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Newsletter 20 / 23.07.2007


2007: una vendemmia pronta a battere ogni record di “anticipo”
La difficile IGP all’aceto Balsamico
Il “Sistema Montepulciano”: lo stimolo per la Pdl sulla deducibilità
Nasce il club degli amici delle Città dell’Olio
Vino e turismo al femminile
La terapia del salame


2007: una vendemmia pronta a battere ogni record di “anticipo”

La vendemmia 2007 potrebbe essere ricordata come la più precoce degli ultimi trent’anni e con un quantitativo al di sotto di quello dello scorso anno, stimabile, attualmente, in un -5% circa, a livello nazionale, rispetto ai 50 milioni di ettolitri calcolati dall’Istat per il 2006.
E’ quanto emerge da una ricognizione sullo stato dei vigneti svolta da Ismea e dal settimanale “Il Corriere Vinicolo” dell’Unione Italiana Vini, nella prima decade di luglio. Le settimane prossime saranno fondamentali, comunque, per il risultato produttivo vista l’estrema sensibilità della vite alle variazioni meteorologiche e soprattutto perché si determineranno le rese dell’uva in vino. Inoltre, sono tutti da verificare gli eventuali danni del maltempo che ha investito il Nord a metà di luglio.
“I 3 o 4 gradi di innalzamento della temperatura, registrati nella seconda metà di marzo e nel mese di aprile – spiegano i responsabili di Unione Italiana Vini e Ismea - hanno fatto germogliare le viti mediamente 15 giorni prima rispetto a un’annata considerata normale. Tale situazione non solo si è mantenuta, ma si è intensificata con la successiva fase di fioritura che ha portato a 20 i giorni di anticipo, confermati sostanzialmente anche nell’allegagione. Quella descritta è la situazione generale del vigneto Italia, ma è bene ricordare che alcune zone, soprattutto del Sud, hanno avuto una stagione meno anomala sotto il profilo meteorologico, per cui l’anticipo è meno evidente rispetto a quello delle regioni settentrionali”.
L’allarme per la carenza di precipitazioni durante tutto l’inverno e gran parte della primavera è rientrato grazie alle piogge di giugno che hanno ristabilito le riserve idriche delle viti. Nel mese di giugno, inoltre, si è avuto anche un abbassamento delle temperature che ha un po’ rallentato lo sviluppo vegetativo, ripartito poi con il caldo di luglio. Se le cose continueranno così, secondo gli esperti, l’anticipo è calcolabile in 4 o 5 giorni rispetto alla vendemmia del 2003, che fino ad ora deteneva il primato di “precocità”, in virtù del caldo registrato in estate. A differenza di quella vendemmia, il 2007 presenta però meno problemi legati alla siccità. C’è da sottolineare, comunque, che negli ultimi decenni l’accorciamento del periodo vegetativo delle viti, con un conseguente anticipo della vendemmia, sta diventando una caratteristica strutturale legata all’innalzamento delle temperature medie.
Quella del 2007 sarà una campagna caratterizzata anche da forti attacchi di patogeni che, soprattutto in alcune zone, hanno causato danni alla produzione. E’ il caso della peronospora che ha colpito in particolar modo la Sicilia, ma anche dell’oidio che, nonostante i trattamenti praticati, si è manifestato in più areali. Da segnalare anche grandinate sporadiche che hanno provocato localmente qualche problema.
Buone, invece, le aspettative sulla qualità della prossima vendemmia, naturalmente dove le fitopatie sono state ben controllate, anche se è ancora prematuro azzardare ipotesi al riguardo.
Scendendo nel dettaglio regionale si osserva che, in generale, le previsioni si orientano su una sostanziale stabilità nel Centro-Nord e una leggera flessione al Sud, più accentuate in certe aree.
Dettaglio regionale
Piemonte, una produzione che non dovrebbe discostarsi da quella del 2006. Inverno e primavera sono stati scarsi di precipitazioni e, soprattutto, caratterizzati da temperature spesso molto al di sopra della media. Soltanto le piogge del mese di giugno hanno, in parte, colmato le carenze idriche, che da più parti hanno destato forte preoccupazione.
In Lombardia, dove le quantità sono segnalate in linea o leggermente inferiori a quelle dello scorso anno, l’andamento meteo caratterizzato da temperature miti e bel tempo ha provocato uno sviluppo vegetativo anticipato praticamente ovunque, mentre il mese di giugno, non eccessivamente caldo e nel quale non sono mancate le precipitazioni, ha coinciso con un rallentamento della vegetazione.
Anche in Veneto lo stato delle uve si presenta ottimale, mentre sul piano quantitativo si stima una lieve flessione legata, però, solo alle uve precoci, che hanno presentato un germogliamento al di sotto della norma.
Per il Trentino Alto Adige si stima una produzione simile a quella del 2006, con qualche lieve incremento circoscritto alla provincia di Bolzano, dove tutte le fasi dello sviluppo vegetativo sono considerate buone, con sporadici attacchi di malattie, peraltro subito arginati, dovuti alle piogge di giugno. Le grandinate che si sono abbattute sulla provincia hanno inciso poco sugli areali vocati alla viticoltura.
In Friuli Venezia Giulia, secondo le prime indicazioni, la produzione dovrebbe ricalcare quella dell’anno precedente salvo un significativo anticipo di tutte le fasi fenologiche dovuto a un inverno anomalo. La fioritura è avvenuta con 25-30 giorni di anticipo sul normale. Con le attuali condizioni meteo, inoltre, si prospetta un inizio di vendemmia addirittura nei primi giorni di agosto per le uve destinate ai vini base spumante.
Anticipo di due o tre settimane anche per i vigneti della Valle d’Aosta, la cui produzione si prevede in linea con quella precedente e di buona qualità, nonostante oidio e peronospora si siano presentati con attacchi superiori alla media.
In Liguria, se il tempo continua ad essere favorevole, si attende una buona produzione.
Passando all’Emilia Romagna, al momento, non si prevedono significativi scostamenti dalla produzione del 2006, risultato di un leggero aumento nella zona dei Lambruschi e delle riduzioni attese nelle zone collinari della Romagna.
La Toscana, che presenta un anticipo che va dai 10 ai 20 giorni a seconda delle aree produttive, ha avuto un buono sviluppo vegetativo in tutte le fasi. Lo stress idrico è stato evitato dalle piogge di maggio e giugno e le uve, la cui quantità è paragonabile a quella dello scorso anno, sono previste qualitativamente buone.
La produzione si stima stabile anche nelle Marche, salvo problemi di siccità che ancora affliggono il vigneto regionale. La completa maturazione delle uve, in anticipo di 15 giorni, potrebbe essere compromessa dalla mancanza di piogge che, per tutto il mese di giugno e per la prima decade di luglio, sono state sempre annunciate, ma non sono mai arrivate, lasciando le viti sull’orlo dello stress idrico.
In Umbria lo stato dei vigneti è in condizioni ottimali, anche se nel Ternano l’allegagione non è sempre risultata all’altezza delle aspettative.
Nel Lazio si attende, invece, una produzione inferiore a quella del 2006. A un inverno mite hanno fatto seguito temporali primaverili che hanno condizionato fioritura e allegagione, rendendo i grappoli più spargoli. Gli attacchi di crittogame risultano nella media.
In Abruzzo le diverse fasi fenologiche si sono susseguite prevalentemente in condizioni meteo buone, ad eccezione di circoscritte aree viticole. Ciò ha consentito di avere una buona carica di grappoli con un’elevata percentuale di allegagione limitando il fenomeno dell’acinellatura..
In Puglia, dove si prevede una produzione che non dovrebbe superare i volumi del 2006, lo sviluppo vegetativo è stato piuttosto buono con un anticipo che si può calcolare intorno ai 10 giorni sia nelle zone settentrionali della regione, sia nel Salento.
Dopo l’abbondante vendemmia dello scorso anno, per la Campania si stima un ritorno sui volumi medi degli ultimi cinque anni.
Nel Molise lo stato di salute del vigneto è nel complesso buono con una produzione in leggero recupero sulla media degli ultimi cinque anni.
Poche, invece, le variazioni previste per la Calabria. L’andamento stagionale è stato anomalo, con alternanza di fresco e caldo umido che ha comunque permesso uno sviluppo vegetativo buono.
Il 2007 non è sicuramente una buona annata per la Sicilia. L’anticipo eclatante registrato in molte altre parti della Penisola qui non c’è stato e si limita mediamente a una settimana.
La situazione prevendemmiale in Sardegna lascia prevedere una buona annata, sia per quantità, stabile su base annua, che per qualità. Anche in questa regione l’anticipo, pur presente, è inferiore alla media nazionale.
Raffaella Leoni, Unione Italiana Vini, r.leoni@uiv.it
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La difficile IGP all’aceto Balsamico

E' stata finalmente pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea la domanda per la concessione della denominazione IGP (Indicazione Geografica Protetta) all'Aceto Balsamico di Modena, ma non sono ancora stati appianati disaccordi e perplessità. "Con la pubblicazione della domanda - ha detto il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro - si apre una fase nuova, che sono certo porterà al superamento di tutte le incomprensioni tra i produttori italiani di aceto balsamico".
Di soddisfazione le parole del Ministro che però non si astiene dal fare riferimento alle gravi polemiche che si sono accese proprio tra i produttori italiani (modenesi e non solo) di aceto balsamico. Decisamente positivo il commento di Remo Vellani, Presidente del Consorzio Produzione Certificata Aceto Balsamico di Modena, uno dei due Consorzi volontari (anche questa dualità la dice lunga sulla diversità di interessi…): “noi abbiamo capito subito che la strada della regolamentazione e della certificazione dei sistemi di produzione era indispensabile per dare all’Aceto Balsamico di Modena quell’ immagine di prestigio che un prodotto dalla tradizione secolare come questo senz’altro merita.” Dello stesso parere Alberto Mantovani, Presidente dalla Camera di Commercio di Modena: E' superfluo ricordare che si tratta di uno dei prodotti di maggior eccellenza della nostra area, per il quale, l'ottenimento dell'IGP - attraverso il protocollo ed il deposito di uno specifico disciplinare condiviso da tutte le componenti professionali - costituisce il frutto di un impegno della Camera di Commercio e degli altri Enti modenesi (Provincia e Comuni più interessati), della Regione Emilia Romagna, dei produttori, dei loro organismi consortili e delle associazioni di categoria".
Non è invece soddisfatto il Consorzio Aceto Balsamico di Modena, come risulta dalle dichiarazioni del Presidente Cesare Mazzetti. “La domanda di IGP pubblicata venerdì 6 luglio nella Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea non ci rallegra affatto : il disciplinare pubblicato infatti non soddisfa ai criteri indicati dai produttori, che lo scorso maggio avevano presentato un ricorso contro tale testo, che non rispetta né il territorio di origine, né le consuetudini produttive, e che mette a rischio la denominazione stessa, esponendola a problemi e possibili opposizioni internazionali…. Duole oggi notare che il Governo Italiano e le Istituzioni locali non abbiano mantenuto gli impegni, e abbiano richiesto la pubblicazione di un testo che non è condiviso né accettato da ben due dei tre Consorzi interessati, e cioè dalla maggioranza dei produttori”.
Una controversia difficile che tuttavia si spera venga appianata entro breve tempo, nell’interesse di uno dei prodotti italiani più prestigiosi e apprezzati nel mondo.
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Il “Sistema Montepulciano”: lo stimolo per la Pdl sulla deducibilità

Parte da Montepulciano (Si) la proposta di legge che prevede la possibilità di rendere deducibili i contributi o i finanziamenti a sostegno di quei consorzi di tutela che hanno sottoscritto con le amministrazioni comunali progetti mirati alla riqualificazione del territorio. La proposta, presentata alla stampa il 18 luglio alla Camera dei deputati e presentata in Commissione Finanza lo scorso 22 marzo, è partita infatti da una idea progettuale del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, d’intento con l’Amministrazione locale, e ha trovato nel deputato dell’Ulivo Franco Ceccuzzi il sostenitore principale.
“La concretizzazione del progetto nato con la presidenza di Massimo Romeo, promotore dell’iniziativa – ha dichiarato il presidente del Consorzio, Luca Gattavecchi – è il premio al lavoro che abbiamo intrapreso a Montepulciano a partire dai produttori di vino con l’obiettivo di contribuire a una forte qualificazione del territorio grazie a una stretta collaborazione con l’Amministrazione Comunale”. A sostenere la Pdl di Ceccuzzi, tra gli altri, il Presidente della Commissione Agricoltura, On. Marco Lion e il Presidente della Commissione Finanza, On. Paolo Del Mese, il Presidente di Symbola, On. Ermete Realacci e il Presidente delle Città del Vino, Valentino Valentini. “Sono da sempre favorevole a iniziative che come questa stimolano nel nostro Paese azione concrete – ha detto l’On. Marco Lion nel suo intervento – e credo che per questo settore particolare il futuro sia proprio nella iniziativa congiunta tra consorzi e amministrazioni locali che nel Governo dovranno trovare un supporto finanziario”.
“Montepulciano vive di un forte legame tra il suo territorio e il mondo del vino – spiega il sindaco di Montepulciano, Massimo Della Giovampaola – e solo creando una sinergia tra amministrazione e chi opera nel territorio in maniera diretta sarà possibile mantenere intatto questo equilibrio perfetto che consolida il sistema economico locale. A questo proposito già si possono vedere i primi risultati nel progetto del restauro dell’Antica Fortezza di Montepulciano”.
Obiettivo della Pdl, che può interessare gli oltre 120 consorzi vitivinicoli italiani e gli oltre 50 consorzi di tutela di prodotti a marchio Dop e Igp, pari a oltre 50mila aziende del settore, è quello di stimolare un lavoro sinergico tra pubblico e privato operante nel settore dell’agroalimentare attraverso progetti comuni di sviluppo che abbiano una valenza sociale per il rispettivo territorio. Le erogazioni previste sono vincolate ad accordi preventivi tra i consorzi e le Amministrazioni finalizzati alla realizzazione di programmi di riqualificazione territoriale monitorati dal Mipaaf.
“La proposta di legge – precisa l’On. Franco Ceccuzzi, primo firmatario – parte da un progetto importante del Consorzio dei produttori di Vino Nobile che insieme al Comune di Montepulciano hanno dato vita a una serie di attività congiunte per la promozione e la valorizzazione del territorio. Grazie anche al contributo delle Città del Vino la Pdl nasce come strumento primario verso una riforma complessiva rurale”. La proposta sarà valutata a settembre, ma non si esclude, a detta del presidente della Commissione Finanza, On. Paolo Del Mese, una sottoscrizione bipartisan che renda abbreviato il percorso di approvazione. www.vinonobiledimontepulciano.it
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Nasce il club degli amici delle Città dell’Olio

Il “Club degli amici delle città dell’Olio” è il nuovo organismo ideato all’interno dell’Associazione omonima che dà la possibilità a tutti coloro che amano il vero olio italiano di qualità, di vivere e conoscere da vicino i molteplici aspetti dell’oro liquido nazionale. "La nascita di questa nuova realtà - spiega il presidente delle Città dell'Olio, Enrico Lupi - nasce dalla volontà di dare continuità di rapporti a coloro che sono stati amministratori e che negli oltre dieci anni di associazionismo hanno contribuito ad accrescere l’interesse per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio e dell’olivicoltura e che non hanno più lo stato giuridico per poter essere soci delle Città dell’Olio. Inoltre vuole creare un legame culturale con quei testimonial di valori come gli opinion leader, i giornalisti, gli scrittori e gli assaggiatori. Il Club, quindi, sarà il luogo ideale in cui queste figure -continua il Presidente Lupi - si confronteranno con le Città dell'Olio, facendosi portavoce delle proprie esperienze e delle proprie conoscenze , per promuovere la conoscenza della cultura e della storia dell'olio extravergine di qualità e dei suoi territori". Presidente del “Club degli Amici delle Città dell’Olio” Presidente del Club è stato eletto Michele Pangia, che ha svolto per 12 anni e con grande capacità il ruolo di Vice presidente vicario a livello nazionale, è uscito dalla sua carica lo scorso anno perché da Assessore all’Agricoltura della provincia di Campobasso, è diventato Consigliere regionale del Molise, perdendo così lo stato giuridico per far parte dell’Associazione.
Strategie di mercato, tradizione e innovazione si incontrano, invece, nel libro “Il marketing territoriale delle Città dell’Olio”. Il volume, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Siena e sostenuto dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, è uno degli ultimi risultati del progetto di promozione territoriale che l’Associazione segue da anni e che ha visto anche la realizzazione di importanti strumenti di valorizzazione del settore olivicolo nazionale come la carta degli oli nei ristoranti.
Raccontare il mondo dell’oro liquido italiano al fine di favorire lo sviluppo delle realtà territoriali associate che si affacciano sul mercato con la specificità storica, culturale e paesaggistica della risorsa olivicola ed istruire il consumatore sulle caratteristiche di un buon prodotto sono gli obiettivi dell’analisi del sistema economico e produttivo.
“Il progetto sul marketing territoriale delle Città dell’Olio rappresenta un primo momento di studio e di raccolta di dati sulle economie connesse all’olivicoltura locale, per elaborare – spiega il presidente dell’Associazione, Enrico Lupi - una strategia di marketing specifica che il singolo ente associato possa applicare alla propria realtà.”Ottimi i risultati raggiunti grazie alla numerosa partecipazione riscontrata da parte degli associati.
Oltre 100 comuni italiani, infatti, distribuiti in 17 regioni per un totale di circa 200.000 ettari di superficie olivicola (18% del totale nazionale), hanno collaborato tramite la compilazione del questionario strutturato per agevolare l’analisi del contesto territoriale studiato.
Inserirsi in una nuova visione di marketing territoriale rappresenta una novità rispetto alle altre attività dell’Associazione. Per la prima volta si parla infatti di “spettacolarizzazione della risorsa olio” che consiste nel creare una proposta di sviluppo volta all’intero contesto storico, sociale, culturale oltre che alla reale produzione olivicola, con l’obiettivo di capire quale sia il sistema che trasforma l’olio in quel prodotto che fa da tramite per i valori del territorio nei ristoranti, negli agriturismi, nei musei e non solo.
“Questa ricerca intende spiegare innanzitutto – spiega il Dott. Gaetano Torrisi, autore del libro - cosa succede, dal lato dell’offerta, nel momento in cui si cerca di trasformare un prodotto come l’olio in un bene tipico e, a seguire, da semplice prodotto tipico in un sistema in grado di sostenere un consumo moderno all’insegna della qualità alimentare. Il compito dei territori sarà proprio quello di dare un grande contributo a questo processo, sensibilizzando e motivando gli operatori locali a trasmettere le peculiarità del prodotto locale in tutte le occasioni di contatto con la clientela, tanto interna (cittadini residenti) che esterna (turisti ospiti)”.
Una volta analizzate e spiegate le caratteristiche che rendono un’area distintiva, il libro si propone di suggerire alcuni aspetti peculiari da valorizzare prendendo esempio da sei regioni: Toscana, Liguria, Umbria, Puglia, Sicilia e Sardegna.
Marzia Morganti Tempestini, cell. 3356130800, e.mail: marzia.morganti@gmail.com - Associazione Nazionale Città dell'olio: tel. 0577.329109, E-mail: info@cittadellolio.it.
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Vino e turismo al femminile

Il nuovo consumatore del vino italiano è donna, ha affermato Donatella Cinelli Colombini, produttrice di Brunello di Montalcino e di Chianti a Trequanda, fondatrice del Movimento Turismo del Vino, ideatrice di Cantine Aperte e oggi anche Assessore al Turismo del comune di Siena, durante la presentazione della ricerca “Vino e Turismo al femminile”, presentata stamani in occasione del convegno “Vino di genere” organizzato dall’Enoteca Italiana di Siena con la presenza dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana, Susanna Cenni e condotto con brio e arguzia da Camilla Nata, giornalista di Rai Uno. “L’identikit è piuttosto definito: se è giovane è colta e beve poco ma bene, mentre con l’innalzarsi dell’età cresce la sua attenzione al prezzo, ha continuato Cinelli Colombina”.
Così seguendo le parole della produttrice si scopre che sono poco interessate al legame fra il vino e il suo territorio di origine ma anzi tendono ad essere consumatrici infedeli perché sempre attratte da nuove esperienze anche straniere. Rispetto ai maschi, che rimangono i principali consumatori, sono più coinvolte emotivamente nelle scelte e più motivate dal desiderio di conoscere mentre meno degli uomini sono condizionate dall’abitudine (Ricerca Chiara per Master in Wine Business Mib Trieste 2005).
“Se guadiamo gli stili di consumo mette in evidenza la Cinelli Colombini, il 32% delle donne italiane si dichiara pronta a bere una bottiglia di vino con le amiche. Per il gentil sesso il vino è infatti un complemento della socializzazione e uno strumento di relazione interpersonale. Le wine lovers nostrane iniziano a gustare il vino intorno ai 20 anni e poi cercano di acculturarsi, da qui la crescita esponenziale della frequenza femminile nei corsi per sommelier”.
Le donne amano le bollicine molto più degli uomini ma il loro vino preferito è fermo e secco, in effetti la credenza che le vuole consumatrici di bianche leggeri e vini dolci è del tutto infondata.
In enoteca la frequenza femminile è aumentata: il 41% degli enotecari milanesi afferma che il proprio cliente è indifferentemente uomo o donna. Se una donna e un uomo comprano insieme, è lei a scegliere (29%) per poi chiedere quale sia l’abbinamento migliore vino - cibo (57%).
L’Amministrazione Toscana ha lavorato molto in questo senso individuando i “Vini delle Donne” all’interno della migliore produzione regionale e proponendoli in degustazioni separate durante tutti gli eventi promozionali. Infine l’Enoteca Italiana di Siena sta lavorando con stilisti di moda, comunicatori e degustatrici per capire quali siano le caratteristiche estetiche e organolettiche adatte al nuovo target costituito dalle consumatrici.
Il 2007 ha segnato l’esordio dei concorsi di vino con giurie femminili: “Wine Women Wont” ha avuto luogo a Santa Rosa California dal 13 al 15 marzo con 1800 concorrenti. La presidente Lea Peirce era affiancata dalle più importanti donne del vino statunitensi fra cui Margrit Mondavi. Nel Principato di Monaco l’enologa Régine Le Coz ha tenuto a battesimo “Femme et Vins du Monde” dal 20 al 23 aprile dove i vini in concorso venivano giudicati da commissioni composte da 5 esperte in rappresentante di enologhe, produttrici, commercianti, comunicatrici e consumatrici ovviamente tutte donne. C’è poi un argomento a sé stante connesso alle donne che lavorano nel settore vino. In Italia esiste l’Associazione Nazionale Donne del Vino fondata nel 1988 da Elisabetta Tognana di cui la Cinelli Colombini è presidente della Toscana. “La donna è, dunque, il nuovo protagonista del mercato del vino, ha concluso Donatella Cinelli Colombini, ma anche nel turismo è ormai una grande opinion leader. Crescono le donne fra i turisti del vino e c’è persino un’agenzia “Women & Wine” che organizza viaggi, incontri e degustazioni riservate alle donne appassionate di grandi bottiglie”.
Per info: info@cinellicolombini.it tel 0577 662108

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La terapia del salame

Le stagioni non sono più come una volta, i gusti del tempo sono dimenticati, si stava meglio quando si stava peggio e ora, addirittura, mangiare salame fa bene alla salute. Esageriamo? Diciamo che è una provocazione, ma non troppo: perlomeno perché è d’autore. A parlare di “salameterapia” è stato infatti recentemente il principe dei nutrizionisti italiani, il professor Giorgio Calabrese che, nel corso di un convegno (si parlava di Salame Piemonte dop e di suo possibile sviluppo come prodotto d’eccellenza) ha svolto alcune interessanti e dirompenti considerazioni su uno degli alimenti più buoni e succulenti, ma anche tra i più ingiustamente demonizzati che esistano sulla faccia della terra. Il professore ha ricordato preliminarmente come negli ultimi decenni la selezione genetica dei maiali, le nuove tecnologie di allevamento e la scelta rigorosa dei mangimi, tutti di origine naturale, abbiano determinato la produzione di carni suine magre particolarmente ricche di vitamine, sali minerali e acidi grassi insaturi, ovvero quelle sostanze che aiutano a mantenere il nostro organismo in perfetta salute e a contrastare le malattie dell’invecchiamento. La novità più esaltante tuttavia è che, dalle analisi condotte sull’insaccato (in questo caso, in modo specifico sul Salame Piemonte), è emerso chiaramente che l’impatto di questo prodotto sulla nostra salute è del tutto analogo, o addirittura migliore, a quello misurato su altri alimenti tradizionalmente classificati come “salutari” come ad esempio il pesce persico, l’orata e le carni bianche. Una notizia che cancella definitivamente ogni dubbio sulle proprietà nutrizionali di alimenti tanto gustosi, ma spesso guardati con diffidenza da persone che seguono stili alimentari particolarmente rigorosi. Il professor Calabrese inoltre ha ricordato che la carne suina è particolarmente ricca di acido stearico, una sostanza molto utile all’organismo che, dopo essere stata ingerita, si trasforma in acido oleico, il componente principale dell’olio extra vergine di oliva, noto da sempre per le sue proprietà benefiche sulla salute. Non a caso la “lezione” di Calabrese sia terminata parlando addirittura di “salame come terapia” grazie anche ai benefìci che si determinano durante i processi di stagionatura delle carni insaccate, come ad esempio la scomparsa delle tossine e la produzione di sostanze naturali che tengono lontani i microrganismi dannosi. Insomma: buon appetito, senza più rimorsi di coscienza? Probabile, con una sola perplessità finale: ma siamo sicuri che queste “nuove” carni a prova di dietologo, magre e vitaminizzate, provenienti da bestie selezionate geneticamente, insomma questi nuovi insaccati “formato aspirina” conservino davvero tutta la qualità organolettica, la ricchezza di gusto dei loro progenitori “semplici”? La risposta alla tavola!
Carlo Passera – www.asa-press.com

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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore





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