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LE NOSTRE
INIZIATIVE
Sinergia fra i ricercatori FICE e i comunicatori ASA
I cultori del gusto, riuniti nei sodalizi
enologici, dediti al vino; sitologici interessati ai cibi e conviviali
che curano gli abbinamenti e gli accostamenti a tavola, rappresentano
la più vasta fascia di consumatori finali con i quali intendono
aprire e continuare un dialogo schietto e sincero come il vino che li
unisce, attraverso messaggi affidati ai comunicatori che non vanno a chiedere
all’oste se il suo vino è buono.
Una buona parte di ricercatori confluiscono nella FICE Federazione Italiana
Circoli Enogastronomici che da più di trent’anni coordina
le loro azioni organizzando incontri e scambi culturali pubblicati nel
periodico ENOFICE e, più recentemente, nel sito www.enofice.com.
L' ASA: Associazione Stampa Agroalimentare Italiana è la casa di
tutti quei comunicatori che, oltre alla grande conoscenza di alcuni settori
dell' agroalimentare, hanno nella serietà, nella moralità,
nella sensibilità, nel rispetto e nella deontologia professionale
le loro principali peculiarità. Non sindacale, libera e apolitica
raggruppa tutti quei professionisti della comunicazioni di settore che
si riconoscono in questi valori. Formatasi nel 1993 con sede a Milano,
ufficio operativo a Roma e ufficio di Presidenza a Torino, è uno
dei sodalizi più attivi e conosciuti nel vasto panorama di interessi
che ruota intorno al settore in tutte le sue declinazioni.
Good: i grandi sapori di Alpe Adria – Udine 19 – 21 ottobre
2007
Nell’intento di proseguire un programma mirato a conoscere e far
conoscere i sani prodotti della nostra buona terra, FICE ha ospitato ASA
a GOOD. La fiera friulana non solo nuova nel panorama delle manifestazioni
dedicate all’agroalmientare ma anche diversa nell’approccio
con il pubblico, ha presentato, a quanti apprezzano il vino, agli esperti
conoscitori dell’arte culinaria, ai buongustai e ai golosi, i prodotti
e i loro excursus dalla terra alla tavola, in aree espositive tematiche
strutturate per filiera. Ogni filiera era caratterizzata e illustrata
da un ricco programma di eventi: degustazioni, lezioni di cucina, dibattiti,
laboratori, coordinati da enti, comitati e associazioni.
Nella Sala Magnum di GOOD Carlo Giusepe Valli, Consigliere Nazionale di
ASA, ha svolto il tema sulla sinergia fra i comunicatori di ASA e i ricercatori
della FICE, che vanno alla scoperta di nuove realtà agroalimentari,
le verificano con la loro competenza maturata nel corso di varie degustazioni
comparate e si confrontano in dibattiti scevri da interessi commerciali.
I risultati di queste ricerche costituiscono un inestimabile tesoro al
quale possono accedere coloro che intendono far conoscere i prodotti dell’agroalimentare
senza scivolare lungo il pendio , molto agevole ma irto di insidie, dei
messaggi promozionali .
Pubblichiamo una sintesi degli argomenti esposti da Carlo Giuseppe Valli
molto interessanti apprezzati dai presenti fra i quali Beppe Bigazzi,
testimonial della cucina alla televisione, che ha vistato lo stand FICE
dove era ospitata ASA.
Salone del Vino – Torino 26 – 29 ottobre 2007
Lo scambio di cortesie ha visto FICE ospite di ASA al Salone del Vino
di Torino: Salone per produttori e professionisti del vino , considerato
un punto di riferimento anche per il grande numero di iniziative a cui
da vita, a partire dalle tante degustazioni, per arrivare a convegni,
giornate di studio ed approfondimento a cui prendono parte le realtà
più accreditate del settore.
La Regione Piemonte ha presentato diversi libri: in particolare “Matrimonio
alla Piemontese”, realizzato dall'Italian Culinary Institute for
Foreigners (ICIF), in collaborazione con l'Istituto Geografico DeAgostini,
. Il volume, presentato da Roberto Rabachino, presidente ASA, è
redatto in italiano e in inglese, e prende lo spunto dalla presentazione
dei 56 vini DOCG e DOC piemontesi per "sposarli" con altrettante
ricette della cucina regionale, reinterpretate in chiave moderna e raccontate
attraverso 224 scatti fotografici. a cura dell’ICIF. Un’altra
interessante pubblicazione è “Spumanti piemontesi”
di Giuseppe Sicheri, Gran Maestro della Confraternita del vino e della
Panissa di Vercelli.
Un incoraggiante esempio di collaborazione che potrà avere sviluppi
molto interessanti nelle prossime rassegne dedicate alla cultura del gusto.
Giovanni Staccotti
Vice Presidente ASA
Sintesi dell’intervento di
Carlo Giuseppe Valli, esperto di marketing sul tema:
Sinergia fra i ricercatori FICE e i comunicatori ASA
A distanza di qualche tempo mi ritrovo con gli Amici delle Confraternite
Fice per una delle vostre significative e simpatiche manifestazioni. Ancora
una volta sono incaricato di portarvi il saluto dell’Asa.
Sarà opportuno che vi aggiorni: l’Asa è molto cresciuta
in questi tempi recenti, sia nel numero degli associati, ben 250 giornalisti
e comunicatori specializzati sia nella funzione rappresentativa della
categoria, ampiamente riconosciutale.
E ancora una volta siamo qui a parlarci dei nostri comuni interessi che
sono tanti e convergenti.
Entrambi ci occupiamo ( e ci piace farlo) di prodotti agro-alimentari,
di prodotti tipici, di prodotti di territorio.
Voi ne rappresentate la storia, voi ne conoscenze l’intima essenza,
i punti di forza, le prerogative, le minacce esterne.
Voi conoscete il miglior modo di vivificarli, le ragioni storiche, culturali,
economiche per salvaguardarli e farli emergere. Voi ne difendete ogni
giorno il diritto/ dovere di farli sopravvivere, di affermarli perchè
sono un patrimonio delle nostre terre.
Non solo da un punto di vista gastronomico o ludico ma da quello economico,
produttivo, identificativo, culturale se è vero come è vero
che il piacere della tavola non è solo un appuntamento con il sapore
ma soprattutto è un incontro con la gente. La civiltà della
tavola è uno specchio di umanità, di personalità
di un luogo e della sua rappresentatività.: “l’oggi
discende dall’ieri e il domani è il frutto del passato”
afferma Jacques Le Goff.
Particolarmente per un paese come il nostro che fa del turismo una delle
sue principali risorse economiche. Far turismo non è solo visitare
un paese, conoscerne la geografia, la storia, ammirarne il paesaggio e
i monumenti è conoscerne gli abitanti. Nulla meglio della tavola
racconta un territorio e lo mantiene nella memoria e spesso un piatto
o un vino ne sono il simbolo forse più
di un’opera d’arte.
La tavola italiana ( uso il termine “tavola” perché
mi pare esplicito e esplicativo) è un universo ineguagliabile per
ampiezza, varietà, estro, creatività della sua offerta enogastronomia.
Non una sola ma tante cucine, una e più per regione e ciascuna
caratterizzata da particolari materie prime, spesso umili, dall’uso
di mille ingredienti, da ancestrali pratiche di preparazione confluenti
a costituire veri e propri modelli che capacità inventiva, ambiente,
famiglia e molteplicità di generazioni hanno nel tempo consolidati.
Un insieme di regole che proprio a causa della loro strutturazione risultano
esposte più di altre elle incombenti insidie della livellazione
qualitativa e industrializzata degli alimenti, della velocizzazione, del
frettoloso, della globalizzazione dei gusti che spesso significano soltanto
banalizzazione che porta alla dimenticanza, anticamera dell’abbandono,
della sparizione.
Stiamo vivendo una fase di profondo cambiamento del nostro modo di vivere,
del nostro modo di consumare.
L’Accademia Italiana della Cucina ha condotto , con la Camera di
Commercio di Milano, e pubblica proprio in questi giorni i risultati di
una ricerca rappresentativa della popolazione adulta italiana delle grandi
città ( 1000 interviste). Emerge che il 42% degli adulti, nei giorni
lavorativi, mangia fuori casa ( più a nord che a sud). E più
di un 10% mangia “da solo”. E se pranza a casa quasi il 30%
ricorre a piatti pronti ( surgelati, precotti, da riscaldare, freddi)Ancora:
non cucina mai il 10% degli intervistati, che sale al 20% nelle città
più grandi. Non entriamo in altri risultati. C’è solo
da aggiungere che il “rischio” di perdita della memoria palatale
e mentale non è solo una congettura.
C’è un rovescio della medaglia, positivo. Mai come ora emerge
nella popolazione una voglia di cucina, di alimenti e piatti della tradizione
e con essa un esigenza di qualità, di beni di nicchia. E mai come
ora si assiste al proliferare di manifestazioni, saloni, sagre, incontri,
di presenze televisive che sottintendono una ricerca di valori, di compensazione.
La citata indagine dice che se si va al ristorante si tende a privilegiare
i piatti tipici della cucina locale ( per un 90% talvolta di cui il 10%
spesso ) e assai marginalmente piatti “di cui non si conosce la
provenienza” o “piatti creativi”. , piuttosto “etnici”
o “vegetariani” o “macrobiotici”.
Il grande interesse popolare per la cucina e i prodotti di territorio
emerge dalla visione della TV: più della metà degli intervistati
guarda questi programmi televisivi almeno una volta la settimana e il
14% tutti i giorni.
Su come poi vengano interpretati i “piatti tipici” ci sarebbe
da distinguere, da precisare, da obiettare.
Non possiamo in questa sede entrare in un simile campo. Ci limiteremo
a dire invece che il mantenimento dei vecchi sapori, la salvaguardia delle
tipicità, delle tradizioni, sul solco della memoria- ma tenendo
conto beninteso dell’evoluzione degli orientamenti nutrizionali
contemporanei- delinea per noi una sfida, non solo per quanto attiene
al gusto e al buon mangiare e bere bensì anche ai vissuti dell’Italia
nel mondo e ai riflessi economici e d’immagine.
Ecco, in quanto si è fin qui detto e in termini meramente esemplificativi,
che i nostri obiettivi si incontrano, assumono validità di sinergie
operative. Voi come difensori delle identità e delle geografie
alimentari, noi come comunicatori, trasmettitori di informazioni.
Il problema è , nel contesto citato, di veicolare al consumatore,
al fruitore informazioni consone, attendibili, documentate, capaci di
far percepire di orientare, di far scegliere adeguatamente.
Questo è il compito del giornalista-comunicatore, che infatti si
carica della responsabilità di influenzatore. Ma la buona informazione
richiede conoscenza, capacità di giudicare l’oggetto della
comunicazione stessa. E fonti certe e competenti in grado di fornire le
notizie.
Il consumatore ha, e merita, soprattutto bisogno di conoscenze reali,
che invece riceve in maniera spesso generica, se non approssimativa e
a volte distorta.. Spesso le informazioni sono soggette a interesse, a
manipolazioni, a fraintendimenti o semplicemente sono superficiali.
C’è anche da dire che le informazioni non sempre bastano.
Dobbiamo pensare che è necessaria un’opera di formazione
del consumatore, sviluppare non solo informazione ma operare assai più
in profondità. Ma per fare informazione occorre naturalmente avere
certezza nella fonte, poter contare sulla fonte e non basta la conoscenza
della materia, la conoscenza della forma e quant’altro piuttosto
capire e far comprendere “ l’anima” del prodotto.
Ritengo che voi abbiate questa prerogativa: le confraternite vivono là
dove nasce il prodotto, là dove nasce la tradizione, là
dove l’ambiente è stato ed è determinante.
Ecco dunque delinearsi una vera e propria piattaforma comune che ci può
vedere compartecipi in questa attività di salvaguardia del buon
mangiare, del ben stare in tavola, del buon vivere.
Le confraternite, consentitemi, hanno i requisiti per assumersi questi
ruoli di riferimento, di depositari dello tradizione e della unicità
dei beni del territorio. Esse dovrebbero assumere maggiormente, in loco
e fuori, una funzione pubblica nell’ambito delle proprie specializzazioni
Non mi pare sia sempre così. Proprio la scorsa settimana a Morro
d’Alba si è svolto un convivio per la nascita di un passito.
Partecipavano le autorità, c’erano i produttori, i distributori,
i clienti la stampa, l’Accademia Italiana della Cucina, mancava
la Confraternita, che è pure ben attiva in zona. Mi sembra emblematico
di uno stato di cose.
Le confraternite, e concludo, sono una scuola, una università popolare
che deve essere meglio utilizzata dai moltissimi ( troppi) enti che si
occupano e organizzano incontri od azioni tra utente e prodotto e territorio.
Un compito, una piccola missione in più, posto che si voglia farla.
Ne trarrebbe vantaggio la comunità, il prodotto, l’ambiente:
E anche noi, giornalisti comunicatori. Per quanto ci riguarda siamo pronti
al dialogo.
Da ultimo consentitemi di comunicarvi che l’annunciato libro su
VINI & MITI uscirà il prossimo febbraio_ Il sottotitolo è
“storie, leggende, tradizioni, consorterie” e si è
avvalso largamente della cordiale collaborazione della Fice. Un capitolo,
curato da Gianni Staccotti, è dedicato alle Confraternite e a numerose
realtà locali: Infine v i compare l’elenco e quindi anche
dove reperirle: Mi auguro incontri il vostro interesse e il vostro aiuto
per diffonderlo adeguatamente.,. Grazie.
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