.
Newsletter 19 / 16.07.2007


86% delle contraffazioni arriva dalla Cina
Cambiamenti climatici: alcune regole in agricoltura
Le nuove norme del Codex Alimentarius
Agricolturaonweb: uno strumento al servizio dell’informazione
Salone del Vino 2007: vetrina per i territori d’eccellenza
Basta col cibo sotto le ruspe


86% delle contraffazioni arriva dalla Cina

Viene dalla Cina l’86 per cento degli oltre 250 milioni di articoli contraffatti sequestrati nell’Unione Europea in un anno. E’ quanto afferma la Coldiretti, dopo il sequestro di dentifrici contraffatti in Italia, sulla base delle statistiche doganali pubblicate dalla Commissione europea, dalle quali emerge che nel 2006 le autorità dell'Ue hanno sequestrato più di 250 milioni di articoli contraffatti con un incremento del 234 per cento rispetto al 2005. Se i prodotti maggiormente contraffatti sono nell’ordine le sigarette, l’abbigliamento e i tecnologici di uso comune, a crescere - sottolinea la Coldiretti - è il fenomeno delle falsificazioni pericolose, cioè quelle riguardanti medicinali (+ 400 per cento), generi alimentari e prodotti per la cura personale, che possono causare seri danni alla salute dei consumatori.
I falsi del Made in Italy agroalimentare valgono nel mondo 50 miliardi di euro con il Parmigiano Reggiano e del Grana Padano che - rileva la Coldiretti - sono i due prodotti italiani tipici più imitati nel mondo che diventano Parmesao in Brasile, Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sudamerica, Parmesan dagli Stati Uniti al Canada, dall'Australia fino al Giappone, ma anche Parmeson in Cina. Ma in Cina l'industria locale offre anche pomodorini di collina, pomodori pelati, caciotta (Italian cheese) e addirittura - continua la Coldiretti - pecorino (Italian cheese), ma con raffigurata sulla confezione una mucca al posto della pecora. L'Italia è però il principale importatore mondiale di concentrato di pomodoro cinese con un valore che in quantità ammonta a circa un terzo dell'intera produzione italiana.
Un situazione preoccupante dopo che il 20 per cento dei succhi di frutta e dei vegetali di produzione cinese sono risultati al di sotto degli standard minimi di qualità secondo i dati dell'Amministrazione Generale per il Controllo della Qualita', l'organismo statale asiatico addetto al controllo del rispetto delle norme di sicurezza. Se negli Stati Uniti sono sotto accusa giochi per bambini, alimenti per cani e gatti, anguille, pesce gatto ma anche succhi di frutta con pericolosi additivi, l'allarme lanciato dalle autorità cinesi sulle conserve vegetali è particolarmente preoccupante per l'Italia dove sono esplose le importazioni di conserve di pomodoro (+150 per cento nel primo trimestre del 2007) che rischia di essere mischiato con prodotto nazionale e diventare Made in Italy all'insaputa dei consumatori per la mancanza dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza del prodotto. Una situazione particolarmente pericolosa per l'Italia che nonostante il parere favorevole del Parlamento Europeo non è riuscita ad ottenere tale misura di trasparenza nell'ambito della riforma comune di mercato dell'ortofrutta. Il concentrato di pomodoro rappresenta, con il 31 per cento in valore, il principale prodotto alimentare proveniente dalla Cina dalla quale arrivano però anche aglio, mele e funghi.
www.coldiretti.it
[Indice]


Cambiamenti climatici: alcune regole in agricoltura

Riduzione del 15 per cento dell’uso dell’acqua, del 20 per cento dell’impiego di fitofarmaci, del 15 per cento delle lavorazioni superficiali dei terreni; aumento del 25 per cento delle produzioni di biomasse, del 10 per cento del biologico e del 3 per cento dei rimboschimenti; recupero di antiche varietà per l’“aridocoltura” e sperimentazione; messa in produzione di 30/40 colture idroresistenti. Queste alcune regole contenute in un “decalogo” che l’agricoltore dovrà rispettare per ottenere primi significativi risultati entro il 2010 nella sfida posta dai cambiamenti climatici. Un “decalogo” che è stato predisposto dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori e presentato oggi a Roma nel corso del convegno, promosso dalla stessa organizzazione, sul tema “Mutamenti climatici, acqua ed agricoltura. Quale domani”. Convegno al quale sono intervenuti il presidente del Consiglio Romano Prodi e il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro.
“Di fronte ai cambiamenti climatici -ha affermato il presidente della Cia Giuseppe Politi- muta anche il modo di fare agricoltura, di programmare le colture, di sviluppare nuove soluzioni che permettano di superare le emergenze e di rispondere alle nuove esigenze degli imprenditori agricoli e soprattutto dei consumatori. I lunghi periodi di siccità, seguiti da piogge alluvionali, da trombe d’aria, come accade nei paesi tropicali, impongono nuove strategie e politiche di programmazione nel settore agricolo. Per questo motivo abbiamo individuato una sorta di “decalogo” per i produttori, attraverso il quale vogliamo contribuire all’azione necessaria per la mitigazione degli stravolgimenti che ha subito in questi anni il clima e giungere così consapevolmente nella fase di adattamento”.
L’agricoltura italiana, specialmente se condotta correttamente dal punto di vista ambientale, può ridurre -come è stato rilevato nel corso del convegno al quale hanno partecipato, oltre agli esponenti del governo, rappresentanti delle istituzionali nazionali ed europee, del mondo scientifico, economico e agricolo- le sue emissioni in atmosfera e contribuire ad assorbire la CO2 prodotta da altri settori. Ciò può avvenire attraverso una diffusione delle produzioni biologiche che, riducendo l’uso dei fertilizzanti e pesticidi chimici, abbattono le emissioni dal 10 al 50 per cento, una diminuzione delle lavorazioni superficiali del terreno, un adeguato sviluppo di biomasse per finalità energetiche in sostituzione delle fonti fossili.
Non solo. Nel suo “decalogo” la Cia indica l’esigenza di sviluppare il rimboschimento e di un diverso approccio nell’allevamento del bestiame. Ma anche modifiche nelle pratiche agricole attuali: ottimizzazione dell’uso del suolo, lavorazioni ridotte, l’uso di colture a radice profonda, differenti tipi di set-aside, la conversione da arativo a prato, la copertura invernale dei terreni, la manutenzione dei terrazzamenti, le rotazioni migliorative.
Insomma, l’agricoltura, sebbene partecipi in misura ridotta alla emissione dei gas-serra (secondo i dati forniti con la metodologia dell’Intergovernamental panel for climate change, il settore incide per il 5,4 per cento delle emissioni di CO2 ed il comparto forestale è addirittura responsabile attivo di un assorbimento di CO2 pari al 5,8 per cento delle emissioni dello stesso gas; per avere un ordine di grandezza: mezzo ettaro di bosco assorbe le emissioni prodotte da un autoveicolo per il periodo di vita del conducente), rappresenta -è stato ribadito durante il convegno della Cia- una chiave di volta per contrastare il degrado ambientale e soprattutto per combattere l’inquinamento del clima.
Secondo la Cia, un primo fondamentale e importante problema da risolvere riguarda, comunque, l’acqua per irrigare i campi. Nell’ultimo decennio si è registrata una diminuzione nelle precipitazioni atmosferiche in tutt’Italia (del 19,7 per cento nel Sud, del 14,1 per cento al Nord e dell’8,5 per cento al Centro). La carenza di acqua, dunque, inizia ad avere effetti strutturali e non congiunturali, quali una estensione preoccupante della desertificazione a zone finora immuni da questo fenomeno e un netto calo di disponibilità idrica per i consumi civili e produttivi, agricoli in modo particolare. Anzi, a causa di una particolare distribuzione stagionale delle precipitazioni, la diminuzione dei volumi accumulati risulta proporzionalmente superiore a quella delle minori precipitazioni.
Purtroppo, il fenomeno, come si è visto in questi ultimi tempi, non è soltanto concentrato nelle regioni del Sud, ma si estende ormai anche a quelle del Centro-Nord. Questa situazione comporta evidentemente in primo luogo per il settore primario gravi ripercussioni sull’agricoltura irrigua e sugli allevamenti.
A fronte di ciò la Cia ritiene indispensabile agire con provvedimenti immediati che affrontino l’emergenza e con iniziative di carattere strutturale in grado di prevenire future situazioni di crisi.
Sul piano agronomico, e per certi versi della ricerca scientifica, bisognerà sviluppare -è stato sottolineato nel convegno- tutte quelle tecniche di miglioramento che portino alla produzione e alla diffusione di specie agricole resistenti alla siccità e alla sempre maggiore salinizzazione dei terreni. D’altra parte, occorre tenere presente che si stanno aprendo nuovi scenari sotto il profilo delle colture che dovranno adattarsi sempre più ad ambienti radicalmente cambiati.
Ma occorrerà operare anche sul fronte delle fonti di energia alternativa (biomasse, eolica, fotovoltaica, legno), senza ovviamente deupaperare l’ambiente naturale. Questo permetterebbe, oltre al risparmio energetico, di fronteggiare i problemi che oggi hanno le centrali elettriche tradizionali che non riescono a soddisfare le esigenze del Paese.
Da tempo -come è emerso dal convegno- la Cia sostiene e si batte perché sia riconosciuto il ruolo essenziale (già assunto dalla Convenzione Onu sui cambiamenti climatici e dal Protocollo di Kyoto) che possono avere le modalità di gestione dei suoli agricoli e delle foreste nelle strategie di mitigazione dell’effetto serra, primo responsabile dell’aumento medio della temperatura atmosferica. Rivendicazione, sempre più largamente supportata da autorevoli studi e ricerche scientifiche, che assume maggiore consistenza dopo la comunicazione della Commissione europea al Consiglio in materia energetica, che fissa l’obiettivo di coprire entro il 2020 almeno il 20 per cento del fabbisogno dell’Ue con le energie rinnovabili.
www.cia.it
[Indice]


Le nuove norme del Codex Alimentarius

44 nuove norme alimentari e l'istituzione di un insieme di principi per l'analisi dei rischi. Lo ha stabilito la Commissione del Codex Alimentarius, come rende noto un comunicato congiunto della Fao e dell'Organizzazione mondiale della sanità
Una serie di norme che aiuterà i governi nazionali a stabilire le proprie normative nazionali
La riunione del Codex di quest'anno ha adottato diversi ed importanti nuovi codici e norme, tra cui: un codice per evitare o ridurre la contaminazione da Ocratossina A nella catena produttiva del vino ( l'Ochratossina A è una micotossina che danneggia i reni); la revisione delle norme per garantire la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti per lattanti e di quelli per fini medici speciali, che aiuteranno a salvare la vita di molti neonati; un codice più attuale relativo alle pratiche igieniche di uova e prodotti derivati, che proteggerà i consumatori da batteri causa di gravi malattie come la Salmonella enteritidis. Le nuove norme contribuiranno a rendere il commercio internazionale di questi prodotti più sicuro. Alla riunione di quest'anno hanno partecipato rappresentanti di oltre 133 Paesi, la più alta partecipazione mai registrata sinora mentre il prossimo anno l'appuntamento si terrà a Ginevra il 30 giugno.
Le norme del Codex sulla sicurezza degli alimenti si basano su procedure rigorose che richiedono la consulenza scientifica delle commissioni di esperti della Fao e dell'Oms. Lo sottolinea Kazuaki Miyagishima, segretario della Commissione del Codex Alimentarius, spiegando che "le normative del Codex sono accettate a livello mondiale e riconosciute nelle Misure sanitarie e fitosanitarie dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO)".
Poichè spesso i governi adottano gli standard stabiliti dal Codex nelle proprie legislazioni nazionali e talvolta sentono la necessità perfino di misure aggiuntive per le aree non coperte dal Codex, continua Miyagishima "è importante che le misure aggiuntive che vengono prese usino lo stesso rigore e gli stesi principi accettati a livello internazionale, non solo al fine di proteggere i consumatori, ma anche per assicurare che siano coerenti con le regole del commercio multilaterale".
La FAO e l'OMS hanno salutato con favore, viene precisato nel comunicato congiunto, l'iniziativa della Commissione del Codex di cercare metodi per impedire la resistenza antimicrobica nei batteri nel cibo. Le due agenzie sono pronte a sostenere il Codex in aree come l'uso della nanotecnologia e la valutazione rischi/benefici nel consumo di prodotti ittici.
Per ottenere i fondi necessari per condurre questo nuovo tipo di attività le due organizzazioni hanno lanciato l'Iniziativa globale per la consulenza scientifica relativa agli alimenti (GIFSA), nello sforzo di incoraggiare i paesi donatori e la società civile a sostenere questo tipo di indagini scientifiche a livello internazionale.
La commissione del Codex ha varato quest'anno, in particolare, delle direttive aggiuntive per ridurre la frequenza di salmonella e di campilobatteri nel pollame, due batteri sono responsabili di molte delle malattie d'origine alimentare del mondo. Trovare modi efficaci di affrontare questo problema nell'intero processo produttivo, dal pollaio alla tavola del consumatore, potrebbe significare, precisa il comunicato, evitare le centinaia di migliaia di casi di malattie da cibo che si producono ogni anno. Sempre quest'anno inoltre due paesi emergenti, il Brasile e la Malesia,hanno espresso la volontà di contribuire al Fondo Fiduciario del Codex, che permette ai paesi in via di sviluppo di partecipare alle riunioni del Codex. Attualmente, circa 250 partecipanti dei paesi in via di sviluppo ricevono aiuti finanziari per partecipare agli incontri del Codex. Quello di Brasile e Malesia rappresenta il primo esempio di paesi con economie in via di sviluppo che si impegnano a favore di altri paesi nel campo della sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti.
"Speriamo che questo esempio sia imitato da molte altre economie emergenti, per consentire un più efficiente sistema di sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti a livello globale", ha commentato Jorgen Schlundt, direttore del dipartimento dell'OMS per la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti, le zoonosi e le malattie di origine alimentare.
Saranno incrementati inoltre i programmi di assistenza tecnica nei confronti di molti Paesi africani.
Altre informazioni sulla Commissione del Codex Alimentarius : www.codexalimentarius.net/web/index_en.jsp
Ministro Poliche Agricole, Alimentari e Forestali
[Indice]


Agricolturaonweb: uno strumento al servizio dell’informazione

È stato presentato a Veronafiere il portale “AgricolturaOnWeb”. Il portale riporterà quotidianamente anche le notizie di cronaca legate al mondo agricolo, fornendo un servizio anche alle istituzioni e alle organizzazioni sindacali.
«AgricolturaOnWeb» è già disponibile in italiano e inglese e in breve tempo sarà affiancato da altre 13 lingue (francese, tedesco, spagnolo, portoghese, bulgaro, russo, sloveno, polacco, rumeno, ungherese, cinese, indiano e arabo),
Il portale, inoltre, si rivolge alla stampa specializzata, come mezzo di supporto per approfondire e sviluppare argomenti di interesse agricolo.
Una rivoluzione nella comunicazione fieristica targata appunto Fieragricola. «La nascita di “AgricolturaOnWeb” – ha dichiarato in apertura dei lavori Flavio Piva, condirettore generale di Veronafiere – risponde alle esigenze delle imprese iscritte a Fieragricola di posizionarsi su nuovi canali di visibilità, commercializzazione ed internazionalizzazione. Il progetto, che nasce sulla scorta del successo di “Agripiazza”, forma di comunicazione integrata lanciata durante la scorsa edizione di Fieragricola, vuole fare di Veronafiere un partner altamente professionale e fedele agli espositori, in modo da accompagnare quotidianamente le aziende che con il loro supporto hanno reso sempre più importante questo Ente fieristico all’interno del comparto agricolo ed agroalimentare».
«AgricolturaOnWeb», secondo Piva, è un «network che unisce Fiera, web, mercato mondiale ed associazioni», nell’ottica futura di «poter esportare il brand Fieragricola con eventi fieristici anche all’estero, al di là di quanto sta per avvenire in settembre, con la partenza per l’Europa Centro-Orientale del Fieragricola Europe Tour, altro evento dedicato alle aziende espositrici».
«Di facile consultazione e con lanci quotidiani di almeno 8-10 notizie – ha precisato Ivano Valmori, direttore generale di Image Line, partner informatico di Fieragricola – il portale è suddiviso nei segmenti che caratterizzano Fieragricola: zootecnia, meccanizzazione agricola e servizi».
L’importanza di poter contare su un portale con enormi potenzialità di comunicazione e di veicolazione di notizie è fondamentale per il mercato, secondo il professor Maurizio Caimi, esperto di web-marketing e di comunicazione aziendale. «Siti Internet e portali come “AgricolturaOnWeb” – ha specificato Caimi – consentono alle aziende di poter ampliare la propria sfera commerciale, presentandosi in modo chiaro e diretto praticamente su tutti i mercato mondiali, grazie alle traduzioni professionali che sono garantite dalla redazione». Il futuro passa dunque attraverso il web, anche in agricoltura. «In questi ultimi mesi i contatti a siti legati all’agricoltura sono aumentati in modo esponenziale. Fieragricola, in questo ambito, ha perfettamente centrato l’obiettivo della comunicazione e del servizio dedicato agli operatori del settore». Perfetta, secondo Caimi, anche la scelta del nome del portale: www.agricolturaonweb.info, «semplice, immediato e facile da ricordare».
Ufficio Stampa Veronafiere
[Indice]



Salone del Vino 2007: vetrina per i territori d’eccellenza

La manifestazione, che dal 2005 si svolge a cadenza biennale in alternanza con il Salone del Gusto, previsto negli anni pari, gode ormai di una collocazione consolidata nel settore, quale osservatorio privilegiato per valutare gli andamenti di mercato e punto di riferimento sul territorio nazionale per operatori del settore ed enoappassionati. I risultati del 2005 fanno ben sperare per il successo della nuova edizione: il trend di crescita rispetto all’edizione 2004 è stato infatti evidente per tutti gli indici primari: + 6,46% per il numero di espositori (1.121), + 10% per la superficie occupata (38.500 mq), + 10,47% per il numero di visitatori (44.333). Come tradizione, protagoniste al Salone del Vino saranno le aziende medio-piccole, che rappresentano oltre il 90% del comparto a livello nazionale: queste realtà, per le loro caratteristiche dimensionali e qualitative, trovano a Torino le migliori condizioni di visibilità.
“Le Regioni del Vino - Le Ragioni del Vino” è il tema scelto per l’edizione 2007, che punta da un lato alla valorizzazione del territorio, che passa necessariamente attraverso le produzioni tipiche regionali, soprattutto rare e, dall’altro, focalizza l’attenzione sui nuovi segmenti del settore, come le produzioni biologiche. Il vino “secondo natura”, infatti, non è più soltanto una tendenza elitaria ma una nuova chiave di successo per l’enologia.
Punto di forza sarà il 4° Workshop Internazionale, un vero e proprio incontro d’affari, il momento in cui domanda e offerta si confrontano in appuntamenti preventivamente programmati, mirati a stringere contatti e rapporti commerciali in un contesto di assoluta professionalità. Il Workshop avrà come focus “Il vino italiano alla conquista di nuovi mercati” e coinvolgerà buyer selezionati provenienti dai mercati internazionali più significativi, come ad esempio India, Russia, Cina, Stati Uniti, Estonia, Corea, Giappone. Il Workshop 2005 ha visto la partecipazione di 106 le aziende, per un totale di 915 incontri con compratori convenuti da 19 Paesi.
Oltre al Workshop Internazionale, il programma si preannuncia ricco di momenti importanti, tra cui i “Seminari di degustazione” e gli “Incontri con l’autore” curati da Slow Food Italia. Non mancherà poi la consueta presentazione delle guide di settore: protagonista quest’anno la settima edizione della “Guida al vino quotidiano”, in una veste grafica e editoriale completamente rinnovata. Da non perdere, inoltre, la terza edizione del “Forum sugli Autoctoni: Vitigni e Vini” che, come tradizione, si svilupperà nella Grande Degustazione attraverso un focus specifico, anche espositivo, sullo straordinario patrimonio ampelografico del nostro Paese. Prevista infine una sessione di convegni su questioni tecnico-economiche, dall’evoluzione del mercato alla distribuzione, a cui si aggiunge la presentazione dei risultati della ricerca annuale del Centro Studi Promotor.
E infine, lo Shopping di Bacco: con questa formula, sperimentata con successo la scorsa edizione, il pubblico avrà accesso al Salone sabato 27, nel pomeriggio, e domenica 28, per l’intera giornata. Nel costo del biglietto, 12 euro, sarà compreso un coupon di 6 euro per acquistare bottiglie e prodotti dolciari artigianali dagli operatori presenti in fiera. Viene così favorito il confronto diretto tra operatori e consumatore finale, quell’Enoappassionato che rappresenta il terzo canale distributivo: un’occasione per raccogliere suggerimenti e opinioni e presentare in modo diretto e senza intermediari i propri prodotti.
Nelle stesse date a Lingotto Fiere si svolgerà anche Dolc-è - Salone dell'Arte dolciaria e del cioccolato, che per il secondo anno sarà proposto in abbinamento con il Salone del Vino, visti i buoni riscontri avuti nel 2005. Arte dolciaria e grandi vini da dessert rappresentano infatti un connubio ideale e pertanto la sesta edizione di Dolc-è sarà centrata sull’abbinamento tra pasticceria e gelateria di tradizione con le più importanti produzioni di vini dolci, tardivi, passiti e liquorosi.
www.salonedelvino.it
[Indice]



Basta col cibo sotto le ruspe

La notizia ha due facce, una decisamente brutta per non dire tragica, l’altra contenente una speranza ottimistica. E’ apparsa su ‘Panorama’ ma merita riprenderla con qualche personale commento. In Italia, malgrado pensioni da fame, soldi finiti al 10 del mese, cibarie sempre più care, lo spreco annuo di prodotti alimentari ancora perfettamente consumabili ammonta a 1,5 milioni di tonnellate con un valore di mercato di 4 miliardi di euro. Ogni giorno finiscono sotto le ruspe, gettate in discarica o inviate all’incenerimento (laddove gli inceneritori ci sono) 4 mila tonnellate di alimenti, il 15% del pane e della pasta che gli italiani acquistano, il 18% della carne e il 12% di verdura e frutta. Questa l’odiosa realtà evidenziata, a volte, da filmati che mostrano montagne di arance o di pomodori schiacciati da trattori. E pensare che la ‘famigerata’ Aima ha chiuso i battenti da un pezzo. La buona notizia è che questa vergogna si può contrastare. E’ nato infatti un progetto chiamato Last minute market - www.lastminutemarket.org, concepito dall’Università di Agraria di Bologna che consiste nel recupero delle merci non più commercializzabili ma perfettamente idonee al consumo.
Queste vengono donate a case d’accoglienza per i senzatetto, comunità di recupero dalle dipendenze ed altri enti caritativi. I commercianti che donano questi invenduti riducono i costi di smaltimento dei rifiuti ottenendo inoltre sgravi fiscali. A Ferrara, ad esempio, super e ipermarket e negozi di alimentari hanno diritto a una detrazione proporzionale alla quantità dei beni recuperati, detrazione alla quale però quasi tutti rinunciano devolvendola a un fondo di solidarietà.
In Italia soltanto il ‘Last minute market’ organizza un’intermediazione giornaliera tra donatori e associazioni destinatarie del cibo, senza la necessità dello stoccaggio intermedio come quello del noto Banco Alimentare www.bancoalimentare.it che invece dal 1989 recupera le eccedenze di produzione agricola e dell’industria oltre che dalla Gdo (un giorno all’anno parte una campagna dedicata) devolvendole ma dopo appunto averle stoccate e selezionate. Meritorie entrambe beninteso, la differenza sta nel concetto del just-in-time.
Giuseppe Cremonesi www.asa-press.com
[Indice]


ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore





IMPORTANTE
Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di dati personali. Gli indirizzi E-Mail presenti nel nostro archivio elettronico provengono o da richieste di iscrizioni pervenute direttamente al nostro sito o dalla nostra sede. (D.L. 30/06/2003 n. 196). Il copyright di eventuali pittogrammi presenti nella notizia è dell’ASA e tutti i diritti sono riservati.
Le notizie da noi pubblicate sono state direttamente a noi inviate o selezionate da comunicati o articoli liberi da vincoli.
Per cancellarsi dalla mailing list inviare una email a
newsletter-unsubscribe@asa-press.com (lasciando l'oggetto ed il testo del messaggio vuoti) adoperando l’e-mail da eliminare dal nostro mailing.