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Newsletter 27 / 23.09.2007


Semestre record per il Consorzio del Prosciutto di Parma
Agricoltura Ue, approvati i programmi di Sviluppo rurale di Veneto, Lombardia e Toscana
Gli agricoltori in piazza “spezzano” le catene della burocrazia
In aumento l’obesità: il 44% degli italiani ha problemi di peso
Obesità: sugli scaffali più prodotti locali e di stagione
Nuovi canali di vendita con Farmers Market


Semestre record per il Consorzio del Prosciutto di Parma
Ottime le performance del Prosciutto di Parma sui mercati esteri. Nei primi 6 mesi del 2007 le aziende del Consorzio hanno esportato quasi 17 milioni di vaschette di Parma preaffettato, incrementando le vendite del 32% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Positivi i risultati su tutti i mercati. Spiccano Regno Unito (+46,3% 6 milioni di confezioni), Francia (+17% 3 milioni di confezioni), Germania (+25,4% 2 milioni di confezioni), Belgio (+44,4% 1,7 milioni di confezioni), USA (+42% 700.000 confezioni). Il trend è positivo anche per l’export del prodotto tradizionale sui principali mercati extraeuropei: Stati Uniti, Canada e Giappone. Su questi tre mercati le vendite hanno subito un incremento di circa 40.000 pezzi, di cui circa 9.000 sono imputabili al preaffettato.


www.prosciuttodiparma.com
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Agricoltura Ue, approvati i programmi di Sviluppo rurale di Veneto, Lombardia e Toscana
Il Comitato sviluppo rurale della Commissione europea, nella seduta odierna, ha approvato i Programmi di sviluppo rurale (Psr) valevoli per il periodo 2007-2013 delle Regioni Veneto, Lombardia e Toscana. Nel commentare con soddisfazione la notizia, il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro precisa che i tre programmi in questione si aggiungono ai due già approvati lo scorso mese di luglio, vale a dire quelli della Provincia autonoma di Bolzano e della Regione Emilia Romagna.
“Si tratta di strumenti particolarmente importanti - sottolinea il Ministro - a cui sono destinate ingenti risorse finanziarie, messe a disposizione dalla Commissione europea, dallo Stato e dalle Regioni interessate”.
Le risorse complessivamente disponibili per singolo Psr ammontano a:
Veneto 914,7 milioni di euro, di cui 402,5 di quota comunitaria
Lombardia 899,7 milioni di euro, di cui 395,9 di quota comunitaria
Toscana 839,1 milioni di euro, di cui 369,2 di quota comunitaria
In relazione alle diverse caratteristiche del rispettivo territorio, ogni Regione ha compiuto scelte piuttosto diversificate: la Regione Veneto, ad esempio, ha destinato quasi la metà della rispettiva dotazione ad interventi volti al rafforzamento della competitività del settore agricolo e forestale (Asse 1); la Lombardia, invece, ha inteso privilegiare le misure volte al miglioramento dell’ambiente e del paesaggio (Asse 2), mentre il Psr Toscana si caratterizza per un sostanziale equilibrio tra gli interventi dell’Asse 1 e quelli dell’Asse 2.
“Spero che l’approvazione di questi tre programmi - sottolinea il Ministro De Castro - rappresenti uno stimolo anche per le altre Regioni, ancora impegnate in un difficile negoziato con la Commissione europea, che si dovrebbe concludere con l’approvazione di tutti i Psr italiani entro la fine dell’anno 2007. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile attivare in tempi ragionevolmente contenuti gli strumenti finanziari previsti dalla riforma dello sviluppo rurale, su cui i nostri agricoltori ripongono grandi aspettative”.
www.politicheagricole.gov.it
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Gli agricoltori in piazza “spezzano” le catene della burocrazia
E’ di 14,9 miliardi di euro il “costo” burocratico per il sistema imprenditoriale italiano (circa 12.000 euro, in media, per impresa), di cui più di 3 miliardi addebitabili ai ritardi, ai disservizi e alle inefficienze della pubblica amministrazione. Il che si traduce in forte ostacolo alla crescita economica, con incidenza negativa notevole sull’occupazione e la competitività. La denuncia viene dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che ha avviato a Roma, in piazza Montecitorio, la raccolta di firme della Petizione popolare che si svolge in tutta Italia sotto lo slogan “Dacci un taglio. E’ semplicemente un tuo diritto”.
Un’iniziativa che ha visto centinaia di agricoltori “incatenarsi” in modo simbolico davanti alla Camera dei deputati e “spezzare” le catene della burocrazia per sollecitare l’avvio di provvedimenti che “taglino” l’onere opprimente che genera il rapporto con l’apparato amministrativo pubblico.
“Il costo degli adempimenti amministrativi diventa sempre più pesante. Basti pensare -ha rilevato il presidente della Cia Giuseppe Politi- che ogni anno servono più di 100 giornate di lavoro per rispondere agli obblighi di carattere burocratico. E questo non lo diciamo noi. Lo sostiene una recente indagine dell'Istat nella quale si evidenzia che l’onere del rapporto azienda-macchina pubblica pesa per il 30 per cento sul costo complessivo del lavoro per i piccoli e medi imprenditori”.
Non solo. La scarsa trasparenza e un linguaggio complesso e troppo spesso astruso continuano a rappresentare -è stato sostenuto durante la manifestazione- un intralcio notevole per le imprese. Una complessità alla quale si aggiungono ritardi nelle risposte e un’assistenza pressoché nulla da parte dell’amministrazione. Elementi che spingono la quasi totalità delle aziende a rivolgersi a tecnici esperti per poter interpretare il mondo della burocrazia.
Un onere che per le imprese agricole diventa ancora più gravoso. Un esempio per tutti. Un giovane che vuole subentrare nell’azienda di famiglia ed intraprendere l’attività in agricoltura si trova a cimentarsi con una vera e propria odissea, fatta di carte (più di ventitre chili tra domande, documenti, bolli, moduli, attestati di pagamento), di file interminabili, di peregrinaggi tra un ufficio e l’altro, tra una posta e una banca, tra il Comune, la Provincia e la Regione. Un massacrante “tour de force” che sfiancherebbe chiunque, anche perché la mole delle pratiche burocratiche e degli adempimenti amministrativi è tale da far desistere dopo le prime drammatiche e amare esperienze di “contatto” con la macchina dell’apparato pubblico. E’ stato calcolato che in media un giovane per il subentro in azienda perda dai 75 a 105 giorni lavorativi. E in alcuni casi si arriva anche a 200 giorni.
Sono costi -è stato ribadito durante l’iniziativa della Cia- che rendono tutto più difficile per le aziende e non solo. Anche il semplice cittadino deve fare i conti con un apparato burocratico asfissiante ed opprimente.
Per le imprese, comunque, l’ammontare delle spese burocratiche -ha sottolineato la Cia- è da addebitare per il 46 per cento a costi esterni e al restante 54 per cento a costi interni all’azienda.
“Abbiamo a che fare -ha evidenziato Politi- con un vero e proprio ‘mostro’ dai mille tentacoli che impedisce di sviluppare in maniera adeguata l’attività imprenditoriale. Con la Petizione vogliamo porre la parola fine a questa assurdità. Insomma, intendiamo assicurare nei rapporti con la pubblica amministrazione la certezza di tempi e il riconoscimento dei diritti, semplificare i rapporti tra imprese, cittadini e pubblica amministrazione, ridurre il costo della burocrazia, valorizzare la sussidiarietà verticale e orizzontale”.
D’altra parte, più semplificazione amministrativa e legislativa significa risparmio, trasparenza e, soprattutto, recupero di risorse che possono essere destinate allo sviluppo e alla competitività. Oggi, in Italia, il carico burocratico fiacca non solo il sistema imprenditoriale, ma asfissia anche il semplice cittadino. Da qui l’esigenza di una forte azione per ridurre un onere che comprime energie e alimenta i costi. “Per questo -ha ricordato Politi- abbiamo promosso la Petizione popolare rivolta al presidente del Consiglio. La nostra mobilitazione sarà totale. Intendiamo assicurare nei rapporti con la pubblica amministrazione la certezza di tempi e il riconoscimento dei diritti, semplificare i rapporti tra imprese, cittadini e pubblica amministrazione, ridurre il costo della burocrazia, valorizzare la sussidiarietà verticale e orizzontale”.
Nell’ambito delle iniziative in programma è prevista per sabato prossimo 22 settembre un appuntamento che vedrà impegnata la Confederazione a tutti i livelli, da quello nazionale a quelli territoriali. Una “giornata per la semplificazione”, con manifestazioni nei capoluoghi di Provincia dove si raccoglieranno le firme per la Petizione popolare, coinvolgendo i cittadini e non solo gli imprenditori.
La campagna sulla semplificazione burocratica della Cia terminerà alla fine di settembre, in concomitanza dell’inizio dell’iter parlamentare della legge finanziaria per il 2008, mentre entro le prime due settimane di ottobre avverrà la consegna della Petizione con le firme raccolte e la presentazione di un apposito dossier sul problema della semplificazione con proposte operative.
www.cia.it
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In aumento l’obesità: il 44% degli italiani ha problemi di peso
"A tavola non si invecchia mai". Così recitava un vecchio proverbio; ma si può ingrassare, si dovrebbe aggiungere. È circa il 44% degli italiani, infatti, a dover fare i conti con i chili di troppo. E la prova del nove arriva proprio a settembre, quando di ritorno dalle vacanze gli italiani temono lo spietato verdetto della bilancia di casa. Di questo 44%, ben il 10% è obeso, mentre il 34 è in sovrappeso.
I dati sono stati illustrati da alcuni specialisti dell'Associazione di dietetica e nutrizione clinica (Adi), intervenuti a Roma per presentare 'Obesity day', una giornata in programma il 10 ottobre per fornire agli italiani consigli e informazioni utili per controllare meglio il loro peso. Negli ultimi cinque anni, hanno spiegato gli esperti, la situazione in Italia è peggiorata: il numero di casi è aumentato del 9%. Non c'è un identikit preciso dell'obeso medio, ma i chili di troppo sembrano prediligere i giovani maschi.
Per contrastare il fenomeno l'Adi ha deciso di organizzare anche quest'anno l"Obesity day', manifestazione nata nel 2001. Prevista, anche, l'apertura di 170 centri in grado di offrire visite gratuite alla popolazione. A illustrare il progetto Francesco Leonardi, segretario generale dell'associazione e primario di Diabetologia all'Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania. "Nei centri Adi i nostri esperti misureranno peso, altezza, massa corporea e circonferenza dell'addome per capire se il paziente presenta dei rischi cardiovascolari", ha detto Leonardi.
"L'obesità è un problema da non sottovalutare, non soltanto estetico e sociale ma soprattutto di salute" così ha concluso l'incontro, Michela Barichella, presidente dell'Adi Lombardia. Dall'indagine è inoltre emerso che le Regioni con il più alto numero di persone obese sono la Basilicata con il 13,3 per cento e il Molise con il 13,1%. Mentre il primato per numero di adulti in sovrappeso va alla Campania, prima su Sicilia e Puglia.
www.rainews24.rai.it
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Obesità: sugli scaffali più prodotti locali e di stagione
La lotta all' obesità e al soprappeso passa anche attraverso una riqualificazione dell'offerta e del posizionamento dei cibi e delle bevande offerti sugli scaffali dei supermercati che privilegi prodotti locali e di stagione che garantiscono maggiore naturalità e tutela per la salute. E ' quanto afferma la Coldiretti nel commentare l'allarme lanciato dall' Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (ADI) sui rischi per l'obesità determinati dalle strategie di marketing adottate in molti supermercati per effetto dei messaggi pubblicitari e dell'esposizione dei prodotti sugli scaffali con prodotti ricchi di calorie e il junk food posizionato ad altezza bambino. Se negli Stati Uniti l'aumento drammatico dei casi di obesità ha già portato alla limitazione delle licenze concesse alle principali catene di fast food nell'area di Los Angeles in California, molte catene distributive all'estero hanno adottato iniziative per promuovere i prodotti piu' salutari. E' il caso di una grande catena di distribuzione inglese che applica un aeroplanino sulle confezione della frutta e verdura importate da altri continenti o quella di altri gruppi di ospitare all'interno dei locali un vero mercato per la vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli. C'è infatti un numero crescente di consumatori su scala mondiale che vuole acquistare prodotti freschi, naturali, del territorio, che non devono percorrere grandi distanze con mezzi inquinanti e subire i lunghi tempi di trasporto prima di giungere sulle tavole. Si tratta di una tendenza al consumo responsabile legato all'attenzione alla salute, alla salvaguardia dell'ambiente e alla tutela della tradizione produttiva che si va consolidando nelle scelte di acquisto dei cittadini in tutti i paesi sviluppati e che significa nuove opportunità di sviluppo per le imprese della filiera agroalimentare. Per rispondere a questa tendenza l'Italia dispone peraltro di un importante riferimento normativo rappresentato dalla legge 231 dell'11 novembre 2005 che contiene una norma fortemente sostenuta dalla Coldiretti per favorire la presenza di prodotti agricoli regionali nella moderna distribuzione, attraverso accordi di filiera. La disposizione stabilisce che nelle grandi strutture di vendita e nei centri commerciali siano posti in vendita prodotti provenienti dalle aziende agricole ubicate nel territorio delle regioni interessate in una congrua percentuale, da definire sulla base di intese di filiera, rispetto alla produzione agricola annualmente acquistata. Occorre lavorare per queste intese poichè l'agricoltura Made in Italy con i primati conquistati a livello europeo e mondiale può contribuire a dare una risposta a nuovi stili di vita piu' attenti alla salute propria e del pianeta con una offerta diversificata, di elevato livello qualitativo e fondata su alimenti considerati di elevato valore per la salute soprattutto se consumati nel rispetto della stagionalità e del legame con il territorio.
www.coldiretti.it
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Nuovi canali di vendita con Farmers Market
Di fronte al drammatico aumento dei casi di obesità, negli Usa le limitazioni poste all’apertura di nuovi fast food sono accompagnate da un vero boom nelle città di mercati degli agricoltori, i cosiddetti Farmers Market, dove acquistare frutta e verdura locali cresciuto del 53% negli ultimi 10 anni. Ne avevo già dato cenno tempo addietro su questo sito nella rubrica “percorrendo la filiera” e oggi lo ricorda Coldiretti nel sottolineare che la svolta americana verso una alimentazione più equilibrata si registra nell’apertura di ben 4.385 Farmers Market, dei quali 496 nella sola California, dove cresce l’opposizione alla concessione di nuove licenze per l’apertura di nuovi punti vendita delle storiche catene di fast food.
In Italia, favorire soprattutto nelle città l’apertura di mercati gestiti direttamente da veri imprenditori agricoli (e non da grossisti o pseudo tali), significa rispondere alla crescente domanda dei consumatori di ridurre le intermediazioni e combattere la lievitazione dei prezzi. In altri termini si tratta di accorciare la filiera commercial-distributiva causa principe della moltiplicazione dei costi della spesa. Sta per essere pubblicato il Decreto - con il palese “nulla osta” del Mipaaf - per favorire la diffusione di questo nuovo canale commerciale previsto dalla finanziaria e ovviamente sostenuto con forza dalla Coldiretti. D’altronde già sono numerosi i consumatori che superando difficoltà logistiche vanno direttamente nelle aziende agricole per fare acquisti di beni primari.
Sulla base dei dati dell’Osservatorio nazionale sulla spesa in campagna quasi sette italiani su dieci hanno comperato direttamente nelle imprese agricole giudicando i prezzi maggiormente convenienti con un aumento a 2,4 miliardi di euro del valore degli acquisti di vini, ortofrutta, olio, formaggi, e altre specialità. Più in dettaglio, secondo una indagine di Agri 2000, l’aumento degli italiani che hanno fatto acquisti direttamente dagli agricoltori è giustificato da un risparmio atteso compreso dal 20 al 30%, per tacere delle superiori garanzie di freschezza e genuinità chiaramente ben percepite. La vendita diretta in campagna è un fenomeno che già coinvolge 48.650 aziende agricole con 21.000 cantine aperte dove è acquistare vino che, con il 41% delle aziende totali, è il prodotto maggiormente commercializzato direttamente, seguito dall’ortofrutta con il 23,5%, dall’olio di oliva con il 16%, dalla carne e dai salumi con l’8%, dai formaggi comprati in malghe e caseifici con il 5%, mentre più ridotto è il numero di imprese che offrono miele (1%).
Giuseppe Cremonesi
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore





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