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Newsletter 31 / 21.10.2007


Iniziativa intelligente: pane e salame all’happy hour
Con acquisti effettuati dal produttore la spesa è ridotta di 1/3
Saccarosio, Mariann Fischer Boel incassa un altro no
Prezzi, parte il Piano antispeculazioni
Ismea, in aumento il raccolto di mais
Uva, castagne, noci, funghi e tartufi: per i prodotti simbolo dell’autunno è una “debacle"


Iniziativa intelligente: pane e salame all’happy hour
Evidentemente occorreva trovare una terminologia di moda per far si che anche i più fanatici frequentatori del rito dell’aperitivo capissero che il cibo (sic) offerto a prezzi da gioielleria fosse in realtà perlopiù robaccia: salatini ottuagenari, pizzette rancide, pasta scotta, riso bollito lungo come le chiome di Lady Godiva irrorato con salsine misteriose, e via elencando. “Così risparmio le cena; è tutto compreso nel prezzo”. Questo il leit-motive più scontato ancorché il più scioccamente superficiale. Sette/dieci euro pari a 20mila lirette del vecchio conio, come ormai s’usa dire, valgono davvero un beverone e quelle porcherie? Ci voleva un claim d’effetto per scuotere il popolo dell’aperitivo serale, eccolo: “L’happy hour più cool è a base di pane e salame”. Ma anche prosciutto, mortadella e speck, pancetta, coppa, cotechino, soppressa, ecc. Insomma cibi semplici e sicuri.
L’idea (di marketing strategico) è nata dall’iniziativa “Salumiamo, fette d’aperitivo” organizzata dall’Istituto Valorizzazione Salumi Italiani, in collaborazione con l’Unione Nazionale Consumatori e il contributo del Ministero delle Politiche Agricole. L’operazione di sensibilizzazione ha coinvolto i locali più trendy della Penisola che ospiteranno 8 incontri in 5 città per far scoprire, soprattutto ai giovani, i prodotti tipici della norcineria italiana. I nostri salumi divengono, quindi, attori principali dell’appuntamento quotidiano per modificare, migliorandole, le abitudini dei giovani, e non solo, di tutta Italia. Per identificare i locali pilota di questa iniziativa: www.salumi-italiani.it.
Va tuttavia detto che una tipologia di pubblici esercizi, segnatamente i wine bar, questo concetto l’hanno afferrato sin dal loro apparire. Un piccolo tagliere di salumi e formaggi nostrani con un buon bicchiere di vino sono il massimo dei pre dinner.
Giuseppe Cremonesi – www.asa-press.com
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Con acquisti effettuati dal produttore la spesa è ridotta di 1/3
Di fronte al caro prezzi è possibile ridurre di un terzo il costo della spesa facendo acquisti diretti dai 50mila imprenditori agricoli, che vendono frutta, formaggi, vino, olio e salumi nelle aziende agricole senza costose intermediazioni che sono la causa principale degli aumenti. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che si tratta di un fenomeno in rapida diffusione che si è esteso recentemente anche al latte con il via libera a centinaia di distributori automatici dove è possibile acquistare un prodotto genuino, di alta qualità e con prezzi inferiori fino al 40 per cento a quelli di mercato. La rapida diffusione dei distributori automatici di latte fresco - sottolinea la Coldiretti - è il frutto di un interesse comune di allevatori e consumatori a ridurre le intermediazioni, combattere le speculazioni e garantire una remunerazione adeguata agli allevatori con prezzi convenienti per i consumatori. Un fenomeno che riguarda anche altri settori con quasi sette italiani su dieci che hanno acquistato vini, ortofrutta, olio, formaggi, e altre specialità direttamente dalle 48.650 imprese agricole nazionali che offrono questo servizio giudicandolo in maggioranza conveniente, sulla base dei dati dell'Osservatorio nazionale sulla spesa in campagna promosso da Coldiretti e Agri 2000. Sono 21mila le cantine aperte dove i turisti possono acquistare vino che, con il 41 per cento delle aziende totali, è il prodotto maggiormente commercializzato direttamente, seguito dall’ortofrutta con il 23,5 per cento, dall’olio di oliva con il 16 per cento, dalla carne e dai salumi con l’8 per cento, dai formaggi comprati in malghe e caseifici con il 5 per cento, mentre più ridotto è il numero di imprese che offrono miele (1 per cento). Dall’analisi dei luoghi dove è possibile fare acquisti di prodotti della campagna emerge che due imprese agricole su tre usano locali adattati all’interno dell’azienda dove vengono anche utilizzate strutture di facile allestimento da sistemare lungo i confini con le strade più trafficate, mentre molto diffusa con il 23,8 per cento è la partecipazione a mercati e fiere locali e con il 2,2 per cento rimane ancora minoritaria l’apertura di punti vendita esterni situati ad esempio nelle città. Una tendenza che la Coldiretti intende sostenere con l'apertura nelle città di mercati gestiti direttamente ed esclusivamente dagli imprenditori agricoli delle campagne con l'offerta di prodotti locali, freschi e di stagione sull'esempio dei Farmers Market diffusi in Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.
www.condiretti.it
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Saccarosio, Mariann Fischer Boel incassa un altro no
La Commissione europea incassa un altro no sull’abolizione del saccarosio. Al termine dell’ultimo Comitato speciale agricoltura svoltosi il 16 ottobre a Bruxelles, 23 Paesi membri su 27 (escluse Spagna, Grecia, Italia e Cipro) ha respinto una nuova proposta del commissario Mariann Fischer Boel che prevede di far transitare sotto il regime del pagamento unico tutti quei viticoltori che impossibilitati a produrre vino senza l’aiuto dello zucchero saranno costretti ad abbandonare definitivamente la produzione. Una sorta di compensazione, quindi, che però Germania e Austria, capofila del fronte pro-saccarosio, hanno rifiutato in blocco e sulla quale anche la Francia sembra orientata per il no.
Il pagamento unico aziendale, introdotto dalla riforma della Pac e inserito anche nella nuova Ocm vino, è una modalità di sostegno diretto al reddito: stabilisce che ogni agricoltore benefici di un pagamento unico svincolato dalle produzioni (disaccoppiato) e incentrato sulle superfici, che possono sia essere messe “a riposo” per un determinato periodo ma comunque mantenute in buono stato, oppure convertite temporaneamente ad altre produzioni, escluse le colture permanenti, le patate diverse da quelle da fecola e gli ortofrutticoli. La riforma Ocm vino ha previsto che i viticoltori che aderiranno al programma di estirpazione con premio (i famigerati 200.000 ettari) rientrino di diritto nel pagamento unico.
In precedenti incontri, sia in sede di Consiglio europeo, sia di Comitato speciale, che è l’organo che prepara l’agenda dell’organo supremo comunitario, la Fischer Boel aveva già provato a proporre una deroga all’utilizzo del saccarosio per i “piccoli” viticoltori, quelli con superficie vitata sotto l’ettaro, ma anche questa concessione aveva lasciato insoddisfatti i ministri agricoli.
L’appuntamento ora è per il 22 ottobre a Lussemburgo per un nuovo giro di tavolo al Consiglio Ue, ma di saccarosio, almeno ufficialmente, non si dovrebbe parlare. La presidenza di turno portoghese, per voce del ministro dell’Agricoltura Jaime Silva, ha fatto sapere che l’agenda prevede il dibattito sulle misure di sostegno nazionali, le modalità di accesso all’estirpazione volontaria e il criterio di ripartizione dei fondi tra gli Stati membri.
Carlo Flamini - www.focuswine.it
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Prezzi, parte il Piano antispeculazioni
Parte il piano antispeculazione del governo: controlli a tappeto su prezzi e qualità dei prodotti della filiera cerealicola e lattiero casearia.
In risposta alla recente tensione sui prezzi internazionali di alcune materie prime e del conseguente aumento dei prezzi di alcuni generi alimentari, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, hanno, infatti, formalizzato oggi la proposta di collaborazione operativa della Guardia di Finanza, dei Nas dei Carabinieri (per il tramite del Ministero della salute), dell'Icq (Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari) e dell'Agenzia delle Dogane (per il tramite del Ministero dell'economia e delle finanze) per intensificare le operazioni di controllo.
L'attività di controllo verrà svolta in via prioritaria secondo questi indirizzi: 1) contrasto di comportamenti speculativi, quali i casi di occultamento e accaparramento di merci verificando così le ipotesi di rarefazione dell'offerta sul mercato di alcuni prodotti o la loro eventuale sottrazione all'utilizzo e al consumo (in particolare con la collaborazione della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Dogane); 2) verifica della qualità dei prodotti messi in commercio con il fine di contrastare eventuali pratiche tese a deteriorare od alterare la qualità delle produzioni (in particolare con l'intervento dell'ICQ ed, eventualmente, del Ministero della Salute e dei NAS); 3) verifica del livello dei prezzi di vendita al dettaglio e loro confronto con il prezzo di acquisto di beni da parte dell'esercente per le filiere cerealicola e lattiero casearia.
"L'avvio di questa collaborazione - rimarcano i due ministri Pierluigi Bersani e Paolo De Castro - rappresenta una risposta importante alle recenti tensioni dei prezzi alimentari per offrire certezza e tutele ai consumatori e trasparenza alle imprese dei settori coinvolti. Questa collaborazione non avrà carattere temporaneo, bensì vuole dare continuità ad una "task force" pronta ad intervenire anche in eventuali future situazioni di tensioni di mercato".
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Ismea, in aumento il raccolto di mais
In base a un'indagine realizzata dall'Ismea, rende noto un comunicato dell'Istituto, su un campione di aziende agricole nazionali la produzione di granoturco in Italia dovrebbe attestarsi, nel 2007, a 9,9 milioni di tonnellate, registrando su base annua un incremento dell'1,9%.
La resa unitaria - secondo i calcoli effettuati dall'Istituto - ha raggiunto quest'anno un valore medio nazionale di 9,1 tonnellate per ettaro, da 8,8 tonnellate del 2006. Si sono invece ridotte le superfici investite (1,1 milioni di ettari, secondo l'Istat), in calo del 2,4% rispetto al 2006.
Nel dettaglio regionale, prosegue il comunicato, il risultato produttivo è apparso soddisfacente soprattutto nel Nord-Est. In particolare - sottolinea l'Ismea - sia il Veneto che il Friuli Venezia Giulia dovrebbero aumentare i raccolti di oltre il 10%, in ragione di un decisivo miglioramento riscontrato sul piano delle rese unitarie, grazie all'assenza di attacchi parassitari e a un andamento climatico complessivamente favorevole.
Nel Nord-Ovest, al contrario, la produzione, a causa di una minore intensità delle precipitazioni rispetto all'anno scorso, dovrebbe risultare inferiore al 2006, in previsione di un calo dell'1,7% in Piemonte e del 4,6% in Lombardia.
Riguardo infine al mercato, conclude il comunicato, per la campagna di commercializzazione 2007-08 Ismea prevede un andamento ancora sostenuto per le quotazioni all'origine. Nel 2006-07 il prezzo medio si era attestato a 158,07 euro/tonnellata, registrando un aumento del 24% su base annua.
www.politicheagricole.it
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Uva, castagne, noci, funghi e tartufi: per i prodotti simbolo dell’autunno è una “debacle"
Uva, castagne, noci, funghi e tartufi: produzione “tagliata” e prezzi al consumo raddoppiati rispetto allo scorso anno. Per i “frutti” simbolo della stagione autunnale è stata una vera “debacle”. L’anomalo clima, con scarsissime precipitazioni sia piovose che nevose e con un prolungato periodo di siccità, e l’attacco di alcuni parassiti hanno inflitto a questi prodotti tipici del “made in Italy” un colpo durissimo. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che segnala la più “magra” vendemmia degli ultimi sessant’anni e un’ “invasione straniera” di produzioni provenienti soprattutto da paesi dell’Est europeo, dal Nord Africa, dalla Turchia. Produzioni che in moltissimi casi vengono spacciate per italiane e per i nostri agricoltori.
Uva e vendemmia. L’annata 2007 passerà alla storia del nostro Paese come la più scarsa degli ultimi sessant’anni e come tra le più anticipate dell’ultimo mezzo secolo. La produzione nazionale vinicola si attesterà attorno ai 41 milioni di ettolitri. Solo vent’anni fa, nel 1987, si producevano oltre 75 milioni di ettolitri. Si annuncia inevitabile l’aumento dei prezzi dei vini che in alcuni casi, soprattutto per quelli più pregiati, si possono avere rincari anche del 100 per cento rispetto allo scorso anno. Comunque, mediamente si potranno registrare aumenti compresi tra il 25 e il 40 per cento nel Nord e nel Centro; mentre dal 15 al 30 per cento nel Sud.
Castagne. C’è il fondato rischio di un “taglio” del 30-50 per cento per la produzione nazionale. La causa: l’andamento anomalo del clima, in particolare la siccità, e il diffondersi del “cinipide galligeno” (un insetto, importato anni fa dall’estremo Oriente). Gravi danni si registrano in zone fortemente vocate, come il Cuneese, i Monti Cimini e l’Avellinese.
Nel Cuneese la situazione è preoccupante. Si aggira attorno al 30 per cento il calo della produzione di castagne. E proprio il “cinipide”, che da tempo minaccia i castagneti, è stato il motivo principale. Scenario simile è quello dei Monti Cimini, con l’aggravante che in questa zona al taglio produttivo ha contribuito anche la scarsità di pioggia e il clima molto caldo degli ultimi mesi.
Allarma anche il panorama della castanicoltura Avellinese, soprattutto nella zona del Serino e di Montella, dove il calo produttivo supera il 50 per cento. Le cause, in questo caso, non risiedono nell’attacco del “cinipide”, che ancora non è giunto in tale zona, ma nella combinazione tra la forte siccità (nello scorso inverno non ha nevicato e le piogge sono state scarse) e la diffusione di funghi patogeni.
L’Italia è il maggior produttore di castagne in Europa, seguita da Spagna, Portogallo e Grecia. Il nostro Paese copre più del 15 per cento della produzione mondiale, mentre Cina, Corea del Sud e Turchia, ne coprono complessivamente quasi il 60 per cento. La produzione media di castagne e marroni degli ultimi 20 anni in Italia va dalle 50 mila alle 70 mila tonnellate.
Conseguenze del calo produttivo si ripercuotono anche sul prezzo finale, destinato a lievitare, del prodotto fresco e dei dolci a base di castagne. Infatti, l’industria dolciaria assorbe ogni anno oltre 7.500 tonnellate di produzione castanicola.
I prezzi al dettaglio variano da 3,80 euro/Kg a 8,50 euro/kg (marroni). Sui mercati si trovano prodotti provenienti soprattutto dall’Est europeo e dalla Cina.
Noci. Nella campagna in corso si registra una riduzione di oltre il 50 per cento della produzione italiana, soprattutto della “Noce di Sorrento”. In alcuni bacini di produzione come nel nolano-palmese, in Campania, la riduzione risulta ancora maggiore. Le cause sono da ricercare nell’ eccessiva piovosità del periodo primaverile che ha compromesso in parte l’allegagione dei frutti, nel prolungato periodo di siccità accompagnato da temperature molto elevate e nell’ attacco della “Carpocapsa”, come da tempo non si registravano.
Questa situazione ha portato di conseguenza i prezzi a valori mai registrati in passato. Essi si sono attestati intorno a 3,40-3,60 euro/Kg, con picchi a fino 4,00 euro/Kg.
La mancata produzione in Campania sta però generando casi di frode commerciale attribuendo a presunte confezioni di "Noce di Sorrento", miscele di diverse provenienze, soprattutto da paesi dell’Est, come Bulgaria e Ungheria, ma anche dalla Turchia e dagli Stati Uniti (California).
Tartufi. Il prezzo del tartufo, divenuto raro anche in alcune zone vocate, ha raggiunto i quattromila euro al chilo. E questo è dovuto ai cambiamenti climatici, caratterizzati dalla siccità nei primi sei mesi dell’anno e da un’estate molto calda e arida. Tutto ciò ha messo a rischio la raccolta. Secondo esperti, la raccolta del pregiato tubero, visto potrebbe subite un “taglio” del 30-35 per cento. Il rischio è che sul mercato troviamo tartufi provenienti da altri paesi, in particolare quelli dell’Est europeo, che non hanno nulla a che vedere con le nostre inimitabili qualità.
Funghi. E’ crollo anche per questa produzione. La crescita dei funghi per essere rigogliosa ha bisogno di condizioni ottimali terreni umidi senza piogge torrenziali e una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura all'interno del bosco. Cosa che, però, quest’anno non c’è stata.
Si stima che i funghi “made in Italy” sviluppino complessivamente un valore al consumo che supera i seicento milioni di euro. Comunque, è divenuta particolarmente aggressiva la concorrenza di prodotti raccolti nell’Est europeo e nel Nord Africa che, indubbiamente, presentano caratteristiche qualitative peggiori rispetto al prodotto nazionale.
I prezzi dei funghi variano da 3 euro/kg per quelli coltivati a 40 euro/kg per i porcini più pregiati, ovoli e galletti.
www.cia.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore





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