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Semaforo
verde per una nuova fiscalità rurale
La birra
si tinge di rosa
Riconfermato
il presidente della Confederazione Italiana della Vite
Greenpeace:
salviamo il Parmigiano Reggiano dagli OGM
Si salvi
chi può! Arriva il prosciutto in provetta
Divulgazione
scientifica e tecnica per l’agricoltura sostenibile

Semaforo
verde per una nuova fiscalità rurale
Sono
già cinquanta i parlamentari che hanno aderito alla costituenda
Associazione. Il rapporto tra Città del Vino con le Istituzioni
per valorizzare le tipicità e le identità locali non
si esaurisce qui: è stato chiesto infatti un incontro con
il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiudere idealmente
l'anno del Ventennale delle Città del Vino, fondate a Siena
il 21 marzo 1987. Dai 39 Comuni iniziali oggi l'Associazione può
contare su oltre 550 Comuni e 21 soci straordinari tra Province,
Comunità Montane, Parchi e Strade del Vino. Inoltre nei giorni
scorsi il presidente di Città del Vino ha incontrato il Ministro
per la Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, per avanzare le
proposte dell'Associazione sul tema vino/salute. "Abbiamo espresso
a Ferrero - ha detto Valentini - la nostra contrarietà a
messaggi in etichetta del tipo il vino nuoce gravemente alla salute.
Messaggi, scientificamente e culturalmente sbagliati. Il messaggio
deve invece richiamare alla responsabilità e all'educazione
al gusto con messaggi, come da noi proposti, legati ai comportamenti,
come se guidi non bere".
Ocm, nuova fiscalità rurale, promozione della vitivinicoltura
di qualità, ma anche campagne di contrasto alla demonizzazione
del vino. Su questi quattro temi sarà centrata nei prossimi
mesi l'attività dell'Associazione Nazionale Città
del Vino, tornata in provincia di Siena, la sua terra natale, per
celebrare la Convention di primavera dei primi 20 anni di vita (1987-2007).
"Mentre sull'Ocm - ha detto il presidente Valentino Valentini
- sono stati fatti passi avanti che condividiamo, come la riduzione
degli estirpi, il divieto di uso dei mosti extra Ue e l'abolizione
degli aiuti di crisi, bisogna lavorare ancora molto su due aspetti:
le etichettature e le pratiche enologiche. Un altro tema è
quello della nuova fiscalità rurale che dobbiamo imporre
con forza perché è vitale per la difesa della qualità
dei nostri territori. Oggi la leva fiscale degli enti locali è
centrata principalmente sugli immobili, un'impostazione tributaria
che penalizza i territori che hanno fatto del paesaggio e dell'ambiente
importanti fattori di sviluppo. Dobbiamo cercare nuovi strumenti
a partire dalla proposta di legge sulla deducibilità fiscale
degli interventi dei consorzi di tutela e delle imprese a favore
del territorio e del patrimonio artistico e paesaggistico. Una proposta
di legge - conclude Valentini - nata da un progetto del consorzio
del Vino Nobile di Montepulciano che abbiamo sostenuto insieme al
Comune e a tutti i nostri 560 associati".
"La proposta di legge sulla defiscalizzazione degli interventi
è solo un primo cerchio che contiamo di chiudere con la prossima
finanziaria - ha detto l'On. Franco Ceccuzzi, presente alla Convention
delle Città del Vino -. La deducibilità della donazione
delle imprese per azioni concordate con i Comuni potrebbe essere
un valido strumento per azioni congiunte, utili al territorio e
alla comunità locale, che creano un'alleanza tra pubblico
e privato. Ma è solo il primo passo - ha concluso Ceccuzzi
- ci occuperemo anche della nuova fiscalità rurale e ambientale
attraverso strumenti che vadano a premiare i comportamenti virtuosi
delle amministrazioni locali, piuttosto che penalizzare chi questi
comportamenti non li dimostra. I parlamentari della nuova Associazione
Amici delle Città del Vino, che stiamo costituendo in Parlamento,
sosterrà questi principi". Ufficio stampa Città
del Vino - Massimiliano Rella 338/9410716
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La
birra si tinge di rosa
Piccole,
grandi rivoluzioni. La birra, da bevanda “maschile”,
anche nel gusto, un po’ bistrattata dal gentil sesso, è
dunque diventata oggetto di curiosità e interesse anche da
parte loro. Per il 62% delle donne che la beve – lo rivela
l’indagine Assobirra-Coesis – apprendiamo che è
diventata l’ideale per festeggiare la vittoria della squadra
del cuore, una promozione sul lavoro ma anche l’addio al nubilato.
Una donna su due (54%) lega alla birra l’idea di una serata
spensierata in compagnia delle amiche, ma anche sogni proibiti come
quello di brindare con Riccardo Scamarcio, Vasco Rossi o Totti.
E, misteri imperscrutabili della politica, con Silvio Berlusconi
e Giorgio Napolitano…
Il successo della birra nell’universo femminile è dovuto
anche alla progressiva riduzione di vecchi pregiudizi. E se il 56%
delle donne intervistate continua ancora a pensare che questa bevanda
abbia un alto potere calorico, il 23% la considera poco alcolica.
E, infatti, un bicchiere di birra chiara, la più bevuta nel
mondo, assicura le stesse calorie di un equivalente quantità
di spremuta di arancia o di carote. Vale a dire 35 calorie ogni
100 cc di prodotto. Ciò significa poco più di 80 calorie
per un bel bicchiere da 250 cc. L’equivalente di una manciata
di pistacchi…
A fare da cornice a questa nuova passione, sempre nell’immaginario
delle donne, oltre alle solide pareti di casa, sempre più
spesso un ristorante di qualità, dove è sempre più
facile trovare chi suggerisce di accompagnare i propri piatti ad
ottime birre. Del resto che una guida prestigiosa dei ristoranti
come quella del Gambero Rosso, abbia inserito il simbolo del boccale
di birra per indicare i locali top (sono 125, in Italia) con una
buona scelta di birra, significherà pure qualcosa…
Senza considerare quella che si annuncia come la nuova tendenza
dell’estate: cene, in terrazza o nei luoghi di villeggiatura,
dove si pasteggia a birra. Visto che 1 padrona di casa su 2 (45%)
annuncia la sua intenzione di coccolare i propri ospiti offrendo
proprio la birra… A conferma di questa tendenza donne insospettabili
professano il loro amore per la birra. Prima tra tutte Edwige Fenech,
ex attrice che ha fatto sognare tanti maschi italici, oggi signora
del cinema italiano con una sua casa di produzione. Seguita da Lina
Sotis, regina del Bon Ton italiano che confessa: “Da 27 anni
la birra è l’unico alcolico che mi concedo...tutti
i giorni”. E, con sopraffino savoir faire, aggiunge di portarsene
sempre una, in borsa, quando è invitata a cena a casa di
amici.
La compatibilità della birra con le esigenze di “leggerezza”
tipiche degli atleti o di chi vuole sentirsi in forma è un
elemento ben chiaro ad una fuoriclasse come Fiona May, ex campionessa
di salto in lungo, oggi attrice Tv. Nata in Inghilterra, una nazione
a forte vocazione birraria, confessa di aver scoperto la birra proprio
in Italia.
Considerando il crescente interesse per la birra nell’alta
ristorazione, (il 47,5% degli italiani vorrebbero nei ristoranti
la carta delle birre), questa tendenza non ha lasciato indifferenti
neanche le signore della cucina italiana. E parliamo di nomi di
primo piano. Hanno sdoganato la birra, infatti, locali top come
“Il luogo di Aimo e Nadia”, grazie alla curiosità
della figlia Stefania che, con la ricercatezza che si adatta ad
un locale storico e insignito di riconoscimenti come quello messo
su da quasi 50 anni dai suoi genitori, ha convinto anche sua mamma
Nadia ad introdurre la birra nei sui menù.
Un’altra fan della birra è Antonella Ricci dei “Jeunes
Restauraters d’Europe”, l’associazione che per
prima ha dato vita a un’iniziativa per promuovere l’adozione
della carta delle birre, in collaborazione con Assobirra e la Guida
dell’Espresso. Il suo locale è a Ceglie Messapica,
in provincia di Brindisi, dove la cucina tradizionale pugliese non
manca di aprirsi a sperimentazioni creative. Ne “Al Fornello
da Ricci” ha introdotto felicemente una carta della birra
molto apprezzata – ci racconta - anche dalle sue clienti donne.
Lei, da amante della birra, come la maggioranza delle donne gradisce
quelle più leggere, soprattutto Lager, Pils e Weizen, aggiungendo
di “non vedere l’ora di sdoganarla dagli abbinamenti
classici come la pizza”. EIDOS, Raffaella Cerabino –
0289008770, rcerabino@eidos-pr.it
- INC, Matteo De Angelis - O64416081, m.deangelis@inc-comunicazione.it.
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Riconfermato
il presidente della Confederazione Italiana della Vite
Andrea
Sartori è stato riconfermato alla presidenza della Confederazione
Italiana della Vite e del Vino-Unione Italiana Vini per il triennio
2007/09. Lo ha eletto all’unanimità il Consiglio d’amministrazione
al termine dell’assemblea dei soci, che ha anche rinnovato
le cariche delle tre Federazioni Nazionali Commercio, Viticoltori
e Industriali rieleggendo presidenti rispettivamente Quirico Decordi,
Piernicola Leone de Castris e Lamberto Vallarino Gancia.
Nel suo discorso all’assemblea, Sartori ha ripercorso le tappe
di questo suo primo mandato e tracciato le linee del programma futuro,
con particolare riferimento, per quanto riguarda lo scenario politico,
all’imminente nuova Ocm vino e alla riforma della legge 164
sulle denominazioni d’origine.
“Negli obiettivi, cioè il riequilibrio dell’offerta
di mercato - ha detto Sartori - la proposta di riforma dell’Ocm
avanzata dalla Commissione europea è condivisibile. Tuttavia
gli strumenti ipotizzati ci lasciano alcuni dubbi, in particolare
quelli legati agli espianti - peraltro scesi a 200.000 ettari da
una prima ipotesi di 400.000 - all’inquadramento giuridico
dei Vqprd e alla designazione e presentazione dei vini. Ora attendiamo
il 4 luglio per conoscere nei dettagli la proposta legislativa,
sulla quale si sono comunque già intraviste modifiche delle
impostazioni iniziali.
“Per quanto riguarda il fronte nazionale – ha proseguito
Sartori – la riforma della legge 164, come d’altronde
era logico che fosse, partirà dopo che saranno resi noti
i dettagli della nuova Ocm. Sempre in questo contesto è da
registrare che il decreto sui controlli dei Vqprd varato dal ministero
delle Politiche agricole a marzo non ha contribuito a rasserenare
gli animi, soprattutto rispetto al piano tariffario e alla definizione
della filiera vitivinicola regionale. Su questo punto le organizzazioni
di categoria si sono compattate affermando con forza che la filiera
non possa che essere costituita da organizzazioni rappresentative
delle imprese economicamente coinvolte nelle fasi di produzione,
trasformazione e confezionamento dei prodotti della Denominazione
interessata.
“Riguardo a questi e ad altri temi che dovranno essere affrontati
nel prossimo futuro, non posso che dirmi fiducioso – ha concluso
Sartori – in quanto rilevo con soddisfazione che oggi nella
nostra associazione si respira un’aria orientata al dialogo,
proiettata verso una nuova progettualità. Solo in questo
modo Unione Italiana Vini può essere vera forza sociale capace
di leggere e interpretare correttamente gli interessi della propria
base associativa, per essere in grado di incidere significativamente
laddove si assumono le decisioni. In questi primi tre anni di mandato
abbiamo raggiunto risultati importanti e tangibili, sono sicuro
che i prossimi tre saranno ancora più ricchi di soddisfazioni”.
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Greenpeace:
salviamo il Parmigiano Reggiano dagli OGM
Nonostante
l‘esistenza del Consorzio di Tutela di quella che è
una delle produzioni più apprezzate dai consumatori e invidiate
dal mercato, il Parmigiano-Reggiano è incappato nella trappola
Ogm: nei mangimi utilizzati per integrare la dieta delle bovine
che forniscono il prezioso latte destinato alla produzione del Parmigiano,
si è insinuata, infatti, la soia transgenica della Monsanto.
Gli Ogm, oltre agli ormai comprovati pericoli legati al loro rilascio
in ambiente, continuano a essere al centro dell’attenzione
anche a causa delle incertezze legate al loro consumo umano e animale.
La comunità scientifica è divisa, e nuovi studi indipendenti
dimostrano che gli Ogm non vengono adeguatamente studiati prima
di ottenere l’autorizzazione al commercio e al consumo, confermando
il fallimento dell’attuale sistema autorizzativo europeo sugli
Ogm.
I consumatori continuano a rifiutarli e lo scorso febbraio, Greenpeace
ha consegnato alla Commissione europea, una petizione firmata da
oltre un milione di cittadini, per chiedere l’etichettatura
dei prodotti derivati da animali nutriti con Ogm, come latte, carne,
uova o formaggio. E il nostro parmigiano? In un contesto europeo
e mondiale dove sempre più spesso i prodotti italiani di
qualità vengono copiati o camuffati - basti pensare ai vari
Parmesan, Regianito o Parmesao – la garanzia di sopravvivenza
è data dalla qualità e dalla sicurezza al 100 per
cento. Il Parmigiano-Reggiano ha alle spalle otto secoli di storia
e tradizione, e oggi, la sua genuinità non può essere
minacciata dalla comparsa degli Ogm nella sua filiera produttiva.
“Il problema riguarda i mangimi. Il disciplinare di produzione
del Parmigiano oggi non vieta l’uso degli Ogm nell’alimentazione
animale. Nella pratica, ciò significa che le bovine che forniscono
il latte ai caseifici aderenti al Consorzio, si nutrono anche di
soia Ogm” ha chiarito Federica Ferrario, responsabile campagna
OGM di Greenpeace. “Proprio perché amiamo il Parmigiano
Reggiano, vogliamo essere certi che venga tutelato, e che questa
tutela porti con sé garanzia di qualità e
sicurezza, per l’ambiente e per i consumatori.”
Oggi in Italia, sono sempre più numerosi i prodotti e i produttori,
che escludono l'uso di Ogm in tutti i passaggi della produzione
- sia negli ingredienti che nei mangimi animali. “Il Consorzio
del
Parmigiano-Reggiano non è riuscito, fino ad ora, a evitare
l'impiego di mangimi contenenti Ogm dal disciplinare di produzione,
ma questa scelta è possibile e praticabile oltre che necessaria
per tutelare questa produzione” ha spiegato la Ferrario. “Nel
circuito del Parmigiano, questo già avviene per la produzione
biologica e per quei primi produttori che, autonomamente, hanno
già attivato filiere completamente non-Ogm anche nei mangimi,
una voce che il Consorzio dovrebbe ascoltare.”
Un plauso bipartisan alla campagna Greenpeace “ParmigiaNOgm”,
per liberare la filiera di produzione del Parmigiano-Reggiano dagli
OGM, è stato dato dagli ex-Ministri On. Gianni Alemanno (AN)
e dal Sen. Edo Ronchi (Ulivo) al lancio ufficiale dell’iniziativa.
“Condivido pienamente gli obiettivi della campagna per salvare
il Parmigiano dagli OGM” ha affermato Alemanno “e sottoscrivo
l’appello di Greenpeace al Consorzio di Tutela per inserire
nel disciplinare di produzione una chiara esclusione degli OGM da
tutta la filiera produttiva, mangimi compresi.” Dello stesso
tenore la posizione di Ronchi: “Esprimo il mio apprezzamento
e adesione
all’iniziativa di Greenpeace volta alla salvaguardia del Parmigiano-Reggiano,
condividendone gli obiettivi di grande valore e utilità per
la sicurezza di consumatori e ambiente, e per la tutela di uno dei
prodotti più amati e apprezzati.”
Greenpeace si è detta disponibile a collaborare con il Consorzio
del Parmigiano per eliminare l’utilizzo degli Ogm nella filiera
produttiva, e mette da oggi a disposizione dei consumatori un sito
web www.parmigiaNOgm.it
per avere maggiori informazioni e scrivere al consorzio, per modificare
il disciplinare, non usando più Ogm nei mangimi. Federica
Ferrario, cell. 3483988616, Ufficio Stampa Greenpeace, tel. 0668136061
Int. 203-222
[Indice]

Si
salvi chi può! Arriva il prosciutto in provetta
Nell’Università
di Utrecht in Olanda si stanno “allevando” in provetta
tessuti di suino per produrre carne prosciutti e insaccati vari.
Questo capolavoro (sic) della genetica è eseguito da un team
di ricercatori olandesi capeggiati dal professore Bernard Roelen
della facoltà di Scienze Veterinarie sulla crescita artificiale
di muscoli, partendo da cellule staminali dei maiali. I ricercatori
hanno isolato queste cellule che si dividono e si moltiplicano fino
a diventare una massa muscolare grazie ad una alimentazione composta
da nutrienti non specificati e ad una stimolazione con corrente
elettrica. La ricerca è presentata come un’opportunità
per evitare l’allevamento dei maiali in stalla e loro successiva
macellazione, ma anche come una necessità per evitare problemi
ambientali di smaltimento. Come dire che in nome dell’ecologia
che si fa Verbo, mangeremo salsicce e prosciutti ricavati da “mostri”
suini. D’altronde, chi ci dice che qualcuno non abbia divorato
costine a scottadito di qualche figlio della pecora Dolly?
Lo sviluppo di queste ricerche - dicono alla Coldiretti che ne da
notizia - acquista un particolare significato in Olanda, maggiore
produttrice di scrofe e verri, nonché maggiore consumatrice
ed esportatrice di carni suine. Le avanzate sperimentazioni in atto
rappresentano dunque una preoccupazione anche per l’Italia
dove ogni anno vengono importate milioni di cosce di maiale destinate
(molto, molto spesso) ad essere spacciate come prosciutti made in
Italy poiché non è chiaro l’obbligo di indicare
in etichetta l’origine degli allevamenti. Nel canale Gdo si
stima che ben due prosciutti su tre provengano da maiali allevati
in Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna senza che ciò
venga nitidamente indicato in etichetta e con l’uso di indicazioni
fuorvianti addirittura indicate come “di montagna” e
“nostrano” che ingannano il consumatore sulla reale
origine poiché, appunto, non è ancora obbligatorio
per i salumi indicare in etichetta l'origine come avviene per la
carne bovina e avicola. Per produrre prosciutto crudo in Italia
vengono inviate alla stagionatura 12,5 milioni di cosce provenienti
da maiali nazionali, mentre un numero superiore se ne importano
dall’estero (19,6 milioni). Per non cadere nelle trappole
di mercato e avere la certezza di consumare salumi ottenuti da maiali
allevati in Italia, non basta, dunque, richiedere prosciutto cotto,
crudo o stagionato, ma occorre scegliere prosciutti a Denominazione
di Origine Protetta (DOP) riconosciuti dalla UE individuabili dal
marchio comunitario o da quello dei diversi Consorzi di Tutela.
Giuseppe Cremonesi
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Divulgazione
scientifica e tecnica per l’agricoltura sostenibile
Dopo quasi
quattro anni di attività di ricerca sono pronti per la divulgazione
i risultati raggiunti da SafeCrop, un centro per la ricerca e lo
sviluppo di sistemi per la protezione delle piante a basso impatto
sull’ambiente e sulla salute del consumatore ed è ospitato
dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (Trento).
Per la divulgazione di questi dati è stata creata una collana
di pubblicazioni gratuite dedicate all’imprenditore agricolo
e al personale tecnico. I volumi presentano gli ultimi aggiornamenti
sulla biologia ed epidemiologia di vari patogeni che interessano
la vite e la fragola, le strategie a basso impatto impiegabili in
agricoltura biologica e i risultati di alcune sperimentazioni effettuate
in Trentino e in altre regioni italiane. La trattazione degli argomenti
è semplice, di piacevole lettura, corredata da numerose foto
e grafici che meglio aiutano a comprendere i concetti. Una bibliografia
esaustiva al termine del volume aiuta nella ricerca di informazioni
anche coloro che volessero approfondire maggiormente le proprie
conoscenze sull’argomento. I volumi possono essere un valido
sussidio didattico anche per studenti, delle scuole superiori e
dell’università, che volessero ampliare il loro livello
di conoscenza riguardo a queste importanti malattie. I titoli attualmente
disponibili sono: Il mal dell’esca della vite, L’oidio
della vite, La peronospora della vite, I marciumi radicali della
vite, L'oidio della fragola.
Le pubblicazioni sono disponibili:
1. Gratuitamente presso il Centro SafeCrop, Istituto Agrario di
S. Michele all'Adige (TN);
2. Compilando la richiesta, scaricabile dal sito http://www.safecrop.org/italian/output/free_publications.html,
indicando quali pubblicazioni si desiderano e inviandola, assieme
al corrispondente francobollo di posta prioritaria per i costi di
spedizione, al Centro SafeCrop, Istituto Agrario di S. Michele all'Adige,
via Mach 1, S. Michele all'Adige (TN) 38010- Daniele Barbacovi,
tel. 0461 615239
[Indice]
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore


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