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Newsletter 33 / 05.11.2007


Previsoni prezzi del vino: + 25%
25° anniversario fondazione Enoteca Regionale del Barolo - Regione Piemonte
Clementina: quelle con il marchio Igp
Risorse fitogenetiche in banca
Bandiera verde”, nasce la “mappa qualità” dell’agricoltura e del territorio
I nostri giovani mangiano male


Previsoni prezzi del vino: + 25%
Con i rincari record per il vino del 25 per cento, ben superiori a quelli di pane e pasta, vale la pena andare ad acquistare in una delle 21mila cantine che vendono direttamente senza intermediazioni per combattere la moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare la decisione assunta dall’assemblea del Sindacato imbottigliatori dell’Unione Italiana Vini che ha addirittura “deliberato di rivedere immediatamente al rialzo i listini dei vini, con aumenti medi minimi nell’ordine del 20-25 per cento per i vini base e del 10 per cento per i vini di fascia medio-alta” ben piu’ alti di quelli rilevati dall’ Istat per pane e pasta con i dati sull' inflazione. Una decisione che viene presa dopo una vendemmia stimata dalla Coldiretti come la piu' scarsa degli ultimi 60 anni con un quantitativo di poco superiore ai 40 milioni di ettolitri di vino (- 18 per cento rispetto al 2006). Il vino - sottolinea la Coldiretti - è tra i prodotti dove più ampia è la forbice dei prezzi tra produzione e vendita al dettaglio, soprattutto nella ristorazione. Acquistare direttamente in cantina è quindi - precisa la Coldiretti - una opportunità per i consumatori che possono così risparmiare e garantirsi acquisti sicuri e di qualità, ma anche di una occasione per le imprese agricole che possono vendere senza intermediazioni e far conoscere direttamente le caratteristiche e il lavoro necessario per realizzare una specialità territoriale unica ed inimitabile. Anche per questo - continua la Coldiretti - il vino, con un fatturato stimato in un miliardo di euro di valore degli acquisti in cantina, è oggi il prodotto piu' commercializzato dalle aziende agricole impegnate in Italia nella vendita diretta e supera ortofrutta, olio, carni e derivati e formaggi che seguono a distanza. Un elenco dettagliato delle cantine che vendono direttamente il proprio vino è disponibile con la guida di Campagna Amica-Terranostra “In viaggio per Fattorie & Cantine” (Edizioni Istituto Geografico De Agostini), mentre sul sito www.coldiretti.it al link Terranostra è possibile attraverso un motore di ricerca individuare una selezione di agriturismi che vendono direttamente il proprio prodotto. Il vino - precisa la Coldiretti - è la principale voce dell'export agroalimentare nazionale e nonostante il record raggiunto nel tasso di cambio dell'euro rispetto al dollaro a fatto segnare un aumento del 12 per cento in valore delle spedizioni sui mercati mondiali con incrementi in valore del 6 per cento negli Stati Uniti e del 14 per cento nell'Unione Europea che rappresentano i principali clienti, sulla base dei dati Istat sul commercio estero nei primi sette mesi del 2007. Si tratta di un trend positivo con il vino italiano che copre da solo quasi un terzo in quantità del mercato dei vini stranieri negli States. risultati raggiunti - continua la Coldiretti - dimostrano la presenza di nuove e rilevanti opportunità di crescita del vino Made in Italy che ha raggiunto complessivamente un fatturato record di 9 miliardi di euro, 3,2 dei quali attraverso l'export, con quasi il 60 per cento della produzione destinata ai 484 vini nazionali Doc, Docg e Igt. Un patrimonio di credibilità che - conclude la Coldiretti - non può essere messo a rischio dalle trattative in corso sulla riforma dell'organizzazione comune di mercato per il settore a livello comunitario.
www.coldiretti.it
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25° anniversario fondazione Enoteca Regionale del Barolo - Regione Piemonte
Venerdì 9 Novembre 2007 alle ore 16.30 - Sala storica del Consiglio Comunale di Cherasco (CN) con il concorso della Regione Piemonte e il contributo di un’ importante Ente a partecipazione pubblica Egea – Energia e Ambiente di Alba, l’Enoteca Regionale del Barolo - Regione Piemonte, vuole celebrare i suoi 25 anni di costituzione.
La ricorrenza sarà celebrata a Cherasco, città d’arte degli undici comuni del Barolo.
L’avvenimento sarà accompagnato dalla presentazione di un’opera unica: una elegante cartella con tiratura di solo 300 pezzi dove 11 artisti in omaggio agli 11 paesi del Barolo hanno rappresentato ad acquerello un solo grande protagonista, il Barolo.
Il programma della manifestazione prevede gli interventi dell’Assessore Regionale all’Agricoltura Mino Taricco, del Presidente dell’Enoteca Regionale del Barolo – Regione Piemonte Luigi Cabutto, del Sindaco di Cherasco Pier Luigi Ghigo e del Responsabile EGEA – Energia e Ambiente Pier Paolo Carini.
Seguirà l’incontro con i rappresentati degli Enti fondatori dell’Enoteca Regionale del Barolo, con gli artisti e gli autori raccontati dal noto critico d’arte Carlo Morra.
Conduce il giornalista piemontese e Presidente dell’Associazione Stampa Agroalimentare Italiana Roberto Rabachino.
Gli artisti/autori delle opere sono Claudia Ferraresi, Corrado Ambrogio, Eugenio Comencini, Franco Fausone, Lorenzo Griotti, Mario Gosso, Pier Flavio Gallina, Romano Reviglio, Silvio Rosso, Tanchi Michelotti e Walter Accigliaro.
La cartella è stata stampata dalla Stamperia Comunicazione di Bra curata per le schede tecniche da Armando Cordero e Carlo Morra.
“Quando nel castello di Barolo si pensò ad una struttura istituzionale e pubblica, che sapesse camminare a fianco di chi sulle colline di Langa ci lavorava da sempre, forse non si ipotizzava il titanico e riconosciuto lavoro d'immagine e di qualità prodotto in venticinque anni, con la faticosa e bella sinergia di tanti Enti e Uomini – dichiara il Presidente dell’Enoteca Regionale del Barolo – Regione Piemonte Luigi Cabutto. Oggi con quest'opera grafica, che celebra insieme l'arte e il lavoro dell'uomo, vogliamo riconoscerlo e consegnarlo a chi in questa Langa ci ha creduto e si è speso. Contemporaneamente si vuole lasciare anche un alto segno di riconoscenza, con uno sguardo alla storia degli undici nostri territori che fanno della terra di Langa, il mito del Barolo. La suggestione delle colline celebrate dalla nostra Enoteca Regionale si racconta solo e soprattutto con i prodotti di una terra amica. Sono dolci versanti modellati su un territorio atavico, abitato da gente caparbia e forte, che ama tramandare rituali e gesti antichi per chiedere alla terra solo è unicamente i sapori del tempo. I vini sono ormai " stelle " del firmamento mondiale – continua il Presidente Cabutto - oggetto di amori appassionati per i molti gourmet, capaci di far sognare per stringere forti e attraenti legami. Racchiusi nei calici, i loro profumi raccontano da sempre stagioni fatte di cieli limpidi e rugiade mattutine, nati su terre avare ma generose come la semplicità dei loro uomini. Sapersi misurare tra innovazione e tradizione ha portato oggi, la capacità di raccontare tra sapori e gusti autentici, anche la cultura di una gente.
Le campagne e le capezzagne dei lunghi filari e dei noccioleti hanno gli umori e le speranze di uomini e donne, i soli depositari a cui possono essere affidati i prodotti nati qui e fatti per una maturazione e cura tutta particolare.Tra quinte di antichi castelli e immense cantine, stanno i cascinali, nella loro orgogliosa collocazione, tutto regolato dal solo ciclo delle stagioni, su cui vigilano metodi antichi e mai banali. Abbiamo lasciato tutto questo alla interpretazione di undici nostri artisti e consegnato loro un messaggio chiaro e pulito per il loro personale estro interpretativo.Tutto diventa allora il deposito di memorie e di eventi. Sedimento di un moto dell'anima che si fa cultura della tavola e della tavolozza e viceversa. Nasce qui l'amore – conclude il Prof. Cabutto - per un paesaggio e lo struggente legame per un tempo sospeso, che ritorna incessante nei sapori e nei ritmi della vigna e della cantina.Un lavoro,quello contenuto in questa cartella, preparato a lungo e con molta cura, per dire grazie a chi ha creduto in questa struttura, prezioso e unico come una annata importante che migliorerà ancora nel tempo, forse impreziosendosi sempre di più”.
“L’agricoltura, i suoi territori, le sue produzioni agroalimentari sono sempre più importanti nello sviluppo economico e sociale del Piemonte – dichiara l’Assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte Mino Taricco. Ed è il caso emblematico dell’Enoteca Regionale del Barolo, nell’omonimo castello di Barolo, dove si conserva e si celebra l’omonimo vino: un vino grandioso anche per le sue profonde radici nel mito e nella storia, il cui nome si lega all’epopea dei Savoia, del Risorgimento, dell’Unità d’Italia. Una fama antica, dunque, riconosciuta a livello mondiale, che si mantiene tutt’ora, grazie all’operato dei produttori, delle organizzazioni, delle istituzioni e ancor più delle attività della Enoteca Regionale del Barolo che proprio quest’anno festeggia i suoi 25 anni di vita. Una tappa, questa, che l’Enoteca regionale ha voluto lodevolmente celebrare con un ricco e straordinario programma di iniziative, tra le quali spicca la realizzazione di questa cartella artistica dedicata agli 11 comuni di origine del Barolo. Un’opera di prestigio- conclude l’Assessore Regionale all’Agricoltura - che simboleggia degnamente il rapporto di una grande realtà vitivinicola con la storia, l’arte, la cultura, e ancor più, il profondo legame con l’intero territorio di produzione: quella “Langa del Barolo” rappresentata dagli 11 comuni che lodevolmente, in modo coordinato e collaborativo, esprimono e promuovono, anche con il loro diretto impegno nella Enoteca Regionale, questo grande vino."
www.baroloworld.it
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Clementina: quelle con il marchio Igp
Sono due i riconoscimenti di qualità Igp vantati dalla Clementina: la Clementina di Calabria (Registrazione europea con regolamento CE n. 2325/97) e la Clementina del Golfo di Taranto (Registrazione europea con regolamento CE n. 1665/2003).
La zona di produzione della Clementina di Calabria Igp comprende diversi comuni appartenenti alle province di Cosenza, Reggio Calabria, Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone.
La coltivazione delle clementine si è diffusa dopo il 1950 in Calabria, soprattutto nella zona della Piana di Sibari, dove questo agrume ha trovato il suo habitat naturale: un clima mite e costante che permette al frutto di sviluppare appieno le sue caratteristiche qualitative estrinseche e intrinseche e di maturare molto precocemente, ai primi di ottobre.
I frutti hanno forma sferoidale lievemente schiacciata ai poli e un calibro minimo di 16-18 mm. Il prodotto, caratterizzato da assenza di semi, da un colore arancio intenso e da una polpa succosa e aromatica, è facile da sbucciare ed è particolarmente gradito per l'ottimo equilibrio fra zuccheri e acidi.
Il prodotto si trova in commercio in confezioni sigillate di capacità minima pari a 0,5 kg.
La Clementina del Golfo di Taranto Igp è coltivata esclusivamente nella Provincia di Taranto nei comuni di Taranto, Palagiano, Massafra, Ginosa, Castellaneta, Palagianello, Statte.
Il clima caldo, soleggiato e poco umido del territorio che si affaccia sul Golfo di Taranto, influenza benevolmente la crescita e la maturazione del frutto, conferendogli caratteristiche qualitative eccellenti. I terreni, omogenei e quasi sempre pianeggianti, sono fertili, profondi e ben drenati. Ciò agevola l'irrigazione che, praticata quasi tutto l'anno, avviene a goccia o a zampillo, in modo diretto ma lontano dalla chioma, per evitare marciume nella zona del colletto della pianta. La raccolta viene effettuata rigorosamente a mano, con l'ausilio delle forbici, onde evitare che i frutti si deteriorino.
La Clementina del Golfo di Taranto si caratterizza per la forma sferoidale, leggermente schiacciata ai poli, con una buccia liscia o leggermente rugosa, di colore arancio e con una lieve sfumatura verde. La polpa, anch'essa di colore arancio e molto succosa, ha un sapore dolce ed aromatico e contiene al massimo tre semi.
Le Clementine del Golfo di Taranto sono immesse al consumo in confezioni sigillate, del peso massimo di 3 kg, o in confezioni non sigillate, superiori a 3 kg fino ad un massimo di 25 kg. Su almeno il 90% dei frutti contenuti nella confezione viene apposto il logo della denominazione. Sulle confezioni appare la scritta "Clementine del Golfo di Taranto" e nello spazio immediatamente sottostante figura la menzione "Indicazione geografica protetta", accompagnata dal logo identificativo di forma circolare, formato da due cerchi concentrici di colore verde, recante nella parte centrale l'immagine di un frutto di clementine con peduncolo e foglia verde.
Sia la Clementina di Calabria che la Clementina del Golfo di Taranto sono rinfrescanti e diuretiche e possiedono un elevato contenuto di zuccheri. In cucina, possono essere consumate al naturale o impiegate per preparare succhi, sciroppi, sorbetti, marmellate. I frutti sono utilizzati anche in cosmesi nella preparazione di lozioni tonificanti e maschere per la pelle. Vanno tenute in frigorifero, dove si conservano anche per settimane.
Alina Fiordellisi - www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Risorse fitogenetiche in banca
Sul futuro alimentare del nostro Pianeta potrà intervenire la Banca genetica mondiale che è già operativa, come rende noto la Fao. Si tratta di un nuovo Sistema multilaterale per la condivisione equa delle risorse fitogenetiche che fa parte del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura, entrato in vigore nel 2004 e ratificato da 115 Paesi.
In base a tale Trattato i Paesi rendono disponibile, a tutti coloro che sottoscrivono gli accordi di condivisione dei benefici, la propria diversità genetica e le informazioni relative alle colture conservate nelle banche genetiche nazionali. Negli ultimi sette mesi questo sistema ha favorito così un maggior scambio di materiale genetico rispetto al passato, con oltre 90 000 trasferimenti effettuati
Nel corso della seconda sessione dell'Organo direttivo del Trattato, che si svolge a Roma presso la sede della Fao fino al 2 novembre, si discuteranno i temi rilevanti per il futuro del Trattato, le strategie di finanziamento, i diritti degli agricoltori e l'uso sostenibile delle risorse. Vi prendono parte oltre 300 delegati.
"L'agricoltura mondiale è sottoposta ad un'enorme pressione affinché si produca una maggior quantità di cibo in modo sostenibile," ha affermato Shakeel Bhatti, segretario dell'Organo Direttivo del Trattato. Secondo Bhatti la produzione agricola va migliorata "con lo sviluppo di colture alimentari in grado di adattarsi alle sfide poste dai cambiamenti climatici, dalla desertificazione, dai parassiti e dalle malattie". Allo stesso tempo, continua, "deve essere in grado di soddisfare la domanda di una popolazione in continuo aumento che dai sei miliardi di persone attuali si prevede raggiungerà nel 2050 i nove miliardi" La grande scommessa che la Banca vuole portare avanti è quindi il recupero della biodiversità agricola, basilare nella produzione di cibo, in grave declino per effetto della modernizzazione, dei cambiamenti nelle abitudini alimentari e dell'aumento di densità della popolazione. Si stima che nel secolo passato siano andati perduti all'incirca i tre quarti della diversità genetica presente nelle colture agricole, e questa erosione genetica continua.
Solo 150 colture alimentano la maggior parte della popolazione mondiale, sottolinea la Fao, e appena 12 colture forniscono l'80 per cento dell'energia alimentare di origine vegetale, con riso, grano, mais e patate che da soli ne forniscono quasi il 60 per cento.
Il Sistema multilaterale, spiega ancora la Fao, fornisce ad agricoltori, selezionatori e scienziati l'accesso gratuito al materiale genetico di 64 colture, colture che da sole corrispondono all'80 di cento di tutto il consumo umano, e favorisce la condivisione dei vantaggi derivanti dal loro uso commerciale. Questo materiale genetico è alla base delle nostre coltivazioni alimentari, del nostro pane, del nostro curry, e delle nostre tortillas e couscous.
Istituzioni scientifiche, agricoltori e selezionatori hanno l'opportunità di lavorare con i materiali conservati nelle banche genetiche e persino con le colture che crescono sui campi grazie a questo sistema che riconosce per la prima volta i diritti degli agricoltori e agevola la ricerca e lo scambio di informazioni.
Nel sistema hanno trovato spazio le collezioni delle banche genetiche mondiali più importanti, oltre 600.000 campioni, custodite dal Gruppo sulla Ricerca agricola internazionale (Cgiar), insieme al "Mutant Germplasm Repository della Divisione congiunta Fao/Iaea di Vienna e ad altre collezioni.
Oggi nessun Paese può dirsi autosufficiente nella diversità delle colture. Secondo Bhatti, solo la "la condivisione del materiale fitogenetico di regioni e paesi diversi ci consentirà di esplorare le caratteristiche sconosciute ed il futuro potenziale delle risorse fitogenetiche", precisando tuttavia che "ancora sono necessari parecchi sforzi per agevolare l'accesso alle risorse genetiche e condividere i vantaggi derivanti dal loro uso commerciale".
Marta Tairona - www.politicheagricole.gov.it
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Bandiera verde”, nasce la “mappa qualità” dell’agricoltura e del territorio
Anche l’agricoltura avrà il suo riconoscimento per la qualità delle produzioni, per la tutela dell’ambiente e la valorizzazione del territorio e del paesaggio. Un “marchio” identificativo per chi, azienda agricola e comune, ha avuto un comportamento virtuoso, guardando alla salvaguardia dell’habitat naturale ed alla garanzia di un prodotto genuino e sano, sotto tutti gli aspetti, al quale il consumatore si può rivolgere con tranquillità. Sono questi gli elementi sui quali è nata, per opera della Cia-Confederazione italiana agricoltori, “Bandiera verde”, un premio attraverso il quale si costruisce una prima “mappa qualità” dell’agricoltura e del territorio del nostro Paese.
Il premio sarà presentato in una Conferenza stampa che si svolgerà martedì 6 novembre a Roma, alle ore 10,30, presso la sala Cavour del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.
L’iniziativa sarà illustrata dal presidente della Cia Giuseppe Politi e nell’occasione verranno presentate alcune particolari produzioni con le quali non si sono solo conservate tradizioni millenarie, ma si è guardato anche all’innovazione, ad uno sviluppo realmente compatibile.
www.cia.it
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I nostri giovani mangiano male
Come si orientano le scelte alimentari dei giovani italiani? Ce lo spiega la Fondazione Italiana Buon Ricordo, nata su iniziativa dell’Unione dei Ristoranti del Buon Ricordo e del Touring Club Italiano, che nei giorni scorsi ha presentato l’“@tlante per l’ formazione @limentare”, progetto di informazione alla salute, alla sicurezza, alla cultura, ai valori e agli stili di vita per i ragazzi dagli 8 ai 14 anni. I risultati emergono da una vasta indagine che ha interessato 450 scuole, attraverso 5.702 interviste su un totale di popolazione di 2.871.509 individui. La conclusioni non sono per nulla positive. In una società che si contraddistingue per un’aumentata sensibilità collettiva per il corpo e la sua bellezza, si stanno paradossalmente diffondendo comportamenti non sani in termini di quantità e qualità di cibo assunto. Ciò riguarda in particolar modo proprio i giovani. Le cause? Gli stili di vita sbagliati, una pubblicità seduttiva ma fuorviante, le informazioni invasive provenienti in particolare dalla tv e internet e, più in generale, la mancanza di una cultura sull’argomento. Si diffondono sempre più pasti brevi e “funzionali”, cioè meno soddisfacenti dal punto di vista del gusto e del piacere della commensalità (vi è anzi – specie al Nord e tra le classi sociali medio-alte, presso le quali anche la donna lavora - una vera corsa contro il tempo sia in termini di acquisto, di ricette, di organizzazione e produzione che spesso comporta il ricorso a cibi la cui preparazione è basata sul risparmio del tempo. In questo senso è molto frequente l’uso di surgelati e prodotti preconfezionati, precotti, prelavati). Prosegue inoltre la promozione della cena a pasto principale, almeno dal punto di vista del tempo dedicato; i ragazzi sono orientati verso cattive abitudini alimentari e prodotti industriali che comportano l’allentamento del nesso fra materie prime e processi della loro trasformazione in cibi; questo lo si riscontra, ad esempio, anche nella diminuzione del consumo di certi cibi, come il pane, a vantaggio di prodotti industriali come i biscotti. In quasi un quarto dei casi i bambini non mangiano verdura, né a pranzo né a cena e in un altro quarto il consumo è effettuato in uno solo dei due pasti; scarso è anche il consumo di frutta, spesso scelta come merenda, e sporadiche sono le occasioni di consumo di pesce. Si rileva invece un’alta preferenza per i salumi a scapito di legumi e uova, mentre la carne rappresenta il secondo più diffuso. Il consumo della pasta è quasi quotidiano, mentre nettamente meno frequente è il consumo di riso. Punti di criticità: uso di salse, consumo di cibi fritti, abitudine di consumare bevande gassate durante i pasti, diffusione di alimenti fuori pasto, soprattutto per quanto riguarda i dolciumi. E c’è un altro dato assolutamente negativo: presso i nostri giovani si rileva una certa indifferenza nei confronti della storia e della provenienza dei cibi, si sono spezzati i vincoli fra cibo e territorio. Se la maggior parte dei ragazzi riesce a ricondurre all’esatto luogo d’origine un must della alimentazione italiana come il parmigiano reggiano, non sa fare lo stesso per tipicità leggermente meno note: sono le prime generazioni della globalizzazione, segnate dalla perdita della sapienza gastronomica, del legame con il proprio territorio in virtù di un’omologazione e di un “nomadismo” alimentare. La popolazione intervistata conserva una consapevolezza del gusto e della cultura locale solo quando le condizioni lo consentono (ristoranti, festività ecc.) per orientarsi invece nel quotidiano al consumo industriale inteso nella sua complessità di contenuto dei cibi e di stile di consumo e alimentazione. Conseguenza diretta di tutto ciò: il 35% dei giovani italiani è in sovrappeso e il 10-12% obeso.
Carlo Passera – www.asa-press.com
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore





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