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Newsletter 17 / 02.07.2007


Semaforo verde per una nuova fiscalità rurale
La birra si tinge di rosa
Riconfermato il presidente della Confederazione Italiana della Vite
Greenpeace: salviamo il Parmigiano Reggiano dagli OGM
Si salvi chi può! Arriva il prosciutto in provetta
Divulgazione scientifica e tecnica per l’agricoltura sostenibile


Semaforo verde per una nuova fiscalità rurale

Sono già cinquanta i parlamentari che hanno aderito alla costituenda Associazione. Il rapporto tra Città del Vino con le Istituzioni per valorizzare le tipicità e le identità locali non si esaurisce qui: è stato chiesto infatti un incontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiudere idealmente l'anno del Ventennale delle Città del Vino, fondate a Siena il 21 marzo 1987. Dai 39 Comuni iniziali oggi l'Associazione può contare su oltre 550 Comuni e 21 soci straordinari tra Province, Comunità Montane, Parchi e Strade del Vino. Inoltre nei giorni scorsi il presidente di Città del Vino ha incontrato il Ministro per la Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, per avanzare le proposte dell'Associazione sul tema vino/salute. "Abbiamo espresso a Ferrero - ha detto Valentini - la nostra contrarietà a messaggi in etichetta del tipo il vino nuoce gravemente alla salute. Messaggi, scientificamente e culturalmente sbagliati. Il messaggio deve invece richiamare alla responsabilità e all'educazione al gusto con messaggi, come da noi proposti, legati ai comportamenti, come se guidi non bere".
Ocm, nuova fiscalità rurale, promozione della vitivinicoltura di qualità, ma anche campagne di contrasto alla demonizzazione del vino. Su questi quattro temi sarà centrata nei prossimi mesi l'attività dell'Associazione Nazionale Città del Vino, tornata in provincia di Siena, la sua terra natale, per celebrare la Convention di primavera dei primi 20 anni di vita (1987-2007). "Mentre sull'Ocm - ha detto il presidente Valentino Valentini - sono stati fatti passi avanti che condividiamo, come la riduzione degli estirpi, il divieto di uso dei mosti extra Ue e l'abolizione degli aiuti di crisi, bisogna lavorare ancora molto su due aspetti: le etichettature e le pratiche enologiche. Un altro tema è quello della nuova fiscalità rurale che dobbiamo imporre con forza perché è vitale per la difesa della qualità dei nostri territori. Oggi la leva fiscale degli enti locali è centrata principalmente sugli immobili, un'impostazione tributaria che penalizza i territori che hanno fatto del paesaggio e dell'ambiente importanti fattori di sviluppo. Dobbiamo cercare nuovi strumenti a partire dalla proposta di legge sulla deducibilità fiscale degli interventi dei consorzi di tutela e delle imprese a favore del territorio e del patrimonio artistico e paesaggistico. Una proposta di legge - conclude Valentini - nata da un progetto del consorzio del Vino Nobile di Montepulciano che abbiamo sostenuto insieme al Comune e a tutti i nostri 560 associati".
"La proposta di legge sulla defiscalizzazione degli interventi è solo un primo cerchio che contiamo di chiudere con la prossima finanziaria - ha detto l'On. Franco Ceccuzzi, presente alla Convention delle Città del Vino -. La deducibilità della donazione delle imprese per azioni concordate con i Comuni potrebbe essere un valido strumento per azioni congiunte, utili al territorio e alla comunità locale, che creano un'alleanza tra pubblico e privato. Ma è solo il primo passo - ha concluso Ceccuzzi - ci occuperemo anche della nuova fiscalità rurale e ambientale attraverso strumenti che vadano a premiare i comportamenti virtuosi delle amministrazioni locali, piuttosto che penalizzare chi questi comportamenti non li dimostra. I parlamentari della nuova Associazione Amici delle Città del Vino, che stiamo costituendo in Parlamento, sosterrà questi principi". Ufficio stampa Città del Vino - Massimiliano Rella 338/9410716
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La birra si tinge di rosa

Piccole, grandi rivoluzioni. La birra, da bevanda “maschile”, anche nel gusto, un po’ bistrattata dal gentil sesso, è dunque diventata oggetto di curiosità e interesse anche da parte loro. Per il 62% delle donne che la beve – lo rivela l’indagine Assobirra-Coesis – apprendiamo che è diventata l’ideale per festeggiare la vittoria della squadra del cuore, una promozione sul lavoro ma anche l’addio al nubilato. Una donna su due (54%) lega alla birra l’idea di una serata spensierata in compagnia delle amiche, ma anche sogni proibiti come quello di brindare con Riccardo Scamarcio, Vasco Rossi o Totti. E, misteri imperscrutabili della politica, con Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano…
Il successo della birra nell’universo femminile è dovuto anche alla progressiva riduzione di vecchi pregiudizi. E se il 56% delle donne intervistate continua ancora a pensare che questa bevanda abbia un alto potere calorico, il 23% la considera poco alcolica. E, infatti, un bicchiere di birra chiara, la più bevuta nel mondo, assicura le stesse calorie di un equivalente quantità di spremuta di arancia o di carote. Vale a dire 35 calorie ogni 100 cc di prodotto. Ciò significa poco più di 80 calorie per un bel bicchiere da 250 cc. L’equivalente di una manciata di pistacchi…
A fare da cornice a questa nuova passione, sempre nell’immaginario delle donne, oltre alle solide pareti di casa, sempre più spesso un ristorante di qualità, dove è sempre più facile trovare chi suggerisce di accompagnare i propri piatti ad ottime birre. Del resto che una guida prestigiosa dei ristoranti come quella del Gambero Rosso, abbia inserito il simbolo del boccale di birra per indicare i locali top (sono 125, in Italia) con una buona scelta di birra, significherà pure qualcosa…
Senza considerare quella che si annuncia come la nuova tendenza dell’estate: cene, in terrazza o nei luoghi di villeggiatura, dove si pasteggia a birra. Visto che 1 padrona di casa su 2 (45%) annuncia la sua intenzione di coccolare i propri ospiti offrendo proprio la birra… A conferma di questa tendenza donne insospettabili professano il loro amore per la birra. Prima tra tutte Edwige Fenech, ex attrice che ha fatto sognare tanti maschi italici, oggi signora del cinema italiano con una sua casa di produzione. Seguita da Lina Sotis, regina del Bon Ton italiano che confessa: “Da 27 anni la birra è l’unico alcolico che mi concedo...tutti i giorni”. E, con sopraffino savoir faire, aggiunge di portarsene sempre una, in borsa, quando è invitata a cena a casa di amici.
La compatibilità della birra con le esigenze di “leggerezza” tipiche degli atleti o di chi vuole sentirsi in forma è un elemento ben chiaro ad una fuoriclasse come Fiona May, ex campionessa di salto in lungo, oggi attrice Tv. Nata in Inghilterra, una nazione a forte vocazione birraria, confessa di aver scoperto la birra proprio in Italia.
Considerando il crescente interesse per la birra nell’alta ristorazione, (il 47,5% degli italiani vorrebbero nei ristoranti la carta delle birre), questa tendenza non ha lasciato indifferenti neanche le signore della cucina italiana. E parliamo di nomi di primo piano. Hanno sdoganato la birra, infatti, locali top come “Il luogo di Aimo e Nadia”, grazie alla curiosità della figlia Stefania che, con la ricercatezza che si adatta ad un locale storico e insignito di riconoscimenti come quello messo su da quasi 50 anni dai suoi genitori, ha convinto anche sua mamma Nadia ad introdurre la birra nei sui menù.
Un’altra fan della birra è Antonella Ricci dei “Jeunes Restauraters d’Europe”, l’associazione che per prima ha dato vita a un’iniziativa per promuovere l’adozione della carta delle birre, in collaborazione con Assobirra e la Guida dell’Espresso. Il suo locale è a Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, dove la cucina tradizionale pugliese non manca di aprirsi a sperimentazioni creative. Ne “Al Fornello da Ricci” ha introdotto felicemente una carta della birra molto apprezzata – ci racconta - anche dalle sue clienti donne. Lei, da amante della birra, come la maggioranza delle donne gradisce quelle più leggere, soprattutto Lager, Pils e Weizen, aggiungendo di “non vedere l’ora di sdoganarla dagli abbinamenti classici come la pizza”. EIDOS, Raffaella Cerabino – 0289008770, rcerabino@eidos-pr.it - INC, Matteo De Angelis - O64416081, m.deangelis@inc-comunicazione.it.
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Riconfermato il presidente della Confederazione Italiana della Vite

Andrea Sartori è stato riconfermato alla presidenza della Confederazione Italiana della Vite e del Vino-Unione Italiana Vini per il triennio 2007/09. Lo ha eletto all’unanimità il Consiglio d’amministrazione al termine dell’assemblea dei soci, che ha anche rinnovato le cariche delle tre Federazioni Nazionali Commercio, Viticoltori e Industriali rieleggendo presidenti rispettivamente Quirico Decordi, Piernicola Leone de Castris e Lamberto Vallarino Gancia.
Nel suo discorso all’assemblea, Sartori ha ripercorso le tappe di questo suo primo mandato e tracciato le linee del programma futuro, con particolare riferimento, per quanto riguarda lo scenario politico, all’imminente nuova Ocm vino e alla riforma della legge 164 sulle denominazioni d’origine.
“Negli obiettivi, cioè il riequilibrio dell’offerta di mercato - ha detto Sartori - la proposta di riforma dell’Ocm avanzata dalla Commissione europea è condivisibile. Tuttavia gli strumenti ipotizzati ci lasciano alcuni dubbi, in particolare quelli legati agli espianti - peraltro scesi a 200.000 ettari da una prima ipotesi di 400.000 - all’inquadramento giuridico dei Vqprd e alla designazione e presentazione dei vini. Ora attendiamo il 4 luglio per conoscere nei dettagli la proposta legislativa, sulla quale si sono comunque già intraviste modifiche delle impostazioni iniziali.
“Per quanto riguarda il fronte nazionale – ha proseguito Sartori – la riforma della legge 164, come d’altronde era logico che fosse, partirà dopo che saranno resi noti i dettagli della nuova Ocm. Sempre in questo contesto è da registrare che il decreto sui controlli dei Vqprd varato dal ministero delle Politiche agricole a marzo non ha contribuito a rasserenare gli animi, soprattutto rispetto al piano tariffario e alla definizione della filiera vitivinicola regionale. Su questo punto le organizzazioni di categoria si sono compattate affermando con forza che la filiera non possa che essere costituita da organizzazioni rappresentative delle imprese economicamente coinvolte nelle fasi di produzione, trasformazione e confezionamento dei prodotti della Denominazione interessata.
“Riguardo a questi e ad altri temi che dovranno essere affrontati nel prossimo futuro, non posso che dirmi fiducioso – ha concluso Sartori – in quanto rilevo con soddisfazione che oggi nella nostra associazione si respira un’aria orientata al dialogo, proiettata verso una nuova progettualità. Solo in questo modo Unione Italiana Vini può essere vera forza sociale capace di leggere e interpretare correttamente gli interessi della propria base associativa, per essere in grado di incidere significativamente laddove si assumono le decisioni. In questi primi tre anni di mandato abbiamo raggiunto risultati importanti e tangibili, sono sicuro che i prossimi tre saranno ancora più ricchi di soddisfazioni”.
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Greenpeace: salviamo il Parmigiano Reggiano dagli OGM

Nonostante l‘esistenza del Consorzio di Tutela di quella che è una delle produzioni più apprezzate dai consumatori e invidiate dal mercato, il Parmigiano-Reggiano è incappato nella trappola Ogm: nei mangimi utilizzati per integrare la dieta delle bovine che forniscono il prezioso latte destinato alla produzione del Parmigiano, si è insinuata, infatti, la soia transgenica della Monsanto.
Gli Ogm, oltre agli ormai comprovati pericoli legati al loro rilascio in ambiente, continuano a essere al centro dell’attenzione anche a causa delle incertezze legate al loro consumo umano e animale. La comunità scientifica è divisa, e nuovi studi indipendenti dimostrano che gli Ogm non vengono adeguatamente studiati prima di ottenere l’autorizzazione al commercio e al consumo, confermando il fallimento dell’attuale sistema autorizzativo europeo sugli Ogm.
I consumatori continuano a rifiutarli e lo scorso febbraio, Greenpeace ha consegnato alla Commissione europea, una petizione firmata da oltre un milione di cittadini, per chiedere l’etichettatura dei prodotti derivati da animali nutriti con Ogm, come latte, carne, uova o formaggio. E il nostro parmigiano? In un contesto europeo e mondiale dove sempre più spesso i prodotti italiani di qualità vengono copiati o camuffati - basti pensare ai vari Parmesan, Regianito o Parmesao – la garanzia di sopravvivenza è data dalla qualità e dalla sicurezza al 100 per cento. Il Parmigiano-Reggiano ha alle spalle otto secoli di storia e tradizione, e oggi, la sua genuinità non può essere minacciata dalla comparsa degli Ogm nella sua filiera produttiva.
“Il problema riguarda i mangimi. Il disciplinare di produzione del Parmigiano oggi non vieta l’uso degli Ogm nell’alimentazione animale. Nella pratica, ciò significa che le bovine che forniscono il latte ai caseifici aderenti al Consorzio, si nutrono anche di soia Ogm” ha chiarito Federica Ferrario, responsabile campagna OGM di Greenpeace. “Proprio perché amiamo il Parmigiano Reggiano, vogliamo essere certi che venga tutelato, e che questa tutela porti con sé garanzia di qualità e
sicurezza, per l’ambiente e per i consumatori.”
Oggi in Italia, sono sempre più numerosi i prodotti e i produttori, che escludono l'uso di Ogm in tutti i passaggi della produzione - sia negli ingredienti che nei mangimi animali. “Il Consorzio del
Parmigiano-Reggiano non è riuscito, fino ad ora, a evitare l'impiego di mangimi contenenti Ogm dal disciplinare di produzione, ma questa scelta è possibile e praticabile oltre che necessaria per tutelare questa produzione” ha spiegato la Ferrario. “Nel circuito del Parmigiano, questo già avviene per la produzione biologica e per quei primi produttori che, autonomamente, hanno già attivato filiere completamente non-Ogm anche nei mangimi, una voce che il Consorzio dovrebbe ascoltare.”
Un plauso bipartisan alla campagna Greenpeace “ParmigiaNOgm”, per liberare la filiera di produzione del Parmigiano-Reggiano dagli OGM, è stato dato dagli ex-Ministri On. Gianni Alemanno (AN) e dal Sen. Edo Ronchi (Ulivo) al lancio ufficiale dell’iniziativa. “Condivido pienamente gli obiettivi della campagna per salvare il Parmigiano dagli OGM” ha affermato Alemanno “e sottoscrivo l’appello di Greenpeace al Consorzio di Tutela per inserire nel disciplinare di produzione una chiara esclusione degli OGM da tutta la filiera produttiva, mangimi compresi.” Dello stesso tenore la posizione di Ronchi: “Esprimo il mio apprezzamento e adesione
all’iniziativa di Greenpeace volta alla salvaguardia del Parmigiano-Reggiano, condividendone gli obiettivi di grande valore e utilità per la sicurezza di consumatori e ambiente, e per la tutela di uno dei prodotti più amati e apprezzati.”
Greenpeace si è detta disponibile a collaborare con il Consorzio del Parmigiano per eliminare l’utilizzo degli Ogm nella filiera produttiva, e mette da oggi a disposizione dei consumatori un sito web www.parmigiaNOgm.it per avere maggiori informazioni e scrivere al consorzio, per modificare il disciplinare, non usando più Ogm nei mangimi. Federica Ferrario, cell. 3483988616, Ufficio Stampa Greenpeace, tel. 0668136061 Int. 203-222
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Si salvi chi può! Arriva il prosciutto in provetta

Nell’Università di Utrecht in Olanda si stanno “allevando” in provetta tessuti di suino per produrre carne prosciutti e insaccati vari. Questo capolavoro (sic) della genetica è eseguito da un team di ricercatori olandesi capeggiati dal professore Bernard Roelen della facoltà di Scienze Veterinarie sulla crescita artificiale di muscoli, partendo da cellule staminali dei maiali. I ricercatori hanno isolato queste cellule che si dividono e si moltiplicano fino a diventare una massa muscolare grazie ad una alimentazione composta da nutrienti non specificati e ad una stimolazione con corrente elettrica. La ricerca è presentata come un’opportunità per evitare l’allevamento dei maiali in stalla e loro successiva macellazione, ma anche come una necessità per evitare problemi ambientali di smaltimento. Come dire che in nome dell’ecologia che si fa Verbo, mangeremo salsicce e prosciutti ricavati da “mostri” suini. D’altronde, chi ci dice che qualcuno non abbia divorato costine a scottadito di qualche figlio della pecora Dolly?
Lo sviluppo di queste ricerche - dicono alla Coldiretti che ne da notizia - acquista un particolare significato in Olanda, maggiore produttrice di scrofe e verri, nonché maggiore consumatrice ed esportatrice di carni suine. Le avanzate sperimentazioni in atto rappresentano dunque una preoccupazione anche per l’Italia dove ogni anno vengono importate milioni di cosce di maiale destinate (molto, molto spesso) ad essere spacciate come prosciutti made in Italy poiché non è chiaro l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli allevamenti. Nel canale Gdo si stima che ben due prosciutti su tre provengano da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna senza che ciò venga nitidamente indicato in etichetta e con l’uso di indicazioni fuorvianti addirittura indicate come “di montagna” e “nostrano” che ingannano il consumatore sulla reale origine poiché, appunto, non è ancora obbligatorio per i salumi indicare in etichetta l'origine come avviene per la carne bovina e avicola. Per produrre prosciutto crudo in Italia vengono inviate alla stagionatura 12,5 milioni di cosce provenienti da maiali nazionali, mentre un numero superiore se ne importano dall’estero (19,6 milioni). Per non cadere nelle trappole di mercato e avere la certezza di consumare salumi ottenuti da maiali allevati in Italia, non basta, dunque, richiedere prosciutto cotto, crudo o stagionato, ma occorre scegliere prosciutti a Denominazione di Origine Protetta (DOP) riconosciuti dalla UE individuabili dal marchio comunitario o da quello dei diversi Consorzi di Tutela. Giuseppe Cremonesi
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Divulgazione scientifica e tecnica per l’agricoltura sostenibile

Dopo quasi quattro anni di attività di ricerca sono pronti per la divulgazione i risultati raggiunti da SafeCrop, un centro per la ricerca e lo sviluppo di sistemi per la protezione delle piante a basso impatto sull’ambiente e sulla salute del consumatore ed è ospitato dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (Trento). Per la divulgazione di questi dati è stata creata una collana di pubblicazioni gratuite dedicate all’imprenditore agricolo e al personale tecnico. I volumi presentano gli ultimi aggiornamenti sulla biologia ed epidemiologia di vari patogeni che interessano la vite e la fragola, le strategie a basso impatto impiegabili in agricoltura biologica e i risultati di alcune sperimentazioni effettuate in Trentino e in altre regioni italiane. La trattazione degli argomenti è semplice, di piacevole lettura, corredata da numerose foto e grafici che meglio aiutano a comprendere i concetti. Una bibliografia esaustiva al termine del volume aiuta nella ricerca di informazioni anche coloro che volessero approfondire maggiormente le proprie conoscenze sull’argomento. I volumi possono essere un valido sussidio didattico anche per studenti, delle scuole superiori e dell’università, che volessero ampliare il loro livello di conoscenza riguardo a queste importanti malattie. I titoli attualmente disponibili sono: Il mal dell’esca della vite, L’oidio della vite, La peronospora della vite, I marciumi radicali della vite, L'oidio della fragola.
Le pubblicazioni sono disponibili:
1. Gratuitamente presso il Centro SafeCrop, Istituto Agrario di S. Michele all'Adige (TN);
2. Compilando la richiesta, scaricabile dal sito http://www.safecrop.org/italian/output/free_publications.html, indicando quali pubblicazioni si desiderano e inviandola, assieme al corrispondente francobollo di posta prioritaria per i costi di spedizione, al Centro SafeCrop, Istituto Agrario di S. Michele all'Adige, via Mach 1, S. Michele all'Adige (TN) 38010- Daniele Barbacovi, tel. 0461 615239
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore





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