ENTI E MINISTERI

Nitrati, Bruxelles ci perdona ma i vincoli restano

Ritirata la procedura di infrazione, ma le conseguenze di ritardi che durano da oltre venti anni rischiano di danneggiare gli allevatori. Intanto attenzione alle prossime scadenze

Bruxelles ci ha “perdonato” cancellando la procedura di infrazione per la mancata applicazione della direttiva Nitrati. Merito della abrogazione, avvenuta lo scorso agosto, dell'ultima fantasia legislativa che nel dicembre del 2012 rimandava ancora una volta l'applicazione della direttiva. Ma nonostante questo “perdono” non possiamo dirci tranquilli. Sono passati quasi 23 anni dalla emanazione di questa direttiva e ancora oggi siamo in un regime transitorio (scadrà nel 2015) che consente spandimenti sui terreni per 250 chilogrammi di azoto per ettaro contro i 340 consentiti prima e i 170 che la Ue ci vorrebbe imporre. Interessate al problema, lo ricordiamo, sono le cosiddette aree vulnerabili, che in gran parte ricadono sulla pianura Padana coinvolgendo quattro Regioni, dal Piemonte al Veneto passando per Lombardia ed Emilia Romagna.

Troppi ritardi
Risolto il problema con Bruxelles resta però da affrontare e risolvere senza altri indugi il progetto affidato all'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) per verificare la reale responsabilità dell'agricoltura nell'inquinamento da nitrati e al contempo proporre una ridefinizione delle aree vulnerabili. E' solo sulla base di questa tesi sostenuta dall'Italia che Bruxelles ha concesso la deroga allo spandimento sino a 250 chilogrammi per ettaro. E la scadenza per le ricerche dell'Ispra è quella di dicembre 2013, cioè fra meno di due mesi. Un'urgenza sottolineata in questi giorni anche dall'assessore all'Agricoltura dell'Emilia Romagna, Tiberio Rabboni, come ricordato da Agronotizie. Un ritardo non sarebbe accettabile e metterebbe seriamente a rischio le attività zootecniche che nelle aree vulnerabili hanno la loro maggiore concentrazione.

Le prossime scadenze
Chi non può permettersi ritardi sono proprio gli allevatori, che già si trovano in prossimità delle scadenze previste per lo spandimento dei reflui delle stalle. In Lombardia (800 mila ettari di aree vulnerabili) già dal primo novembre è scattato il divieto invernale di spandimento che avrà termine il 22 febbraio del prossimo anno. Per reflui con sostanza secca inferiore al 20% il divieto scatterà dal 25 novembre. Il 15 dicembre è poi la data fissata per il “fermo letame” sui prati permanenti. Il 15 novembre è anche la data scelta dal Piemonte per interrompere gli spandimenti di alcune tipologie di “materiali palabili”, mentre per i liquami il divieto è già in vigore da inizio novembre. In Veneto il divieto agli spandimenti è slittato dalla fine di ottobre al 15 novembre. In Emilia Romagna lo stop alla distribuzione di letame bovino (purché privo di percolato e con almeno il 20% di sostanza secca) nelle zone vulnerabili partirà dal primo gennaio del prossimo anno per concludersi alla fine dello stesso mese.

Una data importante
Ma la data da ricordare è quella del 15 febbraio del 2014. Entro quel giorno va presentato il PUA, Piano di utilizzazione agronomica. Stessa data per presentare la richiesta di deroga alla direttiva nitrati, quella che consente di accedere allo spandimento per 250 kg/ettaro. La richiesta va ripetuta anche nel caso sia già stata presentata nel febbraio del 2013. Chi se ne dimentica dovrà altrimenti rispettare il vincolo dei 170 kg/ettaro, che può significare ridurre di almeno un quarto il numero dei capi in stalla. Poi, con il 2015, terminerà anche il periodo di deroga. Prima di allora si spera siano terminate le ricerche di Ispra e siano ridiscussi a Bruxelles i vincoli imposti all'Italia. O il ritardo italiano di 25 anni (tanti ne saranno passati) lo pagheranno gli allevatori. Come sempre.
(Angelo Gamberini - http://agronotizie.imagelinenetwork.com)

 


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