SALUTE E BENESSERE

La tassa sul cibo spazzatura arriva in Messico insieme all’obbligo di attività fisica. Presto sarà introdotta anche in Germania

Il presidente del Messico Enrique Pena Nieto ha deciso di usare il pugno di ferro contro le pessime abitudini nutrizionali presenti nel Paese, lanciando un’imponente campagna di educazione alimentare. Le cifre sulla condizione sanitaria collegata alla nutrizione sono infatti spaventose: i messicani hanno i tassi di obesità e di diabete infantile più alti al mondo, pari rispettivamente al 32,8% della popolazione e al 9,2% dei bambini. I morti per il diabete sono circa 100.00 l’anno e i malati 6,5 milioni. Il Messico può tristemente vantare anche il più alto consumo di bevande zuccherate, 163 litri l’anno pro capite, nonché la più alta “densità” di McDonald’s.
 
I messicani sono passati nell’arco degli ultimi vent’anni da un’alimentazione tradizionale, con molte proteine animali e vegetali e pochi grassi al cosiddetto cibo chatarra (rottame), spinto in modo massiccio dalle multinazionali del fast food. Un altro elemento da considerare è la pressoché totale assenza di acqua potabile nelle scuole, che costringe i bambini a consumare bibite confezionate, per lo più dolci.
 
Dopo un iter sofferto, il parlamento ha approvato una legge che dovrebbe accompagnare e favorire un vero e proprio cambiamento di cultura alimentare. Uno dei provvedimenti  riguarda l’innalzamento della tassazione su cibi e bevande poco salutari. Il governo ha così dimostrato di  saper resistere alle pressioni delle multinazionali  nettamente  contrarie alla tassazione preferendo investire sul futuro dei cittadini cercando in futuro di  contenere le spese legate alle malattie derivanti da sovrappeso, obesità e inattività fisica.
 
Il quadro normativo indica, come obiettivo, un’ora di ginnastica al giorno per tutti i cittadini, la fornitura di acqua potabile al maggior numero possibile di scuole e l’obbligo di etichette nutrizionali per gli alimenti venduti nei supermarket. Il testo prevede una tassa dell’8% sul prezzo degli alimenti ricchi in grassi, sale e zuccheri (soprattutto quelli con più di 66 Kcal per 100 grammi), e di 5 centesimi di euro per ogni litro di bevanda dolce.
 
L’iniziativa si inserisce nell’alveo di analoghe normative che stanno diventando sempre più diffuse nei paesi colpiti dalle malattie del benessere. Tra gli esempi più significativi ci sono la Norvegia, che nel 1981 ha aumentato le tasse su cioccolato, dolci e bevande dolci, le isole Samoa dove si tassano i soft drinks dal 1984, l’Australia, che nel 2000 ha fissato una tassa del 10% su bibite dolci, pasticceria e prodotti da forno, l’Ungheria, che ha la tassazione più estesa in Europa su alimenti e bibite, anche se di modesta entità, la Danimarca, che nel 2011 ha introdotto una tassazione del 2,3% sui cibi ricchi in acidi grassi saturi, la Francia, che nel 2011 ha approvato una tassazione secondo molti poco efficace, di un solo centesimo a lattina, ma che ha lanciato comunque un segnale nella stessa direzione.
 
Tra i paesi europei, poi, anche la Germania sembra si stia avviando verso la soda tax. Nei programmi in discussione per la formazione di un governo di coalizione, i due principali partiti, Cdu/Csu e Spd si starebbero accordando per un aumento dell’IVA su tutti gli alimenti che contengano più di 275 calorie ogni cento grammi. La tassa dovrebbe contribuire a far scendere i valori di sovrappeso della popolazione (67,1% degli uomini, 52,9% delle donne e 15% dei bambini) e gli introiti dovrebbero essere impiegati proprio per curare gli effetti patologici dell’obesità (17 miliardi di euro ogni anno per le patologie correlate).
 
Su questo punto si sono levate molte voci critiche (come già avvenuto altrove), poiché lo scopo principale della  tassazione dovrebbe essere quello di modificare le abitudini alimentare e non  di fare cassa per tappare i buchi della sanità. In ogni caso anche in Germania la direzione sembra segnata. In Italia, l’unico che ha provato a introdurre una soda tax è stato il Ministro Renato Balduzzi del Governo Monti, che però ha fatto un precipitoso dietrofront dopo essersi trovato sommerso da una selva di critiche sul merito e sul metodo.
 
Secondo un recente studio pubblicato sul British Medical Journal una tassa sui cibi e le bevande ipercalorici e poco sani per essere efficace deve essere almeno del 20%.
 
(Agnese Codignola - www.ilfattoalimentare.it)




Questo sito web utilizza solo cookie tecnici per garantire il corretto funzionamento. Per saperne di pił
Torna all'indice di ASA-Press.com