ENTI E MINISTERI

Il segno di Letta in Europa

Ecco come si caratterizzerà il semestre di presidenza italiana: dal vertice Ue di luglio dedicato alla disoccupazione giovanile all'Expo per riportare l'Italia in cima all'idea di Europa. I temi della trasferta di Bruxelles del premier

L’Italia in cima all’idea europea e l’Europa in cima alle idee dei cittadini comunitari. Con il 2014 che «sarà l’anno dell’Europa che cambia». Non solo perché cambia il parlamento, la Commissione, i commissari, il presidente del Consiglio Ue. Ma perché l’Europa deve e può cambiare pelle nell’anno del ritorno alla crescita. Per combattere e sconfiggere l’euroscetticismo ed europopulismo montante.
Nel primo tour a Bruxelles in vista di quello che sarà il semestre di presidenza di turno dell’Unione europea, che coinciderà con la nuova eurolegislatura e l’insediamento della nuova Commissione, il presidente del Consiglio Enrico Letta si lascia alle spalle le accese trattative sulla legge elettorale, i giochi tattici sull’impegno 2014 e perfino il tira e molla sul rimpasto o Letta bis.
Il premier rilancia l’Italia che conta in un’Europa chiamata nei prossimi mesi a fare i conti con il proprio futuro. Un futuro che ha archiviato o sta cercando di archiviare il fiscal compact e che deve ora scommettere sull’industrial compact. Due patti necessari ai fini dell’armonizzazione del vecchio Continente ma figli inevitabilmente di due periodi storici, economici e finanziari diversi.
E che la musica deve cambiare, con l’Italia che si propone a guidare questo cambiamento, Letta lo fa capire fin dalle prime battute dell’incontro con il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso. Di qui l’annuncio di voler dedicare il vertice europeo di luglio, il primo della presidenza italiana, interamente alla disoccupazione giovanile, «causa del malessere sociale che fa dubitare dell’Europa».
Sarà questo l’obiettivo principale della presidenza italiana dell’Ue visto che ben 5,6 milioni di giovani con meno di 25 anni sono risultati disoccupati a novembre di quest’anno, secondo i dati diffusi da Eurostat. Una piaga sociale che rende più vecchio il Continente e che affligge l’Italia con 659mila giovani senza lavoro, dietro alla Spagna con 983mila e alla Francia con 729mila.
Pur insistendo sugli sforzi compiuti dal governo italiano per rimettere in equilibrio i conti pubblici, Letta ha definito la lotta alla disoccupazione come «il vero tallone d’Achille del nostro paese». Sebbene quest’anno l’Italia dovrebbe centrare un aumento del Pil dell’1% e il debito tornerà sotto controllo, «non dobbiamo compiacerci finché la disoccupazione non scende».
Ma l’idea che l’Italia intende portare in Europa non è solo quella della crescita, del rilancio, del possibile riscatto. Ma di un ritrovato slancio industriale di un continente che può e deve scommettere sulle sue eccellenze. E l’Italia apre la strada con Expo 2015, presentata oggi ufficialmente nella sede del parlamento europeo.
L’Italia presente a Bruxelles è stata oggi tricolore al di là delle distinzioni politiche, partitiche e istituzionali. Un sistema paese per mostrare, come ha detto Letta, che «l’Expo 2015 appartiene all’Italia e all’Europa tutta. Non a caso per preparare al meglio l’evento, nel nostro prossimo semestre di presidenza europea Milano avrà un ruolo da protagonista».
E se come ha sottolineato il presidente della Commissione Barroso con Expo 2015 il mondo intero sta guardando l’Europa e l’Italia, sono l’agroalimentare, il benessere, la salute, il buon vivere che dal 2015 finiranno sotto i riflettori internazionali. Una sfida alla globalizzazione, ma anche  al tema dello sviluppo e della sicurezza alimentare con l’Europa in grado di fare la differenza «tra la vita e la morte di milioni di persone» grazie all’Italia che farà da apripista.
E così se oggi dal presidente della Regione Maroni al sindaco di Milano Pisapia, al presidente di Expo 2015 Sala pronto a scommettere su 4 milioni di visitatori europei e oltre 20 milioni mondiali, l’Italia in Europa ha fatto sistema, è stato Letta a chiedere all’Europa di compattarsi intorno ad Expo 2015 perché non sia solo una vetrina italiana ma europea.
Se il premier Letta (che a Expo 2015 lavorava già quand’era nel secondo governo Prodi sottosegretario alla presidenza del Consiglio dimostrando fin da allora nel credere al progetto) sarà ascoltato lo si potrà capire fin dalle prossime battute, ma non c’è dubbio che l’ora di voltare pagina è arrivata anche per l’Europa.
(Raffaella Cascioli - www.europaquotidiano.it)

 


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