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Ortocircuito,
conclusa la formazione per gli insegnanti.
Troppi
rincari, cambia il menù?
Milano
nel piatto: è il risotto il più cucinato in Italia
Produzione
agricola e nuovi paesaggi
Visita
a Parma della Commissaria Europea all’Agricoltura Mariann
Fischer Boel
Vinitaly-Japan
a Tokyo

Ortocircuito,
conclusa la formazione per gli insegnanti.
“Ortocircuito.
Frutta e verdura. Altro giro, altro gusto” è il progetto
di educazione alimentare che Regione Lombardia, insieme a molti
partner pubblici e privati, ha attivato a partire dal 2005, allo
scopo di promuovere un maggiore consumo quotidiano di frutta e verdura,
specialmente tra i bambini, i ragazzi delle scuole lombarde e le
loro famiglie. Dai risultati emersi da indagini commissionate ad
hoc, risulta che ben il 71% dei giovani consuma per merenda, di
norma fuori dalle mura domestiche, quello che è comunemente
definito junk food (merendine, pizzette, focaccine o panini). La
filosofia alla base del progetto Ortocircuito è che una sana
e corretta alimentazione costituisce un fattore di prevenzione contro
il soprappeso, l’obesità, le malattie cardiovascolari
e le patologie tumorali. La frutta e la verdura sono elementi indispensabili
perché contengono vitamine, sali minerali e sostanze antiossidanti
necessarie a far funzionare correttamente il nostro organismo. La
loro carenza, se prolungata nel tempo, porta inevitabilmente a facilitare
la propensione all’insorgere di patologie più o meno
gravi. È importante sapere che 5 porzioni di frutta o verdura
al giorno rappresentano un vero “investimento per la salute”!
È stato dimostrato, inoltre, che fa bene assimilare frutta
e verdura di stagione. Sono infatti più nutrienti, maturano
naturalmente e non contengono additivi. Il nostro corpo ha un ritmo
biologico e segue istintivamente l’impulso delle stagioni
che porta a variare il più possibile l’alimentazione,
seguendo la stagionalità dei prodotti, sfruttandone al massimo
le proprietà nutritive e protettive e assicurando quindi
all’organismo tutto ciò di cui ha bisogno. Alimentandosi
in maniera meno “chimica” e più naturale, la
salute ci guadagna! La ricerca quindi dei segreti della natura e
del gusto degli alimenti genuini del nostro territorio, che hanno
caratterizzato questo percorso nelle due passate edizioni, si ripropongono
in questa, con nuovi progetti tutti da scoprire.
Le nuove iniziative di Ortocircuito:
- “La strada dell’orto”, spettacolo teatrale itinerante,
realizzato dal Teatro del Buratto e dedicato ad un pubblico scolastico
dai 5 agli 11 anni.
“Happy Hour – È ora di merenda”, programma
rivolto ai ragazzi delle Scuole Alberghiere della Lombardia e dei
Centri di Formazione Professionale, per la promozione di fuori pasto
sani, gustosi e sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale,
nato allo scopo di diffondere l’educazione al consumo consapevole
tra i cuochi di domani.
- “Orto Fiorito”, pubblicazione realizzata con suggestive
immagini fotografiche di fiori di piante da frutto. Un gioco, che
stimolando la curiosità nei riguardi di frutta e verdura,
invita il lettore, attraverso piccoli suggerimenti, a scoprire quale
frutto nascerà da ogni singolo fiore.
- La premiazione del concorso “100 Orti per 100 Scuole”,
conclude il progetto che ha coinvolto i ragazzi di tantissime scuole
della Lombardia nella realizzazione di un orto in terra o in vaso
all’interno dell’istituto.
- Molto interessante anche la proposta, alle scuole lombarde coinvolte,
di posizionare dei dispenser distributori sacchetti di frutta e
verdura già tagliate in pratici pacchettini refrigerati e
di sostenerne la vendita con programmi di educazione alimentare.
www.buonalombardia.it
, www.mi.camcom.it/agriteam
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Troppi
rincari, cambia il menù?
Gli
abitanti della Penisola sono spaventati dai continui rincari dei
principali generi alimentari, vivono sulla propria pelle una crescita
dei prezzi che appare ormai incontrollabile, perciò hanno
addirittura modificato il loro menù a tavola (quattro su
dieci persino «in modo drastico») e chiedono in misura
significativa (il 37 per cento del campione considerato, contro
solo il 16 per cento della media europea) un intervento pubblico
per calmierare i costi. Inoltre, hanno aumentat l’attenzione
riposta nella lettura dell’etichetta e prestano più
attenzione alla provenienza dei cibi a favore di quelli locali.
È quanto emerge dall’indagine Coldiretti-Swg “Le
opinioni di italiani e europei sull'alimentazione”, presentata
al recente Forum di Cernobbio, che evidenzia come la responsabilità
degli aumenti viene attribuita in Italia soprattutto ai troppi passaggi
intermedi che i prodotti fanno per arrivare dal produttore al consumatore
(66 per cento) a differenza di quanto accade negli altri Paesi europei
(42 per cento). Ma sotto accusa sono anche i rincari eccessivi applicati
dai commercianti e dalle catene di distribuzione (37 per cento)
mentre sono del tutto scagionati gli agricoltori. Il 29 per cento
ritiene che occorra favorire direttamente gli acquisti dagli agricoltori
e solo il 6 per cento considera come soluzione la concentrazione
della distribuzione commerciale con la riduzione dei piccoli negozi
a favore degli ipermercati. I cambiamenti nel comportamento di acquisto
– un dato che peraltro si pone controcorrente rispetto ad
altre ricerche del passato, forse a testimonianza di un fattore
“emozionale” che sta agendo pesantemente proprio in
queste settimane - sono giustificati dal fatto che la spesa alimentare
è la seconda voce dopo l'abitazione ed assorbe il 19 per
cento della spesa mensile totale delle famiglie, per un valore che
è salito a 467 euro al mese destinati nell’ordine principalmente
all’acquisto di carne (106 euro), frutta e ortaggi (84 euro),
pane e pasta (79 euro) e latte, uova e formaggi (64 euro). Se complessivamente
la spesa alimentare è rimasta invariata, le quantità
portate a casa si sono ridotte dell'1,5 per cento e tra gli spostamenti
più significativi si registra un calo nei consumi di pane
(- 7,4 per cento), pasta di semola (-7,4 per cento), latte fresco
(- 2,6 per cento), vino (- 7,9 per cento), carne bovina (- 4,1 per
cento) mentre aumentano la carne di pollo (+ 7,5 per cento) e le
uova (+ 6,4 per cento), secondo le elaborazioni su dati Ismea Ac
Nielsen nei primi otto mesi del 2007. Secondo un studio della Coldiretti
dei circa 467 euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti
di alimenti e bevande, oltre la metà, per un valore di ben
238 euro (51 per cento), va al commercio e ai servizi, 140 (30 per
cento) all'industria alimentare e solo 89 (19 per cento) alle imprese
agricole. Questo significa chiaramente che i prezzi aumentano in
media di cinque volte dal campo alla tavola con una tendenza che
- afferma il presidente della Coldiretti, Sergio Marini - tende
ad accentuarsi nel tempo. Come ovviare a questo problema? Favorendo
ad esempio la presenza di prodotti locali negli scaffali dei negozi,
ma anche promuovendo la vendita diretta da parte degli imprenditori
agricoli in azienda o nei mercati nelle città, con i cosiddetti
farmers market. Secondo una recente indagine dell'Osservatorio sulla
vendita diretta Coldiretti-Agri2000, ben sette italiani su dieci
hanno fatto acquisti direttamente nelle quasi 50mila aziende agricole
che offrono questa opportunità, giudicando la spesa conveniente,
con un risparmio atteso compreso dal 20 al 30 per cento. Qualità
e la garanzia di genuinità e freschezza sono comunque le
principali motivazioni di tale acquisto, mentre la difficoltà
di raggiungere le aziende agricole è considerato il principale
ostacolo. Carlo Passera - www.asa-press.com
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Milano
nel piatto: è il risotto il più cucinato in Italia
Golosi
di cucina milanese i romani. E spendaccioni i palermitani. E i piatti
alla milanese rendono: 173 milioni di fatturato all’anno.
La cucina milanese è famosa in Italia soprattutto per il
risotto alla milanese (per il 28,9% degli italiani è il piatto
principe), bene anche la costoletta (24,3%), il panettone (12,5%)
e l’ossobuco (11,7%). Quasi 2 italiani su 3 (65%) cucinano
almeno qualche volta i piatti milanesi (1 su 5 spesso). I più
golosi delle delizie alla milanese sono i romani (il 71% cucina
milanese almeno qualche volta), seguiti dai palermitani e dai napoletani.
Mentre chi spende in media di più per mangiare milanese al
ristorante sono i palermitani (il 22% spende tra i 41 e i 60 euro).
Il risotto alla milanese si conferma anche come il piatto milanese
più cucinato dagli italiani (per il 39,9%), seguito dalla
costoletta (33,6%). E tra i fornelli i “piatti della nonna”
continuano ad essere preparati con regolarità: in quasi 3
famiglie milanesi su 4 (72,7%) mentre una percentuale minore sceglie
la creatività (a pranzo nel 30% dei casi si cucinano spesso
piatti creativi sempre nuovi; a cena nel 10%) e i piatti
internazionali (nel 21,1% dei casi almeno qualche volta a settimana
durante le cene). A Milano si cucina spesso anche l’ossobuco
(14,1%) e la cassoeula (8,3%). Non sorprende allora che in almeno
una attività di ristorazione su due a Milano si propongano
piatti della tradizione culinaria milanese (e in due trattorie su
tre), in particolare risotto e costoletta (tutti i giorni) ma anche
ossobuco e trippa (una volta a settimana). L’interesse dei
clienti per la cucina milanese è in crescita, soprattutto
tra la clientela italiana (nel 21,5% dei casi). E così aumenta
il giro d’affari: il peso dei piatti milanesi sul totale del
fatturato delle attività di ristorazione a Milano si aggira
sul 20%, per un totale di 173 milioni di euro. Sono questi alcuni
dei dati che emergono da due indagini campionarie realizzate dalla
Camera di Commercio di Milano, attraverso la sua azienda speciale
Cedcamera, sulla cucina milanese nelle abitudini e nelle opinioni
delle famiglie, le ricerche hanno coinvolto le città di
Milano, Bologna, Roma, Napoli e Palermo e i ristoratori
milanesi.
Ristorazione. Un settore in crescita (+1,9% in Italia tra il 2006
e il 2007). Anche se vanno meno le mense (-1,9%) a vantaggio del
boom del catering (+5,9%). Bene i ristoranti (+3,3%), meglio dei
bar (+1%). Centriprincipali del settore in Italia Milano e Roma
con il 6% dei ristoranti italiani e Napoli col 4,5%. Emerge da un’elaborazione
della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle
imprese al terzo trimestre 2006 e 2007.
Cucina milanese: il 24 novembre un convegno in Camera di commercio.
Lo stesso giorno a Palazzo Giureconsulti, sede della Camera di commercio,
convegno “La cucina di Milano: tradizione & innovazione”
organizzato dall’Accademia Italiana della Cucina, in collaborazione
con la Camera di Commercio di Milano. Durante l’incontro sono
stati presentati i risultati delle due indagini campionarie. Al
via anche due mostre: la prima “Un secolo di menù italiani”
con una ventina di pannelli che riproducono menu storici di diverse
epoche, raggruppati in modo tematico, dai menu dei re d’Italia
all’estero a quelli dei Presidenti della Repubblica, dai viaggi
dei Papi a quelli dei transatlantici italiani fino ai menu realizzati
da grandi artisti (Sala Esposizioni – Salone delle mostre),
la seconda, fotografica, su “Personaggi e mangiari della vecchia
Milano” con una trentina di fotografie d’epoca dedicate
ai venditori di cibi della tradizione (Loggiato esterno). Entrambe
le esposizioni sono rimaste aperte fino al 2 dicembre a Palazzo
Giureconsulti (MM Duomo),
con ingresso libero. Ai partecipanti è inoltre stato dato
in omaggio il calendario 2008 “12 mesi per 12 ricette milanesi”
realizzato dalla Camera di commercio di Milano in collaborazione
con l’Accademia Italiana della Cucina.
“La cucina – ha commentato Carlo Sangalli, presidente
della Camera di commercio di Milano – e il settore della ristorazione
non rappresentano solo una attività economica, ma anche uno
stile di vita, perché nei piatti della tradizione ritroviamo
le nostre radici, i nostri valori, ciò che ci caratterizza.
Una ricchezza per il territorio, a sostengo della qualità
della vita, che è pronta a rinnovarsi, accettando con entusiasmo
le sfide che provengono da un mercato sempre più globale”.
“La cucina di Milano è strettamente legata alle caratteristiche
geografiche e climatiche, ma anche storiche e sociali della città
in cui si è evoluta – ha commentato Giuseppe Dell’Osso,
presidente dell’Accademia Italiana della Cucina. – È
importante mantenerla vitale, nel suo armonico legarsi ai momenti
stagionali, come cultura da preservare e da trasferire alle generazioni
future: attraverso le preparazioni gastronomiche tradizionali si
trova sempre un motivo di appartenenza e di aggregazione. Quella
milanese è infatti una cucina schietta e accurata, mai complicata,
proprio come è il carattere dei milanesi.”
www.mi.camcom.it - www.accademiaitalianacucina.it
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Produzione
agricola e nuovi paesaggi
L’ISTVAP
(Istituto per la Tutela e la Valorizzazione dell’Agricoltura
Urbana), la Fondazione Politecnico di Milano, la Cia (Confederazione
Italiana Agricoltori) e la Facoltà di Agraria dell’Università
degli Studi di Milano hanno presentato il 26 novembre scorso i risultati
del convegno nazionale “Produzione Agricola e Nuovi Paesaggi”.
Due gli aspetti chiave: la valorizzazione e la tutela delle aree
periurbane, quelle a ridosso della città, che maggiormente
subiscono lo sviluppo immobiliare e infrastrutturale, l’abusivismo
e non ultimo il così detto “consumo legale del suolo”.
Il procedere separato delle istituzioni, incapaci di elaborare piani
di governo del territorio congiunti, non gioca certo a favore. Basti
pensare che i comuni (5.500 in Italia) pianificano in modo isolato,
solitario, senza una visione di larghe dimensioni. Questo vale anche
per la Lombardia, prima in Italia per il contributo alla produzione
agricola. Soluzione come le “città verticali”,
di cui tanto si parla, non compenseranno certo l’utilizzo
insediativo del suolo. Vanno invece studiate e sostenute entrate
alternative agli oneri di urbanizzazione, come nel caso della proposta
della senatrice De Petris: il DDL “Disposizoni per la tutela
e la valorizzazione del paesaggio rurale”, esposto nel corso
del convegno. Di questo e di altro si è discusso durante
il convegno: i nuovi orientamenti produttivi e gestionali; la conversione
dell’agricoltura per la produzione energetica; il rapporto
tra la qualità del paesaggio e i progetti infrastrutturali;
il confronto con l’esperienza straniera, come quella francese,
solo per fare alcuni esempi. Tra i molti interventi quello di Paola
Santeramo Presidente CIA Milano e Lodi e Presidente ISTVAP che ha
così presentato l’Istituto: “ISTVAP nasce nel
marzo del 2007 come esigenza di sviluppo di un lavoro portato avanti
dalla Cia di Milano e Lodi con la collaborazione della Fondazione
Politecnico e della Facoltà di Agraria di Milano. Il risultato
è stato presentato nel corso di due iniziative pubbliche
svoltesi nel maggio e nell’ottobre 2006 che hanno avuto al
loro centro la definizione e la presentazione della Carta dell’Agricoltura
Periurbana. Alla base della nascita dell’ISTVAP c’è
la volontà di tutelare e valorizzare le attività agricole,
svolte in prossimità delle aree urbane e metropolitane, fortemente
influenzate dalla pressione dello sviluppo delle città e
delle infrastrutture ad esso collegate. L’Istituto si fonda
sul principio del nuovo ruolo dell’agricoltura non solo produttrice
di alimenti, ma anche depositaria di valori e di stili di vita da
recuperare e inoltre capace di gestire in modo equilibrato le risorse
naturali e ambientali, risorse limitate e non riproducibili, per
gli abitanti della città e dei territori urbanizzati. ISTVAP
vuole anche fornire strumenti per interrompere il procedere separato
di istituzioni, università, associazioni ambientaliste, imprese
agricole che affrontano ambiti della tematica agricola senza uno
scambio reciproco di informazioni e di conoscenze e senza giungere
in tal modo ad una sintesi più elevata. La conoscenza resta
parziale mentre la sinergia derivante dalla messa in rete aumenterebbe
l’efficacia delle attività svolte e della stessa metodologia
d’intervento con progetti e proposte più valide.”
www.istvap.it
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Visita
a Parma della Commissaria Europea all’Agricoltura Mariann
Fischer Boel
La
Commissaria Europea all’Agricoltura Mariann Fischer Boel,
accompagnata da Daniele Bianchi, membro del suo gabinetto, responsabile
delle Indicazioni Geografiche, ha visitato il 30 novembre la produzione
del Formaggio Parmigiano-Reggiano e del Prosciutto di Parma. La
visita a Parma fa parte di un viaggio in Italia durante il quale
la Commissaria Europea ha voluto incontrare due delle realtà
più importanti nel panorama mondiale delle Dop, spesso prese
come modello per le strategie di promozione e di difesa contro l’agropirateria.
La signora Mariann Fischer Boel si è recata presso un caseificio
e un prosciuttificio per conoscere più da vicino le peculiarità
della lavorazione dei Re dei Formaggi e dei Prosciutti. Un’occasione
per incontrare i presidenti dei due Consorzi: Stefano Tedeschi (Prosciutto
di Parma) e Giuseppe Alai (Parmigiano-Reggiano) e per riflettere
sui punti di forza e debolezza dei comparti. Durante l’incontro
– che si è tenuto presso il Museo del Prosciutto in
Langhirano – il presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano
Giuseppe Alai ha parlato degli abusi della denominazione e dell’attesa
della sentenza della Corte di Giustizia sulla vicenda "parmesan".
Ha inoltre evidenziando la necessità di una sistema europeo
più efficace per la lotta alle contraffazioni ricordando
che il Parmigiano-Reggiano è uno dei prodotti più
imitati nel mondo. Ha inoltre ribadito l’importanza di avere
opportuni strumenti per trovare equilibrio nei mercati, soprattutto
in prospettiva di una modifica del sistema delle quote latte, ed
ha sottolineato la necessità che le DOP abbiano strumenti
di gestione produttiva efficaci, per consentire di affrontare le
nuove dinamiche economiche. Alai ha concluso il suo intervento sottolineando
la necessità di avere presto l'approvazione alla modifica
del disciplinare che prevede il confezionamento nella zona di origine
per proteggere la qualità del prodotto e per dare al consumatore
dell'Unione europea una maggiore garanzia sull'autenticità
del Parmigiano-Reggiano.
Stefano Tedeschi, presidente del Consorzio del Prosciutto
di Parma, ha fatto il punto della situazione per quanto riguarda
la protezione delle Dop a livello internazionale. Se per il Parma
le cose sono relativamente semplici su scala europea (il regolamento
510/06 consente di contrastare abusi, frodi e contraffazioni), nei
paesi extraeuropei la situazione è molto più complessa.
Il caso Canada è un chiaro esempio della mancanza di strumenti
legali per contrastare gli abusi oltreoceano. In Canada, uno dei
principali mercati extraeuropei per il prosciutto coronato, il Parma
è costretto a “cambiare nome” ed a proporsi sul
mercato come “the original prosciutto”. E questo perché
un italiano trapiantato in Canada ha registrato il marchio Parma
e lo ha venduto ad una multinazionale che ora lo utilizza per vendere
i propri salumi che nulla hanno a che fare con la Dop Prosciutto
di Parma. Ciò significa che a livello internazionale non
esiste un reale riconoscimento del valore del legame con il territorio,
ma si continua a ragionare esclusivamente seguendo la logica del
trademark. Il Consorzio del Prosciutto di Parma sta spendendo energie
e risorse per spiegare all’ala scettica del WTO che le Dop
non sono brand, ma espressioni della cultura di una ben precisa
zona di origine. In altre parole, il Prosciutto di Parma non è
solo il nome di un prodotto. Dire che è il Prosciutto di
Parma è una Dop significa esplicitare che si può fare
solo a Parma perché solo qui esistono le condizioni climatiche,
culturali e umane necessarie a produrlo.
Prosciutto di Parma e Parmigiano Reggiano sono membri attivi della
Rete Origin, la rete internazionale per la difesa e la promozione
delle indicazioni geografiche che è stata fondata nel 2003
e che riunisce produttori provenienti da oltre trenta paesi del
mondo. Origin chiede al WTO che tutti i prodotti ad indicazione
geografica possano godere della protezione più efficace di
cui beneficiano i vini e gli alcolici. Tedeschi ha concluso il suo
intervento ringraziando la Commissaria Europea per il sostegno nella
promozione delle Dop a livello internazionale, ricordando che i
fondi dell’Unione Europea sono fondamentali per le attività
di promozione consortili. I Consorzi del Prosciutto di Parma e del
Parmigiano-Reggiano stanno portando avanti insieme un progetto triennale
negli Usa cofinanziato dall’UE con un budget pari a 4 milioni
di euro. Contemporaneamente, è stata annunciata proprio qualche
giorno fa l’approvazione di un nuovo progetto promozionale
che vedrà Prosciutto di Parma, Parmigiano-Reggiano e Porto
protagonisti in Giappone. Si tratta dell'unico progetto italiano
che coinvolge anche prodotti di altri paesi; in questo caso il Portogallo.
Il programma prevede una combinazione di azioni informative e promozionali,
durerà tre anni e nasce dalla volontà di promuovere
il valore delle indicazioni geografiche al di fuori del territorio
Europeo. Il budget complessivo è pari a 3,6 milioni di euro.
www.prosciuttodiparma.com
- www.parmigiano-reggiano.it
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Vinitaly-Japan
a Tokyo
Un
marchio sempre più forte che fa da apripista alla commercializzazione
in Asia di vino, olio e prodotti alimentari del made in Italy. È
quello di Vinitaly, che per la quarta volta dal novembre scorso
presenta un evento per il trade e i wine lover giapponesi. Oltre
80 aziende, il 31% in più dello scorso anno, hanno preso
parte all’edizione 2007 di Vinitaly Japan svoltasi il 27 novembre
a Tokyo al New Otani Hotel, uno dei luoghi cult della capitale nipponica.
L’evento è stato realizzato in collaborazione con Buonitalia,
che ha trovato in Vinitaly uno strumento di promozione efficace
del made in Italy all’estero. Camillo Cametti, consigliere
d’amministrazione di Veronafiere, ha presentato la prossima
edizione di Vinitaly, in programma dal 3 al 7 aprile 2008 a Verona.
«La rassegna – ha detto Cametti – è oggi
leader mondiale, con 4.300 espositori e 150 mila visitatori specializzati,
38 mila dei quali provenienti da oltre 100 Paesi». Tra le
presenze istituzionali anche Mario Andrea Vattani, primo consigliere
d’Ambasciata in Giappone, e Federico Balmas, responsabile
dell’Ufficio Ice di Tokyo. Nel calendario degli incontri,
in collaborazione con AIS Tokyo, Ice e Buonitalia, workshop e seminari
di degustazione per i principali operatori e per la stampa life
style: dai vini veneti ai toscani con il Brunello di Montalcino
in testa, ai vini della Sicilia fino all’olio toscano Emilio
De Piazza, presidente di Buonitalia, ha presentato il manuale Ais
“Il vino italiano”, tradotto in giapponese. Che il momento
sia di sicuro appeal per i nostri prodotti lo conferma Fiera Italiana,
l’iniziativa promossa dal 3 al 10 ottobre scorso a Tokyo da
Vinitaly in collaborazione con Isetan (importante catena di magazzini
specializzata in fashion e prodotti alimentari di nicchia), dedicata
ai prodotti italiani e in particolare ai vini. In una settimana
le vendite di vino italiano sono cresciute del 106% rispetto all’anno
precedente.
L’iniziativa è frutto dell’accordo siglato il
1° giugno scorso a Tokyo tra Veronafiere e il Isetan, che prevedeva
la vendita, sotto il marchio Vinitaly, di vini scelti fra quelli
vincitori dell’ultima edizione del Concorso Enologico Internazionale.
Il 2 giugno Vinitaly Japan aveva avuto sempre a Tokyo una prestigiosa
preview, in occasione dell’Italian Wine Day organizzato dall’Ambasciata
d’Italia e dall’Ice per la festa della Repubblica italiana.
«L’utilizzo del brand Vinitaly per la commercializzazione
dei vini italiani – spiega Giovanni Mantovani, direttore generale
di Veronafiere - è un nuovo contributo che la Fiera di Verona
aggiunge al suo ruolo di sistema integrato a favore delle imprese
export-oriented italiane, al fine di sviluppare in Asia un canale
di vendita ancora poco sfruttato dai distributori di vini italiani».
Visto il successo di quest’anno, l’accordo con Isetan
verrà rinnovato e ampliato, per una promozione ancora maggiore
dell’eccellenza del made in Italy enologico e gastronomico.
Nel 2006 le importazioni di prodotti agroalimentari dall’Italia
sono aumentate del 7,6%, in controtendenza rispetto all’import
totale giapponese del settore (3%). Tale fenomeno può essere
ricondotto – secondo quanto affermato dall’Ice nel suo
Rapporto sul Giappone - alla tipologia di importazione dall’Italia,
costituita principalmente da prodotti trasformati e non da alimenti
di base. L’enogastronomia gode inoltre della pubblicità
diffusa dai ristoranti italiani o che fanno cucina italiana, che
in Giappone sono circa 3.000. Qui le carte dei vini sono particolarmente
curate e lo dimostra l’assegnazione durante il 41° Vinitaly,
al primo anno di partecipazione del Giappone, del Premio per la
migliore carta dei vini al ristorante Teatro Four Season di Tokyo.
Il vino italiano deve però ancora conquistare i giapponesi
nei loro consumi casalinghi (il consumo medio pro capite è
di soli 2,6 litri) e ancora poco sfruttata è la distribuzione
al dettaglio, che potrebbe invece garantire crescite significative
e continue dei fatturati. Da considerare, infatti, che dopo la liberalizzazione
delle licenze, le vendite di vino avvengono per il 30% nella distribuzione
organizzata, per il 27% nelle bottiglierie, per il 12% nei discount
di alcolici e per l’11% nei convenience store. Per quanto
riguarda in particolare l’export enologico, l’Italia
ha inviato in Giappone nel 2006 quasi 29 mila hl di vino, per un
valore di oltre 99,5 milioni di euro, posizionandosi dietro alla
Francia e prima degli Stati Uniti. Nel 2007 la performance è
in netto miglioramento, con una crescita che nei primi otto mesi
di quest’anno ha raggiunto il 6,8% in valore (66,6 milioni
di euro contro 62,3 del periodo gennaio-agosto del 2006). Molto
apprezzato lo spumante italiano, il cui export nel 2006 ha superato
i 17 milioni di euro. www.vinitaly.com
[Indice]
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore


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