AZIENDE E PRODOTTI

Alleanza Cooperative: il pesce italiano non è finito 
Anche quest'anno i consumatori sono vittime di allarmismi e disinformazione.

Ci risiamo. Anche quest'anno, sulla base di una simulazione di calcolo a tavolino, viene lanciato il grido di allarme con il quale si annuncia che il pesce italiano è finito e che da oggi, fino alla fine dell'anno, si mangia solo pesce di importazione. A dichiararlo stavolta non è più una Associazione ambientalista in cerca di pubblicità attraverso l'ennesimo allarme, ma una sigla che forse non valuta adeguatamente il possibile effetto negativo di certi annunci nei nostri mercati. Una fesseria ricavata da un semplice calcolo aritmetico: se l'Italia importa più del 65% del suo fabbisogno annuo di pesce, e immaginando che gli italiani dal primo Gennaio mangino solo prodotto nazionale, allora questo prodotto si sarebbe esaurito entro il mese di Aprile, quindi da domani si mangia pesce di importazione. Chiaramente una astrazione, che torna utile a quanti amano titoli che colpiscano l'immaginario collettivo, e che vengano ripresi per questo facilmente da radio e giornali (come avviene puntualmente) anche quando si tratti di titoli che provocano disorientamento e disinformazione tra i cittadini-consumatori. Ma questi stiano tranquilli: nei nostri mercati continueranno a trovare prodotto nazionale, pescato da imprese italiane in acque italiane (o in acque internazionali), sbarcato in porti italiani e controllato dalle Autorità italiane. E questo accadrà per tutti i 12 mesi dell'anno durante i quali, senza lanciare allarmi di fantasia, alle nostre imprese basteranno i problemi reali: costi di produzioni crescenti, prezzi alla prima vendita stagnanti, burocrazia aumentata a dismisura con i controlli, risorse ittiche non abbondanti, limitazioni e vincoli in continuo aumento. Un panorama difficile che richiede politiche mirate sempre più urgenti ed incisive capaci di rimettere al centro l'impresa nel rispetto della salvaguardia dell'ambiente e delle risorse ittiche, senza immaginare impossibili aumenti di produzione nazionale ma lavorando alla migliore valorizzazione del nostro pescato, senza demonizzare tutte le importazioni ma distinguendo quelle di qualità (ormai indispensabili a soddisfare la nostra domanda) da quelle prodotte in dumping sociale, economico e ambientale. Un panorama che non ha bisogno di disinformazione e titoli ad effetto, ma di lavoro serio in Italia e a Bruxelles, non solo sull'etichettatura. (www.legapesca.coop)


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