FATTI E PERSONE

La crisi fa più magri gli italiani (per colpa del borsellino vuoto)
La Coldiretti segnala che il dato nazionale -0,5% di persone sovrappeso corrisponde quasi esattamente al calo dei consumi alimentari: -0,6% le spese al dettaglio, una riduzione che risparmia solo i discount (cioè i supermercati dove si compra al gran risparmio) in aumento dell’1,6% nei primi undici mesi del 2012

È una notizia che si può anche prendere sul ridere, però è seria, e anzi (purtroppo) è serissima: con la crisi economica, negli ultimi tre anni gli italiani sono dimagriti. Qualcuno potrebbe persino dire: buon per loro. Ma un fatto non è mai positivo se dipende da costrizioni e ristrettezze economiche. È da parecchio tempo che da varie fonti si denuncia che le famiglie tartassate dalla crisi stanno stringendo la cinghia, in senso letterale e non metaforico. Adesso un’analisi della Coldiretti in base delle serie storiche dell’Istat certifica il risultato.  
Tanto per complicare il quadro, va notato che a priori non è affatto scontato che meno soldi per l’alimentazione vogliano dire automaticamente più magrezza. In realtà, spendere meno può significare (al contrario) comprare la stessa quantità di cibo ma di qualità inferiore, più grassa, con più colesterolo o altre componenti alimentari dannose; e in realtà nei Paesi occidentali le classi meno abbienti tendono a essere più grasse della media, anziché più magre. Ma quello che è successo durante la crisi è quello che ha rilevato la Coldiretti. 
I numeri. Risulta dalla ricerca che quasi un italiano su due è in sovrappeso (45,8%) con un aumento record del 28% negli ultimi 20 anni; ma con la crisi economica si è registra (per la prima volta) una netta inversione di tendenza. Un triennio fa la percentuale era del 46,3% cioè mezzo punto percentuale in più di oggi, e il taglio che c’è stato da allora in tre anni corrisponde a più di 250 mila persone che hanno stretto la cinghia. 
La Coldiretti segnala che il dato nazionale -0,5% di persone sovrappeso corrisponde quasi esattamente al calo dei consumi alimentari: -0,6% le spese al dettaglio, una riduzione che risparmia solo i discount (cioè i supermercati dove si compra al gran risparmio) in aumento dell’1,6% nei primi undici mesi del 2012 secondo l’Istat. 
Se la riduzione del peso medio è in generale un fatto positivo a preoccupare è il fatto con gli italiani in questi ultimi tre anni sono stati costretti a tagliare alcuni prodotti di base della dieta mediterranea come il pesce fresco (-3,4%) o la frutta (-1,9%o) secondo i dati Ismea dei primi nove mesi del 2012, mentre si registra un aumento negli acquisti di prodotti «low cost» spesso di origine incerta e con dubbie caratteristiche salutistiche e nutrizionali. Le frodi a tavola si sono moltiplicate nel tempo della crisi e - accusa la Coldiretti - si fondano sull’inganno nei confronti di quanti, per la ridotta capacità di spesa, sono costretti a risparmiare sugli acquisti di alimenti. Fra l’altro, l’Italia è un forte importatore di prodotti alimentari, «con il rischio concreto - dice la Coldiretti - che nei cibi in vendita vengano utilizzati ingredienti di minore qualità, come il concentrato di pomodoro cinese, l’olio extravergine tunisino o le mozzarelle taroccate ottenute da latte in polvere, paste fuse e cagliate provenienti dall’estero». 
Allarmi sugli effetti della crisi sulla salute dei cittadini vengono anche dal mondo scientifico; l’Osservatorio europeo delle politiche e dei sistemi sanitari ha dimostrato il forte impatto della crisi economica sui servizi sanitari dei Paesi europei, per colpa anche della cattiva alimentazione, dato che con le tasche vuote i cittadini sono più portati a consumare cibi meno sani. Un problema che riguarda anche le giovani generazioni; la Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) ha lanciato di recente l’allarme sul fatto che con la crisi gli italiani per i propri bambini si rivolgono più facilmente a cibi di scarsa qualità, gustosi e di minor costo, con snack e merendine e bevande zuccherate che prendono il posto di alimenti più salutari, come cereali, pesce, frutta fresca e verdura. 
Se nelle città la Coldiretti ha promosso i mercati degli agricoltori di Campagna Amica per favorire l’acquisto di prodotti genuini al giusto prezzo nelle scuole è impegnata nel progetto «Educazione alla Campagna Amica» che coinvolge oltre centomila alunni delle scuole elementari e medie in tutta Italia, con tremila lezioni in programma nelle fattorie didattiche e cinquemila laboratori del gusto organizzati nelle aziende agricole e in classe. In questo momento di difficoltà l’obiettivo è «formare dei consumatori consapevoli dei principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti, per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con i cibi consumati ogni giorno».  
(Luigi Grassia - www.lastampa.it)

 


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