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PERCORRENDO
LA FILIERA
A cura di GIUSEPPE CREMONESI [ cremonesi.web@asa-press.com
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G8 Agricolo: “E’ come la lista dei ministri”
Questa
metafora espressa dal nostro Ministro dell’Agricoltura Luca Zaia
spiega con molto realismo ciò che Ministri e delegati del G8 agricolo
hanno laboriosamente tentato per trovare la “quadra” (come
si usa dire) attorno alla stesura di un documento finale per spiegare
al colto e all’inclita quale futuro avrà l’universo
agricolo degli anni a venire. Ciò conferma quanto, modestamente,
scrissi un mese fa al proposito probabilmente tacciato di pessimismo.
Una valanga di dotti bla bla che non hanno chiarito per nulla “chi
fa cosa” e soprattutto “se fa” e “quando”.
Che il primo vertice dei Ministri europei dell'agricoltura fosse una straordinaria
occasione per riaffermare la centralità dell’agricoltura
nell’economia mondiale e il suo ruolo per garantire una più
equanime distribuzione delle risorse alimentari, era l’auspicio
di tutti coloro che di questo ampio e variegato settore si occupano. Va
detto che, a parole, questo assunto è stato rispettato. Infatti,
con giustificato orgoglio Zaia ha dichiarato: "Abbiamo messo nero
su bianco il mondo che vogliamo: un mondo in cui la fame non sia più
una piaga per 140 Mln di bambini e non uccida un Mld di persone all'anno;
un mondo in cui l'accesso al cibo e ad alimenti salubri, sufficienti e
nutrienti sia, in una sola parola, un fatto normale”. Tuttavia,
in fase pratica, appena sul tavolo sono stati inevitabilmente posti problemi
concreti, è iniziata una cortina fumogena, o se si preferisce,
una serie di esercizi diplomatici d’alta scuola. L’auspicata
condivisione tra le politiche agricole dei vari Paesi? Un’utopia.
D’altro canto sono talmente tante e dissimili le posizioni, vuoi
politicamente, vuoi socialmente, vuoi infine come cultura e modus operandi.
Per tacere di infrastrutture, strutture, ampiezza e tipologie dei terreni,
pianificazioni delle colture, posizioni geografiche, clima, ecc. E ancora:
circolazione delle merci, protezionismo, problematiche igienico-sanitarie
e indispensabili controlli uniformi ed eguali per tutti, dazi, prezzi
all’origine, contributi comunitari elargiti o meno a secondo la
tipologia delle merci. E poi, snellimenti burocratici (la misura e il
calibro standard per le zucchine emanata da Bruxelles è emblematica).
Infine: si, no, ni ai prodotti Ogm. Questioni tremendamente pratiche che
non hanno trovato risposte nell’enunciazione che il nostro Ministro
fece qualche giorno prima dei lavori, ossia “ricondurre alla centralità
il ruolo degli agricoltori”. Al summit trevisano di questi operatori
non se ne è parlato assolutamente. La dichiarazione finale congiunta
ha sottolineato i punti chiave trattati in particolare, la sicurezza alimentare
posta al centro dell'agenda e la garanzia d’accesso a una quantità
adeguata di acqua e cibo essenziale per lo sviluppo sostenibile per il
nostro futuro. Come negare che tali enunciazioni siano basilari. Ma, ripeto,
non è stato affatto accennato come arrivarci, chi deve farlo, come,
quando, e soprattutto con che mezzi, (considerando che, cito: “I
Ministri dell'Agricoltura del G8 non metteranno a punto un pacchetto di
aiuti finanziari a sostegno del settore agricolo, ma si concentreranno
sulle misure generali per garantire la sicurezza alimentare”). Che
ci potesse essere una conclusione banalmente scontata era nell’aria.
Vuoi per il lungo tempo che c’è voluto per redarre il documento
conclusivo inchiodando a Cison di Valmarino 452 giornalisti provenienti
da ogni dove, vuoi perché alcuni funzionari e delegati già
domenica avevano dichiarato che appunto il documento finale sarebbe stato
vago concentrato sulla necessità di aumentare lo sviluppo degli
aiuti, individuare vie per aumentare la produzione di cibo, soprattutto
nel Terzo mondo, e distribuirlo a un prezzo equo per i consumatori locali.
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