TERRITORIO E VITA DALLO SPAZIO
A cura di ENZO LO SCALZO [ loscalzo.web@asa-press.com ]



Terremoto e ESA, 2009

Centinaia di pagine, in ogni stile: rotocalco, rotativa, lito, immagini e testi che si copiano uno con l’altro, immagini purtroppo di grande dolore e di ingenti danneggiamenti. Poche testate hanno cercato di raccontare l’intima realtà dei fatti della Terra, madre a volte onnivora, spesso senza merito amata e mai senza dolore temuta.Tra queste fonti, senza porre limiti ad aggiungerne altre, una comunicazione di via digitale, proveniente dallo spazio, dall’Agenzia Spaziale Europea ESA e ripresa da una sintesi dal Le Figaro.

…Una simbiosi di testi ed immagini dà contenuto a questa sintesi proposta sulle pagine di ASA, in Eventi. Innanzitutto l’origine ed un suo tentativo d’interpretazione di quanto è successo la notte del 6 aprile all’Aquila: “da quel momento i geofisici italiani, francesi, greci, giapponesi e nordamericani cercano di capire il <perché> degli eventi. Si spartiscono il compito, scambiano i dati in possesso, effettuano misure e rilevamenti sul campo: aspettando informazioni di dettaglio hano già un’idea molto precisa di quello che è successo grazie ai dat giunti da EBVISAT, dall’ESA. Lo strumento, che fa uso di interferometria è in grado di misurare al millimetro il livello degli oceani e della crosta terrestre. Con il confronto dlle immagini radar del territorio dell’Aquila acqusite in febbraio e dopo il sisma, gli scienziati di ESA hanno potuto ricostruire le deformazioni devastanti che il sisma di forza 6,3 Richter ha provocato…”

… Le foto generate dall’ interferogramma dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico
dell’ Ambiente (IREA-CNR) in Naples, sono state rese disponibili poche ore dopo l’acquisizione dei rilievi di Envisat il 12 April 2009. Si tratta d’immagini sorprendenti. Si direbbe che un sasso sia stato gettato non lontano dalla città de l’Aquila e che abbia provocato un’immensa onda di d’urto su vari km di territorio. Si potrebbe credere che il satellite abbia realizzato una cattura d’immagine dell’avvenimento in diretta!...”

…Non è per niente così, sottolinea Pierre Briole, della Scuola Normale, che sta lavorando dal 6 aprile sul sisma de l’Aquila: è indispensabile precisare le conoscenze per conoscere meglio i sismi del passato e capire quelli del futuro in una regione, prepararsi meglio all’acquisizione dei rilievi: le onde corrispondono a delle linee di quota, ciascuna rappresenta un dislivello di 2,88 cm. Quelle che corrispondono ai luoghi che mostrano i danni più rilevanti sono quelle dove la crosta terrestre si è corrugata (20 cm al massimo). A l’Aquila la terra si è sventrata per circa 10 cm. Nelle zone montagnose poco abitate dove il suolo si è alzato (al massimo tra 4 e 5 cm) l’impatto è stato minore… Le deformazioni messe in evidenza da Envisat sono prima di tutto una miniera d’informazioni per gli scienziati. I dati hanno permesso ai geofisici italiani di comprendere la dinamica del sisma.

L’Italia è una delle zone più sismiche del globo: lo stivale fa perno su sé stesso sotto la spinta dell’Africa e scivola verso l’Adriatico. Lo spostamento dei movimenti particolari su scala locale è rappressentato nelle immagini che testimoniano come in alcune zone degli Abruzzi gli Appennini abbiano tendenza ad aprirsi, divaricandosi di almeno 3 mm all’anno. Le tensioni generate da questo scostamento provocano periodicamente delle fratture. Quella del 6 aprile scorso è cominciata in profondità (tra 10 e 12 km) e si è propagata verso la superficie. Essa ha provocato uno slittamento in verticale di 60 cm tra due zolle degli Appennini, una è sprofondata mentre l’altra è risalita. E’ acquisito come, più lo spessore dirompente è importante, un sisma possa sprigionare più energia.

La frattura si è propagata lungo una antica faglia più o meno visibile a seconda dei luoghi. Essa ha creato, con la ripetizione degli eventi, dei rilievi a nord de l’Aquila ed una depressione a livello della città, sulla zolla che sprofondava. L’impatto del sisma avrebbe potuto esser ancora più violento se la faglia si fosse propagatae fino alla superficie, cosa che non è accaduta, sottolinea Pierre Briole. L’interferogramma prova in effetti che lo scivolamento si è smorzato a circa 2-3 km di profondità, per effetto dovuto alle caratteristiche di plasticità dei primi km di spessore del sottosuolo.

L’interferometria ha pertanto rivoluzionato la sismologia a partire dal 1990. L’apporto messo a disposizione della scienza da parte di ESA gratuitamente ha permesso, particolarmente in questa occasione un chiaro progresso per tutta la comunità scientifica europea. Il sisma dell’Aquila senza dubbio sarà forse a lungo il più studiato al mondo, e le deduzioni conseguenti potranno entrare a generare scenari più probabili ad altri eventi attesi con tanta incertezza in altre parti del mondo!
La California è all’erta da vari anni, e la popolazione americana ha seguito con apprensione l’evoluzione delle scosse della crosta Abruzzese, apparentemente ricca di somiglianze di situazione geofisica. E’ un altro mattone alla costruzione di un’immagine più riconoscibile nel mistero delle forze del sottosuolo terrestre.

E. Lo Scalzo
20.04.2009




Figura 1 – Risultato del confronto tra il rilievo del 12 Aprile e quello precedente del 1 Febbraio 2009 elaborato da IRE-CNR di Napoli (vedi testo)



Figura 2 – Il quadrato grande verde rappresenta la scossa principale di forza Mw 6.3
I quadrati veri piccoli rappresentano le scosse a seguire di forza Mw > 5
I triangoli neri rappresentano le stazioni GPS usate per convalidare il rilievo
La linea gialla a Est de l’Aquila segnala il territorio allineato lungo ca. 4 km della frattura co-sismica osservata in superficie. L’allineamento corrisponde alla striscia lungo la quale la velocità della scossa sismica appare eccedere rispetto ai limiti della correlazione interferometrica indicando che la frattura abbia raggiunto la superficie della crosta dall’epicentro.




Figura 3 – Interferogramma COSMO-SkyMed del 19.2 e del 9.4.
Il quadrato grande verde rappresenta la scossa principale,
i piccoli verdi le scosse successive e la striscia gialla la frattura co-sismica in superficie
I triangolio neri rappresentano le stazioni di conferma GPS del rilievo



Immagine aerea del 8 aprile della chiesa de l’Aquila (Fonte: AFP)


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