ASA Associazione Stampa Agroalimentare - Newsletter 371
/ 09.03.2015

Agricoltura in controtendenza, nel 2014 crescono gli occupati nelle campagne italiane 
Ogm: l'Ue conferma libertà di divieto, ora tocca al Parlamento 
Made in Italy, Mipaaf: primo forum per la cucina italiana 
Dai campi ai buffet a filiera corta: debutta l'AgriCatering
Aceto Balsamico di Modena contro la contraffazione di Dop e Igp
La Russia torna nell'Ottocento: oltre la metà della spesa delle famiglie per il cibo

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Agricoltura in controtendenza, nel 2014 crescono gli occupati nelle campagne italiane 
Crescono gli occupati nelle campagne italiane. Nonostante la pessima annata che ha visto il crollo delle attività di raccolta e in barba al perdurare della crisi, l’agricoltura si conferma settore in controtendenza con un incremento dell’occupazione dell’1,6 per cento nel 2014, secondo un’analisi della Coldiretti su dati Istat. Si tratta del miglior dato a livello nazionale tra i vari settori. Ad aumentare in campagna è soprattutto il numero di lavoratori dipendenti (+2,4 per cento, con punte del 23,9 al Centro), ma crescono anche quelli indipendenti (+0,7 per cento).
Un incremento che è ancora più netto se si considera il solo IV trimestre, dove gli occupati sono addirittura aumentati del 7,1 per cento. Nello stesso periodo si registra, al contrario, una vera e propria fuga dalla grande industria. 
Una situazione che conferma la dinamicità del settore nel combattere la disoccupazione anche grazie alla capacità di attrarre le nuove generazioni. Lo dimostra il fatto che nell’ultimo trimestre del 2014 le imprese agricole condotte da giovani con meno di 35 anni sono salite a 49871 con un aumento dell’ 1,5 per cento dal punto di vista congiunturale, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Unioncamere.
Ma le potenzialità del settore agricolo sono evidenziate anche nelle scuole secondarie con gli istituti agrari che fanno segnare quest’anno un aumento record del 39 per cento dall’inizio della crisi nel 2007/2008. Non a caso, secondo un sondaggio Coldiretti/Ixe’, il 57 per cento dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (18 per cento) o fare l’impiegato in banca (18 per cento).
“Le campagne possono offrire prospettive di lavoro sia per chi vuole intraprendere con idee innovative che per chi vuole trovare una occupazione anche temporanea” ha spiegato Moncalvo nel sottolineare che “l’esperienza dimostra che molti giovani hanno saputo riconoscere ed incarnare le potenzialità del territorio trovando opportunità occupazionali, ma anche una migliore qualità della vita”. Ora la sfida - ha concluso Moncalvo - è portare il valore della trasparenza nelle filiere fino alla grande distribuzione per garantire a tutti gli agricoltori la giusta redditività”.
www.coldiretti.it
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Ogm: l'Ue conferma libertà di divieto, ora tocca al Parlamento 
L’Italia è libera di non coltivare Ogm come ha fatto fino ad ora e come chiedono quasi 8 cittadini su 10 (76 per cento) che si oppongono al biotech nei campi. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo  nel commentare positivamente il via libera finale del Consiglio Ue alle nuove regole che consentono agli Stati membri di poter  scegliere se limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul proprio territorio nazionale.
Ora tocca al Parlamento italiano mettere a punto una normativa nazionale che - sottolinea Moncalvo - possa dare continuità alla lungimirante scelta fatta dall’Italia di vietare gli Ogm dato che la nuova normativa che dovrebbe entrare in vigore già a marzo, dopo 20 giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale Europea. Siamo di fronte – afferma Moncalvo - ad un importante e atteso riconoscimento della sovranità degli Stati nonostante il pressing e alle ripetute provocazioni delle multinazionali del botech. L’Europa da un lato, le Alpi e il mare dall’altro, renderanno l’Italia - precisa Moncalvo - finalmente sicura da ogni contaminazione da Ogm a tutela della straordinaria  biodiversità e del patrimonio di distintività del Made in Italy. Per l’Italia gli Ogm in agricoltura - continua Moncalvo - non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del Made in Italy”.
Secondo l’analisi della Coldiretti sono calati del 3 per cento i terreni seminati con organismi geneticamente modificati in Europa nel 2014 a conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che non rispetta le promesse, come emerge dal rapporto annuale 2014 dell’ “International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications” (ISAAA).
www.ilpuntocoldiretti.it
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Made in Italy, Mipaaf: primo forum per la cucina italiana 
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che la scorsa settimana, presso la sede del Palazzo dell'Agricoltura, si è tenuto il primo Forum della cucina italiana. L'incontro, convocato dal Ministro Maurizio Martina e coordinato da Paolo Marchi, curatore di Identità Golose, ha visto la partecipazione di alcuni tra gli chef più importanti del panorama italiano.
"Dobbiamo essere consapevoli della straordinarietà della nostra cucina che rappresenta - commenta Martina - già un grande attore economico e che ha ancora potenzialità formidabili da esprimere. Per farlo dobbiamo passare dall'esperienza individuale a un vero e proprio progetto collettivo, che possiamo collegare in modo diretto a un evento eccezionale come Expo 2015. Faremo vivere agli altri Paesi partecipanti la nostra realtà incredibile enogastronomica non solo come fatto identitario, ma anche come leva straordinaria del sistema Italia. La ricchezza del nostro patrimonio gastronomico e le tante professionalità, la passione e il genio dei nostri chef saranno protagonisti del racconto del nostro Paese anche oltre l'Esposizione di Milano. Anche su questo fronte dobbiamo imparare a fare squadra, partendo da un obiettivo comune: portare in alto la cucina italiana".
"Abbiamo discusso con gli chef di alcuni dei punti fondamentali per il settore: dalla formazione scolastica al rapporto con la pubblica amministrazione, dal tema del lavoro a quello dell'internazionalizzazione e della tracciabilità dei prodotti sia all'interno dei confini italiani che all'estero. La lotta alla burocrazia inutile va fatta anche in cucina, così come diventa decisivo saper comunicare meglio i grandi passi avanti fatti dall'Italia. Abbiamo talenti straordinari, dobbiamo valorizzarli meglio e far sì che diventino ancora di più ambasciatori anche della nostra agricoltura. Tutte questioni che - spiega il Ministro Martina - affronteremo in un secondo appuntamento del Forum, che si terrà il prossimo luglio proprio a Expo e che coinvolgerà non solo altri chef, ma anche altri Ministri del governo proprio per avanzare nel lavoro".
Al primo Forum della cucina italiana erano presenti tra gli altri: Massimo Bottura, Carlo Cracco, Franco Pepe, Antonia Klugmann, Pietro Zito, Claudio Liu, Marco Reitano, Ugo Alciati, Cesare Battisti, Moreno Cedroni, Pietro Leemann, Enrico Cerea, Aurora Mazzuchelli, Antonio Santini, Norbert Niederkofler, Niko Romito, Gennaro Esposito, Corrado Assenza, Pino Cuttaia, Cristina Bowerman, Simone Padoan, Gianfranco Vissani, Antonello Colonna, Fulvio Pierangelini, Igles Corelli.
www.politicheagricole.it
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Dai campi ai buffet a filiera corta: debutta l'AgriCatering
Scoprire e rilanciare le antiche ricette dei territori rurali con prodotti di stagione appena raccolti e subito cucinati, valorizzare il protagonismo delle donne dell'agricoltura depositarie dei saperi contadini, creare un rapporto diretto fra produttore e consumatore anche a tavola, offrire nuove occasioni di reddito alle aziende agricole "rosa" e contribuire alla difesa dell'ambiente accorciando la filiera e "sfruttando" tutte quelle produzioni locali che necessitano di minori quantità di combustibili fossili per essere coltivate e trasportate. Sono questi gli obiettivi dell'AgriCatering, la nuova attività ideata da Donne in Campo-Cia che prevede l'offerta di servizi di catering a filiera corta, dove tutto nasce direttamente dal lavoro nei campi senza intermediazioni.
Il progetto, presentato a Roma nella sede della Cia nazionale, non ha solo un  alto valore culturale e sociale, ma anche economico: proiettata su scala nazionale, infatti, è un'operazione che rivela un potenziale da 150 milioni di euro l'anno. Aprendo una nuova frontiera dell'agricoltura al femminile che coglie appieno la spiccata vocazione del settore alla multifunzionalità. 
L'AgriCatering è già partito in via sperimentale in Toscana e in Basilicata, ma ora lo scopo è di creare una vera e propria "rete" nazionale, tramite le associazioni territoriali di Donne in Campo, presenti su tutto il territorio italiano. E per fare questo, le imprenditrici agricole della Cia si sono già dotate di un regolamento ben preciso, un marchio "ad hoc" e un rigido disciplinare.
"I prodotti agricoli impiegati nell'attività di Agricatering -recita il disciplinare- devono provenire prevalentemente dall'impresa, singola o associata, beneficiaria del marchio e dal territorio un cui essa opera", proprio perché "Donne in Campo” promuove un modello di catering coerente con il territorio agricolo produttivo e con l'identità degli spazi rurali e caratterizzato da un forte contenuto di autenticità e da un robusto legame con solide tradizioni e usanze". Anche per questo, si legge ancora nel disciplinare, "le imprese agricole beneficiarie del marchio devono proporre ricette della tradizione del territorio di riferimento, offrendo in particolare quelle legate alle culture rurali e alla biodiversità locale". Inoltre, nei Menù si deve specificare sia "la provenienza dei prodotti, i tipi di produzione, la stagionalità degli alimenti e i requisiti del servizio (cottura forno a legna ecc.)" che "il risparmio energetico e di combustibili fossili dovuti alle minori distanze e alla stagionalità dei prodotti e l'utilizzo dei materiali usati nell'effettuare il servizio di catering: suppellettili lavabili o in materiali biodegradabili".
L'AgriCatering, ha spiegato la presidente di Donne in Campo Mara Longhin nel corso della conferenza, "porta con sé molteplici vantaggi: offrire ai clienti di rinfreschi e buffet, feste ed eventi, prodotti locali e di stagione, soprattutto quelli dimenticati o a rischio, contribuendo alla tutela della biodiversità; avere una funzione anche educativa e culturale nei confronti dei consumatori, soprattutto dei giovani, che avranno l'opportunità di conoscere ricette e sapori contadini forse nemmeno mai conosciuti; nonché valorizzare le competenze e le capacità creative delle donne dell'agricoltura, che combattono la crisi creando una nuova forma di integrazione al reddito agricolo".
Insomma "le donne, ancora una volta, in un momento economico difficile, creano innovazione nella tradizione -ha aggiunto Longhin-. Creano ‘l'AgriCatering Donne in Campo' per continuare a rimanere legate alla loro terra portando a tavola i suoi frutti e parte di se stesse e della loro identità". Tra l'altro, proprio "la convivialità rappresenta il processo con cui l'agricoltura condivide la sua quasi invisibile capacità di portare quel benessere di cui oggi si avverte la necessità: l'armonia dei sensi, il sapore della vita e della semplicità, la gioia della condivisione, l'arte del non superfluo".
"Le donne che fanno e faranno Agricatering -ha ribadito il presidente della Cia, Dino Scanavino, chiudendo la conferenza di presentazione- non porteranno sulle tavole solo del buon cibo, ma anche le tradizioni e le culture dei territori di provenienza". E "i prezzi saranno in linea con quelli proposti dai servizi di catering convenzionali di buon livello, ma l'AgriCatering, utilizzando prodotti a ‘filiera cortissima', potrà beneficiare di un vantaggio competitivo che riverserà, in valore, dentro la qualità degli alimenti nel piatto. Insomma, prodotti ai più alti standard qualitativi, garantiti dall'agricoltore stesso che li ha coltivati -ha chiosato Scanavino-. Crediamo in un buon risultato di questa idea, sperando che l'eccesso di burocrazia, che spesso ostacola i processi imprenditoriali in agricoltura, non vanifichi il nostro lavoro".
www.cia.it
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Aceto Balsamico di Modena contro la contraffazione di Dop e Igp
Le politiche e le strategie non si possono fare individualmente o isolatamente, hanno bisogno di condivisione, consenso e concertazione, di un’azione intelligente e di sistema. Con questo proposito che riassume lo spirito dell'incontro organizzato a Roma al Ministero delle Politiche Agricole dal Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP insieme ad AICIG e Fondazione Qualivita su "DOP e IGP: politiche e strategie di tutela", il Presidente del Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP Stefano Berni ha aperto i lavori di quello che è stato un momento proficuo di riflessione e confronto a più voci per coinvolgere a vario titolo tutto il settore delle DOP e IGP, andando quindi oltre l’analisi del singolo prodotto Aceto Balsamico di Modena IGP. Con tale obiettivo, si sono riuniti attorno ad un tavolo - moderati dal Direttore del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena Federico Desimoni - oltre al Presidente dello Stesso CTABM, il Presidente dell'Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche Giuseppe Liberatore e il Direttore Generale di Fondazione Qualivita Mauro Rosati, anche Emilio Gatto del MIPAAF, Giorgio Bocedi avvocato, Silvia Zucconi coordinatrice dell'area agroalimentare di Nomisma e Stefano Vaccari di ICQRF.
"Insieme ad AICIG e a Qualivita - ha premesso Berni -  abbiamo voluto offrire il nostro piccolo contributo per stimolare una nuova “primavera” di tutela e rilanciare i nostri prodotti: la tutela non è solo un’azione, ma anzitutto una politica strategica da pensare e impostare con la collaborazione dei Consorzi stessi e delle istituzioni". 
Nel caso dell’ABM, come in molti altri, il patrimonio da tutelare è notevole: il settore ha vissuto una fase importante e, dopo la costituzione e il riconoscimento del Consorzio di tutela nel gennaio 2014, ha visto una crescita pari al 12% arrivando a una produzione di quasi 98 milioni di litri di prodotto certificato, con un fatturato alla vendita di circa 700 milioni di euro di cui oltre il 90% di export soprattutto in USA e Germania, già mercati principali e in costante crescita. "La situazione in cui quotidianamente opera il CTABM - ha ripreso Berni - ha imposto questa riflessione e lo studio di una strategia di tutela con la quale abbiamo potuto approfondire il concetto di “evocazione” ed in particolare quel divieto di evocazione previsto dall’art. 13 del regolamento 1151/12, che apre un orizzonte di tutela dei nostri prodotti molto più ampio di quello che possiamo immaginare, anche perché – e questo concetto è di fondamentale importanza – è pensato prioritariamente per tutelare il consumatore prima ancora che per la difesa dei diritti dei nostri produttori e dei diritti di proprietà intellettuale legati alle DOP e alle IGP.  Quest’ultima idea ha guidato anche la scelta della nostra strategia orientandola verso il coinvolgimento del consumatore e lo abbiamo fatto realizzando con Nomisma tre ricerche di mercato in Italia, in Francia e in Germania per verificare a cosa pensa il consumatore quando incontra prodotti denominati come “balsamici”.
Le risposte sono interessanti e molto indicative, tuttavia non possiamo negare che il contesto in cui ci muoviamo sia complesso e problematico e che la questione dell’evocatività del termine balsamico debba essere prioritariamente chiarita in sede di giustizia civile e non attraverso procedure sanzionatorie di natura amministrativa".
L’obiettivo dell’indagine Nomisma, presentata da Silvia Zucconi, coordinatore dell’area agroalimentare, ha riguardato la misurazione del livello di notorietà e conoscenze sull’Aceto Balsamico di Modena IGP nel consumatore dei tre paesi oggetto di studio - Italia, Francia e Germania, indagando su tre ambiti: la valenza evocativa del termine "balsamico", la conoscenza dell'origine territoriale e le abitudini di consumo dell'Aceto Balsamico di Modena IGP. Le risposte arrivate con l'indagine Nomisma non lasciano spazio a dubbi: l’Aceto Balsamico di Modena è un prodotto noto e inconfondibile, non solo in Italia ma anche in Germania e Francia.
Il 97% degli italiani conosce l’Aceto balsamico di Modena IGP, ma l’awareness riguarda anche i tedeschi e francesi dove la percentuale supera l’80%. Si tratta di un prodotto che ha conquistato le tavole di molti italiani l’83% dei quali consuma costantemente questo prodotto; mentre la penetrazione dei mercati in Francia e Germania, si attesta tra il 60 e il 70%. Questa elevata conoscenza allarga enormemente la portata evocativa della parola tanto che dall’indagine risulta che il termine balsamico, in Italia, chiama alla mente di 9 consumatori su 10 proprio l’Aceto Balsamico di Modena IGP e le sue caratteristiche organolettiche e metodi di produzione tipici. Sorprendentemente molto elevata è anche l’associazione negli altri due paesi dove la percentuale arriva fino al 70%. 
Dal punto di vista del consumo del prodotto le 3600 interviste attestano che in Italia il 54% dei consumatori riconduce il termine balsamico a prodotti che vengono realizzati nel territorio di Modena e un altro 21% all’Emilia Romagna, in Germania l’86% e in Francia il 61% degli intervistati attribuisce l’origine italiana al prodotto denominato balsamico. Sul fronte dei consumi domestici l’83% delle famiglie italiane ha consumato l’Aceto una volta nel 2014 e 2 famiglie su 3 sia in Francia che in Germania, ma ci sono anche consumatori affezionati tanto che il 44% dei consumatori italiani lo usano almeno 2/3 volte a settimana, come il 35% dei francesi e il 24 % dei tedeschi.
  “L’indagine di Nomisma, ha spiegato Silvia Zucconi, mette in evidenza che il  termine balsamico evoca, nell’immaginario del consumatore, la denominazione Aceto Balsamico di Modena. Il perché di queste ampie percentuali si trova proprio nella lettura del successo conquistato dall’Aceto Balsamico, non solo in Italia, Francia e Germania, ma  in tutto il mondo: è un prodotto talmente diffuso e conosciuto che è entrato a far parte delle abitudini alimentari quotidiane e quando il consumatore legge la parola balsamico immediatamente pensa all’Aceto Balsamico di Modena. E’ un prodotto che ha conquistato le tavole di molti italiani, ma anche di tantissimi francesi e tedeschi entrando così di diritto a far parte dei prodotti ambasciatori del Made in Italy nel mondo”. 
Sulla questione dell'evocatività, che per il settore delle DOP e IGP si presenta aperta su più fronti, si è poi espresso il Presidente dell'AICIG - Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche, Giuseppe Liberatore:“Imitazione ed evocazione delle denominazioni registrate sono due facce della stessa medaglia - ha spiegato -  in entrambi i casi, siamo in presenza di pratiche commerciali sleali che, oltre a tradursi non di rado in violazioni alle norme in materia di tutela della proprietà intellettuale, perpetrano una sistematica opera di banalizzazione dei marchi e di svalorizzazione della reputazione e delle peculiarità qualitative dei prodotti a Indicazione Geografica, facendo leva sulla scarsa informazione fornita al consumatore finale. Appare dunque essenziale - prosegue - predisporre, parallelamente a opportune iniziative di sensibilizzazione rivolte ai mercati al consumo, politiche e strategie idonee a rafforzare la tutela delle Dop - Igp in ambito nazionale ed internazionale, non trascurando altresì le problematiche presenti in modo crescente sui mercati virtuali. Incontri come quello organizzato dal Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena - aggiunge-  sono occasioni fondamentali per individuare le principali criticità riscontrate nel proteggere le denominazioni e per predisporre azioni coordinate di sistema e strumenti operativi capaci di contrastare con efficacia le distorsioni messe in atto da soggetti che mirano unicamente a sfruttare il buon nome dei prodotti di qualità certificata. In tale ambito i Consorzi di tutela, se adeguatamente supportati - conclude il Presidente di AICIG -  possono svolgere un ruolo fondamentale nell’attività di salvaguardia dell’immagine delle IG.”
Mauro Rosati, Direttore Generale Fondazione Qualivita è intervenuto sul ruolo delle DOP e IGP in Italia e nel panorama europeo, Emilio Gatto, Mipaaf  su "Politiche di tutela: sostegno e coordinamento, Giorgio Bocedi dello studio Legale GB Avvocati su “Imitazione, evocazione, inganno: differenze e analogie”, Stefano Vaccari, ICQRF su "Tutela nazionale e transnazionale sui mercati reali e virtuali".
www.confagricoltura.it  
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La Russia torna nell'Ottocento: oltre la metà della spesa delle famiglie per il cibo
Spendere tanto per il cibo è sinonimo di benessere. Ma se l'incidenza delle spese alimentari sul totale delle uscite di una famiglia è altissima, significa che c'è una povertà di fondo e che si devono concentrare i consumi sulla sussistenza. Ebbene, quest'anno la popolazione della Russia - trascinata dal Cremlino nelle vicende della guerra in Ucraina che ha portato a sanzioni ed embargo internazionale - precipiterà in un clima di povertà: la metà delle spese che i russi sosterranno sarà riservata agli alimentari. A voler fare un raffronto con l'Italia, si può dire con i dati Istat che nel 2013 la spesa alimentare delle famiglie italiane è stata di 461 euro mensili su un totale di 2.359: meno del 20%.
Il clima che si respira in Russia ricorda piuttosto quanto accadeva nella Penisola un secolo e mezzo fa. "Nella prima metà dell'Ottocento, in Italia, i due terzi del reddito totale annuo erano destinati all'alimentazione; quota che si è via via ridotta al 46% nella prima metà del Novecento, al 30% negli anni Settanta e ammonta oggi al 15%". Sono i dati che Antonio Belloni ha elencato nella sua Food Economy, saggio stampato per i Grilli di Marsilio, a spiegare come l'evoluzione economica abbia fatto scendere il peso, nel portafoglio delle famiglie, della soddisfazione del bene primario per eccellenza. 
Il riferimento è impressionante per l'economia moscovita, flagellata da una inflazione galoppante, dalla svalutazione del rublo e dall'incapacità dei redditi di tenere il passo della dinamica dei prezzi. A fare ordine in questo quadro è un'analisi della banca russa Vtb, ripresa su Quartz. In particolare, si nota come gli scaffali delle drogherie siano sempre più vuoti e per racimolare le merci necessarie i prezzi siano sempre più elevati: è l'effetto delle sanzioni che l'Europa (e gli Usa) hanno imposto, bloccando l'export di verdura e derrate alimentari. I canali garantiti dai Paesi amici di Putin non sono in grado di tenere botta. E così la sola inflazione del cibo salirà oltre il 20% nel primo semestre del 2015.
Di contro, la crescita media degli stipendi si fermerà al 7% e se si considera l'impatto della galoppata dei prezzi, il potere d'acquisto reale scenderà nettamente: l'aspettativa è che i consumi si contraggano dell'8%. Così, le spese per apparecchiare la tavola andranno a incidere per oltre la metà delle uscite delle famiglie russe. Un poco invidiabile primato, condiviso con i Paesi tradizionalmente più poveri: Nigeria (56,7% delle spese), Pakistan (48,1%), Kenya (46,9%). Tanto che le catene della grande distribuzione stanno pensando di congelare i prezzi su un paniere di beni essenziali. Ovviamente con il placet del Cremlino, che è già impegnato - oltre che a fronteggiare l'ennesimo assassinio a sfondo politico - a cercare di tenere in linea di galleggiamento i conti pubblici: con le maxi scadenze di titoli da rimborsare in vista, non sarà facile.
Raffaele Ricciardi – www.repubblica.it
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CONFERENZE STAMPA

Lunedì 9 marzo
Modugno (Bari) – Scarangelli Hotellerie – sp231, km 80+600 – ore 10

Presentazione di la “Pizza Più Gusto”, la nuova idea elaborata dall’Associazione Pizzaioli Professionisti in collaborazione con le aziende appartenenti alla rete informale “Più Gusto – Vincotto Experience”. L’evento ha inizio con una relazione dal titolo “Il valore antico del Vincotto” tenuta dal prof. Luigi De Bellis, direttore del DiSTeBA dell’Università del Salento. Alle ore 10.30 è prevista una ricca presentazione di prodotti dell’eccellenza pugliese. A partire dalle 11.30 avrà poi luogo la degustazione della Pizza Più Gusto.
Per info e accrediti: Med-It News - info@arianoa.it - www.pizzaioliprofessionisti.it


Giovedì 12 marzo
Milano – Echo Hotel – dalle ore 10 alle ore 16 circa

Lancio dello Standard di Certificazione Friend of the Earth per prodotti da agricoltura e allevamento sostenibili (www.friendoftheearth.org). Il Dr. Paolo Bray, fondatore e direttore di Friend of the Earth, illustrerà lo Standard Friend of the Earth, dopo un’introduzione ai concetti ed al mercato dell’agricoltura sostenibile. Seguiranno gli interventi dei produttori italiani già Friend of the Earth e dell’ente di certificazione RINA S.p.a.
E’ richiesto l’accredito.
Info: Project Manager Alice Grigoletto. www.friendoftheearth.org - info@friendoftheearth.org alicegrigoletto@friendoftheearth.org


Sabato 14 marzo
Vinci (Firenze) - Sede: Aula Magna Centro Formazione ASL 11 Via Oberdan – dalle ore 8.30

La Condotta Slow Food Empolese Valdelsa prosegue il suo impegno nel sostenere un dibattito ed un confronto tra tutti i soggetti coinvolti nel campo dell'olivicoltura e presenta l’incontro “Come l’alimentazione favorisce la salute”, il primo di tre tra loro strettamente collegati: la riflessione a più voci sul ruolo dell'alimentazione, e dell'olio extravergine di oliva in particolare, tra problematiche e potenzialità a salvaguardia del nostro prezioso patrimonio olivicolo.
Per info e iscrizioni:
Andrea – 335 353439 – tongia2002@libero.it
Marco – 338 2081638 – info@marcoperuzzi.it
Slow Food Empolese Valdelsa – 335 7434754 – slowfoodempoli@gmail.com