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Newsletter 25 / 10.09.2007


La Cina triplica le importazioni di concentrato di pomodoro: scatta l’emergenza controlli
Italia-Egitto, firmati importanti accordi nel settore fitosanitario e cooperativo
Ue, la mini-riforma del latte
Consumi: serve il “doppio prezzo” per evitare rincari ingiustificati
Clima: le emissioni Ue diminuiscono solo del 2%. Obiettivo Kyoto ancora lontano
Vola l'export del vino italiano


La Cina triplica le importazioni di concentrato di pomodoro: scatta l’emergenza controlli

Triplicano le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina (+207 per cento) con un trend che ne porterà in Italia oltre 150 milioni di chili a fine anno, un quantitativo che equivale a circa un quarto dell’intera produzione di pomodoro coltivata in Italia. E’ quanto afferma la Coldiretti, sulla base dei dati Istat riferiti ai primi cinque mesi del 2007, nel sottolineare che se dopo i giochi della Mattel i pericoli per la sicurezza si dovessero manifestare anche per i prodotti alimentari sarebbe impossibile provvedere al loro ritiro dal mercato perché in Italia non è obbligatorio indicare in etichetta l’origine degli alimenti. Oltre ai giochi e alle bambole, tra le produzioni del paese asiatico, negli Stati Uniti sono già stati messi sotto accusa per i rischi alla salute - ricorda la Coldiretti - anche dentifrici, alimenti per animali domestici a causa della presenza irregolare di melamina tossica, anguille, pesce gatto, ma anche succhi e conserve con pericolosi additivi. Una preoccupazione che è aumentata con l'allarme lanciato dalle stesse autorità cinesi sulla contaminazione delle acque e sull'inquinamento delle campagne. Circa 322 milioni di cinesi bevono acqua contaminata con oltre nove miliardi di tonnellate di liquami rilasciate ogni anno che stanno provocando un forte inquinamento delle aree rurali, secondo le rivelazioni di Lu Ming, vice presidente della Commissione per gli Affari Rurali dell’Assemblea Nazionale del Popolo. Di fronte all'estendersi dell'allarme sui rischi dei prodotti cinesi occorre immediatamente - sostiene la Coldiretti - allargare l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza anche agli alimenti per favorire i controlli, permettere l'immediato ritiro dal mercato dei prodotti eventualmente pericolosi e garantire così la sicurezza dei cittadini. Per non rincorrere le emergenze e di fronte ai rischi per la salute e' necessario - precisa la Coldiretti - intervenire urgentemente con la trasparenza dell'informazione per consentire la rintracciabilita' delle produzioni e i controlli necessari ad individuare ed eliminare eventuali rischi. Per questo - chiede la Coldiretti - occorre immediatamente applicare le norme contenute nella legge 204 del 2004, ottenuta grazie alla raccolta di un milione di firme da parte della Coldiretti, per rendere obbligatoria l'indicazione in etichetta dell'origine dei prodotti in vendita. Ma occorre anche lavorare per migliorare l’efficienza della filiera in Italia dove per troppo tempo la politica agricola è intervenuta ritardando le necessarie ristrutturazioni, come purtroppo - conclude la Coldiretti - si cerca di fare anche con alcuni passaggi della riforma dell’ortofrutta appena approvata a Bruxelles.
www.coldiretti.it
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Italia-Egitto, firmati importanti accordi nel settore fitosanitario e cooperativo

Un Memorandum d'intesa nel settore fitosanitario e uno tecnico per la cooperazione tra quattro enti fieristici italiani e egiziani. Si conclude con questi accordi la visita dei ministri delle Politiche agricole alimentari e forestali, Paolo De Castro, e per il Commercio con l'estero, Emma Bonino.
Nel primo quadrimestre del 2007 le esportazioni italiane verso l'Egitto, il 40% nel settore meccanico, hanno raggiunto il valore di 595 milioni di euro, con un incremento del 36% rispetto allo stesso periodo del 2006. Le nostre importazioni, per il 46% legate al petrolio e ai suoi derivati, sono stati pari a 744 milioni di euro. Nel 2006, il nostro paese, che rimane il primo partner europeo dell'Egitto , ha registrato un deficit di 635 milioni di euro.
Il Memorandum d'intesa nel settore fitosanitario, firmato dal ministro De Castro e dal collega egiziano Amim Abaza, prevede una standardizzazione dei sistemi di controllo doganali e sanitari. E naturalmente contribuirà ad agevolare e superare gli ostacoli al commercio di prodotti ortofrutticoli.
L'agricoltura egiziana assorbe la maggior percentuale di popolazione attiva e rappresenta il 20% del Pil egiziano. Il ministro De Castro ha sottolineato con Abaza la necessità di sostenere la posizione italiana a favore di un riconoscimento della denominazione d'origine, unica tutela davanti alla minaccia di prodotti dai mercati dell'Asia e dell'America latina.
Di grande significato anche la firma dell'accordo tra Fiera di Parma, Fiera del Levante, Agricultural export council e Food export council. L'intesa intende favorire le relazione tra la Food valley parmense e l'Egitto con il supporto delle Fiere di Parma che offrirà la sua collaborazione e agevolerà i rapporti con i principali enti del territorio tra cui la Scuola di Alta Cucina di Parma, la Stazione sperimentale per l'industria delle conserve alimentari e l'Università degli studi.
Insieme con la Fiera del Levante, ancora la Fiera di Parma, supporterà l'ente fieristico de Il Cairo al fine di progettare un grande expo alimentare nel 2009 nella capitale egiziana.
Il ministro egiziano Abaza sarà prossimamente in Italia, a Bari e a Parma, alla metà di ottobre.
Anche il ministro Bonino ha avuto colloqui con la controparte egiziana Rachid Mohamed Rachid ed ha esaminato lo stato dell'interscambio bilaterale e alcune questioni inerenti il commercio internazionale. Bonino ha infatti annunciato per il prossimo anno un "Egyptian day" a Bologna, seguito da una giornata in Egitto dedicata al Sistema Italia con la partecipazione di governo, Confindustria, Abi e Ice.
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Ue, la mini-riforma del latte

Mentre nel nostro Paese è sempre più animato il dibattito sul prezzo del latte, il Parlamento europeo, nella sua prima assemblea dopo la pausa estiva, adotta il 5 settembre le tre relazioni della parlamentare tedesca del Ppe, Elizabeth Jeggle relative ad alcune proposte della Commissione europea sul latte.
In particolare le relazioni esprimono il parere degli eurodeputati sulla modifica della direttiva 2001/114/Ce su taluni tipi di latte conservato parzialmente o totalmente disidratato destinato all'alimentazione umana, e sull'Organizzazione comune dei mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari e disposizioni complementari (rispettivamente modifica dei regolamenti Ce 1255/1999 e 2597/97, quest'ultimo inerente il latte alimentare).
Con la prima relazione gli eurodeputati sottoscrivono la proposta della Commissione europea, in base alla quale viene autorizzata la standardizzazione del tenore proteico minimo al 34% espresso in materia secca sgrassata, in sintonia con le norme del Codex Alimentarius. Con tale standard i produttori europei possono competere con quelli extracomunitari alle stesse condizioni, accogliendo pertanto la richiesta, espressa già da tempo,dell'industria lattiera casearia e degli esportatori di latte in polvere.
Con la proposta di modifica del regolamento Ce 1255/1999 l'Esecutivo comunitario interviene sulla riduzione del prezzo di intervento del latte scremato in polvere( sulla base di una standardizzazione del tenore proteico al 34%), introduce un unico tasso di aiuto per il latte distribuito nelle scuole e abolisce la soglia di attivazione dell'intervento per il burro. Inoltre propone la soppressione dell'obbligo dei titoli di importazione, l'armonizzazione dei criteri di qualità del burro con l'introduzione di una classe di qualità unica a livello europeo al posto delle 27 "classi nazionali di qualità" che sono attualmente in vigore, l'abolizione degli aiuti all'ammasso privato per la crema e il latte scremato in polvere e l'abolizione dell'aiuto allo smercio in favore delle forze armate. Con la seconda relazione Jeggle vengono avanzati una serie di emendamenti. In primo luogo si precisa che le economie di bilancio realizzate con queste modifiche " dovrebbero rimanere nel settore lattiero-caseario". Gli eurodeputati richiedono inoltre, con altri emendamenti, l'istituzione di un programma di ristrutturazione del fondo lattiero-caseario che accompagni e sostenga le misure di riforma e gli obiettivi di tale fondo. Nella relazione approvata dall'assembleadi di Strasburgo si respinge l'abolizione dell'ammasso privato per la crema e il latte scremato in polvere e si avanza la richiesta di un nuovo tasso unico di aiuto per la distribuzione del latte nelle scuole, che passi da 16,11 a 18,15 euro/100kg.
Infine è proprio la terza proposta della Commissione che va ad incidere maggiormente sulle nuove tendenze di acquisto dei consumatori europei in quanto avanza una nuova definizione, più flessibile, per "latte alimentare". Con tale proposta si autorizza nella Ue la produzione e commercializzazione di latte alimentare non più classificabile nelle attuali tre categorie vigenti : latte scremato( contenente al massimo lo 0,5% di materia grassa), latte parzialmente scremato ( da 1,5% a 1,8%) e latte intero (contenente almeno il 3,5% di materia grassa). A proposito di questa normativa la terza relazione Jeggle presenta un emendamento nel quale si richiede che tenore di grasso e denominazioni di prodotto debbano essere collegati tra loro e, assieme al tenore specifico di grasso, siano indicati sulla confezione.
Gli eurodeputati quindi si dimostrano pienamente favorevoli ad una maggiore flessibilità nella definizione di latte alimentare in quanto si accompagna ad una maggiore libertà di scelta dei consumatori . Nel contempo però si chiede una denominazione del prodotto più chiara e inequivocabile, ritenendo la proposta della Commissione piuttosto imprecisa riguardo all'etichettatura. Infine gli eurodeputati non ritengono necessario l'indicazione di un margine di tolleranza del "+0,2%" nell'indicazione del tenore di grassi.
www.politicheagricole.it
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Consumi: serve il “doppio prezzo” per evitare rincari ingiustificati

Il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi rilancia la proposta di introduzione obbligatoria di cartellini di vendita “trasparenti”: le speculazioni si possono contrastare anche inserendo accanto al prezzo del prodotto al dettaglio quello del costo all’origine.
Basta monitorare i prezzi all’origine dei prodotti agricoli negli ultimi tre anni per dimostrare che gli aumenti riscontrati al dettaglio, nello stesso periodo, sono abnormi.
Un chilo di carote pagate al nostro agricoltore 9 centesimi, arriva sul banco ad 1 euro. I consumatori lo devono sapere, quindi è necessario che si introduca l’obbligatorietà di un cartellino di vendita contenete il doppio prezzo (origine-dettaglio). Sarebbe un metodo semplice per dissuadere chi applica rincari ingiustificati. Questa, in estrema sintesi, è la proposta avanzata dal presidente della Cia, Giuseppe Politi, alla vigilia del vertice convocato dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, per affrontare la questione prezzi. Naturalmente -ha aggiunto Politi- in settori come l’ortofrutta, dove non esiste una trasformazione sostanziale del prodotto, l’introduzione del “doppio prezzo” sarebbe di facile attuazione. Per altri prodotti alimentari trasformati, potrebbe essere indicato il prezzo all’origine della materia prima prevalente.
Comunque -ha continuato il presidente della Cia- un cartellino di vendita “trasparente”, rappresenterebbe la tutela massima sia per chi produce che per chi acquista.
E’ necessario -ha concluso Politi- individuare misure che contrastino questa escalation dei rincari, che è iniziata dall’introduzione dell’euro. Una situazione ora divenuta insostenibile, con flessioni paurose nei consumi, in particolare per frutta e verdura, e con i redditi degli agricoltori che vanno a picco.
Ufficio Stampa CIA – www.cia.it
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Clima: le emissioni Ue diminuiscono solo del 2%. Obiettivo Kyoto ancora lontano

Nel 2005 le emissioni di gas serra nell’Europa dei 15 sono diminuite del 2% rispetto al 1990. Più marcato il calo nei 27 paesi che formano oggi l’Unione Europea: meno 7,9%. Tra il 2004 e il 2005, le emissioni di gas serra nella Ue dei 15 sono diminuite di 35.2 milioni di tonnellate, pari allo 0.8%. A contribuire particolarmente alla mancata emissione di gas che alterano il clima, è la svolta produttiva ed energetica di Germania e Gran Bretagna e anche la minore necessità di riscaldamento nei paesi nordici, frutto del cambiamento climatico già in corso.
Sono queste le conclusioni che emergono dalla lettura dell’Inventario europeo dei gas serra, elaborato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) e che costituiranno una delle basi di analisi per le soluzioni che verranno fuori dalla Conferenza nazionale Cambiamenti Climatici, promossa dal Ministero dell’Ambiente e organizzata da Apat per il 12 e 13 settembre a Roma. “Le emissioni nel 2005 sono più basse del 2% rispetto al 1990, 86 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti. Nel protocollo di Kyoto - si legge nel rapporto - la Commissione europea aveva stabilito di ridurre le emissioni di gas serra nel periodo 2008-2012dell’8% rispetto all’anno base 1990. Supponendo un percorso lineare dal 1990 al 2010, nel 2005 le emissioni di gas serra sono superiori all’obiettivo di un indice pari a 4,1 punti”.
In altre parole, i gas serra sono diminuiti troppo poco rispetto al target posto dal Protocollo di Kyoto: “Secondo quell’impegno – spiega il coordinatore della Conferenza sul clima, Vincenzo Ferrara – nel 2005 le emissioni avrebbero dovuto calare non del 2%, ma del 6%, se si presuppone uno sviluppo progressivo, non a balzi delle politiche contro il cambiamento climatico. Quindi, se il trend si mantiene così come viene descritto dal rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, al 2010, a metà del periodo di verifica del protocollo di Kyoto (2008-2012), il taglio delle emissioni non supererà il 2,7% rispetto ai livelli del 1990. Ben lontano dall’obiettivo dichiarato dell’8% in meno. In realtà, per rispettare gli impegni, l’Europa dei 15 avrebbe dovuto diminuire i suoi livelli di inquinamento di almeno altri 4 punti percentuali”.
L’Italia è, nel rapporto AEA che si ferma al 2005, al di sotto della performance europea. “Le emissioni italiane di gas serra sono cresciute dal 1990 in primo luogo a causa del trasporto su strada, della produzione elettrica e per la raffinazione del petrolio”. Secondo la Aea, al 2005 le emissioni sono cresciute del 12,1%, mentre l’obiettivo nazionale era la riduzione del 6,5% dei gas climalteranti rispetto al 1990. Le stime dell’Apat per il 2006 riportano una inversione di tendenza per il nostro paese, con una diminuzione dell’1,5%, paragonabile a quella registrata a livello europeo.
“Resta una lunga strada da fare: il target di Kyoto è ancora lontano non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa, il continente che comunque si sta facendo maggiormente carico a livello politico delle politiche di cambiamento avendo assunto obiettivi ambiziosi in tema di tagli di co2”, commenta il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. “L’inversione di tendenza italiana dell’ultimo anno è un primo segnale importante, ma occorre rafforzare le politiche che già abbiamo avviato a favore delle energie rinnovabili, per la ricerca di tecnologie e di produzioni pulite, per la mobilità sostenibile, l’ecoefficienza nelle abitazioni e la lotta alle discariche incontrollate”.
“Dalla Conferenza nazionale sui Cambiamenti climatici uscirà un quadro di soluzioni sulle azioni di adattamento attivo al clima cambiato. Il governo del territorio- conclude il ministro- si fa pensando al presente già in termini di futuro prossimo: la difesa del suolo, la programmazione delle fonti energetiche, l’urbanistica, la gestione della spesa sanitaria, il turismo stanno già facendo i conti con un cielo che è cambiato sulle nostre teste”.
Il rapporto dell’Agenzia Europea spiega che la diminuzione delle emissioni nella Ue è dovuta specialmente al minor contributo di CO2 dalla produzione elettrica e dal riscaldamento per usi domestici (-0,9%) soprattutto in Finlandia e Germania; alle minori emissioni del settore abitativo (-1,7%) in Germania, Gran Bretagna e Olanda; al calo nei trasporti su strada (0,8%). Meno protossido di azoto, altro gas serra, esce dal settore agricolo (-2% soprattutto in Spagna, Italia e Germania); il contributo del metano sta diminuendo, soprattutto dalle discariche tedesche, olandesi e britanniche (-2,7%), così come dalle miniere francesi e di nuovo britanniche, in via di dismissione (-17,4%). Aumenti sostanziali di gas serra provengono da settori che sono in forte sviluppo: in primo luogo dalle emissioni della refrigerazione e del condizionamento (+9,9% di HFC, gas serra); poi dal trasporto aereo (+7,2% di CO2), dalla raffinazione del petrolio (+1,6% CO2) e dalla produzione di acido nitrico (+6,9% di ossidi di azoto).
www.minambiente.it
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Vola l'export del vino italiano

Il vino italiano consolida le sue performance sui diversi mercati internazionali. Attualmente la sole voce vino costituisce il 40% delle nostre esportazioni agroalimentari in Canada, Usa e Giappone. Dopo i brillanti risultati ottenuti nel 2006 che hanno fatto registrare una crescita complessiva del 5,8% in valore pari a 3,2 miliardi di euro: un record mai raggiunto prima, i primi quatto mesi del 2007 (gennaio/aprile) mettono in luce un ulteriore deciso incremento che fa salire al 19% i volumi ed al 15% i valori rispetto allo stesso periodo del 2006.
Un dato assai interessante visto che, come risaputo, i primi mesi dell'anno sono normalmente deficitari a causa degli abbondanti acquisti, non sempre poi seguiti da altrettante vendite effettuate alla fine dell'anno precedente.
Quindi, mentre i consumi interni continuano a calare (oggi secondo l'Assoenologi l'Italia registra 49 litri pro-capite contro gli oltre 100 degli anni '70), le esportazioni continuano a tirare. Il che vuol dire, secondo l'Assoenologi, che il futuro si giocherà sulla capacità di individuare e conquistare nuovi mercati all'estero. Ma questo non sarà facile visto che i concorrenti stranieri aumentano con sempre maggiore aggressività. Un esempio? Vent'anni fa gli importatori di vino nel Regno Unito erano 20, oggi sono quasi 100.
www.assoenologi.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore





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