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Iniziativa
intelligente: pane e salame all’happy hour
Con acquisti
effettuati dal produttore la spesa è ridotta di 1/3
Saccarosio,
Mariann Fischer Boel incassa un altro no
Prezzi,
parte il Piano antispeculazioni
Ismea,
in aumento il raccolto di mais
Uva, castagne,
noci, funghi e tartufi: per i prodotti simbolo dell’autunno
è una “debacle"

Iniziativa
intelligente: pane e salame all’happy hour
Evidentemente
occorreva trovare una terminologia di moda per far si che anche
i più fanatici frequentatori del rito dell’aperitivo
capissero che il cibo (sic) offerto a prezzi da gioielleria fosse
in realtà perlopiù robaccia: salatini ottuagenari,
pizzette rancide, pasta scotta, riso bollito lungo come le chiome
di Lady Godiva irrorato con salsine misteriose, e via elencando.
“Così risparmio le cena; è tutto compreso nel
prezzo”. Questo il leit-motive più scontato ancorché
il più scioccamente superficiale. Sette/dieci euro pari a
20mila lirette del vecchio conio, come ormai s’usa dire, valgono
davvero un beverone e quelle porcherie? Ci voleva un claim d’effetto
per scuotere il popolo dell’aperitivo serale, eccolo: “L’happy
hour più cool è a base di pane e salame”. Ma
anche prosciutto, mortadella e speck, pancetta, coppa, cotechino,
soppressa, ecc. Insomma cibi semplici e sicuri.
L’idea (di marketing strategico) è nata dall’iniziativa
“Salumiamo, fette d’aperitivo” organizzata dall’Istituto
Valorizzazione Salumi Italiani, in collaborazione con l’Unione
Nazionale Consumatori e il contributo del Ministero delle Politiche
Agricole. L’operazione di sensibilizzazione ha coinvolto i
locali più trendy della Penisola che ospiteranno 8 incontri
in 5 città per far scoprire, soprattutto ai giovani, i prodotti
tipici della norcineria italiana. I nostri salumi divengono, quindi,
attori principali dell’appuntamento quotidiano per modificare,
migliorandole, le abitudini dei giovani, e non solo, di tutta Italia.
Per identificare i locali pilota di questa iniziativa: www.salumi-italiani.it.
Va tuttavia detto che una tipologia di pubblici esercizi, segnatamente
i wine bar, questo concetto l’hanno afferrato sin dal loro
apparire. Un piccolo tagliere di salumi e formaggi nostrani con
un buon bicchiere di vino sono il massimo dei pre dinner.
Giuseppe Cremonesi – www.asa-press.com
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Con
acquisti effettuati dal produttore la spesa è ridotta di
1/3
Di
fronte al caro prezzi è possibile ridurre di un terzo il
costo della spesa facendo acquisti diretti dai 50mila imprenditori
agricoli, che vendono frutta, formaggi, vino, olio e salumi nelle
aziende agricole senza costose intermediazioni che sono la causa
principale degli aumenti. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare
che si tratta di un fenomeno in rapida diffusione che si è
esteso recentemente anche al latte con il via libera a centinaia
di distributori automatici dove è possibile acquistare un
prodotto genuino, di alta qualità e con prezzi inferiori
fino al 40 per cento a quelli di mercato. La rapida diffusione dei
distributori automatici di latte fresco - sottolinea la Coldiretti
- è il frutto di un interesse comune di allevatori e consumatori
a ridurre le intermediazioni, combattere le speculazioni e garantire
una remunerazione adeguata agli allevatori con prezzi convenienti
per i consumatori. Un fenomeno che riguarda anche altri settori
con quasi sette italiani su dieci che hanno acquistato vini, ortofrutta,
olio, formaggi, e altre specialità direttamente dalle 48.650
imprese agricole nazionali che offrono questo servizio giudicandolo
in maggioranza conveniente, sulla base dei dati dell'Osservatorio
nazionale sulla spesa in campagna promosso da Coldiretti e Agri
2000. Sono 21mila le cantine aperte dove i turisti possono acquistare
vino che, con il 41 per cento delle aziende totali, è il
prodotto maggiormente commercializzato direttamente, seguito dall’ortofrutta
con il 23,5 per cento, dall’olio di oliva con il 16 per cento,
dalla carne e dai salumi con l’8 per cento, dai formaggi comprati
in malghe e caseifici con il 5 per cento, mentre più ridotto
è il numero di imprese che offrono miele (1 per cento). Dall’analisi
dei luoghi dove è possibile fare acquisti di prodotti della
campagna emerge che due imprese agricole su tre usano locali adattati
all’interno dell’azienda dove vengono anche utilizzate
strutture di facile allestimento da sistemare lungo i confini con
le strade più trafficate, mentre molto diffusa con il 23,8
per cento è la partecipazione a mercati e fiere locali e
con il 2,2 per cento rimane ancora minoritaria l’apertura
di punti vendita esterni situati ad esempio nelle città.
Una tendenza che la Coldiretti intende sostenere con l'apertura
nelle città di mercati gestiti direttamente ed esclusivamente
dagli imprenditori agricoli delle campagne con l'offerta di prodotti
locali, freschi e di stagione sull'esempio dei Farmers Market diffusi
in Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.
www.condiretti.it
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Saccarosio,
Mariann Fischer Boel incassa un altro no
La
Commissione europea incassa un altro no sull’abolizione del
saccarosio. Al termine dell’ultimo Comitato speciale agricoltura
svoltosi il 16 ottobre a Bruxelles, 23 Paesi membri su 27 (escluse
Spagna, Grecia, Italia e Cipro) ha respinto una nuova proposta del
commissario Mariann Fischer Boel che prevede di far transitare sotto
il regime del pagamento unico tutti quei viticoltori che impossibilitati
a produrre vino senza l’aiuto dello zucchero saranno costretti
ad abbandonare definitivamente la produzione. Una sorta di compensazione,
quindi, che però Germania e Austria, capofila del fronte
pro-saccarosio, hanno rifiutato in blocco e sulla quale anche la
Francia sembra orientata per il no.
Il pagamento unico aziendale, introdotto dalla riforma della Pac
e inserito anche nella nuova Ocm vino, è una modalità
di sostegno diretto al reddito: stabilisce che ogni agricoltore
benefici di un pagamento unico svincolato dalle produzioni (disaccoppiato)
e incentrato sulle superfici, che possono sia essere messe “a
riposo” per un determinato periodo ma comunque mantenute in
buono stato, oppure convertite temporaneamente ad altre produzioni,
escluse le colture permanenti, le patate diverse da quelle da fecola
e gli ortofrutticoli. La riforma Ocm vino ha previsto che i viticoltori
che aderiranno al programma di estirpazione con premio (i famigerati
200.000 ettari) rientrino di diritto nel pagamento unico.
In precedenti incontri, sia in sede di Consiglio europeo, sia di
Comitato speciale, che è l’organo che prepara l’agenda
dell’organo supremo comunitario, la Fischer Boel aveva già
provato a proporre una deroga all’utilizzo del saccarosio
per i “piccoli” viticoltori, quelli con superficie vitata
sotto l’ettaro, ma anche questa concessione aveva lasciato
insoddisfatti i ministri agricoli.
L’appuntamento ora è per il 22 ottobre a Lussemburgo
per un nuovo giro di tavolo al Consiglio Ue, ma di saccarosio, almeno
ufficialmente, non si dovrebbe parlare. La presidenza di turno portoghese,
per voce del ministro dell’Agricoltura Jaime Silva, ha fatto
sapere che l’agenda prevede il dibattito sulle misure di sostegno
nazionali, le modalità di accesso all’estirpazione
volontaria e il criterio di ripartizione dei fondi tra gli Stati
membri.
Carlo Flamini - www.focuswine.it
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Prezzi,
parte il Piano antispeculazioni
Parte
il piano antispeculazione del governo: controlli a tappeto su prezzi
e qualità dei prodotti della filiera cerealicola e lattiero
casearia.
In risposta alla recente tensione sui prezzi internazionali di alcune
materie prime e del conseguente aumento dei prezzi di alcuni generi
alimentari, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero
delle politiche agricole alimentari e forestali, hanno, infatti,
formalizzato oggi la proposta di collaborazione operativa della
Guardia di Finanza, dei Nas dei Carabinieri (per il tramite del
Ministero della salute), dell'Icq (Ispettorato centrale per il controllo
della qualità dei prodotti agroalimentari) e dell'Agenzia
delle Dogane (per il tramite del Ministero dell'economia e delle
finanze) per intensificare le operazioni di controllo.
L'attività di controllo verrà svolta in via prioritaria
secondo questi indirizzi: 1) contrasto di comportamenti speculativi,
quali i casi di occultamento e accaparramento di merci verificando
così le ipotesi di rarefazione dell'offerta sul mercato di
alcuni prodotti o la loro eventuale sottrazione all'utilizzo e al
consumo (in particolare con la collaborazione della Guardia di Finanza
e dell'Agenzia delle Dogane); 2) verifica della qualità dei
prodotti messi in commercio con il fine di contrastare eventuali
pratiche tese a deteriorare od alterare la qualità delle
produzioni (in particolare con l'intervento dell'ICQ ed, eventualmente,
del Ministero della Salute e dei NAS); 3) verifica del livello dei
prezzi di vendita al dettaglio e loro confronto con il prezzo di
acquisto di beni da parte dell'esercente per le filiere cerealicola
e lattiero casearia.
"L'avvio di questa collaborazione - rimarcano i due ministri
Pierluigi Bersani e Paolo De Castro - rappresenta una risposta importante
alle recenti tensioni dei prezzi alimentari per offrire certezza
e tutele ai consumatori e trasparenza alle imprese dei settori coinvolti.
Questa collaborazione non avrà carattere temporaneo, bensì
vuole dare continuità ad una "task force" pronta
ad intervenire anche in eventuali future situazioni di tensioni
di mercato".
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Ismea,
in aumento il raccolto di mais
In
base a un'indagine realizzata dall'Ismea, rende noto un comunicato
dell'Istituto, su un campione di aziende agricole nazionali la produzione
di granoturco in Italia dovrebbe attestarsi, nel 2007, a 9,9 milioni
di tonnellate, registrando su base annua un incremento dell'1,9%.
La resa unitaria - secondo i calcoli effettuati dall'Istituto -
ha raggiunto quest'anno un valore medio nazionale di 9,1 tonnellate
per ettaro, da 8,8 tonnellate del 2006. Si sono invece ridotte le
superfici investite (1,1 milioni di ettari, secondo l'Istat), in
calo del 2,4% rispetto al 2006.
Nel dettaglio regionale, prosegue il comunicato, il risultato produttivo
è apparso soddisfacente soprattutto nel Nord-Est. In particolare
- sottolinea l'Ismea - sia il Veneto che il Friuli Venezia Giulia
dovrebbero aumentare i raccolti di oltre il 10%, in ragione di un
decisivo miglioramento riscontrato sul piano delle rese unitarie,
grazie all'assenza di attacchi parassitari e a un andamento climatico
complessivamente favorevole.
Nel Nord-Ovest, al contrario, la produzione, a causa di una minore
intensità delle precipitazioni rispetto all'anno scorso,
dovrebbe risultare inferiore al 2006, in previsione di un calo dell'1,7%
in Piemonte e del 4,6% in Lombardia.
Riguardo infine al mercato, conclude il comunicato, per la campagna
di commercializzazione 2007-08 Ismea prevede un andamento ancora
sostenuto per le quotazioni all'origine. Nel 2006-07 il prezzo medio
si era attestato a 158,07 euro/tonnellata, registrando un aumento
del 24% su base annua.
www.politicheagricole.it
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Uva,
castagne, noci, funghi e tartufi: per i prodotti simbolo dell’autunno
è una “debacle"
Uva,
castagne, noci, funghi e tartufi: produzione “tagliata”
e prezzi al consumo raddoppiati rispetto allo scorso anno. Per i
“frutti” simbolo della stagione autunnale è stata
una vera “debacle”. L’anomalo clima, con scarsissime
precipitazioni sia piovose che nevose e con un prolungato periodo
di siccità, e l’attacco di alcuni parassiti hanno inflitto
a questi prodotti tipici del “made in Italy” un colpo
durissimo. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana
agricoltori che segnala la più “magra” vendemmia
degli ultimi sessant’anni e un’ “invasione straniera”
di produzioni provenienti soprattutto da paesi dell’Est europeo,
dal Nord Africa, dalla Turchia. Produzioni che in moltissimi casi
vengono spacciate per italiane e per i nostri agricoltori.
Uva e vendemmia. L’annata 2007 passerà alla storia
del nostro Paese come la più scarsa degli ultimi sessant’anni
e come tra le più anticipate dell’ultimo mezzo secolo.
La produzione nazionale vinicola si attesterà attorno ai
41 milioni di ettolitri. Solo vent’anni fa, nel 1987, si producevano
oltre 75 milioni di ettolitri. Si annuncia inevitabile l’aumento
dei prezzi dei vini che in alcuni casi, soprattutto per quelli più
pregiati, si possono avere rincari anche del 100 per cento rispetto
allo scorso anno. Comunque, mediamente si potranno registrare aumenti
compresi tra il 25 e il 40 per cento nel Nord e nel Centro; mentre
dal 15 al 30 per cento nel Sud.
Castagne. C’è il fondato rischio di un “taglio”
del 30-50 per cento per la produzione nazionale. La causa: l’andamento
anomalo del clima, in particolare la siccità, e il diffondersi
del “cinipide galligeno” (un insetto, importato anni
fa dall’estremo Oriente). Gravi danni si registrano in zone
fortemente vocate, come il Cuneese, i Monti Cimini e l’Avellinese.
Nel Cuneese la situazione è preoccupante. Si aggira attorno
al 30 per cento il calo della produzione di castagne. E proprio
il “cinipide”, che da tempo minaccia i castagneti, è
stato il motivo principale. Scenario simile è quello dei
Monti Cimini, con l’aggravante che in questa zona al taglio
produttivo ha contribuito anche la scarsità di pioggia e
il clima molto caldo degli ultimi mesi.
Allarma anche il panorama della castanicoltura Avellinese, soprattutto
nella zona del Serino e di Montella, dove il calo produttivo supera
il 50 per cento. Le cause, in questo caso, non risiedono nell’attacco
del “cinipide”, che ancora non è giunto in tale
zona, ma nella combinazione tra la forte siccità (nello scorso
inverno non ha nevicato e le piogge sono state scarse) e la diffusione
di funghi patogeni.
L’Italia è il maggior produttore di castagne in Europa,
seguita da Spagna, Portogallo e Grecia. Il nostro Paese copre più
del 15 per cento della produzione mondiale, mentre Cina, Corea del
Sud e Turchia, ne coprono complessivamente quasi il 60 per cento.
La produzione media di castagne e marroni degli ultimi 20 anni in
Italia va dalle 50 mila alle 70 mila tonnellate.
Conseguenze del calo produttivo si ripercuotono anche sul prezzo
finale, destinato a lievitare, del prodotto fresco e dei dolci a
base di castagne. Infatti, l’industria dolciaria assorbe ogni
anno oltre 7.500 tonnellate di produzione castanicola.
I prezzi al dettaglio variano da 3,80 euro/Kg a 8,50 euro/kg (marroni).
Sui mercati si trovano prodotti provenienti soprattutto dall’Est
europeo e dalla Cina.
Noci. Nella campagna in corso si registra una riduzione di oltre
il 50 per cento della produzione italiana, soprattutto della “Noce
di Sorrento”. In alcuni bacini di produzione come nel nolano-palmese,
in Campania, la riduzione risulta ancora maggiore. Le cause sono
da ricercare nell’ eccessiva piovosità del periodo
primaverile che ha compromesso in parte l’allegagione dei
frutti, nel prolungato periodo di siccità accompagnato da
temperature molto elevate e nell’ attacco della “Carpocapsa”,
come da tempo non si registravano.
Questa situazione ha portato di conseguenza i prezzi a valori mai
registrati in passato. Essi si sono attestati intorno a 3,40-3,60
euro/Kg, con picchi a fino 4,00 euro/Kg.
La mancata produzione in Campania sta però generando casi
di frode commerciale attribuendo a presunte confezioni di "Noce
di Sorrento", miscele di diverse provenienze, soprattutto da
paesi dell’Est, come Bulgaria e Ungheria, ma anche dalla Turchia
e dagli Stati Uniti (California).
Tartufi. Il prezzo del tartufo, divenuto raro anche in alcune zone
vocate, ha raggiunto i quattromila euro al chilo. E questo è
dovuto ai cambiamenti climatici, caratterizzati dalla siccità
nei primi sei mesi dell’anno e da un’estate molto calda
e arida. Tutto ciò ha messo a rischio la raccolta. Secondo
esperti, la raccolta del pregiato tubero, visto potrebbe subite
un “taglio” del 30-35 per cento. Il rischio è
che sul mercato troviamo tartufi provenienti da altri paesi, in
particolare quelli dell’Est europeo, che non hanno nulla a
che vedere con le nostre inimitabili qualità.
Funghi. E’ crollo anche per questa produzione. La crescita
dei funghi per essere rigogliosa ha bisogno di condizioni ottimali
terreni umidi senza piogge torrenziali e una buona dose di sole
e 18-20 gradi di temperatura all'interno del bosco. Cosa che, però,
quest’anno non c’è stata.
Si stima che i funghi “made in Italy” sviluppino complessivamente
un valore al consumo che supera i seicento milioni di euro. Comunque,
è divenuta particolarmente aggressiva la concorrenza di prodotti
raccolti nell’Est europeo e nel Nord Africa che, indubbiamente,
presentano caratteristiche qualitative peggiori rispetto al prodotto
nazionale.
I prezzi dei funghi variano da 3 euro/kg per quelli coltivati a
40 euro/kg per i porcini più pregiati, ovoli e galletti.
www.cia.it
[Indice]
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore


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