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86% delle
contraffazioni arriva dalla Cina
Cambiamenti
climatici: alcune regole in agricoltura
Le nuove
norme del Codex Alimentarius
Agricolturaonweb:
uno strumento al servizio dell’informazione
Salone
del Vino 2007: vetrina per i territori d’eccellenza
Basta col
cibo sotto le ruspe

86%
delle contraffazioni arriva dalla Cina
Viene
dalla Cina l’86 per cento degli oltre 250 milioni di articoli
contraffatti sequestrati nell’Unione Europea in un anno. E’
quanto afferma la Coldiretti, dopo il sequestro di dentifrici contraffatti
in Italia, sulla base delle statistiche doganali pubblicate dalla
Commissione europea, dalle quali emerge che nel 2006 le autorità
dell'Ue hanno sequestrato più di 250 milioni di articoli
contraffatti con un incremento del 234 per cento rispetto al 2005.
Se i prodotti maggiormente contraffatti sono nell’ordine le
sigarette, l’abbigliamento e i tecnologici di uso comune,
a crescere - sottolinea la Coldiretti - è il fenomeno delle
falsificazioni pericolose, cioè quelle riguardanti medicinali
(+ 400 per cento), generi alimentari e prodotti per la cura personale,
che possono causare seri danni alla salute dei consumatori.
I falsi del Made in Italy agroalimentare valgono nel mondo 50 miliardi
di euro con il Parmigiano Reggiano e del Grana Padano che - rileva
la Coldiretti - sono i due prodotti italiani tipici più imitati
nel mondo che diventano Parmesao in Brasile, Regianito in Argentina,
Reggiano e Parmesano in tutto il Sudamerica, Parmesan dagli Stati
Uniti al Canada, dall'Australia fino al Giappone, ma anche Parmeson
in Cina. Ma in Cina l'industria locale offre anche pomodorini di
collina, pomodori pelati, caciotta (Italian cheese) e addirittura
- continua la Coldiretti - pecorino (Italian cheese), ma con raffigurata
sulla confezione una mucca al posto della pecora. L'Italia è
però il principale importatore mondiale di concentrato di
pomodoro cinese con un valore che in quantità ammonta a circa
un terzo dell'intera produzione italiana.
Un situazione preoccupante dopo che il 20 per cento dei succhi di
frutta e dei vegetali di produzione cinese sono risultati al di
sotto degli standard minimi di qualità secondo i dati dell'Amministrazione
Generale per il Controllo della Qualita', l'organismo statale asiatico
addetto al controllo del rispetto delle norme di sicurezza. Se negli
Stati Uniti sono sotto accusa giochi per bambini, alimenti per cani
e gatti, anguille, pesce gatto ma anche succhi di frutta con pericolosi
additivi, l'allarme lanciato dalle autorità cinesi sulle
conserve vegetali è particolarmente preoccupante per l'Italia
dove sono esplose le importazioni di conserve di pomodoro (+150
per cento nel primo trimestre del 2007) che rischia di essere mischiato
con prodotto nazionale e diventare Made in Italy all'insaputa dei
consumatori per la mancanza dell'obbligo di indicare in etichetta
la provenienza del prodotto. Una situazione particolarmente pericolosa
per l'Italia che nonostante il parere favorevole del Parlamento
Europeo non è riuscita ad ottenere tale misura di trasparenza
nell'ambito della riforma comune di mercato dell'ortofrutta. Il
concentrato di pomodoro rappresenta, con il 31 per cento in valore,
il principale prodotto alimentare proveniente dalla Cina dalla quale
arrivano però anche aglio, mele e funghi.
www.coldiretti.it
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Cambiamenti
climatici: alcune regole in agricoltura
Riduzione
del 15 per cento dell’uso dell’acqua, del 20 per cento
dell’impiego di fitofarmaci, del 15 per cento delle lavorazioni
superficiali dei terreni; aumento del 25 per cento delle produzioni
di biomasse, del 10 per cento del biologico e del 3 per cento dei
rimboschimenti; recupero di antiche varietà per l’“aridocoltura”
e sperimentazione; messa in produzione di 30/40 colture idroresistenti.
Queste alcune regole contenute in un “decalogo” che
l’agricoltore dovrà rispettare per ottenere primi significativi
risultati entro il 2010 nella sfida posta dai cambiamenti climatici.
Un “decalogo” che è stato predisposto dalla Cia-Confederazione
italiana agricoltori e presentato oggi a Roma nel corso del convegno,
promosso dalla stessa organizzazione, sul tema “Mutamenti
climatici, acqua ed agricoltura. Quale domani”. Convegno al
quale sono intervenuti il presidente del Consiglio Romano Prodi
e il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo
De Castro.
“Di fronte ai cambiamenti climatici -ha affermato il presidente
della Cia Giuseppe Politi- muta anche il modo di fare agricoltura,
di programmare le colture, di sviluppare nuove soluzioni che permettano
di superare le emergenze e di rispondere alle nuove esigenze degli
imprenditori agricoli e soprattutto dei consumatori. I lunghi periodi
di siccità, seguiti da piogge alluvionali, da trombe d’aria,
come accade nei paesi tropicali, impongono nuove strategie e politiche
di programmazione nel settore agricolo. Per questo motivo abbiamo
individuato una sorta di “decalogo” per i produttori,
attraverso il quale vogliamo contribuire all’azione necessaria
per la mitigazione degli stravolgimenti che ha subito in questi
anni il clima e giungere così consapevolmente nella fase
di adattamento”.
L’agricoltura italiana, specialmente se condotta correttamente
dal punto di vista ambientale, può ridurre -come è
stato rilevato nel corso del convegno al quale hanno partecipato,
oltre agli esponenti del governo, rappresentanti delle istituzionali
nazionali ed europee, del mondo scientifico, economico e agricolo-
le sue emissioni in atmosfera e contribuire ad assorbire la CO2
prodotta da altri settori. Ciò può avvenire attraverso
una diffusione delle produzioni biologiche che, riducendo l’uso
dei fertilizzanti e pesticidi chimici, abbattono le emissioni dal
10 al 50 per cento, una diminuzione delle lavorazioni superficiali
del terreno, un adeguato sviluppo di biomasse per finalità
energetiche in sostituzione delle fonti fossili.
Non solo. Nel suo “decalogo” la Cia indica l’esigenza
di sviluppare il rimboschimento e di un diverso approccio nell’allevamento
del bestiame. Ma anche modifiche nelle pratiche agricole attuali:
ottimizzazione dell’uso del suolo, lavorazioni ridotte, l’uso
di colture a radice profonda, differenti tipi di set-aside, la conversione
da arativo a prato, la copertura invernale dei terreni, la manutenzione
dei terrazzamenti, le rotazioni migliorative.
Insomma, l’agricoltura, sebbene partecipi in misura ridotta
alla emissione dei gas-serra (secondo i dati forniti con la metodologia
dell’Intergovernamental panel for climate change, il settore
incide per il 5,4 per cento delle emissioni di CO2 ed il comparto
forestale è addirittura responsabile attivo di un assorbimento
di CO2 pari al 5,8 per cento delle emissioni dello stesso gas; per
avere un ordine di grandezza: mezzo ettaro di bosco assorbe le emissioni
prodotte da un autoveicolo per il periodo di vita del conducente),
rappresenta -è stato ribadito durante il convegno della Cia-
una chiave di volta per contrastare il degrado ambientale e soprattutto
per combattere l’inquinamento del clima.
Secondo la Cia, un primo fondamentale e importante problema da risolvere
riguarda, comunque, l’acqua per irrigare i campi. Nell’ultimo
decennio si è registrata una diminuzione nelle precipitazioni
atmosferiche in tutt’Italia (del 19,7 per cento nel Sud, del
14,1 per cento al Nord e dell’8,5 per cento al Centro). La
carenza di acqua, dunque, inizia ad avere effetti strutturali e
non congiunturali, quali una estensione preoccupante della desertificazione
a zone finora immuni da questo fenomeno e un netto calo di disponibilità
idrica per i consumi civili e produttivi, agricoli in modo particolare.
Anzi, a causa di una particolare distribuzione stagionale delle
precipitazioni, la diminuzione dei volumi accumulati risulta proporzionalmente
superiore a quella delle minori precipitazioni.
Purtroppo, il fenomeno, come si è visto in questi ultimi
tempi, non è soltanto concentrato nelle regioni del Sud,
ma si estende ormai anche a quelle del Centro-Nord. Questa situazione
comporta evidentemente in primo luogo per il settore primario gravi
ripercussioni sull’agricoltura irrigua e sugli allevamenti.
A fronte di ciò la Cia ritiene indispensabile agire con provvedimenti
immediati che affrontino l’emergenza e con iniziative di carattere
strutturale in grado di prevenire future situazioni di crisi.
Sul piano agronomico, e per certi versi della ricerca scientifica,
bisognerà sviluppare -è stato sottolineato nel convegno-
tutte quelle tecniche di miglioramento che portino alla produzione
e alla diffusione di specie agricole resistenti alla siccità
e alla sempre maggiore salinizzazione dei terreni. D’altra
parte, occorre tenere presente che si stanno aprendo nuovi scenari
sotto il profilo delle colture che dovranno adattarsi sempre più
ad ambienti radicalmente cambiati.
Ma occorrerà operare anche sul fronte delle fonti di energia
alternativa (biomasse, eolica, fotovoltaica, legno), senza ovviamente
deupaperare l’ambiente naturale. Questo permetterebbe, oltre
al risparmio energetico, di fronteggiare i problemi che oggi hanno
le centrali elettriche tradizionali che non riescono a soddisfare
le esigenze del Paese.
Da tempo -come è emerso dal convegno- la Cia sostiene e si
batte perché sia riconosciuto il ruolo essenziale (già
assunto dalla Convenzione Onu sui cambiamenti climatici e dal Protocollo
di Kyoto) che possono avere le modalità di gestione dei suoli
agricoli e delle foreste nelle strategie di mitigazione dell’effetto
serra, primo responsabile dell’aumento medio della temperatura
atmosferica. Rivendicazione, sempre più largamente supportata
da autorevoli studi e ricerche scientifiche, che assume maggiore
consistenza dopo la comunicazione della Commissione europea al Consiglio
in materia energetica, che fissa l’obiettivo di coprire entro
il 2020 almeno il 20 per cento del fabbisogno dell’Ue con
le energie rinnovabili.
www.cia.it
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Le
nuove norme del Codex Alimentarius
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nuove norme alimentari e l'istituzione di un insieme di principi
per l'analisi dei rischi. Lo ha stabilito la Commissione del Codex
Alimentarius, come rende noto un comunicato congiunto della Fao
e dell'Organizzazione mondiale della sanità
Una serie di norme che aiuterà i governi nazionali a stabilire
le proprie normative nazionali
La riunione del Codex di quest'anno ha adottato diversi ed importanti
nuovi codici e norme, tra cui: un codice per evitare o ridurre la
contaminazione da Ocratossina A nella catena produttiva del vino
( l'Ochratossina A è una micotossina che danneggia i reni);
la revisione delle norme per garantire la sicurezza igienico-sanitaria
degli alimenti per lattanti e di quelli per fini medici speciali,
che aiuteranno a salvare la vita di molti neonati; un codice più
attuale relativo alle pratiche igieniche di uova e prodotti derivati,
che proteggerà i consumatori da batteri causa di gravi malattie
come la Salmonella enteritidis. Le nuove norme contribuiranno a
rendere il commercio internazionale di questi prodotti più
sicuro. Alla riunione di quest'anno hanno partecipato rappresentanti
di oltre 133 Paesi, la più alta partecipazione mai registrata
sinora mentre il prossimo anno l'appuntamento si terrà a
Ginevra il 30 giugno.
Le norme del Codex sulla sicurezza degli alimenti si basano su procedure
rigorose che richiedono la consulenza scientifica delle commissioni
di esperti della Fao e dell'Oms. Lo sottolinea Kazuaki Miyagishima,
segretario della Commissione del Codex Alimentarius, spiegando che
"le normative del Codex sono accettate a livello mondiale e
riconosciute nelle Misure sanitarie e fitosanitarie dell'Organizzazione
mondiale del commercio (WTO)".
Poichè spesso i governi adottano gli standard stabiliti dal
Codex nelle proprie legislazioni nazionali e talvolta sentono la
necessità perfino di misure aggiuntive per le aree non coperte
dal Codex, continua Miyagishima "è importante che le
misure aggiuntive che vengono prese usino lo stesso rigore e gli
stesi principi accettati a livello internazionale, non solo al fine
di proteggere i consumatori, ma anche per assicurare che siano coerenti
con le regole del commercio multilaterale".
La FAO e l'OMS hanno salutato con favore, viene precisato nel comunicato
congiunto, l'iniziativa della Commissione del Codex di cercare metodi
per impedire la resistenza antimicrobica nei batteri nel cibo. Le
due agenzie sono pronte a sostenere il Codex in aree come l'uso
della nanotecnologia e la valutazione rischi/benefici nel consumo
di prodotti ittici.
Per ottenere i fondi necessari per condurre questo nuovo tipo di
attività le due organizzazioni hanno lanciato l'Iniziativa
globale per la consulenza scientifica relativa agli alimenti (GIFSA),
nello sforzo di incoraggiare i paesi donatori e la società
civile a sostenere questo tipo di indagini scientifiche a livello
internazionale.
La commissione del Codex ha varato quest'anno, in particolare, delle
direttive aggiuntive per ridurre la frequenza di salmonella e di
campilobatteri nel pollame, due batteri sono responsabili di molte
delle malattie d'origine alimentare del mondo. Trovare modi efficaci
di affrontare questo problema nell'intero processo produttivo, dal
pollaio alla tavola del consumatore, potrebbe significare, precisa
il comunicato, evitare le centinaia di migliaia di casi di malattie
da cibo che si producono ogni anno. Sempre quest'anno inoltre due
paesi emergenti, il Brasile e la Malesia,hanno espresso la volontà
di contribuire al Fondo Fiduciario del Codex, che permette ai paesi
in via di sviluppo di partecipare alle riunioni del Codex. Attualmente,
circa 250 partecipanti dei paesi in via di sviluppo ricevono aiuti
finanziari per partecipare agli incontri del Codex. Quello di Brasile
e Malesia rappresenta il primo esempio di paesi con economie in
via di sviluppo che si impegnano a favore di altri paesi nel campo
della sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti.
"Speriamo che questo esempio sia imitato da molte altre economie
emergenti, per consentire un più efficiente sistema di sicurezza
igienico-sanitaria degli alimenti a livello globale", ha commentato
Jorgen Schlundt, direttore del dipartimento dell'OMS per la sicurezza
igienico-sanitaria degli alimenti, le zoonosi e le malattie di origine
alimentare.
Saranno incrementati inoltre i programmi di assistenza tecnica nei
confronti di molti Paesi africani.
Altre informazioni sulla Commissione del Codex Alimentarius : www.codexalimentarius.net/web/index_en.jsp
Ministro Poliche Agricole, Alimentari e Forestali
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Agricolturaonweb:
uno strumento al servizio dell’informazione
È
stato presentato a Veronafiere il portale “AgricolturaOnWeb”.
Il portale riporterà quotidianamente anche le notizie di
cronaca legate al mondo agricolo, fornendo un servizio anche alle
istituzioni e alle organizzazioni sindacali.
«AgricolturaOnWeb» è già disponibile in
italiano e inglese e in breve tempo sarà affiancato da altre
13 lingue (francese, tedesco, spagnolo, portoghese, bulgaro, russo,
sloveno, polacco, rumeno, ungherese, cinese, indiano e arabo),
Il portale, inoltre, si rivolge alla stampa specializzata, come
mezzo di supporto per approfondire e sviluppare argomenti di interesse
agricolo.
Una rivoluzione nella comunicazione fieristica targata appunto Fieragricola.
«La nascita di “AgricolturaOnWeb” – ha dichiarato
in apertura dei lavori Flavio Piva, condirettore generale di Veronafiere
– risponde alle esigenze delle imprese iscritte a Fieragricola
di posizionarsi su nuovi canali di visibilità, commercializzazione
ed internazionalizzazione. Il progetto, che nasce sulla scorta del
successo di “Agripiazza”, forma di comunicazione integrata
lanciata durante la scorsa edizione di Fieragricola, vuole fare
di Veronafiere un partner altamente professionale e fedele agli
espositori, in modo da accompagnare quotidianamente le aziende che
con il loro supporto hanno reso sempre più importante questo
Ente fieristico all’interno del comparto agricolo ed agroalimentare».
«AgricolturaOnWeb», secondo Piva, è un «network
che unisce Fiera, web, mercato mondiale ed associazioni»,
nell’ottica futura di «poter esportare il brand Fieragricola
con eventi fieristici anche all’estero, al di là di
quanto sta per avvenire in settembre, con la partenza per l’Europa
Centro-Orientale del Fieragricola Europe Tour, altro evento dedicato
alle aziende espositrici».
«Di facile consultazione e con lanci quotidiani di almeno
8-10 notizie – ha precisato Ivano Valmori, direttore generale
di Image Line, partner informatico di Fieragricola – il portale
è suddiviso nei segmenti che caratterizzano Fieragricola:
zootecnia, meccanizzazione agricola e servizi».
L’importanza di poter contare su un portale con enormi potenzialità
di comunicazione e di veicolazione di notizie è fondamentale
per il mercato, secondo il professor Maurizio Caimi, esperto di
web-marketing e di comunicazione aziendale. «Siti Internet
e portali come “AgricolturaOnWeb” – ha specificato
Caimi – consentono alle aziende di poter ampliare la propria
sfera commerciale, presentandosi in modo chiaro e diretto praticamente
su tutti i mercato mondiali, grazie alle traduzioni professionali
che sono garantite dalla redazione». Il futuro passa dunque
attraverso il web, anche in agricoltura. «In questi ultimi
mesi i contatti a siti legati all’agricoltura sono aumentati
in modo esponenziale. Fieragricola, in questo ambito, ha perfettamente
centrato l’obiettivo della comunicazione e del servizio dedicato
agli operatori del settore». Perfetta, secondo Caimi, anche
la scelta del nome del portale: www.agricolturaonweb.info, «semplice,
immediato e facile da ricordare».
Ufficio Stampa Veronafiere
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Salone
del Vino 2007: vetrina per i territori d’eccellenza
La
manifestazione, che dal 2005 si svolge a cadenza biennale in alternanza
con il Salone del Gusto, previsto negli anni pari, gode ormai di
una collocazione consolidata nel settore, quale osservatorio privilegiato
per valutare gli andamenti di mercato e punto di riferimento sul
territorio nazionale per operatori del settore ed enoappassionati.
I risultati del 2005 fanno ben sperare per il successo della nuova
edizione: il trend di crescita rispetto all’edizione 2004
è stato infatti evidente per tutti gli indici primari: +
6,46% per il numero di espositori (1.121), + 10% per la superficie
occupata (38.500 mq), + 10,47% per il numero di visitatori (44.333).
Come tradizione, protagoniste al Salone del Vino saranno le aziende
medio-piccole, che rappresentano oltre il 90% del comparto a livello
nazionale: queste realtà, per le loro caratteristiche dimensionali
e qualitative, trovano a Torino le migliori condizioni di visibilità.
“Le Regioni del Vino - Le Ragioni del Vino” è
il tema scelto per l’edizione 2007, che punta da un lato alla
valorizzazione del territorio, che passa necessariamente attraverso
le produzioni tipiche regionali, soprattutto rare e, dall’altro,
focalizza l’attenzione sui nuovi segmenti del settore, come
le produzioni biologiche. Il vino “secondo natura”,
infatti, non è più soltanto una tendenza elitaria
ma una nuova chiave di successo per l’enologia.
Punto di forza sarà il 4° Workshop Internazionale, un
vero e proprio incontro d’affari, il momento in cui domanda
e offerta si confrontano in appuntamenti preventivamente programmati,
mirati a stringere contatti e rapporti commerciali in un contesto
di assoluta professionalità. Il Workshop avrà come
focus “Il vino italiano alla conquista di nuovi mercati”
e coinvolgerà buyer selezionati provenienti dai mercati internazionali
più significativi, come ad esempio India, Russia, Cina, Stati
Uniti, Estonia, Corea, Giappone. Il Workshop 2005 ha visto la partecipazione
di 106 le aziende, per un totale di 915 incontri con compratori
convenuti da 19 Paesi.
Oltre al Workshop Internazionale, il programma si preannuncia ricco
di momenti importanti, tra cui i “Seminari di degustazione”
e gli “Incontri con l’autore” curati da Slow Food
Italia. Non mancherà poi la consueta presentazione delle
guide di settore: protagonista quest’anno la settima edizione
della “Guida al vino quotidiano”, in una veste grafica
e editoriale completamente rinnovata. Da non perdere, inoltre, la
terza edizione del “Forum sugli Autoctoni: Vitigni e Vini”
che, come tradizione, si svilupperà nella Grande Degustazione
attraverso un focus specifico, anche espositivo, sullo straordinario
patrimonio ampelografico del nostro Paese. Prevista infine una sessione
di convegni su questioni tecnico-economiche, dall’evoluzione
del mercato alla distribuzione, a cui si aggiunge la presentazione
dei risultati della ricerca annuale del Centro Studi Promotor.
E infine, lo Shopping di Bacco: con questa formula, sperimentata
con successo la scorsa edizione, il pubblico avrà accesso
al Salone sabato 27, nel pomeriggio, e domenica 28, per l’intera
giornata. Nel costo del biglietto, 12 euro, sarà compreso
un coupon di 6 euro per acquistare bottiglie e prodotti dolciari
artigianali dagli operatori presenti in fiera. Viene così
favorito il confronto diretto tra operatori e consumatore finale,
quell’Enoappassionato che rappresenta il terzo canale distributivo:
un’occasione per raccogliere suggerimenti e opinioni e presentare
in modo diretto e senza intermediari i propri prodotti.
Nelle stesse date a Lingotto Fiere si svolgerà anche Dolc-è
- Salone dell'Arte dolciaria e del cioccolato, che per il secondo
anno sarà proposto in abbinamento con il Salone del Vino,
visti i buoni riscontri avuti nel 2005. Arte dolciaria e grandi
vini da dessert rappresentano infatti un connubio ideale e pertanto
la sesta edizione di Dolc-è sarà centrata sull’abbinamento
tra pasticceria e gelateria di tradizione con le più importanti
produzioni di vini dolci, tardivi, passiti e liquorosi.
www.salonedelvino.it
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Basta
col cibo sotto le ruspe
La
notizia ha due facce, una decisamente brutta per non dire tragica,
l’altra contenente una speranza ottimistica. E’ apparsa
su ‘Panorama’ ma merita riprenderla con qualche personale
commento. In Italia, malgrado pensioni da fame, soldi finiti al
10 del mese, cibarie sempre più care, lo spreco annuo di
prodotti alimentari ancora perfettamente consumabili ammonta a 1,5
milioni di tonnellate con un valore di mercato di 4 miliardi di
euro. Ogni giorno finiscono sotto le ruspe, gettate in discarica
o inviate all’incenerimento (laddove gli inceneritori ci sono)
4 mila tonnellate di alimenti, il 15% del pane e della pasta che
gli italiani acquistano, il 18% della carne e il 12% di verdura
e frutta. Questa l’odiosa realtà evidenziata, a volte,
da filmati che mostrano montagne di arance o di pomodori schiacciati
da trattori. E pensare che la ‘famigerata’ Aima ha chiuso
i battenti da un pezzo. La buona notizia è che questa vergogna
si può contrastare. E’ nato infatti un progetto chiamato
Last minute market - www.lastminutemarket.org,
concepito dall’Università di Agraria di Bologna che
consiste nel recupero delle merci non più commercializzabili
ma perfettamente idonee al consumo.
Queste vengono donate a case d’accoglienza per i senzatetto,
comunità di recupero dalle dipendenze ed altri enti caritativi.
I commercianti che donano questi invenduti riducono i costi di smaltimento
dei rifiuti ottenendo inoltre sgravi fiscali. A Ferrara, ad esempio,
super e ipermarket e negozi di alimentari hanno diritto a una detrazione
proporzionale alla quantità dei beni recuperati, detrazione
alla quale però quasi tutti rinunciano devolvendola a un
fondo di solidarietà.
In Italia soltanto il ‘Last minute market’ organizza
un’intermediazione giornaliera tra donatori e associazioni
destinatarie del cibo, senza la necessità dello stoccaggio
intermedio come quello del noto Banco Alimentare www.bancoalimentare.it
che invece dal 1989 recupera le eccedenze di produzione agricola
e dell’industria oltre che dalla Gdo (un giorno all’anno
parte una campagna dedicata) devolvendole ma dopo appunto averle
stoccate e selezionate. Meritorie entrambe beninteso, la differenza
sta nel concetto del just-in-time.
Giuseppe Cremonesi – www.asa-press.com
[Indice]
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore


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