| TERRITORIO
E VITA DALLO SPAZIO …Una simbiosi di testi ed immagini dà contenuto a questa sintesi proposta sulle pagine di ASA, in Eventi. Innanzitutto l’origine ed un suo tentativo d’interpretazione di quanto è successo la notte del 6 aprile all’Aquila: “da quel momento i geofisici italiani, francesi, greci, giapponesi e nordamericani cercano di capire il <perché> degli eventi. Si spartiscono il compito, scambiano i dati in possesso, effettuano misure e rilevamenti sul campo: aspettando informazioni di dettaglio hano già un’idea molto precisa di quello che è successo grazie ai dat giunti da EBVISAT, dall’ESA. Lo strumento, che fa uso di interferometria è in grado di misurare al millimetro il livello degli oceani e della crosta terrestre. Con il confronto dlle immagini radar del territorio dell’Aquila acqusite in febbraio e dopo il sisma, gli scienziati di ESA hanno potuto ricostruire le deformazioni devastanti che il sisma di forza 6,3 Richter ha provocato…” … Le foto generate dall’ interferogramma
dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico …Non è per niente così, sottolinea Pierre Briole, della Scuola Normale, che sta lavorando dal 6 aprile sul sisma de l’Aquila: è indispensabile precisare le conoscenze per conoscere meglio i sismi del passato e capire quelli del futuro in una regione, prepararsi meglio all’acquisizione dei rilievi: le onde corrispondono a delle linee di quota, ciascuna rappresenta un dislivello di 2,88 cm. Quelle che corrispondono ai luoghi che mostrano i danni più rilevanti sono quelle dove la crosta terrestre si è corrugata (20 cm al massimo). A l’Aquila la terra si è sventrata per circa 10 cm. Nelle zone montagnose poco abitate dove il suolo si è alzato (al massimo tra 4 e 5 cm) l’impatto è stato minore… Le deformazioni messe in evidenza da Envisat sono prima di tutto una miniera d’informazioni per gli scienziati. I dati hanno permesso ai geofisici italiani di comprendere la dinamica del sisma. L’Italia è una delle zone più sismiche del globo: lo stivale fa perno su sé stesso sotto la spinta dell’Africa e scivola verso l’Adriatico. Lo spostamento dei movimenti particolari su scala locale è rappressentato nelle immagini che testimoniano come in alcune zone degli Abruzzi gli Appennini abbiano tendenza ad aprirsi, divaricandosi di almeno 3 mm all’anno. Le tensioni generate da questo scostamento provocano periodicamente delle fratture. Quella del 6 aprile scorso è cominciata in profondità (tra 10 e 12 km) e si è propagata verso la superficie. Essa ha provocato uno slittamento in verticale di 60 cm tra due zolle degli Appennini, una è sprofondata mentre l’altra è risalita. E’ acquisito come, più lo spessore dirompente è importante, un sisma possa sprigionare più energia. La frattura si è propagata lungo una antica faglia più o meno visibile a seconda dei luoghi. Essa ha creato, con la ripetizione degli eventi, dei rilievi a nord de l’Aquila ed una depressione a livello della città, sulla zolla che sprofondava. L’impatto del sisma avrebbe potuto esser ancora più violento se la faglia si fosse propagatae fino alla superficie, cosa che non è accaduta, sottolinea Pierre Briole. L’interferogramma prova in effetti che lo scivolamento si è smorzato a circa 2-3 km di profondità, per effetto dovuto alle caratteristiche di plasticità dei primi km di spessore del sottosuolo. L’interferometria
ha pertanto rivoluzionato la sismologia a partire dal 1990. L’apporto
messo a disposizione della scienza da parte di ESA gratuitamente ha permesso,
particolarmente in questa occasione un chiaro progresso per tutta la comunità
scientifica europea. Il sisma dell’Aquila senza dubbio sarà
forse a lungo il più studiato al mondo, e le deduzioni conseguenti
potranno entrare a generare scenari più probabili ad altri eventi
attesi con tanta incertezza in altre parti del mondo! E. Lo Scalzo
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