Newsletter 151 / 17.05.2010


Niente ticket su olio e vino del contadino
Le carni avicole resistono alla crisi
L’Italia nel programma di controllo della pesca del tonno rosso
Consumi delle famiglie italiane: aumentano i "ready to eat"

I ristoranti del benessere. Un bollino per i menu light
Si fa strada il concetto di orto come modello educativo


Niente ticket su olio e vino del contadino
Tutte le  attività svolte dalle imprese agricole comprese quindi la produzione aziendale di vino, formaggi, olio, salumi e marmellate sono state escluse da pagamento del “ticket” per i controlli sanitari che avrebbe messo a rischio lo sviluppo di una opportunità sempre più apprezzata dai consumatori. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che sono state accolte le proprie sollecitazioni con l'approvazione definitiva della legge comunitaria 2009 nella quale si prevede l'esclusione di tutte le attività svolte dall'imprenditore agricolo ai sensi dell'articolo 2135 del codice civile dall'ambito di applicazione del D.Lgs 194/2008 in merito al pagamento di tariffe a carico degli operatori del settore alimentare per i controlli sanitari ufficiali. Con questa importante disposizione, richiesta da Coldiretti, è finalmente possibile dare una corretta applicazione alle disposizioni di cui al regolamento (CE) n. 882/2004, superando le disparità di trattamento sul territorio che avevano caratterizzato finora l'applicazione del D.Lgs 194 a danno dei produttori.
In Italia nel 2009 sono salite a 63.600 con un aumento del 7 per cento rispetto al 2008, i frantoi, le cantine, le malghe e le cascine dove è possibile comperare direttamente, secondo il rapporto dell'Osservatorio sulla vendita diretta delle aziende agricole promosso da Coldiretti e Agri2000. Due italiani su tre (67 per cento) hanno acquistato almeno una volta direttamente dal produttore agricolo, la forma di distribuzione commerciale che ha registrato la maggiore crescita nel 2009 battendo nell'alimentare negozi ed ipermercati grazie ad un incremento dell' 11 per cento del valore delle vendite per un totale stimato in 3 miliardi di Euro. Ben il 41 per cento - conclude la Coldiretti - viene speso per l'acquisto di vino in cantina, il 21 per cento per l'ortofrutta, il 14 per cento per formaggi e latte, l'8 per cento per carni e salumi, il 5 per cento per l'olio di oliva e altrettanto per le piante ornamentali.
www.coldiretti.it
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Le carni avicole resistono alla crisi
L'industria avicola italiana resiste alla crisi: nonostante un calo di 3,6 punti dei consumi alimentari nel 2009, la produzione e il consumo di carni avicole hanno registrato un lieve aumento, rispettivamente del 1,9 % e del 2,1 %. In aumento la produzione di uova, cresciuta dell'1%, mentre si registra un leggero calo dei consumi totali, pari allo 0,7 %, la cui ragione è la necessità di destinare una maggiore quantità di prodotto ad altri mercati. Stabile il fatturato del settore: 5.320 milioni di euro (3.840 milioni per le carni e 1.480 per le uova), (+0,38%) rispetto al 2008. Lo sottolinea l'Unione nazionale avicoltura (Una.)
Dall'inizio del terzo millennio ad oggi il fatturato del settore, tenuto conto del tasso cumulato di inflazione 2000/2009 (pari al 20,61%), è rimasto sostanzialmente invariato. Il pollame e le uova continuano cioè a pesare sulla spesa alimentare degli italiani la stessa cifra (anzi, addirittura un po' meno) dell'anno 2000 nonostante gli aumenti dei costi che i produttori hanno subito a seguito dell'introduzione dell'euro e dei rincari delle materie prime cerealicole e dell'energia.
"Prosegue senza battute d'arresto la ripresa del settore avicolo iniziata nel 2007 e consolidatasi nel 2008, commenta Aldo Muraro, presidente dell'Unione nazionale dell'avicoltura, la più importante organizzazione italiana di produttori del settore. L'avicoltura italiana ha saputo reagire bene alla crisi e i prodotti avicoli continuano a svolgere un ruolo determinante nell'alimentazione degli italiani, grazie anche alla loro capacità di coniugare gusto, sicurezza e praticità d'uso alle esigenze economiche della popolazione. Per il 2010 le produzioni avicole dovrebbero assestarsi su valori prossimi a quelli del 2009."
Sul fronte della redditività il quadro offerto dai prodotti avicoli è relativamente positivo. I prezzi sono calati del 2,8% per il pollo e del 5,1% del tacchino, ma i costi di produzione sono scesi del 7-8% grazie al ridimensionamento dei costi delle materie prime cerealicole, dopo gli aumenti spropositati verificatisi nel 2007 e 2008. Positiva anche l'annata delle uova: i prezzi di quelle destinate al consumo diretto sono cresciuti del 4% e i costi si sono ridotti del 10% mentre di quelle destinate all'utilizzo nei vari prodotti alimentari (circa il 36% del totale) sono risultati allineati ai costi. La produzione nazionale di carni di pollame, nell'anno 2009, ha toccato quota 1.197.300 tonnellate (+1,9 rispetto al 2008). Nel dettaglio, spicca l'aumento del 4% della produzione di carne di pollo (741.800 tonn.). Sale anche la produzione di carne di gallina, +1,9% rispetto al 2008 (87.800 tonn.
www.aiol.it
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L’Italia nel programma di controllo della pesca del tonno rosso
“Il nuovo programma 2010 di controllo congiunto per il tonno rosso nelle acque del mar Mediterraneo e dell’Atlantico orientale, coordinato dalla CFCA, consentirà di monitorare l’attività di pesca e di punire eventuali infrazioni. Insieme a Spagna, Francia, Grecia, Cipro, Malta e Portogallo, l’Italia sarà in prima linea nel controllo di tutta la filiera del tonno: dalle operazioni a mare, a terra, alle fattorie per l’ingrasso del tonno. Sono certo che gli uomini delle Capitanerie di porto-Guardia Costiera sapranno confermare il proprio indispensabile contributo anche in questa occasione ”.
Così il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, esprime apprezzamento per il piano congiunto di controllo (JDP) per il tonno rosso nelle acque del mar Mediterraneo e dell’Atlantico orientale per l’anno 2010 coordinato dalla CFCA, l’Agenzia comunitaria per il controllo della pesca con sede a Vigo, in Spagna. Attraverso il programma comunitario verrà messo in campo un pool di risorse degli stati membri, sia materiali che umane, al fine di eseguire il controllo, l’ispezione e la sorveglianza delle attività di pesca in mare e a terra. Il piano unisce la Commissione europea, la CFCA e gli Stati membri, contando sulle risorse dei 7 Stati membri coinvolti nell’attività di pesca in parola (Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo e Spagna).
Nel rafforzamento delle attività di controllo riguardanti la pesca, l’UE è all’avanguardia e rappresenta un buon esempio nei confronti delle altri parti contraenti della convenzione ICCAT, la Commissione internazionale per la protezione dei tonnidi nell’Atlantico.
Il JDP per tale tipologia di pesca sarà il terzo, dopo l’esperienza dei due anni precedenti che ha dimostrato il miglioramento nell’attività di controllo, esercitata attraverso il piano. La grande novità per il 2010 è costituita dal noleggio, da parte della CFCA, di una unità europea per il controllo, da utilizzare nel periodo di punta della campagna, fino al 31 luglio.
“Il programma per il controllo del tonno rosso – dichiara il Ministro Galan – si colloca all’interno di quelle regole comuni che, sole, possono valorizzare e tutelare il bene più prezioso che il mondo della pesca ha: le risorse ittiche”.
www.politicheagricole.it
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Consumi delle famiglie italiane: aumentano i "ready to eat"
Più 1,1% gli acquisti domestici stimati da Ismea nel I trimestre del 2010, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tra i prodotti premiati dalle famiglie italiane: ortaggi di IV gamma, preparati per risotti, primi piatti surgelati, salumi Dop, formaggi e yogurt.
Crescono i consumi dei prodotti trasformati, a maggiore valore aggiunto e a maggior contenuto di servizio. Lo rileva Ismea che stima, nel primo trimestre 2010, un incremento dei volumi di acquisto del 10,2% per gli ortaggi di IV gamma, del 9,8% per i preparati per i risotti e del 3,8% per i primi piatti surgelati. Domanda in crescita anche per i salumi Dop (+2,1%), per i formaggi (+1,1%) e per gli yogurt (+2,2%).
Nel complesso gli acquisti domestici dei prodotti agroalimentari registrano un incremento del 1,1% rispetto al primo trimestre del 2009, anche se grazie alla flessione media dei prezzi al consumo del 4,9% la spesa delle famiglie italiane si è ridotta del 3,9%.
Ismea stima in ripresa anche la domanda di alcuni segmenti del fresco come carne di pollo (+7,4%), ortaggi (+5,4%) e latte fresco (+1,1%), sui quali ha inciso il forte ribasso dei prezzi medi al consumo, mentre appare particolarmente negativo il trend per pane (-4%), pasta di semola (-2,4%) e carne di tacchino (-5%).
Le dinamiche registrate dal lato dei consumi confermano il nuovo atteggiamento da parte della famiglia italiana tesa a razionalizzare la spesa, attraverso una maggiore attenzione agli sprechi e al fattore prezzo, e nel contempo a privilegiare prodotti a maggior contenuto di servizio.
Dal lato dei canali di acquisto si conferma una maggiore propensione all'acquisto presso i discount (+8% la crescita dei volumi acquistati rispetto al I trimestre del 2009) e presso le piccole superfici di prossimità (superette) che segnano un incremento del 14%, pur mantenendo un peso marginale.
Super e ipermercati, che concentrano insieme quasi il 70% della spesa, segnano un +1,3%, mentre non si arresta il declino del dettaglio tradizionale (-6,8%), che in questa situazione congiunturale di crisi risente soprattutto della concorrenza esercitata sul versante dei prezzi. 
www.ismea.it
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I ristoranti del benessere. Un bollino per i menu light
Un bollino speciale per quei ristoranti che vorranno introdurre menu a basso contenuto calorico. L'iniziativa è al vaglio del ministero della Salute che - ha spiegato il titolare Ferruccio Fazio - sta «valutando di aprire un tavolo insieme alle associazioni dei ristoratori».
L'idea - ha continuato Fazio, parlando con i giornalisti durante il suo tour alla quindicesima edizione di Cibus, il salone internazionale dell'alimentazione - è di «mettere a punto un meccanismo per cui vi siano menu calibrati con un numero di calorie controllato e anche un buon equilibrio dal punto di vista delle componenti del menu, in modo che il consumatore sappia che può, se vuole, avere un menu con un equilibrio calorico».
Fazio ha spiegato che l'iniziativa è già stata sperimentata con successo nella mensa del Ministero, dove sono presenti diversi generi di menu. A suo giudizio, inoltre, potrebbe rappresentare uno "stimolo" per chi preferisce non mangiare fuori casa perché deve seguire una dieta. «Questo significa - ha osservato - che uno può andare al ristorante e non necessariamente aver paura di ingrassare».
Infine il ministro ha spiegato di aver ricevuto delega da parte del governo per l'introduzione del nuovo codice alimentare. Così come è avvenuto nell'ambito della semplificazione normativa, anche nel campo dell'alimentazione sarà introdotto un nuovo codice che porterà a un «processo di semplificazione e razionalizzazione di quelli che sono i percorsi e le norme dei cibi e anche dei mangimi».
L’iniziativa è stata particolarmente apprezzata dai ristoratori Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi). «Piena collaborazione - ha detto Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe e vicepresidente Confcommercio, da parte della categoria alla valorizzazione di un marchio di qualità nei ristoranti per dare maggiore risalto e valore al cibo in tutti i suoi aspetti».
«Ci rallegriamo di sapere direttamente dal Ministro - ha specificato Stoppani - che il servizio di ristorazione del suo Ministero ha già adottato queste linee guida. Si tratta di un progetto a cui i ristoratori hanno dimostrato sempre grande sensibilità e disponibilità. Siamo assolutamente disponibili a ridare valore e concretezza ad un Bollino di qualità, garanzia per il cliente e anche per il ristoratore. È un modo concreto per soddisfare le nuove esigenze di un consumatore sempre più informato e attento all’alimentazione corretta ed equilibrata anche fuori casa».
www.italiaatavola.net
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Si fa strada il concetto di orto come modello educativo
Da quello della Casa Bianca, fortemente voluto da Michelle Obama, all’orto-giardino dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, dall’orto-vigneto di Cremisan in Terra Santa agli orti “affidati” agli anziani dalle amministrazioni comunali di grandi città e piccoli centri, fino agli orti di prossimità dei ristoranti, si fa strada l’idea di orto come modello educativo, in cui coltivare le verdure da mettere sulla tavola rappresenta un atto dalle conseguenze molto più vaste di quanto si possa immaginare. Questo il tema del convegno che si terrà il 22 maggio a Montalcino, intitolato “Il giro dell’orto”, promosso da Winenews: un percorso didattico tra i sentieri del gusto, dell’ambiente, dell’arte e dell’affettività, in cui verrà presentato il progetto-pilota di educazione al gusto “La nostra terra Dacg - Da amare con gusto”. Fiore all’occhiello dell’esperienza un orto urbano nel centro storico di Montalcino, coltivato dai bambini della scuola primaria e d’infanzia insieme alle loro maestre. 
Se è ormai celebre l’orto biologico piantato da Michelle Obama nei giardini della Casa Bianca, in cui nascono insalata e pomodori biologici - la first lady statunitense intende così dare l’esempio ai suoi connazionali di un modello alimentare più sano e naturale, allo scopo di combattere un’obesità ormai dilagante - non mancano in giro per il mondo piccoli o grandi esempi altrettanto importanti. Come l’orto-giardino dell’ospedale Meyer di Firenze, uno dei centri pediatrici di eccellenza in Italia e nel mondo, che nasce per offrire ai piccoli degenti laboratori di giardinaggio e dare così loro la possibilità di distrarsi dalla loro malattia attraverso un’importante esperienza visiva, tattile e olfattiva a contatto con la natura. Invece in Terra Santa, tra Betlemme e Gerusalemme, i Salesiani hanno creato l’orto-vigneto di Cremisan, in cui lavorano molte famiglie palestinesi e da cui nasce un vino che rappresenta il tentativo di dialogo tra due popoli da sempre in conflitto.
I giovani ristoratori europei (JRE) e i giovani imprenditori agricoli della Confederazione italiana agricoltori (Cia) hanno appena lanciato la proposta dell’orto di prossimità per i ristoranti italiani: un modo semplice per assicurare materie prime a costi convenienti e soprattutto di grande qualità e origine certificata. Nel 2011 saranno almeno 80 i ristoranti nel nostro Paese  che potranno vantare un proprio orto di prossimità. Ma ci sono anche gli orti “affidati” agli anziani - che così possono impiegare utilmente il proprio tempo e coltivare una parte del loro cibo - dalle amministrazioni comunali di grandi città, come Milano, Bologna o Roma, e di piccoli centri, come San Quirico d’Orcia (Siena).
Il convegno di Montalcino sarà l’occasione per raccontare il progetto “La nostra terra Dacg - Da amare con gusto”, che ha coinvolto nell’anno scolastico 2009/2010 i bambini della scuola per l’infanzia e della scuola primaria di Montalcino. Un’esperienza-pilota promossa da Winenews - società che da anni sviluppa in Italia servizi di comunicazione e marketing nel wine & food - che attraverso una serie di laboratori didattici dedicati ai principali prodotti del territorio (dall’olio extravergine al formaggio, dal miele alla pasta, passando per le piante aromatiche) e l’interdisciplinarietà con tutte le materie scolastiche, stimola l’attenzione e la curiosità dei bambini, che imparano così ad alimentarsi in modo consapevole. Elemento primario del progetto è un vero e proprio orto urbano nel centro storico di Montalcino, che viene coltivato e curato dai bambini insieme alle loro maestre. Un’occasione unica per recuperare i principi della tradizione, della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti, ricostruendo così il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con i cibi consumati ogni giorno.
Irene Chiari - www.winenews.it
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