FATTI E PERSONE

L’Europa del vino, un patrimonio ... dell’umanità
Il mondo enoico del vecchio continente si ritrova in ucraina per promuovere la cultura del vino a patrimonio dell’umanità UNESCO, e a Parigi per parlare di cooperazione

Nati da secoli di lotte e guerre, i Paesi della Vecchia Europa riscoprono spesso nel vino le loro radici comuni, le loro similitudini. È ciò che è successo anche in Ucraina, dove ha mosso i primi passi l’idea di candidare la “Cultura del Vino” a Patrimonio dell’Umanità Unesco. Il progetto, intuizione dello spagnolo Santiago Vivanco, a capo dell’associazione per lo sviluppo del turismo e della cultura del vino, vedrà la luce il 15 settembre, ma per la candidatura ufficiale si dovrà aspettare il 2013, quando tutti i musei e le strade del vino, non solo d’Europa, ma del Mondo, saranno state censite e messe a sistema su una piattaforma web dedicata. Un’idea europea, che nasce nell’unico Paese, la Spagna, in cui una stessa associazione raggruppa i 32 musei del vino, ma di respiro internazionale: è doveroso dare al vino lo spazio che merita, perché senza la cultura enoica non sarebbe quel generatore di ricchezza e turismo che conosciamo oggi. Nel frattempo, dall’altra parte del Continente, a Parigi, si sono ritrovati i rappresentanti delle cooperative di Italia, Francia e Spagna (1.700 cantine che producono più del 50% di tutto il vino che si produce nell’Unione Europea), pronti a ribadire, uniti, la necessità che le scelte comunitarie vadano nella direzione di sostenere la creazione e lo sviluppo delle organizzazioni dei produttori di vino (Op), di concentrare l’offerta, aumentando di conseguenza il potere contrattuale dei produttori. “Le prospettive per lo sviluppo di mercato - ha spiegato il francese Denis Verdier - sono oggi principalmente nell’esportazione e ciò richiede strutture aziendali assolutamente più forti ed organizzate”. Per questo le organizzazioni cooperative hanno chiesto all’Europa di rafforzare la definizione e i compiti delle organizzazioni dei produttori, sempre a condizione che vengano costituite su iniziativa dei produttori, che abbiano una dimensione minima e che dispongano di sufficienti risorse. Poi, è fondamentale che abbiano come compito principale la commercializzazione dei vini dei loro associati, ma anche che siano in grado di svolgere un ruolo nella gestione della filiera e delle crisi, magari istituendo fondi di mutuo soccorso per le aziende in difficoltà. (www.winenews.it)



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