FATTI E PERSONE

Meno cibo e più energia, ecco come cambia la destinazione delle terre

Negli ultimi 10 anni il 40% dei terreni acquisiti per produrre biocarburanti

Nel 2050 il Pianeta consumerà il 70% in più del cibo che viene consumato oggi. Eppure, la questione dell'alimentazione non è l'unica a motivare la cosiddetta "corsa alla terra", che punta sempre più al settore della produzione di biocarburanti. Negli ultimi dieci anni, infatti, oltre 40 milioni di ettari di terreno nei Paesi in via di sviluppo sono stati acquisiti da imprese per la produzione di biocarburanti.
Lo rileva lo studio "Land Rights and the Rush for Land", pubblicato da Iied (International Institute for Environmente e Development), Cirad (recherche agronomique pour le developpement) e International Land Coalition. Secondo lo studio, che prende in considerazione un arco di tempo di 10 anni (dal 2000 al 2010), la maggiore domanda di terreni proviene dal settore della produzione di biocarburanti e riguarda il 40% dei terreni acquisiti, a fronte del 25% dei terreni acquisiti per coltivazioni a scopo alimentare, il 3% dei terreni destinati al bestiame e il 5% per coltivazioni non ad uso alimentare.
La percentuale di terreni destinati ai biocarburanti rispecchia le alte previsioni di guadagno del settore, "previsioni che non tengono conto del fatto che i biocarburanti possono rappresentare un investimento imprevedibile, legato com'è alle variazioni nelle sovvenzioni o alle nuove tecnologie", si legge nel rapporto.
In Africa il 66% delle acquisizioni è collegato alla produzione di biocarburanti a fronte di un 15% destinato a coltivazioni a scopo alimentare, mentre le colture alimentari tendono ad essere più importanti in America Latina (27%), così come le acquisizioni di terreni per attività di estrazione mineraria (23%).
Il rapporto esamina esclusivamente le grandi acquisizioni di terreni, che tra il 2000 e il 2010 ammontano a 200 milioni di ettari di terreno: di questi, gli autori hanno individutato 71 milioni di ettari dedicati agli agrocarburanti, mentre la produzione alimentare riguarda meno di un quinto delle acquisizioni di terreni. Una scelta che spesso, a quanto emerge dal rapporto, non si traduce in ricchezza sul territorio, anzi: le fasce più povere della società "spesso perdono l'accesso alla terra e alle risorse che sono essenziali per il loro sostentamento". (http://www.adnkronos.com)


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