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Bluetongue,
patto italo-francese
Italia
al primo posto per i Kiwi
Positivo
l’accordo sull’emersione del lavoro nero e sommerso
in agricoltura
In Cina
ritirate licenze a 564 industrie alimentari
Distributori
automatici di frutta e verdura in tutte le scuole d’Italia
Non togliete
la pasta ai manager!

Bluetongue,
patto italo-francese
Garantire
le importazioni di bovini dalla Francia proteggendo però
l'Italia da ogni rischio di contaminazione da Bluetongue: sono gli
obiettivi dell'importante accordo nel settore veterinario raggiunto
il 24 settembre a Parigi fra il Ministero della salute italiano
e il Ministero dell'agricoltura e della pesca francese, rispettivamente
rappresentati dal sottosegretario Gianpaolo Patta e dal ministro
Michel Barnier.
L'accordo - precisa una nota del nostro Ministero - si è
sviluppato del quadro delle ottime relazioni tra i due Paesi nel
settore della Sanità pubblica veterinaria.
In base all'intesa, siglata ufficialmente il 24 settembre a Parigi,
l'Italia è stata chiamata ad accompagnare la Francia nell'adozione
di misure adeguate a fronteggiare l'epidemia di Bluetongue da sierotipo
8 che si sta manifestando nel Nord-Europa. In tal senso viene richiesto
di sfruttare l'importante esperienza acquisita dall'Italia, ed in
particolare dal nostro Centro di referenza per lo studio e la lotta
a questa malattia presso l'Istituto zooprofilattico sperimentale
dell'Abruzzo e del Molise ''G. Caporale'' di Teramo trasferendola
in forma di collaborazione all'Afssa - l'Agence francaise de sécurité
sanitaire des aliments.
Il nostro Paese è un grande importatore di bovini dalla Francia:
questo accordo ci consentirà di mantenere gli attuali flussi
commerciali salvaguardando al contempo la zootecnia italiana e la
salute pubblica.
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Italia
al primo posto per i Kiwi
L'Italia
è il primo paese produttore di Kiwi al mondo con una produzione
che nel 2006 ha raggiunto le 422.000 tonnellate (dati faostat),
pari al 35% dell'intera produzione mondiale. Seguono la Nuova Zelanda
(318.000 ton) con il 27% e il Cile (150.000 ton) con il 13%.
A livello europeo l'Italia conferma il suo primato nella produzione
di Kiwi seguita dalla Francia che presenta una produzione di circa
76.000 tonnellate e dalla Grecia (63.000 ton).
In Italia è il Lazio la prima regione produttrice di Kiwi
con il 35% della produzione totale: circa 150.000 tonnellate di
produzione su una superficie coltivata di circa 7 mila ettari, seguita
da Piemonte e Veneto che rappresentano rispettivamente il 20% e
il 15% della produzione nazionale. La produzione più rilevante
nel Lazio risulta concentrata nella provincia di Latina che da sola
concorre per il 68% alla produzione totale regionale. La provincia
di Latina rappresenta la maggiore area produttiva di kiwi a livello
nazionale con una produzione pari a 99.000 tonnellate, seguita dalla
provincia di Cuneo (63.877 ton) che rappresenta il 77% della produzione
totale nella Regione Piemonte. Le importazioni di kiwi in Italia
si attestano intorno alle 50.000 tonnellate di prodotto, proveniente
per il 59 % dal Cile e per il 29% dalla Nuova Zelanda.
Positivo il flusso di export degli ultimi anni: nel 2006 le esportazioni
nazionali di kiwi hanno raggiunto le 322.956 tonnellate (dati ISMEA)
con un aumento delle esportazioni del 7% rispetto al 2005. I principali
paesi destinatari, come risulta dai dati Eurostat, sono la Germania
(65.965 ton), la Spagna (51.136 ton) e la Francia (26.147 ton).
Tra i paesi extraUE i maggiori flussi si segnalano verso l'URSS
e gli Stati Uniti.
Alina Fiordellisi - www.unaproa.com
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Positivo
l’accordo sull’emersione del lavoro nero e sommerso
in agricoltura
La
Cia-Confederazione italiana agricoltori si dice pienamente soddisfatta
dell’accordo sull’emersione del lavoro nero e sommerso
in agricoltura raggiunto oggi a Palazzo Chigi dalle parti sociali.
Tale accordo, che potrà beneficiare di una adeguata copertura
nella prossima finanziaria, è frutto del lavoro che nei mesi
scorsi è stato portato avanti con grande impegno e convinzione
dal Tavolo agricolo e rappresenta la tanto attesa attuazione dell’Avviso
comune sul sommerso sottoscritto la prima volta nel 2004 e attualizzato
a gennaio di quest’anno.
Il settore da tempo chiedeva attenzione sulla necessità di
prevedere interventi mirati alla stabilizzazione ed allo sviluppo
dell’occupazione agricola e oggi finalmente, grazie anche
alla preziosa collaborazione dei ministeri competenti (Politiche
agricole, alimentari e forestali e Lavoro) e degli Istituti interessati
(Inps ed Inail), si è fatto un passo importante in quella
direzione.
Il settore, con l’accordo raggiunto, ha dato il segnale chiaro
ed inequivocabile di voler contrastare tutte le forme di lavoro
irregolare, rimuovendo le condizioni che ne determinano il ricorso
e soprattutto eliminando ogni possibile alibi (che verrà
eliminato del tutto quando anche il problema della semplificazione
amministrativa verrà definitivamente risolto).
Di particolare rilievo e valore, secondo la Cia, sono le misure
sul riordino degli ammortizzatori sociali, sugli incentivi alla
stabilizzazione dei rapporti di lavoro e alla sicurezza sul lavoro,
sul finanziamento della formazione e sul riordino degli interventi
a favore dell’occupazione nelle aziende colpite da calamità
naturale.
L’introduzione del complesso delle misure concordate all’interno
di quella che finalmente si può dire una riforma della previdenza
agricola porterà -rileva la Cia- all’incremento del
numero di giornate denunciate e consentirà alle imprese agricole
di liberare risorse per investirle in azioni direttamente mirate
a rafforzare la competitività del settore, a beneficio dell’economia
e della società.
www.cia.it
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In
Cina ritirate licenze a 564 industrie alimentari
Ma
in Italia piu' che raddoppiano (+133 %) le importazioni di concentrato
di pomodoro cinese
Mentre in Cina è stata revocata la licenza per la produzione
a 564 industrie alimentari per problemi legati alla sicurezza alimentare,
in Italia le importazioni di concentrato di pomodoro dal Paese asiatico
sono piu' che raddoppiate, con un aumento del 133 per cento e un
trend che ne porterà in Italia oltre 150 milioni di chili
a fine anno, un quantitativo che equivale a circa un quarto dell'intera
produzione di pomodoro coltivata nel nostro paese. E' quanto afferma
la Coldiretti , sulla base di elaborazioni sul commercio estero
dell'Istat relative al primo semestre, nel riferire della campagna
di immagine sulla sicurezza avviata dal Governo cinese dopo la messa
sotto accusa per i rischi alla salute di dentifrici, alimenti per
animali domestici a causa della presenza irregolare di melamina
tossica, anguille, pesce gatto, ma anche succhi e conserve con pericolosi
additivi. L'autorità cinese che si occupa della supervisione
della qualità ha riferito che la decisione fa parte della
campagna per assicurare qualità e sicurezza alimentare con
il rafforzamento dei controlli. Si tratta - sottolinea la Coldiretti
- di una iniziativa che fa seguito alla grave crisi di fiducia sul
mercati internazionali dovuti ai numerosi problemi che si sono verificati
in prodotti Made in China sia alimentari che non. Se il pomodoro
in scatola rappresenta circa un terzo del valore delle importazioni
nazionali, dalla Cina - precisa la Coldiretti - arrivano anche aglio,
mele e funghi in scatola. Si tratta di prodotti che – denuncia
la Coldiretti - rischiano di essere spacciati come Made in Italy
per la mancanza dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza.
Di fronte all'estendersi dell'allarme sui rischi dei prodotti cinesi
occorre immediatamente - sostiene la Coldiretti - allargare l'obbligo
di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti per
favorire i controlli, permettere l'immediato ritiro dal mercato
dei prodotti eventualmente pericolosi e garantire così la
sicurezza dei cittadini. Per non rincorrere le emergenze e di fronte
ai rischi per la salute e' necessario - precisa la Coldiretti -
intervenire urgentemente con la trasparenza dell'informazione per
consentire la rintracciabilita' delle produzioni e i controlli necessari
ad individuare ed eliminare eventuali rischi. Per questo - chiede
la Coldiretti - occorre immediatamente applicare le norme contenute
nella legge 204 del 2004, ottenuta grazie alla raccolta di un milione
di firme da parte della Coldiretti, per rendere obbligatoria l'indicazione
in etichetta dell'origine dei prodotti in vendita.
www.coldiretti.it
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Distributori
automatici di frutta e verdura in tutte le scuole d’Italia
Distributori
automatici di frutta e verdura in tutte le scuole d'Italia, questa
la sfida lanciata dal presidente di Unaproa Fabrizio Marzano, intervenuto
oggi al convegno "Distribuzione automatica di alimenti e prevenzione
dell'obesità: dalla programmazione alle esperienze",
svoltosi nell'ambito di Sicura, Convention sulla sicurezza alimentare.
"Le iniziative che si sono moltiplicate negli ultimi anni per
introdurre prodotti freschi e salutari nelle scuole e negli uffici
- ha dichiarato Marzano - sono la prova evidente di una diffusa
sensibilità da parte delle amministrazioni locali e degli
stessi operatori del vending a temi quali la tutela della salute
e l'importanza di una corretta alimentazione.
"Una attenzione che da alcuni mesi poi è diventata un
impegno di governo attraverso il programma intersettoriale Guadagnare
salute, con il quale il Ministero della Salute ha posto l'accento
sulla necessità di un intervento sistematico e coordinato
per diffondere, sin dalle fasce d'età più giovani,
stili di vita alimentari più sani, incrementando il consumo
di frutta e verdura.
È in questo contesto che si inserisce Unaproa che, attraverso
il suo capillare sistema organizzato di imprese ortofrutticole,
è pronta a giocare un ruolo decisivo nella definizione di
un una serie di iniziative diffuse su tutto il territorio nazionale,
insieme agli operatori del settore della distribuzione automatica,
alle amministrazioni locali e nazionali, alle aziende sanitarie,
alle associazioni di categoria e quelle a tutela dei consumatori".
Le 145 organizzazioni di produttori che aderiscono ad Unaproa si
sono progressivamente specializzate nella fornitura di prodotti
freschi e di qualità "pronti all'uso" - come i
succhi di frutta al 100%, le macedonie, le insalate miste, ecc,
- ideali per essere consumati durante le pause nei luoghi di lavoro
o nella scuola.
"Fondamentale sarà poi - ha concluso Marzano - accompagnare
le iniziative che andremo a realizzare con una intensa attività
di informazione e comunicazione. Sono infatti convinto che se vogliamo
combattere e prevenire il problema dell'obesità infantile
e fare in modo che in Italia i giovani mangino più frutta
e verdura, è necessario continuare a investire risorse per
la promozione di campagne nazionali di educazione alimentare".
www.agricolturaoggi.com
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Non
togliete la pasta ai manager!
Gli
italiani si sa, sono grandi consumatori ed estimatori di pasta.
Un’ulteriore conferma avviene da un sondaggio, promosso dal
Club di Papillon di Paolo Massobrio, tra i manager italiani e che
sarà diffuso in occasione del prossimo evento ”I Primi
d’Italia”. In una colazione di lavoro emerge infatti
che gli intervistati rinuncerebbero nell'ordine: a dolce, carne,
pesce, antipasto e solo all’ultimo posto, tra le preferenze,
alla pasta. Scelta ben precisa confermata anche dal fatto che in
una settimana la pasta è abitualmente mangiata tre volte
dal 49% dei nostri interlocutori, tutti i giorni dal 39%, una volta
la settimana dal 9% e meno di una volta o mai solo dal 3%. Idee
chiare anche sulle tipologie preferite: l’85% sceglie la pasta
secca e solo il 15% quella all’uovo. Il 52% predilige la pasta
corta mentre il 48% quella lunga, spaghetti in testa. Tra i condimenti
il più apprezzato è l’olio, scelto dall’82%
degli intervistati, mentre solo il 18% confessa di condire la pasta
con il burro; in caso di sughi, il 57% preferisce il ragù
di carne mentre il 43%, se potesse, sceglierebbe quello di pesce
E così, mentre questo alimento principe della dieta mediterranea
viene consumato nel 71% dei casi durante il pranzo e solo il 29%
a cena, un altro prodotto italiano, il riso, viene mangiato prevalentemente
una volta la settimana (57%). Il 25% degli intervistati lo predilige
due o tre volte la settimana, mentre solo l’1% lo consuma
tutti i giorni. E se il 17% corrisponde alla percentuale di quanti
lo mangiano raramente, è certo che il 78% preferisce gustarlo
come primo piatto e solo il 22% in fresche insalate Ma da un ulteriore
sondaggio sulle preferenze delle categorie professionali commissionato
dall’Epta - Confcommercio di Perugia si evince che il riso
è anche il piatto principe degli impiegati (15,4%) e uno
dei primi piatti, insieme agli gnocchi, preferiti dai commercianti
(11,6%). Le casalinghe non sanno scegliere tra spaghetti e penne
e assegnano ad entrambi i piatti la loro prima preferenza (17%),
mentre i rappresentanti delle forze dell’ordine scelgono le
tagliatelle (20%). E se gli artigiani edili prediligono le zuppe
(23,1%), gli operai stravedono per le penne (15%), mentre ingegneri,
commercialisti, geometri ed architetti amano tagliatelle (17,1%)
e spaghetti (14,6%). I liberi professionisti e i manager scelgono
gli gnocchi (18,9%) come i medici (11,1%), mentre tra i pensionati
spopolano gli spaghetti (18,5%) preferiti anche dagli insegnanti
(19,7%); gli studenti, infine, tifano per le gustose lasagne (21,1%).
Carlo Passera – www.asa-press.com
[Indice]
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore


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