ENTI E MINISTERI

Agricoltura, a Bruxelles parte il toto-nomi per il "dopo Ciolos"

Chi sarà il prossimo commissario europeo? Tre le ipotesi più accreditate: l’irlandese Simon Coveney, lo spagnolo Miguel Arias Cañete e il nostro Paolo De Castro. Ma non è escluso un secondo mandato

Chi sarà il successore di Dacian Ciolos alla guida della Commissione europea dell’Agricoltura? Dire che la partita è aperta è prematuro. Ma di certo a Bruxelles se ne è cominciato a parlare.
E il toto-nomi comprende una rosa di tre papabili a prendere il posto, il prossimo ottobre, del commissario rumeno. Che nel tradizionale incontro annuale con la stampa agricola, dice che “è pronto a lasciare il posto e non pensa ad un secondo mandato”.
Una versione politically correct che tuttavia non chiude – dicono alcune voci – completamente le porte ad un secondo mandato. Improbabile, ma non impossibile.
Ci sono due precedenti, infatti, che riguardano il primo commissario all’Agricoltura, l’olandese Sicco Mansholt, al timone di comando dal 1958 al 1972. In tempi più recenti, il doppio mandato consecutivo lo portò a termine Franz Fischler, il “papà” di Agenda 2000, in carica nel 1995-1999 (Commissione Santer e Commissione Marìn) e dal 1999 al 2004 (Commissione Prodi).
Nei palazzi del potere dell’Unione europea circolano, chiaramente a livello di ipotesi, tre nomi: l’irlandese Simon Coveney, lo spagnolo Miguel Arias Cañete e l’italiano Paolo De Castro. Sinteticamente proveremo a raccontarli.
Simon Coveney, ministro dell’Agricoltura in Irlanda dal 2001, è stato il traghettatore della riforma della Pac. E’ (anche) merito suo se il negoziato comunitario è stato chiuso alla fine di giugno, permettendo così alla Pac di proseguire l’iter come lo si sta vivendo oggi. Giovane, Coveney ha 41 anni e un carattere di ferro, che ha mostrato appunto nel primo semestre del 2013, quando l’Irlanda ha presieduto il Consiglio dell’Unione europea. Si narra di maratone notturne a tappe forzate, sollecitate da Coveney per sciogliere i nodi di una riforma agricola che piaceva veramente a pochi, nella versione proposta dal commissario Ciolos. Tanto che, sempre a sentire gli ambienti della Commissione agricoltura, la delegazione irlandese è stata una delle più effervescenti e appassionate nel lavoro svolto.
Miguel Arias Cañete, altro nome che serpeggia a mezza bocca fra gli addetti ai lavori, è ministro dell’Agricoltura in Spagna dal 2011. Classe 1950, Arias Cañete ha ricoperto il medesimo incarico fra il 2000 e il 2004, quando al governo c’era José Maria Aznàr. La sua carta vincente potrebbe essere la celerità con la quale sta declinando a livello interno la Pac targata Ciolos.
Un’altra ipotesi accreditata è quella dell’italiano Paolo De Castro, 55 anni, oggi presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo. Per due volte ministro delle Politiche agricole sotto la presidenza di Romano Prodi, senza dubbio dei tre nominativi – perché non si può affatto parlare di candidati – è quello più autorevole. Conosce approfonditamente la materia, essendo professore universitario di Economia agraria all’Ateneo di Bologna, ha esperienza politica e, proprio nel ruolo attuale al Parlamento europeo, ha saputo trovare una forte convergenza sulla Pac.
È stato (anche) grazie al suo lavoro costante che gli emendamenti alla riforma della Pac, inizialmente ben 8.400, record assoluto, sono arrivati a 200 e che il processo di discussione è scaturito nell’approvazione da parte del Parlamento europeo, che in seguito all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ora non ha più soltanto una funzione consultiva e di ratifica, ma gioca un ruolo attivo nei cosiddetti “triloghi” con la Commissione e il Consiglio. Chissà, il curriculum è certamente prestigioso.

Nelle scorse settimane era circolato anche il nome di Luis Manuel Capoulas Santos, uno dei relatori al Parlamento europeo della riforma della Pac, ma era stato lo stesso portoghese a smentire, annunciando che alle prossime elezioni europee non si sarebbe ricandidato perché troppo avanti con l’età (classe 1951…).

Molto dipenderà, evidentemente, dai risultati delle elezioni europee. Sull’Unione europea soffiano venti contrastanti. Anche se l’istituzione è solida, i sentimenti dei cittadini comunitari sono un po’ più scettici nei confronti dell’Ue e dell’euro e, visto l’andamento dell’economia e del mercato del lavoro in molti Paesi, non è affatto difficile crederlo.
Inoltre, anche la variabile legata alla nazionalità del futuro commissario all’Agricoltura potrebbe non essere irrilevante, così come le dimensioni del Paese.

Storicamente il ruolo è sempre stato affidato a rappresentanti di Paesi non molto estesi. Passiamo in rassegna i precedenti commissari, per rendercene conto: Sicco Mansholt (Paesi Bassi, 1958-1972), Carlo Scarascia-Mugnozza (Italia, 1972-1973), Pierre Lardinois (Paesi Bassi, 1973-1977), Finn Olav Gundelach (Danimarca, 1977-1981), Poul Dalsager (Danimarca, 1981-1985), Frans Andriessen (Paesi Bassi, 1985-1989), Raymond MacSharry (Irlanda, 1989-1993), René Steichen (Lussemburgo, 1993-1995), Franz Fischler (Austria, 1995-2004), Sandra Kalniete (Lettonia, 2004, insieme a Fischler), Mariann Fischer Boel (Danimarca, 2004-2010), Dacian Ciolos (Romania, dal 2010).
(Matteo Bernardelli - http://agronotizie.imagelinenetwork.com/)







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