ENTI E MINISTERI

La riforma della Pac al rush finale
Gli europarlamentari hanno approvato tutti e quattro i dossier ancora in sospeso. La parola passa ora all’Eurocamera riunita in plenaria a Strasburgo

La riforma della Politica agricola comune (Pac) entra nella fase finale, con l’approvazione in sede di Commissione Agricoltura del Parlamento europeo (Comagri). I deputati che in questi anni sono stati in prima fila nell’elaborare la nuova Pac, hanno dato il loro ok definitivo; il dossier passerà ora al vaglio dell’Eurocamera riunita in sessione plenaria a Strasburgo, a ottobre o al più tardi a novembre.
I numeri del sì in Comagri
Gli europarlamentari hanno approvato tutti e quattro i dossier della riforma, di cui tre con un’ampia maggioranza: sui pagamenti diretti agli agricoltori 31 voti a favore, otto contrari e due astensioni; sullo sviluppo rurale 35 sì, tre no e tre astensioni, mentre su finanziamento, controllo e monitoraggio i voti a favore sono stati 35 e quelli contrari sei. Solo il testo sull’Organizzazione unica di mercato ha ottenuto una maggioranza meno forte, con 27 sì e 14 no, per il voto contrario dei liberali. “È un risultato negoziale straordinario – ha commentato Paolo De Castro, presidente della Comagri – per la prima volta nella storia della Pac il Parlamento europeo ha migliorato significativamente le proposte di regolamento”.
Il dossier nella fase delle approvazioni finali
“Una Pac più verde, più equa e più giovane”: questo lo slogan che ha accompagnato il percorso della riforma in questi due anni di elaborazione. Ma com’è giunto il dossier alla fase di approvazioni finali, dopo i lunghi negoziati e i tanti rimaneggiamenti?
In primis va ricordata la svolta verde, uno dei principali elementi di riforma: d’ora in poi, quasi un terzo (il 30%) del sostegno al reddito degli agricoltori dipenderà dall’attuazione di alcune misure di cura nei confronti dell’ambiente. Oltre a perdere parte dei sussidi, i produttori potrebbero subire ulteriori sanzioni.
L’equità del nuovo corso in agricoltura consiste nell’aver equilibrato gli aiuti percepiti dai produttori nei diversi Paesi e tra le diverse aree geografiche di uno stesso Paese. Per i Paesi, come l’Italia, dove il sussidio medio è superiore alla media europea, questo significherà una graduale riduzione dei benefici, a favore dei Paesi che ora ricevono contributi decisamente inferiori.
Per attrarre più giovani nelle campagne, è stato predisposto per loro uno schema obbligatorio: a chi ha meno di 41 anni andrà un sussidio addizionale pari al 25%.
La riforma estende di due anni il termine per mettere fine alle quote nella produzione dello zucchero (dal 2015 al 2017) e mantiene il sistema dei diritti d’impianto nel settore vitivinicolo fino al 2030. 
(http://agronotizie.imagelinenetwork.com)


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