ASA Associazione Stampa Agroalimentare - Newsletter 368
/ 16.02.2015

Per il 2015 ulteriore crescita sotto la spinta di ripresa consumi ed aumento export
Chiusa una stalla su cinque, in 32mila senza lavoro
Vino, cdm approva decreto per trasferibilità diritti d'impianto tra le regioni
Imu agricola: è caos sui criteri e l’Istat “fa spallucce”
Confagricoltura presenta i capolavori dell'agricoltura ad Expo 2015
Garantire lo sviluppo dell’agricoltura? Si può, con i minibond.

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Per il 2015 ulteriore crescita sotto la spinta di ripresa consumi ed aumento export
In controtendenza aumenta la produzione alimentare e delle bevande che fa registrare un aumento dello 0,6  per cento nel 2014 rispetto all’anno precedente E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati Istat sulla produzione industriale nel 2014. Le spese alimentari rappresentano una componente rilevante delle famiglie  in Italia e all’estero dove - sottolinea la Coldiretti - si registrano risultati positivi per il Made in Italy. La caduta del tasso di cambio dell’euro nei confronti del dollaro spinge le esportazioni italiane fuori dall’Europa ed è  dunque una opportunità – sottolinea la Coldiretti - per sostenere la ripresa economica nell’attuale fase di stagnazione dei consumi interni. Peraltro, dopo la stagnazione registrata lo scorso anno anche per i consumi alimentari nazionali, è prevista una crescita dopo molti anni di flessione. Il settore agroalimentare – precisa la Coldiretti - realizza fuori dall’Unione Europea circa un terzo del valore delle esportazioni. Tra i prodotti della tavola che beneficeranno maggiormente del nuovo tasso di cambio favorevole - conclude la Coldiretti - si segnala il vino Made in Italy  le cui esportazioni solo negli Stati Uniti hanno superato 1,1 miliardi di euro nel 2014.
www.coldiretti.it
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Chiusa una stalla su cinque, in 32mila senza lavoro
Dall’inizio della crisi è stata chiusa una stalla italiana su cinque con la perdita silenziosa di 32mila posti di lavoro e il rischio concreto della scomparsa del latte italiano e dei prestigiosi formaggi con effetti drammatici anche sulla sicurezza alimentare e sul presidio ambientale. E’ quanto emerge dal dossier “L’attacco alle stalle italiane” presentato dalla Coldiretti in occasione della più grande operazione di mungitura pubblica mai realizzata in Italia e nel mondo con Ministri del Governo, Governatori delle Regioni, Sindaci, politici, esponenti della cultura, dello spettacolo e del mondo economico e sociale nelle stalle allestite nelle principali città italiane, per mungere, dare da mangiare e custodire gli animali, con la collaborazione tecnica dell’Associazione italiana allevatori che ha seguito l’allestimento e ha curato, nel rispetto del benessere, la partecipazione degli animali all’evento. 
Insieme a decine di migliaia di allevatori, hanno così preso parte all'iniziativa il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, del Lavoro Giuliano Poletti, della Salute Beatrice Lorenzin, della Giustizia Andrea Orlando, dell’Ambiente Gianluca Galletti ma anche gli ex Ministri del settore primario Alfonso Pecoraro Scanio, Nunzia De Girolamo ora capogruppo Ncd alla Camera e Luca Zaia ora governatore del Veneto insieme ai suoi colleghi della Lombardia Roberto Maroni,  del Lazio Nicola Zingaretti, della Toscana Enrico Rossi, della Calabria Mario Oliverio e della Sicilia Rosario Crocetta. C’erano anche i Sindaci di Roma Ignazio Marino e di Bari Antonio De Caro. Tra i politici, il Vice Ministro delle Politiche Agricole Andrea Olivero, il Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole Giuseppe Castiglione, il capogruppo del Pd alla Camera Roberto Speranza, il capogruppo di Sel al Senato Loredana De Petris e il vicepresidente della Commissione parlamentare sulla contraffazione e l’onorevole Nicodemo Nazzareno Oliverio. Hanno aderito rappresentanti delle associazioni dei consumatori, il presidente del Codacons Carlo Rienzi di Federconsumatori Rosario Trefiletti, di Adiconsum Pietro Giordano, di Adusbef Elio Lannutti e il Segretario Generale Movimento Consumatori Alessandro Mostaccio, ma anche ambientalisti come il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, quello della Lipu Fulvio Mamone, il Direttore Generale di Greenpeace Pippo Onufrio, il Presidente Federparchi Giampiero Sammuri,
Una dimostrazione concreta di sostegno agli allevatori italiani sotto attacco del furto di valore che vede sottopagato il latte alla stalla senza alcun beneficio per i consumatori, ma anche degli inganni con il commercio di latte e formaggi provenienti da chissà quale parte del mondo ma spacciati come italiani. In Italia le poco più di 36.000 stalle sopravvissute hanno prodotto nel 2014 circa 110 milioni di quintali di latte mentre sono circa 86 milioni di quintali le importazioni di latte equivalente: per ogni milione di quintale di latte importato in più - denuncia la Coldiretti - scompaiono 17mila mucche e 1.200 occupati in agricoltura. E la situazione rischia di precipitare nel 2015 con il prezzo riconosciuto agli allevatori che  non copre neanche i costi di produzione e spinge verso la chiusura migliaia di allevamenti che, a breve, dovranno confrontarsi anche con la fine del regime delle quote che terminerà il 31 marzo 2015, dopo oltre trenta anni.
L’impatto negativo è però anche sulla sicurezza alimentare. Nell’ultimo anno hanno addirittura superato il milione di quintali le cosiddette cagliate importate dall’estero, che ora rappresentano circa 10 milioni di quintali equivalenti di latte pari al 10 per cento dell’intera produzione italiana. Si tratta di prelavorati industriali che vengono soprattutto dall’Est Europa che consentono di produrre mozzarelle e formaggi di bassa qualità.
Dall’inizio della crisi nel 2007 ad oggi le importazioni di prodotti lattiero-caseari dall’estero sono aumentate in valore del 23 per cento, secondo un’analisi di Coldiretti relativa ai dati del commercio estero nei primi dieci mesi del 2014.  Oggi anche a causa delle importazioni di minor qualità l’Italia importa il 40 per cento del latte e dei formaggi che consuma. Difendere il latte italiano significa difendere un sistema che garantisce 180mila posti di lavoro, ma anche una ricchezza economica di 28 miliardi di euro pari al 10 per cento dell’agroalimentare italiano. La chiusura di una stalla non significa però solo perdita di lavoro e di reddito, ma anche un danno  con il 53 per cento degli allevamenti italiani che si trova in zone montane e svantaggiate e svolge un ruolo insostituibile di presidio del territorio dove la manutenzione è assicurata proprio dal lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali.  
Nell’anno dell’Expo, la chiusura delle stalle rischia di far perdere all’Italia il primato nella produzione di formaggi a denominazione di origine (Dop) che in quantità è addirittura superiore quella francese e  contribuisce a forgiare l’identità nazionale in campo alimentare con oltre 48 specialità riconosciute a livello comunitario sparse lungo tutto lo stivale.
“Stiamo perdendo un patrimonio del nostro Paese sul quale costruire una ripresa economica sostenibile e duratura che fa bene all’economia all’ambiente e alla salute”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel denunciare che “l’invasione di materie prime estere spinge prima alla svendita agli stranieri dei nostri marchi più prestigiosi e poi alla delocalizzazione delle attività produttive”.
www.ilpuntocoldiretti.it
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Vino, cdm approva decreto per trasferibilità diritti d'impianto tra le regioni
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che al fine di attuare le disposizioni europee in campo vitivinicolo il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto, proposto dal Mipaaf che prevede la deroga che amplia l'arco temporale di conversione dei diritti fino al 31 dicembre 2020 e la trasferibilità dei diritti d'impianto tra Regioni, con l'abrogazione della possibilità di limitare l'esercizio del diritto di reimpianto "ad ambiti territoriali omogenei e limitati al fine di tutelare le viticolture di qualità e salvaguardare gli ambienti orograficamente difficili".
Attualmente i diritti di reimpianto detenuti dai produttori viticoli ammontano a circa 47.000 ettari (pari al 7% della superficie vitata nazionale); con le modifiche approvate si tende a diminuire il rischio di non utilizzo dei diritti, quindi di perdita di potenziale viticolo nonché di calmierare i prezzi di mercato attualmente in forte aumento.
"Con questo provvedimento - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - tuteliamo il nostro potenziale viticolo, dando rassicurazioni al settore che chiedeva da tempo un intervento di semplificazione in questa direzione. Il vino è un settore strategico da oltre 14 miliardi di euro con più di 5 miliardi di export e il Governo è in campo non solo per la sua salvaguardia, ma per accompagnarne la crescita".
www.politicheagricole.it
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Imu agricola: è caos sui criteri e l’Istat “fa spallucce”
Agricoltori ormai sconcertati sulla vicenda dell’Imu. Agitazione e fermento nelle campagne per una misura che considerano iniqua, e per questo si preannunciano mobilitazioni su tutto il territorio nazionale. A sostenerlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che attraverso il presidente nazionale, Dino Scanavino, dichiara tutte le sue perplessità sulla vicenda: “Ho letto la nota con cui l’Istat si sfila dalla responsabilità dei dati utilizzati dal Governo per individuare i criteri e i parametri che hanno generato l’Imu sui terreni agricoli. Questo mostra un’evidente situazione di caos, le cui spese verranno pagate da agricoltori e collettività. A questo punto -prosegue il presidente della Cia- viene anche il sospetto che alla fine la responsabilità di quello che sta accadendo si voglia far ricadere sugli agricoltori, su coloro che stanno subendo le conseguenze di questa condizione che si è creata”.
“Il Governo -evidenzia Scanavino- intervenendo sulla revisione dei criteri di determinazione delle aree di esenzione Imu dei terreni agricoli avvenuta con il disegno di legge 4/15 ha sottolineato la congruità dei nuovi parametri, definiti sull’effettiva natura e posizione dei terreni agricoli. Peccato che oggi l’Istat ci dice che quella classificazione non è stata più aggiornata e non tiene conto delle mutate condizioni di molti Comuni, come ad esempio quelli appartenenti a comprensori di bonifica montana”.
“E se il Tar del Lazio -sottolinea il presidente Cia- ha obbligato il Governo a rivedere i primi criteri, introdotti con il decreto interministeriale del 28 novembre, alla luce di queste precisazioni dell’Istat non potrà che procedere analogamente rispetto ai nuovi criteri”.
Così l’Istat “fa spallucce” sulle scelte del Governo e non c'è stato nessun incontro o confronto prima di procedere all'approvazione del disegno di legge 4/2015, il quale ha modificato per l'ennesima volta i criteri d’esenzione dei terreni agricoli.
A questo punto dobbiamo aspettarci di tutto, anche una comunicazione da parte del Ministero dell’Economia e del Ministero delle Politiche agricole in cui dichiarano che non c’entrano nulla.
E’ del tutto palese che quanto affermano gli agricoltori e fortemente sostenuto dalla Cia, non rappresenta una mera e strumentale rivendicazione, ma coglie l’evidente iniquità e irragionevolezza di questa norma che necessariamente deve essere sostanzialmente revisionata.
“Stiamo parlando -chiosa il presidente Scanavino- di una tassa che peserà circa 300 milioni, ben 7 volte di più di quanto stabilito per le concessioni delle frequenze televisive per Mediaset, una vicenda quest’ultima che a differenza della questione dell’Imu agricola sta avendo grande rilievo sui mass media”.
www.cia.it
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Confagricoltura presenta i capolavori dell'agricoltura ad Expo 2015
Confagricoltura sarà presente ad Expo 2015, dal 1° maggio al 31 ottobre, per presentare e far conoscere al mondo il suo modello di agricoltura e portare un contributo concreto al grande tema dell'Esposizione "Nutrire il Pianeta. Energia per la vita". Tema su cui è alta l'attenzione di tutto il mondo per le sostanziali ricadute economiche e geopolitiche.
Per questo Confagricoltura ha aderito con convinzione e sarà presente a Palazzo Italia, all’interno del quale mostrerà ai visitatori il grande patrimonio culturale e artistico rappresentato dai prodotti dell’agricoltura. Una serie di filmati che ingrandiscono, oltre la capacità della vista umana, i prodotti della terra e li trasformano in vere e proprie opere d’arte, create abilmente dalle mani degli agricoltori. Immagini che andranno ad occupare una parete dell’Edicola - Mercati, il grande cubo posto al centro del cortile di Palazzo Italia.
“La valorizzazione dello stile italiano, il connubio tra agricoltura, cultura e arte come parte di un universo unico. Questo il messaggio che accompagnerà Confagricoltura verso Expo, l’attraverserà, per diventare eredità immateriale e lascito al mondo dell’Esposizione universale in Italia - ha dichiarato il Presidente di Confagricoltura Mario Guidi nel corso della conferenza stampa, evidenziando il carattere distintivo dei nostri prodotti agricoli, frutto del genio e dell’ingegno che ha reso famoso il Made in Italy nel mondo. “Prodotti di ‘lusso’ – ha spiegato - ma accessibili e ‘democratici’, che garantiranno il loro prezioso contributo per nutrire il Pianeta”.
“L’Italia è un unicum culturale dove l’agricoltura, e quindi la produzione di cibo, è parte intima e coessenziale alla vita quotidiana di città e paesi – ha detto Diana Bracco, Presidente Expo 2015 e Commissario del Padiglione Italia. “La partnership tra Padiglione Italia e Confagricoltura è importantissima anche perché noi vogliamo che l’Expo di Milano sia anzitutto una grande occasione di dibattito sui temi dello sviluppo sostenibile e la voce delle imprese piccole medie e grandi dell’agricoltura è fondamentale. L’Esposizione del 2015, infatti, affronterà le sfide di un’alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutti. In questo senso il modello alimentare italiano e l’italian lifestyle, fatti di qualità, bellezza, gusto, rispetto dell’ambiente, sostenibilità delle produzioni, dieta equilibrata e convivialità, possono fornire un esempio al mondo intero”. 
Molte le attività in programma a disposizione delle imprese associate, che potranno utilizzare la vetrina di Expo per rafforzare il proprio posizionamento strategico, per consolidare e sviluppare l’attività di internazionalizzazione. Senza tralasciare la promozione del territorio, attraverso la proposta ai visitatori di pacchetti turistici ed eno-gastronomici e la valorizzazione del Made in Italy, con eventi  che leghino il settore agricolo agli altri che fanno grande il nostro Paese, dalla moda al design, dall’arte alla cultura.
Nei mesi di avvicinamento ad Expo, Confagricoltura organizzerà iniziative su tutto il territorio nazionale, sulla base di  cinque grandi filoni tematici: Territorio ed Enogastronomia, Imprenditoria femminile, Tecnologia e Sviluppo, Internazionalizzazione, Cultura e life style, per dare visibilità alle imprese coinvolte e creare occasioni di business. Tra queste, la partecipazione alla manifestazione Cooking for Art, a Roma e a Milano, gli show cooking regionali, due convegni di incoming  nel settore vitivinicolo, il Road Show dei Giovani di Confagricoltura, la realizzazione della piattaforma di e-commerce “Food made In”.
All’interno di Expo, Confagricoltura organizzerà sei eventi nell’Auditorium: già stabiliti il 29 maggio l’Assemblea di Confagricoltura e il Forum Agriturist; il 16 luglio il Convegno sulle biotecnologie e quello dei Giovani di Confagricoltura ed altre date in via di definizione secondo colloqui con partners ed Istituzioni. Volontà comune sarà quella di stimolare il dibattito a livello internazionale sui grandi temi di Expo.
Per due settimane, poi, nel Cardo nord-ovest, Confagricoltura avrà disposizione uno spazio espositivo dove racconterà  e mostrerà al pubblico storie di eccellenza in agricoltura.
Fuori Expo, Confagricoltura sarà presente in uno spazio nel centro di Milano (dal 1° aprile al 31 marzo 2016), la Vigna di Leonardo, location di particolare suggestione, legata al grande genio di Leonardo da Vinci. E’ in questa casa, infatti, oggi di proprietà della famiglia Atellani, che Leonardo custodiva la sua preziosa vigna, che gli era stata regalata da Ludovico il Moro. La vigna, rimasta integra fino al ‘900 e poi distrutta durante la prima guerra mondiale, sarà riportata in vita grazie alla Fondazione Portaluppi, ad una task force di studiosi guidati da Attilio Scienza e Luca Maroni e ad un progetto sostenuto da Comune di Milano e da Confagricoltura. Il Palazzo degli Atellani e il suo giardino saranno la casa di Confagricoltura fuori Expo. Qui si organizzeranno visite, incontri B2B (sono già in programma incoming nei settori vitivinicolo, florovivaistico ed agroalimentare), convegni, serate a tema, degustazioni e molto altro ancora. Confagricoltura avrà a disposizione, all’interno della caffetteria, uno spazio per l’esposizione e la vendita dei prodotti delle aziende associate.
Confagricoltura ha inoltre firmato un Protocollo di intesa, per il semestre di Expo 2015, con il Parco Tecnologico Padano, polo di eccellenza per l’innovazione nell’agroalimentare, che opera in stretto contatto con Università, centri di ricerca, enti di controllo ed imprese. Nella sua sede, a pochi chilometri dall’Esposizione, si organizzeranno seminari sulle varie filiere, si studieranno le tendenze dei mercati internazionali, si potranno effettuare visite e prove in campo, con il coinvolgimento di aziende agricole.
“Sul dopo Expo - ha concluso il Presidente Guidi - Confagricoltura crede molto, perché l’Esposizione avrà avuto successo se sarà stata in grado di trasmettere al mondo una nuova concezione di agricoltura, patrimonio di valori e tradizioni, ma fortemente orientata all’innovazione. Un’agricoltura che può e deve avere un ruolo centrale nell’economia mondiale. Per “nutrire” il Pianeta, non solo da un punto di vista alimentare, ma anche culturale”.
www.confagricoltura.it/
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Garantire lo sviluppo dell’agricoltura? Si può, con i minibond.
Meno terra da coltivare, malattie che decimano le coltivazioni e una feroce concorrenza sleale sui prodotti Made in Italy: insomma, gli ingredienti per essere pessimisti sul futuro dei contadini italiani ci sarebbero tutti, eppure le difficoltà del settore primario potrebbero dare vita a una delle iniziative più bizzarre e rivoluzionarie in fatto di economia agraria: il ricorso ai minibond e al mondo della finanza per far arrivare nelle tasche degli agricoltori liquidità extra. Soldi necessari per l’innovazione e lo sviluppo rurale. L’idea è di Antonio Piva, presidente dell’Ente nazionale di previdenza per gli addetti e gli impiegati in agricoltura (Enpaia), il quale ha annunciato prima di Natale di voler ricorrere alle obbligazioni per ottenere finanziamenti altrimenti inaccessibili ai singoli imprenditori agrari. Il piano è emettere in tre tranche titoli per 1 miliardo di euro. La stessa cifra con cui Unicredit ha aperto linee di credito per il settore agroalimentare nel periodo 2014-2015 e che già Intesa Sanpaolo nel 2009 aveva messo sul piatto sottoscrivendo un accordo con Confagricoltura. 
Nonostante goda dei sussidi europei, in Italia il settore primario (da non confondere con l’industria di trasformazione agroalimentare) è sofferente. Nel 2014, secondo la Confederazione Italiana Agricoltori, le malattie vegetali hanno mandato in fumo coltivazioni per un valore di 500 milioni di euro. A livello internazionale dal 2008 si registrano cali preoccupanti nei prezzi delle materie prime come latte, carne e verdura, fenomeno che ha permesso all’industria agroalimentare di acquistare a prezzi più bassi, mandando però in crisi chi quei prodotti li coltiva.  
Rendere i contadini italiani esperti di minibond aiuterebbe il comparto? «In futuro sarà sempre più problematico garantire cibo di qualità e l’Italia ha bisogno di investimenti per allargare le aziende e renderle competitive», spiega Piva che, dopo pochi mesi a capo dell’Enpaia, bilanci alla mano ha capito che il mercato obbligazionario potrebbe essere la via d’uscita a un problema noto nella Penisola: la difficoltà di piccole e medie imprese ad accedere al credito bancario. Motivo che nel 2012 ha spinto il governo a introdurre i minibond, titoli obbligazionari che le Pmi con i conti in ordine possono emettere per raccogliere liquidità fuori dai classici circuiti. Gli strumenti consentono all’azienda di replicare un sistema simile a quello di chi si quota in borsa operando, però, su un mercato creato ad hoc (l’ExtraMot Pro). Se voglio finanziare un nuovo stabilimento o aprire una sede all’estero, posso emettere obbligazioni, i bond, ad esempio per 5 milioni di euro. In questo modo vendo la promessa che tra 3, 5 o 10 anni chi ha acquistato quei titoli avrà indietro non solo la quota spesa per il bond ma anche gli interessi. Ottenendo liquidità immediata senza essere vincolati a una banca. 
«Stiamo mettendo a punto un piano per emettere obbligazioni per il valore di 1 miliardo», continua Piva spiegando che quel miliardo è esattamente la disponibilità di cui gode ora l’Enpaia. Soldi virtualmente disponibili, insomma, ma non prestabili. «Non siamo una banca, non possiamo prestare soldi ma se emettessimo delle obbligazioni potremmo finanziare progetti innovativi, acquisto di terreni e in generale lo sviluppo delle attività agricole». Piva ipotizza la possibilità di emettere titoli a 10 e massimo 15 anni: in questo modo le aziende agricole avrebbero più tempo per rientrare nel “prestito” e restituire la liquidità ricevuta. Un piano articolato che dovrebbe avere il via entro i prossimi mesi dal Ministero dell’Agricoltura con il supporto di un soggetto garante come Cassa depositi e prestiti. Se l’operazione riuscisse, l’Enpaia potrebbe dare l’esempio ad altre casse integrative di previdenza per sbloccare prestiti e finanziare i singoli professionisti. Sempre che quelle casse abbiano bilanci solidi come la terra coltivata dagli agricoltori italiani. 
www.lastampa.it/
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CONFERENZE STAMPA

Lunedì 16 febbraio
Milano – presso EXPOGATE- piazza Castello – ore 12

Presentazione del progetto “LoDI 2015 - Living Expo” e delle numerose iniziative che si terranno a Lodi. Relatori: Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole e Giancarlo Carenzo, Direttore Generale del Parco Tecnologico Padano. Saranno presenti anche i promotori del progetto: il Comune di Lodi, la Provincia di Lodi, la Camera di Commercio di Lodi ed i partner tecnici: l’Università di Milano, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (CRA), il Consiglio Nazionale per le Ricerche (CNR).
Per accrediti e info alla stampa: Ufficio Stampa Lodi Expo Marco Fanini - Tel. 339 6668750 - Mail: faniniufficiostampa1@gmail.comfaniniufficiostampa2@gmail.com

Martedì 17 febbraio
Torino - Laboratorio Camera di Commercio di Torino - Via Ventimiglia 165, Torino

Seminario ECM e per le imprese: Materiali a contatto con gli alimenti. Il seminario è accreditato dal Ministero della Salute (Università di Torino - Provider Ateneo ID 173 - codice di riferimento 173-117840) è da diritto a 6 crediti ECM per le seguenti figure professionali: biologo, chimico, medico (patologia clinica; igiene, epidemiologia e sanità pubblica; igiene degli alimenti e della nutrizione), medico veterinario, tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, tecnico sanitario laboratorio biomedico.
La partecipazione al seminario prevede una quota di iscrizione: € 130,00 +IVA per le imprese. € 100,00 +IVA (se dovuta) per gli enti pubblici (fino ad un massimo di 30 posti). Agevolazioni per gli iscritti all’Ordine dei Tecnologi Alimentari Regione Piemonte e Valle d’Aosta, Lombardia e Liguria , Molise e gli iscritti all’Ordine dei Chimici del Piemonte e Valle d’Aosta.
ISCRIZIONE ON LINE : WWW.LAB-TO.CAMCOM.IT/MOCA2015
Info: Salvatore Capozzolo, Responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne
Laboratorio Chimico Camera di Commercio Torino, tel. 011/6700241, FAX 011/6700100 - www.lab-to.camcom.it

Giovedì 19 e venerdì 20 febbraio
Roma – Tempio di Adriano – piazza di Pietra – dalle ore 9

Aquitaly, promosso da Fiera di Roma, in collaborazione con Roma Capitale e la Regione Lazio, con il patrocinio dell’Unesco, della FAO, del Ministero dell’Ambiente, del Ministero dell’Agricoltura e Camera di Commercio di Roma, presenta la conferenza internazionale sull’acqua: “Il Presente e il Futuro dell’Acqua, una risorsa in pericolo”. Per due giorni i maggiori esperti mondiali si incontreranno per fare un punto sulle problematiche dell’acqua legate all’ecosostenibilità, alla salute-alimentazione e al benessere.
Per info e accrediti: Segreteria organizzativa FORMAT Communication – info@aquitaly.it - 07136366 – www.aquitaly.it