ASA Associazione Stampa Agroalimentare - Newsletter 373
/ 23.03.2015

Mucca pazza: dopo 14 anni torna in tavola la pajata
Crisi, addio dieta mediterranea
Esportazioni, l'agroalimentare frena
L'agricoltura il settore più colpito dai disastri ambientali
Sempre più biologico in vigneto e in cantina
Prosciutto di Modena Dop: la produzione è cresciuta dell’8%

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Mucca pazza: dopo 14 anni torna in tavola la pajata
Torna la vera pajata che manca da quasi quattordici anni dalle tavole degli italiani per effetto delle restrizioni sanitarie adottate nel luglio 2001 per far fronte all’emergenza mucca pazza (Bse). E’ questo il risultato della lunga battaglia della Coldiretti culminata con successo con il voto favorevole a Bruxelles dal Comitato permanente vegetali, animali, derrate alimentari e mangimi dell’Unione Europea nella serata del 17 marzo per la modifica del regolamento comunitario n. 999/2001 sulle misure di prevenzione e controllo della Bse". “Un risultato importante per consumatori, ristoratori, cuochi, macellatori e allevatori che, oltre ad avere rilevanza sul piano gastronomico, ha anche effetti su quello economico con la valorizzazione dell’allevamento italiano in un difficile momento di crisi” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare “il determinante impegno del Ministero della Salute”.
Un evento festeggiato dalle donne della Coldiretti il 18 marzo a Roma al Centro Congressi di Palazzo Rospigliosi sede della Coldiretti in via XXIV Maggio 43, con la preparazione di una maxipajata per celebrare l’atteso ritorno. 
Viene modificato - sottolinea la Coldiretti -  l’elenco degli organi a rischio e consente di recuperare la colonna vertebrale ma, soprattutto, l'intero pacchetto intestinale. Una decisione che - precisa la Coldiretti - mette fine ad un doloroso divieto e apre finalmente le porte al ritorno del piatto più tipico della tradizione romana nella sua forma originale.
La pajata - spiega la Coldiretti - è il termine romanesco per definire la prima parte dell'intestino tenue del vitello da latte che è stato fino ad oggi sostituito nei ristoranti e nelle trattorie dall' intestino d'agnello. E’ l'ingrediente principale di uno dei piatti più tipici della cultura gastronomica della capitale: i rigatoni con la pajata ma - continua la Coldiretti - in alternativa può essere proposta alla brace, in forma di spiedino.
La decisione della Commissione Europea è una giusta conseguenza del fatto che - sostiene la Coldiretti - dal 2009 non si registrano casi di mucca pazza tra bovini in Italia per il rigido sistema di controlli e per le misure di sicurezza messe in atto anche con grandi sacrifici dagli allevatori. Una spinta decisiva al risultato è stata data dal giudizio positivo dell'Organizzazione mondiale per la sanità animale (Oie) che a fine maggio del 2013 nell'ambito dell'Assemblea generale ha adottato la risoluzione che aveva ufficialmente sancito per l'Italia un nuovo stato sanitario per l'encefalopatia spongiforme bovina (Bse), con il passaggio dal livello di rischio “controllato” a quello “trascurabile", il più basso. L’Italia con Giappone, Israele, Olanda, Slovenia e Usa fa parte della ristretta cerchia di 19 Paesi, sui 178 aderenti all'Oie, che - precisa la Coldiretti - hanno raggiunto la qualifica sanitaria migliore di rischio “trascurabile” per la mucca pazza (Bse).
Il nuovo regolamento di esecuzione dal Comitato permanente vegetali, animali, derrate alimentari e mangimi dell’Unione Europea passa ora al servizio giuridico della Commissione Europea per la traduzione in tutte le lingue e - sottolinea la Coldiretti - sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale entro 15-20 giorni.
La Bse detta anche morbo della mucca pazza - conclude la Coldiretti - è stata diagnosticata per la prima volta tra i bovini nel Regno Unito nel 1986 dove da allora si contano 180671 casi tra i bovini contro gli appena 144 in Italia dove non ci sono state contaminazioni dal 2009.
www.coldiretti.it
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Crisi, addio dieta mediterranea
La crisi ha tagliato i consumi alimentari ma ha anche profondamente modificato le abitudini degli italiani che sono stati costretti a dire addio ai prodotti base della dieta mediterranea dall’olio al vino, dall’ortofrutta alla pasta fino al pane, sceso al minimo storico all’unità d’Italia, con pericolosi effetti per la salute. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla spending review degli italiani nel carrello della spesa a partire dal 2008 con l’inizio della crisi. Il crollo più pesante – sottolinea la Coldiretti - si è avuto per l’olio di oliva, riconosciuto unanimemente come elisir di lunga vita, con acquisti in calo del 25 per cento e consumi a persona scesi nel 2014 a 9,2 chili all’anno, dietro la Spagna 10,4 chili e la Grecia che con 16,3 chili domina la classifica. Anche per il vino - prosegue la Coldiretti - si è avuto un forte contenimento con una riduzione nello stesso periodo del 19 per cento nei consumi che adesso si aggirano complessivamente attorno ai 20 milioni di ettolitri. Molto preoccupante è la situazione per la frutta e verdura fresca poiché, per effetto di un calo del 7 per cento, i consumi per persona, nel 2014 – rileva la Coldiretti - si sono fermati a poco più di 130 chili all’anno che equivalgono a non più di 360 grammi al giorno rispetto ai 400 grammi consigliati dall’organizzazione mondiale della Sanità. Ma soprattutto - precisa la Coldiretti - si è ancora molto distanti da un’altra delle importanti raccomandazioni sugli stili alimentari, che riguarda il numero di porzioni di frutta e verdura assunte ogni giorno: in Italia solo il 18 per cento della popolazione di età superiore a 3 anni consuma quotidianamente almeno 4 porzioni di frutta e verdura.  In calo il consumo di pasta anche se gli italiani restano i maggiori consumatori per un quantitativo di circa 26 kg all’anno a persona, che è tre volte superiore a quella di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiore a quella di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiore a quella di un giapponese. Non è però mai stato così basso il consumo di pane degli italiani che è sceso nel 2014 al minimo storico per un quantitativo di circa 90 grammi, pari a meno di due fettine di pane al giorno (o due rosette piccole) a persona, secondo le analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che dall’inizio della crisi gli acquisti sono praticamente dimezzati. Per quest'anno è attesa una ripresa dopo che gli acquisti alimentari - sottolinea la Coldiretti - hanno toccato il fondo nel 2014 quando sono tornati indietro di oltre 33 anni sui livelli minimi del 1981, sulla base dei consumi finali delle famiglie a valori concatenati dell’Istat. A preoccupare è anche il cambiamento nelle scelte dei prodotti da mettere nel carrello se si considera che nel 2014 è solo la spesa low cost nei discount a crescere con un aumento del 2,4 per cento rispetto all’anno precedente. Pane, pasta, pesce, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari si sono dimostrati infatti - precisa la Coldiretti - un elisir di lunga vita per gli italiani: che fino ad ora si sono classificati tra i più longevi del mondo con una vita media che ha raggiunto i 79,8 anni per gli uomini a 84,8 per le donne. Ma la situazione potrebbe cambiare in futuro anche per colpa del cambiamento degli stili alimentari soprattutto nelle giovani generazioni con quasi 1/3 (30,8 per cento) dei bambini che sono obesi o in sovrappeso. In particolare i bambini in sovrappeso sono il 20,9 per cento mentre quelli obesi sono il 9,8 per cento sulla base del campione - sottolinea la Coldiretti - di età compresa 8-9 anni nelle scuole primarie dell’indagine “Okkio alla Salute” promossa dal ministero della Salute. A pesare sono le cattive abitudini con l'8 per cento dei bambini che salta la prima colazione e il 31 per cento che la fa non adeguata, ma anche con il 41 per cento che assume abitualmente bevande zuccherate e gassate mentre – continua la Coldiretti - solo il 25 per ceno dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura. La Coldiretti è impegnata nel progetto "Educazione alla Campagna Amica" che coinvolge oltre centomila alunni delle scuole elementari e medie in tutta Italia che partecipano ad oltre tremila lezioni in programma nelle fattorie didattiche e agli oltre cinquemila laboratori del gusto organizzati nelle aziende agricole e in classe. L'obiettivo - conclude la Coldiretti - è quello di formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell'agricoltura con i cibi consumati ogni giorno.
www.ilpuntocoldiretti.it
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Esportazioni, l'agroalimentare frena
C'era da aspettarselo. Gli ultimi dati relativi all'export per l'anno 2014 vanno ben interpretati. Infatti, nonostante un buon risultato in valore, con 34 miliardi di euro movimentati e una lieve crescita in termini percentuali rispetto all'anno precedente, il trend di crescita si è bruscamente dimezzato. Questo dato è allarmante: l'agricoltura si è trovata, ancora una volta, senza il sostegno delle politiche, a far fronte a congiunture sfavorevoli e in particolare all'effetto negativo dell'embargo russo. Così il presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta i dati sulle esportazioni agroalimentari resi noti da Nomisma.
Le misure di sostegno ai produttori, come denunciammo nella fase decisionale, si sono rivelate fortemente inadeguate -ha sottolineato Scanavino-. Alcuni prodotti hanno perso importanti fette di mercato, che avevano conquistato con grande fatica negli anni. La questione dell'embargo rischia di essere una scure che la nostra agricoltura porterà sulla sua testa per anni. Non è facile, ora, riconquistare porzioni di mercato che nel frattempo sono state occupate da altri competitori agguerriti.
L'export è troppo importante per il nostro Paese e per il nostro agroalimentare, se si vuole far ripartire il Paese tornando a crescere. Ma questo processo non può passare attraverso il solo sacrificio degli agricoltori, che vanno accompagnati con azioni di sostegno, mirate e lungimiranti. Noto purtroppo -ha chiosato il presidente della Cia- una pericola disattenzione per il settore da parte delle Istituzioni.
www.cia.it
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L'agricoltura il settore più colpito dai disastri ambientali
Terremoti, siccità e inondazioni lasciano dietro di sé distruzione e sofferenza. Le comunità colpite, oltre alle abitazioni, perdono spesso anche la loro unica fonte di sussistenza. Il settore agricolo da solo conta il 22% dei danni registrati nei cosiddetti "paesi in via di sviluppo" - o paesi poveri, che dir si voglia - in seguito a delle catastrofi ambientali. A dirlo è un nuovo rapporto della Fao in occasione della Conferenza mondiale sulla riduzione dei rischi di catastrofi che si svolge a Sendai, in Giappone.
L'ANALISI. Valutando i dati raccolti in 78 zone colpite da un disastro ambientale tra il 2003 e il 2013 in 48 paesi in via di sviluppo, i ricercatori dell'Organizzazione hanno tracciato un quadro più allarmante del previsto. Se da un lato quasi un quarto dei danni provocati dalle catastrofi pesa sul settore primario, organizzazioni e istituzioni hanno destinato a questo solo il 4,5% degli aiuti umanitari. A soffrire maggiormente del gap tra risorse e necessità sono le comunità rurali, dove senza gli strumenti e i fondi necessari, intere famiglie perdono l'unica fonte di sostentamento. "L'agricoltura e tutto ciò che essa comprende - ha detto il direttore generale della Fao José Graziano da Silva  - non solo è importante per il nostro approvvigionamento alimentare, ma rimane anche la principale fonte di sostentamento di tutto il pianeta. Anche se è un settore a rischio, l'agricoltura potrebbe fare da base per costruire società più resistenti e capaci di affrontare i disastri".
ASIA E AFRICA LE PIÙ COLPITE.  Mettendo a confronto la diminuzione dei raccolti mondiali dopo o durante una calamità con le tendenze dei raccolti di 67 paesi colpiti tra il 2003 e il 2013 da un disastro ambientale, i ricercatori hanno stimato che in dieci anni si sono registrati danni ad allevamenti e coltura per circa 70 miliardi di dollari. Le aree più colpite sono in Asia e Africa che a causa di alluvioni, terremoti e siccità hanno perso rispettivamente 28 e 26 miliardi di dollari nel settore agricolo.  Secondo i ricercatori Fao, negli ultimi dieci anni i danni dovuti a fenomeni naturali sono triplicate.  In questo lasso di tempo i 61 periodi di siccità documentati nell'Africa subsahariana hanno messo in ginocchio 27 paesi che da soli registrano il 77% di tutte le perdite per siccità nella produzione agricola, una somma che si aggira intorno ai 23,5 miliardi dollari.
IL PROGETTO. La risposta della Fao a questa emergenza è un piano che supporta i paesi più vulnerabili e mira a concentrare il supporto tecnico nelle zone più delicate. L'intento è quello di limitare i rischi e preparare lo stato ad affrontare le calamità. "Con questo nuovo sforzo  -  aggiunge De Silva - puntiamo a limitare l'esposizione delle persone ai rischi, a evitare o ridurre gli impatti e dove possibile rafforzare la preparazione di rispondere rapidamente in caso di disastri. Gli studi hanno dimostrato che per ogni dollaro speso per la riduzione del rischio di catastrofi, almeno quattro dollari sono stati restituiti in termini di danni evitati o diminuiti, ha osservato".
 Chiara Nardinocchi - www.repubblica.it
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Sempre più biologico in vigneto e in cantina
Dai marchi storici ai grandi gruppi, dalle piccole realtà alle griffe più famose e consolidate: anche nel mondo del vino nessuno resta insensibile al richiamo del biologico. Tanto che alla viticoltura bio, in Italia in costante aumento, Vinitaly dedica un apposito spazio, denominato Vinitalybio.
Se le motivazioni per le quali sempre più aziende passano al biologico sono diverse (dal tentativo di attrarre un numero crescente di consumatori alla volontà di differenziare la produzione, dall’attenzione per l’ambiente al desiderio di sperimentare), uno solo, inconfutabile, è il dato di fatto: con oltre 45mila aziende vitivinicole biologiche (circa il 17% del totale europeo) il nostro Paese è primo in Europa in questo settore, seguito da Spagna (12% dell’Ue) e Polonia (10%); fonte: ultimi dati disponibili al 31 dicembre 2013 di “Bio in cifre 2014” del Sinab-Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica su dati del Ministero delle Politiche Agricole e Organismi di controllo.
E se a livello mondiale la superficie coltivata secondo i dettami del biologo supera l’1,3 milioni di ettari (+12,8% sul 2012), per un giro d’affari complessivo che si aggira sui 3 miliardi di euro, solo in Italia si contano più di 44mila ettari vitati, cui si aggiungono gli oltre 23.700 ettari in conversione, per un totale che supera i 67.900 ettari: il 18,5% in più rispetto al 2012. In netta controtendenza con le superfici viticole totali, dunque, che nel 2013 si sono attestate sui 646mila ettari (contro i 655mila dell’anno precedente), le aree passate al biologico esibiscono una dinamica positiva, arrivando a un’incidenza dell’11% sul totale, con Sicilia, Puglia e Toscana in testa alla classifica delle regioni più inclini ad abbracciare questa filosofia. Dal punto di vista della produzione, invece, nel 2013 si sono sfiorati i 5 milioni di quintali di uva da vino, equivalenti a circa 3,5 milioni di litri (il 7% del totale nazionale).
L’elenco delle cantine e delle realtà che rientrano in questo trend non è breve, come dimostra la recente indagine realizzata da Vinitaly: comprende ogni territorio della Penisola e annovera realtà blasonate come Marchesi de’ Frescobaldi, che sta adeguando la sua produzione al biologico a partire da Castelgiocondo, la tenuta di Montalcino. Anche Tenute Lunelli del Gruppo Lunelli ha intrapreso una totale conversione, a cominciare dalla toscana Podernuovo (i vigneti trentini, invece, sono iscritti al registro della certificazione biologica dal 2014). E se in Trentino, La-Vis e Cavit rappresentano la produzione bio dei colossi della cooperazione enoica, in Franciacorta Barone Pizzini ha sposato il biologico fin da tempi non sospetti, così come La Raia in Piemonte. 
La lista è ovunque in costante aggiornamento. Solo per citare qualche esempio in Toscana: Avignonesi si è riconvertita completamente al biodinamico, mentre Salcheto è anche completamente off-grid ed energeticamente autosufficiente. Sono numerose le case history venete, dall’antesignana Fasoli Gino a Paladin con Bosco del Merlo, da Astoria a Cantina Valpolicella Negrar, e, scendendo lungo lo stivale, si possono citare anche San Patrignano, Cleto Chiarli, Lungarotti e Umani Ronchi, Emidio Pepe e la Cantina Tollo (tra i maggiori produttori italiani di vini bio) fino alla campana Feudi San Gregorio. In Puglia il progetto biologico di Polvanera è improntato alla valorizzazione dei vitigni autoctoni, così come la tenuta di Bocca di Lupo di Tormaresca (Antinori), mentre la Sicilia bio va da piccole realtà come Occhipinti e Graci sull’Etna ad aziende più grandi come Firriato o Cos, passando per Centopassi di Libera Terra, che produce vini e prodotti bio nei terreni confiscati alla mafia.
http://www.ristorazionecatering.it/
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Prosciutto di Modena Dop: la produzione è cresciuta dell’8%
Il Consorzio del Prosciutto di Modena ha ufficializzato i dati della produzione del 2014, che con 82.000 cosce prodotte (contro le 75.000 dell’anno precedente) segna un +8% rispetto al 2013. Il giro d’affari si aggira intorno ai 6 milioni di euro. Stabile il valore del preaffettato con circa 800.000 vaschette prodotte.
Buoni risultati che proseguono anche sulle vendite online su “Piacere Modena”, l’e-shop che consente di acquistare direttamente online sul portale multilingue numerose proposte alimentari dei Consorzi di tutela e delle Dop e Igp provinciali della società Palatipico, tra le quali anche il Prosciutto di Modena Dop. La piattaforma di commercio digitale, che è stata estesa anche a Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, è diventato un canale preferenziale per la valorizzazione e l’acquisto anche all’estero delle tipicità culinarie della tradizione modenese.
Circa il 70% delle vendite in Italia si registra nei circuiti della Grande distribuzione organizzata e le grandi insegne spesso richiedono alle aziende produttrici per il proprio top di gamma, stagionature più elevate che possono arrivare fino a 22-24 mesi, molto superiori allo standard minimo richiesto dal disciplinare.
Positivi i numeri dell’export. Quest’anno si è registrato un incremento del 5% nelle vendite verso l'Unione europea, Francia e Germania i principali partner. 
“Sia l’anno scorso che quest’anno abbiamo ricevuto dal mercato segnali incoraggianti con significativi aumenti di produzione anche per un prodotto di nicchia quale il nostro”- ha affermato Davide Nini, presidente del Consorzio del Prosciutto di Modena. 
Il Prosciutto di Modena Dop, ha un disciplinare di produzione che prevede una stagionatura minima di 14 mesi, ha ottenuto per la prima volta il marchio nazionale di tutela nel 1990 e dal 1996 ha visto riconosciuta l’etichetta di denominazione di origine protetta a livello europeo. La zona di produzione del Prosciutto di Modena corrisponde alla fascia collinare e alle valli che si sviluppano attorno al bacino oro-idrografico del fiume Panaro, un’area che partendo dalla fascia pedemontana non supera i 900 metri di altitudine e comprende anche territori delle province di Bologna e Reggio Emilia.
Il Consorzio del Prosciutto di Modena, che raggruppa oggi 9 produttori, ha sempre avuto una costante attenzione al prodotto, tanto da modificare qualche anno fa il Disciplinare di produzione in senso restrittivo per migliorare ancora di più il già alto livello qualitativo. La prima modifica ha eliminato la possibilità di usare conservanti. Le cosce di suino oggi si lavorano solo con il sale, senza l’aggiunta di spezie; l’aroma è dato dalla stagionatura. La seconda modifica ha stabilito un allungamento della stagionatura minima che è passata da 12 a 14 mesi, la più lunga tra tutti i prosciutti Dop italiani. La materia prima utilizzata per la sua produzione è carne di suini esclusivamente italiani allevati in 10 regioni d’Italia centro-settentrionale.
http://agronotizie.imagelinenetwork.com/
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CONFERENZE STAMPA

Lunedì 23 marzo
Verona – area Fiera - Centro Congressi Palaexpo, Sala Puccini – ore 10.15

Tavola rotonda Business Strategies e Mipaaf dal titolo “Obiettivo export a 50 miliardi di euro: quali strade per la promozione”. Tra i relatori anche Paolo De Castro della Commissione Agricoltura PE.
Ufficio Stampa InterCOM. Tel- 045/915899 - 06/45667307 – e-mail ufficiostampa@agenziaintercom.it

Martedì  24 marzo
Verona – Stand istituzionale Ministero Politiche Agricole Forestali e Alimentari - Padiglione  MIPAAF presso Piano terra del portico del PalaExpo/Vinitaly – ore 10

La FISAR – Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori risponde alla richiesta del MIPAAF – Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e organizza una degustazione/seminario in stretta collaborazione con il Ministero e con il Consorzio di Tutela della Denominazione di Origine Controllata Prosecco. Argomento del seminario: “Il Prosecco DOC - Le opportunità in un mercato in espansione”.
Interverranno: Giorgio Pennazzato Presidente Nazionale FISAR; Stefano Zanette Presidente del Consorzio di Tutela della DOC Prosecco; Silvio Dalla Torre Referente del Centro Tecnico Nazionale FISAR, la comunicazione dell’eccellenze italiane nei corsi di formazione per sommelier; Luca Giavi Consulente presso il Consorzio di Tutela della Denominazione di Origine Controllata  Prosecco, il “fenomeno Prosecco” alla luce dell’indiscutibile successo in tutto il mondo; Vanino Negro Università degli Studi di Padova e docente FISAR, le peculiarità organolettiche del prodotto; Roberto Rabachino Presidente Nazionale Stampa Agroalimentare Italiana, moderatore. Luigi Terzago, responsabile FISAR per il Vinitaly 2015, è il coordinatore dell’evento. Il servizio è stato affidato alla competente professionalità dei Sommelier della FISAR.
Info: http://www.fisar.org/il-programma-della-fisar-al-vinitaly-2015/

Martedì 24 marzo
Verona – area Fiera - Sala Rossini, Centro congressi Arena (padd. 6/7) – ore 10

Convegno ufficiale dell'Informatore Agrario, in collaborazione con Vinitaly “Dalla biodiversità del suolo alla qualità dei vini. Strategie e pratiche agronomiche per un futuro sostenibile”.
Info: Marco Tonni, Dottore Agronomo, Cell. +39 3358479505 – E-mail marco.tonni@agronomisata.it - skype: marcotonni.sata - Hangouts: google.com/+MarcoTonni

Giovedì 26 marzo
Torino – Golden Palace - Via dell’Arcivescovado 18 - ore 11.30

Si parlerà dell’importanza della prima colazione salata con la nutrizionista Serafina Petrocca e dei prodotti Lenti per il brunch con lo Chef Leonardo Marongiu autore del Toast Lenti&Golden.
Ufficio Stampa: GWEP public&media relations Guendalina Perelli, tel/fax +390243511051 | cell +393299388286