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Newsletter 32 / 29.10.2007


86% del “falso” viene dalla Cina
Export argentino a gonfie vele pronto a battere il 2006
Ocm vino, alla ricerca del compromesso
Prezzi, parte il Piano antispeculazioni
Olio d’oliva: produzione in calo, buona qualità, prezzi in ribasso
Il vino made in Italy e’ troppo caro per gli italiani?


86% del “falso” viene dalla Cina
Viene dalla Cina l'86 per cento degli oltre 250 milioni di articoli contraffatti sequestrati nell'Unione Europea in un anno . E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base delle statistiche doganali pubblicate dalla Commissione europea, dalle quali si evidenzia che nel 2006 le autorità dell'Ue hanno sequestrato più di 250 milioni di articoli contraffatti con un incremento del 234 per cento. Se i prodotti maggiormente falsificati sono nell'ordine le sigarette, l'abbigliamento e gli strumenti tecnologici di uso comune, a crescere - sottolinea la Coldiretti - è il fenomeno delle falsificazioni pericolose, cioè quelle riguardanti medicinali (+ 400 per cento), generi alimentari e prodotti per la cura personale, venduti anche attraverso internet, che possono causare seri danni alla salute dei consumatori. Nel 2007 sono aumentate del 132 per cento le importazioni italiane di derivati del pomodoro dalla Cina con un trend che ne porterà in Italia oltre 150 milioni di chili a fine anno, un quantitativo che equivale a circa un quarto dell'intera produzione di pomodoro coltivata in Italia, sulla base dei dati Istat riferiti ai primi sei mesi del 2007. La gran parte della conserva di pomodoro - denuncia la Coldiretti - arriva in Italia in fusti di oltre 200 chili che vengono aperti e rilavorati e inscatolati in Italia dove divengono automaticamente Made in Italy poiché nei contenitori è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento e non quello di coltivazione del pomodoro. Preoccupa anche - continua la Coldiretti - l’aumento del 21 per cento nelle importazioni ufficiali di aglio cinese alle quali si aggiunge il rischio di contrabbando denunciato dall'ufficio anti-frodi dell’Unione Europea (Olaf) secondo il quale le società cinesi lo esportano illegalmente anche attraverso operazioni di triangolazione che simulano una falsa origine del prodotto da paesi come Giordania, Serbia, Turchia ed Egitto. Se infatti il pomodoro in scatola rappresenta circa un terzo del valore delle importazioni nazionali, dalla Cina - precisa la Coldiretti - arrivano anche aglio, mele e funghi in scatola che rischiano di essere spacciati come Made in Italy per la mancanza dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza. Un pericolo anche per la salute se si considera che in Cina è stata revocata recentemente la licenza per la produzione a 564 industrie alimentari per problemi legati alla sicurezza alimentare e in diversi paesi sono stati messi sotto accusa per i rischi alla sicurezza prodotti come dentifrici, alimenti per animali domestici a causa della presenza irregolare di melamina tossica, anguille, pesce gatto, ma anche succhi e conserve con pericolosi additivi. La Coldiretti chiede per questo l'immediata introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta l'origine di tutti gli alimenti per consentire la rintracciabilità delle produzioni e il rafforzamento dei controlli, ma anche per combattere i fenomeni speculativi sui prezzi che si annidano proprio nella mancanza di trasparenza. Di fronte alle truffe che si rincorrono serve anche - conclude la Coldiretti - una struttura nazionale che possa raccogliere con competenza e autorità gli ottimi risultati dell'attività ispettiva e di controllo svolta a favore della sicurezza alimentare dalle molte forze coinvolte: dai Nas al Corpo forestale dello Stato, dall'Ispettorato Centrale fino alle Dogane.
www.coldiretti.it
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Export argentino a gonfie vele pronto a battere il 2006
Le esportazioni di vino argentine nel periodo gennaio-giugno 2007 sono cresciute del 32,1% in volume, toccando la ragguardevole cifra di 1,5 milioni di ettolitri, per un valore di 209 milioni di dollari, anch’esso in forte rialzo sul corrispondente periodo dell’anno scorso, pari al 24%.
Secondo i dati diffusi dall’Instituto nacional de vitivinicultura (Inv), 794.000 ettolitri sono di vini senza menzione varietale (+34%), per un valore di 36 milioni di dollari (+1%), mentre i varietali toccano i 719.000 ettolitri (+31%), per un fatturato però di gran lunga superiore, pari a 170 milioni, in crescita del 31%.
Tra i varietali, il Malbec è prepotentemente primo, con un 27,5% del totale esportato. Seguono Cabernet Sauvignon (14,8%), Chardonnay (8,5%), Syrah (5,6%), Merlot (4,9%), Syrah-Malbec (4,3%), Sauvignon (2,8%), Torrontés Riojano (2%), Pedro Giménez-Chenin (1,9%) e Malbec-Syrah (1,4%).
Per quanto riguarda la categoria spumanti, si segnala una battuta d’arresto sia a volumi (5.770 ettolitri, -19%), sia a valori (2,3 milioni di dollari, -20%).
I principali destinatari dei vini in bottiglia argentini sono nell’ordine Usa, Regno Unito, Brasile, Canada, Paesi Bassi, Danimarca, Russia, Norvegia e Svizzera, mentre la classifica dello sfuso vede in testa la Russia, seguita da Messico, Danimarca, Germania e Regno Unito.
Se le esportazioni continueranno a crescere a una media di 253.000 ettolitri al mese, con un ritmo di crescita del 32%, il 2007 potrebbe arrivare a toccare o addirittura superare i 3 milioni di ettolitri, battendo il 2006, che si era fermato a quota 2,9 milioni. Così anche i valori, che se nel secondo semestre confermassero il ritmo di crescita dei primi sei mesi (34 milioni di dollari al mese, +24% medio) potrebbero passare i 400 milioni di dollari, superando i 380 del 2006.
www.focuswine.it
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Ocm vino, alla ricerca del compromesso
Il difficile negoziato sulla riforma dell'Ocm vino si arricchisce di un nuovo capitolo, il dibattito scaturito dal Consiglio agricolo della Ue, svoltosi a Lussemburgo lo scorso 22 ottobre. Che sia stato un giro di tavolo importante, lo fa chiaramente intendere il ministro Paolo De Castro, tuttavia la prossima tappa sarà ancora più decisiva. "C'è la volontà di fare della prossima riunione del 26-27 novembre una non stop al fine di definire un compromesso", ha dichiarato il ministro. E il presidente di turno del Consiglio, il portoghese Jaime Silva, vuole concludere il negoziato entro l'anno, considerando questo dossier "una delle priorità del semestre di presidenza portoghese". Ben consapevole che il settore vitivinicolo europeo, ha sottolineato Silva nella conferenza stampa finale, stia perdendo "parti di mercato sia all'interno che all'esterno".
Silva ha avvertito tuttavia che la presidenza portoghese vuole essere"offensiva ed ottimista sulle possibilità di conservare il posto dell'Europa nel mercato mondiale". E favorevole ad una chiusura entro l'anno si è detta anche la commissaria Ue per l'Agricoltura, Mariann Fischer Boel anche se, in sede di conferenza stampa finale, ha avvertito che "il compito per i ministri non sarà facile".
Poche settimane quindi per trovare un compromesso su alcuni punti critici: il divieto allo zuccheraggio, le misure che dovranno essere finanziate con i fondi che la Ue metterà a disposizione di ogni Paese, la regolamentazione sui diritti di impianto , la durata dell'estirpazione dei vigneti.
In questo negoziato il grande nodo da sciogliere resta lo zuccheraggio. Un vero muro contro muro che ricorda meno recenti contrapposizioni. "Noi siamo forti sostenitori della proposta della Commissione Ue di vietare lo zuccheraggio" ribadisce il ministro De Castro "Noi non lo vogliamo e ci auguriamo che Bruxelles non molli nonostante i 20 e passa paesi comunitari contrari". Contro ogni vincolo si pone infatti la forte piattaforma guidata da Francia e Germania, verso la quale convergono i paesi del nord Europa.
La minoranza di blocco, costruita nel frattempo dall'Italia con i paesi del Sud (Spagna, Grecia, Malta e Cipro), punta almeno a rilanciare, come ha nuovamente dichiarato De Castro, "un parallelismo tra il mantenimento della pratica dello zuccheraggio e gli aiuti all'uso dei mosti concentrati".
Il ministro De Castro ha avuto anche un incontro con la commissaria Fischer Boel. Al centro dei colloqui il tema dell'etichettatura d'origine con particolare riferimento al decreto sull'olio che prevede l'indicazione in etichetta dell'origine delle olive. "Ho fatto presente alla commissaria che si tratta di una posizione che l'Europa dovrebbe condividere con più polso e entusiasmo in quanto non sono in discussione i temi della competitività di un paese sull'altro ma i diritti del consumatore che deve sapere cosa contiene un prodotto". Il diritto del consumatore è un tema sensibile per la commissaria "è un argomento forte, ha dichiarato a questo riguardo, sul quale non c'è dubbio c'è una sensibilità comunitaria che sta crescendo e noi ci auguriamo di portarla avanti in tutte le sedi".
Alcuni ministri, quelli dell'area balcanica-mediterranea, si incontreranno il 26 e 27 ottobre per una "esagonale" come ha illustrato lo stesso De Castro a Lussemburgo. Al Forum, al quale parteciperà anche il prossimo presidente di turno del Consiglio dei ministri dell'agricoltura della Ue, lo sloveno Iztok Jarc, si parlerà del futuro della Politica agricola comune (Pac) e del bilancio degli ultimi anni di attività della Pac. "Con il gruppo balcanico-mediterraneo, ha spiegato il ministro, parleremo dell'importanza di una politica agricola comune forte che risponda alle esigenze di tutti, che riesca a legittimare la spesa, che non è solo a tutela del reddito degli agricoltori ma anche degli interessi generali dei cittadini europei".
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Prezzi, parte il Piano antispeculazioni
Parte il piano antispeculazione del governo: controlli a tappeto su prezzi e qualità dei prodotti della filiera cerealicola e lattiero casearia.
In risposta alla recente tensione sui prezzi internazionali di alcune materie prime e del conseguente aumento dei prezzi di alcuni generi alimentari, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, hanno, infatti, formalizzato oggi la proposta di collaborazione operativa della Guardia di Finanza, dei Nas dei Carabinieri (per il tramite del Ministero della salute), dell'Icq (Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari) e dell'Agenzia delle Dogane (per il tramite del Ministero dell'economia e delle finanze) per intensificare le operazioni di controllo.
L'attività di controllo verrà svolta in via prioritaria secondo questi indirizzi: 1) contrasto di comportamenti speculativi, quali i casi di occultamento e accaparramento di merci verificando così le ipotesi di rarefazione dell'offerta sul mercato di alcuni prodotti o la loro eventuale sottrazione all'utilizzo e al consumo (in particolare con la collaborazione della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Dogane); 2) verifica della qualità dei prodotti messi in commercio con il fine di contrastare eventuali pratiche tese a deteriorare od alterare la qualità delle produzioni (in particolare con l'intervento dell'ICQ ed, eventualmente, del Ministero della Salute e dei NAS); 3) verifica del livello dei prezzi di vendita al dettaglio e loro confronto con il prezzo di acquisto di beni da parte dell'esercente per le filiere cerealicola e lattiero casearia.
"L'avvio di questa collaborazione - rimarcano i due ministri Pierluigi Bersani e Paolo De Castro - rappresenta una risposta importante alle recenti tensioni dei prezzi alimentari per offrire certezza e tutele ai consumatori e trasparenza alle imprese dei settori coinvolti. Questa collaborazione non avrà carattere temporaneo, bensì vuole dare continuità ad una "task force" pronta ad intervenire anche in eventuali future situazioni di tensioni di mercato".
www.politicheagricole.it
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Olio d’oliva: produzione in calo, buona qualità, prezzi in ribasso
A pochi giorni dall’inizio della raccolta delle olive, Confagricoltura prevede una produzione di olio per il 2007 in deciso calo rispetto alle 571.000 tonnellate ottenute lo scorso anno. Tale diminuzione è dovuta in gran parte all’andamento climatico della scorsa estate, in cui caldo e siccità hanno condizionato soprattutto la fase di accrescimento delle olive, che in molte zone presentano dimensioni inferiori alla norma ed un anticipo di maturazione.
In compenso, la scarsità di piogge, fino a tutto il mese di settembre, ha reso quasi assenti gli attacchi di parassiti, in particolare della mosca dell’olivo. Inoltre, la perdita di peso delle olive, dovuta alla minore componente acquosa della polpa, sarà compensata da una maggiore resa in olio.
Ci sono quindi tutte le condizioni, a parere di Confagricoltura, per ritenere che l’olio di quest’anno raggiungerà un livello qualitativo più che buono.
Per altro, sul fronte dei prezzi il mercato oleario registra ancora quotazioni in ribasso per tutte le tipologie di prodotto, dall’extravergine all’olio di sansa, soprattutto a causa delle forti importazioni di olio spagnolo.
A tale riguardo Confagricoltura ricorda che la Spagna prevede di produrre quest’anno oltre un milione di tonnellate di olio di oliva, cioè il 17% in più rispetto all'anno scorso ed il 26% al di sopra della media delle campagne dal 2000 al 2005.
www.confagricoltura.it
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Il vino made in Italy e’ troppo caro per gli italiani?
Che ci piaccia o no il vino made in Italy rischia di diventare troppo caro per gli italiani. A spiegarlo sono gli andamenti economici globali e la differenza di potere di acquisto tra i consumatori dei diversi Paesi. Le bottiglie top della nostra produzione sembrano sempre più destinate ai mercati internazionali, mentre si assottiglia il cosiddetto “ceto medio del vino” e le fasce basse di mercato sono ora più permeabili che non in passato alle produzioni che arrivano dal Nuovo Mondo. Si parla anche di questo al Salone del Vino di Torino (26-29 ottobre), rassegna destinata ad operatori ed enoappassionati.

E’ l’effetto più pericoloso del Super-euro che, se potrebbe frenare in parte il nostro export, rischia di farci diventare importatori di vino. Un fenomeno che già si affaccia nell’agroalimentare di qualità e pone interrogativi pressanti al nostro sistema agricolo. Un dato particolarmente significativo è quello dell’olio extravergine di oliva: abbiamo esportato per 1,3 miliardi di valore e per circa 2,3 milioni di quintali in quantità, ma abbiamo importato quasi 5 milioni di quintali in quantità, per un controvalore di circa un miliardo. I produttori di vino più accorti già intravedono questo scenario e corrono ai ripari. Alcuni – i gruppi più consistenti – cominciano a progettare una possibile delocalizzazione delle produzioni di base, gli altri puntano su una forte divaricazione della gamma: da una parte il vino destinato a solcare i mercati mondiali, dall’altro quello destinato al mercato interno. A dire che le cose stanno andando in questa direzione sono proprio i dati dell’export. A un’analisi più attenta la conferma viene anche dalla diversità della dinamica salariale nelle diverse economie e di crescita dei volumi complessivi del Pil.

Di questi scenari si discuterà al Salone del Vino, dove non a caso protagonisti sono i vini quotidiani (attraverso la guida di Slow Food) e i vini da vitigni autoctoni, che possono essere la risposta alla scomparsa dei vini del cosiddetto “ceto medio”. Si va verso una sorta di autarchia vinicola per cercare di contenere i prezzi, accorciando la filiera distributiva e servendo i mercati di prossimità con produzioni locali. Le bottiglie che stanno nella fascia 10-35 euro sono quelle che sentono maggiormente la contrazione dei consumi, mentre per i top wines - la cui produzione peraltro è ridotta nelle quantità - non si intravedono flessioni, né sul mercato interno, sempre più selettivo, né sul mercato internazionale, che è invece in sostenuta espansione.

Vediamo in dettaglio cosa sta accadendo. Gli scenari dell’export ci dicono che il vino italiano tira. Ma è soprattutto il vino che rientra nel “made in Italy” quello che fa immagine, quello che è determinato da grandissimi vini, ad avere tassi sostenuti di crescita. Il caso Brunello ormai è noto a tutti: 1 bottiglia su 4 del vino di Montalcino è venduta negli Usa, quasi 2 su 4 vanno all’estero. Nel complesso dell’agroalimentare i cosiddetti magnifici dieci del “made in Italy” rappresentano il 59% delle nostre esportazioni. E fin qui tutti dati positivi, ma se si va a guardare la bilancia commerciale dell’agroalimentare si scopre che l’Italia è deficitaria . Esportiamo alta qualità, importiamo beni di largo consumo e materie prime. E questo trend si va rafforzando. Basti considerare che - dati AC Nielsen su un panel di 9 mila famiglie - nei primi 7 mesi del 2007 gli italiani hanno ridotto i consumi alimentari dell’ 1,8% e la maggiore contrazione si è avuta nel comparto delle bevande alcoliche (meno 6,8% in volumi e meno 3% in valore). A fronte di una spesa che in valore è rimasta costante (circa 26,5 miliardi di euro) i tagli più consistenti si sono avuti nell’aggregato delle bevande alcoliche, dove il grosso del mercato è dato dal vino ed è concentrato per quanto attiene i consumi domestici nella fascia fino a 3 euro.

In sostanza significa che gli italiani hanno sempre meno soldi da spendere e che si orientano su prodotti di basso prezzo, tendendo a tagliare i beni non strettamente necessari. E’ in questa fase che concorrenti come gli australiani (il 75% del loro vino viene venduto all’estero), cileni (l’80% del loro vino è esportato) e spagnoli cercano di inserirsi per conquistare le fasce basse del nostro mercato domestico, giudicato finora impermeabile, visto che quasi 9 litri di vino su 10 consumati in Italia sono italiani. A vantaggio di australiani e cileni c’è ora anche il cambio. Per contro, il vino italiano di grande qualità continua ad ottenere straordinarie performances sui mercati internazionali. Il Super-euro può avere esiti negativi sul mercato statunitense e in generale sull’area dollaro. Ma è un effetto che può essere più che compensato dai mercati emergenti e da quelli tradizionali europei. Giova ricordare infatti che il potere di acquisto degli italiani è oggi più basso di quello dei tedeschi (rapporto 1 a 1,3), di quello degli austriaci, di quello degli svizzeri (1 a 1,2), di quello degli inglesi (rapporto 1,35) e che nel resto del mondo alcune economie stanno crescendo a tassi compresi tra il 6 e l’8% (Filippine, Thailandia, Corea del Sud, India, Russia), per non dire dei record dei cinesi.

Probabilmente oggi i clienti dei top wines italiani stanno nel mondo e assai meno in Italia, e i clienti per il “ceto medio del vino” non ci sono più in Italia, dove il mercato appare decisamente divaricato: la grande massa del consumo è nella fascia bassa e la quota residuale è allocata tra le “bottiglie-mito”. E ad avvertire che il mercato si sta così orientando sono anche i piccoli produttori. Basti citare un’indagine della Coldiretti toscana, da cui si ricava che il “sentiment” è ormai consolidato: i nostri concorrenti pensino a fare bassa qualità, il vino cinese non ci preoccupa perché loro punteranno alla quantità, a noi tocca aggredire la fascia alta di mercato. Queste sono le voci del Chianti che pensa al consumo alto del vino. Un mercato che è però sempre meno ospitato nei nostri confini nazionali.
www.salonedelvino.it

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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore





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