ENTI E MINISTERI

Crisi pesca, l'uovo di Colombo è pescare meno 
Urgente provvedimento di riduzione dei giorni di pesca da abbinare al fermo estivo

Pescare meglio e meno per la tutela delle risorse e del lavoro è l'uovo di Colombo per affrontare con nuovi strumenti la gravissima emergenza della filiera ittica nazionale. La portata della crisi in atto rende indispensabile, secondo Lega Pesca, avviare un confronto con le Istituzioni, con la ricerca e con tutte le rappresentanze economico-sociali su proposte innovative e concrete, quale quella di adottare, come tempestiva misura di emergenza, un urgente provvedimento a costo zero volto alla riduzione dei giorni di pesca da abbinare, come prima fase di un'unica strategia, ad un fermo estivo 2012 adeguatamente retribuito per armatori ed equipaggi.  
Sulla base dell'esperienza consolidata negli anni, la riduzione dei giorni di pesca - spiega il presidente Ettore Ianì - consentirebbe di fronteggiare nel contempo il sovrasfruttamento delle risorse e i nuovi ed insostenibili rialzi del costo del carburante, con positivi risultati sui prezzi di vendita alla produzione: una vera e propria boccata d'ossigeno, di fronte ad una eccezionale crisi di redditività che espone sempre più imprese al rischio di un vero e proprio tracollo.  Insomma, pescare meno come duplice strumento di sostenibilità ambientale, per diminuire lo sforzo di pesca e salvaguardare le risorse, e di sostenibilità economica, per consumare meno, ridurre le spese di gestione e vendere meglio sui mercati. Non sarà un toccasana - precisa Ianì - ma costituisce una premessa indispensabile per iniziare a risalire la china.
In questo momento, ancor prima degli ambientalisti, dei ricercatori e delle Istituzioni europee, il sovrasfruttamento del mare preoccupa innanzitutto i pescatori. Di fronte alla forte sofferenza di alcune specie demersali, come ad esempio, nasello, triglie, sogliole e scampo, è necessario, secondo Lega Pesca, proseguire e rafforzare ulteriormente le politiche di contenimento dello sforzo di pesca avviate con positivi risultati negli scorsi anni, soprattutto attraverso la gestione dei fermi temporanei.
Nel 2011 la gestione del fermo ha già segnato un intervento di contenimento dello sforzo di pesca più marcato rispetto al 2010: si è passati da 30 a 60 giorni di fermo temporaneo obbligatorio, e, per la prima volta, in Adriatico sono stati portati a 4, anziché a 3, i giorni di fermo tecnico obbligatorio nelle otto settimane successive al periodo di fermo continuativo.  
La combinazione delle due tipologie di misure - fermo prolungato e riduzione infrasettimanale dei giorni di pesca - ha dato risultati positivi ed incoraggianti, che la categoria ha dimostrato di apprezzare e che meritano di essere replicati, soprattutto in considerazione di una crisi che non dà tregua. Nei due mesi (ottobre e novembre) successivi al fermo, quando in Adriatico si è pescato per 3 giorni a settimana, consistenti, e anche più immediatamente verificabili di quelli relativi all'andamento degli stock, sono stati i benefici economico-produttivi registrati in tutti i mercati: ovunque si sono rilevati incrementi medi di tutto rispetto non solo e non tanto in termini di quantitativi sbarcati, ma soprattutto in termini di prezzi medi alla produzione, che hanno registrato un considerevole aumento, così come il fatturato.
E' urgente che le Istituzioni valorizzino la disponibilità dimostrata dalla categoria per limitare la pressione della pesca sulle risorse ittiche, predisponendo un tempestivo  provvedimento per la riduzione delle giornate di pesca, di cui gli operatori sono disposti a farsi carico, nel quadro di un organico intervento gestionale che contempli parallelamente  l'attuazione di un fermo temporaneo retribuito, innovativo e concordato. Il momento, sottolinea Lega Pesca, sarebbe ora particolarmente propizio, perché da questo periodo si inizia generalmente a registrare la tendenza ad una flessione delle quantità pescabili.  (http://www.legapesca.coop)

 


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