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Truffa
UE in Calabria
Turismo
ecologico da record: vale 9 miliardi
Appello
a Prodi : no ad etichette terroristiche, sì all’educazione
al consumo consapevole”
Siccità,
puntare ad un buon coordinamento
Allarme
integratore vitaminici: più sicuri le vitamine al naturale
Il vino:
più lo conosci, più fa bene

Truffa
UE in Calabria
“Garantire
alle aziende associate un mercato regolato da norme chiare che diano
trasparenza e solidità al settore ortofrutticolo: questo
è da sempre l’obiettivo principale di Unaproa”.
Con queste parole Fabrizio Marzano, ribadisce “la solidità
e l’integrità” del sistema aggregato delle OP
di Unaproa da lui presieduto e la “totale estraneità”
delle proprie associate alla operazione giudiziaria denominata “Withdrawal”
che ha portato all’emissione in Calabria di 45 ordinanze di
custodia cautelare nei confronti di dirigenti e funzionari regionali,
presidenti e soci di cooperative e organizzazioni di produttori
del settore ortofrutticolo, con l’accusa di truffa ai danni
della Comunità Europea.
“Il fatto di cronaca” – continua Marzano –
“che indubbiamente danneggia l’immagine di tutto il
settore, non può assolutamente sminuire l’importanza
e il ruolo fondamentale rivestito dalle Organizzazioni di produttori,
dal momento che il substrato in cui si è sviluppata la truffa
non ha niente a che fare con il vero mercato in cui operano le nostre
OP. È evidente che in questa vicenda gli illeciti sono stati
realizzati per anni attraverso la fittizia costituzione di OP di
carta, appositamente create solo per estorcere contributi illegali.
Respingiamo pertanto – conclude Marzano - ogni strumentalizzazione
o condanna delle OP, e ciò a difesa di tante imprese che
operano con assoluta serietà e che risultano fortemente danneggiate
da comportamenti perpetuati da persone disoneste. È nostra
volontà continuare nell’impegno di supportare le istituzioni
e le amministrazioni comunitarie, nazionali e regionali, continuando
a favorire quelle OP che fanno del mercato il loro naturale punto
di riferimento.
UNAPROA è il più grande sistema ortofrutticolo aggregato
d’Europa, con 145 Organizzazioni di Produttori associate che
operano su tutto il territorio nazionale. Ogni anno il sistema Unaproa
investe oltre 200 milioni di euro per la realizzazione di Programmi
Operativi destinati al miglioramento della qualità dei prodotti
ortofrutticoli italiani.
Alina Fiordellisi Ufficio stampa Unaproa
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Turismo
ecologico da record: vale 9 miliardi
Tre
milioni di amanti della natura in parchi, oasi e campagne nei week
end di primavera. Conferma il trend di crescita record il turismo
ecologico che ha raggiunto in Italia il valore di 9 miliardi con
un aumento del fatturato superiore al 10 per cento per effetto sopratutto
dei sempre più numerosi giovani amanti di escursioni, trekking,
birdwatching o semplice relax nella natura. E’ quanto stima
la Coldiretti che mercoledì 25 aprile ha promosso insieme
alla Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) l'iniziativa “La
natura ha buon gusto” per dare l’opportunità
ai cittadini di conoscere 27 Oasi e Riserve della Lipu insieme ai
prodotti tipici realizzati dalle aziende agrituristiche del territorio.
Una iniziativa favorita dal bel tempo che coinvolge molti dei tre
milioni di ecoturisti che tra la festa della Liberazione e il Primo
maggio hanno scelto di trascorrere il tempo libero in uno dei 772
parchi e aree protette presenti in Italia. Un ambiente che copre
ben il 10 per cento del territorio nazionale dove si producono ben
554 diversi prodotti alimentari tipici tra vini, formaggi, salumi,
oli extravergini e altre specialità grazie anche al lavoro
- precisa la Coldiretti - di 230mila aziende agricole impegnate
nella coltivazione, nell'allevamento, nella trasformazione dei prodotti
e in molti casi nell'offerta di ospitalità in agriturismo.
Secondo il rapporto Ecotur tra le attività ecologiche preferite
l’escursionismo presenta l’indice di gradimento più
alto, seguito dalle attività sportive come il trekking la
mountain bike, il birdwatching, lo sci, l’equitazione e il
climbing. La maggioranza degli amanti della vacanza a contatto con
la natura sono i giovani “under 30” ma non manca la
presenza di famiglie con figli e quella di pensionati “over
60”. L’enogastronomia è uno degli elementi principali
di attrazione e molte di queste aziende agricole - sottolinea la
Coldiretti - si sono attrezzate con l'offerta di alloggio, pasti
completi e colazioni al sacco o hanno messo a disposizione spazi
per pic nic, tende, roulotte e camper per rispettare le esigenze
di indipendenza di chi ama questo tipo di vacanza. Ma sono molte
le aziende agricole con allevamenti di animali come mucche, pecore
o asini salvati dall’estinzione o dove trovano rifugio gli
uccelli. Dalla rondine amante delle vecchie stalle e legata ad allevamenti
bovini tradizionali, al falco cuculo e all'averla cenerina che trovano
nei prati e nella presenza di siepi naturali un habitat ideale,
ma anche il re di quaglie che cerca i prati alpini da sfalcio dove
nasce il formaggio di malga e le nitticore e le garzette che vivono
in colonia nelle risaie della pianura padano-veneta. Un autentico
Eden per gli amanti del birdwatching che è tra le attività
preferite dei frequentatori delle Oasi Lipu che si estendono su
4.500 ettari di natura protetta, costituita da zone umide, coste
e boschi, e che vantano la presenza di 5mila specie animali e vegetali
e oltre 250 specie di uccelli. Sono già migliaia i birdwatcher
conosciuti nel nostro Paese nel quale si stima una platea potenziale
di due milioni di appassionati dell’osservazione con il binocolo
degli uccelli. Una stima prudenziale tenuto contro - concludono
Coldiretti e Lipu - dell'esempio di altri Stati europei come l'Inghilterra,
dove i praticanti sono oltre due milioni e mezzo, pari al 6% della
popolazione.
Coldiretti
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Appello
a Prodi : no ad etichette terroristiche, sì all’educazione
al consumo consapevole”
Ancora
una volta il settore del vino è chiamato a fare fronte comune
contro un disegno di legge che, così come annunciato dal
Ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, intende
proibire la pubblicità degli alcolici e apporre avvertenze
sanitarie terroristiche sulle etichette.
“In Italia - afferma Andrea Sartori, presidente della Confederazione
Italiana della Vite e del Vino - Unione Italiana Vini - regna la
schizofrenia legislativa. Una settimana fa viene annunciato un Piano
nazionale alcol e salute in cui si chiede la collaborazione delle
imprese del settore, cosa encomiabile, e contemporaneamente un ministro
dello stesso Governo lancia una proposta che va nel segno diametralmente
contrario. Il mondo della produzione non si è mai nascosto
- continua Sartori - anzi è sempre stato impegnato in prima
linea sul tema dell’informazione al corretto uso delle bevande,
dando lo stesso risalto agli effetti salutistici di un consumo moderato
e consapevole e all’avvertenza sui rischi derivanti dall’abuso.
Ci spiace dover constatare ancora una volta che alcuni esponenti
del Governo ritengono di poter risolvere un problema delicato come
quello dell’alcolismo ‘nascondendo’ il prodotto
alla vista o apponendo sulle etichette messaggi terrorizzanti. Se
il ritorno mediatico di tali iniziative è notevole, a livello
pratico gli effetti di questi provvedimenti potrebbero essere devastanti,
specie nei confronti dei soggetti che più si vogliono proteggere,
ovvero i giovani”.
Per questo motivo, Andrea Sartori indirizza l’appello del
mondo imprenditoriale vitivinicolo direttamente al presidente del
Consiglio Romano Prodi. “Mi permetto di esprimerle le nostre
forti preoccupazioni per la nuova ondata proibizionistica che rischia
di travolgere anche un prodotto della nostra tradizione capace di
generare ricchezza per l’economia italiana e prestigio nel
mondo - si legge nel telegramma inviato dal presidente Unione Italiana
Vini (Uiv) al capo del Governo -. L’imprenditoria del comparto
è consapevole della piaga dell’alcolismo e plaude alle
iniziative che mirano a promuovere un consumo consapevole, ma non
può rimanere passiva di fronte a decisioni e prese di posizione
da parte del mondo politico tanto esasperate e scorrette da trascinare
il vino nel vortice delle droghe, demonizzandone il consumo. Se
il consumatore deve conoscere i rischi di abuso, è un suo
diritto conoscere anche i tanti vantaggi in termini salutistici
di un consumo corretto. La gravità della situazione mi spinge
a sollecitare un suo intervento affinché il nostro vino possa
continuare a raccogliere i successi che merita”.
Unione Italiana Vini
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Siccità,
puntare ad un buon coordinamento
Sull'emergenza
siccità il ministro Paolo De Castro invita a non drammatizzare
anche se la situazione è pesante. Lo ha sottolineato anche
dopo la riunione della task force del 23 aprile al Ministero dello
Sviluppo economico, della quale fa parte anche il Ministero delle
politiche agricole alimentari e forestali. "Non credo ci sia
necessità di dichiarare domani lo stato di crisi ma dobbiamo
tenere alta l'attenzione e puntare ad un buon coordinamento".
Il ministro è ben consapevole della gravità di alcuni
segnali. "Il livello del Po, ha precisato, è lo stesso
di quello del giugno 2006". E poi ci sono i bacini alpini "
l'incognita è di capire se i bacini alpini riusciranno a
mantenere i livelli del Po per tutta l'estate", ricordando
che durante la crisi dell'estate 2003 riuscirono a mantenere i livelli
"ma quest'anno la situazione è più critica perché
alle spalle abbiamo un inverno con poca neve".
In una intervista, pubblicata sul quotidiano "Il Mattino"
del 24 aprile, Paolo De Castro parla del Piano irriguo nazionale,
sottolineando che esso risalga a 4 anni fa. "Soltanto nella
Finanziaria di quest'anno, puntualizza, sono stati approvati i finanziamenti
relativi. E meno male che l'abbiamo fatto". Una cifra importante,
30 milioni di euro che "serviranno a far partire tutti i progetti,
e sono centinaia, presentati dai Consorzi di bonifica italiani proprio
per fronteggiare il nodo del deficit irdrico".
Certamente non è la "soluzione finale" precisa
De Castro, tuttavia essa va ad incidere sulla questione centrale
"la distribuzione delle risorse idriche". In altre parole
secondo il ministro non si tratta di chiudere i rubinetti quanto
piuttosto "di predisporre una rete idrica più efficiente
rispetto alla poca acqua che abbiamo". Il ministro si vuole
riferire a reti meno dispendiose, basate meno sullo scorrimento
e più sull'irrigazione a gocce. In particolare De Castro
parla di "una gestione dell'acqua che porti ad un saldo attivo
per il bilancio idrico: cosa che in molte regioni non avviene".
Secondo il ministro, intervistato da "Il Mattino", "l'emergenza
riguarda quasi esclusivamente il bacino del Po. Negli altri bacini
nazionali, a partire dal bacino dell'Arno, la situazione non preoccupa".
Per quanto riguarda ancora l'operatività del Piano irriguo
De Castro sottolinea che " riguarderà molto più
il Nord che il Mezzogiorno, naturalmente il monitoraggio sarà
su scala nazionale e non tralasceremo i controlli". I decreti
attuativi sono già stati emanati e i progetti stanno partendo,
precisa ancora. "Parliamo in totale di duemila miliardi delle
vecchie lire e quindi un pò di tempo ci vorrà".
Due terzi di questa somma riguarderanno per l'appunto il Bacino
del Po, "anche perché, e non fa piacere dirlo ad un
uomo del Sud come me, rimarca ancora il ministro, nel Centro-nord
si erano attrezzati per tempo mentre la capacità progettuale
altrove è stata di gran lunga inferiore". E dunque,
conclude De Castro, riguarderanno proprio le aree "dove l'emergenza
è più drammaticamente reale".
www.politicheagricole.it
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Allarme
integratore vitaminici: più sicuri le vitamine al naturale
Uno
studio danese dimostra la pericolosità di alcune vitamine
contenute in integratori se somministrate da sole o in combinazione
con altri antiossidanti. Secondo l’Osservatorio Nutrizionale
Grana Padano, sviluppato in collaborazione con i medici della Società
Italiana di Medicina Generale (SIMG) e della Federazione Italiana
Medici Pediatri (FIMP), la carenza vitaminica degli italiani –
dimostrata dagli ultimi dati raccolti da pediatri e medici di famiglia
- va quindi affrontata al naturale seguendo una dieta variegata.
Secondo i ricercatori del Center for Clinical Intervention Research
dell’Università di Copenaghen le vitamine E, A e betacarotene
possono aumentare il tasso di mortalità per qualsiasi causa
in media del 5 per cento. E’ questo il risultato di un’ampia
meta-analisi sull’effetto che gli integratori di antiossidanti
esercitano sulla salute. I ricercatori hanno preso in esame, infatti,
i risultati ottenuti da sessantotto studi clinici condotti nel 2005
arrivando, quindi, a studiare i dati relativi ad un totale di ben
232.606 persone.
Secondo l’articolo pubblicato su JAMA (Journal of American
Medical Association) alla resa dei conti sembra che “betacarotene,
vitamina A e vitamina E, somministrati da soli o in combinazione
con altri antiossidanti, hanno significativamente aumentato la mortalità.
Questo effetto negativo non sembrerebbe invece applicarsi ad altri
antiossidanti quali la vitamina C ed il selenio. Secondo quanto
ipotizzato dai ricercatori, alcuni tipi di vitamine potrebbero interferire
con qualche meccanismo difensivo essenziale dell’organismo
e, se si considera la diffusione sempre più capillare degli
integratori di vitamine, si intuisce che le conseguenze sulla salute
generale possono essere notevoli.
I ricercatori hanno sottolineato che il loro studio ha preso in
esame soltanto gli integratori di vitamine e non quelle contenute
negli alimenti, quindi lo studio non svaluta in alcun modo la fondamentale
importanza dell’apporto vitaminico garantito dalla frutta
e dalla verdura.
Cosa consigliare, quindi, agli utilizzatori abituali di integratori
nutrizionali, in particolare degli antiossidanti citati nello studio?
Una indicazione molto chiara a questo proposito proviene
dal monitoraggio delle abitudini alimentari degli Italiani effettuato
dall'Osservatorio Grana Padano, che ha evidenziato, su una popolazione
di più di 12.000 soggetti studiati, un introito medio giornaliero
con la dieta di 6,7 milligrammi di vitamina E e di 1,2 milligrammi
di vitamina A. L’assunzione giornaliera raccomandata di vitamina
A è di circa 0,5 milligrammi (con variazioni che vanno da
0,4 a 0,7 milligrammi a seconda dell’età considerata)
mentre per la vitamina E si raccomanda un’assunzione di almeno
5 milligrammi al giorno. Nella popolazione sotto monitoraggio, si
rilevano differenze tra maschi e femmine, tra bambini e adulti e
tra le macroaree Nord, Centro e Sud (vedere tabella allegata Vit.A-Vit.B).
Ad esempio i maschi e i bambini sono sotto la media Italia, ma pur
sempre sopra i fabbisogni minimi raccomandati. Il Sud è l’area
geografica che meno si avvicina alla media nazionale, in modo più
evidente per quanto riguarda l’assunzione di vitamina A.
Almeno dai dati dell’Osservatorio Grana Padano, e limitatamente
alla popolazione campione che pur rappresenta in modo significativo
quella italiana, si può constatare che la dieta da sola riesce
a sopperire ai fabbisogni minimi di vitamina A ed E nella maggior
parte delle persone delle varie fasce di età. Un’alimentazione
equilibrata, infatti, da sola può garantire le richieste
dell’organismo lasciando spazio agli integratori solo in casi
speciali dove sarà il medico a deciderne l’impiego.
"I risultati di questa ricerca danese – illustra Maria
Letizia Petroni, Responsabile Nutrizione Clinica dell'Istituto Auxologico
Italiano di Piancavallo (VB) e componente del Comitato Scientifico
dell'Osservatorio Grana Padano - confermano in modo definitivo che
l'integrazione a dosaggi elevati (quali quelli presenti in diversi
preparati farmacologici o comunque commerciali) di alcune vitamine
ad azione antiossidante, quali la vitamina A in forma di retinolo
o di beta-carotene e la vitamina E, da sole o come parte di cocktail
di antiossidanti, non solo non determina benefici alla salute, ma
può ridurre l’aspettativa di vita rendendo l'organismo
più vulnerabile all'azione delle malattie, probabilmente
interferendo con alcuni meccanismi essenziali di difesa quali la
distruzione di cellule malate e la detossificazione”
La carenza vitaminica degli italiani va quindi seguita al naturale
seguendo una dieta variegata. “L'assunzione – continua
la Petroni - di almeno cinque porzioni al giorno di frutta e verdura,
alternata per colore (verde, bianca, rossa, giallo/arancione, blu/viola)
permette di coprire adeguatamente il fabbisogno della maggior parte
dei vitamine ed antiossidanti. Ma non bisogna trascurare gli altri
alimenti caratteristici della dieta mediterranea: un'alimentazione
esclusivamente vegetariana può, ad esempio, esporre a seri
deficit vitaminici, in particolare di vitamina B12”.
“Un’alimentazione sana e corretta - conclude la Petroni
- permette l'introduzione delle giuste quantità fisiologiche
di vitamine ed antiossidanti, ma nessuna pillola riuscirà
mai a replicarne la varietà, la ricchezza e l'equilibrio
dei nutrienti e delle molecole in essa presenti. Chi utilizza gli
integratori, salvo quando specificamente prescritti dal medico,
come una comoda "scorciatoia" per non curare la propria
alimentazione illudendosi di avere benefici miracolosi per prevenire
l'invecchiamento o le malattie cronico-degenerative deve ora aprire
gli occhi e prendere atto della realtà. Vincere l'inerzia
di un'alimentazione disordinata o monotona è possibile, così
come è possibile conciliare salute e gusto, con l'aiuto del
proprio medico e delle campagne educazionali promosse dagli organi
scientifici competenti".
Ufficio Stampa OSC Healthcare – Valentina Alfieri
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Il
vino: più lo conosci, più fa bene
E’
giusto parlare di vino e salute o di vino è salute? La differenza
non è poca. Il vino non è una medicina, ma è
pur vero che molte delle sue componenti producono effetti benefici
per l’organismo umano. Dallo studio del paradosso francese
in poi molte altre ricerche sono state realizzate e tutte hanno
dimostrato che il vino, se consumato con moderazione, può
aiutare a vivere meglio.
Il paradosso francese non è altro che la dimostrazione di
come i francesi non soffrano di malattie cardiovascolari nonostante
i consumi di cibi grassi; questi vengono “combattuti”
dai polifenoli disciolti nel vino.
E' soprattutto il resveratrolo, presente in particolare nel vino
rosso, la sostanza che ha questa influenza positiva sulla salute.
Dunque è la ricerca a dimostrare che il vino è un
elemento importante della dieta quotidiana. Purché non se
ne abusi. Del resto è consigliabile non abusare di dolci,
di cibi grassi o di altri alimenti.
Recenti studi medici hanno stabilito che il consumo prolungato di
vino determina sostanziali modificazioni strutturali a carico di
componenti del sangue. Esperimenti di laboratorio hanno stabilito
che i globuli rossi, le piastrine e altri fattori della coagulazione,
provenienti dal sangue di soggetti considerati 'bevitori abituali',
hanno una grande resistenza nei confronti di stimoli ossidativi.
Resistenza che si è rivelata maggiore rispetto alle cellule
sanguigne degli astemi.
Altro filone di ricerca è quello sulle proprietà anti
invecchiamento; prove preliminari dimostrano che nel vino vi sono
delle componenti che sono in grado di ritardare l’invecchiamento
delle cellule. Gli ambiti della ricerca possono essere molti altri
ancora: dalla cosmesi alla chirurgia plastica, dalla prevenzione
dei tumori (il consumo di tre bicchieri la settimana ridurrebbe
sensibilmente il rischio di tumori al colon per una percentuale
del 68%), alla prevenzione delle malattie cardiovascolari (rischio
di infarto tra gli abituali consumatori di vino rosso -30%).
Su benefici per il sistema cardiovascolare si è detto molto.
Lo dimostra il congresso internazionale che si è tenuto a
Chicago lo scorso novembre, dove circa 25.000 medici provenienti
da tutto il mondo hanno seguito sessioni di lavoro dedicate al paradosso
francese e ai suoi aggiornamenti.
Esistono tipologie di vini bianchi, caratterizzati da particolari
composti, che possono variare anche in funzione dei diversi territori
di produzione, che hanno proprietà benefiche; qui il terreno
della ricerca potenziale è vastissimo. Vi sono interessanti
prospettive di studio sugli allergeni; il potenziale allergenico
di alcune sostanze nel vino viene annullato sorprendentemente.
Il documento del Ministero della Sanità dal titolo “Guadagnare
Salute” esorta a rilanciare la dieta mediterranea; l’augurio
è che si abbia la sensibilità di comprendere che l’alcolismo
ha radici sociali ed economiche ben lontane dall’attività
della filiera vitivinicola, e che è proprio il vino, assieme
all’olio e ad altri prodotti, uno dei componenti fondamentali
della dieta mediterranea.
Dal 2005 è nata l’Associazione “Vino e Salute”,
di cui la stessa Città del Vino fa parte, che riunisce medici,
professori universitari e rappresentanti del mondo scientifico,
e che si è posta il fine di fare ricerca scientifica e cultura
sull’uso moderato e salutistico del vino.
Di recente Città del Vino e l’Università di
Siena hanno stipulato una convenzione per cooperare, impegnandosi
nei rispettivi campi di attività e congiuntamente, per la
promozione, la ricerca, la cultura, la valorizzazione e la tutela
del vino.
In questa ottica, sta per partire una ricerca condotta dalla dott.ssa
Daniela Giachetti, dell’Università di Siena. Oggetto
dello studio sarà l’attività antibatterica e
antinfiammatoria di diversi vitigni.
La ricerca, che avrà un momento di studio in vitro e successivamente
in vivo, ha lo scopo di valutare l’efficacia di diverse varietà
di vino a bacca rossa nella prevenzione e cura di patologie quali
le infezioni delle vie urinarie e l’attività antinfiammatoria.
Ufficio stampa Città del Vino - Massimiliano Rella 338/9410716
[Indice]
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore


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