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La questione
Buonitalia spa e Buonitalia.com
Dal
6 novembre è in vendita il nostro vino novello: centomila
bottiglie al giorno
Kiwi:
produzione in calo del 20%, buona la qualità
In
oltre 120 Città dell’Olio è tutto pronto per
“Pane e Olio in Frantoio &…”
Fao,
sempre alti i prezzi dei cereali
Caro
benzina: duro colpo anche per l’agricoltura con un esborso
che supera i 100 milioni di euro

La questione
Buonitalia spa e Buonitalia.com
La
parola a Buonitalia Spa
In riferimento a notizie di stampa odierne in cui si parla di una
possibile clonazione o un possibile sfruttamento del nome di Buonitalia
Spa teniamo a specificare quanto segue:
- Buonitalia Spa è società del Ministero delle politiche
agricole alimentari e forestali voluta nel 2003 dall'allora Ministro
(ndr Gianni Alemanno) per la promozione valorizzazione e internazionalizzazione
dell'agroalimentare italiano e partecipata da Ice, Ismea ed Unioncamere;
- la buon Italia Imported Italian Food a cui fa capo il sito di
commercio elettronico www.buonitalia.com è una società
costituita in USA precedentemente a Buonitalia Spa, con quindi un
evidente anteriorità di marchio;
- non esiste evidentemente connessione alcuna tra Buonitalia Spa
e buon Italia Imported Italian Food, in quanto le due società
hanno scopi, attività e natura sostanzialmente diverse tant'è
che non si sono mai generati problemi di natura alcuna tra le due
società, né mai nessuno fino ad oggi ha potuto confondere
le due realtà, solo una lettura poco attenta può identificare
motivi di confusione tra le due;
- la buon Italia Imported Italian Food è una piccola società
privata di diritto americano che si occupa esclusivamente di commercializzazione
di prodotto;
- Buonitalia Spa è una società per azioni del Ministero
dell'agricoltura che si occupa solo ed esclusivamente di promozione
e internazionalizzazione del patrimonio agroalimentare italiano
e non si occupa ne' si e' mai occupata di commercializzazione di
prodotto;
- proprio riguardo al fenomeno dell'Italian sounding Buonitalia
e' impegnata sul mercato americano in due progetti opportunamente
disegnati a difesa dei prodotti originali italiani in collaborazione
con l'ICE e con l'AICIG-Associazione Italiana Consorzi Indicazione
Geografica.
Ufficio Stampa Buonitalia spa – ufficiostampa@buonitaliaspa.it
La critica di un giornalista
Correttamente devo premettere che sono personalmente convinto che
la società di promozione, valorizzazione e internazionalizzazione
dell’agroalimentare nazionale, denominata Buonitalia s.p.a,
(presidente Emilio Pietro De Piazza coadiuvato da 9 consiglieri
di amministrazione più 2 membri del collegio sindacale con
relativo presidente), creata dal Mipaaf che ha come soci Ice, Ismea
e Unioncamere, è un costoso superfluo carrozzone politico
che costa decine di milioni di euro. Tra i geniali progetti concepiti
ne segnalo un paio. L’ideazione del marchio “Ristorante
Italiano”, marchio di qualità dei ristoranti italiani
all’estero “creato per valorizzare e promuovere le caratteristiche
della cucina e della cultura del cibo italiano nel mondo”.
Supplico i forti (ma anche i saltuari) viaggiatori di far sapere
ai compatrioti quanti contrassegni con tale marchio hanno trovato
tra le centinaia di migliaia di ristoranti italiani sparsi nei 5
continenti. Altro interessante progetto il varo di “Il Gusto
Italiano, quando il cibo è arte”, scaturito dall’impegno
congiunto del Mipaaf e dal Ministero per i Beni e le Attività
Culturali, teso a promuove i prodotti agroalimentare all’interno
dei più prestigiosi musei italiani e internazionali.
Ora, tra gli scopi primari di questa Spa, oltre a quelli sopra menzionati,
c’è verosimilmente anche quello di fungere da barriera
alle contraffazioni e alle piraterie. Ebbene, ben prima che nascesse
questa efficiente società, (anno 2003) esisteva negli Usa
la società buonItalia imported italian food con sede a New
York che prospera commercializzando probabilmente “anche”
prodotti davvero italiani ma perlopiù imitazioni, ossia falsi.
Superfluo ricordare la diffusione dei vari Parmesan, Bonzola, Romano
Cheese, roba vecchia. Più nuovi il Prosciutto Busseto “made
in California” da accompagnare a un buon bicchieri di Chianti
della Napa Valley, piuttosto che il Pompeian olive oil spremuto
nel Maryland.
Chiedendo di verificare, come ha fatto opportunamente Coldiretti,
quali legami esistano con il sito americano che svolge attività
di commercio elettronico che potrebbe configurarsi come un caso
di clonazione di una società che beneficia di ingenti risorse
pubbliche nazionali investite nella promozione del made in Italy
alimentare, si ha la seguente testuale risposta :“ La buon
Italia Imported Italian Food a cui fa capo il sito di commercio
elettronico www.buonitalia.com è una società costituita
in USA precedentemente a Buonitalia Spa, con quindi un evidente
anteriorità di marchio (Monsieur De La Palisse, docet); -
non esiste evidentemente connessione alcuna tra Buonitalia Spa e
buon Italia Imported Italian Food, in quanto le due società
hanno scopi, attività e natura sostanzialmente diverse, tant'è
che non si sono mai generati problemi di natura alcuna tra le due
società, né mai nessuno fino ad oggi ha potuto confondere
le due realtà. Solo una lettura poco attenta può identificare
motivi di confusione tra le due; - la buon Italia Imported Italian
Food è una piccola società privata di diritto americano
che si occupa esclusivamente di commercializzazione di prodotto.
Tutto chiaro quindi: la “nostra” Buonitalia si occupa
esclusivamente di promozione, l’altra (quella con la b minuscola)
di vendita. Quindi impariamo a leggere altrimenti si viene bacchettati
“solo una lettura poco attenta può identificare motivi
di confusione tra le due” . Un bel 4 in lettura e dietro la
lavagna. Sposto le orecchie d’asino grattandomi la testa per
un rovello: caspita noi spendiamo decine di milioni di euro (senza
contare quelli spesi dall’ICE, da privati esportatori piccoli
e colossi come Barilla, Consorzio del Parmigiano Reggiano, Parmacotto,
Rovagnati, Lavazza, illy, Salov, Bindi, Ferrero, De Cecco, San Pellegrino,
Moretti, Peroni, ecc, tutti con uffici nella Grande Mela, e da altri
organismi) in difesa delle nostre produzioni senza riuscire a debellare
furberie, clonazioni, piraterie del nostro agroalimentare stimate
in 50 miliardi di euro, mentre quella con la b minuscola che le
commercializza non spende nulla, anzi, incassa fior di dollari.
Leggendo il tutto in chiave ottimistica emerge una ovvietà,
ossia che le cibarie italiane “tirano” molto. Spesso
basta il suono di una parola nostrana scritta su una etichetta che
scatta la voglia di gustare i nostri cibi. Quindi anche il sound
ci è contro riguardo le falsificazioni. Ma niente paura,
le batterie contraeree, almeno per questo problema, sono puntate.
Lo afferma il comunicato stampa dell’ineffabile Spa.: “Proprio
riguardo al fenomeno dell'Italian sounding, Buonitalia è
impegnata sul mercato americano in due progetti opportunamente disegnati
a difesa dei prodotti originali italiani in collaborazione con l'ICE
e con l'AICIG-Associazione Italiana Consorzi Indicazione Geografica.
Giuseppe Cremonesi – giornalista - g.cremonesi@iol.it
La parola al Ministero
delle Politiche Agricole
Muovendo dal principio che la cultura enogastronomica, tratto distintivo
dell’Italia, è fondamentale per mantenere elevato il
valore dell’agroalimentare, Buonitalia ha attivato progetti
di internazionalizzazione sia sui mercati europei (con azioni promozionali
per 4 milioni di euro) che in Russia, Cina e Giappone con la realizzazione,
ad esempio, di punti vendita di prodotti italiani. In alcuni casi
si tratta di ‘angoli’ di assaggi e acquisto allestiti
proprio all’interno delle catene di distribuzione locale.
Portare il vero Made in Italy agroalimentare all’estero, significa
contrastare il fenomeno delle contraffazioni; una realtà
che spesso nasce dall’impossibilità del consumatore
di trovare sugli scaffali quanto cerca, sostituito ad oc da prodotti
fintamente italiani. E poiché sono i ‘veri prodotti
di qualità italiani’ a rendere prestigiosa ed unica
la cucina del Belpaese, tra le iniziative presentate oggi al Mipaaf
da Buonitalia, c’è la pubblicazione di una nuova e
prestigiosa guida Zagat dei ristoranti italiani negli Usa’.
Nascerà dalle valutazione espresse da oltre 50 milioni di
‘foodies’, gli appassionati del cibo di 45 città
degli States, su oltre mille ristoranti che preparano piatti esclusivamente
a base di prodotti ‘Made in Italy’.
Sul mercato statunitense si è soffermato il Ministro De Castro:
“Oggi il valore dell’export italiano negli Usa è
di due miliardi di euro – ha sottolineato – ed è
su questo mercato che l’Italia registra, soprattutto per il
vino, le migliori performance”. “Attraverso il nostro
programma di iniziative in Usa – ha aggiunto il presidente
di Buonitalia Emilio De Piazza – vogliamo raddoppiare le quote
di esportazione italiana”. Il Ministro De Castro non ha dubbi:
“Buonitalia è uno strumento di raccordo importante,
che accompagna e sostiene i progetti. Le imprese devono scommettere
di più sull’export – ha concluso - e per vincere
è importante fare sistema tra fiere nazionali ed internazionali,
Istituto del commercio estero, associazioni, consorzi, privati e
istituzioni”.
Ministero delle Poliche Agricole - www.politicheagricole.it
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Dal
6 novembre è in vendita il nostro vino novello: centomila
bottiglie al giorno
Per
i prossimi sei mesi saranno consumate in media ogni giorno quasi
centomila bottiglie di vino novello Made in Italy soprattutto in
abbinamento con caldarroste e prodotti tipici del territorio come
salumi, verdure in pinzimonio e formaggi piccanti a pasta molle
consumati in casa o fuori casa in pizzerie, enoteche, winebar, ristoranti
e nelle piazze dove si moltiplicano le Sagre e le Feste paesane
in suo onore. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare
che nonostante un calo produttivo del 10 per cento rispetto allo
scorso anno la produzione italiana di novello 2007 ha raggiunto
le sedici milioni di bottiglie giudicate dagli esperti di buona
la qualità. Le bottiglie di novello Made in Italy, che per
mantenere inalterate le proprie caratteristiche e consigliabile
consumare entro sei mesi, sono arrivate sul mercato dalla mezzanotte
del 5 novembre secondo quanto previsto da un decreto ministeriale,
in anticipo rispetto al concorrente Beaujolais nouveau francese,
che si potrà assaggiare solo a partire dal terzo giovedì
di novembre. I prezzi delle bottiglie di novello Made in Italy in
vendita variano - sottolinea la Coldiretti - su valori compresi
tra i tre e i sette euro a bottiglia, con una media di circa 5 euro.
Il "vino da bere giovane" è nato negli anni '50
in Francia nella regione Beaujolais e le sue caratteristiche sono
determinate dal metodo di vinificazione utilizzato che è
stato messo a punto dal ricercatore francese Flanzy ed è
- continua la Coldiretti - profondamente diverso da quello tradizionale:
le uve del novello, infatti, non vengono pigiate e successivamente
fermentate come nel caso dei vini tradizionali, ma viene invece
effettuata la fermentazione direttamente con gli acini interi in
modo che solo una piccola parte degli zuccheri presenti si trasformi
in alcool, conferendo al vino il caratteristico gusto amabile e
fruttato. Ormai da molti anni il novello è divenuto anche
in Italia un fenomeno di mercato e di costume che esercita una forte
attrattiva soprattutto sul pubblico dei più giovani e meno
esperti per la sua leggerezza, la bassa gradazione (11 gradi) e
il bouquet aromatico. Il fatturato del vino novello - stima la Coldiretti
- si aggira attorniagli 80 milioni di euro ed è realizzato
da meno di quattrocento aziende con oltre un terzo del totale delle
bottiglie che esce dalle cantine del Veneto che insieme alla Toscana
copre quasi la metà della produzione nazionale, mentre a
seguire si posizionano il Trentino, l’Emilia Romagna, il Friuli
Venezia Giulia, la Puglia, la Sardegna, la Sicilia, il Lazio, l’Umbria,
il Piemonte e le Marche. La produzione italiana - conclude la Coldiretti
- è caratterizzata sopratutto da novelli monovitigno con
l’utilizzazione di un’ampia gamma di vitigni autoctoni
(Teroldego, Ciliegiolo, Nero d’Avola, ecc.) anche se quelli
più utilizzati sono nell’ordine Merlot, Sangiovese,
Cabernet, Montepulciano e Barbera.
Il vino novello in cifre
Produzione: 16 milioni di bottiglie
Fatturato: 80 milioni di Euro
Prezzo medio: 5 euro a bottiglia (valori compresi tra i tre e i
sette euro)
Déblocage: dalla mezzanotte del 5/11 in anticipo di 2 settimane
sul Beaujolais
Termine per consumarlo: entro sei mesi per mantenere inalterate
le caratteristiche
www.coldiretti.it
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Kiwi:
produzione in calo del 20%, buona la qualità
Anche
per il kiwi la raccolta è terminata nelle aree più
vocate del Trentino: Valle del Sarca, Vallagarina e Valdadige. In
base alle informazioni raccolte dai tecnici dell’Istituto
Agrario di San Michele all’Adige presso le cooperative Valli
del Sarca, Società frutticoltori Trento (ex Sav-Frutta di
Volano e Soa di Aldeno) ed i singoli produttori, il quantitativo
2007 si attesta sulle 1800-2000 tonnellate.
Quantità: riduzione del 20 per cento
Rispetto al 2006 si registra una riduzione della produzione di circa
il 20 per cento determinata, da un lato, dal particolare andamento
climatico di quest’anno e dall’altra, dal fatto che
molti impianti sono a fine carriera e necessitano di essere rinnovati.
Sotto il profilo della qualità l’annata si presenta
molto buona. “I frutti -spiega Michele Morten del Centro per
l’Assistenza Tecnica dell’Istituto Agrario- hanno accumulato
più zuccheri rispetto gli scorsi anni e la pezzatura risulta
superiore, soprattutto negli impianti dove è stata praticata
l’impollinazione manuale o sono state impiegate macchine per
la distribuzione di polline”.
In Trentino le zone più vocate per la coltivazione di questo
frutto che cresce sulla pianta dell’actinidia, sono quelle
le aree più calde del fondovalle, meno sensibili alle gelate
primaverili e autunnali. La superficie complessiva ammonta a circa
115 ettari.
Il kiwi è una specie molto rustica che non richiede particolari
interventi per la difesa fitosanitaria.
L’Istituto Agrario di san Michele all’Adige, attraverso
il Centro per l’Assistenza tecnica, da anni si occupa di fornire
consulenza ai produttori di kiwi. Le attività spaziano dall’assistenza
ai nuovi impianti, alla potatura, ma si concentra soprattutto nel
fornire informazioni per migliorare l’impollinazione (e quindi
la pezzatura dei frutti). Una pratica molto importante, dato che
l’actinidia è una specie dioica, ovvero i fiori maschili
e quelli femminili crescono su piante diverse. Alcuni anni fa, in
collaborazione con il Centro di saggio del Centro Sperimentale Iasma
sono stati lanciati i “Neodryinus typhlocybae” insetti
utili al contenimento dei danni prodotti dalla “Metcalfa pruinosa”,
un insetto che si nutre delle sostanze proteiche contenute nella
linfa dell’actinidia. Quest’anno, data la calda stagione
primaverile, la Metcalfa pruinosa non è comparsa.
Ufficio Stampa Istituto Agrario di San Michele all’Adige -
silvia.ceschini@iasma.it
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In
oltre 120 Città dell’Olio è tutto pronto per
“Pane e Olio in Frantoio &…”
Dalla
Liguria alla Puglia, dalla Toscana alla Sicilia, dall’Umbria
alle Marche alla Campania, tutta l’Italia dell’olio
si prepara a festeggiare gli alimenti principe della tradizione
gastronomica del Mediterraneo con la sesta edizione di “Pane
e Olio in Frantoio &…”. La manifestazione, organizzata
dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio con
il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
che si terrà domenica 25 novembre in centinaia di piazze
italiane proponendo un ricco programma di iniziative tra convegni,
visite guidate in aziende e frantoi e momenti di intrattenimento.
La novità di quest’anno sarà l’abbinamento
con i prodotti tipici Dop e Igp insieme ai tanti programmi presentati
dalle Città dell’Olio di tutta Italia, a partire da
Imperia dove la manifestazione si terrà in concomitanza con
l’iniziativa “OliOliva”, per giungere in Toscana
con gli stand che saranno allestiti a Siena in piazza del Mercato
per la degustazione e vendita dell’extravergine, di vari tipi
di pane e di prodotti tipici locali. Ospite d’onore a Chiusi
sarà la Fagiolina del Lago di Chiusi, legume di piccole dimensioni
presente nella zona del Lago che, insieme al mercatino Etrusco,
faranno compagnia all’escursione nell’oliveto per la
raccolta delle olive organizzata appositamente per i bambini, nel
pomeriggio sarà inoltre possibile assistere a spettacoli
itineranti per le vie del centro storico e rimanere a cena in uno
dei ristoranti che per l’occasione presenteranno piatti a
base di olio nuovo. Anche le città di Rapolano Terme e Sinalunga
per la provincia di Siena, allestiranno le vie del centro storico
per festeggiare con musica, spettacoli e degustazioni.
A Roccastrada, in provincia di Grosseto, un percorso offrirà
ai visitatori la possibilità di incontrare i produttori locali
e degustare i loro oli con il pane toscano prodotto e presentato
dai panificatori del territorio comunale oppure partecipare alla
degustazione guidata con il Panel Test di Grosseto, visite e assaggi
dell’olio nuovo anche a Castel del Piano e Pitigliano, dove
saranno di scena anche l’olio kasher, l’olio biologico
e quello aromatizzato con il pane toscano, di ricotta e il pane
dei santi.
In Provincia di Perugia nel centro cittadino di Magione, l’iniziativa
si unirà ad “Olivagando – Festa dell’Olio
e dei Sapori d’Autunno” nel week end del 24 e 25 novembre
con convegni, stand di degustazioni e animazione musicale, una mostra
mercato dell’antiquariato del collezionismo e dell’artigianato
e un percorso naturalistico a cavallo.
L’oro verde della Puglia sarà in degustazione, tutto
il giorno fino a mezzanotte, nel Comune di San Paolo di Civitate
(Fg) in piazza Aldo Moro, con bruschette, pancotto e fagiolata conditi
con l’extravergine. A Mattinata (Fg) le scolaresche della
cittadina potranno visitare i frantoi e scoprire i segreti della
lavorazione delle olive. Frantoi e banchi di assaggio saranno aperti
per tutti i visitatori.
Tra le novità di quest’anno, inoltre, la degustazione
a Cassano delle Murge per i turisti delle tre navi da crociera che
approdano al porto di Bari, mentre il 21,22 e 23 sarà possibile
partecipare a brevi corsi di conoscenza dell’olio a cura di
Mastri Oleari.
Il pane di semola, il caciocavallo, il pancotto, i taralli e non
solo faranno gli onori di casa nelle città pugliesi come
Mattinata, Bitritto, Torremaggiore, Vernole, Ruovo di Puglia e Martano.
Nelle Marche nel Comune di Colbordolo (Pu) musica popolare e folcloristica
accompagnerà le degustazioni di olio novello nella piazza
principale e il convegno che si svolgerà nel primo pomeriggio.
A Monte San Vito, San Paolo di Jesi e Monsano (An) nel centro storico
verranno allestiti gli stands di panificatori locali e delle aziende
olearie cittadine.
Nel Lazio a Itri (Lt) curioso binomio tra olio e storia, verrà
data la possibilità, infatti, di visitare e assistere alle
fasi di molitura delle olive dei frantoi della città, in
programma, inoltre la visita al Castello Medioevale e al museo demo
antropologico del brigantaggio. Protagonisti della giornata, insieme
al nuovo raccolto saranno le pagnotte tradizionali di farina bianca
mista ed integrale, con l’olio di oliva istriano e le olive
in salamoia bianche e nere.
Gli oli della Campania e il pane casereccio saranno protagonisti
a Sant’Agnello (Na) abbinati alla gastronomia locale come
le famose caponatine, gli spicchi di carciofi, la cioccolata, le
mozzarelle fiordilatte, il babà napoletano e le caciottine
canestrate di Sorrento, taralli all’olio extravergine e vini
DOC del territorio tra i quali il Gragnano di Sorrento e Lettere
di Capri.
Anche le Città dell’Olio della Sardegna parteciperanno
alla manifestazione con degustazioni e visite guidate ai frantoi
nei Comuni di Cabras (Or) e Orosei (Nu) dove i frantoi locali apriranno
le loro porte al pubblico per mostrare la lavorazione delle olive
e far degustare l’olio extravergine d’oliva appena prodotto,
con esperti del settore.
Per i Comuni di Berchidda, Alghero, Ittiri e Uri, l’iniziativa
si svolgerà nel padiglione fieristico dell’azienda
speciale della Camera di Commercio di Sassari dove interverranno
anche cori e gruppi folkloristici.
Le scolaresche sono coinvolte anche in Sicilia dove nel comune di
Ficarra in provincia di Messina si svolgerà il concorso “L’olio
dei Gattopardi”, mentre anche per i più grandi sarà
possibile assistere alla mostra “L’Ulivo nelle Forme
del Tempo”, percorso fotografico sugli ulivi secolari del
territorio di Ficarra, attraverso la lettura che il tempo ha impresso
nella contorta e affascinante struttura del legno.
Tanti, quindi, gli appuntamenti per la manifestazione Pane e Olio
in Frantoio &… 2007, che toccherà anche le Città
dell’olio del Molise, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, e quelle
dell’Emilia Romagna, tutte unite da un sottile filo d’olio
extravergine di oliva.
Ufficio Stampa Associazione Nazionale Città dell’Olio
– Marzia tempestini - sienanews@iol.it
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Fao,
sempre alti i prezzi dei cereali
L'ultimo
rapporto 'Food Outlook' della Fao, presentato il 7 novembre a Londra,
non lascia ombra di dubbio. I prezzi mondiali dei cereali continueranno
a restare alti anche nel 2008, a causa dei problemi di produzione
che si registrano in molti paesi esportatori e del basso livello
delle scorte mondiali.
La Fao sottolinea che il volume delle importazioni sarà di
proporzioni inferiori tuttavia esse continueranno a rappresentare
un notevole aggravio economico per molti Paesi, acuito dai notevoli
costi di spedizione e dai prezzi elevati all'esportazione.
Secondo gli analisti della Fao le tensioni nei prezzi internazionali
dei cereali stanno alimentando in molte aree del mondo una corrente
inflattiva nei prezzi dei generi alimentari, contribuendo a far
innalzare il prezzo al dettaglio di alimenti di base come pane,
pasta e carne e latte.
"Per la maggior parte dei cereali l'offerta è molto
più scarsa che negli ultimi anni, spiega la Fao, mentre la
domanda complessiva, sia ad uso alimentare che foraggiero ed industriale,
è in aumento". Le scorte, già scarse ad inizio
stagione, continuano a diminuire. L'impennata dei prezzi delle derrate,
che già si era manifestata nel 2006, proseguirà la
corsa anche a ritmi più sostenuti.
In questo gioco al rialzo non sono coinvolti soltanto poche derrate
ma, precisa il rapporto Fao, quasi tutti i principali prodotti alimentari.
Raramente il mondo ha provato, sentenzia il rapporto "una tale
preoccupazione generalizzata per l'inflazione dei prezzi alimentari,
un timore che alimenta il dibattito sull'andamento futuro dei prezzi
delle derrate sia nei paesi importatori che in quelli esportatori,
siano essi ricchi o poveri".
Eventi scatenanti, prosegue il rapporto, come il forte aumento del
prezzo del petrolio ha comportato da un lato l'aumento dei prezzi
agricoli, in quanto ha fatto lievitare i costi di produzione, dall'altro
ha incrementato la domanda delle colture utilizzate per la produzione
di biocombustibili. Il rapporto avverte che proprio la combinazione
tra l'aumento del prezzo del petrolio e le problematiche di carattere
ambientale sta facendo crescere la domanda di alcune produzioni
alimentari, come zucchero, mais, colza, soia, olio di palma ed altre
coltivazioni olearie, ma anche degli stessi cereali.
Il rapporto prevede anche un aumento delle superfici seminate per
il raccolto dell'anno prossimo, incremento della produzione di grano.
Il prezzo del mais ha raggiunto il massimo storico degli ultimi
dieci anni nel febbraio di quest'anno anche se da allora è
notevolmente calato, anche in conseguenza delle massiccia espansione
delle semine e delle previsioni di un raccolto record per quest'anno.
Ed è cresciuto anche il prezzo dell'orzo mentre per quanto
riguarda i prodotti caseari si registrano gli aumenti maggiori,
rispetto allo scorso anno, con incrementi che oscillano dall'80
ad oltre il 200%. Se i costi del foraggio salgono, lievitano anche
i costi della produzione animale con impennate per i prezzi del
bestiame, in particolare per quello avicolo che ha registrato almeno
un +10%.
Maria Rosito - www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Caro
benzina: duro colpo anche per l’agricoltura con un esborso
che supera i 100 milioni di euro
Il continuo
vertiginoso rincaro del petrolio, che ha portato a nuovi record
assoluti del prezzo della benzina e del gasolio, pesa in maniera
sempre più pesante anche sulle imprese agricole che hanno
visto, nei primi nove mesi dell’anno, lievitare i costi della
“bolletta petrolifera” di oltre il 25 per cento rispetto
allo stesso periodo dello scorso anno. Il che ha significato un
maggior esborso di oltre 100 milioni di euro da parte dei produttori
agricoli. A rilevarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori
per la quale il settore, che già è costretto ad operare
in una situazione di crisi strutturale, si trova ad affrontare un’altra
emergenza costituita proprio dal caro-carburante.
Già nel 2006 -ricorda la Cia- gli agricoltori hanno dovuto
fare i conti con crescenti costi di produzione e previdenziali.
E quelli relativi al carburante hanno inciso in maniera allarmante.
Basti pensare che nel corso dell’anno scorso le aziende hanno
dovuto sborsare 280 milioni di euro in più rispetto al 2005
a causa delle vertiginose lievitazioni del petrolio.
Le imprese agricole che più hanno risentito dell’aumento
-afferma la Cia- sono quelle serricole che fanno uso del gasolio
per riscaldare gli ambienti dove si coltivano, in particolare, ortaggi,
fiori e piante. Ma anche nella zootecnia i consumi di carburante
hanno fatto sentire i loro effetti, soprattutto per quello che concerne
il riscaldamento delle stalle e gli impianti di mungitura. Stesso
discorso per le macchine agricole, il cui uso ha fatto crescere
gli oneri per le aziende nella voce energetica.
www.cia.it
[Indice]
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore


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