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Newsletter 30 / 15.10.2007


Ad Agrifood per valorizzare e far conoscere la qualità dell’agroalimentare italiano
Olio: ora l’etichetta di origine è obbligatoria
Suini, settore al collasso
I Nac per contrastare la "criminalità in agricoltura"
L’olio d’oliva “made in Italy” è più difeso dalle falsificazioni e dagli assalti dell’agropirateria
Salute, gran consulto sull'alimentazione


Ad Agrifood per valorizzare e far conoscere la qualità dell’agroalimentare italiano
Esporre non basta per far capire ai buyers internazionali la bontà dei prodotti agroalimentari italiani, così Agrifood (Verona, 16-18 novembre) apre le porte agli chef dell’Associazione italiana Giovani Ristoratori Europei (JRE) per un servizio innovativo agli espositori e agli operatori specializzati provenienti da tutto il mondo.
Gli espositori potranno fornire uno dei loro prodotti come materia prima e gli chef prepareranno per la degustazione dei buyers, ma anche dei giornalisti stranieri, due ricette: una della tradizione culinaria italiana e una creativa.
Agrifood, Salone Internazionale dell’Alimentare Made in Italy, risponde anche così all’esigenza che le piccole e medie imprese italiane hanno di farsi conoscere fuori dai confini nazionali, esercitando contemporaneamente un’azione di promozione del prodotto italiano e di esaltazione della nostra cultura gastronomica.
La rassegna ha lo scopo di favorire «l’incontro» tra la produzione agroalimentare delle piccole e medie imprese italiane e tutti gli operatori della distribuzione, italiani e stranieri. Le aree tematiche di Agrifood 2007 sono Agrifood Expo (area espositiva), Agrifood Show (area in cui in tre cucine a vista gli chef danno vita a una serie di prove «degustative» con i prodotti forniti loro dagli espositori), Agrifood Team (area convegni dedicata alle problematiche riguardanti le Pmi del sistema agroalimentare italiano).
L’innovativa formula prevede tre giorni, dal 16 al 18 novembre, per conoscere e per vendere: giorni full time dedicati alla formazione e informazione delle aziende agroalimentari espositrici, alla promozione dei propri prodotti e alla ricerca di nuovi partner commerciali tra operatori della gdo, grossisti, importatori/esportatori, retailer, horeca, financing provenienti dai mercati di maggiore interesse e più alto potenziale, invitati con azioni mirate.
www.agrifoodweb.it
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Olio: ora l’etichetta di origine è obbligatoria
“Finalmente dopo anni di battaglie in piazza ed in Parlamento grazie alla mobilitazione della Coldiretti i cittadini potranno sapere da dove proviene l’olio che consumano tutti i giorni.“ E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare positivamente l’emanazione da parte del Ministro delle Politiche Agricole Paolo De Castro del decreto sull’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle olive impiegate nell'olio vergine ed extravergine. Di fronte alla necessità di tutelare la salute e la trasparenza dell’informazione ai consumatori ma anche per fermare le frodi e gli inganni, l’emanazione del decreto a prescindere dal parere della commissione europea è - ha precisato Marini - un importante atto di responsabilità del Ministro. L’annuncio è stato dato nel corso della manifestazione della Coldiretti con centinaia di agricoltori a Piazza Navona, dove sono stati portati olivi e frantoio per offrire l’olio nuovo che sarà il primo ad essere imbottigliato con l’indicazione di origine obbligatoria in etichetta.
L'obbligo di indicare la provenienza delle olive impiegate in etichetta previsto dal decreto è un contributo alla trasparenza per impedire - sottolinea la Coldiretti - di “spacciare” come Made in Italy miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine, senza alcuna informazione per i consumatori. Un rischio reale se si considera che nei primi sei mesi del 2007 si è verificato un aumento record del 30 per cento degli arrivi di olio di oliva estero proveniente soprattutto da Spagna, Tunisia e Grecia, mentre la produzione nazionale è stimata in calo del 10 per cento rispetto allo scorso anno su valori di poco superiori ai 5 milioni di quintali, secondo le stime della Coldiretti.
Di fatto, oltre Ia metà dell'olio “italiano” venduto sul territorio nazionale - spiega la Coldiretti - è spremuto da olive di cui non si conosce la provenienza che, grazie al provvedimento, dovrà invece essere indicata in etichetta per fare finalmente chiarezza e consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli. Il decreto - riferisce la Coldiretti - prevede che sulle confezioni di olio d’oliva vergine ed extravergine siano indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato estratto l’olio. Se le olive sono state prodotte in più paesi, questi andranno tutti indicati. Per i trasgressori - precisa la Coldiretti - sono previste multe fino a 9.500 euro.
L’obbligo di indicare l’origine in etichetta consente anche di salvaguardare l’identità territoriale di un prodotto che è alla base della dieta mediterranea di fronte ad un preoccupante calo dei consumi familiari che in quantità nel primi sette mesi del 2007 si sono ridotti dell’1,2 per cento, secondo i dati Ismea Ac Nielsen. In Italia si stima un consumo nazionale di 14 kg procapite con una prevalenza per l’extravergine con una percentuale del 78 per cento..
La norma per l’indicazione di origine in etichetta consente di verificare oltre al marchio la reale origine delle olive impiegate e quindi anche di valorizzare gli oliveti italiani che possono contare su 250 milioni di piante, molte delle quali secolari o situate in zone dove contribuiscono al paesaggio e all'ambiente. L'Italia - continua la Coldiretti - è il secondo produttore europeo di olio di oliva, con due terzi della produzione extravergine e con 38 denominazioni (Dop/Igp) riconosciute dall'Unione Europea, che sviluppano un valore della produzione agricola di circa 2 miliardi di Euro e garantiscono un impiego di manodopera per circa 50 milioni di giornate lavorative. Dal punto di vista commerciale - conclude la Coldiretti - nel 2006, a fronte di una produzione stimata in 630mila tonnellate, le importazioni di 430mila tonnellate superano nettamente le esportazioni pari a 280mila tonnellate.
www.coldiretti.it
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Suini, settore al collasso
“L’intero sistema è ormai al collasso”: è il grido di allarme lanciato da Enrico Cerri, presidente della Sezione Suini di Confagricoltura Milano e Lodi, in merito alla situazione complessiva del settore.
“Nel primo semestre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, la quotazione del suino da macello è letteralmente crollata: meno 11,4 per cento per un settore già in crisi da anni” rileva il noto allevatore lodigiano.
Le quotazioni dei suini di peso compreso tra i 156 e 176 chilogrammi nel primo semestre 2007 è stata di 1,072 euro al chilo, registrando una diminuzione dell’11.4% rispetto allo stesso periodo 2006 : mai così basso dal 2000 ad oggi.
L’anno scorso, la carne di suino era trattata mediamente sull’1,245 euro al chilo; quest’anno gli allevatori del settore sono ben lontani dal coprire i costi necessari per consegnare alle aziende di macellazione capi di bestiame in linea con le esigenze di mercato.
D’altra parte, dalla fine del mese di maggio, il costo dei cereali - principale alimento per gli allevamenti di qualità del Milanese e del Lodigiano collegati al ‘Dop San Daniele’ - ha registrato un aumento di oltre il 40 per cento: una situazione non più sostenibile per le imprese lombarde.
Per quanto concerne il crollo del prezzo del suino, il fenomeno è legato a doppio filo alla situazione complessiva del mercato italiano ed europeo.
I consumi restano sostanzialmente stazionari, mentre la produzione di carne suina in Italia è salita - solo nell’ultimo semestre - del 4,3 per cento, frutto di scelte contingenti da parte delle imprese agricole italiane.
“C’è eccedenza di capi da macellare e le stesse aziende di macellazione non riescono a piazzare il prodotto alle aziende di trasformazione, questo comporta anche una di munizione del potere contrattuale degli stessi allevatori verso l’industria di macellazione” conferma Cerri rilevando come l’intero sistema produttivo sia ormai al collasso.
Se il prodotto di qualità dei nostri allevamenti non trova sbocchi sul mercato, quello proveniente dall’estero destinato al consumo fresco ha raggiunto la ragguardevole quota del 35 per cento del mercato di settore.
“Occorre ridefinire le strategie complessive seguite sinora dalla ‘catena’ produttiva del suino di qualità” sottolinea il presidente della Sezione Suini di Confagricoltura Milano e Lodi.
Si tratta di “programmare la produzione di carne suina rendendola conforme alla necessità oggettive del mercato” ribadisce Cerri, chiedendo che l’intera filiera produttiva si interroghi sulla situazione del settore ed assuma le decisioni adeguate al momento.
“C’è il rischio evidente di perdere una ricchezza, quella maturata in questi anni dai nostri allevatori attraverso scelte impegnative ed onerose, a tutto vantaggio di prodotti di minor qualità” conclude il presidente della Sezione Suini.
E’ in questa ottica che si stanno svolgendo in questi giorni incontri tra gli allevatori lodigiani e milanesi nell’intento di definire una strategia complessiva che valorizzi le produzioni di qualità salvaguardando nello stesso tempo i consumatori.
In Lombardia, il patrimonio suinicolo di aggira sugli 5 milioni di capi - a livello nazionale i capi sono poco più di 9 milioni -, mentre nelle due province di Milano e Lodi gli allevamenti locali trattano qualcosa come 450 mila capi: una realtà produttiva che non può essere dispersa.
www.confagricoltura.it
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I Nac per contrastare la "criminalità in agricoltura"
Il tenente Marco Uguzzoni è da poche settimane il nuovo comandante del Nucleo antifrodi carabinieri (Nac) di Roma, il reparto specializzato dell'Arma dei Carabinieri che opera in seno al Comando carabinieri politiche agricole. Agronomo di 33 anni, nel 2006 ha conseguito il dottorato di ricerca in Economia alimentare.
Dal 2000, dopo aver seguito il corso per ufficiali di complemento nell'Arma di Fanteria e dei Carabinieri, ha assunto l'incarico di ufficiale addetto al Comando carabinieri politiche agricole. Nel 2003 ha frequentato il corso per ufficiali presso la Scuola Ufficiali carabinieri di Roma e dal 2004 ha ricoperto l'incarico di comandante del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia carabinieri di Busto Arsizio.
Lei ha da poco assunto la guida del Nac di Roma. Quali sono i suoi propositi più immediati a livello operativo?
I principali compiti del Comando carabinieri politiche agricole e quindi anche dei Nuclei antifrode carabinieri sono quelli di effettuare controlli straordinari sulla erogazione e sul percepimento degli aiuti comunitari nel settore agroalimentare della pesca ed acquacoltura. Inoltre vengono svolte mirate verifiche sulle operazioni di ritiro e vendita di prodotti agroalimentari, ivi compresi gli aiuti a Paesi in via di sviluppo e indigenti.
Nello specifico questo Reparto specializzato dell'Arma dei Carabinieri si occupa prevalentemente della lotta alla "criminalità in agricoltura" intesa nella forma di criminalità, comune o organizzata, che consiste nella consumazione di reati ai danni degli operatori economici e che agiscono prevalentemente nel settore agricolo e alimentare. Tra questi assumo particolare importanza le attività di contrasto di tutti quei reati perpetrati anche dagli stessi operatori, diretti alla commissione di frodi e volti all'illecito ottenimento di finanziamenti da parte di enti pubblici e dell'Unione europea.
Ed è in questo ambito che sono indirizzate le linee strategiche ed i principali propositi operativi. In riferimento a ciò, ricordo che solo per il comparto agroalimentare vengono erogati dall'Unione europea all'Italia oltre 5 miliardi di euro all'anno. Come si può ben capire una cifra significativa ed importante per l'intero comparto. Un attento monitoraggio dei flussi di danaro ed azioni mirate ed incisive nell'area di competenza del NAC di Roma, risulteranno strategiche ai fini del contrasto alle truffe.
I finanziamenti sottratti dall'opera criminale di organizzazioni spesso anche di stampo mafioso, ledono sensibilmente l'efficacia delle politiche economiche per le quali sono stanziati. La sottrazione di importanti risorse ad operatori onesti, spesso vittime dell'azione criminale, altera l'intero comparto produttivo.
Esistono delle peculiarità, per le caratteristiche del territorio, tra il Nac di Roma e quello di Parma per esempio? In che cosa si contraddistingue il lavoro dei Nac in senso al Comando carabinieri politiche agricole?
I Nuclei antifrodi carabinieri con sede a Roma, Parma e Salerno, sono stati istituiti per conseguire da parte del Comando carabinieri politiche agricole una maggiore aderenza al territorio, riuscendo quindi a conseguire una capillare azione sia nei controlli e sia nelle indagini nei vari settori dell'agro-alimentare.
La suddivisione territoriale caratterizza quindi l'attività dei Reparti. Notoriamente anche le produzioni agroalimentari italiane sono caratterizzate da una forte tipicità legata alla loro zona geografica di origine. Per fare un esempio il comparto lattiero caseario si concentra prevalentemente nel Nord Italia, le produzioni agrumarie sono tipiche del Sud, quelle olearie del Centro-Sud, ecc.. Di conseguenza anche le attività dei Nac si "plasmano" alle realtà locali.
In riferimento a ciò è bene sottolineare che tra le competenze dei Nac rientra anche la tutela della qualità e delle denominazioni di origine. I prodotti alimentari a denominazione di origine, tipici di determinate aree geografiche, nelle sue forme (Dop, Igp, Stg, Igt, Doc, Docg) sono numerosi e vengono commercializzati su tutto il territorio nazionale e non.
Può spiegare semplicemente ai nostri lettori in che cosa si differenzia l'attività dei Nac, da quella per esempio di altri corpi specializzati come i Nas?
I Nac ed i Nas (Nuclei antisofisticazioni) fanno parte dei Reparti specializzati dell'Arma dei Carabinieri, insieme al Noe (Nuclei operativi ecologici) per la tutela dell'ambiente, al Tpc (Tutela patrimonio culturale) per la tutela del patrimonio culturale, ecc.
I Nas hanno prevalente competenza sul comparto sanitario con particolare riferimento, nel nostro caso, alla salubrità nella commercializzazione dei prodotti. I Nac si occupano principalmente, come accennato sopra, dell'indebito percepimento di finanziamenti comunitari e della tutela dei marchi di qualità dei prodotti. Alcuni esempi pratici. Nel caso di un produttore che commercializzi carni adulterate interverranno i Nas, se ha ottenuto dei finanziamenti per costruirsi una stalla ed invece non ha fatto nulla, o si è costruito la propria casa interverremo noi.
In che modo l'operatività dei Nac si salda con quella dell'Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari?
La sinergia con gli organi operativi del Ministero e non, preposti al controllo costituisce un enorme valore aggiunto anche per la nostra attività. In particolare la consueta collaborazione con l'Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari (Icq) si rivela fortemente strategica soprattutto per il valido supporto tecnico-scientifico che fornisce. Ritengo che le frequenti attività svolte congiuntamente all'Icq, sia quelle prettamente operative sia quelle di natura tecnica, rappresentino un momento di crescita per tutti.
Ne è un esempio la recente istituzione, presso il Mipaaf, del Comitato tecnico di controllo per i prodotti agroalimentari con il principale compito di coordinamento dei controlli nel comparto agroalimentare. Ne fanno parte, oltre a questo Reparto, anche militari del Nas, tecnici dell'Icq, personale dell'Agenzia delle Dogane e tutte le altre Forze di Polizia interessate.
Pensa che la capillarità sul territorio nazionale di questo nucleo operativo sia sufficientemente garantita da tre Uffici periferici o al momento sarebbe opportuno una più incisiva presenza sul territorio?
Penso che debba esserci sempre un giusto rapporto tra le risorse disponibili e gli obiettivi che si vogliono conseguire. Credo che questo rapporto sia in equilibrio. Il Reparto è relativamente giovane ed in futuro avrà sicuramente la possibilità di incrementare gli organici. Tuttavia, va ricordato che i NAC si pongono quale Reparti altamente specializzati che possono contare sulla sinergia con oltre 4.600 Stazioni Carabinieri, disseminate sul territorio nazionale, che rappresentano i sensori più qualificati per l'ordine e la sicurezza pubblica.
In riferimento a ciò si sottolinea che il fenomeno delle truffe ai danni del bilancio dello Stato italiano e dell'Unione europea non è un fenomeno sporadico ed occasionale, bensì sistematico e penetrante soprattutto in alcune zone fortemente rurali del territorio nazionale dove nel corso di alcune indagini è emerso uno stretto rapporto tra frodi e criminalità organizzata. Il sistematico coordinamento con le Stazioni Carabinieri garantisce pertanto un'efficace "copertura" in tutto il territorio italiano.
Quali sono i collegamenti, a livello strategico e operativo, con l'Olaf?
La tutela degli interessi finanziari della Comunità è divenuta un compito urgente e d'importanza essenziale per le istituzioni europee. Il contesto europeo, ormai pienamente accessibile in tutti gli ambiti, è fortemente interessato dal fenomeno delle truffe e delle frodi che ledono il bilancio comunitario, e non mancano, purtroppo, collegamenti con la criminalità italiana. Al fine di intensificare tale azione, nel 1999 le istituzioni comunitarie hanno istituito l'Olaf (acronimo francese di Ufficio europeo per la lotta antifrode) e hanno sancito la sua indipendenza nella funzione investigativa.
Il Comando carabinieri politiche agricole costituisce un punto di riferimento per l'organismo comunitario nel settore agroalimentare, interfacciandosi con tutta l'Arma dei Carabinieri. La presenza di un ufficiale superiore del Comando in seno all'Olaf con funzioni di collegamento, rende questi rapporti di collaborazione più efficaci riuscendo così a realizzare il necessario coordinamento informativo ed operativo per il contrasto dei reati.
A riguardo basti pensare che, ad esempio, recentemente un'attività investigativa condotta dal Nac di Roma nel settore degli agrumi ha consentito di accertare, grazie all'intervento dell'Olaf, l'inesistenza di industrie di trasformazione in ben tre stati comunitari: Spagna e Francia. L'attività si è conclusa con la disarticolazione di un sodalizio criminale che aveva percepito indebitamente oltre 30 milioni di euro e con l'arresto di 45 persone.
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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L’olio d’oliva “made in Italy” è più difeso dalle falsificazioni e dagli assalti dell’agropirateria
Ora finalmente l’olio d’oliva “made in Italy” è più difeso dalle falsificazioni, dall’assalto degli “agropirati” e dalle sofisticazioni E così anche il lavoro dei nostri produttori, che puntano da anni alla qualità, è pienamente valorizzato. La Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta positivamente l’emanazione del decreto da parte del ministro delle Politiche, alimentari e forestali Paolo De Castro sull'obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle olive impiegate nell'olio vergine ed extravergine.
Si tratta -afferma la Cia (che da tempo sollecitava una misura in tal senso)- di un provvedimento importante, attraverso il quale si impedisce di ingannare i consumatori vendendo come italiano un olio ricavato, invece, da miscugli diversi e soprattutto da olive provenienti da altri Paesi, come Grecia, Tunisia e Spagna. Un fenomeno, questo, molto diffuso e che ogni anno provoca al nostro settore olivicolo un danno superiore ai 600 milioni di euro.
Nei mercati -avverte la Cia- troviamo, infatti, olio straniero sempre più in abbondanza. Oggi su tre bottiglie due sono di olio estero, ma i consumatori italiani non lo sanno e le comprano come prodotto nazionale, in quanto manca una precisa informazione.
Il decreto -rileva la Cia- va, quindi, nella direzione giusta. Con il provvedimento, insomma, si giunge ad una completa trasparenza, garantendo sia i consumatori che i produttori che in questo modo possono essere più tutelati. Insomma, uno stop deciso ai falsi oli d’oliva “made in Italy”.
D’altronde, senza un’etichetta chiara e trasparente e soprattutto in mancanza dell’indicazione di origine, per l’olio d’oliva “made in Italy”, oltre al danno economico rilevante, significa avere -rimarca la Cia- pesanti ripercussioni anche per l’immagine del nostro prodotto sui mercati mondiali.
Adesso -spiega la Cia- occorre difendere tale provvedimento a livello di Unione europea.
Il nostro Paese -conclude la Cia- è il secondo produttore europeo di olio di oliva con una produzione che supera le 600.000 tonnellate (ricavate da 250 milioni di piante), due terzi delle quali extravergine e con molte Dop e Igp. Da non dimenticare poi il biologico. Il tutto per un valore produttivo che si avvicina ai 2,2 miliardi di euro.
www.cia.it
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Salute, gran consulto sull'alimentazione
Stando alle elaborazioni Istat, in Italia 9 adulti su cento sarebbero obesi, quindi poco più di 4,5 milioni di persone. Su cento italiani over 18, poi, 44 hanno problemi con la bilancia. Insomma nel nostro Paese, in particolare tra gli anziani e tra i giovani adulti di 25-44 anni, l'obesità sta aumentando. Eppure, una parte della popolazione (più informata e più attenta alla tavola) sta cambiando atteggiamento nei confronti dei consumi alimentari: preferisce la qualità alla quantità e sempre più guarda ai cibi biologici. E si diffonde la richiesta di informazione sulla sicurezza dei prodotti.
Intorno a questi e molti altri temi ruota il convegno di "Salute", dedicato all'alimentazione che si tiene per due giorni - 18 e 19 ottobre - a Roma, al Centro Eventi di via Alibert, vicino a piazza di Spagna. Due giorni di dibattito intenso, durante i quali verranno presentati sondaggi di opinione, ricerche tematiche, studi su alimenti di largo consumo.
Ma vediamo nel dettaglio il programma del convegno, organizzato con Somedia. La mattina del 18 (giovedì prossimo), dopo l'introduzione di Guglielmo Pepe, direttore di "Salute", verrà presentata da Pierluigi Ascani di Format un'indagine su "come si nutrono gli italiani". A seguire, il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, parlerà della "qualità del made in Italy", mentre Mario Capanna, presidente del Comitato diritti genetici, presenterà le iniziative sugli Ogm, gli organismi geneticamente modificati. Chiuderà la prima parte della mattinata Livia Turco, ministro della Salute, che parlerà delle politiche governative per il benessere dei cittadini.
Dopo la pausa, Adriana Albini, responsabile ricerca oncologica IRCCS Multimedica di Milano, parlerà del cibo come prevenzione, poi Marcello Ticca, primo ricercatore Inran, si soffermerà su rischio cardiovascolare e dieta mediterranea, Giuseppe Fatati, responsabile del Dipartimento Diabetologia dell'azienda ospedaliera S. Maria di Terni, illustrerà un percorso antiobesità, e Roberto Ostuzzi, presidente della ANSiSA, spiegherà come aiutare i ragazzi per contrastare l'anoressia. Sull'alimentazione a scuola, parlerà il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni. Dopo la pausa, si riprenderà nel pomeriggio con la politica delle industrie alimentari (vedi box accanto).
Venerdì 19, Pierluigi Ascani presenterà una seconda indagine sul "benessere a tavola". Laura Campa, del campus Biomedico di Roma, parlerà delle "brutte coppie" alimentari; Valentina Tepedino, direttore Eurofishmarket Authority Alimentare, darà consigli sul pesce a tavola; il grande chef Gianfranco Vissani dirà come scegliere gli alimenti di qualità. Dopo l'intervallo, Paolo C. Conti, presidente del Cedites, interverrà sulla "leggenda del buon cibo italiano", mentre "l'evoluzione del concetto di nutrizione attraverso i ricettari" sarà trattata dal professor Alberto Capatti, rettore Università Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Anna Maria Giusti, ricercatrice alla Sapienza di Roma farà una relazione su "mangiare bene per vivere meglio"; Antonio Longo, presidente Movimento Difesa del Cittadino, darà consigli su "vero e falso delle etichette alimentari", e Andrea Ferrante, presidente dell'Aiab, dirà se possiamo fidarci degli alimenti biologici. Infine il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, risponderà al quesito "Gli italiani sono sicuri a tavola?". Chiuderà il convegno una performance-monologo dell'attore Riccardo Rossi.
www.repubblica.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore





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