FATTI E PERSONE

La carica dei cinghiali tra le vigne

“Abbattiamoli, rovinano la vendemmia” ... Sui Colli Euganei un invasione mai vista. La battaglia dei contadini ... Sono anche buongustai, i cinghiali. “Si mangiano soltanto - racconta Carlo Toniolo, classe 1940, coltivatore esperto e arrabbiato - l’uva più dolce: il moscato, il marzemino, il fior d’arancio... Vede questo campo vuoto? Fino all’anno scorso c’erano le viti del moscato. I cinghiali mi hanno mangiato tutta l’uva. E allora ho dovuto cavare le vigne. Non mi va di lavorare un anno intero per dare da mangiare e da bere a queste bestie”.
Sta succedendo qualcosa di grave, sui Colli Euganei. Gli animali selvatici non sono più soltanto un problema ma una pesante minaccia. Con i loro grandi numeri - si calcola che sui Colli vivano almeno 5.000 cinghiali - stanno condizionando le scelte dei contadini e la vita di tutti gli umani. “Io ho impiantato il vigneto in un’altra zona”, dice Carlo Toniolo. “Ma altri contadini hanno dovuto rinunciare alle loro colture: non è più possibile seminare mais, piselli, patate, ecc, perché queste bestie arrivano e si mangiano tutto appena finita la semina. E c’è anche paura ad uscire in macchina: di sera puoi trovare la famiglia dei cinghiali dietro ogni curva”. Accanto all’ex vigneto, sulle pendici del monte Venda, c’è il grande bosco dove i “Sus Scrofa” vivono durante le ore di luce. Un cartello annuncia un pericolo. “Vietato avvicinarsi pericolo schiacciamento arti”. Un altro cartello spiega che questa è un’area sottoposta al controllo delle popolazioni di cinghiali mediante trappolaggio”. Fra gli alberi c’è una grande gabbia di ferro. Sul pavimento sono sparsi, come esca, grani di mais. Se il cinghiale entra, lo sportello si chiude e l’animale non può fuggire. Ci sono almeno 40 di queste trappole - dette chiusini - sui Colli. Le hanno messe gli uomini del Parco regionale. L’anno scorso, con questi chiusini e con gli spari dei “selecontrollori” dalle altane- sono stati catturati e uccisi 815 cinghiali e altri 435 sono stati ammazzati nei primi sette mesi di quest’anno.
Nei comunicati del parco - come in tutti iparchi la caccia è vietata- però non si scrive mai di animali “uccisi” o “cacciati”. I cinghiali risultano semplicemente “rimossi”. “Anche l’altro giorno - raccontano Marco Calaon e Federico Miotto, dirigenti della Coldiretti - abbiamo sentito i responsabili del parco stimare la presenza di cinghiali in mille - millecinquecento unità. Difficile crederlo. Se in un anno e mezzo ne sono stati “rimossi” 1250, non dovremmo avere più nessun problema. Noi crediamo che 5.000 sia il numero più vicino alla realtà. I cinghiali iniziano il loro lavoro dopo la semina. Entrano subito nei campi, ognuno si prende la sua fila di mais o di patate, e fa tabula rasa. Semini una seconda volta e se riesci a salvare le piante, quando arriva l’ora del raccolto trovi la sorpresa nel mais ad esempio queste bestie vanno al centro del campo è mangiano girando in cerchi sempre più ampi. I bordi restano intatti e quando entri per raccogliere ti accorgi che questi animali sono arrivati prima di te”.
Ormai è tempo di vendemmia. I coltivatori debbono attendere il giusto grado di zuccheri, i cinghiali no. Mangiano l’uva, rovinano la vite grattandosi addosso alla pianta, a volte l’estirpano. “E mangiano i tuberi nelle pareti dei vigneti terrazzati, così smuovono il terreno che riempie i fossi e quando piove ci sono gli smottamenti”. C’è pericolo anche per l’uomo. “Migliaia di animali - dice Marco Calaon - con il buio scendono dai boschi dei colli verso i campi coltivati, per tre o quattro chilometri. Te li trovi nelle strade e nei giardini. E nella notte non c’è silenzio. Il gran numero di animali attira ogni genere di bracconiere. C’è chi spara con fucili a pallottola, che ammazzano a centinaia di metri di distanza, su colli pieni di case e di ville. C’è chi usai visori a infrarossi che non distinguono un uomo da un animale”. Sui numeri anche il presidente del parco, Gianni Biasetto, ha qualche dubbio. “Secondo i miei esperti - dice - i cinghiali dovrebbero essere 1.500 all’inizio della stagione per ridursi a5 00- 600 dopo gli abbattimenti.
Ma è anche vero che l’Ispra - Istituto superiore per la ricerca ambientale - quattro anni fa ha fatto il censimento a inizio stagione e ci ha detto che i cinghiali erano 400. Nelle stesso anno, però, ne abbiamo “rimossi’ ben 800”. I costi per la “selezione” sono alti. I cinghiali catturati nei chiusini vengono uccisi da guardie della Forestale, della polizia provinciale e anche da “selecontrollori” assunti dal parco. Serve un furgone frigorifero per portare l’animale, subito eviscerato, al macello peni controllo veterinario. “C’è una legge ferma al Senato - dice il presidente Gianni Biasetto - che prevede l’intervento diretto del coltivatore, munito di licenza di caccia, nel proprio podere. La caccia al cinghiale è pericolosa, il coltivatore deve essere preparato bene. Ma i costi certo si ridurrebbero. Ora, per sparare dall’altana, serve la pasturazione, bisogna chiudere strade e sentieri, avvertire la popolazione. Serve molto personale”. Leonardo Pedrin, consigliere regionale Pdl, chiede interventi più decisi. “Due anni fa, in commissione regionale, i capi del parco ci hanno detto che per la selezione avevano già speso più di 500.000 euro. Io ho detto loro che una pallottola calibro 308 Winchestercosta50centesi- mi. Un euro di spesa, se sbagli il primo colpo. Questa è la soluzione. Altrimenti, come spieghi ai ragazzi handicappati che non hai i soldi per il loro pulimmo?”. (Jenner Meletti - www.repubblica.it)

 


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