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Newsletter 23 / 27.08.2007


Il 75% del fatturato in campagna vede protagonista un giovane agricoltore
Una politica per l’acqua
Il limone: migrazione verso ovest
Acqua minerale: leggere e interpretare l'etichetta
Ue, bioenergia opportunità per l'agricoltura
Diabete "epidemia del secolo", un problema alimentare


Il 75% del fatturato in campagna vede protagonista un giovane agricoltore

Le imprese condotte da giovani agricoltori fatturano il 75 per cento in piu’ rispetto alla media per effetto di una maggiore dinamicità e capacità di innovazione. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla presenza di giovani imprenditori in agricoltura. In Italia - sottolinea la Coldiretti - sono quasi centomila i giovani under 35 che hanno scelto di porsi alla guida di aziende agricole che possiedono una superficie superiore di oltre il 54 per cento alla media (9,4 ettari rispetto alla media nazionale di 6,1), un fatturato più elevato del 75 per cento della media (18.720 Euro rispetto alla media nazionale di 10.680) e il 50 per cento di occupati per azienda in più. Inoltre - continua la Coldiretti - le giovani leve della campagna hanno una maggiore propensione al biologico (3,7 per cento delle aziende rispetto alla media nazionale di 2,1 per cento), ma incontrano qualche difficoltà nell'acquisto del capitale terra che solo nel 54 per cento dei casi è in proprietà rispetto al 74 per cento della media nazionale. Secondo una indagine interna della Coldiretti oggi i giovani imprenditori agricoli lavorano in agricoltura per scelta e non per necessità e la scelgono perché consente di esprimere creatività e di avere un rapporto diretto con la natura. Hanno un titolo di studio superiore, Diploma o Laurea, con preferenza crescente per quelli economici a scapito di quelli tecnici, conoscono almeno una lingua straniera, in prevalenza inglese, e frequentano corsi formativi di aggiornamento soprattutto in gestione economica di impresa e su aspetti relativi all’impatto ambientale. Dal punto di vista aziendale - continua la Coldiretti - i giovani imprenditori agricoli dispongono di un computer ed hanno familiarità con internet, seguono la contabilità, hanno un’elevata propensione all’investimento e all’innovazione, utilizzano risorse proprie ed integrano spesso il reddito aziendale attraverso lo sviluppo di attività agrituristiche, di valorizzazione ambientale e di servizi alle imprese. Tra le attività piu' gettonate dai giovani imprenditori agricoli c'è sicuramente l'agriturismo aggiornato in versione adeguata a rispondere alle nuove richieste del mercato. Se l'agriasilo - sottolinea la Coldiretti - serve ad accogliere in un ambiente naturale i bambini affidati dalle mamme lavoratrici, le fattorie didattiche integrano la formazione scolastica con esperienze dirette che educano alla conoscenza degli alimenti e al consumo consapevole. E idee imprenditoriali innovative - continua la Coldiretti - riguardano anche l'offerta di nuovi servizi come l'ippoterapia con la quale si affidano nuovi compiti agli animali presenti nelle fattorie o la riscoperta di percorsi culturali o storici rimasti nascosti nelle campagne. Ma è soprattutto nella commercializzazione dei prodotti che - sostiene la Coldiretti - si registrano i maggiori cambiamenti con un numero crescente di imprese che trasforma e offre direttamente ai consumatori i prodotti aziendali, ma anche con nuove formule di vendita come la consegna a domicilio della spesa settimanale o i farmers market nelle città. Le giovani imprese agricole italiane - conclude la Coldiretti - sono una componente importante a livello comunitario dove sono circa un milione mezzo gli imprenditori agricoli under 35 nell'insieme dei 25 Paesi dell'Unione Europea con una percentuale inferiore al 9 per cento del totale. In altre parole nell'Europa allargata meno di un agricoltore su dieci è al di sotto dei 35 anni e l'età media del conduttore di azienda è di 54 anni, nonostante l'allargamento abbia “ringiovanito” il settore con paesi come la Polonia dove sono giovani il 16,3 per cento degli imprenditori agricoli rispetto al 3,9 per cento dell'Italia e al 2,7 per cento del Portogallo, con l'agricoltura “più vecchia” d'Europa.
www.coldiretti.it
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Una politica per l’acqua

E' andata bene. Il mais, motore dell`economia agricola, nella stragrande maggioranza dei terreni, sta concludendo il ciclo vegetativo senza subire pesanti stress idrici.
Se pensiamo alle fortissime preoccupazioni che occupavano le pagine dei giornali ma, soprattutto, le notti degli imprenditori agricoli durante gli scorsi mesi di aprile e maggio oggi, finalmente, possiamo affermare di aver scampato un bel pericolo.
Tale conclusione, sarebbe affrettata e superficiale se non potessimo approfondire la riflessione proprio oggi; dopo, cioè, che l`acqua è arrivata in abbondanza e nel periodi giusti. Non possiamo, infatti, pensare che le leggi della natura seguano pedissequamente quelle dell`economia o dei nostri desiderata, Allora proprio all`indomani dello scampato pericolo occorre riaffermare con forza che manca una strategia; non c`è una vera e propria politica per l`acqua.
Da mesi sosteniamo che non bastano i tavoli istituzionali ma che occorrono idee e l`avvio concreto di un percorso programmato e preciso. Ciò vale soprattutto per le Istituzioni e per il mondo della ricerca. E` da loro, infatti, che devono arrivare segnali e soluzioni opportune contro i cambiamenti climatici, in particolare per sconfiggere la siccità.
Da varie parti sono ancora state mosse critiche ed anatemì contro l`agricoltura ed il suo utilizzo dell`acqua. Ma non siamo noi agricoltori i detentori dell`acqua. Non siamo noi agricoltori i gestori dell`acqua.
Noì siamo gli utilizzatori e siamo - anzi - quelli che restituiscono l`acqua: sia direttamente al terreno come indirettamente attraverso le coltivazioni. Noi siamo pronti a mettere in pratica le nuove scoperte della tecnologia; a coltivare secondo criteri e scelte agronomiche e di varietà di piante, che favoriscano un minor utilizzo di acqua ma sono le Istituzioni ed il mondo della ricerca che devono mettere a punto e testare il sistema; l`agricoltore è solo l`ultimo anello della complessa catena alimentare ed anche ambientale. E il complesso sistema che governa l`uso delle acque, dai gestori dei Consorzi dei laghi e dei bacini alpini ai Consorzi di bonifica, che devono funzionare al meglio, ed in primis le Istituzioni, a tutti i livelli, che devono rispondere adeguatamente con iniziative e progetti concreti alla scarsità delle risorse idriche conseguenti alle mutate condizioni climatiche.
Gli agricoltori sono pronti a fare la loro parte, ma non si può pensare che sia il mondo agricolo a cambiare la situazione così come - allo stesso modo - si può ragionare per le nuove specie da coltivare.
Gli imprenditori agricoli possono - e vogliono - mettere a disposizione i loro campi per la sperimentazione ma non possono` decidere le scelte e le strade della ricerca.
Il Cittadino - www.confagricoltura.it
www.coldiretti.it

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Il limone: migrazione verso ovest

Forse non tutti sanno che il limone, agrume tipico delle terre mediterranee, ha delle origini antichissime e arriva addirittura dal lontano Oriente. Furono le infatti le civiltà indiane cinesi e mesopotamiche le prime a scoprire le tante qualità del limone, antisettiche, antireumatiche e tonificanti. Nonostante il clima non fosse molto adatto alla cultura della pianta, l'abilità degli agricoltori seppe sopperire a questa limitazione.
Le prime informazioni scritte in India sul limone risalgono ai tempi delle prime forme di scrittura in sanscrito, lingua indo-europea importata dagli ariani tra il 2000 ed il 1000 avanti Cristo. Con molta probabilità, la coltivazione del limone si è fatta strada dall'India verso paesi islamici come Afghanistan e Pakistan,dove l'agrume era perfino considerato sacro e veniva impiegato come antidoto contro i veleni e come astringente contro le forme dissenteriche ed emorragiche nonché per tenere lontano il demonio dalle case.
Un'altra prova della "migrazione" verso ovest del limone è offerta dai libri sacri ebraici: la frequenza con la quale si menziona la pianta di cedro suggerisce che gli ebrei conoscevano il limone prima dell'era cristiana.
Gli antichi Egizi invece lo utilizzavano per imbalsamare le mummie e spesso lo riponevano nelle tombe con datteri e fichi.
Anche in Grecia la pianta del limone è citata in diversi testi. In alcuni papiri è indicato con il nome di kitron, in altri testi del VI secolo, come quelli di Galeno, si usa il termine kitrion o kitreos. E a giudicare da questi reperti, sembrerebbe che i Greci lo utilizzassero a scopo ornamentale e per profumare la biancheria e difenderla dalle tarme. Era anche costume degli Ellenici coltivare gli alberi di limone vicino agli ulivi per preservare questi ultimi da attacchi parassitari.
Gli antichi romani chiamarono il limone dapprima malus medica, quindi citrus. Il primo riferimento nella letteratura latina risale al II secolo aC ad opera di Cloanzio Vero, seguito un secolo più tardi dal botanico Oppio che ne parla nel suo libro "de Silvestris Arboribus". Inoltre una scoperta archeologica del 1951 confermò che il limone fosse trapiantato ed acclimatato in Campania nel primo secolo dopo Cristo, sia pure come frutto raro. Infatti nel corso di scavi effettuati a Pompei venne i alla luce una casa, denominata la "Casa del frutteto", con degli affreschi alle pareti che ritraggono varie piante tra cui, appunto, il limone. In Italia la prima vera coltivazione di limoni apparve a Genova intorno alla metà del quindicesimo secolo. Furono invece gli Spagnoli e i missionari dopo la scoperta del nuovo continente da parte di Cristoforo Colombo a portarli in America. E fu proprio grazie agli scambi commerciali via mare che l'agrume giunse nel nord Europa, le navi che arrivavano dal mediterraneo li scambiavano con merci pregiate o addirittura in oro.
Fu proprio tramite i viaggi per mare che il frutto venne introdotto anche nei paesi del Nord Europa. Le navi che arrivavano dal Mediterraneo si rifornivano di limoni, poi i frutti acquistati venivano rivenduti a prezzi altissimi nei paesi del Nord, dove il limone era considerato un prodotto di gran lusso, ma sempre a prevalente scopo ornamentale e terapeutico. Solamente nel XVIII secolo il limone cominciò ad essere usato in cucina per aromatizzare cibi e bevande.
Vittoria Scordamaglia - www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Acqua minerale: leggere e interpretare l'etichetta

L'etichetta è una sorta di "carta d'identità" dell'acqua minerale, grazie alla quale è possibile conoscere i suoi elementi caratterizzanti.
Per un'acqua in bottiglia sono di particolare interesse:
- il contenuto salino complessivo, detto Residuo Fisso, che consente di classificare quantitativamente l'acqua in Minimamente Mineralizzata, Oligominerale, Medio Minerale o Ricca di Sali Minerali
- la concentrazione di ioni specifici, che consente di definire una classificazione qualitativa dell'acqua (esempio: acqua ferruginosa, acqua solforosa, ...)
Ma cosa deve essere necessariamente riportato in etichetta?
Il D.Lgs 105/92 prevede che siano presenti almeno le seguenti informazioni e diciture:
- "Acqua minerale naturale" con l'eventuale aggiunta di indicazioni riguardanti il livello di gasatura
- La denominazione dell'acqua e il nome della località d'origine
- I risultati dell'analisi chimica e fisico-chimica (aggiornati almeno ogni 5 anni)
- La data in cui sono state eseguite le analisi chimiche e il laboratorio che le ha eseguite
- Il contenuto nominale del recipiente (che in Italia non può essere superiore a 2 litri)
- Il titolare del provvedimento di autorizzazione all'utilizzazione
- Il termine minimo di conservazione
- La dicitura di identificazione del lotto di produzione.
La Circolare no19 del 12 maggio 1993 del Ministero della Sanità specifica invece i parametri chimici e chimico-fisici che devono essere obbligatoriamente riportati sull'etichetta, di seguito elencati:
- Elementi caratterizzanti l'acqua minerale, espressi in mg/l, compresi gli elementi contaminanti o indesiderabili eventualmente presenti
- Conduttività
- Residuo fisso
- pH e CO2 libera alla sorgente (fatta eccezione per le acque minerali sottoposte a trattamenti consentiti, che comportino variazione di tali parametri)
Il D.M.11 settembre 2003 prevede inoltre che in etichetta vengano riportate indicazioni circa il contenuto di fluoro e l’eventuale trattamento con aria arricchita di ozono, in particolare:
- le acque minerali naturali la cui concentrazione di fluoro è superiore a 1,5 mg/l, devono riportare la seguente indicazione in etichetta: “Contiene più di 1,5 mg/l di fluoro: non ne è opportuno il consumo regolare da parte dei lattanti e dei bambini di età inferiore a sette anni”. Detta indicazione deve figurare in prossimità immediata della denominazione dell’acqua minerale naturale, in caratteri nettamente visibili
- le acque minerali naturali e quelle di sorgente che sono state sottoposte a trattamento con aria arricchita di ozono devono riportare in etichetta, in prossimità dell’indicazione della composizione analitica, la seguente dicitura: “Acqua sottoposta ad una tecnica di ossidazione all’aria arricchita di ozono”.
www.acqueitaliane.fondazioneamga.org
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Ue, bioenergia opportunità per l'agricoltura

La Commissione europea ha pubblicato recentemente uno studio sugli effetti dell'introduzione dell'obbligo minimo del 10% nell'utilizzo dei biocarburanti entro il 2020 sui mercati agricoli della Ue
La Commissione europea ha pubblicato lo scorso 24 luglio uno studio nel quale si evidenzia come la produzione di bioenergia possa rappresentare un'importante opportunità per il mercato agricolo, sia nel medio che nel lungo periodo per la Ue a 27.
Lo studio sottolinea che il raggiungimento a medio termine dell'obiettivo del 10% di produzione energetica da biocarburanti, insieme al ricorso di nuove tecnologie, permetterà all'Unione europea di " intraprendere un percorso finalizzato alla copertura della domanda di combustibili per il trasporto, senza alterare il mercato dei prodotti agricoli destinati al consumo umano e non".
Le importazioni dovrebbero coprire circa il 20% del consumo di biocarburanti mentre si stima che metà di questa produzione dovrebbe provenire dalle coltivazioni di prima generazione.
Per saperne di più:
http://ec.europa.eu/agriculture/analysis/markets/biofuel/impact042007/index_en.htm
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Diabete "epidemia del secolo", un problema alimentare

E’ stato recentemente firmato un protocollo d’intesa tra Slow Food e l’Associazione Medici Diabetologi (AMD), la più grande associazione scientifica della diabetologia italiana, con l’obiettivo di promuovere stili di vita e alimentari sani e nello stesso tempo piacevoli. Il protocollo d’intesa attiva una collaborazione tra AMD e Slow Food che si svilupperà attraverso convegni, conferenze e congressi. Le iniziative riguarderanno tanto il piano della comunicazione (con la pubblicazione di contenuti specifici sulla rivista mensile Slowfood, sul sito internet www.slowfood.it e sui siti dell’Associazione Medici Diabetologi), quanto quello dell’attività didattico-formativa rivolta a insegnanti, personale medico-infermieristico e popolazione in genere (per la quale le due associazioni metteranno a disposizione i propri esperti).
Un’importante riflessione sul tema della salute che implica necessariamente un’opera di educazione e sensibilizzazione dei cittadini per la quale Slow Food lavora da tempo.
Silvio Barbero, Segretario nazionale di Slow Food sottolinea che “Slow Food Italia ha voluto stringere questa alleanza con l’Associazione dei Medici Diabetologi per dare forza a momenti specifici, formativi e di comunicazione, nell'ambito di un percorso già intrapreso: l'obiettivo è rafforzare il rapporto tra cibo di qualità e stili alimentari corretti ed evidenziare quanto esso sia importante per la nostra salute.
“Tale accordo si inserisce nella mission di AMD, con l’obiettivo di diffondere la cultura della vita sana in tutti i suoi aspetti: culturali, etici e sanitari. La cura di una patologia in costante aumento quale il diabete non può che partire da una comune riflessione sulle strategie di prevenzione. In questa logica l’incontro con Slow Food rappresenta una grande opportunità: i reciproci spazi di comunicazione ospiteranno interventi, proposte di iniziative, documentazione, articoli di approfondimento” ha dichiarato Adolfo Arcangeli, presidente dell’AMD.
Il diabete rappresenta una delle patologie più diffuse nel mondo e sicuramente quella che negli ultimi anni ha registrato il maggior tasso di crescita. Si è calcolato infatti, che entro il 2025 le persone affette da diabete mellito di tipo 2 sul pianeta saranno circa 300 milioni, un trend che sembra raggiungere le punte più alte nell’area sudamericana, mediorientale e del Sud-est asiatico. Non solo più piaga dei Paesi “a sviluppo avanzato”, ma ora anche di quelli in via di sviluppo che vivono grandi mutamenti nello stile di vita e nelle abitudini alimentari. L’aumento delle persone affette da questa patologia non è solo dovuto alla crescita dell’aspettativa di vita, ma soprattutto ad abitudini alimentari sbagliate: la forte percentuale di grassi e zuccheri presenti nelle diete, associata a scarsa attività fisica e sedentarietà (ormai diffusi anche nei Paesi del sud del mondo, soprattutto dopo l’intensa urbanizzazione e occidentalizzazione), rappresentano infatti le condizioni di base per il dilagare della malattia.
Sul fronte italiano le stime circa l’incidenza e la progressione del diabete confermano la tendenza riscontrata a livello mondiale. Anche nel nostro paese, infatti, si registrano ogni anno numerosi nuovi casi, specialmente tra i “nuovi cittadini” provenienti dall’Est europeo e dal Nord Africa che ormai consumano abitualmente prodotti sotto accusa come merendine, bibite gassate e snack ipercalorici. Un quadro allarmante, che fa parlare di “imminente epidemia di diabete”, e che ha rappresentato il punto di partenza per la firma del protocollo d’intesa.
www.slowfood.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore





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