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2007: una
vendemmia pronta a battere ogni record di “anticipo”
La difficile
IGP all’aceto Balsamico
Il “Sistema
Montepulciano”: lo stimolo per la Pdl sulla deducibilità
Nasce il
club degli amici delle Città dell’Olio
Vino e
turismo al femminile
La terapia
del salame

2007:
una vendemmia pronta a battere ogni record di “anticipo”
La
vendemmia 2007 potrebbe essere ricordata come la più precoce
degli ultimi trent’anni e con un quantitativo al di sotto
di quello dello scorso anno, stimabile, attualmente, in un -5% circa,
a livello nazionale, rispetto ai 50 milioni di ettolitri calcolati
dall’Istat per il 2006.
E’ quanto emerge da una ricognizione sullo stato dei vigneti
svolta da Ismea e dal settimanale “Il Corriere Vinicolo”
dell’Unione Italiana Vini, nella prima decade di luglio. Le
settimane prossime saranno fondamentali, comunque, per il risultato
produttivo vista l’estrema sensibilità della vite alle
variazioni meteorologiche e soprattutto perché si determineranno
le rese dell’uva in vino. Inoltre, sono tutti da verificare
gli eventuali danni del maltempo che ha investito il Nord a metà
di luglio.
“I 3 o 4 gradi di innalzamento della temperatura, registrati
nella seconda metà di marzo e nel mese di aprile –
spiegano i responsabili di Unione Italiana Vini e Ismea - hanno
fatto germogliare le viti mediamente 15 giorni prima rispetto a
un’annata considerata normale. Tale situazione non solo si
è mantenuta, ma si è intensificata con la successiva
fase di fioritura che ha portato a 20 i giorni di anticipo, confermati
sostanzialmente anche nell’allegagione. Quella descritta è
la situazione generale del vigneto Italia, ma è bene ricordare
che alcune zone, soprattutto del Sud, hanno avuto una stagione meno
anomala sotto il profilo meteorologico, per cui l’anticipo
è meno evidente rispetto a quello delle regioni settentrionali”.
L’allarme per la carenza di precipitazioni durante tutto l’inverno
e gran parte della primavera è rientrato grazie alle piogge
di giugno che hanno ristabilito le riserve idriche delle viti. Nel
mese di giugno, inoltre, si è avuto anche un abbassamento
delle temperature che ha un po’ rallentato lo sviluppo vegetativo,
ripartito poi con il caldo di luglio. Se le cose continueranno così,
secondo gli esperti, l’anticipo è calcolabile in 4
o 5 giorni rispetto alla vendemmia del 2003, che fino ad ora deteneva
il primato di “precocità”, in virtù del
caldo registrato in estate. A differenza di quella vendemmia, il
2007 presenta però meno problemi legati alla siccità.
C’è da sottolineare, comunque, che negli ultimi decenni
l’accorciamento del periodo vegetativo delle viti, con un
conseguente anticipo della vendemmia, sta diventando una caratteristica
strutturale legata all’innalzamento delle temperature medie.
Quella del 2007 sarà una campagna caratterizzata anche da
forti attacchi di patogeni che, soprattutto in alcune zone, hanno
causato danni alla produzione. E’ il caso della peronospora
che ha colpito in particolar modo la Sicilia, ma anche dell’oidio
che, nonostante i trattamenti praticati, si è manifestato
in più areali. Da segnalare anche grandinate sporadiche che
hanno provocato localmente qualche problema.
Buone, invece, le aspettative sulla qualità della prossima
vendemmia, naturalmente dove le fitopatie sono state ben controllate,
anche se è ancora prematuro azzardare ipotesi al riguardo.
Scendendo nel dettaglio regionale si osserva che, in generale, le
previsioni si orientano su una sostanziale stabilità nel
Centro-Nord e una leggera flessione al Sud, più accentuate
in certe aree.
Dettaglio regionale
Piemonte, una produzione che non dovrebbe discostarsi da quella
del 2006. Inverno e primavera sono stati scarsi di precipitazioni
e, soprattutto, caratterizzati da temperature spesso molto al di
sopra della media. Soltanto le piogge del mese di giugno hanno,
in parte, colmato le carenze idriche, che da più parti hanno
destato forte preoccupazione.
In Lombardia, dove le quantità sono segnalate in linea o
leggermente inferiori a quelle dello scorso anno, l’andamento
meteo caratterizzato da temperature miti e bel tempo ha provocato
uno sviluppo vegetativo anticipato praticamente ovunque, mentre
il mese di giugno, non eccessivamente caldo e nel quale non sono
mancate le precipitazioni, ha coinciso con un rallentamento della
vegetazione.
Anche in Veneto lo stato delle uve si presenta ottimale, mentre
sul piano quantitativo si stima una lieve flessione legata, però,
solo alle uve precoci, che hanno presentato un germogliamento al
di sotto della norma.
Per il Trentino Alto Adige si stima una produzione simile a quella
del 2006, con qualche lieve incremento circoscritto alla provincia
di Bolzano, dove tutte le fasi dello sviluppo vegetativo sono considerate
buone, con sporadici attacchi di malattie, peraltro subito arginati,
dovuti alle piogge di giugno. Le grandinate che si sono abbattute
sulla provincia hanno inciso poco sugli areali vocati alla viticoltura.
In Friuli Venezia Giulia, secondo le prime indicazioni, la produzione
dovrebbe ricalcare quella dell’anno precedente salvo un significativo
anticipo di tutte le fasi fenologiche dovuto a un inverno anomalo.
La fioritura è avvenuta con 25-30 giorni di anticipo sul
normale. Con le attuali condizioni meteo, inoltre, si prospetta
un inizio di vendemmia addirittura nei primi giorni di agosto per
le uve destinate ai vini base spumante.
Anticipo di due o tre settimane anche per i vigneti della Valle
d’Aosta, la cui produzione si prevede in linea con quella
precedente e di buona qualità, nonostante oidio e peronospora
si siano presentati con attacchi superiori alla media.
In Liguria, se il tempo continua ad essere favorevole, si attende
una buona produzione.
Passando all’Emilia Romagna, al momento, non si prevedono
significativi scostamenti dalla produzione del 2006, risultato di
un leggero aumento nella zona dei Lambruschi e delle riduzioni attese
nelle zone collinari della Romagna.
La Toscana, che presenta un anticipo che va dai 10 ai 20 giorni
a seconda delle aree produttive, ha avuto un buono sviluppo vegetativo
in tutte le fasi. Lo stress idrico è stato evitato dalle
piogge di maggio e giugno e le uve, la cui quantità è
paragonabile a quella dello scorso anno, sono previste qualitativamente
buone.
La produzione si stima stabile anche nelle Marche, salvo problemi
di siccità che ancora affliggono il vigneto regionale. La
completa maturazione delle uve, in anticipo di 15 giorni, potrebbe
essere compromessa dalla mancanza di piogge che, per tutto il mese
di giugno e per la prima decade di luglio, sono state sempre annunciate,
ma non sono mai arrivate, lasciando le viti sull’orlo dello
stress idrico.
In Umbria lo stato dei vigneti è in condizioni ottimali,
anche se nel Ternano l’allegagione non è sempre risultata
all’altezza delle aspettative.
Nel Lazio si attende, invece, una produzione inferiore a quella
del 2006. A un inverno mite hanno fatto seguito temporali primaverili
che hanno condizionato fioritura e allegagione, rendendo i grappoli
più spargoli. Gli attacchi di crittogame risultano nella
media.
In Abruzzo le diverse fasi fenologiche si sono susseguite prevalentemente
in condizioni meteo buone, ad eccezione di circoscritte aree viticole.
Ciò ha consentito di avere una buona carica di grappoli con
un’elevata percentuale di allegagione limitando il fenomeno
dell’acinellatura..
In Puglia, dove si prevede una produzione che non dovrebbe superare
i volumi del 2006, lo sviluppo vegetativo è stato piuttosto
buono con un anticipo che si può calcolare intorno ai 10
giorni sia nelle zone settentrionali della regione, sia nel Salento.
Dopo l’abbondante vendemmia dello scorso anno, per la Campania
si stima un ritorno sui volumi medi degli ultimi cinque anni.
Nel Molise lo stato di salute del vigneto è nel complesso
buono con una produzione in leggero recupero sulla media degli ultimi
cinque anni.
Poche, invece, le variazioni previste per la Calabria. L’andamento
stagionale è stato anomalo, con alternanza di fresco e caldo
umido che ha comunque permesso uno sviluppo vegetativo buono.
Il 2007 non è sicuramente una buona annata per la Sicilia.
L’anticipo eclatante registrato in molte altre parti della
Penisola qui non c’è stato e si limita mediamente a
una settimana.
La situazione prevendemmiale in Sardegna lascia prevedere una buona
annata, sia per quantità, stabile su base annua, che per
qualità. Anche in questa regione l’anticipo, pur presente,
è inferiore alla media nazionale.
Raffaella Leoni, Unione Italiana Vini, r.leoni@uiv.it
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La
difficile IGP all’aceto Balsamico
E' stata
finalmente pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
la domanda per la concessione della denominazione IGP (Indicazione
Geografica Protetta) all'Aceto Balsamico di Modena, ma non sono
ancora stati appianati disaccordi e perplessità. "Con
la pubblicazione della domanda - ha detto il ministro delle Politiche
agricole alimentari e forestali Paolo De Castro - si apre una fase
nuova, che sono certo porterà al superamento di tutte le
incomprensioni tra i produttori italiani di aceto balsamico".
Di soddisfazione le parole del Ministro che però non si astiene
dal fare riferimento alle gravi polemiche che si sono accese proprio
tra i produttori italiani (modenesi e non solo) di aceto balsamico.
Decisamente positivo il commento di Remo Vellani, Presidente del
Consorzio Produzione Certificata Aceto Balsamico di Modena, uno
dei due Consorzi volontari (anche questa dualità la dice
lunga sulla diversità di interessi…): “noi abbiamo
capito subito che la strada della regolamentazione e della certificazione
dei sistemi di produzione era indispensabile per dare all’Aceto
Balsamico di Modena quell’ immagine di prestigio che un prodotto
dalla tradizione secolare come questo senz’altro merita.”
Dello stesso parere Alberto Mantovani, Presidente dalla Camera di
Commercio di Modena: E' superfluo ricordare che si tratta di uno
dei prodotti di maggior eccellenza della nostra area, per il quale,
l'ottenimento dell'IGP - attraverso il protocollo ed il deposito
di uno specifico disciplinare condiviso da tutte le componenti professionali
- costituisce il frutto di un impegno della Camera di Commercio
e degli altri Enti modenesi (Provincia e Comuni più interessati),
della Regione Emilia Romagna, dei produttori, dei loro organismi
consortili e delle associazioni di categoria".
Non è invece soddisfatto il Consorzio Aceto Balsamico di
Modena, come risulta dalle dichiarazioni del Presidente Cesare Mazzetti.
“La domanda di IGP pubblicata venerdì 6 luglio nella
Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea non ci rallegra
affatto : il disciplinare pubblicato infatti non soddisfa ai criteri
indicati dai produttori, che lo scorso maggio avevano presentato
un ricorso contro tale testo, che non rispetta né il territorio
di origine, né le consuetudini produttive, e che mette a
rischio la denominazione stessa, esponendola a problemi e possibili
opposizioni internazionali…. Duole oggi notare che il Governo
Italiano e le Istituzioni locali non abbiano mantenuto gli impegni,
e abbiano richiesto la pubblicazione di un testo che non è
condiviso né accettato da ben due dei tre Consorzi interessati,
e cioè dalla maggioranza dei produttori”.
Una controversia difficile che tuttavia si spera venga appianata
entro breve tempo, nell’interesse di uno dei prodotti italiani
più prestigiosi e apprezzati nel mondo.
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Il
“Sistema Montepulciano”: lo stimolo per la Pdl sulla
deducibilità
Parte
da Montepulciano (Si) la proposta di legge che prevede la possibilità
di rendere deducibili i contributi o i finanziamenti a sostegno
di quei consorzi di tutela che hanno sottoscritto con le amministrazioni
comunali progetti mirati alla riqualificazione del territorio. La
proposta, presentata alla stampa il 18 luglio alla Camera dei deputati
e presentata in Commissione Finanza lo scorso 22 marzo, è
partita infatti da una idea progettuale del Consorzio del Vino Nobile
di Montepulciano, d’intento con l’Amministrazione locale,
e ha trovato nel deputato dell’Ulivo Franco Ceccuzzi il sostenitore
principale.
“La concretizzazione del progetto nato con la presidenza di
Massimo Romeo, promotore dell’iniziativa – ha dichiarato
il presidente del Consorzio, Luca Gattavecchi – è il
premio al lavoro che abbiamo intrapreso a Montepulciano a partire
dai produttori di vino con l’obiettivo di contribuire a una
forte qualificazione del territorio grazie a una stretta collaborazione
con l’Amministrazione Comunale”. A sostenere la Pdl
di Ceccuzzi, tra gli altri, il Presidente della Commissione Agricoltura,
On. Marco Lion e il Presidente della Commissione Finanza, On. Paolo
Del Mese, il Presidente di Symbola, On. Ermete Realacci e il Presidente
delle Città del Vino, Valentino Valentini. “Sono da
sempre favorevole a iniziative che come questa stimolano nel nostro
Paese azione concrete – ha detto l’On. Marco Lion nel
suo intervento – e credo che per questo settore particolare
il futuro sia proprio nella iniziativa congiunta tra consorzi e
amministrazioni locali che nel Governo dovranno trovare un supporto
finanziario”.
“Montepulciano vive di un forte legame tra il suo territorio
e il mondo del vino – spiega il sindaco di Montepulciano,
Massimo Della Giovampaola – e solo creando una sinergia tra
amministrazione e chi opera nel territorio in maniera diretta sarà
possibile mantenere intatto questo equilibrio perfetto che consolida
il sistema economico locale. A questo proposito già si possono
vedere i primi risultati nel progetto del restauro dell’Antica
Fortezza di Montepulciano”.
Obiettivo della Pdl, che può interessare gli oltre 120 consorzi
vitivinicoli italiani e gli oltre 50 consorzi di tutela di prodotti
a marchio Dop e Igp, pari a oltre 50mila aziende del settore, è
quello di stimolare un lavoro sinergico tra pubblico e privato operante
nel settore dell’agroalimentare attraverso progetti comuni
di sviluppo che abbiano una valenza sociale per il rispettivo territorio.
Le erogazioni previste sono vincolate ad accordi preventivi tra
i consorzi e le Amministrazioni finalizzati alla realizzazione di
programmi di riqualificazione territoriale monitorati dal Mipaaf.
“La proposta di legge – precisa l’On. Franco Ceccuzzi,
primo firmatario – parte da un progetto importante del Consorzio
dei produttori di Vino Nobile che insieme al Comune di Montepulciano
hanno dato vita a una serie di attività congiunte per la
promozione e la valorizzazione del territorio. Grazie anche al contributo
delle Città del Vino la Pdl nasce come strumento primario
verso una riforma complessiva rurale”. La proposta sarà
valutata a settembre, ma non si esclude, a detta del presidente
della Commissione Finanza, On. Paolo Del Mese, una sottoscrizione
bipartisan che renda abbreviato il percorso di approvazione. www.vinonobiledimontepulciano.it
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Nasce
il club degli amici delle Città dell’Olio
Il
“Club degli amici delle città dell’Olio”
è il nuovo organismo ideato all’interno dell’Associazione
omonima che dà la possibilità a tutti coloro che amano
il vero olio italiano di qualità, di vivere e conoscere da
vicino i molteplici aspetti dell’oro liquido nazionale. "La
nascita di questa nuova realtà - spiega il presidente delle
Città dell'Olio, Enrico Lupi - nasce dalla volontà
di dare continuità di rapporti a coloro che sono stati amministratori
e che negli oltre dieci anni di associazionismo hanno contribuito
ad accrescere l’interesse per lo sviluppo e la valorizzazione
del territorio e dell’olivicoltura e che non hanno più
lo stato giuridico per poter essere soci delle Città dell’Olio.
Inoltre vuole creare un legame culturale con quei testimonial di
valori come gli opinion leader, i giornalisti, gli scrittori e gli
assaggiatori. Il Club, quindi, sarà il luogo ideale in cui
queste figure -continua il Presidente Lupi - si confronteranno con
le Città dell'Olio, facendosi portavoce delle proprie esperienze
e delle proprie conoscenze , per promuovere la conoscenza della
cultura e della storia dell'olio extravergine di qualità
e dei suoi territori". Presidente del “Club degli Amici
delle Città dell’Olio” Presidente del Club è
stato eletto Michele Pangia, che ha svolto per 12 anni e con grande
capacità il ruolo di Vice presidente vicario a livello nazionale,
è uscito dalla sua carica lo scorso anno perché da
Assessore all’Agricoltura della provincia di Campobasso, è
diventato Consigliere regionale del Molise, perdendo così
lo stato giuridico per far parte dell’Associazione.
Strategie di mercato, tradizione e innovazione si incontrano, invece,
nel libro “Il marketing territoriale delle Città dell’Olio”.
Il volume, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze
della Comunicazione dell’Università degli Studi di
Siena e sostenuto dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali,
è uno degli ultimi risultati del progetto di promozione territoriale
che l’Associazione segue da anni e che ha visto anche la realizzazione
di importanti strumenti di valorizzazione del settore olivicolo
nazionale come la carta degli oli nei ristoranti.
Raccontare il mondo dell’oro liquido italiano al fine di favorire
lo sviluppo delle realtà territoriali associate che si affacciano
sul mercato con la specificità storica, culturale e paesaggistica
della risorsa olivicola ed istruire il consumatore sulle caratteristiche
di un buon prodotto sono gli obiettivi dell’analisi del sistema
economico e produttivo.
“Il progetto sul marketing territoriale delle Città
dell’Olio rappresenta un primo momento di studio e di raccolta
di dati sulle economie connesse all’olivicoltura locale, per
elaborare – spiega il presidente dell’Associazione,
Enrico Lupi - una strategia di marketing specifica che il singolo
ente associato possa applicare alla propria realtà.”Ottimi
i risultati raggiunti grazie alla numerosa partecipazione riscontrata
da parte degli associati.
Oltre 100 comuni italiani, infatti, distribuiti in 17 regioni per
un totale di circa 200.000 ettari di superficie olivicola (18% del
totale nazionale), hanno collaborato tramite la compilazione del
questionario strutturato per agevolare l’analisi del contesto
territoriale studiato.
Inserirsi in una nuova visione di marketing territoriale rappresenta
una novità rispetto alle altre attività dell’Associazione.
Per la prima volta si parla infatti di “spettacolarizzazione
della risorsa olio” che consiste nel creare una proposta di
sviluppo volta all’intero contesto storico, sociale, culturale
oltre che alla reale produzione olivicola, con l’obiettivo
di capire quale sia il sistema che trasforma l’olio in quel
prodotto che fa da tramite per i valori del territorio nei ristoranti,
negli agriturismi, nei musei e non solo.
“Questa ricerca intende spiegare innanzitutto – spiega
il Dott. Gaetano Torrisi, autore del libro - cosa succede, dal lato
dell’offerta, nel momento in cui si cerca di trasformare un
prodotto come l’olio in un bene tipico e, a seguire, da semplice
prodotto tipico in un sistema in grado di sostenere un consumo moderno
all’insegna della qualità alimentare. Il compito dei
territori sarà proprio quello di dare un grande contributo
a questo processo, sensibilizzando e motivando gli operatori locali
a trasmettere le peculiarità del prodotto locale in tutte
le occasioni di contatto con la clientela, tanto interna (cittadini
residenti) che esterna (turisti ospiti)”.
Una volta analizzate e spiegate le caratteristiche che rendono un’area
distintiva, il libro si propone di suggerire alcuni aspetti peculiari
da valorizzare prendendo esempio da sei regioni: Toscana, Liguria,
Umbria, Puglia, Sicilia e Sardegna.
Marzia Morganti Tempestini, cell. 3356130800, e.mail: marzia.morganti@gmail.com
- Associazione Nazionale Città dell'olio: tel. 0577.329109,
E-mail: info@cittadellolio.it.
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Vino
e turismo al femminile
Il
nuovo consumatore del vino italiano è donna, ha affermato
Donatella Cinelli Colombini, produttrice di Brunello di Montalcino
e di Chianti a Trequanda, fondatrice del Movimento Turismo del Vino,
ideatrice di Cantine Aperte e oggi anche Assessore al Turismo del
comune di Siena, durante la presentazione della ricerca “Vino
e Turismo al femminile”, presentata stamani in occasione del
convegno “Vino di genere” organizzato dall’Enoteca
Italiana di Siena con la presenza dell’Assessore all’Agricoltura
della Regione Toscana, Susanna Cenni e condotto con brio e arguzia
da Camilla Nata, giornalista di Rai Uno. “L’identikit
è piuttosto definito: se è giovane è colta
e beve poco ma bene, mentre con l’innalzarsi dell’età
cresce la sua attenzione al prezzo, ha continuato Cinelli Colombina”.
Così seguendo le parole della produttrice si scopre che sono
poco interessate al legame fra il vino e il suo territorio di origine
ma anzi tendono ad essere consumatrici infedeli perché sempre
attratte da nuove esperienze anche straniere. Rispetto ai maschi,
che rimangono i principali consumatori, sono più coinvolte
emotivamente nelle scelte e più motivate dal desiderio di
conoscere mentre meno degli uomini sono condizionate dall’abitudine
(Ricerca Chiara per Master in Wine Business Mib Trieste 2005).
“Se guadiamo gli stili di consumo mette in evidenza la Cinelli
Colombini, il 32% delle donne italiane si dichiara pronta a bere
una bottiglia di vino con le amiche. Per il gentil sesso il vino
è infatti un complemento della socializzazione e uno strumento
di relazione interpersonale. Le wine lovers nostrane iniziano a
gustare il vino intorno ai 20 anni e poi cercano di acculturarsi,
da qui la crescita esponenziale della frequenza femminile nei corsi
per sommelier”.
Le donne amano le bollicine molto più degli uomini ma il
loro vino preferito è fermo e secco, in effetti la credenza
che le vuole consumatrici di bianche leggeri e vini dolci è
del tutto infondata.
In enoteca la frequenza femminile è aumentata: il 41% degli
enotecari milanesi afferma che il proprio cliente è indifferentemente
uomo o donna. Se una donna e un uomo comprano insieme, è
lei a scegliere (29%) per poi chiedere quale sia l’abbinamento
migliore vino - cibo (57%).
L’Amministrazione Toscana ha lavorato molto in questo senso
individuando i “Vini delle Donne” all’interno
della migliore produzione regionale e proponendoli in degustazioni
separate durante tutti gli eventi promozionali. Infine l’Enoteca
Italiana di Siena sta lavorando con stilisti di moda, comunicatori
e degustatrici per capire quali siano le caratteristiche estetiche
e organolettiche adatte al nuovo target costituito dalle consumatrici.
Il 2007 ha segnato l’esordio dei concorsi di vino con giurie
femminili: “Wine Women Wont” ha avuto luogo a Santa
Rosa California dal 13 al 15 marzo con 1800 concorrenti. La presidente
Lea Peirce era affiancata dalle più importanti donne del
vino statunitensi fra cui Margrit Mondavi. Nel Principato di Monaco
l’enologa Régine Le Coz ha tenuto a battesimo “Femme
et Vins du Monde” dal 20 al 23 aprile dove i vini in concorso
venivano giudicati da commissioni composte da 5 esperte in rappresentante
di enologhe, produttrici, commercianti, comunicatrici e consumatrici
ovviamente tutte donne. C’è poi un argomento a sé
stante connesso alle donne che lavorano nel settore vino. In Italia
esiste l’Associazione Nazionale Donne del Vino fondata nel
1988 da Elisabetta Tognana di cui la Cinelli Colombini è
presidente della Toscana. “La donna è, dunque, il nuovo
protagonista del mercato del vino, ha concluso Donatella Cinelli
Colombini, ma anche nel turismo è ormai una grande opinion
leader. Crescono le donne fra i turisti del vino e c’è
persino un’agenzia “Women & Wine” che organizza
viaggi, incontri e degustazioni riservate alle donne appassionate
di grandi bottiglie”.
Per info: info@cinellicolombini.it
tel 0577 662108
[Indice]

La
terapia del salame
Le
stagioni non sono più come una volta, i gusti del tempo sono
dimenticati, si stava meglio quando si stava peggio e ora, addirittura,
mangiare salame fa bene alla salute. Esageriamo? Diciamo che è
una provocazione, ma non troppo: perlomeno perché è
d’autore. A parlare di “salameterapia” è
stato infatti recentemente il principe dei nutrizionisti italiani,
il professor Giorgio Calabrese che, nel corso di un convegno (si
parlava di Salame Piemonte dop e di suo possibile sviluppo come
prodotto d’eccellenza) ha svolto alcune interessanti e dirompenti
considerazioni su uno degli alimenti più buoni e succulenti,
ma anche tra i più ingiustamente demonizzati che esistano
sulla faccia della terra. Il professore ha ricordato preliminarmente
come negli ultimi decenni la selezione genetica dei maiali, le nuove
tecnologie di allevamento e la scelta rigorosa dei mangimi, tutti
di origine naturale, abbiano determinato la produzione di carni
suine magre particolarmente ricche di vitamine, sali minerali e
acidi grassi insaturi, ovvero quelle sostanze che aiutano a mantenere
il nostro organismo in perfetta salute e a contrastare le malattie
dell’invecchiamento. La novità più esaltante
tuttavia è che, dalle analisi condotte sull’insaccato
(in questo caso, in modo specifico sul Salame Piemonte), è
emerso chiaramente che l’impatto di questo prodotto sulla
nostra salute è del tutto analogo, o addirittura migliore,
a quello misurato su altri alimenti tradizionalmente classificati
come “salutari” come ad esempio il pesce persico, l’orata
e le carni bianche. Una notizia che cancella definitivamente ogni
dubbio sulle proprietà nutrizionali di alimenti tanto gustosi,
ma spesso guardati con diffidenza da persone che seguono stili alimentari
particolarmente rigorosi. Il professor Calabrese inoltre ha ricordato
che la carne suina è particolarmente ricca di acido stearico,
una sostanza molto utile all’organismo che, dopo essere stata
ingerita, si trasforma in acido oleico, il componente principale
dell’olio extra vergine di oliva, noto da sempre per le sue
proprietà benefiche sulla salute. Non a caso la “lezione”
di Calabrese sia terminata parlando addirittura di “salame
come terapia” grazie anche ai benefìci che si determinano
durante i processi di stagionatura delle carni insaccate, come ad
esempio la scomparsa delle tossine e la produzione di sostanze naturali
che tengono lontani i microrganismi dannosi. Insomma: buon appetito,
senza più rimorsi di coscienza? Probabile, con una sola perplessità
finale: ma siamo sicuri che queste “nuove” carni a prova
di dietologo, magre e vitaminizzate, provenienti da bestie selezionate
geneticamente, insomma questi nuovi insaccati “formato aspirina”
conservino davvero tutta la qualità organolettica, la ricchezza
di gusto dei loro progenitori “semplici”? La risposta
alla tavola!
Carlo Passera – www.asa-press.com
[Indice]
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore


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