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Il limone
del colonnello garibaldino
FAO: nessuno
dovrebbe avere il monopolio delle sementi
Caldo:
la difesa con frutta a pranzo e a cena
Istat:
a maggio per l’agricoltura costi produttivi alle stelle
I giovani
italiani bevono (e si ubriacano) meno
Susina
di Dro: ennesima dimostrazione di ricchezza e qualità italiana

Il limone
del colonnello garibaldino
Tra
i prodotti che possono essere considerati di nicchia, nella provincia
di Messina, ve ne é uno che valorizza in modo particolare
il territorio: il “Limone Interdonato”. La storia di
questo limone incominciò quando il colonnello garibaldino
Giovanni Interdonato, dopo aver combattuto nei moti siciliani con
i patrioti di Garibaldi e aver governato nel nome dei Savoia su
buona parte del messinese, si ritirò nella sua villa di Fiumedinisi,
per terminare i suoi giorni come tanti nobili del tempo. Il colonnello,
ormai ritirato a vita privata, coltivò la sua fortissima
passione per l’agrumicoltura. In una sua proprietà
nella valle del fiume Nisi, in contrada Reitana del comune di Alì
Terme, dal frutto di un incrocio tra un cedro e l’ariddaru,
un limone locale, nacque un “limone speciale”, molto
simile al cedro, di sapore delicato e poco acidulo, con una buccia
a grana finissima, insolita nei limoni siciliani, e molto apprezzato
dagli inglesi per il tè. Oggi quel “limone speciale”
porta il suo nome: Limone Interdonato, che il 28 marzo 2009 ha ottenuto
il riconoscimento definitivo del marchio comunitario Igp. Proprio
in contrada Reitana, nella proprietà degli eredi del Colonnello
esistono ancora oggi le piante madri. Una storia recente iniziata
da un eroe dell'epopea garibaldina che ebbe i natali a Nizza, di
Sicilia, e ne fu anche Sindaco. A Nizza di Sicilia, piccolo comune
della Riviera Jonica messinese, si tramandano le epiche gesta del
colonnello, patriota e garibaldino, figura di riferimento per i
rivoltosi che parteciparono ai moti antiborbonici del 1848-49 e
per i siciliani che combatterono al fianco di Giuseppe Garibaldi
nel 1860. Ma oltre che per le sue gesta rivoluzionarie, la sua memoria
è stata tramandata da questo “limone speciale”,
per il quale il colonnello Interdonato si adoperò per valorizzarlo
e diffonderlo grazie al particolare periodo di produzione e maturazione,
settembre-ottobre, quando sul mercato non si avevano prodotti concorrenti.
La tradizione, testimoniata da numerose fonti, attesta che “col
nome Interdonato è chiamato un ibrido d'innesto di cedro
e limone, ottenuto negli anni compresi tra il 1875 e il 1880 dal
Colonnello Giovanni Interdonato nel suo agrumeto in contrada Reitana
di Alì Terme. Il Colonnello Giovanni Interdonato, appassionato
agrumicultore, eseguì circa 200 innesti ad occhio su piante
di melangolo, introducendo al di sotto della incisione a T, praticata
sul soggetto, uno scudetto costituito da due semigemme coincidenti
perfettamente ed unite nel senso longitudinale, e cioè una
semigemma di cedro e l'altra di limone”. La fortuna del Limone
Interdonato, come viene confermato dalla storia, è da attribuire
“alla sua resistenza al mal secco e alle sue qualità
organolettiche, così apprezzate in loco quanto all’estero,
tanto da essere fregiato dell’appellativo di frutto fino”.
Ben presto tutta la costiera ionica messinese, e in particolare
le valli della fiumara del Nisi, si ricoprirono di limoneti coltivati
sui terrazzamenti in pietra a secco, visibili tuttora da chi percorre
la strada costiera da Messina a Catania. L’Interdonato è
una varietà precoce, già pronto dalla fine di settembre.
Per un mese circa è l’unico limone sul mercato, periodo
di “primizia” durante il quale i coltivatori riescono
a spuntare un buon prezzo. Una storia particolarissima per questo
gioiello dell’agrumicoltura della riviera jonica messinese
che oggi è nella lista delle eccellenze del nostro agroalimentare.
www.aiol.it
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FAO:
nessuno dovrebbe avere il monopolio delle sementi
José
Graziano Da Silva, il neo eletto direttore generale dell’
Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura,
Fao, durante la conferenza stampa tenutasi il 27 giugno nella sede
romana dell’agenzia ha delineato quali saranno le priorità
del suo mandato. Il neo Direttore ha voluto sottolineare che il
suo mandata sarà all’insegna della trasparenza e della
democrazia. Il suo intento è di consultare ogni macro e micro
regione degli stati appartenenti alla Fao per capirne le priorità
e le necessità: lo scopo ultimo è avere una visione
comune sulle strategie da adottare per risolvere i problemi della
fame nel mondo.
Da Silva ha infatti ricordato che il mandato principe della Fao
è combattere la fame nel mondo, e che spesso si tende a dimenticare
che questo e solo questo deve essere lo scopo di tutte i programmi
designati, le politiche attuate e gli accordi firmati.
Ad una domanda postagli sui biocarburanti Da Silva ha risposto che,
secondo lui non ci sono buoni o cattivi biocarburanti e che nel
mondo esistono dei biocarburanti che non hanno impatto sulla sicurezza
alimentare dei paesi e che su questi bisognerebbe focalizzarsi.
Ha portato l’esempio dell’Argentina in cui sono le eccedenze
alimentari ad essere usate come biocarburanti.
Il neo Direttore ha poi affrontato la difficile questione degli
Organismi geneticamente modificati che secondo lui non vanno sradicati.
“Io credo, ha dichiarato Da Silva, che la biotecnologia sia
un nuovo camino della scienza e che non debba essere scartato. Quello
che va combattuto, ha continuato, è il monopolio delle sementi.
Non credo infatti che nessuna delle multinazionali produttrici di
semi debba averne il completo controllo.”
Da Silva ha poi dipinto uno scenario futuro in cui i problemi della
volatilità dei prezzi alimentari non verranno risolti a breve
termine: “ Purtroppo, ha spiegato, non si tratta di una situazione
temporanea”. La soluzione secondo il neo Direttore generale
della Fao, si avrà solo a lungo termine: se e quando i mercati
verranno sottoposti a regole più rigide che non permettano
speculazioni. Il compito della Fao, ha concluso, è di aiutare
i paesi in via di sviluppo ad affrontare la situazione e guidare
le loro politiche in materia di produzione e commercializzazione
dei prodotti alimentari.
www.fao.org
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Caldo:
la difesa con frutta a pranzo e a cena
Sono
oltre 20 milioni gli italiani che si difendono dal caldo mangiando
sempre frutta fresca sia a pranzo che a cena mentre sono solo un
milione quelli che non la mangiano mai nonostante le alte temperature.
E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare il decalogo
del Ministero della Salute che per combattere le ondate di calore
suggerisce di mangiare molta frutta fresca che contiene fino al
90 per cento di acqua. Il miglior modo per combattere il caldo e
l'eccessiva sudorazione è quello - sottolinea la Coldiretti
- di mangiare cibi rinfrescanti, ricchi di vitamine e sali minerali
indispensabili per non affaticare troppo l'organismo come la frutta
e verdura di stagione che aiuta a sconfiggere l'afa di questi giorni
e assicura un pieno di salute. Soprattutto gli anziani per dormire
bene la notte devono fare attenzione alla tavola preferendo pane,
pasta, riso, ma anche lattuga, cipolla, radicchio, formaggi freschi,
uova bollite, latte fresco caldo e frutta dolce come pesche e nettarine,
che aiutano a riposare. Occorre invece evitare cibi pesanti, alcolici
e gli alimenti troppo conditi con pepe, sale o paprika, ma anche
attenzione al caffè. Con l'arrivo del grande caldo - continua
la Coldiretti - è fermamente sconsigliato bere bibite ghiacciate
poichè l'improvviso raffreddamento indotto dal liquido molto
freddo può ridurre considerevolmente la funzionalità
dell'apparato digerente determinando fenomeni di congestione. Meglio
allora - conclude la Coldiretti - sostituire le bibite gassate con
frullati, centrifugati, macedonie e succhi di frutta.
www.coldiretti.it
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Istat:
a maggio per l’agricoltura costi produttivi alle stelle
Non
più solo il “caro-carburante”. A mettere in difficoltà
le aziende agricole italiane, spingendo sempre più su i costi
di produzione, ci pensano i rincari “record” di mangimi
e fertilizzanti. Soltanto a maggio, la spesa per i composti destinati
all’alimentazione animale è cresciuta del 17 per cento
annuo, mentre quella per i concimi è salita del 5,8 per cento
e quella per l’energia del 4,1 per cento. Lo afferma la Cia-Confederazione
italiana agricoltori sulla base dei dati Ismea, in occasione della
diffusione del rapporto mensile dell’Istat sui prezzi alla
produzione industriali.
In particolare sul fronte energetico -sottolinea la Cia- gli agricoltori
“sborsano” a maggio l’1,8 per cento in più
del 2010 per l’elettricità, il 3,7 per cento in più
per i lubrificanti e soprattutto il 5,2 per cento in più
per i carburanti. Per le imprese si tratta di un rincaro insostenibile,
tanto più in questo periodo dell’anno in cui ci sono
le operazioni di semina, concimazione, diserbo, irrigazione, trinciatura
e raccolta. Tutte pratiche che richiedono l’impiego di macchinari
e, quindi, un grande utilizzo di carburante.
D’altra parte -ricorda la Cia- mentre aumentano costantemente
i costi produttivi (che a maggio segnano in totale un più
5,1 per cento tendenziale e un più 0,3 per cento sul mese
precedente), i prezzi all’origine restano non remunerativi
per gli agricoltori. Rispetto ad aprile, le quotazioni sui campi
hanno perso lo 0,5 per cento, con una riduzione “boom”
per la frutta (meno 7,1 per cento). Colpa dell’allarme “batterio
killer”, che ha costretto moltissimi produttori ortofrutticoli
a vendere sottocosto pur di non distruggere l’invenduto.
www.cia.it
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I
giovani italiani bevono (e si ubriacano) meno
Forse
qualcosa si muove: campagne di sensibilizzazione contro l’abuso
di alcol, e progetti sulla diffusione della cultura del vino
come portatore del messaggio del bere consapevole sembrano dare
i primi risultati tra i giovanissimi: i ragazzi tra i 15 e i 19
hanno bevuto il 12,7% di alcolici in meno e soprattutto, a sentir
loro, si ubriacano meno (-5,4% sul 2010). Emerge dalla Relazione
annuale al Parlamento sull’uso di sostanze stupefacenti.
“I dati relativi al calo di consumo dell’alcol tra i
giovani mostrano i primi segnali del diffondersi di una cultura
di consumo diversa, concentrata sul bere consapevole e di qualità,
rispetto alla quantità che provoca ubriacature”, commenta
il direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli. “Da
anni sosteniamo che l’abuso di alcol da parte delle giovani
generazioni non è collegato al consumo di vino ma all’assunzione
di cocktail, spesso accompagnato con sostanze stupefacenti. Del
resto, dagli anni ‘70 ad oggi, i consumi di vino in Italia,
dell’intera popolazione e quindi anche delle fasce giovanili,
sono scesi dai 120 litri pro capite agli attuali 43 litri, e l’Italia
figura negli ultimi posti in Europa nel rapporto tra alcol e incidenti
stradali. È anche compito nostro - sottolinea Martelli -
educare ad un consumo consapevole e farlo a partire dai più
giovani che saranno i consumatori di domani, ai quali abbiamo tutto
da insegnare, a partire dal legame del vino con il suo territorio,
il lavoro che c’é dietro una bottiglia e la giusta
quantità da consumare per apprezzarlo senza rischi”.
Anche perché i rischi di un consumo smodato ed eccessivo,
soprattutto in giovane età, sono confermati dalla scienza:
il binge-drinking, tra i 18 e i 25 anni, con il cervello ancora
in fase di sviluppo, sarebbe molto più dannoso che in altre
età. Lo dice una ricerca dell’Università di
Cincinnati, che ha studiato i comportamenti del cervello di un gruppo
di studenti maschi e femmine: per gli habituè della sbronza
la conseguenza è l’assottigliamento della corteccia
prefrontale, la porzione del cervello implicata nell’attenzione,
nel prendere decisioni, nelle emozioni e nel controllare gli impulsi.
www.winenews.it
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Susina
di Dro: ennesima dimostrazione di ricchezza e qualità italiana
"La
pubblicazione europea della domanda di registrazione della "Susina
di Dro" DOP rappresenta l'ennesima dimostrazione della ricchezza
e della qualità dello straordinario patrimonio agroalimentare
del nostro Paese".
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali,
Saverio Romano, commenta la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale
dell'Unione Europea - serie C 185 del 25 Giugno 2011- della domanda
di registrazione della denominazione "Susina di Dro" DOP.
Da questo momento la procedura comunitaria prevede sei mesi di tempo
per permettere agli altri Stati Membri di presentare eventuali domande
di opposizione. Trascorso questo periodo la Susina di Dro sarà
iscritta nel registro ufficiale europeo delle DOP e IGP.
Con la Denominazione di Origine Protetta «Susina di Dro»
si tutela il frutto fresco della cultivar locale Prugna di Dro,
comunemente detta Susina di Dro. All'atto dell'immissione al consumo
i frutti freschi devono essere interi, di aspetto fresco e sano,
puliti, privi di sostanze ed odori estranei, di forma ovale, moderatamente
allungata, con polpa compatta, ricoperti dalla caratteristica pruina
biancastra. La «Susina di Dro» è una cultivar
autoctona, di lunga tradizione, coltivata e stabilizzatasi geneticamente
nel tempo nelle Valli del fiume Sarca. Il particolare pregio della
DOP «Susina di Dro» è legato al suo contenuto
in polifenoli i quali influenzano in modo determinante i caratteri
organolettici, il colore ed il sapore del frutto e rivestono un
grande interesse dal punto di vista farmacologico. I frutti sono
caratterizzati anche dal contenuto minimo in zuccheri, determinante
per la definizione del gusto dolce-acidulo tipico di questo ecotipo
locale.
L'attenzione alle peculiarità di questo frutto in termini
di contenuto in polifenoli e in zuccheri trova riscontro in studi
pubblicati fin dal 1975. Questa raccolta di dati unita ad alcuni
più recenti studi di caratterizzazione testimoniano quanto
le proprietà della «Susina di Dro» siano da tempo
concretamente riconosciute e tutt'ora confermate. La cultivar locale
«Prugna di Dro» è stata selezionata nei secoli
dalla sapienza agricola dei contadini della zona di produzione,
che derivavano le nuove piantine prevalentemente da seme o pollone
radicale, esercitando un continuo controllo ed una pressione di
miglioramento genetico massale basata sull'osservazione dei caratteri
fenotipici legati soprattutto alle caratteristiche produttive degli
impianti e organolettiche dei frutti.
www.politicheagricole.it
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