basati su pratiche di progettazione integrata territoriale e di sviluppo dell'agricoltura sociale. "Vogliamo promuovere progetti in questo periodo di avvio della nuova fase di programmazione dei fondi Sie -ha aggiunto il presidente della Cia-. Uso volontariamente questa espressione: Fondi europei di investimento e sviluppo, perché l'agricoltura sociale proprio per il suo essere plurale non riguarda solo il Psr, ma anche il Fondo sociale europeo, i finanziamenti per i progetti aree interne e altro. Ora occorre costruire progetti partendo dai fabbisogni e dalle risorse specifiche delle varie aree del Paese. Sappiamo che non è facile. Le innovazioni sociali sono decisamente più difficili di quelle tecnologiche anche complesse".

Per questo "la Cia intende avviare un programma di ‘seminari aperti' sul territorio, momenti di informazione e approfondimento, di animazione, di interlocuzione con le amministrazioni anche per il rinnovamento normativo, ma soprattutto di creazione di esperienze concrete. Non dimenticando che l'agricoltura sociale è un'attività economica e come tale deve produrre reddito, deve essere profittevole -ha concluso Scanavino- ma che c'è altro, c'è tanto d'altro. L'agricoltura sociale accresce la reputazione del comparto ed è un ulteriore valore per la società".

"Con questa legge abbiamo raggiunto un doppio risultato nell'interesse dell'agricoltura -ha affermato il viceministro alle Politiche agricole, Andrea Olivero, nel suo intervento- a vantaggio della multifunzionalità e del welfare del Paese". Il punto fondamentale è che finalmente le attività svolte nell'ambito dell'agricoltura sociale vengono riconosciute attività agricole a tutti gli effetti con la cosiddetta "connessione", godendo dello stesso regime fiscale. "La tassazione sarà la stessa senza la necessità di aprire posizioni differenti, rientrando nella normale attività agricola nella logica delle multifunzionalità -ha evidenziato Olivero -e questo aiuta moltissimo perché se si vuole aprire la propria azienda a un agri-nido, fare attività di fattoria sociale, questo diventa parte integrante dell'attività agricola, compresi gli effetti fiscali".

L'onorevole Massimo Fioro, relatore alla Camera della legge, ha invece ricordato che "è il frutto di un confronto costante con tutti i rappresentanti del settore. Il risultato non è un compromesso, ma una sintesi efficace che valorizza la pluralità di operatori in campo. Ora occorre tempestivamente avviare la sua applicazione a partire, per esempio, dalla costituzione dell'Osservatorio nazionale. L'assessore all'Agricoltura della Regione Abruzzo, Dino Pepe, ha quindi ribadito l'opportunità che la legge offre per orientare le normative regionali, anche per utilizzare al meglio le risorse del Psr e degli altri Fondi Sie: "L'agricoltura sociale -ha precisato- può dare un contributo essenziale ai problemi socioeconomici delle aree più difficili, come quelle interne e montane".

All'iniziativa della Confederazione è intervenuto anche il portavoce del Forum nazionale dell'Agricoltura sociale Antonio Carbone nonché numerosi rappresentanti del mondo accademico e imprenditoriale.

www.cia.it




Il cibo come medicina: la nutraceutica per un'alimentazione più sana e per prevenire le malattie

Il seminario organizzato da Confagricoltura, in collaborazione con l'Accademia Nazionale di Agricoltura, il Parco Tecnologico Padano e Assobiotec-EuropaBio, ha fatto il punto sulla nutraceutica: lo studio di quei principi attivi presenti nei comuni alimenti in grado di svolgere funzioni protettive per la nostra salute e preventive di patologie cronico degenerative.
Nella prima sessione, coordinata dal prof. Giorgio Cantelli Forti, presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, sono stati analizzati gli aspetti scientifici del tema insieme ai massimi studiosi del settore a livello nazionale ed internazionale: la prof.ssa Silvana Hrelia, direttrice del Centro Biochimica della Nutrizione Università di Bologna; la prof.ssa Patrizia Hrelia, presidente della Società Italiana di Tossicologia; il dottor Arrigo Cicero, presidente della Società Italiana di Nutraceutica e il prof. Giovanni Scapagnini della Società Italiana di Nutraceutica.
“Mangiare sano - ha sottolineato  Cantelli Forti –  vuol dire anche alimentarsi tenendo conto delle conoscenze sulla composizione dei cibi e sul metabolismo, per prevenire malattie o ridurre il ricorso a farmaci. Su questo tema si sta sviluppando un settore scientifico interdisciplinare che unisce biochimica, farmacologia e chimica, che sta ottenendo precise evidenze sull’uomo per il contenimento di alcune patologie gravi”.
Utilizzando le più recenti conoscenze nel campo della nutraceutica, è possibile prevenire alcune patologie cronico degenerative (neurodegenerative-cardiovascolari-cancro) tramite l’assunzione di particolari alimenti che possono essere considerati, per i loro effetti benefici, alla stregua di veri e propri farmaci (farma-alimenti) che sono presenti soprattutto nei prodotti vegetali.
“Non è un caso che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandi il consumo di almeno 400 grammi di frutta e verdura al  giorno-  ha sottolineato Giandomenico Bonaldi componente della giunta di Confagricoltura - possibilmente in cinque diversi momenti della giornata e scegliendo tra 5 colori diversi per garantire l’assunzione del maggior numero di componenti nutraceutici”.
Nella seconda sessione, coordinata da Ruggero Targhetta, amministratore delegato di PRIA (Progetti di Ricerca e Innovazione in Agricoltura), società costituita da Confagricoltura ed Euris per favorire il dialogo tra il mondo agricolo, le istituzioni della ricerca e il sistema industriale e al fine di promuovere la produttività e l'efficienza del settore primario, sono state presentate alcune  iniziative imprenditoriali  fortemente orientate alla ricerca e innovazione.
LB Lyopharm s.r.l., azienda specializzata in alimenti clinici, dietetici ed edulcoranti, ha presentato l'iniziativa "Rete di imprese Nutribiotech", nata con l'obiettivo di sviluppare la collaborazione in materia di ricerca e sviluppo di alimenti innovativi capaci di migliorare salute e benessere, rispondere a specifiche esigenze fisiologiche e ridurre il rischio di patologie.
Bionap,  azienda specializzata nella produzione di  estratti vegetali standardizzati utilizzati nel settore dei cosmeceutici e degli integratori alimentari, che ha concentrato la propria missione su sostanze attive contenute in alimenti e piante mediterranee, al fine di realizzare prodotti destinati al settore del benessere e della bellezza.
L'azienda agricola Aureli Mario, leader mondiale nella produzione e trasformazione degli ortaggi, che sta indirizzando sempre più la sua attività nel campo della nutraceutica, producendo non solo ingredienti per industrie alimentari, ma anche prodotti salutistici naturali come vitamine, flavonoidi e antiossidanti, concentrandosi sui succhi di ortaggi come alimenti funzionali, con particolare riferimento alle carote ed altri prodotti di colori diversi che non solo hanno un valore nutrizionale di base, ma che  forniscono fitochimici biodisponibili.
Confagricoltura ha deciso di lanciare in occasione di Expo “Gli appuntamenti con la sostenibilità”, per confrontarsi su questo tema e guidare il sistema agricolo italiano verso un modello di sviluppo che garantisca la crescita dell’economia senza compromettere il futuro delle prossime generazioni. Tale percorso non può che essere accompagnato da un forte impulso all’eco-innovazione, da una sempre maggiore attenzione alle potenzialità della bioeconomia e  da una maggiore collaborazione tra le imprese di tutto il settore agroalimentare e agroindustriale, con la creazione di reti tematiche capaci di efficientare, anche in chiave green, i processi aziendali. La nutraceutica non solo apre nuove prospettive al settore agricolo, agroalimentare ed agroindustriale, ma può divenire anche un importante strumento per l'educazione dei consumatori allo scopo di promuovere scelte consapevoli e sostenibili.

www.confagricoltura.it




Clima: ulivi sulle Alpi, banane e avocado Made in Italy in Sicilia

Il Made in Italy stravolto per effetto dei cambiamenti climatici: la coltivazione dell’ulivo in Italia è arrivata a ridosso delle Alpi, dove la presenza della vite è a quasi 1200 metri di altezza come nel comune di Morgex e di La Salle, in provincia di Aosta, dove dai vitigni più alti d’Europa si producono le uve per il Blanc de Morgex et de La Salle Dop. È quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati del rapporto del Wwf Italia, secondo il quale la superficie dei ghiacciai sulle Alpi si è ridotta del 40% in poco più di 50 anni, passando dai 519 km quadrati del 1962, agli attuali 368 km.

Negli ultimi 10 anni la coltivazione dell’ulivo sui costoni più soleggiati della montagna valtellinese è passata da zero a circa 10mila piante, su quasi 30 mila metri quadrati di terreno. La nuova frontiera alpina dell’olio, oltre il 46esimo parallelo, è monitorata dai tecnici della Coldiretti, che sempre più spesso si sentono chiedere dagli agricoltori di inserire nel proprio fascicolo aziendale i terreni a uliveto. Ma il cambiamento climatico si fa sentire sulla distribuzione delle coltivazioni in tutta la penisola. Nella Pianura Padana si coltiva oggi circa la metà della produzione nazionale di pomodoro destinato a conserva e di grano duro per la pasta, colture tipicamente mediterranee.

Una situazione che ha avuto effetti straordinari in Sicilia, dove si coltivano i primi avocado Made in Italy, frutto tipicamente tropicale, a Giarre ai piedi dell’Etna, mentre a Palermo si riescono addirittura produrre le prime banane nostrane. Gli effetti si estendono però anche ai prodotti tipici. Il riscaldamento provoca infatti anche il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto mette a rischio di estinzione il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy, che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico, alla combinazione unica di fattori naturali e umani. Una sfida che mette alla prova la capacità dell’agricoltura di trovare l’innovazione nella tradizione, cercando di ottenere il meglio dai mutamenti economici e climatici.

http://giovanimpresa.coldiretti.it/







CONFERENZE STAMPA

Lunedì 28 settembre
Roma
– Sala dei Paesaggi, Centro Congressi Palazzo Rospigliosi – via XXIV Maggio 43 – ore 12
Presentazione di Flow, la bottiglia pensata e ideata per rappresentare l’olio extra vergine di oliva 100% Made in Italy a Expo. L’iniziativa, che fa parte del progetto “Solo Olive Italiane” è sostenuta dal Ministero delle Politiche Agricole e promossa da Coldiretti, Unaprol e fondazione Symbola, con il supporto di Verallia e Guala Closures Group.
Info: unaprolpress@unaprol.it - info@symbola.net
Ufficio Stampa: Aida Partners Ogilvy PR, Alessandro Norata - tel. +39.02.89504650 - mob. 344.1127938 - alessandro.norata@aidapartners.com

Mercoledì 30 settembre
Colorno (PR)
- Reggia di Colorno - ALMA, Scuola Internazionale di Cucina Italiana - piazza Garibaldi 26 – ore 18
Presentazione della prima edizione di “Gustòvago, saperi e mangiari”.
E’ richiesto l’accredito
al seguente link: http://www.gustovago.it/press-area/
Ufficio Stampa
: Affinità Elettive Studi, Giovanni Angelucci – 3404770828 - Francesco Fadda – 3381937839 - affinitaelettivemedia@gmail.com

Giovedì 1 ottobre
Milano
- Casa degli Atellani, Vigna di Leonardo, corso Magenta 65 – ore 10.30
Confagricoltura e FEE Italia (Foundation for Environmental Education) presenteranno il progetto "Spighe verdi" volto a favorire lo sviluppo sostenibile dell’ambiente rurale. “Spighe Verdi” si basa sull’esperienza di FEE nella gestione del programma internazionale “Bandiera Blu”, un eco-label volontario assegnato alle località turistiche balneari che rispettano criteri di gestione sostenibile integrale del territorio.
Info: Confagricoltura, Area Comunicazione - Tel.:  +39 066852.410 - E-mail: immagine@confagricoltura.it - www.confagricoltura.it


EVENTI E MANIFESTAZIONI

Martedì 29 settembre
Rho-Pero (MI)
- Padiglione Expo CibusèItalia- Federalimentare, Sala Interna – ore 15.30
Tavola Rotonda “Made In Italy or Italian Made? Idee e sfide per il futuro dell’agroalimentare italiano”. Su questo tema scottante, i protagonisti di agricoltura, industria e distribuzione si confrontano a Expo.
Per accrediti e info: Ufficio stampa Cibus, Marco Fanini - faniniufficiostampa1@gmail.com - Tel: 339 6668750 - www.cibusexpo2015.it

3 ottobre 2015
Milano
– Mercato Metropolitano, via Valenza 2 – ore 18.30
Inaugurazione di “Terra Madre Giovani – We Feed the Planet”, l’evento che dal 3 al 6 ottobre riunisce 2500 giovani contadini da tutto il mondo, a Milano per discutere il futuro del nostro cibo. Intervengono: Maurizio Martina, ministro Politiche Agricole, alimentari e Forestali; Francesca Balzani, vicesindaco Comune di Milano; Zayaan Khan, Slow Food Youth Network South Africa; Carlo Petrini, presidente Slow Food. Darà il benvenuto Ambrogio De Ponti, presidente UNAPROA.
Ufficio Stampa Slow Food: Alessia Pautasso – tel. 0172 419754 - a.pautasso@slowfood.it



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