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Newsletter 21 / 29.07.2007


Il discorso integrale del ministro Paolo De Castro al forum "Agricoltura, istituzioni e società"
Vinitaly World Tour riparte da Chicago
L'alimentazione secondo i giovani europei
Agricoltori pronti ad adottare un bosco
Con il Salone del Vino di Torino anche il Salone dell’Arte Dolciaria e del Cioccolato ( Dolc’è 2007)
1967- 2007: la denominazione Franciacorta compie 40 anni


Il discorso integrale del ministro Paolo De Castro al forum "Agricoltura, istituzioni e società"

Roma - Campidoglio 19 luglio 2007
Desidero prima di tutto rivolgere il mio saluto al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ringrazio per averci onorato della sua presenza, confermando la grande attenzione della massima carica dello Stato a questa giornata ed ai temi dell'agricoltura e del sistema agroalimentare.
Dobbiamo fare sistema e questo grande sistema è fatto di agricoltura, cooperazione, industria, attività rurali, forestali e di pesca, e rappresenta oggi uno dei principali pilastri della nostra economia e del nostro tessuto sociale. Un sistema importante, con numeri rilevanti e troppo spesso sottovalutati o non conosciuti dagli operatori della politica, dall'opinione pubblica ed a volte dagli stessi attori della filiera.
Le sfide che si profilano al nostro orizzonte trovano nel rapporto con la società e con i cittadini, il filo unico che le unisce tra di loro. Questo scenario, questi cambiamenti, e aggiungo queste opportunità, coinvolgono più che mai le istituzioni nel ruolo di generatori di nuove ed efficaci politiche per il sistema agroalimentare. Politiche necessarie per dare risposte alle emergenze di oggi e guardare al tempo stesso ai bisogni delle generazioni di domani. Nel quadro delle specifiche competenze istituzionali, il Parlamento, il Governo, le Regioni e gli Enti locali, sono oggi – tutti insieme – coinvolti nell'obiettivo comune di dare strumenti e indirizzi chiari agli attori di questo sistema, dalle imprese agricole alle cooperative e alle industrie, dai lavoratori ai cittadini e ai consumatori.
Nel 1999 e poi 2003 abbiamo contribuito a varare a Bruxelles riforme profonde della Politica agricola comunitaria che puntano a cogliere il senso più alto di questi cambiamenti. La Pac, la madre delle politiche agroalimentari dell'Unione Europea, ha recepito un profondo cambiamento, superando l'impostazione storica di politica per gli agricoltori direttamente legata a sistemi di aiuti, di incentivi e di misure di protezione dei mercati. Ora la Pac si è incamminata verso un modello – l'unico sostenibile in Europa e comprensibile dai cittadini europei - in cui le politiche e le risorse servono per raggiungere obiettivi di interesse collettivo, dalla sostenibilità ambientale allo sviluppo rurale, dallo sviluppo economico e internazionale alla tutela dell'occupazione, dalla sicurezza alimentare al benessere animale. E tutto questo avviene per il tramite delle imprese, delle filiere e dei sistemi territoriali. L'agricoltura e le imprese agroalimentari non sono e non saranno più i beneficiari e gli assistiti della politica, ma divengono gli strumenti ed il veicolo attraverso cui raggiungere gli obiettivi condivisi.
Questo è il tassello cardine della sfida delle istituzioni. Una sfida che già il prossimo anno a Bruxelles ci vedrà impegnati nell'health check della Pac, la verifica intermedia, e lavoreremo per evitare lo smantellamento miope della Pac, e difendere viceversa la visione di una sua ulteriore innovazione e legittimazione.
Ma questi appuntamenti internazionali ci impongono una profonda riflessione sulle azioni e le politiche da attuare in Italia. Infatti, se le sfide prima richiamate sono comuni a tutte le aree mondiali, la nostra agricoltura e il nostro sistema agroalimentare godono e soffrono di condizioni particolari e spesso uniche.
Prima di tutto non bisogna sottovalutare che l'agricoltura è ancora un rilevante motore della nostra economia nazionale. La filiera alimentare offre una formidabile capacità di sviluppo economico. Il made in Italy alimentare è universalmente riconosciuto come elemento distintivo del nostro Paese. Un valore che offre ancora enormi spazi di sviluppo ed è stato costruito nei decenni dagli agricoltori, dalle cooperative e dalle industrie che hanno saputo sviluppare e sostenere gli elementi della distintività italiana.
Questo nostro patrimonio mi fa guardare con ottimismo alle sfide della globalizzazione. Dobbiamo migliorare la tutela dei nostri prodotti e la distintività nelle sedi internazionali e nel mercato interno. Vogliamo tutelare i territori, i marchi e l'origine dei nostri prodotti e difenderci dalle contraffazioni e dalle usurpazioni dei nostri marchi. Ma dobbiamo al tempo stesso sostenere il valore della filiera e del sistema visto nella sua interezza, in una prospettiva di partecipazione e mai di contrapposizione.
Il valore economico di questo nostro sistema, che è fatto di avanguardia e di tecnologia, al tempo stesso è ramificato nel territorio e genera formidabili sinergie di sviluppo locale e di coesione sociale, che altri settori produttivi non possono esprimere nel nostro Paese.
L'azienda agricola rimane centrale nei processi di sviluppo delle aree rurali che coprono più dei 2/3 del Paese. Intorno al tessuto agricolo ruotano i temi della coesione sociale, dello sviluppo equilibrato, della valorizzazione di altre attività (turismo, artigianato) nell'ambito degli spazi rurali. Una contaminazione reciproca tra territori e agricoltura che valorizza i contenuti materiali e immateriali del territorio e delle produzioni agroalimentari, nel segno della nuova visione multifunzionale delle attività agricole ed agroalimentari.
Al tempo stesso il territorio italiano, nelle sue regioni, nei suoi distretti, è soggetto a numerosi fattori di vulnerabilità specifici, spesso enfatizzati dalle prospettive dei nuovi scenari di cambiamenti climatici in atto. Vulnerabilità ambientali, idrogeologiche, disponibilità di risorse idriche, di infrastrutture, sono solo alcuni dei nodi strutturali da affrontare.
Abbiamo quindi bisogno di una grande coesione tra le istituzioni per produrre risposte qualificate ed efficaci al fine di affrontare questi scenari, e dobbiamo farlo secondo un metodo di confronto e di partecipazione con gli attori in grado di attuare tali politiche, avendo sempre quale punto di riferimento il rapporto con i consumatori e la nostra capacità di difendere, tutelare ed incrementare la qualità del sistema e dei prodotti.
Su queste basi si colloca l'incontro di oggi ed il percorso verso la Conferenza Nazionale dell'Agricoltura.
Il metodo seguito sarà quello della "partecipazione" dei soggetti della filiera, dei territori e delle istituzioni. Per questo motivo il percorso che ci porterà nel primo semestre 2008 alla Conferenza Nazionale dell'Agricoltura e del sistema agroalimentare si articolerà in lavori e forum tematici che affronteranno i vari nodi e toccheranno l'intero territorio, dal nord, al centro, al mezzogiorno. In particolare si terranno 3 forum:
1. competitività e affermazione internazionale del Made in Italy agroalimentare e dei suoi riflessi sulle imprese, l'occupazione, lo sviluppo economico e territoriale;
2. sostenibilità ambientale, nuovi rapporti con i cambiamenti climatici, uso delle risorse idriche, delle energie rinnovabili e assetti territoriali e paesaggistici;
3. rapporti con i cittadini e consumatori per l'affermazione della sicurezza alimentare, della qualità e degli aspetti culturali legati al sistema agroalimentare.
Questo è il lavoro che ci attende ed è in tale prospettiva che si coglie l'importanza dell'incontro di oggi. Mi fa grande piacere vedere in sala tutte le organizzazioni delle imprese agricole, della cooperazione, dell'industria, dei lavoratori e dei consumatori. A voi rivolgo l'invito a partecipare in modo coeso a tale percorso perché dalle rappresentanze potrà arrivare un insostituibile contributo propositivo.
Quella odierna non è la sede per dare risposte o proporre ricette. E' viceversa l'occasione per fissare in modo chiaro e trasparente gli obiettivi ed i bisogni a cui trovare risposte, e questo avviene – per la prima volta – portando l'agricoltura ed il sistema agroalimentare al centro dell'attenzione di tutte le istituzioni del nostro Paese. Istituzioni che in questa sede confermano l'unanime condivisione del ruolo e dei compiti da assegnare agli attori di questo sistema. E per questo richiamo gli Enti locali in gran parte oggi presenti e soprattutto le Regioni alla necessità di sviluppare concreto e fattivo "gioco di squadra" tra tutte le istituzioni coinvolte.
A nome del Governo, che oggi rappresento in questa sede, porto quindi un messaggio positivo per le certezze che riponiamo nelle capacità future del sistema agroalimentare e di responsabilità per l'azione che il Governo – in tutte le sue componenti – saprà interpretare per definire ed attuare le nuove politiche per lo sviluppo agroalimentare forestale e della pesca nel nostro Paese.
Paolo De Castro – Ministro per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali
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Vinitaly World Tour riparte da Chicago

Più 15,5% in valore e +20,5% in quantità nei primi quattro mesi del 2007: con questi incrementi di tutto rispetto prosegue il trend positivo dell’export vitivinicolo italiano nel mondo. Nel dettaglio, i dati Istat del primo quadrimestre di quest’anno evidenziano un valore dei vini esportati superiore al miliardo di euro, per un totale di 5,94 milioni di hl.
Tra i principali clienti ci sono gli Stati Uniti, che tra gennaio e aprile hanno importato quasi 780 mila hl (+16,5%), per un esborso di oltre 260 milioni di euro (+8,5%); quest’ultimo valore li consolida al primo posto tra i Paesi nostri acquirenti.
Questi risultati sono stati raggiunti puntando su qualità e promozione, ed è proprio dagli Stati Uniti, il Paese che più sta dando soddisfazioni ai produttori nazionali, che ripartirà a ottobre il Vinitaly World Tour (www.vinitaly.com), con il Vinitaly US Tour.
Tre le tappe americane: il 22 ottobre a Chicago, il 24 a San Francisco e il 25 a Los Angeles, per il 5° Salone di vini, olio di oliva e prodotti tipici italiani.
«Gli Stati Uniti sono un mercato in parte maturo, ma in parte inesplorato – sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere -. Ci sono infatti milioni di persone che non conoscono il vino, mentre chi già lo apprezza è in grado di capire le peculiarità e la grande varietà dei vini italiani e delle nostre piccole aziende. Anche se l’Italia ha conquistato la leadership – prosegue Mantovani - la promozione deve essere continua e organizzata e noi, grazie al nostro sistema integrato e collaudato da anni di iniziative all’estero, siamo in grado di offrire attraverso Vinitaly un costo/contatto contenuto e alla portata delle piccole imprese vitivinicole che vogliono misurarsi con i mercati internazionali».
Dopo gli Stati Uniti, sarà la volta di Vinitaly Japan a Tokyo il 27 novembre, per il 2° Salone dei migliori vini italiani, mentre dal 29 novembre all’1 dicembre si svolgerà Vinitaly Cibus China a Shanghai, con il 9° Salone di vini, olio di oliva e prodotti tipici. Qui l’organizzazione dell’evento, diventato ormai il più importante del settore nel continente asiatico, si avvale anche del nuovo ufficio di rappresentanza di Veronafiere, inaugurato nel maggio scorso, che lavorando sul posto può meglio sviluppare rapporti commerciali con le imprese cinesi, e della partnership con Fiere Parma.
«La capacità di catalizzare le risorse organizzative e finanziarie, grazie anche al coinvolgimento di Ice, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e Buonitalia – dice Mantovani – è uno dei punti di forza di Veronafiere. E ciò è tanto più importante quando si deve fare promozione, ma anche cultura eno-gastronomica nei Paesi che si stanno aprendo al consumo dei nostri prodotti, come nel caso dei Paesi asiatici».
«La collaborazione di Fiere di Parma e di Cibus con VeronaFiere e Vinitaly – evidenzia Ugo Calzoni, amministratore delegato di Fiere di Parma - continuerà con la presenza a Shanghai nel novembre 2007 e con Mosca e San Pietroburgo programmate per il 2008. Il progetto potrà svilupparsi anche in India e in Giappone. Ma l’interesse di Fiere di Parma e di Cibus va nel senso di un ulteriore confine nella collaborazione con Verona: Kiev e la grande provincia americana».
Servizio Stampa Veronafiere - www.vinitaly.com
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L'alimentazione secondo i giovani europei

Terza edizione della campagna rivolta agli studenti delle scuole superiori di 15 Paesi europei.
Cresce nei giovani europei l'interesse per una sana alimentazione e soprattutto cresce in loro la voglia di far sentire la propria opinione su un argomento che li coinvolge in prima persona. Lo dimostra il successo ottenuto dalla terza edizione della campagna Food 4U sull'importanza della consapevolezza alimentare, gli studenti delle scuole superiori di 15 Paesi europei: Belgio - Danimarca - Finlandia - Francia - Germania - Gran Bretagna - Grecia - Italia - Lussemburgo - Norvegia - Olanda - Portogallo - Spagna - Svezia - Ungheria.
Dalla prima edizione del 2005 ad oggi, il numero dei partecipanti al concorso Food 4U, che prevede la realizzazione di spot pubblicitari sui temi della campagna, è triplicato; così come è migliorato il livello dei lavori presentati, a conferma dell'impegno culturale, della creatività artistica e della capacità di approfondimento dei ragazzi sulla necessità di avere un corretto stile alimentare.
Tra le centinaia di lavori, una Giuria di esperti in comunicazione pubblicitaria ha selezionato i 36 gruppi scolastici autori dei migliori spot, sei in più del previsto, gruppi che, dal 28 settembre al 4 ottobre, saranno i protagonisti di una importante ed indimenticabile esperienza: un soggiorno premio in Italia durante il quale si svolgerà il "II Video Festival europeo di Food 4U" con la proiezione, in anteprima assoluta, degli spot vincitori.
Durante la permanenza, gli oltre 500 finalisti soggiorneranno a Camerota, nel Cilento, località che esprime appieno i valori della tradizione agroalimentare italiana. Per il gran finale studenti ed insegnanti si trasferiranno a Roma dove il 3 ottobre si svolgerà la cerimonia di premiazione, nel corso della quale sarà assegnato il Food 4U Award 2007 con la consegna della Coppa del Presidente della Repubblica italiana al miglior video.
Ufficio Stampa Food 4U
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Agricoltori pronti ad adottare un bosco

Le imprese agricole sono pronte ad ‘adottare' il bosco per assicurare l'opera di prevenzione e ridurre gli incendi e per questo ora occorre investirle di un ruolo che crei opportunità di impresa nell'attività di presidio del territorio e dell'ambiente, specialmente nelle aree a rischio per incendi, frane ed alluvioni”. E' quanto ha affermato il Presidente della Coldiretti Sergio Marini all 'Assemblea Nazionale nell'annunciare che “abbiamo deliberato la nascita della Fondazione Campagna Amica per la qualità dei territori, dei cibi e dei saperi italiani, l'unica che sancisce con uno strumento giuridico l'alleanza tra imprenditori agricoli, attori della filiera agroalimentare e cittadini consumatori che hanno a cuore la qualità dell'alimentazione, la difesa del territorio e si riconoscono nell'autentico Made in Italy”.
Bisogna lavorare sulla prevenzione e creare le condizioni affinché - ha sottolineato Marini - si contrasti l'allontanamento dalle campagne e si valorizzino quelle funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio svolte dagli imprenditori agricoli. Lo scopo è quello di promuovere qualità e salubrità nei processi di sviluppo coinvolgenti il territorio, il clima, l'uomo e l'ambiente. Negli ultimi 20 anni è aumentata del 20 per cento la superficie forestale nazionale e oggi p iù di un terzo della Penisola è ricoperta di verde, per un totale di 10,47 milioni ettari, pari al 34,7 della superficie nazionale, ma la crescita è però accompagnata da preoccupanti fenomeni di abbandono e oggi una superficie forestale di circa 1,5 milioni ettari si trova senza la presenza di un imprenditore agricolo che possa svolgere attività di custodia, di valorizzazione, di protezione e di sorveglianza, anche nei confronti dei piromani.
Complessivamente infatti - precisa la Coldiretti - il 63,5 per cento della superficie forestale risulta di proprietà privata, il 32,4 per cento è di proprietà pubblica , mentre quasi il 4 per cento della superficie non è stata classificata per tale carattere. Di fronte ad un fenomeno che ormai si ripropone ogni anno c'è la necessità di coinvolgere le imprese agricole nell'attività di prevenzione, incentivando un'azione di sorveglianza, manutenzione e gestione delle foreste. Occorre cogliere - sottolinea la Coldiretti - le opportunità offerte dalla legge di orientamento che invita le pubbliche amministrazioni a stipulare convenzioni con gli agricoltori per lo svolgimento di attività funzionali "alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale" anche attraverso l'utilizzo di mezzi meccanici agricoli”. Sono ancora troppo pochi - sostiene la Coldiretti - i Comuni che nell'opera di prevenzione dagli incendi coinvolgono gli imprenditori agricoli che potrebbero, all'occorrenza, trasformarsi in vere e proprie squadre antincendio mettendo a disposizione delle amministrazioni pubbliche, nella lotta contro il fuoco, i mezzi, le attrezzature e le professionalità, utilizzate per i normali lavori agricoli.
Per contribuire a difendere il patrimonio forestale nazionale minacciato dagli incendi spesso dolosi, ma anche frutto dell'incuria e della disattenzione, la Coldiretti ha messo a punto un vademecum salva boschi. L'obiettivo è divulgare tra imprese agricole e cittadini semplici consigli per prevenire gli incendi e contribuire alla difesa del patrimonio forestale nazionale.
La prima regola per evitare l'insorgenza di un incendio nel bosco è quella - afferma la Coldiretti - di evitare di accendere fuochi non solo nelle aree boscate, ma anche in quelle coltivate o nelle vicinanze di esse, mentre nelle aree attrezzate, dove è consentito, occorre controllare costantemente la fiamma e verificare prima di andare via non solo che il fuoco sia spento, ma anche che le braci siano completamente fredde.
Soprattutto nelle campagne - precisa la Coldiretti - non gettare mai mozziconi o fiammiferi accesi dall'automobile e nel momento in cui si è scelto il posto dove fermarsi verificare che la marmitta della vettura non sia a contatto con erba secca che potrebbe incendiarsi. Inoltre - continua la Coldiretti - non abbandonare mai rifiuti o immondizie nelle zone boscate o in loro prossimità e in particolare, evitare la dispersione nell'ambiente di contenitori sotto pressione (bombolette di gas, deodoranti, vernici, ecc.) che con le elevate temperature potrebbero esplodere o incendiarsi facilmente. Nel caso in cui venga avvistato un incendio - consiglia la Coldiretti - non prendere iniziative autonome, ma occorre mantenersi sempre a favore di vento evitando di farsi accerchiare dalle fiamme per informare tempestivamente le autorità responsabili a partire dal Corpo forestale (1515) o dai vigili del fuoco (115). Dal momento che - conclude la Coldiretti - un elevato numero degli incendi è opera di piromani o di criminali interessati alla distruzione dei boschi, occorre collaborare con la Forestale e con i corpi di Pubblica sicurezza per fermare comportamenti sospetti o dolosi favoriti dallo stato di abbandono dei boschi nazionali.
www.coldiretti.it
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Con il Salone del Vino di Torino anche il Salone dell’Arte Dolciaria e del Cioccolato ( Dolc’è 2007)

Quinta edizione per Dolc’è - Salone dell’Arte Dolciaria e del Cioccolato che, in considerazione della biennalità stabilita a partire dall’edizione 2005, si terrà al Lingotto Fiere di Torino dal 26 al 29 ottobre 2007, in contemporanea con il 6° Salone del Vino.
Le due manifestazioni, grazie al positivo trend di crescita di tutti gli indici primari riscontrato nell’ultima edizione (1.121 gli espositori, +6.46% rispetto al 2004; 38.500 mq la superficie occupata, +10%; 44.333 i visitatori, +10,47%), confermano la propria vocazione di osservatorio privilegiato per la valutazione degli andamenti di mercato e si ripropongono quale imperdibile occasione di confronto tra i professionisti del settore dolciario e del settore del vino.
Sono infatti significative le sinergie che si possono creare tra i comparti vitivinicolo e dolciario, accomunati da una spiccata ricerca della qualità e tesi alla salvaguardia delle tradizioni territoriali. In quest’ottica, il tema scelto per la 6a edizione del Salone del Vino, “Le Regioni del Vino – Le Ragioni del Vino”, sarà declinato anche nell’ambito di Dolc’è in “Le Regioni del Dolce – Le Ragioni del Dolce”, focalizzando l’attenzione su nuovi segmenti del settore e in particolare:
• la valorizzazione del territorio attraverso l’abbinamento della pasticceria e gelateria di tradizione con l’ampia e importante produzione enologica dei vini dolci, tardivi, passiti e liquorosi;
• degustazioni e focus a tema – tra cui alcuni laboratori curati da Slow Food – per esplorare le produzioni dolciarie d’eccellenza di importanti territori italiani presentandone, attraverso gli abbinamenti “vinosi”, storia e carattere;
• le produzioni dolciarie biologiche, un’occasione unica offerta ai produttori di dolci e gelati biologici per incontrare i più qualificati operatori e ampliare le opportunità di mercato di questi prodotti, diventati in poco tempo un filone di sviluppo molto promettente.
Ma la manifestazione non è soltanto occasione di confronto professionale: Dolc’è e Salone del Vino dedicano infatti a enoappassionati e consumatori le giornate di sabato 27 e domenica 28, momenti in cui i visitatori potranno incontrare direttamente i migliori professionisti in materia di dolce, cioccolato e gelato, gustare produzioni uniche e acquisire maggiore conoscenza del prodotto e del suo percorso nella filiera. Grazie a uno speciale coupon compreso nel biglietto sarà inoltre possibile acquistare i prodotti dolciari artigianali e le bottiglie dagli operatori presenti in fiera.
Dolc’è punta quindi a mettere in risalto le produzioni dolciarie di qualità, così ricche e importanti per il nostro Paese, coinvolgendo le aziende che nei settori delle materie prime, semilavorati, impianti e attrezzature, arredi e confezionamento rappresentano il motore di una realtà fondamentale per l’economia.
Dolc’è 2007, una straordinaria vetrina per aziende, artigiani, Enti e territori per affermare le peculiarità e la qualità dei propri tesori enogastronomici.
Ufficio Stampa Promotor International
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1967- 2007: la denominazione Franciacorta compie 40 anni

Quarant’anni anni fa, il 21 luglio 1967 un Decreto del Presidente della Repubblica riconosce la Franciacorta come zona a Denominazione di Origine.
Ad essere iscritti all’albo erano 11 produttori del territorio che, da una superficie di 31 ettari di vigneto a uve bianche, producevano 12.000 ettolitri di Pinot di Franciacorta.
A 40 anni di distanza le aziende che imbottigliano con etichetta propria sono diventate 85 (e 330 i viticoltori) che producono, da una superficie di 2.000 ettari di vigneto, 108.000 ettolitri di vino base Franciacorta.
Una storia moderna ancora giovane ma che affonda radici lontane nel tempo. In Franciacorta si otteneva del vino “mordace” già nel sedicesimo secolo e vini fermi da sempre, ma solo per un consumo locale. Alterne vicende nella viticoltura e nella commercializzazione non davano smalto alla sua produzione. La rinnovata nascita dell’enologia, in Franciacorta, risale alla fine degli anni 50, quasi all’improvviso, con una nuova fiducia sulle potenzialità del territorio a produrre vini base adatti alla spumantizzazione. Nel ’67 arriva il riconoscimento della Denominazione Franciacorta voluta da un piccolo gruppo di produttori incoraggiati dalle nuove leggi italiane in materia di denominazione di origine. Il Pinot di Franciacorta doc era ottenuto da uve Pinot bianco con la possibilità di aggiunte di Pinot grigio e Pinot nero, con rifermentazione naturale in bottiglia o in vasca. L’inizio degli anni ’70 vide la fase del grande rinnovamento dell’enologia italiana. La Franciacorta aveva già costruito le sue solide basi per lanciarsi nella produzione di prodotti di qualità. Imprenditori e manager cominciarono ad acquistare terreni in Franciacorta, arricchendo le terre con vigneti da cui produrre in proprio dei vini buoni, per loro e per gli amici. Ma evidentemente la casualità poco si addice al carattere lombardo e le proprietà furono ben presto trasformate in un “laboratorio enologico”. Un’altra decina di produttori si unì al primo gruppo storico. Si poteva ancora utilizzare la rifermentazione in vasca, ma già allora la maggior parte dei produttori preferiva la ben più impegnativa rifermentazione in bottiglia. Gli anni ’80 furono quelli degli imprenditori che arrivarono in Franciacorta in cerca di vigneti nuovi o da rimodernare, che avevano lo spirito e i mezzi per partire e la volontà di affermarsi, anche se quello dell’enologia non era inizialmente il loro settore. Anzi, ebbero il grande merito di affidarsi subito a enologi e specialisti del settore che seppero valorizzare la qualità del prodotto. Fu il periodo in cui lo Chardonnay si affrancò dal Pinot bianco e confermò la sua perfetta sintonia con la terra di Franciacorta. Nell’83 i 50 ettari iniziali erano diventati 550 e le vendite di Pinot di Franciacorta superarono il milione di bottiglie. E le aziende raddoppiarono di nuovo. Gli anni ’90 iniziarono con la costituzione del Consorzio volontario e da qui comincia l’era contemporanea della Franciacorta e del Franciacorta Docg.
Ufficio Stampa Consorzio per la Tutela del Franciacorta
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Anche la newsletter dell'ASA va in vacanza e riprenderà il 20 agosto 2007.
Buone vacanze a tutti ( .... e buon lavoro a chi rimane).

ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore





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