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Il discorso
integrale del ministro Paolo De Castro al forum "Agricoltura,
istituzioni e società"
Vinitaly
World Tour riparte da Chicago
L'alimentazione
secondo i giovani europei
Agricoltori
pronti ad adottare un bosco
Con il
Salone del Vino di Torino anche il Salone dell’Arte Dolciaria
e del Cioccolato ( Dolc’è 2007)
1967- 2007:
la denominazione Franciacorta compie 40 anni

Il discorso
integrale del ministro Paolo De Castro al forum "Agricoltura,
istituzioni e società"
Roma
- Campidoglio 19 luglio 2007
Desidero prima di tutto rivolgere il mio saluto al Presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, che ringrazio per averci onorato
della sua presenza, confermando la grande attenzione della massima
carica dello Stato a questa giornata ed ai temi dell'agricoltura
e del sistema agroalimentare.
Dobbiamo fare sistema e questo grande sistema è fatto di
agricoltura, cooperazione, industria, attività rurali, forestali
e di pesca, e rappresenta oggi uno dei principali pilastri della
nostra economia e del nostro tessuto sociale. Un sistema importante,
con numeri rilevanti e troppo spesso sottovalutati o non conosciuti
dagli operatori della politica, dall'opinione pubblica ed a volte
dagli stessi attori della filiera.
Le sfide che si profilano al nostro orizzonte trovano nel rapporto
con la società e con i cittadini, il filo unico che le unisce
tra di loro. Questo scenario, questi cambiamenti, e aggiungo queste
opportunità, coinvolgono più che mai le istituzioni
nel ruolo di generatori di nuove ed efficaci politiche per il sistema
agroalimentare. Politiche necessarie per dare risposte alle emergenze
di oggi e guardare al tempo stesso ai bisogni delle generazioni
di domani. Nel quadro delle specifiche competenze istituzionali,
il Parlamento, il Governo, le Regioni e gli Enti locali, sono oggi
– tutti insieme – coinvolti nell'obiettivo comune di
dare strumenti e indirizzi chiari agli attori di questo sistema,
dalle imprese agricole alle cooperative e alle industrie, dai lavoratori
ai cittadini e ai consumatori.
Nel 1999 e poi 2003 abbiamo contribuito a varare a Bruxelles riforme
profonde della Politica agricola comunitaria che puntano a cogliere
il senso più alto di questi cambiamenti. La Pac, la madre
delle politiche agroalimentari dell'Unione Europea, ha recepito
un profondo cambiamento, superando l'impostazione storica di politica
per gli agricoltori direttamente legata a sistemi di aiuti, di incentivi
e di misure di protezione dei mercati. Ora la Pac si è incamminata
verso un modello – l'unico sostenibile in Europa e comprensibile
dai cittadini europei - in cui le politiche e le risorse servono
per raggiungere obiettivi di interesse collettivo, dalla sostenibilità
ambientale allo sviluppo rurale, dallo sviluppo economico e internazionale
alla tutela dell'occupazione, dalla sicurezza alimentare al benessere
animale. E tutto questo avviene per il tramite delle imprese, delle
filiere e dei sistemi territoriali. L'agricoltura e le imprese agroalimentari
non sono e non saranno più i beneficiari e gli assistiti
della politica, ma divengono gli strumenti ed il veicolo attraverso
cui raggiungere gli obiettivi condivisi.
Questo è il tassello cardine della sfida delle istituzioni.
Una sfida che già il prossimo anno a Bruxelles ci vedrà
impegnati nell'health check della Pac, la verifica intermedia, e
lavoreremo per evitare lo smantellamento miope della Pac, e difendere
viceversa la visione di una sua ulteriore innovazione e legittimazione.
Ma questi appuntamenti internazionali ci impongono una profonda
riflessione sulle azioni e le politiche da attuare in Italia. Infatti,
se le sfide prima richiamate sono comuni a tutte le aree mondiali,
la nostra agricoltura e il nostro sistema agroalimentare godono
e soffrono di condizioni particolari e spesso uniche.
Prima di tutto non bisogna sottovalutare che l'agricoltura è
ancora un rilevante motore della nostra economia nazionale. La filiera
alimentare offre una formidabile capacità di sviluppo economico.
Il made in Italy alimentare è universalmente riconosciuto
come elemento distintivo del nostro Paese. Un valore che offre ancora
enormi spazi di sviluppo ed è stato costruito nei decenni
dagli agricoltori, dalle cooperative e dalle industrie che hanno
saputo sviluppare e sostenere gli elementi della distintività
italiana.
Questo nostro patrimonio mi fa guardare con ottimismo alle sfide
della globalizzazione. Dobbiamo migliorare la tutela dei nostri
prodotti e la distintività nelle sedi internazionali e nel
mercato interno. Vogliamo tutelare i territori, i marchi e l'origine
dei nostri prodotti e difenderci dalle contraffazioni e dalle usurpazioni
dei nostri marchi. Ma dobbiamo al tempo stesso sostenere il valore
della filiera e del sistema visto nella sua interezza, in una prospettiva
di partecipazione e mai di contrapposizione.
Il valore economico di questo nostro sistema, che è fatto
di avanguardia e di tecnologia, al tempo stesso è ramificato
nel territorio e genera formidabili sinergie di sviluppo locale
e di coesione sociale, che altri settori produttivi non possono
esprimere nel nostro Paese.
L'azienda agricola rimane centrale nei processi di sviluppo delle
aree rurali che coprono più dei 2/3 del Paese. Intorno al
tessuto agricolo ruotano i temi della coesione sociale, dello sviluppo
equilibrato, della valorizzazione di altre attività (turismo,
artigianato) nell'ambito degli spazi rurali. Una contaminazione
reciproca tra territori e agricoltura che valorizza i contenuti
materiali e immateriali del territorio e delle produzioni agroalimentari,
nel segno della nuova visione multifunzionale delle attività
agricole ed agroalimentari.
Al tempo stesso il territorio italiano, nelle sue regioni, nei suoi
distretti, è soggetto a numerosi fattori di vulnerabilità
specifici, spesso enfatizzati dalle prospettive dei nuovi scenari
di cambiamenti climatici in atto. Vulnerabilità ambientali,
idrogeologiche, disponibilità di risorse idriche, di infrastrutture,
sono solo alcuni dei nodi strutturali da affrontare.
Abbiamo quindi bisogno di una grande coesione tra le istituzioni
per produrre risposte qualificate ed efficaci al fine di affrontare
questi scenari, e dobbiamo farlo secondo un metodo di confronto
e di partecipazione con gli attori in grado di attuare tali politiche,
avendo sempre quale punto di riferimento il rapporto con i consumatori
e la nostra capacità di difendere, tutelare ed incrementare
la qualità del sistema e dei prodotti.
Su queste basi si colloca l'incontro di oggi ed il percorso verso
la Conferenza Nazionale dell'Agricoltura.
Il metodo seguito sarà quello della "partecipazione"
dei soggetti della filiera, dei territori e delle istituzioni. Per
questo motivo il percorso che ci porterà nel primo semestre
2008 alla Conferenza Nazionale dell'Agricoltura e del sistema agroalimentare
si articolerà in lavori e forum tematici che affronteranno
i vari nodi e toccheranno l'intero territorio, dal nord, al centro,
al mezzogiorno. In particolare si terranno 3 forum:
1. competitività e affermazione internazionale del Made in
Italy agroalimentare e dei suoi riflessi sulle imprese, l'occupazione,
lo sviluppo economico e territoriale;
2. sostenibilità ambientale, nuovi rapporti con i cambiamenti
climatici, uso delle risorse idriche, delle energie rinnovabili
e assetti territoriali e paesaggistici;
3. rapporti con i cittadini e consumatori per l'affermazione della
sicurezza alimentare, della qualità e degli aspetti culturali
legati al sistema agroalimentare.
Questo è il lavoro che ci attende ed è in tale prospettiva
che si coglie l'importanza dell'incontro di oggi. Mi fa grande piacere
vedere in sala tutte le organizzazioni delle imprese agricole, della
cooperazione, dell'industria, dei lavoratori e dei consumatori.
A voi rivolgo l'invito a partecipare in modo coeso a tale percorso
perché dalle rappresentanze potrà arrivare un insostituibile
contributo propositivo.
Quella odierna non è la sede per dare risposte o proporre
ricette. E' viceversa l'occasione per fissare in modo chiaro e trasparente
gli obiettivi ed i bisogni a cui trovare risposte, e questo avviene
– per la prima volta – portando l'agricoltura ed il
sistema agroalimentare al centro dell'attenzione di tutte le istituzioni
del nostro Paese. Istituzioni che in questa sede confermano l'unanime
condivisione del ruolo e dei compiti da assegnare agli attori di
questo sistema. E per questo richiamo gli Enti locali in gran parte
oggi presenti e soprattutto le Regioni alla necessità di
sviluppare concreto e fattivo "gioco di squadra" tra tutte
le istituzioni coinvolte.
A nome del Governo, che oggi rappresento in questa sede, porto quindi
un messaggio positivo per le certezze che riponiamo nelle capacità
future del sistema agroalimentare e di responsabilità per
l'azione che il Governo – in tutte le sue componenti –
saprà interpretare per definire ed attuare le nuove politiche
per lo sviluppo agroalimentare forestale e della pesca nel nostro
Paese.
Paolo De Castro – Ministro per le Politiche Agricole Alimentari
e Forestali
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Vinitaly
World Tour riparte da Chicago
Più
15,5% in valore e +20,5% in quantità nei primi quattro mesi
del 2007: con questi incrementi di tutto rispetto prosegue il trend
positivo dell’export vitivinicolo italiano nel mondo. Nel
dettaglio, i dati Istat del primo quadrimestre di quest’anno
evidenziano un valore dei vini esportati superiore al miliardo di
euro, per un totale di 5,94 milioni di hl.
Tra i principali clienti ci sono gli Stati Uniti, che tra gennaio
e aprile hanno importato quasi 780 mila hl (+16,5%), per un esborso
di oltre 260 milioni di euro (+8,5%); quest’ultimo valore
li consolida al primo posto tra i Paesi nostri acquirenti.
Questi risultati sono stati raggiunti puntando su qualità
e promozione, ed è proprio dagli Stati Uniti, il Paese che
più sta dando soddisfazioni ai produttori nazionali, che
ripartirà a ottobre il Vinitaly World Tour (www.vinitaly.com),
con il Vinitaly US Tour.
Tre le tappe americane: il 22 ottobre a Chicago, il 24 a San Francisco
e il 25 a Los Angeles, per il 5° Salone di vini, olio di oliva
e prodotti tipici italiani.
«Gli Stati Uniti sono un mercato in parte maturo, ma in parte
inesplorato – sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale
di Veronafiere -. Ci sono infatti milioni di persone che non conoscono
il vino, mentre chi già lo apprezza è in grado di
capire le peculiarità e la grande varietà dei vini
italiani e delle nostre piccole aziende. Anche se l’Italia
ha conquistato la leadership – prosegue Mantovani - la promozione
deve essere continua e organizzata e noi, grazie al nostro sistema
integrato e collaudato da anni di iniziative all’estero, siamo
in grado di offrire attraverso Vinitaly un costo/contatto contenuto
e alla portata delle piccole imprese vitivinicole che vogliono misurarsi
con i mercati internazionali».
Dopo gli Stati Uniti, sarà la volta di Vinitaly Japan a Tokyo
il 27 novembre, per il 2° Salone dei migliori vini italiani,
mentre dal 29 novembre all’1 dicembre si svolgerà Vinitaly
Cibus China a Shanghai, con il 9° Salone di vini, olio di oliva
e prodotti tipici. Qui l’organizzazione dell’evento,
diventato ormai il più importante del settore nel continente
asiatico, si avvale anche del nuovo ufficio di rappresentanza di
Veronafiere, inaugurato nel maggio scorso, che lavorando sul posto
può meglio sviluppare rapporti commerciali con le imprese
cinesi, e della partnership con Fiere Parma.
«La capacità di catalizzare le risorse organizzative
e finanziarie, grazie anche al coinvolgimento di Ice, Ministero
delle politiche agricole alimentari e forestali e Buonitalia –
dice Mantovani – è uno dei punti di forza di Veronafiere.
E ciò è tanto più importante quando si deve
fare promozione, ma anche cultura eno-gastronomica nei Paesi che
si stanno aprendo al consumo dei nostri prodotti, come nel caso
dei Paesi asiatici».
«La collaborazione di Fiere di Parma e di Cibus con VeronaFiere
e Vinitaly – evidenzia Ugo Calzoni, amministratore delegato
di Fiere di Parma - continuerà con la presenza a Shanghai
nel novembre 2007 e con Mosca e San Pietroburgo programmate per
il 2008. Il progetto potrà svilupparsi anche in India e in
Giappone. Ma l’interesse di Fiere di Parma e di Cibus va nel
senso di un ulteriore confine nella collaborazione con Verona: Kiev
e la grande provincia americana».
Servizio Stampa Veronafiere - www.vinitaly.com
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L'alimentazione
secondo i giovani europei
Terza
edizione della campagna rivolta agli studenti delle scuole superiori
di 15 Paesi europei.
Cresce nei giovani europei l'interesse per una sana alimentazione
e soprattutto cresce in loro la voglia di far sentire la propria
opinione su un argomento che li coinvolge in prima persona. Lo dimostra
il successo ottenuto dalla terza edizione della campagna Food 4U
sull'importanza della consapevolezza alimentare, gli studenti delle
scuole superiori di 15 Paesi europei: Belgio - Danimarca - Finlandia
- Francia - Germania - Gran Bretagna - Grecia - Italia - Lussemburgo
- Norvegia - Olanda - Portogallo - Spagna - Svezia - Ungheria.
Dalla prima edizione del 2005 ad oggi, il numero dei partecipanti
al concorso Food 4U, che prevede la realizzazione di spot pubblicitari
sui temi della campagna, è triplicato; così come è
migliorato il livello dei lavori presentati, a conferma dell'impegno
culturale, della creatività artistica e della capacità
di approfondimento dei ragazzi sulla necessità di avere un
corretto stile alimentare.
Tra le centinaia di lavori, una Giuria di esperti in comunicazione
pubblicitaria ha selezionato i 36 gruppi scolastici autori dei migliori
spot, sei in più del previsto, gruppi che, dal 28 settembre
al 4 ottobre, saranno i protagonisti di una importante ed indimenticabile
esperienza: un soggiorno premio in Italia durante il quale si svolgerà
il "II Video Festival europeo di Food 4U" con la proiezione,
in anteprima assoluta, degli spot vincitori.
Durante la permanenza, gli oltre 500 finalisti soggiorneranno a
Camerota, nel Cilento, località che esprime appieno i valori
della tradizione agroalimentare italiana. Per il gran finale studenti
ed insegnanti si trasferiranno a Roma dove il 3 ottobre si svolgerà
la cerimonia di premiazione, nel corso della quale sarà assegnato
il Food 4U Award 2007 con la consegna della Coppa del Presidente
della Repubblica italiana al miglior video.
Ufficio Stampa Food 4U
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Agricoltori
pronti ad adottare un bosco
Le
imprese agricole sono pronte ad ‘adottare' il bosco per assicurare
l'opera di prevenzione e ridurre gli incendi e per questo ora occorre
investirle di un ruolo che crei opportunità di impresa nell'attività
di presidio del territorio e dell'ambiente, specialmente nelle aree
a rischio per incendi, frane ed alluvioni”. E' quanto ha affermato
il Presidente della Coldiretti Sergio Marini all 'Assemblea Nazionale
nell'annunciare che “abbiamo deliberato la nascita della Fondazione
Campagna Amica per la qualità dei territori, dei cibi e dei
saperi italiani, l'unica che sancisce con uno strumento giuridico
l'alleanza tra imprenditori agricoli, attori della filiera agroalimentare
e cittadini consumatori che hanno a cuore la qualità dell'alimentazione,
la difesa del territorio e si riconoscono nell'autentico Made in
Italy”.
Bisogna lavorare sulla prevenzione e creare le condizioni affinché
- ha sottolineato Marini - si contrasti l'allontanamento dalle campagne
e si valorizzino quelle funzioni di sorveglianza, manutenzione e
gestione del territorio svolte dagli imprenditori agricoli. Lo scopo
è quello di promuovere qualità e salubrità
nei processi di sviluppo coinvolgenti il territorio, il clima, l'uomo
e l'ambiente. Negli ultimi 20 anni è aumentata del 20 per
cento la superficie forestale nazionale e oggi p iù di un
terzo della Penisola è ricoperta di verde, per un totale
di 10,47 milioni ettari, pari al 34,7 della superficie nazionale,
ma la crescita è però accompagnata da preoccupanti
fenomeni di abbandono e oggi una superficie forestale di circa 1,5
milioni ettari si trova senza la presenza di un imprenditore agricolo
che possa svolgere attività di custodia, di valorizzazione,
di protezione e di sorveglianza, anche nei confronti dei piromani.
Complessivamente infatti - precisa la Coldiretti - il 63,5 per cento
della superficie forestale risulta di proprietà privata,
il 32,4 per cento è di proprietà pubblica , mentre
quasi il 4 per cento della superficie non è stata classificata
per tale carattere. Di fronte ad un fenomeno che ormai si ripropone
ogni anno c'è la necessità di coinvolgere le imprese
agricole nell'attività di prevenzione, incentivando un'azione
di sorveglianza, manutenzione e gestione delle foreste. Occorre
cogliere - sottolinea la Coldiretti - le opportunità offerte
dalla legge di orientamento che invita le pubbliche amministrazioni
a stipulare convenzioni con gli agricoltori per lo svolgimento di
attività funzionali "alla salvaguardia del paesaggio
agrario e forestale" anche attraverso l'utilizzo di mezzi meccanici
agricoli”. Sono ancora troppo pochi - sostiene la Coldiretti
- i Comuni che nell'opera di prevenzione dagli incendi coinvolgono
gli imprenditori agricoli che potrebbero, all'occorrenza, trasformarsi
in vere e proprie squadre antincendio mettendo a disposizione delle
amministrazioni pubbliche, nella lotta contro il fuoco, i mezzi,
le attrezzature e le professionalità, utilizzate per i normali
lavori agricoli.
Per contribuire a difendere il patrimonio forestale nazionale minacciato
dagli incendi spesso dolosi, ma anche frutto dell'incuria e della
disattenzione, la Coldiretti ha messo a punto un vademecum salva
boschi. L'obiettivo è divulgare tra imprese agricole e cittadini
semplici consigli per prevenire gli incendi e contribuire alla difesa
del patrimonio forestale nazionale.
La prima regola per evitare l'insorgenza di un incendio nel bosco
è quella - afferma la Coldiretti - di evitare di accendere
fuochi non solo nelle aree boscate, ma anche in quelle coltivate
o nelle vicinanze di esse, mentre nelle aree attrezzate, dove è
consentito, occorre controllare costantemente la fiamma e verificare
prima di andare via non solo che il fuoco sia spento, ma anche che
le braci siano completamente fredde.
Soprattutto nelle campagne - precisa la Coldiretti - non gettare
mai mozziconi o fiammiferi accesi dall'automobile e nel momento
in cui si è scelto il posto dove fermarsi verificare che
la marmitta della vettura non sia a contatto con erba secca che
potrebbe incendiarsi. Inoltre - continua la Coldiretti - non abbandonare
mai rifiuti o immondizie nelle zone boscate o in loro prossimità
e in particolare, evitare la dispersione nell'ambiente di contenitori
sotto pressione (bombolette di gas, deodoranti, vernici, ecc.) che
con le elevate temperature potrebbero esplodere o incendiarsi facilmente.
Nel caso in cui venga avvistato un incendio - consiglia la Coldiretti
- non prendere iniziative autonome, ma occorre mantenersi sempre
a favore di vento evitando di farsi accerchiare dalle fiamme per
informare tempestivamente le autorità responsabili a partire
dal Corpo forestale (1515) o dai vigili del fuoco (115). Dal momento
che - conclude la Coldiretti - un elevato numero degli incendi è
opera di piromani o di criminali interessati alla distruzione dei
boschi, occorre collaborare con la Forestale e con i corpi di Pubblica
sicurezza per fermare comportamenti sospetti o dolosi favoriti dallo
stato di abbandono dei boschi nazionali.
www.coldiretti.it
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Con
il Salone del Vino di Torino anche il Salone dell’Arte Dolciaria
e del Cioccolato ( Dolc’è 2007)
Quinta
edizione per Dolc’è - Salone dell’Arte Dolciaria
e del Cioccolato che, in considerazione della biennalità
stabilita a partire dall’edizione 2005, si terrà al
Lingotto Fiere di Torino dal 26 al 29 ottobre 2007, in contemporanea
con il 6° Salone del Vino.
Le due manifestazioni, grazie al positivo trend di crescita di tutti
gli indici primari riscontrato nell’ultima edizione (1.121
gli espositori, +6.46% rispetto al 2004; 38.500 mq la superficie
occupata, +10%; 44.333 i visitatori, +10,47%), confermano la propria
vocazione di osservatorio privilegiato per la valutazione degli
andamenti di mercato e si ripropongono quale imperdibile occasione
di confronto tra i professionisti del settore dolciario e del settore
del vino.
Sono infatti significative le sinergie che si possono creare tra
i comparti vitivinicolo e dolciario, accomunati da una spiccata
ricerca della qualità e tesi alla salvaguardia delle tradizioni
territoriali. In quest’ottica, il tema scelto per la 6a edizione
del Salone del Vino, “Le Regioni del Vino – Le Ragioni
del Vino”, sarà declinato anche nell’ambito di
Dolc’è in “Le Regioni del Dolce – Le Ragioni
del Dolce”, focalizzando l’attenzione su nuovi segmenti
del settore e in particolare:
• la valorizzazione del territorio attraverso l’abbinamento
della pasticceria e gelateria di tradizione con l’ampia e
importante produzione enologica dei vini dolci, tardivi, passiti
e liquorosi;
• degustazioni e focus a tema – tra cui alcuni laboratori
curati da Slow Food – per esplorare le produzioni dolciarie
d’eccellenza di importanti territori italiani presentandone,
attraverso gli abbinamenti “vinosi”, storia e carattere;
• le produzioni dolciarie biologiche, un’occasione unica
offerta ai produttori di dolci e gelati biologici per incontrare
i più qualificati operatori e ampliare le opportunità
di mercato di questi prodotti, diventati in poco tempo un filone
di sviluppo molto promettente.
Ma la manifestazione non è soltanto occasione di confronto
professionale: Dolc’è e Salone del Vino dedicano infatti
a enoappassionati e consumatori le giornate di sabato 27 e domenica
28, momenti in cui i visitatori potranno incontrare direttamente
i migliori professionisti in materia di dolce, cioccolato e gelato,
gustare produzioni uniche e acquisire maggiore conoscenza del prodotto
e del suo percorso nella filiera. Grazie a uno speciale coupon compreso
nel biglietto sarà inoltre possibile acquistare i prodotti
dolciari artigianali e le bottiglie dagli operatori presenti in
fiera.
Dolc’è punta quindi a mettere in risalto le produzioni
dolciarie di qualità, così ricche e importanti per
il nostro Paese, coinvolgendo le aziende che nei settori delle materie
prime, semilavorati, impianti e attrezzature, arredi e confezionamento
rappresentano il motore di una realtà fondamentale per l’economia.
Dolc’è 2007, una straordinaria vetrina per aziende,
artigiani, Enti e territori per affermare le peculiarità
e la qualità dei propri tesori enogastronomici.
Ufficio Stampa Promotor International
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1967-
2007: la denominazione Franciacorta compie 40 anni
Quarant’anni
anni fa, il 21 luglio 1967 un Decreto del Presidente della Repubblica
riconosce la Franciacorta come zona a Denominazione di Origine.
Ad essere iscritti all’albo erano 11 produttori del territorio
che, da una superficie di 31 ettari di vigneto a uve bianche, producevano
12.000 ettolitri di Pinot di Franciacorta.
A 40 anni di distanza le aziende che imbottigliano con etichetta
propria sono diventate 85 (e 330 i viticoltori) che producono, da
una superficie di 2.000 ettari di vigneto, 108.000 ettolitri di
vino base Franciacorta.
Una storia moderna ancora giovane ma che affonda radici lontane
nel tempo. In Franciacorta si otteneva del vino “mordace”
già nel sedicesimo secolo e vini fermi da sempre, ma solo
per un consumo locale. Alterne vicende nella viticoltura e nella
commercializzazione non davano smalto alla sua produzione. La rinnovata
nascita dell’enologia, in Franciacorta, risale alla fine degli
anni 50, quasi all’improvviso, con una nuova fiducia sulle
potenzialità del territorio a produrre vini base adatti alla
spumantizzazione. Nel ’67 arriva il riconoscimento della Denominazione
Franciacorta voluta da un piccolo gruppo di produttori incoraggiati
dalle nuove leggi italiane in materia di denominazione di origine.
Il Pinot di Franciacorta doc era ottenuto da uve Pinot bianco con
la possibilità di aggiunte di Pinot grigio e Pinot nero,
con rifermentazione naturale in bottiglia o in vasca. L’inizio
degli anni ’70 vide la fase del grande rinnovamento dell’enologia
italiana. La Franciacorta aveva già costruito le sue solide
basi per lanciarsi nella produzione di prodotti di qualità.
Imprenditori e manager cominciarono ad acquistare terreni in Franciacorta,
arricchendo le terre con vigneti da cui produrre in proprio dei
vini buoni, per loro e per gli amici. Ma evidentemente la casualità
poco si addice al carattere lombardo e le proprietà furono
ben presto trasformate in un “laboratorio enologico”.
Un’altra decina di produttori si unì al primo gruppo
storico. Si poteva ancora utilizzare la rifermentazione in vasca,
ma già allora la maggior parte dei produttori preferiva la
ben più impegnativa rifermentazione in bottiglia. Gli anni
’80 furono quelli degli imprenditori che arrivarono in Franciacorta
in cerca di vigneti nuovi o da rimodernare, che avevano lo spirito
e i mezzi per partire e la volontà di affermarsi, anche se
quello dell’enologia non era inizialmente il loro settore.
Anzi, ebbero il grande merito di affidarsi subito a enologi e specialisti
del settore che seppero valorizzare la qualità del prodotto.
Fu il periodo in cui lo Chardonnay si affrancò dal Pinot
bianco e confermò la sua perfetta sintonia con la terra di
Franciacorta. Nell’83 i 50 ettari iniziali erano diventati
550 e le vendite di Pinot di Franciacorta superarono il milione
di bottiglie. E le aziende raddoppiarono di nuovo. Gli anni ’90
iniziarono con la costituzione del Consorzio volontario e da qui
comincia l’era contemporanea della Franciacorta e del Franciacorta
Docg.
Ufficio Stampa Consorzio per la Tutela del Franciacorta
[Indice]

Anche la newsletter
dell'ASA va in vacanza e riprenderà il 20 agosto 2007.
Buone vacanze a tutti ( .... e buon lavoro a chi rimane).
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore


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