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Semestre
record per il Consorzio del Prosciutto di Parma
Agricoltura
Ue, approvati i programmi di Sviluppo rurale di Veneto, Lombardia
e Toscana
Gli agricoltori
in piazza “spezzano” le catene della burocrazia
In aumento
l’obesità: il 44% degli italiani ha problemi di peso
Obesità:
sugli scaffali più prodotti locali e di stagione
Nuovi canali
di vendita con Farmers Market

Semestre
record per il Consorzio del Prosciutto di Parma
Ottime
le performance del Prosciutto di Parma sui mercati esteri. Nei primi
6 mesi del 2007 le aziende del Consorzio hanno esportato quasi 17
milioni di vaschette di Parma preaffettato, incrementando le vendite
del 32% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Positivi i risultati su tutti i mercati. Spiccano Regno Unito (+46,3%
6 milioni di confezioni), Francia (+17% 3 milioni di confezioni),
Germania (+25,4% 2 milioni di confezioni), Belgio (+44,4% 1,7 milioni
di confezioni), USA (+42% 700.000 confezioni). Il trend è
positivo anche per l’export del prodotto tradizionale sui
principali mercati extraeuropei: Stati Uniti, Canada e Giappone.
Su questi tre mercati le vendite hanno subito un incremento di circa
40.000 pezzi, di cui circa 9.000 sono imputabili al preaffettato.
www.prosciuttodiparma.com
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Agricoltura
Ue, approvati i programmi di Sviluppo rurale di Veneto, Lombardia
e Toscana
Il
Comitato sviluppo rurale della Commissione europea, nella seduta
odierna, ha approvato i Programmi di sviluppo rurale (Psr) valevoli
per il periodo 2007-2013 delle Regioni Veneto, Lombardia e Toscana.
Nel commentare con soddisfazione la notizia, il Ministro delle Politiche
agricole alimentari e forestali Paolo De Castro precisa che i tre
programmi in questione si aggiungono ai due già approvati
lo scorso mese di luglio, vale a dire quelli della Provincia autonoma
di Bolzano e della Regione Emilia Romagna.
“Si tratta di strumenti particolarmente importanti - sottolinea
il Ministro - a cui sono destinate ingenti risorse finanziarie,
messe a disposizione dalla Commissione europea, dallo Stato e dalle
Regioni interessate”.
Le risorse complessivamente disponibili per singolo Psr ammontano
a:
Veneto 914,7 milioni di euro, di cui 402,5 di quota comunitaria
Lombardia 899,7 milioni di euro, di cui 395,9 di quota comunitaria
Toscana 839,1 milioni di euro, di cui 369,2 di quota comunitaria
In relazione alle diverse caratteristiche del rispettivo territorio,
ogni Regione ha compiuto scelte piuttosto diversificate: la Regione
Veneto, ad esempio, ha destinato quasi la metà della rispettiva
dotazione ad interventi volti al rafforzamento della competitività
del settore agricolo e forestale (Asse 1); la Lombardia, invece,
ha inteso privilegiare le misure volte al miglioramento dell’ambiente
e del paesaggio (Asse 2), mentre il Psr Toscana si caratterizza
per un sostanziale equilibrio tra gli interventi dell’Asse
1 e quelli dell’Asse 2.
“Spero che l’approvazione di questi tre programmi -
sottolinea il Ministro De Castro - rappresenti uno stimolo anche
per le altre Regioni, ancora impegnate in un difficile negoziato
con la Commissione europea, che si dovrebbe concludere con l’approvazione
di tutti i Psr italiani entro la fine dell’anno 2007. Solo
in questo modo, infatti, sarà possibile attivare in tempi
ragionevolmente contenuti gli strumenti finanziari previsti dalla
riforma dello sviluppo rurale, su cui i nostri agricoltori ripongono
grandi aspettative”.
www.politicheagricole.gov.it
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Gli
agricoltori in piazza “spezzano” le catene della burocrazia
E’
di 14,9 miliardi di euro il “costo” burocratico per
il sistema imprenditoriale italiano (circa 12.000 euro, in media,
per impresa), di cui più di 3 miliardi addebitabili ai ritardi,
ai disservizi e alle inefficienze della pubblica amministrazione.
Il che si traduce in forte ostacolo alla crescita economica, con
incidenza negativa notevole sull’occupazione e la competitività.
La denuncia viene dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori
che ha avviato a Roma, in piazza Montecitorio, la raccolta di firme
della Petizione popolare che si svolge in tutta Italia sotto lo
slogan “Dacci un taglio. E’ semplicemente un tuo diritto”.
Un’iniziativa che ha visto centinaia di agricoltori “incatenarsi”
in modo simbolico davanti alla Camera dei deputati e “spezzare”
le catene della burocrazia per sollecitare l’avvio di provvedimenti
che “taglino” l’onere opprimente che genera il
rapporto con l’apparato amministrativo pubblico.
“Il costo degli adempimenti amministrativi diventa sempre
più pesante. Basti pensare -ha rilevato il presidente della
Cia Giuseppe Politi- che ogni anno servono più di 100 giornate
di lavoro per rispondere agli obblighi di carattere burocratico.
E questo non lo diciamo noi. Lo sostiene una recente indagine dell'Istat
nella quale si evidenzia che l’onere del rapporto azienda-macchina
pubblica pesa per il 30 per cento sul costo complessivo del lavoro
per i piccoli e medi imprenditori”.
Non solo. La scarsa trasparenza e un linguaggio complesso e troppo
spesso astruso continuano a rappresentare -è stato sostenuto
durante la manifestazione- un intralcio notevole per le imprese.
Una complessità alla quale si aggiungono ritardi nelle risposte
e un’assistenza pressoché nulla da parte dell’amministrazione.
Elementi che spingono la quasi totalità delle aziende a rivolgersi
a tecnici esperti per poter interpretare il mondo della burocrazia.
Un onere che per le imprese agricole diventa ancora più gravoso.
Un esempio per tutti. Un giovane che vuole subentrare nell’azienda
di famiglia ed intraprendere l’attività in agricoltura
si trova a cimentarsi con una vera e propria odissea, fatta di carte
(più di ventitre chili tra domande, documenti, bolli, moduli,
attestati di pagamento), di file interminabili, di peregrinaggi
tra un ufficio e l’altro, tra una posta e una banca, tra il
Comune, la Provincia e la Regione. Un massacrante “tour de
force” che sfiancherebbe chiunque, anche perché la
mole delle pratiche burocratiche e degli adempimenti amministrativi
è tale da far desistere dopo le prime drammatiche e amare
esperienze di “contatto” con la macchina dell’apparato
pubblico. E’ stato calcolato che in media un giovane per il
subentro in azienda perda dai 75 a 105 giorni lavorativi. E in alcuni
casi si arriva anche a 200 giorni.
Sono costi -è stato ribadito durante l’iniziativa della
Cia- che rendono tutto più difficile per le aziende e non
solo. Anche il semplice cittadino deve fare i conti con un apparato
burocratico asfissiante ed opprimente.
Per le imprese, comunque, l’ammontare delle spese burocratiche
-ha sottolineato la Cia- è da addebitare per il 46 per cento
a costi esterni e al restante 54 per cento a costi interni all’azienda.
“Abbiamo a che fare -ha evidenziato Politi- con un vero e
proprio ‘mostro’ dai mille tentacoli che impedisce di
sviluppare in maniera adeguata l’attività imprenditoriale.
Con la Petizione vogliamo porre la parola fine a questa assurdità.
Insomma, intendiamo assicurare nei rapporti con la pubblica amministrazione
la certezza di tempi e il riconoscimento dei diritti, semplificare
i rapporti tra imprese, cittadini e pubblica amministrazione, ridurre
il costo della burocrazia, valorizzare la sussidiarietà verticale
e orizzontale”.
D’altra parte, più semplificazione amministrativa e
legislativa significa risparmio, trasparenza e, soprattutto, recupero
di risorse che possono essere destinate allo sviluppo e alla competitività.
Oggi, in Italia, il carico burocratico fiacca non solo il sistema
imprenditoriale, ma asfissia anche il semplice cittadino. Da qui
l’esigenza di una forte azione per ridurre un onere che comprime
energie e alimenta i costi. “Per questo -ha ricordato Politi-
abbiamo promosso la Petizione popolare rivolta al presidente del
Consiglio. La nostra mobilitazione sarà totale. Intendiamo
assicurare nei rapporti con la pubblica amministrazione la certezza
di tempi e il riconoscimento dei diritti, semplificare i rapporti
tra imprese, cittadini e pubblica amministrazione, ridurre il costo
della burocrazia, valorizzare la sussidiarietà verticale
e orizzontale”.
Nell’ambito delle iniziative in programma è prevista
per sabato prossimo 22 settembre un appuntamento che vedrà
impegnata la Confederazione a tutti i livelli, da quello nazionale
a quelli territoriali. Una “giornata per la semplificazione”,
con manifestazioni nei capoluoghi di Provincia dove si raccoglieranno
le firme per la Petizione popolare, coinvolgendo i cittadini e non
solo gli imprenditori.
La campagna sulla semplificazione burocratica della Cia terminerà
alla fine di settembre, in concomitanza dell’inizio dell’iter
parlamentare della legge finanziaria per il 2008, mentre entro le
prime due settimane di ottobre avverrà la consegna della
Petizione con le firme raccolte e la presentazione di un apposito
dossier sul problema della semplificazione con proposte operative.
www.cia.it
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In
aumento l’obesità: il 44% degli italiani ha problemi
di peso
"A
tavola non si invecchia mai". Così recitava un vecchio
proverbio; ma si può ingrassare, si dovrebbe aggiungere.
È circa il 44% degli italiani, infatti, a dover fare i conti
con i chili di troppo. E la prova del nove arriva proprio a settembre,
quando di ritorno dalle vacanze gli italiani temono lo spietato
verdetto della bilancia di casa. Di questo 44%, ben il 10% è
obeso, mentre il 34 è in sovrappeso.
I dati sono stati illustrati da alcuni specialisti dell'Associazione
di dietetica e nutrizione clinica (Adi), intervenuti a Roma per
presentare 'Obesity day', una giornata in programma il 10 ottobre
per fornire agli italiani consigli e informazioni utili per controllare
meglio il loro peso. Negli ultimi cinque anni, hanno spiegato gli
esperti, la situazione in Italia è peggiorata: il numero
di casi è aumentato del 9%. Non c'è un identikit preciso
dell'obeso medio, ma i chili di troppo sembrano prediligere i giovani
maschi.
Per contrastare il fenomeno l'Adi ha deciso di organizzare anche
quest'anno l"Obesity day', manifestazione nata nel 2001. Prevista,
anche, l'apertura di 170 centri in grado di offrire visite gratuite
alla popolazione. A illustrare il progetto Francesco Leonardi, segretario
generale dell'associazione e primario di Diabetologia all'Azienda
ospedaliera Cannizzaro di Catania. "Nei centri Adi i nostri
esperti misureranno peso, altezza, massa corporea e circonferenza
dell'addome per capire se il paziente presenta dei rischi cardiovascolari",
ha detto Leonardi.
"L'obesità è un problema da non sottovalutare,
non soltanto estetico e sociale ma soprattutto di salute" così
ha concluso l'incontro, Michela Barichella, presidente dell'Adi
Lombardia. Dall'indagine è inoltre emerso che le Regioni
con il più alto numero di persone obese sono la Basilicata
con il 13,3 per cento e il Molise con il 13,1%. Mentre il primato
per numero di adulti in sovrappeso va alla Campania, prima su Sicilia
e Puglia.
www.rainews24.rai.it
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Obesità:
sugli scaffali più prodotti locali e di stagione
La
lotta all' obesità e al soprappeso passa anche attraverso
una riqualificazione dell'offerta e del posizionamento dei cibi
e delle bevande offerti sugli scaffali dei supermercati che privilegi
prodotti locali e di stagione che garantiscono maggiore naturalità
e tutela per la salute. E ' quanto afferma la Coldiretti nel commentare
l'allarme lanciato dall' Associazione italiana di dietetica e nutrizione
clinica (ADI) sui rischi per l'obesità determinati dalle
strategie di marketing adottate in molti supermercati per effetto
dei messaggi pubblicitari e dell'esposizione dei prodotti sugli
scaffali con prodotti ricchi di calorie e il junk food posizionato
ad altezza bambino. Se negli Stati Uniti l'aumento drammatico dei
casi di obesità ha già portato alla limitazione delle
licenze concesse alle principali catene di fast food nell'area di
Los Angeles in California, molte catene distributive all'estero
hanno adottato iniziative per promuovere i prodotti piu' salutari.
E' il caso di una grande catena di distribuzione inglese che applica
un aeroplanino sulle confezione della frutta e verdura importate
da altri continenti o quella di altri gruppi di ospitare all'interno
dei locali un vero mercato per la vendita diretta da parte degli
imprenditori agricoli. C'è infatti un numero crescente di
consumatori su scala mondiale che vuole acquistare prodotti freschi,
naturali, del territorio, che non devono percorrere grandi distanze
con mezzi inquinanti e subire i lunghi tempi di trasporto prima
di giungere sulle tavole. Si tratta di una tendenza al consumo responsabile
legato all'attenzione alla salute, alla salvaguardia dell'ambiente
e alla tutela della tradizione produttiva che si va consolidando
nelle scelte di acquisto dei cittadini in tutti i paesi sviluppati
e che significa nuove opportunità di sviluppo per le imprese
della filiera agroalimentare. Per rispondere a questa tendenza l'Italia
dispone peraltro di un importante riferimento normativo rappresentato
dalla legge 231 dell'11 novembre 2005 che contiene una norma fortemente
sostenuta dalla Coldiretti per favorire la presenza di prodotti
agricoli regionali nella moderna distribuzione, attraverso accordi
di filiera. La disposizione stabilisce che nelle grandi strutture
di vendita e nei centri commerciali siano posti in vendita prodotti
provenienti dalle aziende agricole ubicate nel territorio delle
regioni interessate in una congrua percentuale, da definire sulla
base di intese di filiera, rispetto alla produzione agricola annualmente
acquistata. Occorre lavorare per queste intese poichè l'agricoltura
Made in Italy con i primati conquistati a livello europeo e mondiale
può contribuire a dare una risposta a nuovi stili di vita
piu' attenti alla salute propria e del pianeta con una offerta diversificata,
di elevato livello qualitativo e fondata su alimenti considerati
di elevato valore per la salute soprattutto se consumati nel rispetto
della stagionalità e del legame con il territorio.
www.coldiretti.it
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Nuovi
canali di vendita con Farmers Market
Di
fronte al drammatico aumento dei casi di obesità, negli Usa
le limitazioni poste all’apertura di nuovi fast food sono
accompagnate da un vero boom nelle città di mercati degli
agricoltori, i cosiddetti Farmers Market, dove acquistare frutta
e verdura locali cresciuto del 53% negli ultimi 10 anni. Ne avevo
già dato cenno tempo addietro su questo sito nella rubrica
“percorrendo la filiera” e oggi lo ricorda Coldiretti
nel sottolineare che la svolta americana verso una alimentazione
più equilibrata si registra nell’apertura di ben 4.385
Farmers Market, dei quali 496 nella sola California, dove cresce
l’opposizione alla concessione di nuove licenze per l’apertura
di nuovi punti vendita delle storiche catene di fast food.
In Italia, favorire soprattutto nelle città l’apertura
di mercati gestiti direttamente da veri imprenditori agricoli (e
non da grossisti o pseudo tali), significa rispondere alla crescente
domanda dei consumatori di ridurre le intermediazioni e combattere
la lievitazione dei prezzi. In altri termini si tratta di accorciare
la filiera commercial-distributiva causa principe della moltiplicazione
dei costi della spesa. Sta per essere pubblicato il Decreto - con
il palese “nulla osta” del Mipaaf - per favorire la
diffusione di questo nuovo canale commerciale previsto dalla finanziaria
e ovviamente sostenuto con forza dalla Coldiretti. D’altronde
già sono numerosi i consumatori che superando difficoltà
logistiche vanno direttamente nelle aziende agricole per fare acquisti
di beni primari.
Sulla base dei dati dell’Osservatorio nazionale sulla spesa
in campagna quasi sette italiani su dieci hanno comperato direttamente
nelle imprese agricole giudicando i prezzi maggiormente convenienti
con un aumento a 2,4 miliardi di euro del valore degli acquisti
di vini, ortofrutta, olio, formaggi, e altre specialità.
Più in dettaglio, secondo una indagine di Agri 2000, l’aumento
degli italiani che hanno fatto acquisti direttamente dagli agricoltori
è giustificato da un risparmio atteso compreso dal 20 al
30%, per tacere delle superiori garanzie di freschezza e genuinità
chiaramente ben percepite. La vendita diretta in campagna è
un fenomeno che già coinvolge 48.650 aziende agricole con
21.000 cantine aperte dove è acquistare vino che, con il
41% delle aziende totali, è il prodotto maggiormente commercializzato
direttamente, seguito dall’ortofrutta con il 23,5%, dall’olio
di oliva con il 16%, dalla carne e dai salumi con l’8%, dai
formaggi comprati in malghe e caseifici con il 5%, mentre più
ridotto è il numero di imprese che offrono miele (1%).
Giuseppe Cremonesi
[Indice]
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore


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