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Newsletter 37 / 03.12.2007


Ortocircuito, conclusa la formazione per gli insegnanti.
Troppi rincari, cambia il menù?
Milano nel piatto: è il risotto il più cucinato in Italia
Produzione agricola e nuovi paesaggi
Visita a Parma della Commissaria Europea all’Agricoltura Mariann Fischer Boel
Vinitaly-Japan a Tokyo


Ortocircuito, conclusa la formazione per gli insegnanti.
“Ortocircuito. Frutta e verdura. Altro giro, altro gusto” è il progetto di educazione alimentare che Regione Lombardia, insieme a molti partner pubblici e privati, ha attivato a partire dal 2005, allo scopo di promuovere un maggiore consumo quotidiano di frutta e verdura, specialmente tra i bambini, i ragazzi delle scuole lombarde e le loro famiglie. Dai risultati emersi da indagini commissionate ad hoc, risulta che ben il 71% dei giovani consuma per merenda, di norma fuori dalle mura domestiche, quello che è comunemente definito junk food (merendine, pizzette, focaccine o panini). La filosofia alla base del progetto Ortocircuito è che una sana e corretta alimentazione costituisce un fattore di prevenzione contro il soprappeso, l’obesità, le malattie cardiovascolari e le patologie tumorali. La frutta e la verdura sono elementi indispensabili perché contengono vitamine, sali minerali e sostanze antiossidanti necessarie a far funzionare correttamente il nostro organismo. La loro carenza, se prolungata nel tempo, porta inevitabilmente a facilitare la propensione all’insorgere di patologie più o meno gravi. È importante sapere che 5 porzioni di frutta o verdura al giorno rappresentano un vero “investimento per la salute”! È stato dimostrato, inoltre, che fa bene assimilare frutta e verdura di stagione. Sono infatti più nutrienti, maturano naturalmente e non contengono additivi. Il nostro corpo ha un ritmo biologico e segue istintivamente l’impulso delle stagioni che porta a variare il più possibile l’alimentazione, seguendo la stagionalità dei prodotti, sfruttandone al massimo le proprietà nutritive e protettive e assicurando quindi all’organismo tutto ciò di cui ha bisogno. Alimentandosi in maniera meno “chimica” e più naturale, la salute ci guadagna! La ricerca quindi dei segreti della natura e del gusto degli alimenti genuini del nostro territorio, che hanno caratterizzato questo percorso nelle due passate edizioni, si ripropongono in questa, con nuovi progetti tutti da scoprire.
Le nuove iniziative di Ortocircuito:
- “La strada dell’orto”, spettacolo teatrale itinerante, realizzato dal Teatro del Buratto e dedicato ad un pubblico scolastico dai 5 agli 11 anni.
“Happy Hour – È ora di merenda”, programma rivolto ai ragazzi delle Scuole Alberghiere della Lombardia e dei Centri di Formazione Professionale, per la promozione di fuori pasto sani, gustosi e sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale, nato allo scopo di diffondere l’educazione al consumo consapevole tra i cuochi di domani.
- “Orto Fiorito”, pubblicazione realizzata con suggestive immagini fotografiche di fiori di piante da frutto. Un gioco, che stimolando la curiosità nei riguardi di frutta e verdura, invita il lettore, attraverso piccoli suggerimenti, a scoprire quale frutto nascerà da ogni singolo fiore.
- La premiazione del concorso “100 Orti per 100 Scuole”, conclude il progetto che ha coinvolto i ragazzi di tantissime scuole della Lombardia nella realizzazione di un orto in terra o in vaso all’interno dell’istituto.
- Molto interessante anche la proposta, alle scuole lombarde coinvolte, di posizionare dei dispenser distributori sacchetti di frutta e verdura già tagliate in pratici pacchettini refrigerati e di sostenerne la vendita con programmi di educazione alimentare.
www.buonalombardia.it , www.mi.camcom.it/agriteam
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Troppi rincari, cambia il menù?
Gli abitanti della Penisola sono spaventati dai continui rincari dei principali generi alimentari, vivono sulla propria pelle una crescita dei prezzi che appare ormai incontrollabile, perciò hanno addirittura modificato il loro menù a tavola (quattro su dieci persino «in modo drastico») e chiedono in misura significativa (il 37 per cento del campione considerato, contro solo il 16 per cento della media europea) un intervento pubblico per calmierare i costi. Inoltre, hanno aumentat l’attenzione riposta nella lettura dell’etichetta e prestano più attenzione alla provenienza dei cibi a favore di quelli locali. È quanto emerge dall’indagine Coldiretti-Swg “Le opinioni di italiani e europei sull'alimentazione”, presentata al recente Forum di Cernobbio, che evidenzia come la responsabilità degli aumenti viene attribuita in Italia soprattutto ai troppi passaggi intermedi che i prodotti fanno per arrivare dal produttore al consumatore (66 per cento) a differenza di quanto accade negli altri Paesi europei (42 per cento). Ma sotto accusa sono anche i rincari eccessivi applicati dai commercianti e dalle catene di distribuzione (37 per cento) mentre sono del tutto scagionati gli agricoltori. Il 29 per cento ritiene che occorra favorire direttamente gli acquisti dagli agricoltori e solo il 6 per cento considera come soluzione la concentrazione della distribuzione commerciale con la riduzione dei piccoli negozi a favore degli ipermercati. I cambiamenti nel comportamento di acquisto – un dato che peraltro si pone controcorrente rispetto ad altre ricerche del passato, forse a testimonianza di un fattore “emozionale” che sta agendo pesantemente proprio in queste settimane - sono giustificati dal fatto che la spesa alimentare è la seconda voce dopo l'abitazione ed assorbe il 19 per cento della spesa mensile totale delle famiglie, per un valore che è salito a 467 euro al mese destinati nell’ordine principalmente all’acquisto di carne (106 euro), frutta e ortaggi (84 euro), pane e pasta (79 euro) e latte, uova e formaggi (64 euro). Se complessivamente la spesa alimentare è rimasta invariata, le quantità portate a casa si sono ridotte dell'1,5 per cento e tra gli spostamenti più significativi si registra un calo nei consumi di pane (- 7,4 per cento), pasta di semola (-7,4 per cento), latte fresco (- 2,6 per cento), vino (- 7,9 per cento), carne bovina (- 4,1 per cento) mentre aumentano la carne di pollo (+ 7,5 per cento) e le uova (+ 6,4 per cento), secondo le elaborazioni su dati Ismea Ac Nielsen nei primi otto mesi del 2007. Secondo un studio della Coldiretti dei circa 467 euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e bevande, oltre la metà, per un valore di ben 238 euro (51 per cento), va al commercio e ai servizi, 140 (30 per cento) all'industria alimentare e solo 89 (19 per cento) alle imprese agricole. Questo significa chiaramente che i prezzi aumentano in media di cinque volte dal campo alla tavola con una tendenza che - afferma il presidente della Coldiretti, Sergio Marini - tende ad accentuarsi nel tempo. Come ovviare a questo problema? Favorendo ad esempio la presenza di prodotti locali negli scaffali dei negozi, ma anche promuovendo la vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli in azienda o nei mercati nelle città, con i cosiddetti farmers market. Secondo una recente indagine dell'Osservatorio sulla vendita diretta Coldiretti-Agri2000, ben sette italiani su dieci hanno fatto acquisti direttamente nelle quasi 50mila aziende agricole che offrono questa opportunità, giudicando la spesa conveniente, con un risparmio atteso compreso dal 20 al 30 per cento. Qualità e la garanzia di genuinità e freschezza sono comunque le principali motivazioni di tale acquisto, mentre la difficoltà di raggiungere le aziende agricole è considerato il principale ostacolo. Carlo Passera - www.asa-press.com
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Milano nel piatto: è il risotto il più cucinato in Italia
Golosi di cucina milanese i romani. E spendaccioni i palermitani. E i piatti alla milanese rendono: 173 milioni di fatturato all’anno. La cucina milanese è famosa in Italia soprattutto per il risotto alla milanese (per il 28,9% degli italiani è il piatto principe), bene anche la costoletta (24,3%), il panettone (12,5%) e l’ossobuco (11,7%). Quasi 2 italiani su 3 (65%) cucinano almeno qualche volta i piatti milanesi (1 su 5 spesso). I più golosi delle delizie alla milanese sono i romani (il 71% cucina milanese almeno qualche volta), seguiti dai palermitani e dai napoletani. Mentre chi spende in media di più per mangiare milanese al ristorante sono i palermitani (il 22% spende tra i 41 e i 60 euro). Il risotto alla milanese si conferma anche come il piatto milanese più cucinato dagli italiani (per il 39,9%), seguito dalla costoletta (33,6%). E tra i fornelli i “piatti della nonna” continuano ad essere preparati con regolarità: in quasi 3 famiglie milanesi su 4 (72,7%) mentre una percentuale minore sceglie la creatività (a pranzo nel 30% dei casi si cucinano spesso piatti creativi sempre nuovi; a cena nel 10%) e i piatti
internazionali (nel 21,1% dei casi almeno qualche volta a settimana durante le cene). A Milano si cucina spesso anche l’ossobuco (14,1%) e la cassoeula (8,3%). Non sorprende allora che in almeno una attività di ristorazione su due a Milano si propongano piatti della tradizione culinaria milanese (e in due trattorie su tre), in particolare risotto e costoletta (tutti i giorni) ma anche ossobuco e trippa (una volta a settimana). L’interesse dei clienti per la cucina milanese è in crescita, soprattutto tra la clientela italiana (nel 21,5% dei casi). E così aumenta il giro d’affari: il peso dei piatti milanesi sul totale del fatturato delle attività di ristorazione a Milano si aggira sul 20%, per un totale di 173 milioni di euro. Sono questi alcuni dei dati che emergono da due indagini campionarie realizzate dalla Camera di Commercio di Milano, attraverso la sua azienda speciale Cedcamera, sulla cucina milanese nelle abitudini e nelle opinioni delle famiglie, le ricerche hanno coinvolto le città di Milano, Bologna, Roma, Napoli e Palermo e i ristoratori milanesi.
Ristorazione. Un settore in crescita (+1,9% in Italia tra il 2006 e il 2007). Anche se vanno meno le mense (-1,9%) a vantaggio del boom del catering (+5,9%). Bene i ristoranti (+3,3%), meglio dei bar (+1%). Centriprincipali del settore in Italia Milano e Roma con il 6% dei ristoranti italiani e Napoli col 4,5%. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese al terzo trimestre 2006 e 2007.
Cucina milanese: il 24 novembre un convegno in Camera di commercio. Lo stesso giorno a Palazzo Giureconsulti, sede della Camera di commercio, convegno “La cucina di Milano: tradizione & innovazione” organizzato dall’Accademia Italiana della Cucina, in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano. Durante l’incontro sono stati presentati i risultati delle due indagini campionarie. Al via anche due mostre: la prima “Un secolo di menù italiani” con una ventina di pannelli che riproducono menu storici di diverse epoche, raggruppati in modo tematico, dai menu dei re d’Italia all’estero a quelli dei Presidenti della Repubblica, dai viaggi dei Papi a quelli dei transatlantici italiani fino ai menu realizzati da grandi artisti (Sala Esposizioni – Salone delle mostre), la seconda, fotografica, su “Personaggi e mangiari della vecchia Milano” con una trentina di fotografie d’epoca dedicate ai venditori di cibi della tradizione (Loggiato esterno). Entrambe le esposizioni sono rimaste aperte fino al 2 dicembre a Palazzo Giureconsulti (MM Duomo),
con ingresso libero. Ai partecipanti è inoltre stato dato in omaggio il calendario 2008 “12 mesi per 12 ricette milanesi” realizzato dalla Camera di commercio di Milano in collaborazione con l’Accademia Italiana della Cucina.
“La cucina – ha commentato Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano – e il settore della ristorazione non rappresentano solo una attività economica, ma anche uno stile di vita, perché nei piatti della tradizione ritroviamo le nostre radici, i nostri valori, ciò che ci caratterizza. Una ricchezza per il territorio, a sostengo della qualità della vita, che è pronta a rinnovarsi, accettando con entusiasmo le sfide che provengono da un mercato sempre più globale”. “La cucina di Milano è strettamente legata alle caratteristiche geografiche e climatiche, ma anche storiche e sociali della città in cui si è evoluta – ha commentato Giuseppe Dell’Osso, presidente dell’Accademia Italiana della Cucina. – È importante mantenerla vitale, nel suo armonico legarsi ai momenti stagionali, come cultura da preservare e da trasferire alle generazioni future: attraverso le preparazioni gastronomiche tradizionali si trova sempre un motivo di appartenenza e di aggregazione. Quella milanese è infatti una cucina schietta e accurata, mai complicata, proprio come è il carattere dei milanesi.”
www.mi.camcom.it - www.accademiaitalianacucina.it
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Produzione agricola e nuovi paesaggi
L’ISTVAP (Istituto per la Tutela e la Valorizzazione dell’Agricoltura Urbana), la Fondazione Politecnico di Milano, la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) e la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano hanno presentato il 26 novembre scorso i risultati del convegno nazionale “Produzione Agricola e Nuovi Paesaggi”. Due gli aspetti chiave: la valorizzazione e la tutela delle aree periurbane, quelle a ridosso della città, che maggiormente subiscono lo sviluppo immobiliare e infrastrutturale, l’abusivismo e non ultimo il così detto “consumo legale del suolo”. Il procedere separato delle istituzioni, incapaci di elaborare piani di governo del territorio congiunti, non gioca certo a favore. Basti pensare che i comuni (5.500 in Italia) pianificano in modo isolato, solitario, senza una visione di larghe dimensioni. Questo vale anche per la Lombardia, prima in Italia per il contributo alla produzione agricola. Soluzione come le “città verticali”, di cui tanto si parla, non compenseranno certo l’utilizzo insediativo del suolo. Vanno invece studiate e sostenute entrate alternative agli oneri di urbanizzazione, come nel caso della proposta della senatrice De Petris: il DDL “Disposizoni per la tutela e la valorizzazione del paesaggio rurale”, esposto nel corso del convegno. Di questo e di altro si è discusso durante il convegno: i nuovi orientamenti produttivi e gestionali; la conversione dell’agricoltura per la produzione energetica; il rapporto tra la qualità del paesaggio e i progetti infrastrutturali; il confronto con l’esperienza straniera, come quella francese, solo per fare alcuni esempi. Tra i molti interventi quello di Paola Santeramo Presidente CIA Milano e Lodi e Presidente ISTVAP che ha così presentato l’Istituto: “ISTVAP nasce nel marzo del 2007 come esigenza di sviluppo di un lavoro portato avanti dalla Cia di Milano e Lodi con la collaborazione della Fondazione Politecnico e della Facoltà di Agraria di Milano. Il risultato è stato presentato nel corso di due iniziative pubbliche svoltesi nel maggio e nell’ottobre 2006 che hanno avuto al loro centro la definizione e la presentazione della Carta dell’Agricoltura Periurbana. Alla base della nascita dell’ISTVAP c’è la volontà di tutelare e valorizzare le attività agricole, svolte in prossimità delle aree urbane e metropolitane, fortemente influenzate dalla pressione dello sviluppo delle città e delle infrastrutture ad esso collegate. L’Istituto si fonda sul principio del nuovo ruolo dell’agricoltura non solo produttrice di alimenti, ma anche depositaria di valori e di stili di vita da recuperare e inoltre capace di gestire in modo equilibrato le risorse naturali e ambientali, risorse limitate e non riproducibili, per gli abitanti della città e dei territori urbanizzati. ISTVAP vuole anche fornire strumenti per interrompere il procedere separato di istituzioni, università, associazioni ambientaliste, imprese agricole che affrontano ambiti della tematica agricola senza uno scambio reciproco di informazioni e di conoscenze e senza giungere in tal modo ad una sintesi più elevata. La conoscenza resta parziale mentre la sinergia derivante dalla messa in rete aumenterebbe l’efficacia delle attività svolte e della stessa metodologia d’intervento con progetti e proposte più valide.” www.istvap.it
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Visita a Parma della Commissaria Europea all’Agricoltura Mariann Fischer Boel
La Commissaria Europea all’Agricoltura Mariann Fischer Boel, accompagnata da Daniele Bianchi, membro del suo gabinetto, responsabile delle Indicazioni Geografiche, ha visitato il 30 novembre la produzione del Formaggio Parmigiano-Reggiano e del Prosciutto di Parma. La visita a Parma fa parte di un viaggio in Italia durante il quale la Commissaria Europea ha voluto incontrare due delle realtà più importanti nel panorama mondiale delle Dop, spesso prese come modello per le strategie di promozione e di difesa contro l’agropirateria. La signora Mariann Fischer Boel si è recata presso un caseificio e un prosciuttificio per conoscere più da vicino le peculiarità della lavorazione dei Re dei Formaggi e dei Prosciutti. Un’occasione per incontrare i presidenti dei due Consorzi: Stefano Tedeschi (Prosciutto di Parma) e Giuseppe Alai (Parmigiano-Reggiano) e per riflettere sui punti di forza e debolezza dei comparti. Durante l’incontro – che si è tenuto presso il Museo del Prosciutto in Langhirano – il presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano Giuseppe Alai ha parlato degli abusi della denominazione e dell’attesa della sentenza della Corte di Giustizia sulla vicenda "parmesan". Ha inoltre evidenziando la necessità di una sistema europeo più efficace per la lotta alle contraffazioni ricordando che il Parmigiano-Reggiano è uno dei prodotti più imitati nel mondo. Ha inoltre ribadito l’importanza di avere opportuni strumenti per trovare equilibrio nei mercati, soprattutto in prospettiva di una modifica del sistema delle quote latte, ed ha sottolineato la necessità che le DOP abbiano strumenti di gestione produttiva efficaci, per consentire di affrontare le nuove dinamiche economiche. Alai ha concluso il suo intervento sottolineando la necessità di avere presto l'approvazione alla modifica del disciplinare che prevede il confezionamento nella zona di origine per proteggere la qualità del prodotto e per dare al consumatore dell'Unione europea una maggiore garanzia sull'autenticità del Parmigiano-Reggiano.
Stefano Tedeschi, presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma, ha fatto il punto della situazione per quanto riguarda la protezione delle Dop a livello internazionale. Se per il Parma le cose sono relativamente semplici su scala europea (il regolamento 510/06 consente di contrastare abusi, frodi e contraffazioni), nei paesi extraeuropei la situazione è molto più complessa. Il caso Canada è un chiaro esempio della mancanza di strumenti legali per contrastare gli abusi oltreoceano. In Canada, uno dei principali mercati extraeuropei per il prosciutto coronato, il Parma è costretto a “cambiare nome” ed a proporsi sul mercato come “the original prosciutto”. E questo perché un italiano trapiantato in Canada ha registrato il marchio Parma e lo ha venduto ad una multinazionale che ora lo utilizza per vendere i propri salumi che nulla hanno a che fare con la Dop Prosciutto di Parma. Ciò significa che a livello internazionale non esiste un reale riconoscimento del valore del legame con il territorio, ma si continua a ragionare esclusivamente seguendo la logica del trademark. Il Consorzio del Prosciutto di Parma sta spendendo energie e risorse per spiegare all’ala scettica del WTO che le Dop non sono brand, ma espressioni della cultura di una ben precisa zona di origine. In altre parole, il Prosciutto di Parma non è solo il nome di un prodotto. Dire che è il Prosciutto di Parma è una Dop significa esplicitare che si può fare solo a Parma perché solo qui esistono le condizioni climatiche, culturali e umane necessarie a produrlo.
Prosciutto di Parma e Parmigiano Reggiano sono membri attivi della Rete Origin, la rete internazionale per la difesa e la promozione delle indicazioni geografiche che è stata fondata nel 2003 e che riunisce produttori provenienti da oltre trenta paesi del mondo. Origin chiede al WTO che tutti i prodotti ad indicazione geografica possano godere della protezione più efficace di cui beneficiano i vini e gli alcolici. Tedeschi ha concluso il suo intervento ringraziando la Commissaria Europea per il sostegno nella promozione delle Dop a livello internazionale, ricordando che i fondi dell’Unione Europea sono fondamentali per le attività di promozione consortili. I Consorzi del Prosciutto di Parma e del Parmigiano-Reggiano stanno portando avanti insieme un progetto triennale negli Usa cofinanziato dall’UE con un budget pari a 4 milioni di euro. Contemporaneamente, è stata annunciata proprio qualche giorno fa l’approvazione di un nuovo progetto promozionale che vedrà Prosciutto di Parma, Parmigiano-Reggiano e Porto protagonisti in Giappone. Si tratta dell'unico progetto italiano che coinvolge anche prodotti di altri paesi; in questo caso il Portogallo. Il programma prevede una combinazione di azioni informative e promozionali, durerà tre anni e nasce dalla volontà di promuovere il valore delle indicazioni geografiche al di fuori del territorio Europeo. Il budget complessivo è pari a 3,6 milioni di euro. www.prosciuttodiparma.com - www.parmigiano-reggiano.it
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Vinitaly-Japan a Tokyo
Un marchio sempre più forte che fa da apripista alla commercializzazione in Asia di vino, olio e prodotti alimentari del made in Italy. È quello di Vinitaly, che per la quarta volta dal novembre scorso presenta un evento per il trade e i wine lover giapponesi. Oltre 80 aziende, il 31% in più dello scorso anno, hanno preso parte all’edizione 2007 di Vinitaly Japan svoltasi il 27 novembre a Tokyo al New Otani Hotel, uno dei luoghi cult della capitale nipponica. L’evento è stato realizzato in collaborazione con Buonitalia, che ha trovato in Vinitaly uno strumento di promozione efficace del made in Italy all’estero. Camillo Cametti, consigliere d’amministrazione di Veronafiere, ha presentato la prossima edizione di Vinitaly, in programma dal 3 al 7 aprile 2008 a Verona. «La rassegna – ha detto Cametti – è oggi leader mondiale, con 4.300 espositori e 150 mila visitatori specializzati, 38 mila dei quali provenienti da oltre 100 Paesi». Tra le presenze istituzionali anche Mario Andrea Vattani, primo consigliere d’Ambasciata in Giappone, e Federico Balmas, responsabile dell’Ufficio Ice di Tokyo. Nel calendario degli incontri, in collaborazione con AIS Tokyo, Ice e Buonitalia, workshop e seminari di degustazione per i principali operatori e per la stampa life style: dai vini veneti ai toscani con il Brunello di Montalcino in testa, ai vini della Sicilia fino all’olio toscano Emilio De Piazza, presidente di Buonitalia, ha presentato il manuale Ais “Il vino italiano”, tradotto in giapponese. Che il momento sia di sicuro appeal per i nostri prodotti lo conferma Fiera Italiana, l’iniziativa promossa dal 3 al 10 ottobre scorso a Tokyo da Vinitaly in collaborazione con Isetan (importante catena di magazzini specializzata in fashion e prodotti alimentari di nicchia), dedicata ai prodotti italiani e in particolare ai vini. In una settimana le vendite di vino italiano sono cresciute del 106% rispetto all’anno precedente.
L’iniziativa è frutto dell’accordo siglato il 1° giugno scorso a Tokyo tra Veronafiere e il Isetan, che prevedeva la vendita, sotto il marchio Vinitaly, di vini scelti fra quelli vincitori dell’ultima edizione del Concorso Enologico Internazionale. Il 2 giugno Vinitaly Japan aveva avuto sempre a Tokyo una prestigiosa preview, in occasione dell’Italian Wine Day organizzato dall’Ambasciata d’Italia e dall’Ice per la festa della Repubblica italiana.
«L’utilizzo del brand Vinitaly per la commercializzazione dei vini italiani – spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere - è un nuovo contributo che la Fiera di Verona aggiunge al suo ruolo di sistema integrato a favore delle imprese export-oriented italiane, al fine di sviluppare in Asia un canale di vendita ancora poco sfruttato dai distributori di vini italiani».
Visto il successo di quest’anno, l’accordo con Isetan verrà rinnovato e ampliato, per una promozione ancora maggiore dell’eccellenza del made in Italy enologico e gastronomico.
Nel 2006 le importazioni di prodotti agroalimentari dall’Italia sono aumentate del 7,6%, in controtendenza rispetto all’import totale giapponese del settore (3%). Tale fenomeno può essere ricondotto – secondo quanto affermato dall’Ice nel suo Rapporto sul Giappone - alla tipologia di importazione dall’Italia, costituita principalmente da prodotti trasformati e non da alimenti di base. L’enogastronomia gode inoltre della pubblicità diffusa dai ristoranti italiani o che fanno cucina italiana, che in Giappone sono circa 3.000. Qui le carte dei vini sono particolarmente curate e lo dimostra l’assegnazione durante il 41° Vinitaly, al primo anno di partecipazione del Giappone, del Premio per la migliore carta dei vini al ristorante Teatro Four Season di Tokyo. Il vino italiano deve però ancora conquistare i giapponesi nei loro consumi casalinghi (il consumo medio pro capite è di soli 2,6 litri) e ancora poco sfruttata è la distribuzione al dettaglio, che potrebbe invece garantire crescite significative e continue dei fatturati. Da considerare, infatti, che dopo la liberalizzazione delle licenze, le vendite di vino avvengono per il 30% nella distribuzione organizzata, per il 27% nelle bottiglierie, per il 12% nei discount di alcolici e per l’11% nei convenience store. Per quanto riguarda in particolare l’export enologico, l’Italia ha inviato in Giappone nel 2006 quasi 29 mila hl di vino, per un valore di oltre 99,5 milioni di euro, posizionandosi dietro alla Francia e prima degli Stati Uniti. Nel 2007 la performance è in netto miglioramento, con una crescita che nei primi otto mesi di quest’anno ha raggiunto il 6,8% in valore (66,6 milioni di euro contro 62,3 del periodo gennaio-agosto del 2006). Molto apprezzato lo spumante italiano, il cui export nel 2006 ha superato i 17 milioni di euro. www.vinitaly.com
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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