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86% del
“falso” viene dalla Cina
Export
argentino a gonfie vele pronto a battere il 2006
Ocm vino,
alla ricerca del compromesso
Prezzi,
parte il Piano antispeculazioni
Olio d’oliva:
produzione in calo, buona qualità, prezzi in ribasso
Il vino
made in Italy e’ troppo caro per gli italiani?

86%
del “falso” viene dalla Cina
Viene
dalla Cina l'86 per cento degli oltre 250 milioni di articoli contraffatti
sequestrati nell'Unione Europea in un anno . E' quanto emerge da
una analisi della Coldiretti sulla base delle statistiche doganali
pubblicate dalla Commissione europea, dalle quali si evidenzia che
nel 2006 le autorità dell'Ue hanno sequestrato più
di 250 milioni di articoli contraffatti con un incremento del 234
per cento. Se i prodotti maggiormente falsificati sono nell'ordine
le sigarette, l'abbigliamento e gli strumenti tecnologici di uso
comune, a crescere - sottolinea la Coldiretti - è il fenomeno
delle falsificazioni pericolose, cioè quelle riguardanti
medicinali (+ 400 per cento), generi alimentari e prodotti per la
cura personale, venduti anche attraverso internet, che possono causare
seri danni alla salute dei consumatori. Nel 2007 sono aumentate
del 132 per cento le importazioni italiane di derivati del pomodoro
dalla Cina con un trend che ne porterà in Italia oltre 150
milioni di chili a fine anno, un quantitativo che equivale a circa
un quarto dell'intera produzione di pomodoro coltivata in Italia,
sulla base dei dati Istat riferiti ai primi sei mesi del 2007. La
gran parte della conserva di pomodoro - denuncia la Coldiretti -
arriva in Italia in fusti di oltre 200 chili che vengono aperti
e rilavorati e inscatolati in Italia dove divengono automaticamente
Made in Italy poiché nei contenitori è obbligatorio
indicare solo il luogo di confezionamento e non quello di coltivazione
del pomodoro. Preoccupa anche - continua la Coldiretti - l’aumento
del 21 per cento nelle importazioni ufficiali di aglio cinese alle
quali si aggiunge il rischio di contrabbando denunciato dall'ufficio
anti-frodi dell’Unione Europea (Olaf) secondo il quale le
società cinesi lo esportano illegalmente anche attraverso
operazioni di triangolazione che simulano una falsa origine del
prodotto da paesi come Giordania, Serbia, Turchia ed Egitto. Se
infatti il pomodoro in scatola rappresenta circa un terzo del valore
delle importazioni nazionali, dalla Cina - precisa la Coldiretti
- arrivano anche aglio, mele e funghi in scatola che rischiano di
essere spacciati come Made in Italy per la mancanza dell'obbligo
di indicare in etichetta la provenienza. Un pericolo anche per la
salute se si considera che in Cina è stata revocata recentemente
la licenza per la produzione a 564 industrie alimentari per problemi
legati alla sicurezza alimentare e in diversi paesi sono stati messi
sotto accusa per i rischi alla sicurezza prodotti come dentifrici,
alimenti per animali domestici a causa della presenza irregolare
di melamina tossica, anguille, pesce gatto, ma anche succhi e conserve
con pericolosi additivi. La Coldiretti chiede per questo l'immediata
introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta l'origine di
tutti gli alimenti per consentire la rintracciabilità delle
produzioni e il rafforzamento dei controlli, ma anche per combattere
i fenomeni speculativi sui prezzi che si annidano proprio nella
mancanza di trasparenza. Di fronte alle truffe che si rincorrono
serve anche - conclude la Coldiretti - una struttura nazionale che
possa raccogliere con competenza e autorità gli ottimi risultati
dell'attività ispettiva e di controllo svolta a favore della
sicurezza alimentare dalle molte forze coinvolte: dai Nas al Corpo
forestale dello Stato, dall'Ispettorato Centrale fino alle Dogane.
www.coldiretti.it
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Export
argentino a gonfie vele pronto a battere il 2006
Le
esportazioni di vino argentine nel periodo gennaio-giugno 2007 sono
cresciute del 32,1% in volume, toccando la ragguardevole cifra di
1,5 milioni di ettolitri, per un valore di 209 milioni di dollari,
anch’esso in forte rialzo sul corrispondente periodo dell’anno
scorso, pari al 24%.
Secondo i dati diffusi dall’Instituto nacional de vitivinicultura
(Inv), 794.000 ettolitri sono di vini senza menzione varietale (+34%),
per un valore di 36 milioni di dollari (+1%), mentre i varietali
toccano i 719.000 ettolitri (+31%), per un fatturato però
di gran lunga superiore, pari a 170 milioni, in crescita del 31%.
Tra i varietali, il Malbec è prepotentemente primo, con un
27,5% del totale esportato. Seguono Cabernet Sauvignon (14,8%),
Chardonnay (8,5%), Syrah (5,6%), Merlot (4,9%), Syrah-Malbec (4,3%),
Sauvignon (2,8%), Torrontés Riojano (2%), Pedro Giménez-Chenin
(1,9%) e Malbec-Syrah (1,4%).
Per quanto riguarda la categoria spumanti, si segnala una battuta
d’arresto sia a volumi (5.770 ettolitri, -19%), sia a valori
(2,3 milioni di dollari, -20%).
I principali destinatari dei vini in bottiglia argentini sono nell’ordine
Usa, Regno Unito, Brasile, Canada, Paesi Bassi, Danimarca, Russia,
Norvegia e Svizzera, mentre la classifica dello sfuso vede in testa
la Russia, seguita da Messico, Danimarca, Germania e Regno Unito.
Se le esportazioni continueranno a crescere a una media di 253.000
ettolitri al mese, con un ritmo di crescita del 32%, il 2007 potrebbe
arrivare a toccare o addirittura superare i 3 milioni di ettolitri,
battendo il 2006, che si era fermato a quota 2,9 milioni. Così
anche i valori, che se nel secondo semestre confermassero il ritmo
di crescita dei primi sei mesi (34 milioni di dollari al mese, +24%
medio) potrebbero passare i 400 milioni di dollari, superando i
380 del 2006.
www.focuswine.it
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Ocm
vino, alla ricerca del compromesso
Il
difficile negoziato sulla riforma dell'Ocm vino si arricchisce di
un nuovo capitolo, il dibattito scaturito dal Consiglio agricolo
della Ue, svoltosi a Lussemburgo lo scorso 22 ottobre. Che sia stato
un giro di tavolo importante, lo fa chiaramente intendere il ministro
Paolo De Castro, tuttavia la prossima tappa sarà ancora più
decisiva. "C'è la volontà di fare della prossima
riunione del 26-27 novembre una non stop al fine di definire un
compromesso", ha dichiarato il ministro. E il presidente di
turno del Consiglio, il portoghese Jaime Silva, vuole concludere
il negoziato entro l'anno, considerando questo dossier "una
delle priorità del semestre di presidenza portoghese".
Ben consapevole che il settore vitivinicolo europeo, ha sottolineato
Silva nella conferenza stampa finale, stia perdendo "parti
di mercato sia all'interno che all'esterno".
Silva ha avvertito tuttavia che la presidenza portoghese vuole essere"offensiva
ed ottimista sulle possibilità di conservare il posto dell'Europa
nel mercato mondiale". E favorevole ad una chiusura entro l'anno
si è detta anche la commissaria Ue per l'Agricoltura, Mariann
Fischer Boel anche se, in sede di conferenza stampa finale, ha avvertito
che "il compito per i ministri non sarà facile".
Poche settimane quindi per trovare un compromesso su alcuni punti
critici: il divieto allo zuccheraggio, le misure che dovranno essere
finanziate con i fondi che la Ue metterà a disposizione di
ogni Paese, la regolamentazione sui diritti di impianto , la durata
dell'estirpazione dei vigneti.
In questo negoziato il grande nodo da sciogliere resta lo zuccheraggio.
Un vero muro contro muro che ricorda meno recenti contrapposizioni.
"Noi siamo forti sostenitori della proposta della Commissione
Ue di vietare lo zuccheraggio" ribadisce il ministro De Castro
"Noi non lo vogliamo e ci auguriamo che Bruxelles non molli
nonostante i 20 e passa paesi comunitari contrari". Contro
ogni vincolo si pone infatti la forte piattaforma guidata da Francia
e Germania, verso la quale convergono i paesi del nord Europa.
La minoranza di blocco, costruita nel frattempo dall'Italia con
i paesi del Sud (Spagna, Grecia, Malta e Cipro), punta almeno a
rilanciare, come ha nuovamente dichiarato De Castro, "un parallelismo
tra il mantenimento della pratica dello zuccheraggio e gli aiuti
all'uso dei mosti concentrati".
Il ministro De Castro ha avuto anche un incontro con la commissaria
Fischer Boel. Al centro dei colloqui il tema dell'etichettatura
d'origine con particolare riferimento al decreto sull'olio che prevede
l'indicazione in etichetta dell'origine delle olive. "Ho fatto
presente alla commissaria che si tratta di una posizione che l'Europa
dovrebbe condividere con più polso e entusiasmo in quanto
non sono in discussione i temi della competitività di un
paese sull'altro ma i diritti del consumatore che deve sapere cosa
contiene un prodotto". Il diritto del consumatore è
un tema sensibile per la commissaria "è un argomento
forte, ha dichiarato a questo riguardo, sul quale non c'è
dubbio c'è una sensibilità comunitaria che sta crescendo
e noi ci auguriamo di portarla avanti in tutte le sedi".
Alcuni ministri, quelli dell'area balcanica-mediterranea, si incontreranno
il 26 e 27 ottobre per una "esagonale" come ha illustrato
lo stesso De Castro a Lussemburgo. Al Forum, al quale parteciperà
anche il prossimo presidente di turno del Consiglio dei ministri
dell'agricoltura della Ue, lo sloveno Iztok Jarc, si parlerà
del futuro della Politica agricola comune (Pac) e del bilancio degli
ultimi anni di attività della Pac. "Con il gruppo balcanico-mediterraneo,
ha spiegato il ministro, parleremo dell'importanza di una politica
agricola comune forte che risponda alle esigenze di tutti, che riesca
a legittimare la spesa, che non è solo a tutela del reddito
degli agricoltori ma anche degli interessi generali dei cittadini
europei".
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Prezzi,
parte il Piano antispeculazioni
Parte
il piano antispeculazione del governo: controlli a tappeto su prezzi
e qualità dei prodotti della filiera cerealicola e lattiero
casearia.
In risposta alla recente tensione sui prezzi internazionali di alcune
materie prime e del conseguente aumento dei prezzi di alcuni generi
alimentari, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero
delle politiche agricole alimentari e forestali, hanno, infatti,
formalizzato oggi la proposta di collaborazione operativa della
Guardia di Finanza, dei Nas dei Carabinieri (per il tramite del
Ministero della salute), dell'Icq (Ispettorato centrale per il controllo
della qualità dei prodotti agroalimentari) e dell'Agenzia
delle Dogane (per il tramite del Ministero dell'economia e delle
finanze) per intensificare le operazioni di controllo.
L'attività di controllo verrà svolta in via prioritaria
secondo questi indirizzi: 1) contrasto di comportamenti speculativi,
quali i casi di occultamento e accaparramento di merci verificando
così le ipotesi di rarefazione dell'offerta sul mercato di
alcuni prodotti o la loro eventuale sottrazione all'utilizzo e al
consumo (in particolare con la collaborazione della Guardia di Finanza
e dell'Agenzia delle Dogane); 2) verifica della qualità dei
prodotti messi in commercio con il fine di contrastare eventuali
pratiche tese a deteriorare od alterare la qualità delle
produzioni (in particolare con l'intervento dell'ICQ ed, eventualmente,
del Ministero della Salute e dei NAS); 3) verifica del livello dei
prezzi di vendita al dettaglio e loro confronto con il prezzo di
acquisto di beni da parte dell'esercente per le filiere cerealicola
e lattiero casearia.
"L'avvio di questa collaborazione - rimarcano i due ministri
Pierluigi Bersani e Paolo De Castro - rappresenta una risposta importante
alle recenti tensioni dei prezzi alimentari per offrire certezza
e tutele ai consumatori e trasparenza alle imprese dei settori coinvolti.
Questa collaborazione non avrà carattere temporaneo, bensì
vuole dare continuità ad una "task force" pronta
ad intervenire anche in eventuali future situazioni di tensioni
di mercato".
www.politicheagricole.it
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Olio
d’oliva: produzione in calo, buona qualità, prezzi
in ribasso
A
pochi giorni dall’inizio della raccolta delle olive, Confagricoltura
prevede una produzione di olio per il 2007 in deciso calo rispetto
alle 571.000 tonnellate ottenute lo scorso anno. Tale diminuzione
è dovuta in gran parte all’andamento climatico della
scorsa estate, in cui caldo e siccità hanno condizionato
soprattutto la fase di accrescimento delle olive, che in molte zone
presentano dimensioni inferiori alla norma ed un anticipo di maturazione.
In compenso, la scarsità di piogge, fino a tutto il mese
di settembre, ha reso quasi assenti gli attacchi di parassiti, in
particolare della mosca dell’olivo. Inoltre, la perdita di
peso delle olive, dovuta alla minore componente acquosa della polpa,
sarà compensata da una maggiore resa in olio.
Ci sono quindi tutte le condizioni, a parere di Confagricoltura,
per ritenere che l’olio di quest’anno raggiungerà
un livello qualitativo più che buono.
Per altro, sul fronte dei prezzi il mercato oleario registra ancora
quotazioni in ribasso per tutte le tipologie di prodotto, dall’extravergine
all’olio di sansa, soprattutto a causa delle forti importazioni
di olio spagnolo.
A tale riguardo Confagricoltura ricorda che la Spagna prevede di
produrre quest’anno oltre un milione di tonnellate di olio
di oliva, cioè il 17% in più rispetto all'anno scorso
ed il 26% al di sopra della media delle campagne dal 2000 al 2005.
www.confagricoltura.it
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Il
vino made in Italy e’ troppo caro per gli italiani?
Che
ci piaccia o no il vino made in Italy rischia di diventare troppo
caro per gli italiani. A spiegarlo sono gli andamenti economici
globali e la differenza di potere di acquisto tra i consumatori
dei diversi Paesi. Le bottiglie top della nostra produzione sembrano
sempre più destinate ai mercati internazionali, mentre si
assottiglia il cosiddetto “ceto medio del vino” e le
fasce basse di mercato sono ora più permeabili che non in
passato alle produzioni che arrivano dal Nuovo Mondo. Si parla anche
di questo al Salone del Vino di Torino (26-29 ottobre), rassegna
destinata ad operatori ed enoappassionati.
E’ l’effetto più
pericoloso del Super-euro che, se potrebbe frenare in parte il nostro
export, rischia di farci diventare importatori di vino. Un fenomeno
che già si affaccia nell’agroalimentare di qualità
e pone interrogativi pressanti al nostro sistema agricolo. Un dato
particolarmente significativo è quello dell’olio extravergine
di oliva: abbiamo esportato per 1,3 miliardi di valore e per circa
2,3 milioni di quintali in quantità, ma abbiamo importato
quasi 5 milioni di quintali in quantità, per un controvalore
di circa un miliardo. I produttori di vino più accorti già
intravedono questo scenario e corrono ai ripari. Alcuni –
i gruppi più consistenti – cominciano a progettare
una possibile delocalizzazione delle produzioni di base, gli altri
puntano su una forte divaricazione della gamma: da una parte il
vino destinato a solcare i mercati mondiali, dall’altro quello
destinato al mercato interno. A dire che le cose stanno andando
in questa direzione sono proprio i dati dell’export. A un’analisi
più attenta la conferma viene anche dalla diversità
della dinamica salariale nelle diverse economie e di crescita dei
volumi complessivi del Pil.
Di questi scenari si discuterà
al Salone del Vino, dove non a caso protagonisti sono i vini quotidiani
(attraverso la guida di Slow Food) e i vini da vitigni autoctoni,
che possono essere la risposta alla scomparsa dei vini del cosiddetto
“ceto medio”. Si va verso una sorta di autarchia vinicola
per cercare di contenere i prezzi, accorciando la filiera distributiva
e servendo i mercati di prossimità con produzioni locali.
Le bottiglie che stanno nella fascia 10-35 euro sono quelle che
sentono maggiormente la contrazione dei consumi, mentre per i top
wines - la cui produzione peraltro è ridotta nelle quantità
- non si intravedono flessioni, né sul mercato interno, sempre
più selettivo, né sul mercato internazionale, che
è invece in sostenuta espansione.
Vediamo in dettaglio cosa sta accadendo. Gli scenari dell’export
ci dicono che il vino italiano tira. Ma è soprattutto il
vino che rientra nel “made in Italy” quello che fa immagine,
quello che è determinato da grandissimi vini, ad avere tassi
sostenuti di crescita. Il caso Brunello ormai è noto a tutti:
1 bottiglia su 4 del vino di Montalcino è venduta negli Usa,
quasi 2 su 4 vanno all’estero. Nel complesso dell’agroalimentare
i cosiddetti magnifici dieci del “made in Italy” rappresentano
il 59% delle nostre esportazioni. E fin qui tutti dati positivi,
ma se si va a guardare la bilancia commerciale dell’agroalimentare
si scopre che l’Italia è deficitaria . Esportiamo alta
qualità, importiamo beni di largo consumo e materie prime.
E questo trend si va rafforzando. Basti considerare che - dati AC
Nielsen su un panel di 9 mila famiglie - nei primi 7 mesi del 2007
gli italiani hanno ridotto i consumi alimentari dell’ 1,8%
e la maggiore contrazione si è avuta nel comparto delle bevande
alcoliche (meno 6,8% in volumi e meno 3% in valore). A fronte di
una spesa che in valore è rimasta costante (circa 26,5 miliardi
di euro) i tagli più consistenti si sono avuti nell’aggregato
delle bevande alcoliche, dove il grosso del mercato è dato
dal vino ed è concentrato per quanto attiene i consumi domestici
nella fascia fino a 3 euro.
In sostanza significa che gli italiani
hanno sempre meno soldi da spendere e che si orientano su prodotti
di basso prezzo, tendendo a tagliare i beni non strettamente necessari.
E’ in questa fase che concorrenti come gli australiani (il
75% del loro vino viene venduto all’estero), cileni (l’80%
del loro vino è esportato) e spagnoli cercano di inserirsi
per conquistare le fasce basse del nostro mercato domestico, giudicato
finora impermeabile, visto che quasi 9 litri di vino su 10 consumati
in Italia sono italiani. A vantaggio di australiani e cileni c’è
ora anche il cambio. Per contro, il vino italiano di grande qualità
continua ad ottenere straordinarie performances sui mercati internazionali.
Il Super-euro può avere esiti negativi sul mercato statunitense
e in generale sull’area dollaro. Ma è un effetto che
può essere più che compensato dai mercati emergenti
e da quelli tradizionali europei. Giova ricordare infatti che il
potere di acquisto degli italiani è oggi più basso
di quello dei tedeschi (rapporto 1 a 1,3), di quello degli austriaci,
di quello degli svizzeri (1 a 1,2), di quello degli inglesi (rapporto
1,35) e che nel resto del mondo alcune economie stanno crescendo
a tassi compresi tra il 6 e l’8% (Filippine, Thailandia, Corea
del Sud, India, Russia), per non dire dei record dei cinesi.
Probabilmente oggi i clienti
dei top wines italiani stanno nel mondo e assai meno in Italia,
e i clienti per il “ceto medio del vino” non ci sono
più in Italia, dove il mercato appare decisamente divaricato:
la grande massa del consumo è nella fascia bassa e la quota
residuale è allocata tra le “bottiglie-mito”.
E ad avvertire che il mercato si sta così orientando sono
anche i piccoli produttori. Basti citare un’indagine della
Coldiretti toscana, da cui si ricava che il “sentiment”
è ormai consolidato: i nostri concorrenti pensino a fare
bassa qualità, il vino cinese non ci preoccupa perché
loro punteranno alla quantità, a noi tocca aggredire la fascia
alta di mercato. Queste sono le voci del Chianti che pensa al consumo
alto del vino. Un mercato che è però sempre meno ospitato
nei nostri confini nazionali.
www.salonedelvino.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore


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