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Ad Agrifood
per valorizzare e far conoscere la qualità dell’agroalimentare
italiano
Olio: ora
l’etichetta di origine è obbligatoria
Suini,
settore al collasso
I Nac per
contrastare la "criminalità in agricoltura"
L’olio
d’oliva “made in Italy” è più difeso
dalle falsificazioni e dagli assalti dell’agropirateria
Salute,
gran consulto sull'alimentazione

Ad Agrifood
per valorizzare e far conoscere la qualità dell’agroalimentare
italiano
Esporre
non basta per far capire ai buyers internazionali la bontà
dei prodotti agroalimentari italiani, così Agrifood (Verona,
16-18 novembre) apre le porte agli chef dell’Associazione
italiana Giovani Ristoratori Europei (JRE) per un servizio innovativo
agli espositori e agli operatori specializzati provenienti da tutto
il mondo.
Gli espositori potranno fornire uno dei loro prodotti come materia
prima e gli chef prepareranno per la degustazione dei buyers, ma
anche dei giornalisti stranieri, due ricette: una della tradizione
culinaria italiana e una creativa.
Agrifood, Salone Internazionale dell’Alimentare Made in Italy,
risponde anche così all’esigenza che le piccole e medie
imprese italiane hanno di farsi conoscere fuori dai confini nazionali,
esercitando contemporaneamente un’azione di promozione del
prodotto italiano e di esaltazione della nostra cultura gastronomica.
La rassegna ha lo scopo di favorire «l’incontro»
tra la produzione agroalimentare delle piccole e medie imprese italiane
e tutti gli operatori della distribuzione, italiani e stranieri.
Le aree tematiche di Agrifood 2007 sono Agrifood Expo (area espositiva),
Agrifood Show (area in cui in tre cucine a vista gli chef danno
vita a una serie di prove «degustative» con i prodotti
forniti loro dagli espositori), Agrifood Team (area convegni dedicata
alle problematiche riguardanti le Pmi del sistema agroalimentare
italiano).
L’innovativa formula prevede tre giorni, dal 16 al 18 novembre,
per conoscere e per vendere: giorni full time dedicati alla formazione
e informazione delle aziende agroalimentari espositrici, alla promozione
dei propri prodotti e alla ricerca di nuovi partner commerciali
tra operatori della gdo, grossisti, importatori/esportatori, retailer,
horeca, financing provenienti dai mercati di maggiore interesse
e più alto potenziale, invitati con azioni mirate.
www.agrifoodweb.it
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Olio:
ora l’etichetta di origine è obbligatoria
“Finalmente
dopo anni di battaglie in piazza ed in Parlamento grazie alla mobilitazione
della Coldiretti i cittadini potranno sapere da dove proviene l’olio
che consumano tutti i giorni.“ E’ quanto ha affermato
il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare positivamente
l’emanazione da parte del Ministro delle Politiche Agricole
Paolo De Castro del decreto sull’obbligo di indicare in etichetta
la provenienza delle olive impiegate nell'olio vergine ed extravergine.
Di fronte alla necessità di tutelare la salute e la trasparenza
dell’informazione ai consumatori ma anche per fermare le frodi
e gli inganni, l’emanazione del decreto a prescindere dal
parere della commissione europea è - ha precisato Marini
- un importante atto di responsabilità del Ministro. L’annuncio
è stato dato nel corso della manifestazione della Coldiretti
con centinaia di agricoltori a Piazza Navona, dove sono stati portati
olivi e frantoio per offrire l’olio nuovo che sarà
il primo ad essere imbottigliato con l’indicazione di origine
obbligatoria in etichetta.
L'obbligo di indicare la provenienza delle olive impiegate in etichetta
previsto dal decreto è un contributo alla trasparenza per
impedire - sottolinea la Coldiretti - di “spacciare”
come Made in Italy miscugli di olio spremuto da olive spagnole,
greche e tunisine, senza alcuna informazione per i consumatori.
Un rischio reale se si considera che nei primi sei mesi del 2007
si è verificato un aumento record del 30 per cento degli
arrivi di olio di oliva estero proveniente soprattutto da Spagna,
Tunisia e Grecia, mentre la produzione nazionale è stimata
in calo del 10 per cento rispetto allo scorso anno su valori di
poco superiori ai 5 milioni di quintali, secondo le stime della
Coldiretti.
Di fatto, oltre Ia metà dell'olio “italiano”
venduto sul territorio nazionale - spiega la Coldiretti - è
spremuto da olive di cui non si conosce la provenienza che, grazie
al provvedimento, dovrà invece essere indicata in etichetta
per fare finalmente chiarezza e consentire ai consumatori di fare
scelte di acquisto consapevoli. Il decreto - riferisce la Coldiretti
- prevede che sulle confezioni di olio d’oliva vergine ed
extravergine siano indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale
le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui
è stato estratto l’olio. Se le olive sono state prodotte
in più paesi, questi andranno tutti indicati. Per i trasgressori
- precisa la Coldiretti - sono previste multe fino a 9.500 euro.
L’obbligo di indicare l’origine in etichetta consente
anche di salvaguardare l’identità territoriale di un
prodotto che è alla base della dieta mediterranea di fronte
ad un preoccupante calo dei consumi familiari che in quantità
nel primi sette mesi del 2007 si sono ridotti dell’1,2 per
cento, secondo i dati Ismea Ac Nielsen. In Italia si stima un consumo
nazionale di 14 kg procapite con una prevalenza per l’extravergine
con una percentuale del 78 per cento..
La norma per l’indicazione di origine in etichetta consente
di verificare oltre al marchio la reale origine delle olive impiegate
e quindi anche di valorizzare gli oliveti italiani che possono contare
su 250 milioni di piante, molte delle quali secolari o situate in
zone dove contribuiscono al paesaggio e all'ambiente. L'Italia -
continua la Coldiretti - è il secondo produttore europeo
di olio di oliva, con due terzi della produzione extravergine e
con 38 denominazioni (Dop/Igp) riconosciute dall'Unione Europea,
che sviluppano un valore della produzione agricola di circa 2 miliardi
di Euro e garantiscono un impiego di manodopera per circa 50 milioni
di giornate lavorative. Dal punto di vista commerciale - conclude
la Coldiretti - nel 2006, a fronte di una produzione stimata in
630mila tonnellate, le importazioni di 430mila tonnellate superano
nettamente le esportazioni pari a 280mila tonnellate.
www.coldiretti.it
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Suini,
settore al collasso
“L’intero
sistema è ormai al collasso”: è il grido di
allarme lanciato da Enrico Cerri, presidente della Sezione Suini
di Confagricoltura Milano e Lodi, in merito alla situazione complessiva
del settore.
“Nel primo semestre di quest’anno, rispetto allo stesso
periodo dell’anno scorso, la quotazione del suino da macello
è letteralmente crollata: meno 11,4 per cento per un settore
già in crisi da anni” rileva il noto allevatore lodigiano.
Le quotazioni dei suini di peso compreso tra i 156 e 176 chilogrammi
nel primo semestre 2007 è stata di 1,072 euro al chilo, registrando
una diminuzione dell’11.4% rispetto allo stesso periodo 2006
: mai così basso dal 2000 ad oggi.
L’anno scorso, la carne di suino era trattata mediamente sull’1,245
euro al chilo; quest’anno gli allevatori del settore sono
ben lontani dal coprire i costi necessari per consegnare alle aziende
di macellazione capi di bestiame in linea con le esigenze di mercato.
D’altra parte, dalla fine del mese di maggio, il costo dei
cereali - principale alimento per gli allevamenti di qualità
del Milanese e del Lodigiano collegati al ‘Dop San Daniele’
- ha registrato un aumento di oltre il 40 per cento: una situazione
non più sostenibile per le imprese lombarde.
Per quanto concerne il crollo del prezzo del suino, il fenomeno
è legato a doppio filo alla situazione complessiva del mercato
italiano ed europeo.
I consumi restano sostanzialmente stazionari, mentre la produzione
di carne suina in Italia è salita - solo nell’ultimo
semestre - del 4,3 per cento, frutto di scelte contingenti da parte
delle imprese agricole italiane.
“C’è eccedenza di capi da macellare e le stesse
aziende di macellazione non riescono a piazzare il prodotto alle
aziende di trasformazione, questo comporta anche una di munizione
del potere contrattuale degli stessi allevatori verso l’industria
di macellazione” conferma Cerri rilevando come l’intero
sistema produttivo sia ormai al collasso.
Se il prodotto di qualità dei nostri allevamenti non trova
sbocchi sul mercato, quello proveniente dall’estero destinato
al consumo fresco ha raggiunto la ragguardevole quota del 35 per
cento del mercato di settore.
“Occorre ridefinire le strategie complessive seguite sinora
dalla ‘catena’ produttiva del suino di qualità”
sottolinea il presidente della Sezione Suini di Confagricoltura
Milano e Lodi.
Si tratta di “programmare la produzione di carne suina rendendola
conforme alla necessità oggettive del mercato” ribadisce
Cerri, chiedendo che l’intera filiera produttiva si interroghi
sulla situazione del settore ed assuma le decisioni adeguate al
momento.
“C’è il rischio evidente di perdere una ricchezza,
quella maturata in questi anni dai nostri allevatori attraverso
scelte impegnative ed onerose, a tutto vantaggio di prodotti di
minor qualità” conclude il presidente della Sezione
Suini.
E’ in questa ottica che si stanno svolgendo in questi giorni
incontri tra gli allevatori lodigiani e milanesi nell’intento
di definire una strategia complessiva che valorizzi le produzioni
di qualità salvaguardando nello stesso tempo i consumatori.
In Lombardia, il patrimonio suinicolo di aggira sugli 5 milioni
di capi - a livello nazionale i capi sono poco più di 9 milioni
-, mentre nelle due province di Milano e Lodi gli allevamenti locali
trattano qualcosa come 450 mila capi: una realtà produttiva
che non può essere dispersa.
www.confagricoltura.it
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I
Nac per contrastare la "criminalità in agricoltura"
Il
tenente Marco Uguzzoni è da poche settimane il nuovo comandante
del Nucleo antifrodi carabinieri (Nac) di Roma, il reparto specializzato
dell'Arma dei Carabinieri che opera in seno al Comando carabinieri
politiche agricole. Agronomo di 33 anni, nel 2006 ha conseguito
il dottorato di ricerca in Economia alimentare.
Dal 2000, dopo aver seguito il corso per ufficiali di complemento
nell'Arma di Fanteria e dei Carabinieri, ha assunto l'incarico di
ufficiale addetto al Comando carabinieri politiche agricole. Nel
2003 ha frequentato il corso per ufficiali presso la Scuola Ufficiali
carabinieri di Roma e dal 2004 ha ricoperto l'incarico di comandante
del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia carabinieri di
Busto Arsizio.
Lei ha da poco assunto la guida del Nac di Roma. Quali sono i suoi
propositi più immediati a livello operativo?
I principali compiti del Comando carabinieri politiche agricole
e quindi anche dei Nuclei antifrode carabinieri sono quelli di effettuare
controlli straordinari sulla erogazione e sul percepimento degli
aiuti comunitari nel settore agroalimentare della pesca ed acquacoltura.
Inoltre vengono svolte mirate verifiche sulle operazioni di ritiro
e vendita di prodotti agroalimentari, ivi compresi gli aiuti a Paesi
in via di sviluppo e indigenti.
Nello specifico questo Reparto specializzato dell'Arma dei Carabinieri
si occupa prevalentemente della lotta alla "criminalità
in agricoltura" intesa nella forma di criminalità, comune
o organizzata, che consiste nella consumazione di reati ai danni
degli operatori economici e che agiscono prevalentemente nel settore
agricolo e alimentare. Tra questi assumo particolare importanza
le attività di contrasto di tutti quei reati perpetrati anche
dagli stessi operatori, diretti alla commissione di frodi e volti
all'illecito ottenimento di finanziamenti da parte di enti pubblici
e dell'Unione europea.
Ed è in questo ambito che sono indirizzate le linee strategiche
ed i principali propositi operativi. In riferimento a ciò,
ricordo che solo per il comparto agroalimentare vengono erogati
dall'Unione europea all'Italia oltre 5 miliardi di euro all'anno.
Come si può ben capire una cifra significativa ed importante
per l'intero comparto. Un attento monitoraggio dei flussi di danaro
ed azioni mirate ed incisive nell'area di competenza del NAC di
Roma, risulteranno strategiche ai fini del contrasto alle truffe.
I finanziamenti sottratti dall'opera criminale di organizzazioni
spesso anche di stampo mafioso, ledono sensibilmente l'efficacia
delle politiche economiche per le quali sono stanziati. La sottrazione
di importanti risorse ad operatori onesti, spesso vittime dell'azione
criminale, altera l'intero comparto produttivo.
Esistono delle peculiarità, per le caratteristiche del territorio,
tra il Nac di Roma e quello di Parma per esempio? In che cosa si
contraddistingue il lavoro dei Nac in senso al Comando carabinieri
politiche agricole?
I Nuclei antifrodi carabinieri con sede a Roma, Parma e Salerno,
sono stati istituiti per conseguire da parte del Comando carabinieri
politiche agricole una maggiore aderenza al territorio, riuscendo
quindi a conseguire una capillare azione sia nei controlli e sia
nelle indagini nei vari settori dell'agro-alimentare.
La suddivisione territoriale caratterizza quindi l'attività
dei Reparti. Notoriamente anche le produzioni agroalimentari italiane
sono caratterizzate da una forte tipicità legata alla loro
zona geografica di origine. Per fare un esempio il comparto lattiero
caseario si concentra prevalentemente nel Nord Italia, le produzioni
agrumarie sono tipiche del Sud, quelle olearie del Centro-Sud, ecc..
Di conseguenza anche le attività dei Nac si "plasmano"
alle realtà locali.
In riferimento a ciò è bene sottolineare che tra le
competenze dei Nac rientra anche la tutela della qualità
e delle denominazioni di origine. I prodotti alimentari a denominazione
di origine, tipici di determinate aree geografiche, nelle sue forme
(Dop, Igp, Stg, Igt, Doc, Docg) sono numerosi e vengono commercializzati
su tutto il territorio nazionale e non.
Può spiegare semplicemente ai nostri lettori in che cosa
si differenzia l'attività dei Nac, da quella per esempio
di altri corpi specializzati come i Nas?
I Nac ed i Nas (Nuclei antisofisticazioni) fanno parte dei Reparti
specializzati dell'Arma dei Carabinieri, insieme al Noe (Nuclei
operativi ecologici) per la tutela dell'ambiente, al Tpc (Tutela
patrimonio culturale) per la tutela del patrimonio culturale, ecc.
I Nas hanno prevalente competenza sul comparto sanitario con particolare
riferimento, nel nostro caso, alla salubrità nella commercializzazione
dei prodotti. I Nac si occupano principalmente, come accennato sopra,
dell'indebito percepimento di finanziamenti comunitari e della tutela
dei marchi di qualità dei prodotti. Alcuni esempi pratici.
Nel caso di un produttore che commercializzi carni adulterate interverranno
i Nas, se ha ottenuto dei finanziamenti per costruirsi una stalla
ed invece non ha fatto nulla, o si è costruito la propria
casa interverremo noi.
In che modo l'operatività dei Nac si salda con quella dell'Ispettorato
centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari?
La sinergia con gli organi operativi del Ministero e non, preposti
al controllo costituisce un enorme valore aggiunto anche per la
nostra attività. In particolare la consueta collaborazione
con l'Ispettorato centrale per il controllo della qualità
dei prodotti agroalimentari (Icq) si rivela fortemente strategica
soprattutto per il valido supporto tecnico-scientifico che fornisce.
Ritengo che le frequenti attività svolte congiuntamente all'Icq,
sia quelle prettamente operative sia quelle di natura tecnica, rappresentino
un momento di crescita per tutti.
Ne è un esempio la recente istituzione, presso il Mipaaf,
del Comitato tecnico di controllo per i prodotti agroalimentari
con il principale compito di coordinamento dei controlli nel comparto
agroalimentare. Ne fanno parte, oltre a questo Reparto, anche militari
del Nas, tecnici dell'Icq, personale dell'Agenzia delle Dogane e
tutte le altre Forze di Polizia interessate.
Pensa che la capillarità sul territorio nazionale di questo
nucleo operativo sia sufficientemente garantita da tre Uffici periferici
o al momento sarebbe opportuno una più incisiva presenza
sul territorio?
Penso che debba esserci sempre un giusto rapporto tra le risorse
disponibili e gli obiettivi che si vogliono conseguire. Credo che
questo rapporto sia in equilibrio. Il Reparto è relativamente
giovane ed in futuro avrà sicuramente la possibilità
di incrementare gli organici. Tuttavia, va ricordato che i NAC si
pongono quale Reparti altamente specializzati che possono contare
sulla sinergia con oltre 4.600 Stazioni Carabinieri, disseminate
sul territorio nazionale, che rappresentano i sensori più
qualificati per l'ordine e la sicurezza pubblica.
In riferimento a ciò si sottolinea che il fenomeno delle
truffe ai danni del bilancio dello Stato italiano e dell'Unione
europea non è un fenomeno sporadico ed occasionale, bensì
sistematico e penetrante soprattutto in alcune zone fortemente rurali
del territorio nazionale dove nel corso di alcune indagini è
emerso uno stretto rapporto tra frodi e criminalità organizzata.
Il sistematico coordinamento con le Stazioni Carabinieri garantisce
pertanto un'efficace "copertura" in tutto il territorio
italiano.
Quali sono i collegamenti, a livello strategico e operativo, con
l'Olaf?
La tutela degli interessi finanziari della Comunità è
divenuta un compito urgente e d'importanza essenziale per le istituzioni
europee. Il contesto europeo, ormai pienamente accessibile in tutti
gli ambiti, è fortemente interessato dal fenomeno delle truffe
e delle frodi che ledono il bilancio comunitario, e non mancano,
purtroppo, collegamenti con la criminalità italiana. Al fine
di intensificare tale azione, nel 1999 le istituzioni comunitarie
hanno istituito l'Olaf (acronimo francese di Ufficio europeo per
la lotta antifrode) e hanno sancito la sua indipendenza nella funzione
investigativa.
Il Comando carabinieri politiche agricole costituisce un punto di
riferimento per l'organismo comunitario nel settore agroalimentare,
interfacciandosi con tutta l'Arma dei Carabinieri. La presenza di
un ufficiale superiore del Comando in seno all'Olaf con funzioni
di collegamento, rende questi rapporti di collaborazione più
efficaci riuscendo così a realizzare il necessario coordinamento
informativo ed operativo per il contrasto dei reati.
A riguardo basti pensare che, ad esempio, recentemente un'attività
investigativa condotta dal Nac di Roma nel settore degli agrumi
ha consentito di accertare, grazie all'intervento dell'Olaf, l'inesistenza
di industrie di trasformazione in ben tre stati comunitari: Spagna
e Francia. L'attività si è conclusa con la disarticolazione
di un sodalizio criminale che aveva percepito indebitamente oltre
30 milioni di euro e con l'arresto di 45 persone.
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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L’olio
d’oliva “made in Italy” è più difeso
dalle falsificazioni e dagli assalti dell’agropirateria
Ora
finalmente l’olio d’oliva “made in Italy”
è più difeso dalle falsificazioni, dall’assalto
degli “agropirati” e dalle sofisticazioni E così
anche il lavoro dei nostri produttori, che puntano da anni alla
qualità, è pienamente valorizzato. La Cia-Confederazione
italiana agricoltori commenta positivamente l’emanazione del
decreto da parte del ministro delle Politiche, alimentari e forestali
Paolo De Castro sull'obbligo di indicare in etichetta la provenienza
delle olive impiegate nell'olio vergine ed extravergine.
Si tratta -afferma la Cia (che da tempo sollecitava una misura in
tal senso)- di un provvedimento importante, attraverso il quale
si impedisce di ingannare i consumatori vendendo come italiano un
olio ricavato, invece, da miscugli diversi e soprattutto da olive
provenienti da altri Paesi, come Grecia, Tunisia e Spagna. Un fenomeno,
questo, molto diffuso e che ogni anno provoca al nostro settore
olivicolo un danno superiore ai 600 milioni di euro.
Nei mercati -avverte la Cia- troviamo, infatti, olio straniero sempre
più in abbondanza. Oggi su tre bottiglie due sono di olio
estero, ma i consumatori italiani non lo sanno e le comprano come
prodotto nazionale, in quanto manca una precisa informazione.
Il decreto -rileva la Cia- va, quindi, nella direzione giusta. Con
il provvedimento, insomma, si giunge ad una completa trasparenza,
garantendo sia i consumatori che i produttori che in questo modo
possono essere più tutelati. Insomma, uno stop deciso ai
falsi oli d’oliva “made in Italy”.
D’altronde, senza un’etichetta chiara e trasparente
e soprattutto in mancanza dell’indicazione di origine, per
l’olio d’oliva “made in Italy”, oltre al
danno economico rilevante, significa avere -rimarca la Cia- pesanti
ripercussioni anche per l’immagine del nostro prodotto sui
mercati mondiali.
Adesso -spiega la Cia- occorre difendere tale provvedimento a livello
di Unione europea.
Il nostro Paese -conclude la Cia- è il secondo produttore
europeo di olio di oliva con una produzione che supera le 600.000
tonnellate (ricavate da 250 milioni di piante), due terzi delle
quali extravergine e con molte Dop e Igp. Da non dimenticare poi
il biologico. Il tutto per un valore produttivo che si avvicina
ai 2,2 miliardi di euro.
www.cia.it
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Salute,
gran consulto sull'alimentazione
Stando
alle elaborazioni Istat, in Italia 9 adulti su cento sarebbero obesi,
quindi poco più di 4,5 milioni di persone. Su cento italiani
over 18, poi, 44 hanno problemi con la bilancia. Insomma nel nostro
Paese, in particolare tra gli anziani e tra i giovani adulti di
25-44 anni, l'obesità sta aumentando. Eppure, una parte della
popolazione (più informata e più attenta alla tavola)
sta cambiando atteggiamento nei confronti dei consumi alimentari:
preferisce la qualità alla quantità e sempre più
guarda ai cibi biologici. E si diffonde la richiesta di informazione
sulla sicurezza dei prodotti.
Intorno a questi e molti altri temi ruota il convegno di "Salute",
dedicato all'alimentazione che si tiene per due giorni - 18 e 19
ottobre - a Roma, al Centro Eventi di via Alibert, vicino a piazza
di Spagna. Due giorni di dibattito intenso, durante i quali verranno
presentati sondaggi di opinione, ricerche tematiche, studi su alimenti
di largo consumo.
Ma vediamo nel dettaglio il programma del convegno, organizzato
con Somedia. La mattina del 18 (giovedì prossimo), dopo l'introduzione
di Guglielmo Pepe, direttore di "Salute", verrà
presentata da Pierluigi Ascani di Format un'indagine su "come
si nutrono gli italiani". A seguire, il presidente della Coldiretti,
Sergio Marini, parlerà della "qualità del made
in Italy", mentre Mario Capanna, presidente del Comitato diritti
genetici, presenterà le iniziative sugli Ogm, gli organismi
geneticamente modificati. Chiuderà la prima parte della mattinata
Livia Turco, ministro della Salute, che parlerà delle politiche
governative per il benessere dei cittadini.
Dopo la pausa, Adriana Albini, responsabile ricerca oncologica IRCCS
Multimedica di Milano, parlerà del cibo come prevenzione,
poi Marcello Ticca, primo ricercatore Inran, si soffermerà
su rischio cardiovascolare e dieta mediterranea, Giuseppe Fatati,
responsabile del Dipartimento Diabetologia dell'azienda ospedaliera
S. Maria di Terni, illustrerà un percorso antiobesità,
e Roberto Ostuzzi, presidente della ANSiSA, spiegherà come
aiutare i ragazzi per contrastare l'anoressia. Sull'alimentazione
a scuola, parlerà il ministro della Pubblica Istruzione,
Giuseppe Fioroni. Dopo la pausa, si riprenderà nel pomeriggio
con la politica delle industrie alimentari (vedi box accanto).
Venerdì 19, Pierluigi Ascani presenterà una seconda
indagine sul "benessere a tavola". Laura Campa, del campus
Biomedico di Roma, parlerà delle "brutte coppie"
alimentari; Valentina Tepedino, direttore Eurofishmarket Authority
Alimentare, darà consigli sul pesce a tavola; il grande chef
Gianfranco Vissani dirà come scegliere gli alimenti di qualità.
Dopo l'intervallo, Paolo C. Conti, presidente del Cedites, interverrà
sulla "leggenda del buon cibo italiano", mentre "l'evoluzione
del concetto di nutrizione attraverso i ricettari" sarà
trattata dal professor Alberto Capatti, rettore Università
Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Anna Maria Giusti, ricercatrice
alla Sapienza di Roma farà una relazione su "mangiare
bene per vivere meglio"; Antonio Longo, presidente Movimento
Difesa del Cittadino, darà consigli su "vero e falso
delle etichette alimentari", e Andrea Ferrante, presidente
dell'Aiab, dirà se possiamo fidarci degli alimenti biologici.
Infine il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, risponderà
al quesito "Gli italiani sono sicuri a tavola?". Chiuderà
il convegno una performance-monologo dell'attore Riccardo Rossi.
www.repubblica.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore


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