FATTI E PERSONE

Energia: era petrolio al termine, si produrrà da scarti
Chimici 'verdi', tecnologie terzo millennio già disponibili

Il petrolio del futuro verrà dagli scarti, ed entro pochi anni i nuovi biocarburanti saranno competitivi con i combustibili fossili. Lo afferma Lucia Gardossi dell'Università degli Studi di Trieste, che l'8 e il 9 maggio ospiterà gli esperti di chimica 'verde' 12 nazioni per il congresso conclusivo del progetto europeo 'Irene'.
A permettere la trasformazione di residui agricoli o alimentari in carburanti, ma anche bioplastiche o detergenti sono i biocatalizzatori, proteine provenienti da fonti biologiche che permettono i processi chimici: "Il petrolio nell'ottica della storia dell'umanità rappresenta un minuscolo intervallo di tempo che scadrà tra breve - afferma l'esperta - la buona notizia è che le tecnologie per il terzo millennio 'petrolio free' e per lo sviluppo sostenibile sono già pronte.
Le bioraffinerie sono già una realtà nel mondo e i regolamenti europei sempre più stringenti hanno già reso poco interessanti i biocarburanti tradizionali, che competono con l'alimentazione.
I processi devono solo essere messi a punto". La 'bioeconomia' europea ha già un mercato pari a 1600 miliardi di euro e 22 milioni di posti di lavoro, ed entro il 2025 la quota della chimica 'verde' dovrebbe passare dal 10 al 25% del totale. I biocatalizzatori, che abbattono l'impatto ambientale dei processi industriali sono già usati ad esempio nella purificazione dei farmaci o nei detersivi, ed una delle applicazioni più curiose è nella decolorazione dei jeans: "Una volta si usavano la candeggina e il lavaggio con le pietre per dare l'effetto 'usato' - spiega Gardossi, che ha coordinato il progetto durato 3 anni - mentre ora degli enzimi digeriscono parzialmente i tessuti e li decolorano".
La prima bioraffineria italiana, che produrrà bioetanolo a partire da paglia di scarto e canna di fosso (Arundo Donax), dovrebbe essere inaugurata a settembre dal gruppo Mossi Ghisolfi: "Purtroppo a parte questa lodevole eccezione la realtà italiana soffre della mancanza di industrie chimiche forti - sottolinea Gardossi - noi siamo forti nel trovare nuove idee, che poi il sistema non è in grado di sostenere.
Il risultato è che esportiamo molti bravissimi ricercatori, che sono molto apprezzati all'estero". (www.ansa.it)


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