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Newsletter 9 / 30.04.2007


Truffa UE in Calabria
Turismo ecologico da record: vale 9 miliardi
Appello a Prodi : no ad etichette terroristiche, sì all’educazione al consumo consapevole”
Siccità, puntare ad un buon coordinamento
Allarme integratore vitaminici: più sicuri le vitamine al naturale
Il vino: più lo conosci, più fa bene


Truffa UE in Calabria

“Garantire alle aziende associate un mercato regolato da norme chiare che diano trasparenza e solidità al settore ortofrutticolo: questo è da sempre l’obiettivo principale di Unaproa”.
Con queste parole Fabrizio Marzano, ribadisce “la solidità e l’integrità” del sistema aggregato delle OP di Unaproa da lui presieduto e la “totale estraneità” delle proprie associate alla operazione giudiziaria denominata “Withdrawal” che ha portato all’emissione in Calabria di 45 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di dirigenti e funzionari regionali, presidenti e soci di cooperative e organizzazioni di produttori del settore ortofrutticolo, con l’accusa di truffa ai danni della Comunità Europea.
“Il fatto di cronaca” – continua Marzano – “che indubbiamente danneggia l’immagine di tutto il settore, non può assolutamente sminuire l’importanza e il ruolo fondamentale rivestito dalle Organizzazioni di produttori, dal momento che il substrato in cui si è sviluppata la truffa non ha niente a che fare con il vero mercato in cui operano le nostre OP. È evidente che in questa vicenda gli illeciti sono stati realizzati per anni attraverso la fittizia costituzione di OP di carta, appositamente create solo per estorcere contributi illegali.
Respingiamo pertanto – conclude Marzano - ogni strumentalizzazione o condanna delle OP, e ciò a difesa di tante imprese che operano con assoluta serietà e che risultano fortemente danneggiate da comportamenti perpetuati da persone disoneste. È nostra volontà continuare nell’impegno di supportare le istituzioni e le amministrazioni comunitarie, nazionali e regionali, continuando a favorire quelle OP che fanno del mercato il loro naturale punto di riferimento.
UNAPROA è il più grande sistema ortofrutticolo aggregato d’Europa, con 145 Organizzazioni di Produttori associate che operano su tutto il territorio nazionale. Ogni anno il sistema Unaproa investe oltre 200 milioni di euro per la realizzazione di Programmi Operativi destinati al miglioramento della qualità dei prodotti ortofrutticoli italiani.
Alina Fiordellisi Ufficio stampa Unaproa
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Turismo ecologico da record: vale 9 miliardi

Tre milioni di amanti della natura in parchi, oasi e campagne nei week end di primavera. Conferma il trend di crescita record il turismo ecologico che ha raggiunto in Italia il valore di 9 miliardi con un aumento del fatturato superiore al 10 per cento per effetto sopratutto dei sempre più numerosi giovani amanti di escursioni, trekking, birdwatching o semplice relax nella natura. E’ quanto stima la Coldiretti che mercoledì 25 aprile ha promosso insieme alla Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) l'iniziativa “La natura ha buon gusto” per dare l’opportunità ai cittadini di conoscere 27 Oasi e Riserve della Lipu insieme ai prodotti tipici realizzati dalle aziende agrituristiche del territorio. Una iniziativa favorita dal bel tempo che coinvolge molti dei tre milioni di ecoturisti che tra la festa della Liberazione e il Primo maggio hanno scelto di trascorrere il tempo libero in uno dei 772 parchi e aree protette presenti in Italia. Un ambiente che copre ben il 10 per cento del territorio nazionale dove si producono ben 554 diversi prodotti alimentari tipici tra vini, formaggi, salumi, oli extravergini e altre specialità grazie anche al lavoro - precisa la Coldiretti - di 230mila aziende agricole impegnate nella coltivazione, nell'allevamento, nella trasformazione dei prodotti e in molti casi nell'offerta di ospitalità in agriturismo. Secondo il rapporto Ecotur tra le attività ecologiche preferite l’escursionismo presenta l’indice di gradimento più alto, seguito dalle attività sportive come il trekking la mountain bike, il birdwatching, lo sci, l’equitazione e il climbing. La maggioranza degli amanti della vacanza a contatto con la natura sono i giovani “under 30” ma non manca la presenza di famiglie con figli e quella di pensionati “over 60”. L’enogastronomia è uno degli elementi principali di attrazione e molte di queste aziende agricole - sottolinea la Coldiretti - si sono attrezzate con l'offerta di alloggio, pasti completi e colazioni al sacco o hanno messo a disposizione spazi per pic nic, tende, roulotte e camper per rispettare le esigenze di indipendenza di chi ama questo tipo di vacanza. Ma sono molte le aziende agricole con allevamenti di animali come mucche, pecore o asini salvati dall’estinzione o dove trovano rifugio gli uccelli. Dalla rondine amante delle vecchie stalle e legata ad allevamenti bovini tradizionali, al falco cuculo e all'averla cenerina che trovano nei prati e nella presenza di siepi naturali un habitat ideale, ma anche il re di quaglie che cerca i prati alpini da sfalcio dove nasce il formaggio di malga e le nitticore e le garzette che vivono in colonia nelle risaie della pianura padano-veneta. Un autentico Eden per gli amanti del birdwatching che è tra le attività preferite dei frequentatori delle Oasi Lipu che si estendono su 4.500 ettari di natura protetta, costituita da zone umide, coste e boschi, e che vantano la presenza di 5mila specie animali e vegetali e oltre 250 specie di uccelli. Sono già migliaia i birdwatcher conosciuti nel nostro Paese nel quale si stima una platea potenziale di due milioni di appassionati dell’osservazione con il binocolo degli uccelli. Una stima prudenziale tenuto contro - concludono Coldiretti e Lipu - dell'esempio di altri Stati europei come l'Inghilterra, dove i praticanti sono oltre due milioni e mezzo, pari al 6% della popolazione.
Coldiretti
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Appello a Prodi : no ad etichette terroristiche, sì all’educazione al consumo consapevole”

Ancora una volta il settore del vino è chiamato a fare fronte comune contro un disegno di legge che, così come annunciato dal Ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, intende proibire la pubblicità degli alcolici e apporre avvertenze sanitarie terroristiche sulle etichette.
“In Italia - afferma Andrea Sartori, presidente della Confederazione Italiana della Vite e del Vino - Unione Italiana Vini - regna la schizofrenia legislativa. Una settimana fa viene annunciato un Piano nazionale alcol e salute in cui si chiede la collaborazione delle imprese del settore, cosa encomiabile, e contemporaneamente un ministro dello stesso Governo lancia una proposta che va nel segno diametralmente contrario. Il mondo della produzione non si è mai nascosto - continua Sartori - anzi è sempre stato impegnato in prima linea sul tema dell’informazione al corretto uso delle bevande, dando lo stesso risalto agli effetti salutistici di un consumo moderato e consapevole e all’avvertenza sui rischi derivanti dall’abuso. Ci spiace dover constatare ancora una volta che alcuni esponenti del Governo ritengono di poter risolvere un problema delicato come quello dell’alcolismo ‘nascondendo’ il prodotto alla vista o apponendo sulle etichette messaggi terrorizzanti. Se il ritorno mediatico di tali iniziative è notevole, a livello pratico gli effetti di questi provvedimenti potrebbero essere devastanti, specie nei confronti dei soggetti che più si vogliono proteggere, ovvero i giovani”.
Per questo motivo, Andrea Sartori indirizza l’appello del mondo imprenditoriale vitivinicolo direttamente al presidente del Consiglio Romano Prodi. “Mi permetto di esprimerle le nostre forti preoccupazioni per la nuova ondata proibizionistica che rischia di travolgere anche un prodotto della nostra tradizione capace di generare ricchezza per l’economia italiana e prestigio nel mondo - si legge nel telegramma inviato dal presidente Unione Italiana Vini (Uiv) al capo del Governo -. L’imprenditoria del comparto è consapevole della piaga dell’alcolismo e plaude alle iniziative che mirano a promuovere un consumo consapevole, ma non può rimanere passiva di fronte a decisioni e prese di posizione da parte del mondo politico tanto esasperate e scorrette da trascinare il vino nel vortice delle droghe, demonizzandone il consumo. Se il consumatore deve conoscere i rischi di abuso, è un suo diritto conoscere anche i tanti vantaggi in termini salutistici di un consumo corretto. La gravità della situazione mi spinge a sollecitare un suo intervento affinché il nostro vino possa continuare a raccogliere i successi che merita”.
Unione Italiana Vini
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Siccità, puntare ad un buon coordinamento

Sull'emergenza siccità il ministro Paolo De Castro invita a non drammatizzare anche se la situazione è pesante. Lo ha sottolineato anche dopo la riunione della task force del 23 aprile al Ministero dello Sviluppo economico, della quale fa parte anche il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. "Non credo ci sia necessità di dichiarare domani lo stato di crisi ma dobbiamo tenere alta l'attenzione e puntare ad un buon coordinamento".
Il ministro è ben consapevole della gravità di alcuni segnali. "Il livello del Po, ha precisato, è lo stesso di quello del giugno 2006". E poi ci sono i bacini alpini " l'incognita è di capire se i bacini alpini riusciranno a mantenere i livelli del Po per tutta l'estate", ricordando che durante la crisi dell'estate 2003 riuscirono a mantenere i livelli "ma quest'anno la situazione è più critica perché alle spalle abbiamo un inverno con poca neve".
In una intervista, pubblicata sul quotidiano "Il Mattino" del 24 aprile, Paolo De Castro parla del Piano irriguo nazionale, sottolineando che esso risalga a 4 anni fa. "Soltanto nella Finanziaria di quest'anno, puntualizza, sono stati approvati i finanziamenti relativi. E meno male che l'abbiamo fatto". Una cifra importante, 30 milioni di euro che "serviranno a far partire tutti i progetti, e sono centinaia, presentati dai Consorzi di bonifica italiani proprio per fronteggiare il nodo del deficit irdrico".
Certamente non è la "soluzione finale" precisa De Castro, tuttavia essa va ad incidere sulla questione centrale "la distribuzione delle risorse idriche". In altre parole secondo il ministro non si tratta di chiudere i rubinetti quanto piuttosto "di predisporre una rete idrica più efficiente rispetto alla poca acqua che abbiamo". Il ministro si vuole riferire a reti meno dispendiose, basate meno sullo scorrimento e più sull'irrigazione a gocce. In particolare De Castro parla di "una gestione dell'acqua che porti ad un saldo attivo per il bilancio idrico: cosa che in molte regioni non avviene".
Secondo il ministro, intervistato da "Il Mattino", "l'emergenza riguarda quasi esclusivamente il bacino del Po. Negli altri bacini nazionali, a partire dal bacino dell'Arno, la situazione non preoccupa".
Per quanto riguarda ancora l'operatività del Piano irriguo De Castro sottolinea che " riguarderà molto più il Nord che il Mezzogiorno, naturalmente il monitoraggio sarà su scala nazionale e non tralasceremo i controlli". I decreti attuativi sono già stati emanati e i progetti stanno partendo, precisa ancora. "Parliamo in totale di duemila miliardi delle vecchie lire e quindi un pò di tempo ci vorrà". Due terzi di questa somma riguarderanno per l'appunto il Bacino del Po, "anche perché, e non fa piacere dirlo ad un uomo del Sud come me, rimarca ancora il ministro, nel Centro-nord si erano attrezzati per tempo mentre la capacità progettuale altrove è stata di gran lunga inferiore". E dunque, conclude De Castro, riguarderanno proprio le aree "dove l'emergenza è più drammaticamente reale".
www.politicheagricole.it
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Allarme integratore vitaminici: più sicuri le vitamine al naturale

Uno studio danese dimostra la pericolosità di alcune vitamine contenute in integratori se somministrate da sole o in combinazione con altri antiossidanti. Secondo l’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano, sviluppato in collaborazione con i medici della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) e della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), la carenza vitaminica degli italiani – dimostrata dagli ultimi dati raccolti da pediatri e medici di famiglia - va quindi affrontata al naturale seguendo una dieta variegata.
Secondo i ricercatori del Center for Clinical Intervention Research dell’Università di Copenaghen le vitamine E, A e betacarotene possono aumentare il tasso di mortalità per qualsiasi causa in media del 5 per cento. E’ questo il risultato di un’ampia meta-analisi sull’effetto che gli integratori di antiossidanti esercitano sulla salute. I ricercatori hanno preso in esame, infatti, i risultati ottenuti da sessantotto studi clinici condotti nel 2005 arrivando, quindi, a studiare i dati relativi ad un totale di ben 232.606 persone.
Secondo l’articolo pubblicato su JAMA (Journal of American Medical Association) alla resa dei conti sembra che “betacarotene, vitamina A e vitamina E, somministrati da soli o in combinazione con altri antiossidanti, hanno significativamente aumentato la mortalità.
Questo effetto negativo non sembrerebbe invece applicarsi ad altri antiossidanti quali la vitamina C ed il selenio. Secondo quanto ipotizzato dai ricercatori, alcuni tipi di vitamine potrebbero interferire con qualche meccanismo difensivo essenziale dell’organismo e, se si considera la diffusione sempre più capillare degli integratori di vitamine, si intuisce che le conseguenze sulla salute generale possono essere notevoli.
I ricercatori hanno sottolineato che il loro studio ha preso in esame soltanto gli integratori di vitamine e non quelle contenute negli alimenti, quindi lo studio non svaluta in alcun modo la fondamentale importanza dell’apporto vitaminico garantito dalla frutta e dalla verdura.
Cosa consigliare, quindi, agli utilizzatori abituali di integratori nutrizionali, in particolare degli antiossidanti citati nello studio?
Una indicazione molto chiara a questo proposito proviene dal monitoraggio delle abitudini alimentari degli Italiani effettuato dall'Osservatorio Grana Padano, che ha evidenziato, su una popolazione di più di 12.000 soggetti studiati, un introito medio giornaliero con la dieta di 6,7 milligrammi di vitamina E e di 1,2 milligrammi di vitamina A. L’assunzione giornaliera raccomandata di vitamina A è di circa 0,5 milligrammi (con variazioni che vanno da 0,4 a 0,7 milligrammi a seconda dell’età considerata) mentre per la vitamina E si raccomanda un’assunzione di almeno 5 milligrammi al giorno. Nella popolazione sotto monitoraggio, si rilevano differenze tra maschi e femmine, tra bambini e adulti e tra le macroaree Nord, Centro e Sud (vedere tabella allegata Vit.A-Vit.B). Ad esempio i maschi e i bambini sono sotto la media Italia, ma pur sempre sopra i fabbisogni minimi raccomandati. Il Sud è l’area geografica che meno si avvicina alla media nazionale, in modo più evidente per quanto riguarda l’assunzione di vitamina A.
Almeno dai dati dell’Osservatorio Grana Padano, e limitatamente alla popolazione campione che pur rappresenta in modo significativo quella italiana, si può constatare che la dieta da sola riesce a sopperire ai fabbisogni minimi di vitamina A ed E nella maggior parte delle persone delle varie fasce di età. Un’alimentazione equilibrata, infatti, da sola può garantire le richieste dell’organismo lasciando spazio agli integratori solo in casi speciali dove sarà il medico a deciderne l’impiego.
"I risultati di questa ricerca danese – illustra Maria Letizia Petroni, Responsabile Nutrizione Clinica dell'Istituto Auxologico Italiano di Piancavallo (VB) e componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio Grana Padano - confermano in modo definitivo che l'integrazione a dosaggi elevati (quali quelli presenti in diversi preparati farmacologici o comunque commerciali) di alcune vitamine ad azione antiossidante, quali la vitamina A in forma di retinolo o di beta-carotene e la vitamina E, da sole o come parte di cocktail di antiossidanti, non solo non determina benefici alla salute, ma può ridurre l’aspettativa di vita rendendo l'organismo più vulnerabile all'azione delle malattie, probabilmente interferendo con alcuni meccanismi essenziali di difesa quali la distruzione di cellule malate e la detossificazione”
La carenza vitaminica degli italiani va quindi seguita al naturale seguendo una dieta variegata. “L'assunzione – continua la Petroni - di almeno cinque porzioni al giorno di frutta e verdura, alternata per colore (verde, bianca, rossa, giallo/arancione, blu/viola) permette di coprire adeguatamente il fabbisogno della maggior parte dei vitamine ed antiossidanti. Ma non bisogna trascurare gli altri alimenti caratteristici della dieta mediterranea: un'alimentazione esclusivamente vegetariana può, ad esempio, esporre a seri deficit vitaminici, in particolare di vitamina B12”.
“Un’alimentazione sana e corretta - conclude la Petroni - permette l'introduzione delle giuste quantità fisiologiche di vitamine ed antiossidanti, ma nessuna pillola riuscirà mai a replicarne la varietà, la ricchezza e l'equilibrio dei nutrienti e delle molecole in essa presenti. Chi utilizza gli integratori, salvo quando specificamente prescritti dal medico, come una comoda "scorciatoia" per non curare la propria alimentazione illudendosi di avere benefici miracolosi per prevenire l'invecchiamento o le malattie cronico-degenerative deve ora aprire gli occhi e prendere atto della realtà. Vincere l'inerzia di un'alimentazione disordinata o monotona è possibile, così come è possibile conciliare salute e gusto, con l'aiuto del proprio medico e delle campagne educazionali promosse dagli organi scientifici competenti".
Ufficio Stampa OSC Healthcare – Valentina Alfieri


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Il vino: più lo conosci, più fa bene

E’ giusto parlare di vino e salute o di vino è salute? La differenza non è poca. Il vino non è una medicina, ma è pur vero che molte delle sue componenti producono effetti benefici per l’organismo umano. Dallo studio del paradosso francese in poi molte altre ricerche sono state realizzate e tutte hanno dimostrato che il vino, se consumato con moderazione, può aiutare a vivere meglio.
Il paradosso francese non è altro che la dimostrazione di come i francesi non soffrano di malattie cardiovascolari nonostante i consumi di cibi grassi; questi vengono “combattuti” dai polifenoli disciolti nel vino.
E' soprattutto il resveratrolo, presente in particolare nel vino rosso, la sostanza che ha questa influenza positiva sulla salute. Dunque è la ricerca a dimostrare che il vino è un elemento importante della dieta quotidiana. Purché non se ne abusi. Del resto è consigliabile non abusare di dolci, di cibi grassi o di altri alimenti.
Recenti studi medici hanno stabilito che il consumo prolungato di vino determina sostanziali modificazioni strutturali a carico di componenti del sangue. Esperimenti di laboratorio hanno stabilito che i globuli rossi, le piastrine e altri fattori della coagulazione, provenienti dal sangue di soggetti considerati 'bevitori abituali', hanno una grande resistenza nei confronti di stimoli ossidativi. Resistenza che si è rivelata maggiore rispetto alle cellule sanguigne degli astemi.
Altro filone di ricerca è quello sulle proprietà anti invecchiamento; prove preliminari dimostrano che nel vino vi sono delle componenti che sono in grado di ritardare l’invecchiamento delle cellule. Gli ambiti della ricerca possono essere molti altri ancora: dalla cosmesi alla chirurgia plastica, dalla prevenzione dei tumori (il consumo di tre bicchieri la settimana ridurrebbe sensibilmente il rischio di tumori al colon per una percentuale del 68%), alla prevenzione delle malattie cardiovascolari (rischio di infarto tra gli abituali consumatori di vino rosso -30%).
Su benefici per il sistema cardiovascolare si è detto molto. Lo dimostra il congresso internazionale che si è tenuto a Chicago lo scorso novembre, dove circa 25.000 medici provenienti da tutto il mondo hanno seguito sessioni di lavoro dedicate al paradosso francese e ai suoi aggiornamenti.
Esistono tipologie di vini bianchi, caratterizzati da particolari composti, che possono variare anche in funzione dei diversi territori di produzione, che hanno proprietà benefiche; qui il terreno della ricerca potenziale è vastissimo. Vi sono interessanti prospettive di studio sugli allergeni; il potenziale allergenico di alcune sostanze nel vino viene annullato sorprendentemente.
Il documento del Ministero della Sanità dal titolo “Guadagnare Salute” esorta a rilanciare la dieta mediterranea; l’augurio è che si abbia la sensibilità di comprendere che l’alcolismo ha radici sociali ed economiche ben lontane dall’attività della filiera vitivinicola, e che è proprio il vino, assieme all’olio e ad altri prodotti, uno dei componenti fondamentali della dieta mediterranea.
Dal 2005 è nata l’Associazione “Vino e Salute”, di cui la stessa Città del Vino fa parte, che riunisce medici, professori universitari e rappresentanti del mondo scientifico, e che si è posta il fine di fare ricerca scientifica e cultura sull’uso moderato e salutistico del vino.
Di recente Città del Vino e l’Università di Siena hanno stipulato una convenzione per cooperare, impegnandosi nei rispettivi campi di attività e congiuntamente, per la promozione, la ricerca, la cultura, la valorizzazione e la tutela del vino.
In questa ottica, sta per partire una ricerca condotta dalla dott.ssa Daniela Giachetti, dell’Università di Siena. Oggetto dello studio sarà l’attività antibatterica e antinfiammatoria di diversi vitigni.
La ricerca, che avrà un momento di studio in vitro e successivamente in vivo, ha lo scopo di valutare l’efficacia di diverse varietà di vino a bacca rossa nella prevenzione e cura di patologie quali le infezioni delle vie urinarie e l’attività antinfiammatoria.
Ufficio stampa Città del Vino - Massimiliano Rella 338/9410716
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore




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