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Newsletter 34 / 11.11.2007


La questione Buonitalia spa e Buonitalia.com
Dal 6 novembre è in vendita il nostro vino novello: centomila bottiglie al giorno
Kiwi: produzione in calo del 20%, buona la qualità
In oltre 120 Città dell’Olio è tutto pronto per “Pane e Olio in Frantoio &…”
Fao, sempre alti i prezzi dei cereali
Caro benzina: duro colpo anche per l’agricoltura con un esborso che supera i 100 milioni di euro


La questione Buonitalia spa e Buonitalia.com

La parola a Buonitalia Spa

In riferimento a notizie di stampa odierne in cui si parla di una possibile clonazione o un possibile sfruttamento del nome di Buonitalia Spa teniamo a specificare quanto segue:
- Buonitalia Spa è società del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali voluta nel 2003 dall'allora Ministro (ndr Gianni Alemanno) per la promozione valorizzazione e internazionalizzazione dell'agroalimentare italiano e partecipata da Ice, Ismea ed Unioncamere;
- la buon Italia Imported Italian Food a cui fa capo il sito di commercio elettronico www.buonitalia.com è una società costituita in USA precedentemente a Buonitalia Spa, con quindi un evidente anteriorità di marchio;
- non esiste evidentemente connessione alcuna tra Buonitalia Spa e buon Italia Imported Italian Food, in quanto le due società hanno scopi, attività e natura sostanzialmente diverse tant'è che non si sono mai generati problemi di natura alcuna tra le due società, né mai nessuno fino ad oggi ha potuto confondere le due realtà, solo una lettura poco attenta può identificare motivi di confusione tra le due;
- la buon Italia Imported Italian Food è una piccola società privata di diritto americano che si occupa esclusivamente di commercializzazione di prodotto;
- Buonitalia Spa è una società per azioni del Ministero dell'agricoltura che si occupa solo ed esclusivamente di promozione e internazionalizzazione del patrimonio agroalimentare italiano e non si occupa ne' si e' mai occupata di commercializzazione di prodotto;
- proprio riguardo al fenomeno dell'Italian sounding Buonitalia e' impegnata sul mercato americano in due progetti opportunamente disegnati a difesa dei prodotti originali italiani in collaborazione con l'ICE e con l'AICIG-Associazione Italiana Consorzi Indicazione Geografica.
Ufficio Stampa Buonitalia spa – ufficiostampa@buonitaliaspa.it

La critica di un giornalista
Correttamente devo premettere che sono personalmente convinto che la società di promozione, valorizzazione e internazionalizzazione dell’agroalimentare nazionale, denominata Buonitalia s.p.a, (presidente Emilio Pietro De Piazza coadiuvato da 9 consiglieri di amministrazione più 2 membri del collegio sindacale con relativo presidente), creata dal Mipaaf che ha come soci Ice, Ismea e Unioncamere, è un costoso superfluo carrozzone politico che costa decine di milioni di euro. Tra i geniali progetti concepiti ne segnalo un paio. L’ideazione del marchio “Ristorante Italiano”, marchio di qualità dei ristoranti italiani all’estero “creato per valorizzare e promuovere le caratteristiche della cucina e della cultura del cibo italiano nel mondo”. Supplico i forti (ma anche i saltuari) viaggiatori di far sapere ai compatrioti quanti contrassegni con tale marchio hanno trovato tra le centinaia di migliaia di ristoranti italiani sparsi nei 5 continenti. Altro interessante progetto il varo di “Il Gusto Italiano, quando il cibo è arte”, scaturito dall’impegno congiunto del Mipaaf e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, teso a promuove i prodotti agroalimentare all’interno dei più prestigiosi musei italiani e internazionali.
Ora, tra gli scopi primari di questa Spa, oltre a quelli sopra menzionati, c’è verosimilmente anche quello di fungere da barriera alle contraffazioni e alle piraterie. Ebbene, ben prima che nascesse questa efficiente società, (anno 2003) esisteva negli Usa la società buonItalia imported italian food con sede a New York che prospera commercializzando probabilmente “anche” prodotti davvero italiani ma perlopiù imitazioni, ossia falsi. Superfluo ricordare la diffusione dei vari Parmesan, Bonzola, Romano Cheese, roba vecchia. Più nuovi il Prosciutto Busseto “made in California” da accompagnare a un buon bicchieri di Chianti della Napa Valley, piuttosto che il Pompeian olive oil spremuto nel Maryland.
Chiedendo di verificare, come ha fatto opportunamente Coldiretti, quali legami esistano con il sito americano che svolge attività di commercio elettronico che potrebbe configurarsi come un caso di clonazione di una società che beneficia di ingenti risorse pubbliche nazionali investite nella promozione del made in Italy alimentare, si ha la seguente testuale risposta :“ La buon Italia Imported Italian Food a cui fa capo il sito di commercio elettronico www.buonitalia.com è una società costituita in USA precedentemente a Buonitalia Spa, con quindi un evidente anteriorità di marchio (Monsieur De La Palisse, docet); - non esiste evidentemente connessione alcuna tra Buonitalia Spa e buon Italia Imported Italian Food, in quanto le due società hanno scopi, attività e natura sostanzialmente diverse, tant'è che non si sono mai generati problemi di natura alcuna tra le due società, né mai nessuno fino ad oggi ha potuto confondere le due realtà. Solo una lettura poco attenta può identificare motivi di confusione tra le due; - la buon Italia Imported Italian Food è una piccola società privata di diritto americano che si occupa esclusivamente di commercializzazione di prodotto.
Tutto chiaro quindi: la “nostra” Buonitalia si occupa esclusivamente di promozione, l’altra (quella con la b minuscola) di vendita. Quindi impariamo a leggere altrimenti si viene bacchettati “solo una lettura poco attenta può identificare motivi di confusione tra le due” . Un bel 4 in lettura e dietro la lavagna. Sposto le orecchie d’asino grattandomi la testa per un rovello: caspita noi spendiamo decine di milioni di euro (senza contare quelli spesi dall’ICE, da privati esportatori piccoli e colossi come Barilla, Consorzio del Parmigiano Reggiano, Parmacotto, Rovagnati, Lavazza, illy, Salov, Bindi, Ferrero, De Cecco, San Pellegrino, Moretti, Peroni, ecc, tutti con uffici nella Grande Mela, e da altri organismi) in difesa delle nostre produzioni senza riuscire a debellare furberie, clonazioni, piraterie del nostro agroalimentare stimate in 50 miliardi di euro, mentre quella con la b minuscola che le commercializza non spende nulla, anzi, incassa fior di dollari. Leggendo il tutto in chiave ottimistica emerge una ovvietà, ossia che le cibarie italiane “tirano” molto. Spesso basta il suono di una parola nostrana scritta su una etichetta che scatta la voglia di gustare i nostri cibi. Quindi anche il sound ci è contro riguardo le falsificazioni. Ma niente paura, le batterie contraeree, almeno per questo problema, sono puntate. Lo afferma il comunicato stampa dell’ineffabile Spa.: “Proprio riguardo al fenomeno dell'Italian sounding, Buonitalia è impegnata sul mercato americano in due progetti opportunamente disegnati a difesa dei prodotti originali italiani in collaborazione con l'ICE e con l'AICIG-Associazione Italiana Consorzi Indicazione Geografica.
Giuseppe Cremonesi – giornalista - g.cremonesi@iol.it

La parola al Ministero delle Politiche Agricole
Muovendo dal principio che la cultura enogastronomica, tratto distintivo dell’Italia, è fondamentale per mantenere elevato il valore dell’agroalimentare, Buonitalia ha attivato progetti di internazionalizzazione sia sui mercati europei (con azioni promozionali per 4 milioni di euro) che in Russia, Cina e Giappone con la realizzazione, ad esempio, di punti vendita di prodotti italiani. In alcuni casi si tratta di ‘angoli’ di assaggi e acquisto allestiti proprio all’interno delle catene di distribuzione locale. Portare il vero Made in Italy agroalimentare all’estero, significa contrastare il fenomeno delle contraffazioni; una realtà che spesso nasce dall’impossibilità del consumatore di trovare sugli scaffali quanto cerca, sostituito ad oc da prodotti fintamente italiani. E poiché sono i ‘veri prodotti di qualità italiani’ a rendere prestigiosa ed unica la cucina del Belpaese, tra le iniziative presentate oggi al Mipaaf da Buonitalia, c’è la pubblicazione di una nuova e prestigiosa guida Zagat dei ristoranti italiani negli Usa’. Nascerà dalle valutazione espresse da oltre 50 milioni di ‘foodies’, gli appassionati del cibo di 45 città degli States, su oltre mille ristoranti che preparano piatti esclusivamente a base di prodotti ‘Made in Italy’.
Sul mercato statunitense si è soffermato il Ministro De Castro: “Oggi il valore dell’export italiano negli Usa è di due miliardi di euro – ha sottolineato – ed è su questo mercato che l’Italia registra, soprattutto per il vino, le migliori performance”. “Attraverso il nostro programma di iniziative in Usa – ha aggiunto il presidente di Buonitalia Emilio De Piazza – vogliamo raddoppiare le quote di esportazione italiana”. Il Ministro De Castro non ha dubbi: “Buonitalia è uno strumento di raccordo importante, che accompagna e sostiene i progetti. Le imprese devono scommettere di più sull’export – ha concluso - e per vincere è importante fare sistema tra fiere nazionali ed internazionali, Istituto del commercio estero, associazioni, consorzi, privati e istituzioni”.
Ministero delle Poliche Agricole - www.politicheagricole.it

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Dal 6 novembre è in vendita il nostro vino novello: centomila bottiglie al giorno
Per i prossimi sei mesi saranno consumate in media ogni giorno quasi centomila bottiglie di vino novello Made in Italy soprattutto in abbinamento con caldarroste e prodotti tipici del territorio come salumi, verdure in pinzimonio e formaggi piccanti a pasta molle consumati in casa o fuori casa in pizzerie, enoteche, winebar, ristoranti e nelle piazze dove si moltiplicano le Sagre e le Feste paesane in suo onore. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che nonostante un calo produttivo del 10 per cento rispetto allo scorso anno la produzione italiana di novello 2007 ha raggiunto le sedici milioni di bottiglie giudicate dagli esperti di buona la qualità. Le bottiglie di novello Made in Italy, che per mantenere inalterate le proprie caratteristiche e consigliabile consumare entro sei mesi, sono arrivate sul mercato dalla mezzanotte del 5 novembre secondo quanto previsto da un decreto ministeriale, in anticipo rispetto al concorrente Beaujolais nouveau francese, che si potrà assaggiare solo a partire dal terzo giovedì di novembre. I prezzi delle bottiglie di novello Made in Italy in vendita variano - sottolinea la Coldiretti - su valori compresi tra i tre e i sette euro a bottiglia, con una media di circa 5 euro. Il "vino da bere giovane" è nato negli anni '50 in Francia nella regione Beaujolais e le sue caratteristiche sono determinate dal metodo di vinificazione utilizzato che è stato messo a punto dal ricercatore francese Flanzy ed è - continua la Coldiretti - profondamente diverso da quello tradizionale: le uve del novello, infatti, non vengono pigiate e successivamente fermentate come nel caso dei vini tradizionali, ma viene invece effettuata la fermentazione direttamente con gli acini interi in modo che solo una piccola parte degli zuccheri presenti si trasformi in alcool, conferendo al vino il caratteristico gusto amabile e fruttato. Ormai da molti anni il novello è divenuto anche in Italia un fenomeno di mercato e di costume che esercita una forte attrattiva soprattutto sul pubblico dei più giovani e meno esperti per la sua leggerezza, la bassa gradazione (11 gradi) e il bouquet aromatico. Il fatturato del vino novello - stima la Coldiretti - si aggira attorniagli 80 milioni di euro ed è realizzato da meno di quattrocento aziende con oltre un terzo del totale delle bottiglie che esce dalle cantine del Veneto che insieme alla Toscana copre quasi la metà della produzione nazionale, mentre a seguire si posizionano il Trentino, l’Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia, la Puglia, la Sardegna, la Sicilia, il Lazio, l’Umbria, il Piemonte e le Marche. La produzione italiana - conclude la Coldiretti - è caratterizzata sopratutto da novelli monovitigno con l’utilizzazione di un’ampia gamma di vitigni autoctoni (Teroldego, Ciliegiolo, Nero d’Avola, ecc.) anche se quelli più utilizzati sono nell’ordine Merlot, Sangiovese, Cabernet, Montepulciano e Barbera.
Il vino novello in cifre
Produzione: 16 milioni di bottiglie
Fatturato: 80 milioni di Euro
Prezzo medio: 5 euro a bottiglia (valori compresi tra i tre e i sette euro)
Déblocage: dalla mezzanotte del 5/11 in anticipo di 2 settimane sul Beaujolais
Termine per consumarlo: entro sei mesi per mantenere inalterate le caratteristiche
www.coldiretti.it

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Kiwi: produzione in calo del 20%, buona la qualità
Anche per il kiwi la raccolta è terminata nelle aree più vocate del Trentino: Valle del Sarca, Vallagarina e Valdadige. In base alle informazioni raccolte dai tecnici dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige presso le cooperative Valli del Sarca, Società frutticoltori Trento (ex Sav-Frutta di Volano e Soa di Aldeno) ed i singoli produttori, il quantitativo 2007 si attesta sulle 1800-2000 tonnellate.
Quantità: riduzione del 20 per cento
Rispetto al 2006 si registra una riduzione della produzione di circa il 20 per cento determinata, da un lato, dal particolare andamento climatico di quest’anno e dall’altra, dal fatto che molti impianti sono a fine carriera e necessitano di essere rinnovati.
Sotto il profilo della qualità l’annata si presenta molto buona. “I frutti -spiega Michele Morten del Centro per l’Assistenza Tecnica dell’Istituto Agrario- hanno accumulato più zuccheri rispetto gli scorsi anni e la pezzatura risulta superiore, soprattutto negli impianti dove è stata praticata l’impollinazione manuale o sono state impiegate macchine per la distribuzione di polline”.
In Trentino le zone più vocate per la coltivazione di questo frutto che cresce sulla pianta dell’actinidia, sono quelle le aree più calde del fondovalle, meno sensibili alle gelate primaverili e autunnali. La superficie complessiva ammonta a circa 115 ettari.
Il kiwi è una specie molto rustica che non richiede particolari interventi per la difesa fitosanitaria.
L’Istituto Agrario di san Michele all’Adige, attraverso il Centro per l’Assistenza tecnica, da anni si occupa di fornire consulenza ai produttori di kiwi. Le attività spaziano dall’assistenza ai nuovi impianti, alla potatura, ma si concentra soprattutto nel fornire informazioni per migliorare l’impollinazione (e quindi la pezzatura dei frutti). Una pratica molto importante, dato che l’actinidia è una specie dioica, ovvero i fiori maschili e quelli femminili crescono su piante diverse. Alcuni anni fa, in collaborazione con il Centro di saggio del Centro Sperimentale Iasma sono stati lanciati i “Neodryinus typhlocybae” insetti utili al contenimento dei danni prodotti dalla “Metcalfa pruinosa”, un insetto che si nutre delle sostanze proteiche contenute nella linfa dell’actinidia. Quest’anno, data la calda stagione primaverile, la Metcalfa pruinosa non è comparsa.
Ufficio Stampa Istituto Agrario di San Michele all’Adige - silvia.ceschini@iasma.it

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In oltre 120 Città dell’Olio è tutto pronto per “Pane e Olio in Frantoio &…”
Dalla Liguria alla Puglia, dalla Toscana alla Sicilia, dall’Umbria alle Marche alla Campania, tutta l’Italia dell’olio si prepara a festeggiare gli alimenti principe della tradizione gastronomica del Mediterraneo con la sesta edizione di “Pane e Olio in Frantoio &…”. La manifestazione, organizzata dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali che si terrà domenica 25 novembre in centinaia di piazze italiane proponendo un ricco programma di iniziative tra convegni, visite guidate in aziende e frantoi e momenti di intrattenimento.
La novità di quest’anno sarà l’abbinamento con i prodotti tipici Dop e Igp insieme ai tanti programmi presentati dalle Città dell’Olio di tutta Italia, a partire da Imperia dove la manifestazione si terrà in concomitanza con l’iniziativa “OliOliva”, per giungere in Toscana con gli stand che saranno allestiti a Siena in piazza del Mercato per la degustazione e vendita dell’extravergine, di vari tipi di pane e di prodotti tipici locali. Ospite d’onore a Chiusi sarà la Fagiolina del Lago di Chiusi, legume di piccole dimensioni presente nella zona del Lago che, insieme al mercatino Etrusco, faranno compagnia all’escursione nell’oliveto per la raccolta delle olive organizzata appositamente per i bambini, nel pomeriggio sarà inoltre possibile assistere a spettacoli itineranti per le vie del centro storico e rimanere a cena in uno dei ristoranti che per l’occasione presenteranno piatti a base di olio nuovo. Anche le città di Rapolano Terme e Sinalunga per la provincia di Siena, allestiranno le vie del centro storico per festeggiare con musica, spettacoli e degustazioni.
A Roccastrada, in provincia di Grosseto, un percorso offrirà ai visitatori la possibilità di incontrare i produttori locali e degustare i loro oli con il pane toscano prodotto e presentato dai panificatori del territorio comunale oppure partecipare alla degustazione guidata con il Panel Test di Grosseto, visite e assaggi dell’olio nuovo anche a Castel del Piano e Pitigliano, dove saranno di scena anche l’olio kasher, l’olio biologico e quello aromatizzato con il pane toscano, di ricotta e il pane dei santi.
In Provincia di Perugia nel centro cittadino di Magione, l’iniziativa si unirà ad “Olivagando – Festa dell’Olio e dei Sapori d’Autunno” nel week end del 24 e 25 novembre con convegni, stand di degustazioni e animazione musicale, una mostra mercato dell’antiquariato del collezionismo e dell’artigianato e un percorso naturalistico a cavallo.
L’oro verde della Puglia sarà in degustazione, tutto il giorno fino a mezzanotte, nel Comune di San Paolo di Civitate (Fg) in piazza Aldo Moro, con bruschette, pancotto e fagiolata conditi con l’extravergine. A Mattinata (Fg) le scolaresche della cittadina potranno visitare i frantoi e scoprire i segreti della lavorazione delle olive. Frantoi e banchi di assaggio saranno aperti per tutti i visitatori.
Tra le novità di quest’anno, inoltre, la degustazione a Cassano delle Murge per i turisti delle tre navi da crociera che approdano al porto di Bari, mentre il 21,22 e 23 sarà possibile partecipare a brevi corsi di conoscenza dell’olio a cura di Mastri Oleari.
Il pane di semola, il caciocavallo, il pancotto, i taralli e non solo faranno gli onori di casa nelle città pugliesi come Mattinata, Bitritto, Torremaggiore, Vernole, Ruovo di Puglia e Martano.
Nelle Marche nel Comune di Colbordolo (Pu) musica popolare e folcloristica accompagnerà le degustazioni di olio novello nella piazza principale e il convegno che si svolgerà nel primo pomeriggio.
A Monte San Vito, San Paolo di Jesi e Monsano (An) nel centro storico verranno allestiti gli stands di panificatori locali e delle aziende olearie cittadine.
Nel Lazio a Itri (Lt) curioso binomio tra olio e storia, verrà data la possibilità, infatti, di visitare e assistere alle fasi di molitura delle olive dei frantoi della città, in programma, inoltre la visita al Castello Medioevale e al museo demo antropologico del brigantaggio. Protagonisti della giornata, insieme al nuovo raccolto saranno le pagnotte tradizionali di farina bianca mista ed integrale, con l’olio di oliva istriano e le olive in salamoia bianche e nere.
Gli oli della Campania e il pane casereccio saranno protagonisti a Sant’Agnello (Na) abbinati alla gastronomia locale come le famose caponatine, gli spicchi di carciofi, la cioccolata, le mozzarelle fiordilatte, il babà napoletano e le caciottine canestrate di Sorrento, taralli all’olio extravergine e vini DOC del territorio tra i quali il Gragnano di Sorrento e Lettere di Capri.
Anche le Città dell’Olio della Sardegna parteciperanno alla manifestazione con degustazioni e visite guidate ai frantoi nei Comuni di Cabras (Or) e Orosei (Nu) dove i frantoi locali apriranno le loro porte al pubblico per mostrare la lavorazione delle olive e far degustare l’olio extravergine d’oliva appena prodotto, con esperti del settore.
Per i Comuni di Berchidda, Alghero, Ittiri e Uri, l’iniziativa si svolgerà nel padiglione fieristico dell’azienda speciale della Camera di Commercio di Sassari dove interverranno anche cori e gruppi folkloristici.
Le scolaresche sono coinvolte anche in Sicilia dove nel comune di Ficarra in provincia di Messina si svolgerà il concorso “L’olio dei Gattopardi”, mentre anche per i più grandi sarà possibile assistere alla mostra “L’Ulivo nelle Forme del Tempo”, percorso fotografico sugli ulivi secolari del territorio di Ficarra, attraverso la lettura che il tempo ha impresso nella contorta e affascinante struttura del legno.
Tanti, quindi, gli appuntamenti per la manifestazione Pane e Olio in Frantoio &… 2007, che toccherà anche le Città dell’olio del Molise, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, e quelle dell’Emilia Romagna, tutte unite da un sottile filo d’olio extravergine di oliva.
Ufficio Stampa Associazione Nazionale Città dell’Olio – Marzia tempestini - sienanews@iol.it

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Fao, sempre alti i prezzi dei cereali
L'ultimo rapporto 'Food Outlook' della Fao, presentato il 7 novembre a Londra, non lascia ombra di dubbio. I prezzi mondiali dei cereali continueranno a restare alti anche nel 2008, a causa dei problemi di produzione che si registrano in molti paesi esportatori e del basso livello delle scorte mondiali.
La Fao sottolinea che il volume delle importazioni sarà di proporzioni inferiori tuttavia esse continueranno a rappresentare un notevole aggravio economico per molti Paesi, acuito dai notevoli costi di spedizione e dai prezzi elevati all'esportazione.
Secondo gli analisti della Fao le tensioni nei prezzi internazionali dei cereali stanno alimentando in molte aree del mondo una corrente inflattiva nei prezzi dei generi alimentari, contribuendo a far innalzare il prezzo al dettaglio di alimenti di base come pane, pasta e carne e latte.
"Per la maggior parte dei cereali l'offerta è molto più scarsa che negli ultimi anni, spiega la Fao, mentre la domanda complessiva, sia ad uso alimentare che foraggiero ed industriale, è in aumento". Le scorte, già scarse ad inizio stagione, continuano a diminuire. L'impennata dei prezzi delle derrate, che già si era manifestata nel 2006, proseguirà la corsa anche a ritmi più sostenuti.
In questo gioco al rialzo non sono coinvolti soltanto poche derrate ma, precisa il rapporto Fao, quasi tutti i principali prodotti alimentari.
Raramente il mondo ha provato, sentenzia il rapporto "una tale preoccupazione generalizzata per l'inflazione dei prezzi alimentari, un timore che alimenta il dibattito sull'andamento futuro dei prezzi delle derrate sia nei paesi importatori che in quelli esportatori, siano essi ricchi o poveri".
Eventi scatenanti, prosegue il rapporto, come il forte aumento del prezzo del petrolio ha comportato da un lato l'aumento dei prezzi agricoli, in quanto ha fatto lievitare i costi di produzione, dall'altro ha incrementato la domanda delle colture utilizzate per la produzione di biocombustibili. Il rapporto avverte che proprio la combinazione tra l'aumento del prezzo del petrolio e le problematiche di carattere ambientale sta facendo crescere la domanda di alcune produzioni alimentari, come zucchero, mais, colza, soia, olio di palma ed altre coltivazioni olearie, ma anche degli stessi cereali.
Il rapporto prevede anche un aumento delle superfici seminate per il raccolto dell'anno prossimo, incremento della produzione di grano.
Il prezzo del mais ha raggiunto il massimo storico degli ultimi dieci anni nel febbraio di quest'anno anche se da allora è notevolmente calato, anche in conseguenza delle massiccia espansione delle semine e delle previsioni di un raccolto record per quest'anno.
Ed è cresciuto anche il prezzo dell'orzo mentre per quanto riguarda i prodotti caseari si registrano gli aumenti maggiori, rispetto allo scorso anno, con incrementi che oscillano dall'80 ad oltre il 200%. Se i costi del foraggio salgono, lievitano anche i costi della produzione animale con impennate per i prezzi del bestiame, in particolare per quello avicolo che ha registrato almeno un +10%.
Maria Rosito - www.agricolturaitalianaonline.gov.it

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Caro benzina: duro colpo anche per l’agricoltura con un esborso che supera i 100 milioni di euro
Il continuo vertiginoso rincaro del petrolio, che ha portato a nuovi record assoluti del prezzo della benzina e del gasolio, pesa in maniera sempre più pesante anche sulle imprese agricole che hanno visto, nei primi nove mesi dell’anno, lievitare i costi della “bolletta petrolifera” di oltre il 25 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il che ha significato un maggior esborso di oltre 100 milioni di euro da parte dei produttori agricoli. A rilevarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale il settore, che già è costretto ad operare in una situazione di crisi strutturale, si trova ad affrontare un’altra emergenza costituita proprio dal caro-carburante.
Già nel 2006 -ricorda la Cia- gli agricoltori hanno dovuto fare i conti con crescenti costi di produzione e previdenziali. E quelli relativi al carburante hanno inciso in maniera allarmante. Basti pensare che nel corso dell’anno scorso le aziende hanno dovuto sborsare 280 milioni di euro in più rispetto al 2005 a causa delle vertiginose lievitazioni del petrolio.
Le imprese agricole che più hanno risentito dell’aumento -afferma la Cia- sono quelle serricole che fanno uso del gasolio per riscaldare gli ambienti dove si coltivano, in particolare, ortaggi, fiori e piante. Ma anche nella zootecnia i consumi di carburante hanno fatto sentire i loro effetti, soprattutto per quello che concerne il riscaldamento delle stalle e gli impianti di mungitura. Stesso discorso per le macchine agricole, il cui uso ha fatto crescere gli oneri per le aziende nella voce energetica.
www.cia.it

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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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